Indice
  1. La guida
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche

La guida

In sintesi

Marca da bollo 16 euro nel 2026: da dove viene l’importo

La tariffa allegata al DPR 642/1972, così come la pubblica Normattiva, riporta ancora gli importi in lire: «per ogni foglio 20.000». Quella cifra è stata convertita in 11 euro nel 2004, alzata a 14,62 euro dal decreto ministeriale del 24 maggio 2005 e infine portata a 16 euro dal D.L. 43/2013. La norma del 2013 dice che le misure fisse di 1,81 e 14,62 euro «ovunque ricorrano, sono rideterminate, rispettivamente, in euro 2,00 e in euro 16,00».

Per questo oggi esistono due marche di uso comune. Quella da 16 euro va su atti, istanze e certificati. Quella da 2 euro va su fatture, ricevute e quietanze senza IVA oltre 77,47 euro. Sono due imposte diverse della stessa tariffa e non si sostituiscono a vicenda.

Nel 2026 gli importi restano questi. Su Normattiva la tariffa allegata al DPR 642/1972 risulta in vigore fino al 31 dicembre 2026: gli articoli 3 e 4 riportano ancora «per ogni foglio 20.000» lire, l’articolo 13 per fatture e ricevute «2.500» lire, e per le istanze inviate per via telematica l’articolo 3, comma 1-bis, scrive direttamente «euro 16,00». Quelle cifre in lire sono state convertite e aumentate nel tempo: oggi valgono le misure dell’art. 7-bis, comma 3, del D.L. 43/2013, che nel testo vigente al 7 ottobre 2026 porta gli importi di 1,81 e 14,62 euro a «euro 2,00» e «euro 16,00».

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Quando serve e quando non serve: la tabella

Marca da bollo da 16 euro: i casi principali
Documento Serve? Regola
Istanza, domanda o ricorso su carta a Stato, Regione, Comune, ASL, per ottenere un provvedimento o un certificato Sì 16 euro per ogni foglio (tariffa, art. 3)
Stessa istanza inviata per via telematica Sì 16 euro fissi, «a prescindere dalla dimensione del documento» (tariffa, art. 3, nota 5)
Atti, provvedimenti e certificati rilasciati dalla PA a chi li chiede (per esempio un certificato di residenza) Sì 16 euro per foglio; 16 euro fissi se rilasciati per via telematica (tariffa, art. 4)
Atti di notorietà e pubblicazioni di matrimonio Sì Per ogni foglio (tariffa, art. 4, n. 2)
Scritture private che creano, modificano o estinguono rapporti giuridici (contratti, accordi) Sì Per ogni foglio (tariffa, art. 2)
Domanda di partecipazione a un concorso pubblico e documenti allegati No Tariffa, art. 3, nota 2
Istanze dei dipendenti pubblici sul proprio rapporto di impiego No Tariffa, art. 3, nota 3
Certificati ed estratti dello stato civile (nascita, matrimonio, morte) No Tariffa, art. 4, nota 2, lett. c)
Duplicati di documenti smarriti, denunce di smarrimento, copie conformi delle cartelle cliniche No Tariffa, art. 4, nota 2
Dichiarazioni sostitutive di certificazione e di atto di notorietà No Tabella allegato B, art. 14
Denunce e atti del procedimento penale No Tabella allegato B, art. 3
Dichiarazioni e atti presentati agli uffici fiscali (esclusi ricorsi e atti difensivi) No Tabella allegato B, art. 5
Domande e documenti per pensioni, assicurazioni sociali obbligatorie, assegni familiari No Tabella allegato B, art. 9
Iscrizione, frequenza ed esami nella scuola dell’obbligo, materna e negli asili nido No Tabella allegato B, art. 11
Passaporti e carte d’identità No Tabella allegato B, art. 18 (per il passaporto si paga un contributo diverso)
Contrassegno invalidi per la sosta No Tabella allegato B, art. 13-bis
Atti di ONLUS e di associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI No Tabella allegato B, art. 27-bis
Contratti di lavoro individuali e collettivi No Tabella allegato B, art. 25
Fatture, ricevute e quietanze senza IVA Non da 16 2 euro se l’importo supera 77,47 euro (tariffa, art. 13)

La tabella elenca i casi più frequenti, non tutti. Se il tuo documento non compare, cerca la voce nella tariffa (allegato A) e poi nella tabella delle esenzioni (allegato B) del DPR 642/1972.

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Quante marche servono: il conto dei fogli

Per i documenti di carta la tariffa chiede 16 euro «per ogni foglio». L’art. 5 del DPR 642/1972 precisa che il foglio «si intende composto da quattro facciate». Una domanda di 4 facciate paga quindi una marca; una di 5 o 6 facciate ne paga due.

Il decreto fissa anche un limite di 100 linee per foglio: lo prevede per la carta bollata (art. 4) e per i documenti stampati (art. 9), e l’art. 10 lo estende a chi paga in modo virtuale. Un testo molto fitto può quindi richiedere una marca in più anche sotto le 4 facciate.

Le istanze inviate per via telematica seguono un’altra regola: 16 euro fissi per istanza, qualunque sia il numero di pagine (tariffa, art. 3, comma 1-bis e nota 5).

Esempio pratico

  • Tizio presenta al Comune, su carta, una domanda di autorizzazione lunga 6 facciate. Le prime 4 facciate formano un foglio, la quinta e la sesta un secondo foglio: servono due marche da 16 euro, 32 euro in tutto. Se Tizio avesse inviato la stessa domanda dal portale del Comune, pagando con @e.bollo, avrebbe speso 16 euro, perché per le istanze telematiche l’importo non dipende dalla lunghezza.

Come si paga la marca da bollo da 16 euro

I modi di pagamento
Modo Dove Per quali documenti
Contrassegno telematico (la «marca» adesiva) Tabaccai e rivendite di valori bollati, cioè gli intermediari convenzionati con l’Agenzia delle Entrate Documenti di carta
Marca da bollo digitale (@e.bollo) Portali delle amministrazioni aderenti a pagoPA, scegliendo un prestatore di pagamento convenzionato Istanze inviate per via telematica e atti rilasciati per via telematica
Bollo virtuale Pagamento diretto all’Agenzia delle Entrate, previa autorizzazione Chi emette o riceve molti documenti dello stesso tipo

Il contrassegno telematico è quello che chiamiamo marca da bollo. L’art. 3 del DPR 642/1972 prevede il pagamento a un «intermediario convenzionato con l’Agenzia delle entrate, il quale rilascia, con modalità telematiche, apposito contrassegno». È un’etichetta adesiva di 55 x 40 mm con striscia olografica e codice a barre. Le sue caratteristiche le fissa oggi il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 20 ottobre 2025 (prot. 390267), che ha sostituito quelli del 5 maggio 2005 e del 12 gennaio 2015.

Contrassegno telematico: cosa c’è scritto e come si controlla

Le vecchie marche da bollo non valgono più dal 1° settembre 2007. Il decreto ministeriale del 25 maggio 2007 ha dichiarato fuori corso i valori bollati in lire e in euro, salvo foglietti e marche per cambiali, e da allora si usa solo il contrassegno emesso in via telematica, già in uso dal giugno 2005 (comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 14 luglio 2007).

Quando lo vende, il tabaccaio stampa sull’etichetta il nome e il valore facciale del contrassegno, il codice del terminale e quello dell’operatore, un codice di sicurezza, data e ora di emissione e il codice identificativo (allegato A al provvedimento del 20 ottobre 2025). L’etichetta ha punti di strappo: se provi a staccarla dal foglio si lacera.

Il contrassegno si compra dal tabaccaio e si applica su carta: non si acquista online. Per le istanze inviate via internet si usa la marca digitale @e.bollo, spiegata nella guida alla marca da bollo online.

La marca digitale @e.bollo è un documento informatico che collega un identificativo univoco (IUBD) all’impronta del file da bollare. Secondo l’Agenzia delle Entrate si acquista «tramite i portali telematici delle Amministrazioni» che hanno aderito a pagoPA. Non è quindi una marca da stampare e incollare su un foglio. Il funzionamento è spiegato nella guida alla marca da bollo online.

Il bollo virtuale richiede una domanda all’Agenzia delle Entrate con il numero presunto di atti dell’anno. I documenti devono poi riportare la dicitura con gli estremi dell’autorizzazione (art. 15 DPR 642/1972). Interessa enti e imprese, non il privato che presenta una domanda: i dettagli sono nella guida al bollo virtuale.

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Quando e come si annulla la marca

La marca va applicata al documento e annullata. L’art. 12 del DPR 642/1972 indica come farlo: perforazione, oppure firma di una delle parti, data o timbro, apposti «parte su ciascuna marca, e parte sul foglio». L’annullamento si fa a inchiostro o con matita copiativa.

Cosa succede se la marca manca: sanzioni e regolarizzazione

Chi non paga, in tutto o in parte, l’imposta dovuta fin dall’origine paga l’imposta più una sanzione amministrativa «pari all’ottanta per cento dell’imposta» (art. 25, comma 1, DPR 642/1972). Questa misura vale per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 (D.Lgs. 87/2024). Su una marca da 16 euro omessa, la sanzione è di 12,80 euro, oltre ai 16 euro di imposta.

L’ufficio pubblico non può rifiutare il documento. L’art. 19 dice che i funzionari «non possono rifiutarsi di ricevere» atti non in regola con il bollo, ma devono trasmetterli entro 30 giorni all’ufficio competente per la regolarizzazione. Anche chi firma, riceve o accetta il documento non in regola risponde in solido dell’imposta e delle sanzioni (art. 22).

C’è però un’uscita per chi riceve un atto irregolare che non ha contribuito a formare. Se entro 15 giorni lo presenta all’ufficio e paga solo l’imposta, non risponde della violazione (art. 22, secondo comma).

Caio chiede due certificati in Comune

Scenario. Caio ha bisogno di un certificato di residenza per una pratica privata e di un estratto dell’atto di nascita.

Come si applica. Il certificato di residenza è un atto rilasciato a richiesta dal Comune (tariffa, art. 4): serve una marca da 16 euro. L’estratto di nascita viene dai registri dello stato civile ed è esente (tariffa, art. 4, nota 2, lett. c). Caio compra una sola marca. Anche la domanda per ottenere l’estratto di stato civile è esente (allegato B, art. 14).

In pratica

  • Certificati anagrafici (residenza, stato di famiglia): 16 euro, salvo esenzioni legate all’uso.
  • Certificati ed estratti di stato civile: niente bollo.
  • Chiedi allo sportello se la marca la portano loro o devi portarla tu.

Sempronio partecipa a un concorso pubblico

Scenario. Sempronio invia la domanda per un concorso bandito da una Regione e allega il curriculum e una copia del titolo di studio.

Come si applica. Per le domande di partecipazione a pubblici concorsi e per i documenti allegati «l’imposta non è dovuta» (tariffa, art. 3, nota 2). Sempronio non paga il bollo, né sulla domanda né sugli allegati. Se il bando chiede un contributo di partecipazione, quello è un’altra voce e si paga a parte.

Documenti necessari

  • Il documento da bollare, con il numero di facciate già definito
  • Contrassegno telematico da 16 euro (uno per foglio) oppure ricevuta della marca digitale @e.bollo
  • Tabella allegato B al DPR 642/1972, per verificare un’eventuale esenzione
  • Se si invoca un’esenzione, la norma va citata nel documento quando la legge lo richiede (per esempio per il patrocinio a spese dello Stato, art. 18 DPR 642/1972)

Cosa cambia dal 2027

Su Normattiva il testo del DPR 642/1972 risulta in vigore «al: 31-12-2026». La disciplina dell’imposta di bollo è stata riscritta nel testo unico dei tributi indiretti (D.Lgs. 123/2025), che vi dedica un titolo apposito. Questa guida descrive le regole in vigore nel 2026; la aggiorneremo quando le nuove norme si applicheranno.

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Domande frequenti

Quanto costa la marca da bollo nel 2026?

16 euro per atti, istanze e certificati, 2 euro per fatture, ricevute e quietanze senza IVA. Gli importi vengono dall'art. 7-bis, comma 3, del D.L. 43/2013, che ha portato a 16 euro le misure fisse prima fissate in 14,62 euro e a 2 euro quelle di 1,81 euro. Nel 2026 non sono cambiati.

Cos'è il contrassegno telematico?

È la marca da bollo di oggi: un'etichetta adesiva di 55 x 40 mm che il tabaccaio stampa al momento, collegato all'Agenzia delle Entrate (art. 3 DPR 642/1972). Riporta valore, data e ora, codice di sicurezza e codice identificativo. Ha sostituito del tutto le vecchie marche dal 1° settembre 2007. Si compra solo dal tabaccaio o in una rivendita convenzionata e si applica su carta.

Come si controlla se un contrassegno telematico è valido?

Con il servizio «Controllo valori bollati» sul sito dell'Agenzia delle Entrate: si inseriscono i quattordici numeri stampati sopra il codice a barre. I dati arrivano dal giorno dopo l'emissione, quindi nei primi giorni la ricerca può non trovare nulla. Un contrassegno annullato dal tabaccaio o non rendicontato all'Agenzia non è valido.

Si può pagare la marca da bollo da 16 euro online con pagoPA?

Sì, ma solo con il servizio @e.bollo e solo nei portali delle amministrazioni che lo offrono, per istanze e atti inviati per via telematica. La marca digitale è collegata all'impronta del file: non è un'etichetta da stampare e incollare su un foglio. Il contrassegno telematico adesivo invece non si compra online.

Quante marche da 16 euro servono per un documento di più pagine?

Una per ogni foglio, e un foglio sono 4 facciate (art. 5 DPR 642/1972). Una domanda di 6 facciate richiede due marche. Le istanze inviate per via telematica pagano invece 16 euro fissi, qualunque sia la lunghezza (tariffa, art. 3, nota 5).

Come si annulla la marca da bollo?

Con perforazione, oppure con firma, data o timbro messi in parte sulla marca e in parte sul foglio, a inchiostro o con matita copiativa (art. 12 DPR 642/1972). Non si possono riusare marche già usate o deteriorate.

Quando non serve la marca da bollo da 16 euro?

Per esempio per le domande di partecipazione ai concorsi pubblici e i documenti allegati (tariffa, art. 3, nota 2), per certificati ed estratti di stato civile come il certificato di nascita (tariffa, art. 4, nota 2, lett. c), per passaporti e carte d'identità (allegato B, art. 18). Per fatture e ricevute senza IVA si usa il bollo da 2 euro, oltre 77,47 euro.

Cosa succede se presento una domanda senza marca da bollo?

L'ufficio non può rifiutarla, ma deve inviarla entro trenta giorni per la regolarizzazione (art. 19 DPR 642/1972). Si paga l'imposta più una sanzione pari all'80% dell'imposta (art. 25), per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024.

Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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