Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Articolo 43 Codice Penale: (Elemento psicologico del reato)

    Articolo 43 Codice Penale: (Elemento psicologico del reato)

    Art. 43 c.p. (Elemento psicologico del reato)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Il delitto:

    :* è doloso, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione;

    :* è preterintenzionale, o oltre la intenzione, quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente;

    :* è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

    La distinzione tra reato doloso e reato colposo, stabilita da questo articolo per i delitti, si applica altresì alle contravvenzioni, ogni qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione un qualsiasi effetto giuridico.

  • Articolo 44 Codice Penale: (Condizione obiettiva di punibilità)

    Articolo 44 Codice Penale: (Condizione obiettiva di punibilità)

    Art. 44 c.p. (Condizione obiettiva di punibilità)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l’evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto.

  • Articolo 45 Codice Penale: (Caso fortuito o forza maggiore)

    Articolo 45 Codice Penale: (Caso fortuito o forza maggiore)

    Art. 45 c.p. (Caso fortuito o forza maggiore)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore.

  • Articolo 46 Codice Penale: (Costringimento fisico)

    Articolo 46 Codice Penale: (Costringimento fisico)

    Art. 46 c.p. (Costringimento fisico)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto, mediante violenza fisica, alla quale non poteva resistere o comunque sottrarsi.

    In tal caso, del fatto commesso dalla persona costretta risponde l’autore della violenza.

  • Articolo 47 Codice Penale: (Errore di fatto)

    Articolo 47 Codice Penale: (Errore di fatto)

    Art. 47 c.p. (Errore di fatto)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    L’errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell’agente. Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.

    L’errore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la punibilità per un reato diverso.

    L’errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità, quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce reato.

  • Articolo 48 Codice Penale: (Errore determinato dall’altrui inganno)

    Articolo 48 Codice Penale: (Errore determinato dall’altrui inganno)

    Art. 48 c.p. (Errore determinato dall’altrui inganno)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche se l’errore sul fatto che costituisce il reato è determinato dall’altrui inganno; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l’ha determinata a commetterlo.

  • Art. 49 c.p.: (Reato supposto erroneamente e reato impossibile)

    Art. 49 c.p.: (Reato supposto erroneamente e reato impossibile)

    Art. 49 c.p. – Reato supposto erroneamente e reato impossibile

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposizione erronea che esso costituisca reato.

    La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell’azione o per la inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso.

    Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se concorrono nel fatto gli elementi costitutivi di un reato diverso, si applica la pena stabilita per il reato effettivamente commesso.

    Nel caso indicato nel primo capoverso, il giudice può ordinare che l’imputato prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza.

  • Articolo 50 Codice Penale: (Consenso dell’avente diritto)

    Articolo 50 Codice Penale: (Consenso dell’avente diritto)

    Art. 50 c.p. (Consenso dell’avente diritto)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne.

  • Art. 51 c.p.: (Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere)

    Art. 51 c.p.: (Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere)

    Art. 51 c.p. (Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità.

    Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’Autorità, del reato risponde il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine.

    Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo.

    Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine.

    Spiegazione

    L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità esclude la punibilità. È una causa di giustificazione (scriminante): il fatto, pur corrispondente a un reato, non è antigiuridico.

    Come funziona e quando si applica

    Tipica applicazione: il diritto di cronaca o di critica che scrimina la diffamazione; l’uso legittimo della forza da parte delle forze dell’ordine. Per l’ordine dell’autorità, di regola risponde chi l’ha dato; chi esegue un ordine illegittimo risponde, salvo che la legge non gli consenta il sindacato sull’ordine.

    Esempio pratico

    Il giornalista che pubblica una notizia vera e di interesse pubblico non risponde di diffamazione, perché esercita il diritto di cronaca (art. 51).

    Domande frequenti

    Quando esercitare un diritto esclude il reato?

    Quando il fatto rientra nell’esercizio di un diritto o nell’adempimento di un dovere imposto dalla legge o da un ordine legittimo: opera come causa di giustificazione.

    Norme collegate

    Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.

  • Articolo 53 Codice Penale: (Uso legittimo delle armi)

    Articolo 53 Codice Penale: (Uso legittimo delle armi)

    Art. 53 c.p. (Uso legittimo delle armi)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona.

    La stessa disposizione si applica a qualsiasi persona che, legalmente richiesta dal pubblico ufficiale, gli presti assistenza.

    La legge determina gli altri casi, nei quali è autorizzato l’uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica.

  • Articolo 54 Codice Penale: (Stato di necessità)

    Articolo 54 Codice Penale: (Stato di necessità)

    Art. 54 c.p. (Stato di necessità)

    In vigore dal 1° luglio 1931

    Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

    Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo.

    La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo.

  • Articolo 56 Codice Penale: (Delitto tentato)

    Articolo 56 Codice Penale: (Delitto tentato)

    Art. 56 c.p. – Delitto tentato

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l’azione non si compie o l’evento non si verifica.

    Il colpevole di delitto tentato è punito: con la reclusione da ventiquattro a trenta anni, se dalla legge è stabilita per il delitto la pena di morte; con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita è l’ergastolo; e, negli altri casi, con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.

    Se il colpevole volontariamente desiste dall’azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per sé un reato diverso.

    Se volontariamente impedisce l’evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla metà.

    Spiegazione

    Risponde di delitto tentato chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, se l’azione non si compie o l’evento non si verifica. La pena è ridotta rispetto al delitto consumato. Chi desiste volontariamente dall’azione risponde solo degli atti già compiuti se costituiscono reato (desistenza); chi impedisce volontariamente l’evento ha una pena ulteriormente ridotta (recesso attivo).

    Come funziona e quando si applica

    Servono l’idoneità degli atti e la loro univocità (direzione non equivoca verso il delitto). Il tentativo è configurabile solo per i delitti, non per le contravvenzioni. La desistenza volontaria e il recesso attivo premiano chi torna sui propri passi.

    Esempio pratico

    Chi punta l’arma e preme il grilletto senza che il colpo parta per un inceppamento risponde di tentato omicidio: ha compiuto atti idonei e univoci, ma l’evento non si è verificato.

    Domande frequenti

    Quando c’è un tentativo punibile?

    Quando si compiono atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, ma questo non si consuma.

    Cosa cambia se mi fermo da solo?

    La desistenza volontaria fa rispondere solo degli atti già compiuti se sono reato; il recesso attivo (impedire l’evento) riduce la pena.

    Norme collegate

    Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.