Art. 178 Codice Privacy
Articolo abrogato dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101. Fonte: Normattiva.
Autore
Andrea Marton
Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
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Articolo abrogato dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101. Fonte: Normattiva.
Articolo abrogato dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101. Fonte: Normattiva.
Il rinnovo del CCNL Aninsei 2024-2027 ha introdotto due importanti novità di welfare contrattuale: la sanità integrativa attraverso il fondo Fasiopen dal 2025, e la previdenza complementare a contribuzione definita dal 2027. Ecco cosa spetta ai dipendenti delle scuole private laiche.
Il CCNL Aninsei introduce dal 1° gennaio 2025 l’iscrizione al fondo sanitario integrativo Fasiopen (contributo datoriale minimo di 120 euro/anno per dipendente) e dal 1° gennaio 2027 la previdenza complementare (1% datore + 1% lavoratore sulla retribuzione mensile). Si tratta delle prime forme strutturate di welfare contrattuale nel settore delle scuole private laiche.
| Istituto | Decorrenza | Contributo datoriale | Contributo lavoratore |
|---|---|---|---|
| Sanità integrativa – Fasiopen | 1° gennaio 2025 | Minimo 120 €/anno per dipendente | Non specificato nel testo disponibile |
| Previdenza complementare | 1° gennaio 2027 | 1% della retribuzione mensile lorda | 1% della retribuzione mensile lorda |
I dettagli del fondo pensione di destinazione per la previdenza complementare non sono specificati nel testo del rinnovo disponibile. Per informazioni sul fondo e sulle modalità di adesione è necessario rivolgersi ad Aninsei o alla Uil-Scuola Rua.
Il rinnovo CCNL del 15 giugno 2024 ha introdotto l’obbligo di iscrivere i dipendenti al fondo di assistenza sanitaria integrativa Fasiopen a partire dal 1° gennaio 2025. Fasiopen è un fondo sanitario integrativo esistente nel panorama del welfare contrattuale italiano, già utilizzato da altri CCNL di vari settori.
Le caratteristiche principali previste dal CCNL Aninsei:
La soglia di 120 euro annui è un contributo minimo contrattuale: gli istituti che già avevano aderito a Fasiopen o ad altri fondi con contributi superiori mantengono il trattamento più favorevole. Il fondo è soggetto al regime fiscale agevolato previsto per la sanità integrativa (esenzione contributiva e fiscale nel limite di 3.615,20 euro annui).
Una delle novità più significative del rinnovo è l’introduzione, a decorrere dal 1° gennaio 2027, di una contribuzione alla previdenza complementare:
A titolo esemplificativo, per un docente di scuola secondaria (livello VI, 1.589,64 euro mensili), la contribuzione totale mensile al fondo pensione sarebbe di circa 31,79 euro (1% + 1% = 2% di 1.589,64 euro). Questi versamenti, sommati all’eventuale destinazione del TFR, vanno a costruire la pensione integrativa del lavoratore.
Il nome del fondo pensione di destinazione non è stato specificato nel testo del rinnovo disponibile. È necessario attendere indicazioni da Aninsei e Uil-Scuola Rua sull’istituto previdenziale di riferimento per il settore.
I benefici di welfare contrattuale come la sanità integrativa e la previdenza complementare godono di un regime fiscale agevolato rispetto alla retribuzione ordinaria:
Vale la pena sottolineare che l’introduzione di Fasiopen e della previdenza complementare nel CCNL Aninsei 2024-2027 rappresenta un salto qualitativo rispetto ai contratti precedenti. I contratti 2021-2023 non prevedevano istituti di welfare strutturato di questo tipo: i dipendenti delle scuole private laiche erano privi di copertura sanitaria integrativa obbligatoria e di contribuzione datoriale alla pensione complementare. Il rinnovo ha quindi colmato un gap rispetto ad altri settori del privato.
Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e stipendi 2025-2027, preavviso, procedura telematica e tutele, preavviso, licenziamento e dimissioni, ferie, permessi e congedi, maternità, paternità e congedi parentali e tredicesima e mensilità aggiuntive.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Scuola Privata Laica (Aninsei) del 15 giugno 2024, vigente dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2027. La disciplina fiscale della sanità integrativa è nell’art. 51 TUIR; quella della previdenza complementare nel D.Lgs. 252/2005. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, la Uil-Scuola Rua o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Aninsei è l’associazione datoriale firmataria del contratto.
Articolo abrogato dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101. Fonte: Normattiva.
Articolo abrogato dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101. Fonte: Normattiva.
Previdenza complementare, sanità integrativa, divise, patrocinio legale, visite mediche: cosa prevede davvero il CCNL ANPAS-Misericordie 2020-2022 in materia di welfare e cosa, invece, nel testo non c’è.
Il testo del CCNL 2020-2022 non istituisce un fondo sanitario integrativo né enti bilaterali. Sulla previdenza complementare l’art. 74 prevede solo che l’istituto sarà armonizzato, nel processo di unificazione, con il CCNL della Croce Rossa Italiana. Le tutele certe sono le divise e i dispositivi di protezione a carico dell’ente (art. 60), il patrocinio legale per atti connessi alle funzioni (art. 22), le visite mediche a carico del datore (art. 17) e, per gli ex enti ANPAS, l’EGR di 120 euro lordi annui (Allegato 1). I piani di welfare possono essere definiti nella contrattazione di ente (art. 8, comma 4).
| Istituto | Cosa dice il testo | Articolo |
|---|---|---|
| Fondo sanitario integrativo | Non previsto | — |
| Previdenza complementare | L’istituto «verrà armonizzato nelle more del processo di unificazione» con il CCNL Croce Rossa Italiana; nessun fondo indicato | art. 74 |
| Piani di welfare | La loro eventuale determinazione è materia della contrattazione di ente | art. 8, comma 4, lett. j |
| EGR (elemento di garanzia retributiva) | 120 € lordi annui, a luglio, solo per gli enti che applicavano il CCNL ANPAS; si riduce fino a concorrenza delle somme individuali aggiuntive | Allegato 1 |
| Divise e indumenti di servizio | Forniti a spese dell’ente a chi deve indossarli; dispositivi di protezione per particolari servizi; cura e tempi di vestizione alla contrattazione di secondo livello | art. 60 |
| Patrocinio legale | L’ente si assume gli oneri di difesa per fatti connessi alle funzioni, salvi dolo e colpa grave e conflitto d’interessi; può chiederne la restituzione in caso di condanna definitiva | art. 22 |
| Visite mediche | Preventiva prima dell’assunzione e periodica, di norma una volta l’anno se la normativa non dispone altrimenti; oneri a carico del datore | art. 17 |
| Attività sociali, culturali e ricreative | Organismi aziendali formati dai rappresentanti dei dipendenti, con incontro annuale con le OOSS territoriali | art. 70 |
| Enti bilaterali | Non previsti dal testo | — |
Fonte: testo del CCNL 2020-2022 (ANPAS, PDF) (artt. 8, 17, 22, 60, 70, 74 e Allegato 1). Il testo 2020-2022 non contiene riferimenti a fondi sanitari, enti bilaterali o commissioni paritetiche per il welfare.
L’art. 74 è di una sola riga: la previdenza complementare «verrà armonizzata nelle more del processo di unificazione» del CCNL con quello della Croce Rossa Italiana. Il tavolo per il triennio 2023-2025, unificato con la Croce Rossa, si è aperto il 6 agosto 2025; alla data di questo aggiornamento non risulta firmato un rinnovo.
Il contratto non indica quindi un fondo di settore. Il lavoratore può destinare il TFR a un fondo pensione, aperto o negoziale, secondo il D.Lgs. 252/2005; eventuali fondi dell’ente dipendono da accordi aziendali.
Il CCNL ANPAS-Misericordie non prevede un fondo sanitario integrativo. Le organizzazioni possono comunque offrire polizze o piani sanitari con un accordo di ente (l’art. 8, comma 4, rimette alla contrattazione decentrata i piani di welfare): in quel caso la copertura non deriva dal contratto nazionale. Per sapere se esiste, conviene chiedere all’ufficio del personale o al sindacato.
Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2024, preavviso, procedura telematica e tutele, preavviso e licenziamento 2024, ferie, permessi e ROL 2024, maternità e congedi 2024 e tredicesima e premi 2024.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al CCNL Servizi Assistenziali ANPAS-Misericordie del 2 febbraio 2024. Le informazioni su fondi sanitari e previdenza complementare riflettono lo stato dell’arte alla data di redazione; le parti stanno lavorando all’armonizzazione post-unificazione. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare le organizzazioni sindacali di categoria (FP-CGIL, CISL-FP, UIL-FPL), ANPAS (anpas.org), la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia (misericordie.it) o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. I comuni concorrono, nell’ambito delle attività svolte a livello degli ambiti territoriali ottimali di cui all’articolo 200 e con le modalità ivi previste, alla gestione dei rifiuti urbani … . Sino all’inizio delle attività del soggetto aggiudicatario della gara ad evidenza pubblica indetta dall’Autorità d’ambito ai sensi dell’articolo 202, i comuni continuano la gestione dei rifiuti urbani … avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui al l’ articolo 113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 .
2. I comuni concorrono a disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che, nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità e in coerenza con i piani d’ambito adottati ai sensi dell’articolo 201, comma 3, stabiliscono in particolare: a) le misure per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani; b) le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; c) le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani … al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi; d) le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti da esumazione ed estumulazione di cui all’articolo 184, comma 2, lettera f); e) le misure necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare; f) le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento; g) LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 3 SETTEMBRE 2020, N. 116 . 2-bis) Le utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi. Tali rifiuti sono computati ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani.
3. I comuni sono tenuti a fornire alla regione, alla provincia ed alle Autorità d’ambito tutte le informazioni sulla gestione dei rifiuti urbani da esse richieste.
4. I comuni sono altresì tenuti ad esprimere il proprio parere in ordine all’approvazione dei progetti di bonifica dei siti inquinati rilasciata dalle regioni.
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. Ferme restando le disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza, con particolare riferimento alle disposizioni sul potere di ordinanza di cui all’ articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 , istitutiva del servizio nazionale della protezione civile, qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della provincia ovvero il Sindaco possono emettere, nell’ambito delle rispettive competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, nel rispetto, comunque, delle disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione europea, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente. Non è comunque consentito derogare alle disposizioni contenute nel codice dei contratti pubblici nell’ambito dell’affidamento di servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani. Dette ordinanze sono comunicate al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro delle attività produttive, al Presidente della regione e all’autorità d’ambito di cui all’articolo 201 entro tre giorni dall’emissione ed hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi.
2. Entro centoventi giorni dall’adozione delle ordinanze di cui al comma 1, il Presidente della Giunta regionale promuove ed adotta le iniziative necessarie per garantire la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti. In caso di inutile decorso del termine e di accertata inattività, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare diffida il Presidente della Giunta regionale a provvedere entro sessanta giorni e, in caso di protrazione dell’inerzia, può adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.
3. Le ordinanze di cui al comma 1 indicano le norme a cui si intende derogare e sono adottate su parere degli organi tecnici o tecnico-sanitari locali, che si esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali.
4. Le ordinanze di cui al comma 1 possono essere reiterate per un periodo non superiore a 18 mesi per ogni speciale forma di gestione dei rifiuti. Qualora ricorrano comprovate necessità, il Presidente della regione d’intesa con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può adottare, dettando specifiche prescrizioni, le ordinanze di cui al comma 1 anche oltre i predetti termini.
5. Le ordinanze di cui al comma 1 che consentono il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti pericolosi sono comunicate dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare alla Commissione dell’Unione europea.
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 185, le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali sottoprodotti, possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati purché: a) siano impiegate direttamente nell’ambito di opere o interventi preventivamente individuati e definiti; b) sin dalla fase della produzione vi sia certezza dell’integrale utilizzo; c) l’utilizzo integrale della parte destinata a riutilizzo sia tecnicamente possibile senza necessità di preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, più in generale, ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito dove sono destinate ad essere utilizzate; d) sia garantito un elevato livello di tutela ambientale; e) sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del titolo V della parte quarta del presente decreto; f) le loro caratteristiche chimiche e chimico-fisiche siano tali che il loro impiego nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per la qualità delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel rispetto delle norme di tutela delle acque superficiali e sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con riferimento alla destinazione d’uso del medesimo, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di destinazione; g) la certezza del loro integrale utilizzo sia dimostrata. L’impiego di terre da scavo nei processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei materiali di cava, è consentito nel rispetto delle condizioni fissate all’articolo 183, comma 1, lettera p).
2. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell’ambito della realizzazione di opere o attività sottoposte a valutazione di impatto ambientale o ad autorizzazione ambientale integrata, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare di norma un anno, devono risultare da un apposito progetto che è approvato dall’autorità titolare del relativo procedimento. Nel caso in cui progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce da scavo nel medesimo progetto, i tempi dell’eventuale deposito possono essere quelli della realizzazione del progetto purché in ogni caso non superino i tre anni.
3. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell’ambito della realizzazione di opere o attività diverse da quelle di cui al comma 2 e soggette a permesso di costruire o a denuncia di inizio attività, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno, devono essere dimostrati e verificati nell’ambito della procedura per il permesso di costruire, se dovuto, o secondo le modalità della dichiarazione di inizio di attività (DIA).
4. Fatti salvi i casi di cui all’ultimo periodo del comma 2, ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nel corso di lavori pubblici non soggetti né a VIA né a permesso di costruire o denuncia di inizio di attività, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonché i tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare un anno, devono risultare da idoneo allegato al progetto dell’opera, sottoscritto dal progettista.
5. Le terre e rocce da scavo, qualora non utilizzate nel rispetto delle condizioni di cui al presente articolo, sono sottoposte alle disposizioni in materia di rifiuti di cui alla parte quarta del presente decreto.
6. La caratterizzazione dei siti contaminati e di quelli sottoposti ad interventi di bonifica viene effettuata secondo le modalità previste dal Titolo V, Parte quarta del presente decreto. L’accertamento che le terre e rocce da scavo di cui al presente decreto non provengano da tali siti è svolto a cura e spese del produttore e accertato dalle autorità competenti nell’ambito delle procedure previste dai commi 2, 3 e
4. 7. Fatti salvi i casi di cui all’ultimo periodo del comma 2, per i progetti di utilizzo già autorizzati e in corso di realizzazione prima dell’entrata in vigore della presente disposizione, gli interessati possono procedere al loro completamento, comunicando, entro novanta giorni, alle autorità competenti, il rispetto dei requisiti prescritti, nonché le necessarie informazioni sul sito di destinazione, sulle condizioni e sulle modalità di utilizzo, nonché sugli eventuali tempi del deposito in attesa di utilizzo che non possono essere superiori ad un anno. L’autorità competente può disporre indicazioni o prescrizioni entro i successivi sessanta giorni senza che ciò comporti necessità di ripetere procedure di VIA, o di AIA o di permesso di costruire o di DIA.
7-bis. Le terre e le rocce da scavo, qualora ne siano accertate le caratteristiche ambientali, possono essere utilizzate per interventi di miglioramento ambientale e di siti anche non degradati. Tali interventi devono garantire, nella loro realizzazione finale, una delle seguenti condizioni: a) un miglioramento della qualità della copertura arborea o della funzionalità per attività agro-silvo-pastorali; b) un miglioramento delle condizioni idrologiche rispetto alla tenuta dei versanti e alla raccolta e regimentazione delle acque piovane; c) un miglioramento della percezione paesaggistica.
7-ter. Ai fini dell’applicazione del presente articolo, i residui provenienti dall’estrazione di marmi e pietre sono equiparati alla disciplina dettata per le terre e rocce da scavo. Sono altresì equiparati i residui delle attività di lavorazione di pietre e marmi che presentano le caratteristiche di cui all’articolo
184-bis. Tali residui, quando siano sottoposti a un’operazione di recupero ambientale, devono soddisfare i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispettare i valori limite, per eventuali sostanze inquinanti presenti, previsti nell’Allegato 5 alla parte IV del presente decreto, tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente derivanti dall’utilizzo della sostanza o dell’oggetto. 56
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto sono o restano abrogate le norme contrarie o incompatibili con il medesimo, ed in particolare: a) l’ articolo 42, comma terzo, del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 , come modificato dall’ articolo 8 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275 ; b) la legge 10 maggio 1976, n. 319 ; c) la legge 8 ottobre 1976, n. 690 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 10 agosto 1976, n. 544 ; d) la legge 24 dicembre 1979, n. 650 ; e) la legge 5 marzo 1982, n. 62 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 1981, n. 801 ; f) il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1982, n. 515 ; g) la legge 25 luglio 1984, n. 381 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 29 maggio 1984, n. 176 ; h) gli articoli 5 , 6 e 7 della legge 24 gennaio 1986, n. 7 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 25 novembre 1985, n. 667 ; i) gli articoli 4 , 5 , 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236 ; l) la legge 18 maggio 1989, n. 183 ; m) gli articoli 4 e 5 della legge 5 aprile 1990, n. 71 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 1990, n. 16 ; n) l’ articolo 32 della legge 9 gennaio 1991, n. 9 ; o) il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 130 ; p) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 131 ; q) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 132 ; r) il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 133 ; s) l’ articolo 12 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275 ; t) l’ articolo 2, comma 1, della legge 6 dicembre 1993, n. 502 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 1993, n. 408 ; u) la legge 5 gennaio 1994, n. 36 , ad esclusione dell’articolo 22, comma 6; v) l’ articolo 9-bis della legge 20 dicembre 1996, n. 642 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 552 ; z) la legge 17 maggio 1995, n. 172 , di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 1995, n. 79 ; aa) l’ articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 , convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267 ; bb) il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 , così come modificato dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258 ; cc) l’articolo 1-bis del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279 , convertito, con modificazioni, dalla legge 11 ottobre 2000, n. 365 .
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. Sino all’adozione da parte del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di nuove disposizioni attuative della sezione terza della parte terza del presente decreto, si applica il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 62 del 14 marzo 1994 .
2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , sentita l’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro un anno dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto, nell’ambito di apposite intese istituzionali, predispone uno specifico programma per il raggiungimento, senza ulteriori oneri a carico del Ministero, dei livelli di depurazione, così come definiti dalla direttiva 91/271/CEE , attivando i poteri sostitutivi di cui all’articolo 152 negli ambiti territoriali ottimali in cui vi siano agglomerati a carico dei quali pendono procedure di infrazione per violazione della citata direttiva.
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato
1. Gli enti di governo degli ambiti che non abbiano già provveduto alla redazione del Piano d’Ambito di cui all’articolo 149, ovvero non abbiano scelto la forma di gestione ed avviato la procedura di affidamento, sono tenuti, entro il termine perentorio del 30 settembre 2015, ad adottare i predetti provvedimenti disponendo l’affidamento del servizio al gestore unico con la conseguente decadenza degli affidamenti non conformi alla disciplina pro tempore vigente.
2. Al fine di garantire il rispetto del principio di unicità della gestione all’interno dell’ambito territoriale ottimale, il gestore del servizio idrico integrato subentra, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, agli ulteriori soggetti operanti all’interno del medesimo ambito territoriale. Qualora detti soggetti gestiscano il servizio in base ad un affidamento assentito in conformità alla normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege, il gestore del servizio idrico integrato subentra alla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o negli altri atti che regolano il rapporto.
3. In sede di prima applicazione, al fine di garantire il conseguimento del principio di unicità della gestione all’interno dell’ambito territoriale ottimale, l’ente di governo dell’ambito , nel rispetto della normativa vigente e fuori dai casi di cui al comma 1, dispone l’affidamento al gestore unico di ambito ai sensi dell’articolo 149-bis alla scadenza di una o più gestioni esistenti nell’ambito territoriale tra quelle di cui al comma 2, ultimo periodo, il cui bacino complessivo affidato sia almeno pari al 25 per cento della popolazione ricadente nell’ambito territoriale ottimale di riferimento. Il gestore unico così individuato subentra agli ulteriori soggetti che gestiscano il servizio in base ad un affidamento assentito in conformità alla normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege alla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o negli altri atti che regolano il rapporto. Al fine di addivenire, nel più breve tempo possibile, all’affidamento del servizio al gestore unico di ambito, nelle more del raggiungimento della percentuale di cui al primo periodo, l’ente competente, nel rispetto della normativa vigente, alla scadenza delle gestioni esistenti nell’ambito territoriale tra quelle di cui al comma 2, ultimo periodo, i cui bacini affidati siano complessivamente inferiori al 25 per cento della popolazione ricadente nell’ambito territoriale ottimale di riferimento, dispone l’affidamento del relativo servizio per una durata in ogni caso non superiore a quella necessaria al raggiungimento di detta soglia, ovvero per una durata non superiore alla durata residua delle menzionate gestioni esistenti, la cui scadenza sia cronologicamente antecedente alle altre, ed il cui bacino affidato, sommato a quello delle gestioni oggetto di affidamento, sia almeno pari al 25 per cento della popolazione ricadente nell’ambito territoriale ottimale di riferimento.
3-bis. Entro il 31 dicembre 2014 e, negli anni successivi, entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico presenta alle Camere una relazione sul rispetto delle prescrizioni stabilite dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 , in particolare: a) a carico delle regioni, per la costituzione degli enti di governo dell’ambito; b) a carico degli enti di governo dell’ambito, per l’affidamento del servizio idrico integrato; c) a carico degli enti locali, in relazione alla partecipazione agli enti di governo dell’ambito e in merito all’affidamento in concessione d’uso gratuito delle infrastrutture del servizio idrico integrato ai gestori affidatari del servizio.
4. Qualora l’ente di governo dell’ambito non provveda nei termini stabiliti agli adempimenti di cui ai commi 1,2 e 3 o, comunque, agli ulteriori adempimenti previsti dalla legge, il Presidente della regione esercita, dandone comunicazione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, i poteri sostitutivi, ponendo le relative spese a carico dell’ente inadempiente, determinando le scadenze dei singoli adempimenti procedimentali e avviando entro trenta giorni le procedure di affidamento. In tali ipotesi, i costi di funzionamento dell’ente di governo riconosciuti in tariffa sono posti pari a zero per tutta la durata temporale dell’esercizio dei poteri sostitutivi. Qualora il Presidente della regione non provveda nei termini così stabiliti, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, entro i successivi trenta giorni, segnala l’inadempienza al Presidente del Consiglio dei Ministri che nomina un commissario ad acta, le cui spese sono a carico dell’ente inadempiente. La violazione della presente disposizione comporta responsabilità erariale.
5. Alla scadenza del periodo di affidamento, o alla anticipata risoluzione delle concessioni in essere, i beni e gli impianti del gestore uscente relativi al servizio idrico integrato sono trasferiti direttamente all’ente locale concedente nei limiti e secondo le modalità previsti dalla convenzione.
6. Gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione gestiti dai consorzi per le aree ed i nuclei di sviluppo industriale di cui all’articolo 50 del testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218 , da altri consorzi o enti pubblici, nel rispetto dell’unità di gestione, entro il 31 dicembre 2006 sono trasferiti in concessione d’uso al gestore del servizio idrico integrato dell’Ambito territoriale ottimale nel quale ricadono in tutto o per la maggior parte i territori serviti, secondo un piano adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le regioni, le province e gli enti interessati.