Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 1 TUEL – Oggetto

    Art. 1 TUEL – Articolo 1

    D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 – testo aggiornato

    1. È approvato l’unito testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, composto di 275 articoli.

  • Art. 51 D.Lgs. 33/2013 – Invarianza finanziaria

    Art. 51 D.Lgs. 33/2013 – Invarianza finanziaria

    D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33 – testo aggiornato

    1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

  • Contestazione di spese condominiali: fac-simile

    Modelli e fac-simile · Condominio

    In sintesi

    Il condomino può contestare per iscritto all’amministratore spese errate o non dovute (riparti sbagliati, voci non deliberate, errori nel rendiconto). Le delibere assembleari vanno però impugnate, se invalide, davanti al giudice entro 30 giorni.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per contestare spese o riparti condominiali
    Forma
    Scritta (raccomandata A/R o PEC)
    Invio consigliato
    Raccomandata A/R o PEC all’amministratore
    Riferimenti
    Artt. 1123, 1137 c.c.; art. 63 disp. att. c.c.

    Cos’è e quando si usa

    Le spese condominiali si ripartiscono secondo i criteri del codice civile (art. 1123 c.c.) e le tabelle millesimali. Il condomino che riscontra errori nel rendiconto, riparti non corretti o voci non deliberate può contestarli per iscritto all’amministratore, chiedendone la correzione e i chiarimenti.

    Attenzione alla distinzione: la semplice richiesta di chiarimenti o di rettifica di un errore contabile si fa con una lettera all’amministratore; ma se si vuole contestare la validità di una delibera assembleare (ad esempio quella che ha approvato il riparto), occorre impugnarla davanti al giudice entro 30 giorni (art. 1137 c.c.), pena la definitiva efficacia. La lettera qui sotto serve per la contestazione all’amministratore.

    Cosa deve contenere

    • Dati del condomino e identificazione dell’unità
    • Estremi del condominio e dell’amministratore
    • Indicazione precisa delle voci o dei riparti contestati
    • Motivazione (errore di calcolo, criterio errato, voce non deliberata)
    • Richiesta di rettifica e di documentazione
    • Luogo, data e firma

    Fac-simile: contestazione di spese

    Fac-simile da compilare
    [LUOGO], [DATA]
    
    Raccomandata A/R / PEC
    
    Spett.le [NOME AMMINISTRATORE]
    Amministratore del Condominio [NOME / INDIRIZZO]
    [INDIRIZZO / PEC]
    
    Oggetto: contestazione di spese condominiali - unità interno [N.]
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], condomino/a dell'edificio sito in [INDIRIZZO], proprietario/a dell'unità interno [N.] (millesimi [___]), contesto le seguenti voci/risultanze del [rendiconto / riparto] relativo all'esercizio/periodo [___]:
    
    - [VOCE / IMPORTO CONTESTATO] - motivo: [es. errore di calcolo; ripartizione non conforme alle tabelle millesimali; spesa non deliberata dall'assemblea].
    
    CHIEDO
    
    la rettifica delle somme a me addebitate e l'invio della documentazione giustificativa (fatture, delibere, conteggi) relativa alle voci contestate.
    
    Resto in attesa di un riscontro. Mi riservo, ove necessario, ogni azione a tutela dei miei diritti nei termini di legge.
    
    Distinti saluti.
    
    [FIRMA]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Invia la contestazione all’amministratore con raccomandata A/R o PEC, indicando con precisione le voci e i motivi, e chiedi copia dei documenti giustificativi (hai diritto di prendere visione della documentazione contabile). Spesso un errore materiale si risolve con una semplice rettifica.

    Se però il problema nasce da una delibera che ritieni invalida, ricorda il termine di 30 giorni per l’impugnazione davanti al giudice (art. 1137 c.c.): la lettera all’amministratore non sospende questo termine. Prima di un’azione giudiziaria è obbligatoria la mediazione in materia condominiale. In questi casi, fatti assistere da un avvocato.

    Errori da evitare

    • Confondere la richiesta di rettifica con l’impugnazione della delibera
    • Lasciar scadere i 30 giorni per impugnare una delibera invalida
    • Contestare genericamente senza indicare voci e importi
    • Smettere di pagare gli oneri contestati senza un titolo (rischio decreto ingiuntivo)

    Domande frequenti

    Posso non pagare le spese che contesto?
    È rischioso. Le rate approvate dall’assemblea sono esigibili e l’amministratore può chiedere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Conviene contestare e, se del caso, impugnare la delibera, continuando a valutare il pagamento con un professionista.
    Entro quando posso impugnare una delibera?
    Entro 30 giorni, ai sensi dell’art. 1137 c.c.: per i condomini assenti decorrono dalla comunicazione del verbale, per i dissenzienti dalla delibera. Decorso il termine, la delibera annullabile diventa definitiva.
    Ho diritto a vedere fatture e documenti?
    Sì. Il condomino può prendere visione ed estrarre copia, a proprie spese, della documentazione contabile, di norma rivolgendo richiesta all’amministratore.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Art. 115 D.Lgs. 196/2003 – Telelavoro e lavoro a domicilio

    Art. 115 Codice Privacy – Telelavoro, lavoro agile e lavoro domestico

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    1.

    Nell’ambito del rapporto di lavoro domestico del telelavoro e del lavoro agile il datore di lavoro è tenuto a garantire al lavoratore il rispetto della sua personalità e della sua libertà morale.

    2.

    Il lavoratore domestico è tenuto a mantenere la necessaria riservatezza per tutto quanto si riferisce alla vita familiare.

    Articolo in vigore. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato: la scheda lo indicava erroneamente come non più vigente ed è stata corretta il 15 settembre 2026.

  • Art. 110 D.Lgs. 196/2003 – Ricerca medica, biomedica ed epidemiologica

    Art. 110 Codice Privacy – Ricerca medica, biomedica ed epidemiologica

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    1.

    Il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati relativi alla salute, a fini di ricerca scientifica in campo medico, biomedico o epidemiologico, non è necessario quando la ricerca è effettuata in base a disposizioni di legge o di regolamento o al diritto dell’Unione europea in conformità all’articolo 9, paragrafo 2, lettera j), del Regolamento, ivi incluso il caso in cui la ricerca rientra in un programma di ricerca biomedica o sanitaria previsto ai sensi dell’ articolo 12-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 , ed è condotta e resa pubblica una valutazione d’impatto ai sensi degli articoli 35 e 36 del Regolamento.

    Il consenso non è inoltre necessario quando, a causa di particolari ragioni, informare gli interessati risulta impossibile o implica uno sforzo sproporzionato, oppure rischia di rendere impossibile o di pregiudicare gravemente il conseguimento delle finalità della ricerca.

    In tali casi, il titolare del trattamento adotta misure appropriate per tutelare i diritti, le libertà e i legittimi interessi dell’interessato, il programma di ricerca è oggetto di motivato parere favorevole del competente comitato etico a livello territoriale .

    Nei casi di cui al presente comma, il Garante individua le garanzie da osservare ai sensi dell’articolo 106, comma 2, lettera d), del presente codice .

    2.

    In caso di esercizio dei diritti dell’interessato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento nei riguardi dei trattamenti di cui al comma 1, la rettificazione e l’integrazione dei dati sono annotati senza modificare questi ultimi, quando il risultato di tali operazioni non produce effetti significativi sul risultato della ricerca.

    Articolo in vigore. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato: la scheda lo indicava erroneamente come non più vigente ed è stata corretta il 15 settembre 2026.

  • Mensa aziendale, buoni pasto e indennità nel CCNL Vetro e Lampade (Assovetro)

    CCNL Vetro e Lampade (Assovetro)

    Mensa aziendale, buoni pasto e indennità nel CCNL Vetro e Lampade (Assovetro)

    Dove esistono mense aziendali o grandi siti produttivi, il servizio sostitutivo del pasto può assumere forme diverse — mensa interna, convenzioni, buoni pasto, indennità sostitutiva — ciascuna con un proprio trattamento fiscale. Capire quale spetta e quanto è esente da imposte evita sorprese in busta paga.

    In sintesi

    La somministrazione di vitto tramite mensa aziendale o convenzioni non concorre al reddito (art. 51 TUIR). I buoni pasto sono esenti fino a 4 €/giorno se cartacei e 10 €/giorno se elettronici (dal 1° gennaio 2026; fino al 2025: 8 €); l’indennità sostitutiva è di regola imponibile, salvo un’esenzione fino a 5,29 €/giorno per cantieri e zone prive di ristorazione. Il diritto al beneficio nasce dal CCNL.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Assovetro (Confindustria) · Filctem-Cgil · Femca-Cisl · Uiltec-Uil
    Istituti trattati
    Mensa aziendale · Buoni pasto · Indennità sostitutiva · Regime fiscale
    Riferimenti
    Art. 51, comma 2, TUIR (regime fiscale di mensa e buoni pasto) · CCNL per spettanza e importi
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    Le forme del servizio pasto a confronto

    Il servizio sostitutivo della mensa può assumere quattro forme principali, con trattamenti fiscali differenti. Il diritto al beneficio e il suo importo nascono dal CCNL o dall’accordo aziendale; le soglie di esenzione sono invece fissate dalla legge.

    Servizio pasto — forme e regime fiscale (art. 51 TUIR)
    Forma In che cosa consiste Regime fiscale
    Mensa aziendale / convenzioni Somministrazione di vitto gestita dal datore o da terzi Non concorre al reddito (esente, senza limite)
    Buono pasto cartaceo Ticket cartaceo spendibile nella ristorazione convenzionata Esente fino a 4,00 €/giorno; eccedenza imponibile
    Buono pasto elettronico Ticket su card/app Esente fino a 10,00 €/giorno; eccedenza imponibile
    Indennità sostitutiva di mensa Somma in denaro al posto del servizio Imponibile, salvo esenzione fino a 5,29 €/giorno per cantieri e zone prive di ristorazione
    Di norma spetta un solo beneficio per giornata lavorativa. Gli importi e le condizioni di spettanza sono fissati dal CCNL e dagli accordi aziendali: per i valori esatti si rinvia al testo contrattuale vigente.

    Mensa aziendale e forme alternative

    Nei grandi siti produttivi il pasto può essere garantito in più modi, fiscalmente non equivalenti.

    La mensa aziendale e le convenzioni

    La somministrazione di vitto in una mensa gestita direttamente dal datore o da terzi, e le convenzioni con esercizi di ristorazione, non concorrono al reddito del lavoratore (art. 51, comma 2, TUIR): è la forma fiscalmente più vantaggiosa, senza limiti di importo.

    I buoni pasto

    Dove la mensa non c’è, il datore può riconoscere buoni pasto: esenti fino a 4 €/giorno se cartacei e 10 €/giorno se elettronici, con imponibile sull’eccedenza.

    L’indennità sostitutiva

    La somma in denaro erogata al posto del servizio mensa è di norma imponibile, salvo l’esenzione fino a 5,29 €/giorno riservata agli addetti ai cantieri e alle strutture lavorative a carattere temporaneo o in zone prive di ristorazione.

    Un diritto contrattuale, non di legge

    È bene chiarire un punto spesso frainteso: né il buono pasto né la mensa sono un diritto generale previsto dalla legge. La legge si limita a stabilire fino a quando questi benefici sono esenti da imposte; la loro spettanza dipende dal CCNL o dalla contrattazione aziendale. Vi sono quindi settori in cui il pasto è garantito e altri in cui non è previsto alcun beneficio. Dove esiste, il beneficio spetta di regola per le sole giornate di effettiva presenza con prestazione che dà titolo al pasto, e non matura nei giorni di assenza, ferie o malattia.

    Casi pratici

    Tizio — mensa aziendale interna
    Tizio lavora in uno stabilimento con mensa interna. Il valore del pasto consumato in mensa non concorre al suo reddito: è integralmente esente, senza limiti di importo. Se in alcune giornate la mensa è chiusa e riceve un buono pasto elettronico, quel buono è esente fino a 10 €.
    Caia — indennità sostitutiva in trasferta di cantiere
    Caia è addetta a un cantiere temporaneo in una zona priva di ristoranti e percepisce un’indennità sostitutiva di mensa. Ricorrendo i presupposti di legge, l’indennità è esente fino a 5,29 €/giorno; l’eventuale eccedenza è imponibile.

    Domande frequenti

    Il buono pasto spetta anche nei giorni di ferie o malattia?
    No. Il buono pasto è collegato alla presenza effettiva e alla prestazione che dà titolo al pasto: non matura nelle giornate di assenza, ferie, malattia o permesso. Le regole di dettaglio sono fissate dal CCNL o dall’accordo aziendale.
    Posso ricevere insieme mensa, buono pasto e indennità?
    Di norma no: per ciascuna giornata lavorativa spetta un solo beneficio sostitutivo del pasto. Il CCNL o l’accordo aziendale individuano quale spetta in base alla sede e all’organizzazione del lavoro.
    Il valore del buono pasto entra nel calcolo del TFR o della tredicesima?
    No: i buoni pasto e i servizi sostitutivi del pasto hanno natura non retributiva e, di regola, non rientrano nella base di calcolo di TFR e mensilità aggiuntive. Fa eventualmente eccezione la quota imponibile eccedente le soglie, secondo la disciplina applicabile.
    Il pasto consumato nella mensa aziendale è tassato?
    No. La somministrazione di vitto tramite mensa aziendale o convenzioni non concorre al reddito (art. 51 TUIR), senza limiti di importo. È la forma più vantaggiosa rispetto a buoni pasto e indennità.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2026, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento 2026, ferie, permessi e ROL 2026, maternità, paternità e congedi 2026 e tredicesima, quattordicesima e premi 2026.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (art. 51 TUIR). Per spettanza, importi e condizioni di mensa, buoni pasto e indennità sostitutiva si rinvia sempre al testo del CCNL vigente e agli accordi aziendali.

  • Diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.): fac-simile

    Modelli e fac-simile · Crediti e diffide

    In sintesi

    La diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.) intima alla controparte di eseguire la prestazione entro un termine non inferiore a 15 giorni, con l’avvertimento che, decorso inutilmente, il contratto si intende risolto di diritto.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per ottenere l’adempimento di un contratto
    Forma
    Scritta (raccomandata A/R o PEC)
    Invio consigliato
    Raccomandata A/R o PEC
    Riferimenti
    Art. 1454 c.c.

    Cos’è e quando si usa

    La diffida ad adempiere è lo strumento previsto dall’art. 1454 c.c. per reagire all’inadempimento dell’altra parte di un contratto. Con essa si intima per iscritto alla controparte di adempiere entro un termine congruo, non inferiore a 15 giorni (salvo diversa pattuizione o usi), dichiarando che, trascorso inutilmente il termine, il contratto sarà risolto di diritto.

    È un’alternativa più rapida alla causa di risoluzione: alla scadenza del termine, in caso di persistente inadempimento, il contratto si scioglie automaticamente senza bisogno di una sentenza, fatto salvo il diritto al risarcimento del danno. Va usata quando si vuole sia ottenere la prestazione sia tenersi aperta la via della risoluzione.

    Cosa deve contenere

    • Dati delle parti ed estremi del contratto
    • Descrizione dell’obbligazione rimasta inadempiuta
    • Intimazione ad adempiere entro un termine non inferiore a 15 giorni
    • Avvertimento espresso che, decorso il termine, il contratto si intende risolto
    • Riserva del risarcimento dei danni
    • Luogo, data e firma

    Fac-simile: diffida ad adempiere

    Fac-simile da compilare
    [LUOGO], [DATA]
    
    Raccomandata A/R / PEC
    
    Spett.le [NOME E COGNOME / RAGIONE SOCIALE]
    [INDIRIZZO / PEC]
    
    Oggetto: diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c.
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], C.F./P.IVA [DATI], premesso che in forza del contratto [DESCRIZIONE / DATA] Lei era tenuto/a a [INDICARE LA PRESTAZIONE, es. consegnare il bene ___ / eseguire i lavori ___ / pagare la somma di euro ___] e che a tutt'oggi tale obbligazione è rimasta inadempiuta,
    
    DIFFIDO
    
    la S.V. ad adempiere integralmente entro il termine di [NUMERO, non inferiore a 15] giorni dal ricevimento della presente.
    
    AVVERTO
    
    espressamente che, decorso inutilmente tale termine, il contratto si intenderà risolto di diritto ai sensi e per gli effetti dell'art. 1454 c.c., salvo il diritto al risarcimento di ogni danno subìto.
    
    Distinti saluti.
    
    [FIRMA]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Invia la diffida con raccomandata A/R o PEC: la data di ricevimento è fondamentale, perché da lì decorre il termine. Concedi un termine almeno di 15 giorni; un termine più breve, salvo casi particolari, è inefficace ai fini della risoluzione automatica.

    Indica con precisione la prestazione dovuta e inserisci l’avvertimento espresso della risoluzione: è l’elemento che distingue la diffida ad adempiere da un semplice sollecito. Per contratti complessi o di valore, fatti assistere da un legale prima di inviarla.

    Errori da evitare

    • Concedere un termine inferiore a 15 giorni senza giustificazione
    • Omettere l’avvertimento espresso della risoluzione di diritto
    • Descrivere in modo vago la prestazione inadempiuta
    • Inviarla con mezzi che non provano la data di ricezione

    Domande frequenti

    Qual è il termine minimo nella diffida ad adempiere?
    Quindici giorni, salvo diversa pattuizione tra le parti o usi che giustifichino un termine minore. Un termine troppo breve rende inefficace la diffida ai fini della risoluzione.
    Cosa succede se la controparte non adempie nel termine?
    Il contratto si risolve di diritto automaticamente, senza bisogno di una sentenza, fermo restando il diritto al risarcimento dei danni subìti.
    Che differenza c'è con un semplice sollecito?
    Il sollecito chiede solo di adempiere; la diffida ad adempiere contiene l’avvertimento espresso che, scaduto il termine, il contratto si scioglie. È quest’ultima a produrre la risoluzione di diritto.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Art. 318 Cod. Amb. – norme transitorie e finali

    Art. 318 Cod. Amb. – norme transitorie e finali

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Nelle more dell’adozione del decreto di cui all’articolo 317, comma 6, continua ad applicarsi il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 14 ottobre

    2003. 2. Sono abrogati: a) l’ articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349 , ad eccezione del comma 5; b) l’ articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 ; c) l’ articolo 1, commi 439 , 440 , 441 , 442 e 443 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 .

    3. In attuazione dell’ articolo 14 della direttiva 2004/35/CE , con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e delle attività produttive, sono adottate misure per la definizione di idonee forme di garanzia e per lo sviluppo dell’offerta dei relativi strumenti, in modo da consentirne l’utilizzo da parte degli operatori interessati ai fini dell’assolvimento delle responsabilità ad essi incombenti ai sensi della parte sesta del presente decreto.

    4. Quando un danno ambientale riguarda o può riguardare una pluralità di Stati membri dell’Unione europea, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare coopera, anche attraverso un appropriato scambio di informazioni, per assicurare che sia posta in essere un’azione di prevenzione e, se necessario, di riparazione di tale danno ambientale. In tale ipotesi, quando il danno ambientale ha avuto origine nel territorio italiano, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare fornisce informazioni sufficienti agli Stati membri potenzialmente esposti ai suoi effetti. Se il Ministro individua entro i confini del territorio nazionale un danno la cui causa si è invece verificata al di fuori di tali confini, esso ne informa la Commissione europea e qualsiasi altro Stato membro interessato; il Ministro può raccomandare l’adozione di misure di prevenzione o di riparazione e può cercare, ai sensi della parte sesta del presente decreto, di recuperare i costi sostenuti in relazione all’adozione delle misur e di prevenzione o riparazione.

  • Art. 317 Cod. Amb. – riscossione dei crediti e fondo di rotazione

    Art. 317 Cod. Amb. – riscossione dei crediti e fondo di rotazione

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Per la riscossione delle somme costituenti credito dello Stato ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto, nell’ammontare determinato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare o dal giudice, si applicano le norme di cui al decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112 .

    2. Nell’ordinanza o nella sentenza può essere disposto, su richiesta dell’interessato che si trovi in condizioni economiche disagiate, che gli importi dovuti vengano pagati in rate mensili non superiori al numero di venti; ciascuna rata non può essere inferiore comunque ad euro cinquemila.

    3. In ogni momento il debito può essere estinto mediante un unico pagamento.

    4. Il mancato adempimento anche di una sola rata alla sua scadenza comporta l’obbligo di pagamento del residuo ammontare in unica soluzione. 5. Le somme derivanti dalla riscossione dei crediti in favore dello Stato per il risarcimento del danno ambientale disciplinato dalla presente parte sesta, ivi comprese quelle derivanti dall’escussione di fidejussioni a favore dello Stato, assunte a garanzia del risarcimento medesimo, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere integralmente riassegnate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ad un pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per essere destinate alla realizzazione delle misure di prevenzione e riparazione in conformità alle previsioni della direttiva 2004/35/CE ed agli obblighi da essa derivanti

    6. COMMA ABROGATO DAL D.L. 25 SETTEMBRE 2009, N. 135 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 20 NOVEMBRE 2009, N. 166 .

  • Art. 316 Cod. Amb. – ricorso avverso l’ordinanza

    Art. 316 Cod. Amb. – ricorso avverso l’ordinanza

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il trasgressore, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di cui all’articolo 313, può ricorrere al Tribunale amministrativo regionale … competente in relazione al luogo nel quale si è prodotto il danno ambientale.

    2. Il trasgressore può far precedere l’azione giurisdizionale dal ricorso in opposizione di cui all’articolo 310, commi 2 e

    3. 3. Il trasgressore può proporre altresì ricorso al Presidente della Repubblica nel termine di centoventi giorni dalla ricevuta notificazione o comunicazione dell’ordinanza o dalla sua piena conoscenza.

  • Art. 315 Cod. Amb. – effetti dell’ordinanza sull’azione giudiziaria

    Art. 315 Cod. Amb. – effetti dell’ordinanza sull’azione giudiziaria

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che abbia adottato l’ordinanza di cui all’articolo 313 non può né proporre né procedere ulteriormente nel giudizio per il risarcimento del danno ambientale, salva la possibilità dell’intervento in qualità di persona offesa dal reato nel giudizio penale.

  • Art. 314 Cod. Amb. – contenuto dell’ordinanza

    Art. 314 Cod. Amb. – contenuto dell’ordinanza

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. L’ordinanza contiene l’indicazione specifica del fatto, commissivo o omissivo, contestato, nonché degli elementi di fatto ritenuti rilevanti per l’individuazione e la quantificazione del danno e delle fonti di prova per l’identificazione dei trasgressori.

    2. L’ordinanza fissa un termine, anche concordato con il trasgressore in applicazione dell’ articolo 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241 , per il ripristino dello stato dei luoghi a sue spese, comunque non inferiore a due mesi e non superiore a due anni, salvo ulteriore proroga da definire in considerazione dell’entità dei lavori necessari.

    3. La quantificazione del danno deve comprendere il pregiudizio arrecato alla situazione ambientale con particolare riferimento al costo necessario per il suo ripristino. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 6 AGOSTO 2013, N. 97 . PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 6 AGOSTO 2013, N. 97 .

    4. In caso di sentenza di condanna in sede penale o di emanazione del provvedimento di cui all’ articolo 444 del codice di procedura penale , la cancelleria del giudice che ha emanato la sentenza o il provvedimento trasmette copia degli stessi al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro cinque giorni dalla loro pubblicazione.

    5. Le regioni, le province autonome e gli altri enti territoriali, al fine del risarcimento del danno ambientale, comunicano al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare le sanzioni amministrative, entro dieci giorni dall’avvenuta irrogazione.

    6. Le ordinanze ministeriali di cui agli articoli 304, comma 3, e 313 indicano i mezzi di ricorso ed i relativi termini.

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