Autore: Andrea Marton

  • Partita IVA o prestazione occasionale: come scegliere

    In sintesi

    • La distinzione fondamentale: la prestazione occasionale e’ lecita se l’attivita’ e’ svolta senza continuita’ e senza una struttura organizzata; altrimenti serve la partita IVA.
    • Nessuna soglia di importo per la partita IVA: anche con un solo euro di reddito abituale si e’ obbligati ad aprire la partita IVA.
    • Soglia INPS Gestione Separata: se i compensi da lavoro autonomo occasionale superano 5.000 euro nell’anno, scatta l’obbligo contributivo verso la Gestione Separata INPS.
    • Ritenuta del committente: chi paga un lavoratore autonomo occasionale deve applicare una ritenuta d’acconto e rilasciare la Certificazione Unica (causale M o O).
    • Come si dichiara: redditi da prestazione occasionale nel rigo D5 del 730; redditi con partita IVA nel Modello Redditi PF (quadri RE, LM).
    • Il rischio di restare in ‘perenne occasionalita’: se l’attivita’ dura anni con le stesse caratteristiche, e’ difficile sostenere che sia occasionale.

    La distinzione che conta: abitualita' e organizzazione

    La domanda ‘mi serve la partita IVA?’ e’ una delle piu’ frequenti tra chi inizia a guadagnare con la propria professione o con la vendita di servizi. La risposta dipende da due criteri fondamentali che la legge fiscale italiana usa per distinguere la prestazione occasionale dall’attivita’ abituale: l’abitualita’ (la frequenza e la continuita’ con cui svolgi l’attivita’) e l’organizzazione dei mezzi (hai collaboratori, attrezzature dedicate, un ufficio, un sito professionale?).

    La prestazione di lavoro autonomo occasionale – disciplinata tra i redditi diversi – e’ una situazione temporanea, episodica, che non richiede partita IVA. Puoi emettere una ricevuta non fiscale, il committente applica una ritenuta d’acconto, e il compenso va dichiarato nel rigo D5 del 730 o nel quadro RL del Modello Redditi PF. Non c’e’ un limite di importo annuo che ‘autorizza’ l’occasionalita’: il limite e’ concettuale, non numerico.

    L’unica soglia numerica rilevante e’ quella previdenziale: se i tuoi compensi da lavoro autonomo occasionale superano 5.000 euro nell’anno, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e di versamento dei contributi sulla quota eccedente quella soglia. Questa regola e’ indipendente dal fatto che tu abbia o meno partita IVA: riguarda specificamente chi svolge prestazioni occasionali (Circ. INPS n. 104/2001, richiamata nelle istruzioni al Modello 730/2026).

    Prestazione occasionale vs Partita IVA: differenze chiave
    Aspetto Prestazione occasionale Partita IVA (es. forfetario)
    Abitualita' dell'attivita' No: episodica, non continuativa Si': attivita' svolta con continuita'
    Organizzazione Assente o minima Struttura, mezzi, eventuale promozione
    Soglia INPS obbligatoria Gestione Separata sopra 5.000 euro/anno Cassa professionale o Gestione Separata INPS
    Come si dichiara 730 rigo D5 (codice 2) o Redditi PF RL15 Redditi PF quadro RE o LM (forfetario)
    IVA Non applicabile Si' (o esenzione regime forfetario)
    Ritenuta del committente Si', il committente applica ritenuta d'acconto No (per regime forfetario)

    Esempio pratico

    • Tizio e’ un grafico dipendente che nel 2025 ha fatto tre loghi per tre clienti diversi, guadagnando 4.800 euro. Non ha struttura organizzativa, non si promuove, non ha collaboratori: e’ una prestazione occasionale. Il reddito va nel rigo D5, codice 2 del 730. Poiché 4.800 euro e’ sotto la soglia di 5.000 euro, non scatta l’obbligo contributivo INPS. Se invece avesse guadagnato 6.000 euro, avrebbe dovuto iscriversi alla Gestione Separata e versare contributi sulla quota eccedente i 5.000 euro.

    Documenti necessari

    • Ricevute delle prestazioni emesse (con indicazione della ritenuta d’acconto subita)
    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dai committenti che hanno applicato la ritenuta (causale M o O)
    • Prospetto analitico delle prestazioni: data, cliente, compenso lordo, spese inerenti, netto
    • Eventuale documentazione INPS se si e’ superata la soglia di 5.000 euro e si e’ provveduto all’iscrizione
    • Contratti o accordi scritti con i committenti

    Tizio: traduttore freelance che lavora 'di tanto in tanto'

    Scenario. Tizio e’ impiegato full-time e nel 2025 ha tradotto tre documenti per due aziende, guadagnando 3.500 euro totali. Le aziende gli hanno applicato una ritenuta d’acconto e gli hanno rilasciato la Certificazione Unica. Tizio non ha un sito professionale ne’ si promuove come traduttore.

    Come si applica. L’attivita’ e’ svolta senza continuita’ e senza organizzazione: e’ una prestazione di lavoro autonomo occasionale. Tizio dichiara i 3.500 euro lordi nel rigo D5, codice 2 del 730. Le ritenute d’acconto indicate nelle Certificazioni Uniche vanno nella colonna delle ritenute. Poiche’ i compensi non superano 5.000 euro, non c’e’ obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Se nei prossimi anni le traduzioni aumentassero di frequenza e volume, Tizio dovrebbe valutare l’apertura della partita IVA.

    In pratica

    • Sotto 5.000 euro di compensi: nessun obbligo INPS, solo dichiarazione nel rigo D5.
    • Le ritenute d’acconto della Certificazione Unica si scomputano dall’IRPEF.
    • La continuita’ crescente negli anni puo’ trasformare l’occasionale in abituale.

    Sempronia: consulente che ha 'esagerato' con le prestazioni occasionali

    Scenario. Sempronia e’ pensionata e nel 2025 ha fornito consulenze a cinque aziende per un totale di 8.000 euro, sempre senza partita IVA. Non ha mai aperto la partita IVA e continua a definirsi ‘occasionale’.

    Come si applica. Con cinque clienti diversi, 8.000 euro di compensi e un’attivita’ che si ripete da anni, e’ molto difficile sostenere l’occasionalita’. Sul piano previdenziale, avendo superato 5.000 euro, Sempronia era obbligata a iscriversi alla Gestione Separata INPS e a versare i contributi sulla quota eccedente i 5.000 euro (cioe’ su 3.000 euro). Sul piano fiscale, se l’Agenzia delle Entrate considera l’attivita’ come abituale, Sempronia avrebbe dovuto aprire la partita IVA. In mancanza, rischia sanzioni. Dichiarare i redditi nel D5 e’ comunque meglio che non dichiararli, ma il problema strutturale dell’assenza di partita IVA va affrontato.

    In pratica

    • Sopra 5.000 euro: obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS sulla quota eccedente.
    • La molteplicita’ di clienti e la ripetitivita’ degli anni segnalano l’abitualita’.
    • In caso di dubbio sulla propria situazione, e’ prudente consultare un commercialista.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quanto posso guadagnare senza aprire la partita IVA?

    Non esiste una soglia di importo che autorizza automaticamente la prestazione occasionale. Il criterio e’ l’abitualita’ e l’organizzazione dell’attivita’, non l’importo. L’unica soglia numerica rilevante e’ quella INPS: sopra 5.000 euro di compensi annui da lavoro autonomo occasionale scattano gli obblighi contributivi verso la Gestione Separata.

    La soglia dei 5.000 euro INPS si applica anche chi ha gia' la partita IVA?

    No, la soglia dei 5.000 euro riguarda specificamente chi svolge prestazioni di lavoro autonomo occasionale senza partita IVA, come indicato nelle istruzioni al rigo D5 del 730 (Circ. INPS n. 104/2001). Chi ha partita IVA ha obblighi previdenziali propri (Cassa professionale o Gestione Separata INPS).

    Se ho la partita IVA posso ancora dichiarare qualcosa nel 730?

    No: chi ha partita IVA e redditi da lavoro autonomo deve usare il Modello Redditi PF. La legge prevede esplicitamente che i redditi di lavoro autonomo per i quali e’ richiesta la partita IVA non possono essere dichiarati con il 730.

    La ricevuta per prestazione occasionale ha un massimale?

    Non esiste un massimale legale per la singola ricevuta. Ma se nel corso dell’anno le prestazioni si moltiplicano e superano i 5.000 euro complessivi, scattano gli obblighi INPS. E se l’attivita’ diventa abituale, si e’ obbligati alla partita IVA indipendentemente dall’importo.

    Posso fare prestazioni occasionali per lo stesso cliente piu' volte?

    In linea di principio si’, ma la ripetitivita’ verso lo stesso cliente e’ uno degli elementi che fanno propendere per l’abitualita’. Non c’e’ un numero massimo di volte fissato per legge, ma la costanza del rapporto nel tempo puo’ far riqualificare l’attivita’ come lavoro subordinato o autonomo abituale.

    Se il committente e' un privato, applica comunque la ritenuta d'acconto?

    No: solo i committenti che rivestono la qualifica di sostituto d’imposta (aziende, professionisti, enti) sono obbligati ad applicare la ritenuta. Se chi ti paga e’ un privato senza partita IVA, non applica ritenute. Sei comunque tenuto a dichiarare il compenso lordo nel rigo D5.

    Vedi anche: Ritenuta d’acconto sulla prestazione occasionale e Lavoro autonomo occasionale.

  • Imposta provinciale di trascrizione (IPT): cos’è

    In sintesi

    • L’IPT è un tributo provinciale dovuto per le formalità al PRA (Pubblico Registro Automobilistico)
    • Si paga tipicamente al passaggio di proprietà di un veicolo usato e alle prime immatricolazioni
    • L’importo varia in base alla potenza del veicolo espressa in kW
    • Ogni provincia può applicare una maggiorazione entro il limite stabilito dalla legge
    • Il versamento avviene contestualmente alla pratica, tramite STA, agenzia pratiche auto o ACI
    • Va distinta dall’imposta di bollo e dagli emolumenti ACI che si pagano separatamente

    Che cos'è l'imposta provinciale di trascrizione

    L’imposta provinciale di trascrizione, nota con la sigla IPT, è un tributo di competenza provinciale che si applica ogni volta che al Pubblico Registro Automobilistico (PRA) si effettuano formalità di trascrizione, iscrizione o annotazione relative a un veicolo. In pratica, la si incontra quasi sempre quando si acquista o si vende un’auto o una moto usata, oppure quando un veicolo nuovo viene immatricolato per la prima volta.

    Il gettito dell’IPT spetta alla provincia nel cui territorio è eseguita la formalità, ed è proprio questo elemento – la competenza provinciale – che rende l’imposta variabile da territorio a territorio. La legge statale fissa la struttura base del tributo, ma riconosce alle province la facoltà di applicare una maggiorazione entro un limite massimo previsto dalla norma. Chi deve pagare l’IPT troverà quindi importi diversi a seconda della provincia in cui viene effettuata la pratica.

    Conoscere come funziona l’IPT è utile sia per chi acquista un’auto usata sia per chi vende, perché il tributo incide sul costo complessivo del trasferimento del veicolo e può variare in misura significativa in base alle caratteristiche dell’auto e alla provincia competente.

    Struttura dell'IPT: criteri di calcolo
    Elemento Come funziona Note pratiche
    Potenza del veicolo Quota fissa fino a una soglia di kW, poi importo aggiuntivo per ogni kW eccedente Espressa in kilowatt (kW)
    Provincia competente Può applicare una maggiorazione sull'importo base entro il limite di legge Verificare la delibera provinciale vigente
    Tipologia di veicolo Esistono regimi particolari per veicoli strumentali e autocarri Importo diverso rispetto alle auto ordinarie
    Momento del pagamento Contestuale alla pratica al PRA Tramite STA, agenzia pratiche auto o ACI

    Esempio pratico

    • Tizio acquista un’auto usata da Caio e si rivolge a un’agenzia di pratiche auto per registrare il passaggio di proprietà al PRA: l’agenzia calcola l’IPT dovuta sommando la quota fissa prevista per la potenza del veicolo e l’eventuale importo aggiuntivo per i kW eccedenti la soglia, applicando la maggiorazione fissata dalla propria provincia, e richiede il versamento prima di trasmettere la pratica telematicamente.

    Documenti necessari

    • Documento di identità di acquirente e venditore
    • Atto di vendita o contratto di compravendita del veicolo con firma autenticata
    • Carta di circolazione del veicolo (libretto)
    • Certificato di proprietà o documento unico di circolazione
    • Modello NP-3 per la richiesta di trascrizione al PRA (compilato dall’agenzia o dallo STA)
    • Ricevuta del versamento dell’IPT e delle altre spese di pratica

    Caso 1 – Acquisto di un'auto usata tra privati

    Scenario. Tizio acquista da Caio un’autovettura usata di media cilindrata. Le parti si accordano sul prezzo e firmano l’atto di vendita davanti a un pubblico ufficiale per l’autenticazione della firma. Tizio vuole sapere quanto costerà registrare il passaggio di proprietà al PRA.

    Come si applica. L’IPT è calcolata in funzione della potenza dell’auto in kW: fino a una certa soglia si applica un importo fisso, per i kW che la superano si aggiunge una quota per ogni kW eccedente. A questo si somma l’eventuale maggiorazione applicata dalla provincia di competenza. Tizio deve chiedere all’agenzia o allo STA il preventivo aggiornato prima di procedere, perché sia la tariffa base sia la maggiorazione provinciale possono variare nel tempo in base alle delibere vigenti.

    In pratica

    • Rivolgersi a un’agenzia di pratiche auto o allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA) per ottenere il calcolo esatto dell’IPT
    • Verificare se la propria provincia applica la maggiorazione massima consentita dalla legge o un’aliquota inferiore
    • Tenere presente che l’IPT si versa insieme alle altre spese di pratica (bollo, emolumenti ACI, diritti DT) in un’unica operazione

    Caso 2 – Passaggio di proprietà di un veicolo strumentale di Alfa Srl

    Scenario. Alfa Srl cede a un’altra società un furgone commerciale iscritto a suo nome al PRA. Il veicolo è classificato come autocarro e veniva utilizzato per l’attività d’impresa. L’amministratore si chiede se l’IPT sia la stessa applicabile alle autovetture.

    Come si applica. Per gli autocarri e i veicoli strumentali esistono regimi particolari: l’importo dell’IPT può differire da quello previsto per le autovetture ordinarie. Anche in questo caso la potenza del veicolo in kW è il parametro di riferimento per il calcolo, ma le tariffe applicabili possono essere diverse. Alfa Srl dovrà verificare con l’agenzia di pratiche auto o con l’ACI la tariffa specifica per la categoria del proprio veicolo e la provincia competente.

    In pratica

    • Verificare la categoria del veicolo (autovettura, autocarro, veicolo strumentale) prima di stimare il costo della pratica
    • Richiedere un preventivo dettagliato che distingua IPT, bollo, emolumenti ACI e diritti DT
    • Conservare la ricevuta di pagamento dell’IPT ai fini contabili e fiscali dell’impresa

    Quando rivolgersi a un professionista

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    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi paga l'IPT, il venditore o l'acquirente?

    In linea generale, l’IPT è a carico di chi richiede la formalità al PRA, ossia tipicamente l’acquirente del veicolo, che deve effettuare la trascrizione del passaggio di proprietà a proprio nome. Le parti possono tuttavia accordarsi diversamente nel contratto di vendita.

    L'IPT si paga anche per un'auto nuova?

    Sì, l’IPT è dovuta anche per le prime immatricolazioni, quindi anche per i veicoli nuovi. In quel caso la pratica è solitamente curata dal concessionario, che include il costo dell’IPT nel totale delle spese di immatricolazione.

    Come si calcola l'IPT in base ai kW?

    La legge prevede una quota fissa per i veicoli fino a una certa potenza e un importo aggiuntivo per ogni kW eccedente tale soglia. L’importo esatto va verificato sulla tariffa vigente, perché può essere aggiornato, e occorre aggiungere l’eventuale maggiorazione applicata dalla provincia competente.

    Ogni provincia applica la stessa IPT?

    No. La struttura di base è uguale in tutto il territorio nazionale, ma ogni provincia può applicare una maggiorazione entro il limite massimo fissato dalla legge. Per questo l’importo finale può differire anche in misura rilevante da una provincia all’altra.

    Dove si versa l'IPT?

    L’IPT si versa contestualmente alla pratica di trascrizione al PRA, di norma tramite lo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA), un’agenzia di pratiche auto autorizzata o direttamente tramite l’ACI. Non si paga separatamente con F24 come molte altre imposte.

    L'IPT è la stessa cosa dell'imposta di bollo sul libretto?

    No. Sono tributi distinti. L’IPT remunera la formalità di trascrizione al PRA, mentre l’imposta di bollo riguarda la registrazione dell’atto e l’aggiornamento della carta di circolazione. A questi si aggiungono anche gli emolumenti ACI e i diritti della Motorizzazione (diritti DT), che completano il costo totale della pratica.

    Cosa succede se non si registra il passaggio di proprietà entro i termini?

    Chi non effettua la trascrizione entro i termini previsti rischia sanzioni amministrative. È quindi importante completare la pratica tempestivamente dopo la firma dell’atto di vendita, sia per regolarizzare la situazione al PRA sia per evitare conseguenze in caso di sinistri, infrazioni o altri eventi che riguardino il veicolo.

  • Esonero contributivo 2026: quando si perde per cumulo con altri sgravi? caso

    In sintesi

    • L’esonero contributivo (commi 214-218 LB 2026) non si applica ai contratti di lavoro domestico
    • L’esonero non si applica ai rapporti di apprendistato
    • Non e’ cumulabile con altri esoneri o riduzioni di aliquote di finanziamento previsti dalla normativa
    • E’ compatibile senza riduzione con la super-deduzione per nuove assunzioni (art. 4 D.Lgs. 216/2023)
    • La norma e’ in attesa di decreto attuativo: le istruzioni operative INPS non sono ancora disponibili

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 217 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026 e in attesa di decreto attuativo INPS, stabilisce che l’esonero contributivo dei commi 214-218 non si applica al lavoro domestico e all’apprendistato, e non e’ cumulabile con altri esoneri o riduzioni di aliquote. E’ invece compatibile, senza riduzione, con la maggiorazione del costo deducibile per nuove assunzioni ex art. 4 D.Lgs. 216/2023.

    Approfondimento normativo completo: Comma 217 LB26: limiti ed esclusioni all esonero contributivo de.

    Cosa prevede il comma 217 sul cumulo dell'esonero contributivo 2026

    Il comma 217 della legge di bilancio 2026 delimita il perimetro di applicazione dell’esonero contributivo introdotto dai commi 214-218. La norma opera su due livelli: da un lato esclude intere categorie di rapporti di lavoro dall’accesso all’esonero; dall’altro regola i rapporti tra l’esonero e gli altri incentivi previdenziali presenti nell’ordinamento. Queste regole si applicano dal 1° gennaio 2026, ma le istruzioni operative dell’INPS non sono ancora disponibili: la norma e’ in attesa di decreto attuativo.

    Sul fronte delle esclusioni, il comma 217 estromette due categorie: i rapporti di lavoro domestico e i rapporti di apprendistato. La scelta riflette la natura strutturalmente diversa di questi contratti rispetto al lavoro subordinato ordinario ex art. 2094 c.c. che costituisce il presupposto dell’esonero. Chi impiega collaboratori domestici o assume apprendisti non puo’ avvalersi dell’esonero dei commi 214-218, indipendentemente dagli altri requisiti soddisfatti.

    Sul fronte del cumulo, la norma stabilisce un divieto generale: l’esonero non e’ cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente. Fa eccezione la maggiorazione del costo ammesso in deduzione per nuove assunzioni di cui all’articolo 4 del D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 216 (cosiddetta super-deduzione): con questo istituto la compatibilita’ e’ piena e senza riduzione dell’esonero.

    Cosa verificare prima di applicare l'esonero contributivo 2026

    • Verificare che il rapporto di lavoro non sia domestico ne’ di apprendistato: queste categorie sono escluse
    • Controllare se si stanno gia’ applicando altri esoneri o riduzioni di aliquote sullo stesso rapporto
    • In caso di cumulo vietato, scegliere l’incentivo piu’ conveniente poiche’ non e’ possibile sommarli
    • Verificare la compatibilita’ con la super-deduzione nuove assunzioni (art. 4 D.Lgs. 216/2023): e’ ammessa
    • Attendere il decreto attuativo e la circolare/messaggio INPS prima di esporre l’esonero in UniEmens

    Caso 1: Tizio, datore di lavoro che vuole cumulare due sgravi

    Scenario. Tizio e’ titolare di un’impresa e assume un lavoratore dipendente a tempo indeterminato. Sta gia’ beneficiando di un esonero contributivo previsto da una normativa precedente per quella tipologia di assunzione. Vorrebbe sapere se puo’ sommare anche l’esonero dei commi 214-218 della legge di bilancio 2026, cosi’ da ridurre ulteriormente il costo contributivo.

    Come si legge in pratica. Il comma 217 stabilisce che l’esonero dei commi 214-218 ‘non e’ cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente’. La disposizione non distingue tra tipologie di esoneri: il divieto e’ generale. Tizio non puo’ applicare entrambi gli esoneri contemporaneamente sullo stesso rapporto di lavoro. Dovra’ scegliere quale dei due incentivi e’ piu’ conveniente per la propria situazione, tenendo conto che le istruzioni operative dell’INPS (codice di autorizzazione, modalita’ di esposizione in UniEmens) non sono ancora disponibili in attesa del decreto attuativo. La scelta va valutata con un consulente del lavoro.

    Riepilogo Caso 1

    • Rapporto di lavoro: dipendente a tempo indeterminato – non escluso dal comma 217
    • Esonero precedente gia’ attivo: presente sullo stesso rapporto
    • Cumulo con esonero commi 214-218 LB 2026: VIETATO dal comma 217
    • Soluzione: scegliere l’incentivo piu’ conveniente, non cumulare
    • Nota: istruzioni operative INPS in attesa di decreto attuativo – non esporre in UniEmens prima

    Caso 2: Caia, datore di lavoro che assume con apprendistato

    Scenario. Caia gestisce un laboratorio artigianale e ha assunto nel gennaio 2026 una giovane lavoratrice con contratto di apprendistato professionalizzante. Vorrebbe verificare se puo’ beneficiare dell’esonero contributivo previsto dai commi 214-218 della legge di bilancio 2026 su quel contratto.

    Come si legge in pratica. Il comma 217 esclude espressamente i rapporti di apprendistato dall’esonero dei commi 214-218. La norma non distingue tra le diverse tipologie di apprendistato (professionalizzante, di primo livello, di alta formazione): usa la locuzione generica ‘rapporti di apprendistato’. Caia non puo’ applicare l’esonero dei commi 214-218 sul contratto di apprendistato stipulato con la giovane lavoratrice. Potra’ eventualmente beneficiare degli incentivi specifici previsti per i contratti di apprendistato da altre normative, che restano applicabili indipendentemente dal comma 217.

    Riepilogo Caso 2

    • Rapporto di lavoro: apprendistato professionalizzante – espressamente escluso dal comma 217
    • Esonero commi 214-218 LB 2026: NON applicabile al contratto di apprendistato
    • Incentivi sull’apprendistato: quelli specifici previsti da altre normative restano applicabili
    • Cumulo da valutare: non rilevante poiche’ l’esonero 214-218 e’ escluso in radice
    • Consiglio: verificare gli incentivi specifici sull’apprendistato con un consulente del lavoro

    Caso 3: Sempronio, datore di lavoro che assume e beneficia della super-deduzione

    Scenario. Sempronio e’ amministratore di una piccola societa’ che nel 2026 assume un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, rientrando nella platea della super-deduzione per nuove assunzioni ex art. 4 del D.Lgs. 216/2023. Vuole sapere se puo’ anche applicare l’esonero contributivo dei commi 214-218 della legge di bilancio 2026 sullo stesso rapporto.

    Come si legge in pratica. Il comma 217 prevede un’eccezione specifica: l’esonero dei commi 214-218 ‘e’ compatibile senza alcuna riduzione con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 2023, n. 216′. La super-deduzione e l’esonero contributivo possono coesistere sullo stesso rapporto di lavoro, senza che l’una riduca l’altra. Sempronio puo’ quindi beneficiare di entrambi gli incentivi contemporaneamente: la super-deduzione opera sul piano fiscale (deduzione IRES/IRPEF maggiorata del costo del lavoro), mentre l’esonero opera sul piano contributivo. Per l’applicazione operativa dell’esonero in UniEmens e’ necessario attendere il decreto attuativo e le istruzioni dell’INPS.

    Riepilogo Caso 3

    • Rapporto di lavoro: dipendente a tempo indeterminato – ammesso all’esonero 214-218
    • Super-deduzione nuove assunzioni (art. 4 D.Lgs. 216/2023): applicabile
    • Cumulo esonero contributivo + super-deduzione: AMMESSO, senza riduzione reciproca
    • Effetto: doppio vantaggio – risparmio contributivo + maggiore deduzione fiscale del costo lavoro
    • Nota operativa: istruzioni INPS per l’esonero in UniEmens ancora in attesa di decreto attuativo

    Quando conviene una verifica

    Un esperto verifica se l’esonero dei commi 214-218 e’ applicabile ai tuoi rapporti di lavoro e gestisce la pratica INPS. Parla con un consulente del lavoro.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quando saranno disponibili le istruzioni operative dell'INPS sull'esonero 2026?

    Il comma 217 della legge di bilancio 2026 indica espressamente che la norma e’ in attesa di decreto attuativo. Si attende una circolare o un messaggio dell’INPS che fornisca le istruzioni operative su codice di autorizzazione, modalita’ di richiesta e di esposizione in UniEmens. Fino alla pubblicazione di queste istruzioni non e’ possibile applicare l’esonero in busta paga. Questa pagina sara’ aggiornata quando il decreto e le istruzioni INPS saranno disponibili.

    Il lavoro domestico e' escluso per tutte le tipologie o solo per alcune?

    Il comma 217 usa la locuzione ‘rapporti di lavoro domestico‘ senza distinzioni: sono esclusi tutti i rapporti che rientrano in quella categoria, indipendentemente dall’orario (full-time o part-time), dalla natura delle mansioni (colf, badante, baby-sitter) o dalla nazionalita’ del lavoratore. Il lavoro domestico e’ strutturalmente diverso dal lavoro subordinato ordinario ex art. 2094 c.c. che costituisce il presupposto dell’esonero dei commi 214-218.

    Se ho gia' un esonero in corso e voglio applicare anche quello del comma 217, cosa succede?

    Il comma 217 vieta il cumulo dell’esonero dei commi 214-218 con ‘altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente’. Se si sta gia’ applicando un altro esonero sullo stesso rapporto, non e’ possibile sommarvi quello dei commi 214-218. Il datore di lavoro deve scegliere un solo incentivo da applicare, valutando quale sia economicamente piu’ vantaggioso per la propria situazione specifica.

    La super-deduzione si riduce se si applica anche l'esonero contributivo?

    No. Il comma 217 stabilisce espressamente che l’esonero dei commi 214-218 e’ compatibile con la super-deduzione nuove assunzioni ex art. 4 del D.Lgs. 216/2023 ‘senza alcuna riduzione‘. I due istituti operano su piani diversi: la super-deduzione incide sulla base imponibile fiscale (IRES o IRPEF), mentre l’esonero incide sulle aliquote contributive. La compatibilita’ piena e’ espressamente prevista dalla norma, che esclude qualsiasi effetto riduttivo di uno sull’altro.

    L'esonero contributivo dei commi 214-218 si applica ai contratti a tempo determinato?

    Il comma 217 esclude esplicitamente solo il lavoro domestico e i rapporti di apprendistato. Non esclude in modo generico i contratti a tempo determinato. Tuttavia, i commi 214-216 della legge di bilancio 2026 – che definiscono i presupposti sostanziali dell’esonero – potrebbero porre condizioni aggiuntive relative alla tipologia contrattuale. Per stabilire se un contratto a tempo determinato rientra nell’esonero occorre esaminare l’insieme dei commi da 214 a 218 e attendere le istruzioni operative dell’INPS.

  • 730 precompilato 2026: come accedere, modificarlo e inviarlo

    In sintesi

    • Disponibile dal 30 aprile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nell’area dedicata alla dichiarazione precompilata.
    • Accesso con identità digitale: SPID, CIE (Carta di identità elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
    • Modalità semplificata: linguaggio guidato che consente di confermare o modificare i dati con un percorso assistito.
    • Vantaggi sui controlli: se presentato senza modifiche, non si effettuano i controlli documentali sugli oneri comunicati da terzi.
    • Scadenza: il 730 precompilato deve essere presentato entro il 30 settembre, direttamente all’AdE, al CAF, al professionista o al sostituto d’imposta.
    • Rimborso automatico: il credito è accreditato in busta paga (luglio) o sulla rata di pensione (agosto o settembre).

    Come funziona il 730 precompilato 2026

    A partire dal 30 aprile l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la dichiarazione dei redditi precompilata nell’area dedicata del proprio sito web. Il modello 730/2026 riguarda i redditi percepiti nel 2025 e si rivolge a lavoratori dipendenti, pensionati e alle altre categorie abilitate a usare il modello 730.

    Il 730 precompilato contiene già i dati che l’AdE ha acquisito da fonti terze: la Certificazione Unica inviata dal sostituto d’imposta (redditi da lavoro dipendente o pensione, ritenute, familiari a carico), gli oneri detraibili e deducibili comunicati da banche, assicurazioni, strutture sanitarie, enti previdenziali e altre fonti, oltre ai dati degli immobili presenti nell’Anagrafe tributaria e ai pagamenti effettuati con modello F24.

    L’area web mette a disposizione anche la modalità di compilazione semplificata: le informazioni sono presentate con un linguaggio accessibile e il contribuente le può confermare o modificare attraverso un percorso guidato, senza intervenire direttamente nei campi del modello. Questa modalità offre le stesse agevolazioni sui controlli della presentazione diretta ordinaria.

    Il contribuente che non intende usare il precompilato può presentare il 730 nelle modalità ordinarie entro il 30 settembre, rivolgendosi al sostituto d’imposta (se ha comunicato entro il 15 gennaio di prestare assistenza fiscale), a un CAF-dipendenti o a un professionista abilitato (consulente del lavoro, dottore commercialista, esperto contabile, ragioniere o perito commerciale).

    Scadenze e canali di presentazione del 730 precompilato 2026
    Canale Scadenza consegna prospetto di liquidazione al contribuente
    Presentazione entro il 31 maggio 15 giugno
    Presentazione dal 1° al 20 giugno 29 giugno
    Presentazione dal 21 giugno al 15 luglio 23 luglio
    Presentazione dal 16 luglio al 31 agosto 15 settembre
    Presentazione dal 1° al 30 settembre 30 settembre
    Rimborso IRPEF in busta paga (dipendenti) Da luglio
    Rimborso IRPEF in rata di pensione Da agosto o settembre

    Esempio pratico

    • Tizio, dipendente privato, accede al 730 precompilato il 5 maggio con SPID. Trova già inseriti i redditi da lavoro risultanti dalla Certificazione Unica, gli interessi passivi sul mutuo comunicati dalla banca e le spese sanitarie trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria. Verifica i dati, li accetta senza modifiche e invia direttamente tramite il sito AdE. Poiché non ha apportato modifiche, nessun controllo documentale sarà effettuato sugli oneri comunicati da terzi. A luglio riceve il rimborso IRPEF direttamente in busta paga.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica 2026 rilasciata dal sostituto d’imposta
    • Credenziali SPID, CIE o CNS per l’accesso all’area riservata AdE
    • Documentazione degli oneri non presenti nella dichiarazione precompilata (es. spese sportive dei figli)
    • Delega per l’accesso al precompilato (se si presenta tramite CAF o professionista)
    • Modello 730-1 in busta chiusa con la scelta per la destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF

    Caso 1: Tizio accetta il precompilato senza modifiche

    Scenario. Tizio è un lavoratore dipendente con un unico datore di lavoro. Il 730 precompilato riporta correttamente reddito, ritenute, spese sanitarie e interessi sul mutuo. Non ha altre spese da aggiungere.

    Come si applica. Tizio può accettare il modello senza apportare alcuna modifica e inviarlo direttamente tramite il sito AdE. In questo caso non saranno effettuati i controlli documentali sugli oneri comunicati all’Agenzia delle Entrate. Il rimborso, se spettante, verrà erogato dal datore di lavoro a partire da luglio.

    In pratica

    • Accedere con SPID/CIE/CNS all’area dedicata del sito agenziaentrate.gov.it.
    • Verificare i dati e accettare il modello senza modifiche per beneficiare dell’agevolazione sui controlli.
    • Compilare e consegnare il Mod. 730-1 con la scelta dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’IRPEF.

    Caso 2: Caio integra il precompilato con spese non presenti

    Scenario. Caio ha figli che praticano attività sportiva. Le relative spese non risultano nel 730 precompilato perché la palestra non ha trasmesso i dati all’AdE. Vuole aggiungere queste spese per fruire della detrazione.

    Come si applica. Caio può modificare il 730 precompilato aggiungendo gli oneri mancanti. Le modifiche che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta comportano che i controlli documentali riguarderanno esclusivamente i dati che hanno determinato la modifica, mentre gli oneri comunicati da terzi non modificati restano esenti da controllo. Caio dovrà conservare i giustificativi di spesa fino al 31 dicembre 2031.

    In pratica

    • Inserire le spese sportive dei figli nella sezione dedicata del 730 precompilato e salvare il nuovo prospetto di liquidazione.
    • Conservare ricevute e attestati di pagamento fino al 31 dicembre 2031, termine entro cui l’AdE può richiedere i documenti.
    • Il rimborso spettante sarà erogato direttamente dal datore di lavoro a partire da luglio.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Da quando è disponibile il 730 precompilato 2026?

    Il 730 precompilato 2026 è disponibile a partire dal 30 aprile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, nell’area dedicata alla dichiarazione precompilata.

    Come si accede al 730 precompilato?

    Si accede tramite identità digitale: SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta di identità elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). L’Agenzia delle Entrate non rilascia più credenziali proprie, salvo casi particolari.

    Entro quando va presentato il 730 precompilato?

    Il termine di presentazione è il 30 settembre 2026, sia per la presentazione diretta all’AdE sia tramite CAF, professionista abilitato o sostituto d’imposta.

    Cosa succede se si accetta il precompilato senza modifiche?

    Non vengono effettuati i controlli documentali sugli oneri detraibili e deducibili che sono stati comunicati all’Agenzia delle Entrate da soggetti terzi. Si tratta di un vantaggio significativo rispetto alla dichiarazione ordinaria.

    Quando arriva il rimborso dal 730?

    Il rimborso IRPEF viene erogato dal datore di lavoro a partire dal mese di luglio; per i pensionati, l’ente pensionistico provvede a partire da agosto o settembre.

    Si può delegare qualcuno ad accedere al proprio 730 precompilato?

    Sì. Il contribuente può delegare il proprio sostituto d’imposta, un CAF o un professionista abilitato, consegnando un’apposita delega per l’accesso al 730 precompilato. Può anche avvalersi di una persona di fiducia, secondo le modalità descritte sul sito AdE.

  • Articolo 79 L. 184/1983: Estensione effetti adozione a affiliazioni pregresse

    Art. 79 L. 184/1983 – Estensione effetti adozione a affiliazioni pregresse

    Testo vigente – Legge 4 maggio 1983, n. 184 (aggiornato da Normattiva)

    Entro tre anni dall'entrata in vigore della presente legge i coniugi che risultino forniti dei requisiti di cui all'articolo 6 possono chiedere al tribunale per i minorenni di dichiarare, semprechè il provvedimento risponda agli interessi dell'adottato e dell'affiliato, con decreto motivato, l'estensione degli effetti della adozione nei confronti degli affiliati o adottati ai sensi dell'articolo 291 del codice civile, precedentemente in vigore, se minorenni all'epoca del relativo provvedimento. Il tribunale dispone l'esecuzione delle opportune indagini di cui all'articolo 57, sugli adottanti e sull'adottato o affiliato. Gli adottati o affiliati che abbiano compiuto gli anni dodici e, in considerazione della loro capacità di discernimento,
    anche i minori di età inferiore devono essere sentiti; se hanno compiuto gli anni quattordici devono prestare il consenso. Il coniuge dell'adottato o affiliato, se convivente e non legalmente separato, deve prestare l'assenso. I discendenti degli adottanti o affilianti che hanno superato gli anni quattordici devono essere sentiti. Se gli adottati o affiliati sono figli legittimi o riconosciuti è necessario l'assenso dei genitori. Nel caso di irreperibilità o di rifiuto non motivato, su ricorso degli adottanti o affilianti, sentiti il pubblico ministero, i genitori dell'adottato o affiliato e quest'ultimo, se ha compiuto gli anni dodici, decide il tribunale con sentenza che, in caso di accoglimento della domanda, tiene luogo dell'assenso mancante. Al decreto relativo all'estensione degli effetti dell'adozione si applicano le disposizioni di cui agli articoli 25, 27 e 28, in quanto compatibili. Il decreto del tribunale per i minorenni che nega l'estensione degli effetti dell'adozione può essere impugnato anche dall'adottato o affiliato se maggiorenne.

  • Sopravvenienze attive e passive: come si tassano in impresa

    In sintesi

    • Sopravvenienze attive tassabili: sono proventi che emergono in modo imprevisto, come incassi a fronte di costi gia dedotti in anni precedenti o insussistenza di passivita iscritte in bilancio (art. 88 TUIR).
    • Alcune sopravvenienze si rateizzano: contributi e liberalita in denaro o in natura possono concorrere al reddito in quote costanti fino a 5 esercizi consecutivi (art. 88, comma 3, lett. b TUIR).
    • Sopravvenienze passive deducibili: le perdite e le sopravvenienze passive riducono il reddito dell’esercizio in cui emergono, secondo le regole dell’art. 101 TUIR.
    • Distinzione chiave: una sopravvenienza attiva non e un ricavo ordinario, ma un provento «fuori ciclo» che la fiscalita tratta come componente positivo di reddito.
    • Impatto sul quadro RF: le sopravvenienze attive rientrano nelle variazioni in aumento; quelle rateizzate vanno indicate nel prospetto RS del modello Redditi SC.

    Cosa sono le sopravvenienze e perche interessano la fiscalita d'impresa

    Nel linguaggio contabile una sopravvenienza e un provento o un costo che emerge in un esercizio diverso da quello a cui si riferisce economicamente. In pratica si tratta di qualcosa che non era previsto: un debito che non occorre piu pagare, un rimborso che arriva su una spesa gia dedotta, un contributo pubblico incassato. La domanda che si pone ogni impresa e societa e: questo importo va tassato subito? Va distribuito su piu anni? Oppure riduce direttamente il reddito imponibile?

    Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) risponde in modo chiaro agli artt. 88 e 101. Le sopravvenienze attive – cioe i proventi inattesi – sono in linea generale tassate nell’esercizio in cui emergono. Le sopravvenienze passive – cioe i costi o le perdite impreviste – sono deducibili secondo le condizioni dell’art. 101. La regola di base e la competenza: la sopravvenienza si imputa all’anno in cui si «manifesta» contabilmente e fiscalmente.

    Una variante importante riguarda i contributi e le liberalita. Quando un’impresa riceve un contributo in conto esercizio o una liberalita in denaro o in natura (esclusi quelli direttamente legati all’acquisto di beni ammortizzabili), puo scegliere di non tassare tutto nell’anno di incasso. L’art. 88, comma 3, lett. b del TUIR consente di rateizzare il provento in quote costanti nell’esercizio in cui e incassato e nei quattro successivi, per un massimo di 5 esercizi complessivi.

    Questa flessibilita e utile quando un contributo di importo elevato rischierebbe di «gonfiare» in modo anomalo il reddito di un singolo anno. La scelta per la rateizzazione deve essere effettuata nella dichiarazione relativa all’anno di incasso, compilando l’apposito prospetto RS del modello Redditi SC. Una volta esercitata, la scelta e vincolante per tutti e cinque i periodi.

    Sopravvenienze attive e passive – trattamento fiscale (artt. 88 e 101 TUIR)
    Tipo di sopravvenienza Trattamento fiscale Rateizzabile?
    Sopravvenienza attiva (insussistenza di passivita, incasso su costo gia dedotto) Tassata per intero nell'esercizio di competenza No
    Contributo o liberalita in denaro/natura (art. 88, c. 3, lett. b) Tassata nell'anno di incasso oppure in quote costanti su max 5 esercizi Si (a scelta, da indicare nel prospetto RS)
    Sopravvenienza passiva (perdita, costo imprevisto deducibile) Deducibile nell'esercizio di competenza ex art. 101 TUIR No

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha dedotto nel 2022 un costo per una fornitura di 20.000 euro. Nel 2025 il fornitore rimborsa 8.000 euro perche la merce aveva un difetto non rilevato in tempo. I 8.000 euro costituiscono una sopravvenienza attiva: in bilancio entrano come provento straordinario e fiscalmente concorrono al reddito 2025 per intero. Non e possibile rateizzare questo importo perche non si tratta di un contributo o di una liberalita ma di un semplice rimborso su costo gia dedotto. Se invece Alfa SRL riceve nel 2025 un contributo regionale di 50.000 euro per ammodernamento macchinari (non collegato all’acquisto di beni ammortizzabili), puo scegliere di tassare 10.000 euro all’anno per 5 anni, indicandolo nel prospetto RS della dichiarazione 2025.

    Documenti necessari

    • Contratto o atto che documenta l’origine della sopravvenienza (rimborso, accordo transattivo, lettera di contributo)
    • Delibera o atto pubblico di concessione del contributo o della liberalita
    • Estratto del conto economico con evidenza della voce contabile
    • Prospetto RS del modello Redditi SC (per la scelta di rateizzare)
    • Scritture contabili dell’anno precedente in cui il costo originario era stato dedotto

    Alfa SRL: debito prescritto che non dovra piu pagare

    Scenario. Alfa SRL aveva in bilancio un debito verso un fornitore di 15.000 euro, iscritto nel 2018. Nel 2025, il diritto del fornitore si e prescritto e la societa chiude il debito stornandolo dalla contabilita.

    Come si applica. Lo storno di un debito prescritto configura una sopravvenienza attiva: la passivita iscritta in bilancio non sussiste piu, e quel valore passa a provento. Fiscalmente i 15.000 euro concorrono al reddito imponibile del 2025 per intero, nell’esercizio in cui la societa ha rilevato l’insussistenza. Non e ammessa la rateizzazione perche non si tratta di un contributo o di una liberalita. La variazione va indicata tra i componenti positivi nel quadro RF della dichiarazione.

    In pratica

    • Documentare la prescrizione con una nota interna che attesti la data di scadenza del termine e la mancata richiesta del fornitore
    • Contabilizzare la sopravvenienza attiva nel conto economico dell’esercizio 2025
    • Indicare l’importo nel quadro RF tra le variazioni in aumento, se non gia iscritto nel conto economico con segno positivo

    Beta SNC: contributo pubblico per riqualificazione energetica

    Scenario. Beta SNC riceve nel 2025 un contributo in conto esercizio di 30.000 euro dalla Regione per la sostituzione di impianti di climatizzazione. Il contributo non e collegato all’acquisto di beni ammortizzabili specifici ma e un rimborso a fondo perduto delle spese operative.

    Come si applica. Il contributo rientra nell’art. 88, comma 3, lett. b del TUIR. Beta SNC puo scegliere tra due strade: tassare i 30.000 euro interamente nel 2025, oppure optare per la rateizzazione in cinque quote costanti da 6.000 euro ciascuna (2025, 2026, 2027, 2028, 2029). La scelta va effettuata nella dichiarazione relativa al 2025, compilando il prospetto delle sopravvenienze attive nel quadro RS. Una volta scelto, il metodo non puo essere cambiato per questa specifica sopravvenienza.

    In pratica

    • Verificare che il contributo non sia destinato all’acquisto di un bene ammortizzabile specifico: in quel caso le regole sarebbero diverse
    • Compilare il prospetto RS nella dichiarazione Redditi 2025 indicando la scelta di rateizzazione e l’importo annuale (6.000 euro per 5 anni)
    • Negli anni successivi indicare la quota annuale tra le variazioni in aumento nel quadro RF fino al 2029

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cosa si intende per sopravvenienza attiva?

    E un provento che emerge in modo imprevisto in un esercizio diverso da quello a cui si riferisce economicamente: per esempio, un debito che non si deve piu pagare, un rimborso su un costo gia dedotto, o un contributo pubblico incassato. Secondo l’art. 88 TUIR, le sopravvenienze attive concorrono al reddito imponibile dell’impresa.

    Le sopravvenienze attive si possono rateizzare in piu anni?

    Solo alcune: i contributi e le liberalita in denaro o in natura (che non siano collegati all’acquisto di beni ammortizzabili) possono essere tassati in quote costanti nell’esercizio di incasso e nei quattro successivi, per un massimo di cinque periodi d’imposta. La scelta va fatta nella dichiarazione dell’anno di incasso nel prospetto RS.

    Una sopravvenienza passiva e sempre deducibile?

    E deducibile se rientra nelle condizioni dell’art. 101 TUIR: deve trattarsi di una perdita o di un costo effettivamente sostenuto, documentato e inerente all’attivita d’impresa. Le sopravvenienze passive derivanti da operazioni con soci o da finalita estranee all’impresa non sono deducibili.

    Come si distingue una sopravvenienza da un ricavo ordinario?

    Un ricavo ordinario nasce dal ciclo produttivo tipico dell’impresa (vendita di beni o servizi). Una sopravvenienza attiva origina invece da un evento fuori ciclo: storno di un debito, rimborso su costo gia dedotto, contributo, indennita. La distinzione e importante perche le regole di imputazione temporale possono essere diverse.

    Dove si indicano le sopravvenienze nella dichiarazione dei redditi?

    Nel quadro RF del modello Redditi SC, tra le variazioni in aumento. Se si opta per la rateizzazione di un contributo o di una liberalita, occorre compilare prima il prospetto RS (plusvalenze e sopravvenienze attive) e poi riportare la quota annuale nel rigo RF7 del quadro RF.

  • SNC: come funziona la tassazione per trasparenza

    In sintesi

    • La SNC non è soggetta a IRES o IRPEF: il reddito prodotto dalla società non viene tassato in capo ad essa, ma viene ‘trasferito’ ai soci.
    • Il reddito è imputato in proporzione alle quote di partecipazione agli utili, risultanti da atto pubblico o scrittura privata autenticata.
    • La tassazione avviene a prescindere dalla distribuzione: anche se la società non distribuisce nulla, i soci devono dichiarare e tassare la loro quota di reddito.
    • Ogni socio inserisce la propria quota nel Modello Redditi PF (o nel modello dichiarativo appropriato) e la tassa con le aliquote IRPEF progressive.
    • Se le quote non risultano dagli atti, si presumono proporzionali al valore dei conferimenti; se neppure quello è determinato, si presumono uguali.
    • La società presenta il Modello Redditi SP e rilascia a ogni socio un prospetto con tutti i dati da dichiarare, compreso il reddito (o la perdita) imputato.

    Che cosa significa tassazione per trasparenza

    La società in nome collettivo (SNC) è, nella vita di tutti i giorni, un soggetto che firma contratti, apre un conto corrente, ha una partita IVA. Ma sul fronte delle imposte sui redditi funziona in modo diverso rispetto a una società di capitali come la SRL: la SNC non paga l’imposta sul reddito in prima persona. Il reddito prodotto ‘passa attraverso’ la società e finisce direttamente in testa ai soci, che lo dichiarano e lo tassano nei propri modelli.

    Questo meccanismo si chiama principio di trasparenza fiscale. In pratica, il Fisco ‘guarda attraverso’ la società e vede i soci come se fossero stati loro stessi a produrre quel reddito. Non è una scelta: per le SNC è la regola obbligatoria, senza opzioni. La società presenta il Modello Redditi SP per dichiarare e quantificare il reddito, ma non versa IRES né IRPEF.

    Il punto che sorprende molti imprenditori è che la tassazione scatta a prescindere dalla distribuzione degli utili. Anche se a fine anno i soci decidono di lasciare tutto il denaro in azienda per reinvestirlo, ciascuno deve comunque dichiarare la propria quota di reddito e pagarci le imposte. Il ‘quando incasso’ non conta: conta il reddito prodotto nell’anno.

    Chi paga le imposte nella SNC
    Aspetto Come funziona
    Soggetto che presenta la dichiarazione La SNC (Modello Redditi SP 2026, periodo d'imposta 2025)
    Chi paga IRPEF sul reddito Ciascun socio, nella propria dichiarazione
    Base di calcolo per ogni socio Quota di reddito proporzionale alla quota di partecipazione agli utili
    Momento della tassazione Anno in cui il reddito è prodotto, non quando viene distribuito
    Quote non documentate da atti Presume proporzionali ai conferimenti; se anche questi mancano, presume uguali tra i soci
    Documento che la società rilascia ai soci Prospetto con reddito (o perdita) imputato e tutti i dati da dichiarare (quadro RO)

    Esempio pratico

    • Alfa SNC ha prodotto nel 2025 un reddito d’impresa pari a 120.000 euro. I due soci, Tizio con quota del 60% e Caio con quota del 40%, non hanno distribuito nulla: hanno deciso di tenere tutto in azienda. Nonostante questo, Tizio deve dichiarare 72.000 euro (60% di 120.000) nel proprio Modello Redditi PF e Caio 48.000 euro (40% di 120.000). Entrambi applicano le aliquote IRPEF progressive sui rispettivi importi. La SNC presenta il Modello Redditi SP, quantifica i 120.000 euro nel quadro RN e indica in quadro RO le quote di ciascun socio: non versa però alcuna IRES.

    Documenti necessari

    • Atto costitutivo o statuto della SNC con le quote di partecipazione agli utili
    • Scrittura privata autenticata se le quote sono state modificate
    • Modello Redditi SP 2026 compilato dalla società (per l’archivio e per il prospetto ai soci)
    • Prospetto rilasciato dalla società a ciascun socio con reddito/perdita imputato e crediti d’imposta
    • Documentazione contabile (libro giornale, registro IVA) per determinare il reddito d’impresa

    Soci con quote uguali, nessuna distribuzione

    Scenario. Beta SNC ha tre soci con quote uguali (un terzo ciascuno). A fine 2025 il reddito è 90.000 euro. I soci non distribuiscono nulla.

    Come si applica. Ciascun socio deve dichiarare 30.000 euro nel proprio Modello Redditi PF, indipendentemente dalla mancata distribuzione. La tassazione segue il principio di trasparenza: il reddito è imputato nell’anno in cui è prodotto.

    In pratica

    • La SNC presenta il Modello Redditi SP e quantifica i 90.000 euro nel quadro RN.
    • Rilascia a ogni socio un prospetto con la quota di 30.000 euro da riportare nella dichiarazione personale.
    • Ogni socio applica le aliquote IRPEF sul proprio reddito complessivo, aggiungendo i 30.000 euro agli altri redditi eventualmente percepiti.

    Quote non risultanti dagli atti

    Scenario. Gamma SNC ha due soci, Tizio e Caio. L’atto costitutivo non indica le quote di partecipazione agli utili. Tizio ha conferito 60.000 euro e Caio 40.000 euro.

    Come si applica. Secondo le istruzioni del Modello Redditi SP 2026, se le quote non risultano da atto pubblico o scrittura privata autenticata, si presumono proporzionali al valore dei conferimenti. Tizio ha quindi una quota del 60% e Caio del 40%. Se neppure il valore dei conferimenti fosse determinato, le quote si presumerebbero uguali.

    In pratica

    • In quadro RO la SNC indica il 60% per Tizio e il 40% per Caio sulla base dei conferimenti.
    • Ogni socio riceve dal prospetto societario la propria quota di reddito da dichiarare.
    • Per evitare contestazioni, è sempre preferibile fissare le quote per iscritto con atto autenticato prima dell’inizio del periodo d’imposta.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    La SNC deve pagare l'IRES?

    No. La SNC non è soggetta all’IRES (imposta sul reddito delle società). Il reddito viene imputato per trasparenza ai soci, che lo tassano con l’IRPEF nella propria dichiarazione personale.

    Se la SNC non distribuisce utili, i soci devono comunque pagare le imposte?

    Sì. Il principio di trasparenza fiscale fa sì che la tassazione avvenga nell’anno in cui il reddito è prodotto, indipendentemente da qualsiasi decisione di distribuzione. Il ‘quando si incassa’ non rileva.

    Come si determina la quota di reddito imputata a ciascun socio?

    In base alla quota di partecipazione agli utili risultante da atto pubblico o scrittura privata autenticata. Se non c’è nessun atto, si guarda al valore dei conferimenti; se neppure quello è determinato, le quote si considerano uguali tra i soci.

    Che documento deve rilasciare la SNC ai soci?

    Le istruzioni del Modello Redditi SP 2026 prevedono che la società rilasci a ciascun socio un prospetto con la ragione sociale, il codice fiscale, la quota percentuale di partecipazione agli utili, il reddito (o la perdita) imputato e una serie di altri dati utili per la dichiarazione personale.

    Una perdita della SNC può essere usata dai soci?

    Sì. Anche le perdite vengono imputate per trasparenza ai soci in base alle rispettive quote. Ogni socio può portare la propria quota di perdita a riduzione degli altri redditi, nei limiti previsti dalla legge.

    Dove si dichiara il reddito imputato dalla SNC?

    Il socio persona fisica riporta la quota di reddito imputata nel quadro RH del proprio Modello Redditi PF (redditi di partecipazione in società di persone ed equiparate).

  • Reddito di 50.000 euro: quanto cambia l’IRPEF nel 2026? esempio in busta paga

    In sintesi

    • Con 50.000 euro di reddito il contribuente sfrutta per intero il secondo scaglione (28.001-50.000 euro).
    • Il risparmio annuo è pari a 440 euro: il massimo conseguibile grazie alla riduzione dell’aliquota.
    • In busta paga il beneficio corrisponde a circa 36-37 euro netti in più al mese.
    • La riduzione è automatica: i sostituti d’imposta aggiornano le ritenute già a gennaio 2026.
    • Chi supera i 50.000 euro risparmia comunque sempre 440 euro, perché il terzo scaglione rimane invariato.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 3 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), efficace dal 1° gennaio 2026, riduce l’aliquota IRPEF del secondo scaglione (art. 11, co. 1, lett. b del TUIR) dal 35% al 33%, con effetto sui redditi fino a 50.000 euro.

    Approfondimento normativo completo: Comma 3 LB 2026: aliquota IRPEF secondo scaglione dal 35% al 33%.

    Cosa cambia in busta paga con 50.000 euro di reddito nel 2026

    Un reddito imponibile di 50.000 euro colloca il contribuente esattamente al limite superiore del secondo scaglione IRPEF. Questo significa che tutta la quota di reddito compresa tra 28.001 e 50.000 euro – pari a 22.000 euro – viene tassata con la nuova aliquota del 33% introdotta dal comma 3 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025). Il risultato è il risparmio massimo previsto dalla norma: 440 euro annui.

    Prima della riforma, la stessa quota da 22.000 euro era tassata al 35%, producendo un’imposta di 7.700 euro sul secondo scaglione. Con il 33%, l’imposta scende a 7.260 euro, con una differenza di 440 euro esatti. Per un lavoratore dipendente con tredicesima, il vantaggio mensile è di circa 36-37 euro netti in più in busta paga, distribuiti in dodici o tredici mensilità a seconda del regime contrattuale.

    Il risparmio di 440 euro resta costante anche per chi ha un reddito superiore a 50.000 euro, poiché il terzo scaglione e quelli successivi non sono stati modificati dalla legge di bilancio 2026. La misura ha quindi un impatto più significativo, in termini relativi, per i redditi che si concentrano nella fascia 28.001-50.000 euro, dove il beneficio non è diluito da un imponibile molto più elevato.

    Documenti e adempimenti da verificare

    • Controllare la propria CU 2026 o le buste paga per verificare l’aggiornamento delle ritenute.
    • Verificare che il reddito imponibile IRPEF si collochi effettivamente nel secondo scaglione.
    • Per i lavoratori dipendenti, confrontare la busta paga di dicembre 2025 con quella di gennaio 2026.
    • Per i titolari di partita IVA, valutare l’utilizzo del metodo previsionale per gli acconti 2026.
    • Conservare tutta la documentazione utile per il modello 730 o Redditi PF 2027.

    Caso 1: Tizio, quadro aziendale con reddito da lavoro dipendente di 50.000 euro

    Scenario. Tizio è un quadro di una società privata con reddito imponibile IRPEF di 50.000 euro annui. Il datore di lavoro opera come sostituto d’imposta e aggiorna le ritenute mensilmente. Dal 1° gennaio 2026 l’intero secondo scaglione (28.001-50.000 euro) di Tizio è tassato al 33% anziché al 35%, con effetto immediato sulle buste paga.

    Come si legge in pratica. Primo scaglione: 28.000 × 23% = 6.440 euro. Secondo scaglione: 22.000 × 33% = 7.260 euro. IRPEF lorda 2026: 13.700 euro. Nel 2025 era 13.700 + 440 = 14.140 euro. Risparmio annuo: 440 euro, pari a circa 36,67 euro mensili in più in busta paga. L’importo netto dipende dalla somma algebrica con le detrazioni per lavoro dipendente e le altre detrazioni spettanti, che rimangono invariate per questo livello di reddito.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito imponibile: 50.000 euro
    • Secondo scaglione tassato al 33%: 22.000 euro
    • IRPEF lorda 2025: circa 14.140 euro
    • IRPEF lorda 2026: circa 13.700 euro
    • Risparmio annuo: 440 euro (circa 36,67 euro/mese)

    Caso 2: Caia, avvocata in regime ordinario con reddito di 50.000 euro

    Scenario. Caia è un’avvocata con studio individuale. Dopo la deduzione dei contributi previdenziali alla Cassa Forense e degli altri costi deducibili, il reddito imponibile IRPEF 2026 si attesta a 50.000 euro. Non avendo un sostituto d’imposta, Caia versa l’IRPEF tramite il modello F24 (acconti a giugno e novembre, saldo l’anno successivo).

    Come si legge in pratica. La struttura dell’imposta è identica al caso del lavoratore dipendente: IRPEF lorda 2026 = 6.440 + 7.260 = 13.700 euro. Rispetto al 2025 (14.140 euro), Caia risparmia 440 euro. Il beneficio si materializzerà nella riduzione del saldo IRPEF da versare entro il 30 giugno 2027 e nella riduzione degli acconti 2026 se calcolati con il metodo previsionale.

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito imponibile: 50.000 euro
    • IRPEF lorda 2025: circa 14.140 euro
    • IRPEF lorda 2026: circa 13.700 euro
    • Risparmio: 440 euro
    • Impatto: saldo IRPEF ridotto nella dichiarazione 2027

    Caso 3: Sempronio, pensionato con pensione lorda di 50.000 euro

    Scenario. Sempronio percepisce una pensione di vecchiaia lorda pari a 50.000 euro annui. L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, applica le ritenute mensili ricalcolate dal 1° gennaio 2026 con la nuova aliquota del 33% sul secondo scaglione. Sempronio è interessato dall’intera riduzione poiché il suo reddito satura il secondo scaglione.

    Come si legge in pratica. Applicando la nuova aliquota, l’imposta lorda sul secondo scaglione scende da 7.700 a 7.260 euro. Il risparmio annuo è di 440 euro, che si traducono in circa 36-37 euro mensili in più sull’assegno netto. Il calcolo preciso dipenderà dalla detrazione per redditi da pensione spettante, che è variabile in funzione del reddito complessivo e del numero di giorni di pensione.

    Riepilogo Caso 3

    • Pensione lorda annua: 50.000 euro
    • Secondo scaglione (33%): 22.000 euro tassati
    • Risparmio annuo sull’imposta lorda: 440 euro
    • Beneficio mensile netto stimato: circa 36-37 euro
    • Effetto: ricalcolo automatico delle ritenute INPS da gennaio 2026

    Quando conviene una verifica

    Per un calcolo personalizzato dell’IRPEF 2026 nel tuo caso specifico: Parla con un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Quanto risparmia esattamente chi ha 50.000 euro di reddito con la nuova aliquota al 33%?

    Chi ha un reddito imponibile di 50.000 euro risparmia esattamente 440 euro annui di IRPEF lorda. Questo perché la riduzione di due punti percentuali (da 35% a 33%) si applica all’intero secondo scaglione, pari a 22.000 euro (50.000 – 28.000). 22.000 × 2% = 440 euro. In busta paga il beneficio corrisponde a circa 36-37 euro mensili in più.

    Chi guadagna più di 50.000 euro risparmia di più o meno di 440 euro?

    Chi guadagna più di 50.000 euro risparmia esattamente 440 euro, né di più né di meno. Il terzo scaglione (oltre 50.000 euro) non è stato modificato dalla legge di bilancio 2026. Il risparmio massimo è quindi fisso a 440 euro per tutti i contribuenti con reddito uguale o superiore a 50.000 euro, indipendentemente dall’ammontare effettivo del reddito.

    La riduzione in busta paga è automatica o devo fare una richiesta al datore di lavoro?

    La riduzione delle ritenute IRPEF in busta paga è automatica. Il sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente previdenziale) è tenuto ad applicare le nuove aliquote vigenti dal 1° gennaio 2026. Non è necessaria alcuna comunicazione da parte del lavoratore. In caso di anomalie, è opportuno segnalarle al sostituto d’imposta o al CAF di riferimento.

    La riduzione dell'aliquota al 33% vale anche per chi ha redditi di altra natura oltre al lavoro?

    Sì. Il secondo scaglione IRPEF si applica al reddito complessivo del contribuente, che include tutte le categorie reddituali (lavoro dipendente, lavoro autonomo, redditi fondiari, redditi diversi ecc.). La quota del reddito complessivo compresa tra 28.001 e 50.000 euro sarà tassata al 33% indipendentemente dalla composizione delle fonti di reddito.

    Come cambia il calcolo dell'acconto IRPEF 2026 per un professionista con reddito di 50.000 euro?

    Un professionista che nel 2025 ha versato acconti basati sull’IRPEF 2025 (calcolata al 35% sul secondo scaglione) può scegliere il metodo previsionale per gli acconti 2026, stimando l’imposta tenendo conto della nuova aliquota al 33%. In questo modo gli acconti 2026 si ridurranno di circa 440 euro totali (prima e seconda rata). Il metodo storico, invece, porterebbe a un credito da recuperare in sede di dichiarazione 2027.

  • Vendite su Vinted, eBay e Subito: quando dichiararle nel 730

    In sintesi

    • Vendita dell’usato personale: di norma non genera reddito imponibile se si tratta di beni acquistati per uso privato senza intento speculativo.
    • Attivita’ commerciale occasionale: se vendi sistematicamente oggetti acquistati per rivenderli, i guadagni diventano redditi da dichiarare (rigo D5, codice 1).
    • Attivita’ abituale = partita IVA obbligatoria: chi compra e rivende in modo continuativo svolge attivita’ d’impresa e deve aprire partita IVA.
    • DAC7 – le piattaforme segnalano all’Agenzia delle Entrate: dal 2023, marketplace come eBay, Vinted e Subito comunicano i dati dei venditori al Fisco.
    • Regime forfetario disponibile: chi apre partita IVA con ricavi fino a 85.000 euro puo’ accedere al regime forfetario con imposta sostitutiva al 15% (o 5% per i primi 5 anni).

    Quando vendere l'usato online non va dichiarato

    Hai svuotato l’armadio e venduto qualche vestito su Vinted, oppure hai messo su eBay la vecchia console che non usavi piu’: questi guadagni vanno nel 730? La risposta, nella maggior parte dei casi, e’ no. La legge distingue chiaramente due situazioni molto diverse.

    La prima e’ la vendita occasionale di beni personali: si tratta di oggetti che avevi acquistato per uso proprio e che ora rivendi senza alcun intento speculativo. In questo caso non si produce un reddito imponibile, perche’ non c’e’ un’attivita’ diretta a fare profitto. Vendi il tuo vecchio telefono, i libri che non rileggi, i giochi dei bambini: tutto normale, niente da dichiarare.

    La seconda situazione e’ quella di chi acquista prodotti con l’obiettivo di rivenderli a un prezzo piu’ alto, oppure chi gestisce un vero e proprio negozio online. Qui si entra nel campo dei redditi commerciali, e scattano obblighi diversi a seconda della frequenza e del volume delle operazioni. E dal 2023 le piattaforme digitali sono tenute a comunicare i tuoi dati all’Agenzia delle Entrate: e’ il meccanismo chiamato DAC7.

    Attivita' occasionale vs abituale: schema riepilogativo
    Situazione Qualificazione fiscale Come si dichiara
    Vendo oggetti personali usati (senza acquisto per rivendita) Di norma non imponibile Non va dichiarato
    Vendo oggetti comprati appositamente per rivenderli, in modo saltuario Attivita' commerciale non esercitata abitualmente (reddito diverso) Rigo D5 codice 1 (730) / RL14 (Redditi PF)
    Compro e rivendo in modo continuativo e organizzato Attivita' d'impresa – obbligo partita IVA Quadro RF o RG, oppure regime forfetario (quadro LM)
    Regime forfetario: soglia ricavi anno precedente Accesso se ricavi <= 85.000 euro Imposta sostitutiva 15% (o 5% nuovi 5 anni)

    Esempio pratico

    • Caio ha venduto nel 2025 oggetti personali su Vinted per un totale di 800 euro. Si tratta di vestiti e accessori acquistati negli anni per uso personale: non c’e’ nulla da dichiarare nel 730, perche’ non vi e’ intento commerciale. Se invece Caio avesse acquistato 50 magliette a 5 euro l’una e le avesse rivendute a 15 euro, realizzando un guadagno di 500 euro, si tratterebbe di attivita’ commerciale non abituale: quel guadagno andrebbe indicato nel rigo D5, codice 1, del 730 2026 (o nel rigo RL14 del modello Redditi PF), al lordo delle spese di acquisto documentate.

    Documenti necessari

    • Estratto conto o riepilogo transazioni della piattaforma (Vinted, eBay, Subito)
    • Scontrini o fatture degli acquisti originali (se si vuole dimostrare il costo del bene venduto)
    • Certificazione Unica 2026 (se qualcuno ha operato una ritenuta d’acconto)
    • Registro delle operazioni con importi lordi, spese e reddito (da conservare per eventuali controlli)
    • Comunicazione DAC7 eventualmente ricevuta dalla piattaforma

    Caso 1: Tizio vende i vecchi giochi della famiglia

    Scenario. Tizio ha venduto su eBay nel 2025 vecchi videogiochi, libri e giocattoli dei figli per un totale di 1.200 euro. Tutti gli oggetti erano stati acquistati anni fa per uso personale e familiare.

    Come si applica. Non si tratta di attivita’ commerciale: Tizio stava semplicemente smobilizzando beni personali. La vendita di beni usati di proprieta’ privata, acquistati per uso personale e non per rivendita, non genera un reddito imponibile ai fini IRPEF. Non c’e’ nulla da indicare nel 730.

    In pratica

    • Nessuna compilazione richiesta nel 730 2026.
    • E’ comunque prudente conservare le ricevute degli acquisti originali per documentare la natura personale degli oggetti.
    • Se la piattaforma ti invia una comunicazione DAC7, conservala: non significa automaticamente che devi pagare imposte, ma potrebbe essere richiesta in caso di controllo.

    Caso 2: Sempronia acquista merce per rivenderla in modo saltuario

    Scenario. Sempronia ha comprato nel 2025 prodotti cosmetici all’ingrosso per 400 euro e li ha rivenduti su Vinted a privati, incassando complessivamente 700 euro. Lo ha fatto tre o quattro volte nell’anno, senza una struttura organizzata.

    Come si applica. In questo caso esiste un intento speculativo: gli oggetti sono stati acquistati proprio per essere rivenduti a un prezzo superiore. Se l’attivita’ e’ saltuaria e non organizzata, i 300 euro di guadagno (700 incassati meno 400 di costo) rientrano nei redditi derivanti da attivita’ commerciali non esercitate abitualmente e vanno dichiarati nel rigo D5, codice 1, del 730. Se invece il volume cresce e l’attivita’ diventa sistematica, scatta l’obbligo di aprire partita IVA.

    In pratica

    • Compilare il rigo D5 del 730 (codice 1) con il reddito netto (corrispettivi meno spese inerenti documentate).
    • Conservare uno schema con l’elenco delle operazioni, i corrispettivi lordi, le spese e il reddito conseguito.
    • Se l’attivita’ diventa continuativa e organizzata, rivolgersi a un commercialista per valutare l’apertura della partita IVA.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Quante vendite posso fare su Vinted prima di dover dichiarare?

    Non esiste una soglia numerica fissa. Il confine e’ quello tra vendita di beni personali usati (non imponibile) e acquisto di beni per rivenderli a scopo di guadagno. E’ la natura dell’operazione – non il numero di vendite – che determina se si produce un reddito da dichiarare.

    Le piattaforme come eBay e Vinted comunicano i dati all'Agenzia delle Entrate?

    Si’. La normativa DAC7 (recepita in Italia) obbliga le piattaforme digitali a comunicare periodicamente all’Agenzia delle Entrate i dati dei venditori che superano determinate soglie. Ricevere una comunicazione non significa automaticamente che si deve pagare un’imposta, ma e’ importante conservare la documentazione degli acquisti originali.

    Se vendo oggetti usati in perdita (a meno di quanto li ho pagati), devo dichiararlo?

    Se si tratta di beni personali venduti a un prezzo inferiore al costo di acquisto, non si realizza alcun reddito e non c’e’ nulla da dichiarare. L’eventuale perdita non e’ deducibile nel 730.

    Come si dichiara il guadagno da attivita' commerciale occasionale nel 730?

    Si utilizza il rigo D5 del quadro D del 730 (o il rigo RL14 del modello Redditi PF), indicando il codice 1, il corrispettivo lordo percepito nel 2025 e le spese inerenti documentate. Il reddito netto concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF.

    Posso portare in deduzione le spese di spedizione e le commissioni della piattaforma?

    Si’, le spese specificamente inerenti alla produzione del reddito sono deducibili. Le commissioni trattenute dalla piattaforma e le spese di spedizione sostenute direttamente dal venditore possono essere portate in deduzione, a condizione di conservare la documentazione.

    Se apro partita IVA per vendere online, qual e' il regime piu' conveniente?

    Chi inizia una nuova attivita’ con ricavi previsti non superiori a 85.000 euro puo’ accedere al regime forfetario: il reddito imponibile si determina applicando un coefficiente di redditività ai ricavi, e si paga un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per il periodo d’imposta in cui si inizia l’attivita’ e per i quattro anni successivi, al ricorrere delle condizioni previste dalla legge).

  • Art. 151 L. 633/1941

    Art. 151 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Il prezzo della vendita, ai fini dell'applicazione delle percentuali di cui all'articolo 150, è calcolato al netto dell'imposta.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Articolo 63 TU Giustizia Tributaria: Degli atti in generale

    Art. 63 D.Lgs. 175/2024 – Degli atti in generale

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Gli atti del processo, i verbali e i provvedimenti giurisdizionali sono redatti in modo chiaro e sintetico.

    2. Salvo i casi eccezionali previsti dalle norme tecniche di cui all'articolo 129, comma 3, tutti gli atti e i provvedimenti del giudice tributario, dei suoi ausiliari e quelli delle segreterie delle corti di giustizia tributaria, nonché gli atti delle parti e dei difensori sono sottoscritti con firma digitale.

    3. La liquidazione delle spese del giudizio tiene in ogni caso conto della violazione ad opera dei difensori delle parti delle previsioni di cui al comma 5 dell'articolo 61, nonché di quelle delle norme tecniche del processo tributario telematico, fermo l'obbligo delle parti di provvedere alla regolarizzazione entro il termine perentorio stabilito dal giudice.

    4. La mancata sottoscrizione con firma digitale dei provvedimenti giudiziari del giudice tributario determina la loro nullità.

  • Pubblicità o rappresentanza? Come si deducono le spese in azienda

    In sintesi

    • Pubblicità: deduzione integrale nell’esercizio in cui la spesa viene sostenuta, senza limiti percentuali.
    • Rappresentanza: limiti precisi – 1,5% dei ricavi fino a 10 milioni, 0,6% tra 10 e 50 milioni, 0,4% oltre 50 milioni (art. 108, c.2 TUIR e DM 19/11/2008).
    • La distinzione chiave: la pubblicità promuove vendite con una controprestazione o una diffusione del marchio identificabile; la rappresentanza è gratuita, per immagine o prestigio.
    • Omaggi fino a 50 euro: interamente deducibili, non rientrano nel plafond di rappresentanza; sopra 50 euro confluiscono nelle spese di rappresentanza.
    • Vitto e alloggio come rappresentanza: se la spesa ha natura di rappresentanza, va prima ridotta al 75% e poi applicato il plafond.

    Pubblicità o rappresentanza: una distinzione che vale molte tasse

    Un’azienda spende per farsi conoscere, per acquisire clienti, per mantenere le relazioni. Non tutte queste spese, però, vengono trattate allo stesso modo dal fisco. La linea di confine che separa le spese di pubblicità – integralmente deducibili – dalle spese di rappresentanza – soggette a limiti precisi – è spesso sottile, ma le conseguenze fiscali sono rilevanti.

    Le spese di pubblicità e propaganda sono quelle sostenute per promuovere la vendita di prodotti o servizi: uno spot televisivo, un banner online, un catalogo inviato ai clienti, la sponsorizzazione di un evento con esposizione del marchio. La caratteristica comune è che c’è una controprestazione (il servizio promozionale) e l’obiettivo diretto è incrementare i ricavi. Queste spese si deducono per intero nell’anno in cui vengono sostenute.

    Le spese di rappresentanza, invece, sono erogate gratuitamente: cene aziendali con clienti, omaggi, eventi inaugurali, partecipazioni a fiere senza specifico obiettivo commerciale. La loro finalita’ è curare l’immagine o il prestigio dell’impresa. Per queste, il TUIR prevede una deducibilita’ limitata e progressiva in base ai ricavi.

    Classificare correttamente le spese è fondamentale: un errore sistematico può portare a dedurre più del consentito (rischio di accertamento) oppure a non sfruttare la piena deducibilita’ delle spese promozionali (spreco di risparmio fiscale).

    Confronto: pubblicità vs rappresentanza
    Voce Pubblicità e propaganda Rappresentanza (art. 108 c.2 TUIR)
    Deducibilita' Integrale nell'anno Limitata per scaglioni di ricavi
    Limite su ricavi fino a 10 mln Nessun limite 1,5% dei ricavi
    Limite su ricavi 10-50 mln Nessun limite 0,6% della parte eccedente
    Limite su ricavi oltre 50 mln Nessun limite 0,4% della parte eccedente
    Omaggi fino a 50 euro Integralmente deducibili, fuori dal plafond
    Omaggi oltre 50 euro (unitari) Rientrano nel plafond di rappresentanza

    Esempio pratico

    • Alfa SRL ha ricavi della gestione caratteristica di 8.000.000 euro nel 2025. Il plafond di rappresentanza e’ il 1,5% di 8.000.000 = 120.000 euro. Nel corso dell’anno la societa’ sostiene: (a) 40.000 euro di inserzioni pubblicitarie online – integralmente deducibili come pubblicita’; (b) 30.000 euro di cene e regali aziendali con valore unitario superiore a 50 euro – spese di rappresentanza, deducibili entro il plafond di 120.000 euro; (c) 500 euro di gadget aziendali con valore unitario di 15 euro – omaggi sotto 50 euro, deducibili interamente fuori dal plafond. In totale la societa’ non supera il plafond di rappresentanza e deduce tutte le spese senza variazioni in aumento.

    Documenti necessari

    • Fatture delle agenzie pubblicitarie, media e fornitori di servizi promozionali
    • Contratti di sponsorizzazione con evidenza della controprestazione
    • Fatture di cene, eventi e omaggi aziendali con indicazione dei destinatari
    • Prospetto di calcolo del plafond di rappresentanza (ricavi × percentuali di legge)
    • Documentazione interna che qualifica la natura della spesa (pubblicita’ o rappresentanza)
    • Estratti conto e note spese con specifica causale

    Caso 1 – Sponsorizzazione sportiva: pubblicità o rappresentanza?

    Scenario. Tizio e’ il titolare di Beta SNC, societa’ di costruzioni. Nel 2025 stipula un contratto da 15.000 euro con una squadra di calcio locale: il logo dell’impresa appare sulle magliette dei giocatori e sui pannelli pubblicitari del campo. In cambio, la squadra esegue alcune riparazioni negli spogliatoi.

    Come si applica. La sponsorizzazione sportiva con esposizione del marchio e controprestazione identificabile e’ qualificata come spesa di pubblicita’, non di rappresentanza. I 15.000 euro sono integralmente deducibili nell’esercizio 2025, senza alcun limite di plafond. La chiave e’ la presenza di una controprestazione (spazio pubblicitario) e la finalita’ promozionale diretta.

    In pratica

    • Sponsorizzazione con logo su maglie e cartelloni: spesa di pubblicita’.
    • Deducibilita’: integrale (15.000 euro) nell’anno di sostenimento.
    • Documenti essenziali: contratto di sponsorizzazione con clausole sullo spazio pubblicitario.

    Caso 2 – Cena aziendale di fine anno con clienti

    Scenario. Caio e’ il commercialista di una SRL con ricavi di 3.000.000 euro. Nel dicembre 2025 la societa’ organizza una cena di gala con i propri clienti principali, con un costo totale di 20.000 euro. Non vi e’ alcuna controprestazione commerciale specifica.

    Come si applica. La cena e’ organizzata senza una precisa controprestazione commerciale e ha finalita’ di immagine: e’ una spesa di rappresentanza. Il plafond disponibile e’ il 1,5% di 3.000.000 = 45.000 euro. Il costo di 20.000 euro rientra nel plafond, quindi e’ interamente deducibile come spesa di rappresentanza. Se la cena prevedesse anche somministrazione di alimenti e bevande classificata come representanza, la spesa va prima ridotta al 75% e poi confrontata con il plafond.

    In pratica

    • Cena aziendale senza controprestazione: spesa di rappresentanza.
    • Plafond: 3.000.000 × 1,5% = 45.000 euro – la spesa di 20.000 rientra nel plafond.
    • Se le spese di vitto hanno natura di rappresentanza: ridurle al 75% prima di applicare il plafond.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Come si distingue in pratica la pubblicita' dalla rappresentanza?

    La chiave e’ la presenza di una controprestazione identificabile e di un obiettivo diretto di vendita. La pubblicita’ punta ad aumentare i ricavi con un messaggio diffuso al pubblico; la rappresentanza mira all’immagine o alle relazioni, spesso senza un destinatario commerciale preciso e senza corrispettivo.

    Gli omaggi natalizi ai clienti sono sempre spese di rappresentanza?

    Si’, se il valore unitario supera 50 euro. Se invece ogni singolo omaggio vale al massimo 50 euro, e’ interamente deducibile e non va conteggiato nel plafond di rappresentanza (art. 108, comma 2, TUIR e DM 19/11/2008).

    Il plafond di rappresentanza si calcola sui ricavi dell'anno o su quelli medi?

    Sul ricavo della gestione caratteristica dell’anno in corso, applicando le tre aliquote progressive: 1,5% fino a 10 milioni, 0,6% sulla parte tra 10 e 50 milioni, 0,4% sulla parte oltre 50 milioni.

    Una fiera di settore con stand promozionale e' pubblicita' o rappresentanza?

    Dipende. Se lo stand e’ finalizzato alla vendita o alla promozione diretta di prodotti e l’impresa espone con controprestazione (contratto con l’ente fieristico), e’ pubblicita’. I costi accessori come omaggi ai visitatori o cene con clienti possono invece qualificarsi come rappresentanza.

    Cosa succede se supero il plafond di rappresentanza?

    La parte eccedente il plafond non e’ deducibile e va indicata come variazione in aumento nel rigo RF23, colonna 2, del quadro RF della dichiarazione Redditi SC 2026.

    Le spese di vitto e alloggio sono sempre deducibili al 75%?

    Al 75% se sono spese ordinarie non qualificabili come rappresentanza (art. 109, comma 5, TUIR). Se invece hanno natura di rappresentanza, vanno prima ridotte al 75% e poi sottoposte al plafond di rappresentanza, con doppio effetto limitativo.