Testo dell'articoloVigente
In sintesi
- Chi deve iscriversi: i lavoratori autonomi con reddito da art. 53 comma 1 TUIR non coperti da altra cassa previdenziale obbligatoria devono versare i contributi alla gestione separata INPS.
- Aliquota ordinaria 26,07%: si applica ai professionisti privi di altra tutela previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione.
- Aliquota ridotta 24%: si applica a chi è già coperto da un’altra gestione previdenziale obbligatoria oppure è titolare di pensione diretta o di reversibilità.
- Massimale 2025: 120.607 euro: oltre questa soglia di reddito non sono dovuti ulteriori contributi alla gestione separata.
- Piena deducibilità: i contributi versati alla gestione separata sono integralmente deducibili dal reddito complessivo, come onere deducibile.
- Quadro RR sezione II: è qui che si calcola e si dichiara il contributo dovuto nella dichiarazione annuale Modello Redditi PF 2026.
Cos'è la gestione separata INPS e chi vi è obbligato
La gestione separata INPS, istituita dalla legge n. 335 del 1995, è la forma previdenziale obbligatoria per chi lavora in modo autonomo senza un’altra cassa di previdenza. Vi rientrano, tra gli altri, i consulenti con partita IVA non iscritti a un albo professionale con cassa propria, i professionisti che pur appartenendo a un albo non versano il contributo soggettivo alla rispettiva cassa (ad esempio per scelta statutaria), i collaboratori coordinati e continuativi e chi svolge attività occasionale con reddito superiore a determinate soglie.
Non devono invece iscriversi alla gestione separata INPS i professionisti già obbligati al versamento del contributo soggettivo presso le casse di previdenza dei decreti legislativi n. 509/1994 e n. 103/1996 (Cassa Forense per gli avvocati, Inarcassa per ingegneri e architetti, ecc.). Se già versi a una di queste casse, sei escluso dalla gestione separata per quella quota di reddito.
Il quadro RR, sezione II, del Modello Redditi PF 2026 è lo strumento con cui si determina e si dichiara il contributo dovuto. La base imponibile è la totalità dei redditi da lavoro autonomo dichiarati ai fini IRPEF (tipicamente il reddito del quadro RE), nel limite del massimale annuo fissato per l’anno 2025 in 120.607 euro.
- Tutte le spese che riducono le imposte, con i tetti aggiornati
- Le 4 regole che fanno perdere le detrazioni (tracciabilit\xc3\xa0, tetto oltre 75.000 \xe2\x82\xac...)
- Documenti da preparare e date del 730/2026
| Situazione del professionista | Aliquota | Codice nel quadro RR |
|---|---|---|
| Privo di altra tutela previdenziale obbligatoria | 26,07% | C |
| Coperto da altra previdenza obbligatoria o titolare di pensione | 24% | A |
| Magistrati onorari obbligati alla GS | 25,72% | B |
| Massimale di reddito imponibile (limite oltre cui non si versa) | euro 120.607 | – |
Esempio pratico
-
Tizio è consulente informatico con partita IVA, senza altra cassa previdenziale. Nel 2025 ha dichiarato nel quadro RE un reddito netto di 48.000 euro. L’aliquota applicabile è 26,07%. Il contributo dovuto è 48.000 x 26,07% = 12.513,60 euro, da versare con modello F24. Questi 12.513,60 euro sono integralmente deducibili dal reddito complessivo come onere deducibile nel quadro RP (o, se anticipati nel quadro RE, riducono direttamente il reddito professionale).
Documenti necessari
- Modelli F24 relativi agli acconti e al saldo contributi versati nel 2025
- Quadro RE compilato con il reddito netto di lavoro autonomo 2025
- Eventuale comunicazione INPS di iscrizione alla gestione separata
- Certificazione Unica 2026 se hai percepito redditi da collaborazione su cui il committente ha versato la quota a suo carico
Professionista senza altra cassa: aliquota piena
Scenario. Caio è grafico freelance con partita IVA. Non è iscritto ad alcun albo professionale con cassa propria. Nel 2025 ha prodotto un reddito di lavoro autonomo di 35.000 euro.
Come si applica. Caio applica l’aliquota del 26,07% sull’intero reddito (codice C nel campo 14 del rigo RR5). Il contributo dovuto è 35.000 x 26,07% = 9.124,50 euro. Deve versare acconti durante l’anno (in giugno e novembre) e il saldo entro il termine della dichiarazione. L’intero importo versato è deducibile dal reddito complessivo.
In pratica
- Versa gli acconti nei termini per evitare sanzioni: il primo acconto (40%) va con il saldo IRPEF di giugno, il secondo (60%) a novembre.
- Se il reddito 2025 è inferiore a quello 2024, puoi optare per il metodo previsionale e versare acconti ridotti.
Professionista già in pensione: aliquota ridotta
Scenario. Sempronio, architetto in pensione, continua a esercitare la professione ed è iscritto a Inarcassa. Inarcassa, però, non gli applica più il contributo soggettivo pieno. Produce un reddito autonomo di 20.000 euro soggetto alla gestione separata.
Come si applica. Essendo titolare di pensione diretta, Sempronio applica l’aliquota ridotta del 24% (codice A nel campo 14 del rigo RR5). Il contributo dovuto è 20.000 x 24% = 4.800 euro. Anche questo importo è deducibile dal reddito complessivo.
In pratica
- Controlla sempre quale aliquota si applica alla tua situazione: usare l’aliquota sbagliata comporta un versamento errato e potenziali sanzioni.
- Se versi contributi sia a Inarcassa sia alla GS INPS, entrambi sono deducibili, ma la base imponibile GS si riduce della quota già assoggettata alla cassa professionale.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Fonti e approfondimenti
- Istruzioni Modello 730/2026 – Agenzia delle Entrate
- Art. 53 TUIR (redditi di lavoro autonomo) su Legge in Chiaro
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Domande frequenti
Quando si versano gli acconti della gestione separata?
Gli acconti seguono gli stessi termini dell’IRPEF: il primo acconto (40%) entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%), il secondo (60%) entro il 30 novembre. Il saldo si versa con la dichiarazione dell’anno successivo.
I contributi alla gestione separata si deducono nel quadro RE o nel quadro RP?
Dipende. Se i contributi sono obbligatori per legge e afferiscono all’attività professionale, sono deducibili come componente negativo direttamente nel quadro RE. Quelli versati volontariamente o riferiti ad altre tipologie di reddito si deducono nel quadro RP come onere deducibile dal reddito complessivo.
Chi paga il contributo: il professionista o il committente?
Nel caso della gestione separata per lavoro autonomo (partita IVA, quadro RE), il contributo è interamente a carico del professionista. Nel caso di collaborazioni coordinate e continuative, il contributo è diviso: due terzi a carico del committente e un terzo a carico del collaboratore.
Esiste un reddito minimo sotto il quale non si versano contributi?
No, per la gestione separata dei liberi professionisti non è previsto un reddito minimale. I contributi si calcolano sull’effettivo reddito dichiarato. Esiste invece un massimale (euro 120.607 per il 2025) oltre il quale non sono dovuti ulteriori contributi.
Il contributo va versato anche se sono in perdita?
Se il reddito di lavoro autonomo è negativo (perdita), non è dovuto alcun contributo alla gestione separata, poiché la base imponibile è zero o negativa. La perdita può però essere riportata per ridurre i redditi degli anni successivi.
Domande frequenti
Quando si versano gli acconti della gestione separata?
Gli acconti seguono gli stessi termini dell'IRPEF: il primo acconto (40%) entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%), il secondo (60%) entro il 30 novembre. Il saldo si versa con la dichiarazione dell'anno successivo.
I contributi alla gestione separata si deducono nel quadro RE o nel quadro RP?
Dipende. Se i contributi sono obbligatori per legge e afferiscono all'attività professionale, sono deducibili come componente negativo direttamente nel quadro RE. Quelli versati volontariamente o riferiti ad altre tipologie di reddito si deducono nel quadro RP come onere deducibile dal reddito complessivo.
Chi paga il contributo: il professionista o il committente?
Nel caso della gestione separata per lavoro autonomo (partita IVA, quadro RE), il contributo è interamente a carico del professionista. Nel caso di collaborazioni coordinate e continuative, il contributo è diviso: due terzi a carico del committente e un terzo a carico del collaboratore.
Esiste un reddito minimo sotto il quale non si versano contributi?
No, per la gestione separata dei liberi professionisti non è previsto un reddito minimale. I contributi si calcolano sull'effettivo reddito dichiarato. Esiste invece un massimale (euro 120.607 per il 2025) oltre il quale non sono dovuti ulteriori contributi.
Il contributo va versato anche se sono in perdita?
Se il reddito di lavoro autonomo è negativo (perdita), non è dovuto alcun contributo alla gestione separata, poiché la base imponibile è zero o negativa. La perdita può però essere riportata per ridurre i redditi degli anni successivi.