Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Liquidazione ordinaria della società: esempi pratici sull’art. 1

    Liquidazione ordinaria della società: esempi pratici sull’art. 1

    In sintesi

    • La liquidazione non è solo chiusura della partita IVA.
    • Beni, crediti e debiti vanno gestiti prima del riparto ai soci.
    • La fiscalità della liquidazione richiede attenzione ai periodi d’imposta.
    • Liquidare con debiti fiscali aperti espone a rischi.
    • Serve piano di realizzo e chiusura documentale.

    Prima degli esempi: chiudere bene vale quanto aprire bene

    L’art. 182 TUIR disciplina profili fiscali della liquidazione ordinaria. Quando una società chiude, il problema non è solo cancellarla, ma liquidare correttamente patrimonio, debiti e rapporti fiscali.

    Nella pratica, molti soci vogliono chiudere velocemente una SRL inattiva. Ma crediti, magazzino, immobili, finanziamenti soci, contenziosi e debiti tributari non spariscono.

    Il liquidatore deve lavorare con cronologia, bilanci, dichiarazioni, vendite di beni, incassi, pagamenti e riparto finale.

    Prima della liquidazione

    • beni residui;
    • crediti;
    • debiti fiscali;
    • finanziamenti soci;
    • contenziosi.

    Caso 1: SRL inattiva con debiti fiscali

    Scenario. I soci vogliono chiudere una società che non opera ma ha cartelle aperte.

    Come si legge in pratica. Prima di liquidare bisogna capire importi, responsabilità, rateazioni e beni residui. La cancellazione non è una scorciatoia.

    Debiti

    • cartelle;
    • bilancio;
    • beni;
    • liquidatore;
    • piano pagamento.

    Caso 2: magazzino da vendere ai soci

    Scenario. La società in liquidazione vuole assegnare o vendere rimanenze ai soci.

    Come si legge in pratica. Serve valore, fatturazione, IVA e coerenza con bilancio. I beni non vanno fatti uscire informalmente.

    Beni

    • inventario;
    • valore;
    • fattura;
    • IVA;
    • delibera.

    Caso 3: credito verso cliente insolvente

    Scenario. Resta un credito importante ma difficile da incassare.

    Come si legge in pratica. Il liquidatore deve decidere se recuperare, transigere o svalutare con documenti. La scelta incide sul risultato finale.

    Credito

    • contratto;
    • solleciti;
    • accordo;
    • perdita;
    • bilancio finale.

    Quando chiedere una verifica

    Per chiusure societarie, liquidazioni e debiti fiscali residui: prepara piano di liquidazione e rischi soci.

    Norme e fonti collegate

    TUIR su Normattiva.

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Liquidare elimina i debiti?

    No.

    I beni residui vanno valorizzati?

    Sì.

    I soci rischiano?

    Dipende da fatti e riparti.

    Serve piano fiscale?

    Sì, prima della chiusura.

  • Principi di redazione del bilancio: esempi pratici sull’art. 2423-bis c.c.

    Principi di redazione del bilancio: esempi pratici sull’art. 2423-bis c.c.

    In sintesi

    • L’art. 2423-bis fissa i principi di redazione che danno sostanza alla clausola generale.
    • Prudenza e continuità aziendale guidano la valutazione delle voci.
    • Vale la prevalenza della sostanza sulla forma.
    • Si indicano i soli utili realizzati, ma si considerano rischi e perdite di competenza.
    • Competenza economica, valutazione separata e continuità dei criteri completano il quadro.

    Cosa dice l’art. 2423-bis c.c.

    Nella redazione del bilancio devono essere osservati questi principi:

    «la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività»; «la rilevazione e la presentazione delle voci è effettuata tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto»; «si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio»; «si deve tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio, indipendentemente dalla data dell’incasso o del pagamento»; «si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo»; «gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente»; «i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro».»

    I principi in sintesi

    Principio Cosa comporta
    Prudenza e continuità Valutazioni prudenti, nell’ottica di un’impresa che prosegue l’attività
    Sostanza sulla forma Conta la realtà economica dell’operazione, non la sola veste giuridica
    Utili realizzati Niente utili “sperati”: solo quelli realizzati alla chiusura
    Competenza Proventi e oneri dell’esercizio, a prescindere da incassi e pagamenti
    Rischi e perdite Si considerano anche se conosciuti dopo la chiusura
    Valutazione separata Gli elementi eterogenei di una voce si valutano singolarmente
    Continuità dei criteri I criteri non cambiano da un anno all’altro, salvo deroghe motivate

    Perché contano nella pratica

    Questi principi non sono teoria: determinano quando e come iscrivere ricavi e costi. La prudenza impedisce di gonfiare gli utili; la competenza evita di spostare i risultati tra esercizi; la continuità dei criteri rende i bilanci confrontabili nel tempo. Violazioni di questi principi si traducono in un bilancio non corretto e in delibere impugnabili.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Ricavo non ancora realizzato

    Scenario. Si vuole iscrivere un utile su una commessa non conclusa.

    Inquadramento. Il principio di prudenza vieta di indicare utili non realizzati alla chiusura: l’iscrizione anticipata altera il risultato.

    Cosa verificare

    • stato di avanzamento;
    • realizzazione alla chiusura;
    • criteri per le commesse;
    • coerenza con la prudenza.

    Caso 2 – Perdita nota dopo la chiusura

    Scenario. Dopo il 31/12 emerge una perdita di competenza dell’esercizio.

    Inquadramento. Va considerata nel bilancio (rischi e perdite di competenza anche se conosciuti dopo la chiusura): è la prudenza applicata ai fatti successivi.

    Cosa fare

    • analisi dei fatti successivi;
    • accantonamenti adeguati;
    • nota integrativa;
    • coerenza con la competenza.

    Caso 3 – Cambio di criterio di valutazione

    Scenario. Si vuole modificare un criterio rispetto all’anno prima.

    Inquadramento. È ammesso solo in casi eccezionali e va motivato in nota integrativa, indicandone l’effetto: la regola è la continuità dei criteri.

    Cosa documentare

    • ragioni della deroga;
    • effetti patrimoniali ed economici;
    • informativa in nota integrativa;
    • confrontabilità dei dati.

    Spunti pratici

    • Prudenza sempre: niente utili non realizzati.
    • Ragiona per competenza, non per cassa.
    • Guarda la sostanza dell’operazione, oltre la forma.
    • Considera i fatti successivi rilevanti alla chiusura.
    • Non cambiare criteri senza motivarlo in nota integrativa.

    Per applicare correttamente i principi di bilancio puoi far verificare valutazioni e competenza.

    Norme collegate

    Codice civile: art. 2423-bis (principi di redazione), art. 2423 (clausola generale), art. 2426 (criteri di valutazione).

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Quali sono i principi di redazione del bilancio?

    Prudenza e continuità, prevalenza della sostanza, indicazione dei soli utili realizzati, competenza economica, considerazione di rischi e perdite di competenza anche se noti dopo la chiusura, valutazione separata degli elementi eterogenei e continuità dei criteri (art. 2423-bis).

    Cosa significa principio di prudenza?

    Le voci vanno valutate con prudenza: si indicano solo gli utili realizzati alla chiusura, ma si tiene conto dei rischi e delle perdite di competenza, anche se conosciuti dopo.

    Cos’è il principio di competenza?

    Si tiene conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio, indipendentemente dalla data dell’incasso o del pagamento.

    Cosa vuol dire prevalenza della sostanza sulla forma?

    La rilevazione e la presentazione delle voci si effettua tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto, non della sola veste giuridica.

    Si possono cambiare i criteri di valutazione ogni anno?

    No. I criteri non possono essere modificati da un esercizio all’altro; eventuali deroghe sono eccezionali e vanno motivate nella nota integrativa.

  • Compensazioni F24 e crediti fiscali: esempi pratici sull’art. 17 D.Lgs. 241/1997

    Compensazioni F24 e crediti fiscali: esempi pratici sull’art. 17 D.Lgs. 241/1997

    In sintesi

    • La compensazione consente di usare crediti per pagare debiti fiscali e contributivi.
    • Il credito deve essere certo, disponibile e utilizzabile.
    • Limiti, visto e canali telematici vanno controllati.
    • Gli F24 scartati non pagano il debito.
    • Prima di compensare serve fascicolo credito.

    Prima degli esempi: compensare non è usare un saldo qualsiasi

    L’art. 17 D.Lgs. 241/1997 disciplina i versamenti unitari e la compensazione. Nella pratica, l’impresa usa crediti fiscali per pagare imposte, contributi o altri debiti tramite F24.

    Il rischio nasce quando il credito non è ancora maturato, non è dichiarato, supera limiti, richiede visto o viene usato con codice tributo sbagliato. Lo scarto dell’F24 può lasciare il debito non pagato.

    Ogni compensazione importante deve avere una scheda: origine del credito, dichiarazione, ricevute, limiti, visto, F24 e residuo disponibile.

    Scheda credito compensato

    • origine credito;
    • dichiarazione;
    • visto se richiesto;
    • limiti utilizzabili;
    • F24 e ricevute.

    Caso 1: credito IVA usato prima della dichiarazione

    Scenario. La società compensa un credito elevato senza attendere adempimenti necessari.

    Come si legge in pratica. Va verificata disponibilità del credito, soglie e obblighi formali. L’uso anticipato può essere contestato.

    Controlli

    • credito annuale;
    • dichiarazione IVA;
    • visto;
    • soglie;
    • F24.

    Caso 2: F24 scartato

    Scenario. L’impresa pensa di aver pagato, ma il file F24 risulta scartato.

    Come si legge in pratica. Uno scarto non estingue il debito. Serve reinvio e valutazione di ravvedimento per il ritardo.

    Documenti

    • ricevuta scarto;
    • motivo;
    • F24 corretto;
    • nuova ricevuta;
    • ravvedimento.

    Caso 3: credito inesistente o non spettante

    Scenario. Una società usa un credito da agevolazione senza documenti tecnici completi.

    Come si legge in pratica. Serve distinguere credito non spettante e inesistente, con rischi diversi. Prima di compensare occorre dossier tecnico.

    Dossier

    • norma agevolativa;
    • calcolo;
    • documenti tecnici;
    • contabilità;
    • parere/visto.

    Quando chiedere una verifica

    Prima di compensare crediti importanti: verifica credito e F24.

    Norme e fonti collegate

    D.Lgs. 241/1997 su Normattiva.

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Posso compensare qualunque credito?

    No. Deve essere utilizzabile secondo le regole.

    Se F24 è scartato ho pagato?

    No.

    Serve visto?

    In certi casi sì.

    Come evitare errori?

    Con scheda credito e controllo ricevute.

    Vedi anche: Credito IVA, rimborso e compensazione, Deposito fiscale, Versare le ritenute con F24, Come si pagano i contributi INPS con l’F24, Regime IVA agricoltura e Come si compila e si paga un F24.

  • Ipoteca dell’Agenzia Riscossione sull’immobile: esempi pratici sull’art. 77 DPR 602/1973

    Ipoteca dell’Agenzia Riscossione sull’immobile: esempi pratici sull’art. 77 DPR 602/1973

    In sintesi

    • L’ipoteca esattoriale si iscrive sugli immobili del debitore (art. 77 DPR 602/1973).
    • Solo se il credito complessivo non è inferiore a 20.000 euro (comma 1-bis).
    • Per un importo pari al doppio del credito (comma 1).
    • Va preceduta da un preavviso con 30 giorni per pagare/osservare.
    • Non è un pignoramento, ma può essere il presupposto dell’espropriazione (art. 76).

    Cosa dice l’art. 77 DPR 602/1973

    Comma 1: «il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede.»
    Comma 1-bis: «L’agente della riscossione […] può iscrivere la garanzia ipotecaria di cui al comma 1, anche quando non si siano ancora verificate le condizioni per procedere all’espropriazione di cui all’art. 76, commi 1 e 2, purché l’importo complessivo del credito per cui si procede non sia inferiore complessivamente a ventimila euro.»

    Soglia, importo e preavviso

    Elemento Regola
    Soglia minima del debito 20.000 € (importo complessivo)
    Importo dell’ipoteca Doppio del credito per cui si procede
    Preavviso 30 giorni per pagare o presentare osservazioni
    Natura Garanzia, non atto di espropriazione

    L’ipoteca tutela il credito e, decorsi sei mesi dall’iscrizione senza pagamento, può aprire la strada all’espropriazione immobiliare nei limiti dell’art. 76.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Debito di 15.000 euro

    Scenario. L’Agente minaccia ipoteca per 15.000 euro.

    Inquadramento. Sotto la soglia di 20.000 euro l’ipoteca non può essere iscritta (art. 77, comma 1-bis): è un vizio opponibile.

    Cosa verificare

    • importo complessivo del credito;
    • soglia dei 20.000 euro;
    • preavviso ricevuto;
    • termini per le osservazioni.

    Caso 2 – Preavviso di ipoteca

    Scenario. Arriva il preavviso di iscrizione.

    Inquadramento. Ci sono 30 giorni per pagare, rateizzare o presentare osservazioni prima dell’iscrizione.

    Cosa fare

    • verificare il debito;
    • valutare la rateizzazione;
    • presentare osservazioni;
    • controllare la prescrizione.

    Caso 3 – Dall’ipoteca all’espropriazione

    Scenario. Dopo l’ipoteca si teme la vendita dell’immobile.

    Inquadramento. L’espropriazione richiede i presupposti dell’art. 76 (di norma debito oltre 120.000 euro, ipoteca iscritta e sei mesi trascorsi) e non è ammessa sull’unica abitazione principale non di lusso.

    Cosa valutare

    • importo del debito vs 120.000 €;
    • caratteristiche dell’immobile;
    • tempo trascorso dall’ipoteca;
    • strategia difensiva.

    Spunti pratici

    • Soglia 20.000 €: sotto non si iscrive ipoteca.
    • Importo doppio del credito: verifica la proporzione.
    • 30 giorni di preavviso: usali per pagare od osservare.
    • Ipoteca ≠ pignoramento: ma è il presupposto dell’espropriazione.
    • Prima casa: tutela rafforzata (art. 76).

    Per opporsi a un’ipoteca esattoriale puoi far verificare soglia, importo e preavviso.

    Norme collegate

    DPR 602/1973: art. 77 (iscrizione di ipoteca), art. 76 (espropriazione immobiliare), art. 50 (termine per l’esecuzione), art. 19 (rateizzazione).

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Quando l’Agente della riscossione può iscrivere ipoteca?

    Quando l’importo complessivo del credito non è inferiore a 20.000 euro (art. 77, comma 1-bis); l’ipoteca è per un importo pari al doppio del credito (comma 1) e va preceduta da preavviso.

    L’ipoteca è già un pignoramento?

    No. L’iscrizione di ipoteca ex art. 77 non è un atto dell’espropriazione, ma una garanzia: può però essere il presupposto dell’espropriazione immobiliare (art. 76).

    C’è un preavviso prima dell’ipoteca?

    Sì. Prima di iscrivere ipoteca l’Agente comunica un preavviso che concede 30 giorni per pagare o presentare osservazioni.

    Per quale importo si iscrive l’ipoteca?

    Per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede (comma 1).

    L’ipoteca può portare alla vendita della casa?

    Solo nei limiti dell’art. 76: in genere debito oltre 120.000 euro, ipoteca iscritta e sei mesi trascorsi, e mai sull’unica abitazione principale non di lusso.

  • PEX e vendita quote societarie: esempi pratici sull’art. 87 TUIR

    PEX e vendita quote societarie: esempi pratici sull’art. 87 TUIR

    In sintesi

    • L’art. 87 del TUIR prevede la participation exemption (PEX): le plusvalenze su partecipazioni sono esenti nella misura del 95% per i soggetti IRES.
    • Servono quattro requisiti congiunti: holding period, classificazione, residenza della partecipata e commercialità.
    • Holding period: possesso ininterrotto dal primo giorno del dodicesimo mese precedente la cessione.
    • Residenza: la partecipata non deve risiedere in uno Stato a regime fiscale privilegiato; commercialità: deve esercitare un’impresa commerciale.

    La norma (art. 87, comma 1, TUIR)

    «Non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto esenti nella misura del 95 per cento le plusvalenze realizzate […] relativamente ad azioni o quote di partecipazioni in società ed enti […] con i seguenti requisiti: a) ininterrotto possesso dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell’avvenuta cessione […]; b) classificazione nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso; c) residenza fiscale della società partecipata in uno Stato o territorio diverso da quelli a regime fiscale privilegiato […].»

    Requisito PEX Contenuto
    Holding period Possesso ininterrotto da 12 mesi
    Classificazione Immobilizzazione finanziaria nel primo bilancio
    Residenza partecipata Non in Stato a fiscalità privilegiata
    Commercialità Esercizio di impresa commerciale
    Esenzione 95% della plusvalenza (soggetti IRES)

    Tre casi pratici

    Vendita di una partecipazione operativa

    Una società cede dopo due anni una quota in una società commerciale italiana classificata tra le immobilizzazioni.

    Cosa fare: Verificare i quattro requisiti: se sussistono, applicare l’esenzione del 95% sulla plusvalenza, tassando solo il 5% come imponibile IRES.

    Partecipazione in società immobiliare di gestione

    Si vende una quota in una società che si limita a gestire immobili locati.

    Cosa fare: Attenzione al requisito di commercialità: la mera gestione passiva di immobili può escludere la PEX; valutare l’effettiva attività d’impresa della partecipata.

    Cessione di azioni detenute da pochi mesi

    Una società vende partecipazioni acquistate da meno di un anno.

    Cosa fare: Manca l’holding period: la plusvalenza è tassata in via ordinaria. Conviene pianificare la tempistica della cessione per maturare i 12 mesi richiesti.

    Spunti pratici

    • In modo simmetrico, le minusvalenze su partecipazioni PEX sono indeducibili.
    • Per le persone fisiche non imprenditori vale un regime diverso (tassazione del capital gain al 26%).
    • Il requisito di commercialità e di residenza deve sussistere ininterrottamente almeno dall’inizio del terzo periodo precedente.
    • La PEX si coordina con l’esclusione del 95% dei dividendi (art. 89).

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • TUIR, DPR 917/1986, art. 87
    • TUIR, art. 86 (plusvalenze patrimoniali)
    • Agenzia delle Entrate, circolari sulla participation exemption

    Gestisci il reddito d’impresa o di lavoro autonomo? Per pianificare imposte, deduzioni e operazioni con metodo parti dalla guida pratica Impresa, società e contratti su FiscoInvestimenti.

  • Pignoramento di stipendio e pensione per debiti fiscali: esempi pratici sull’art. 72-ter DPR 602/1973

    Pignoramento di stipendio e pensione per debiti fiscali: esempi pratici sull’art. 72-ter DPR 602/1973

    In sintesi

    • Lo stipendio è pignorabile dal Fisco in misura progressiva (art. 72-ter DPR 602/1973).
    • Un decimo fino a 2.500 €; un settimo tra 2.500 e 5.000 €; un quinto oltre 5.000 €.
    • La pensione è impignorabile per il minimo vitale (doppio dell’assegno sociale).
    • Solo la parte di pensione eccedente è pignorabile nei limiti.
    • L’ultimo emolumento accreditato sul conto è escluso.

    Cosa dice l’art. 72-ter DPR 602/1973

    Comma 1: «Le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’agente della riscossione in misura pari ad un decimo per importi fino a 2.500 euro e in misura pari ad un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro.»
    Comma 2: «Resta ferma la misura di cui all’articolo 545, quarto comma, del codice di procedura civile, se le somme […] superano i cinquemila euro.»

    Oltre i 5.000 euro torna quindi la misura ordinaria dell’un quinto (art. 545, comma 4, c.p.c.).

    Le fasce di pignorabilità dello stipendio

    Stipendio netto mensile Quota pignorabile dal Fisco
    Fino a 2.500 € Un decimo (1/10)
    Da 2.500 € a 5.000 € Un settimo (1/7)
    Oltre 5.000 € Un quinto (1/5)

    La tutela rafforzata delle pensioni

    La pensione gode di una protezione ulteriore: è impignorabile per la parte pari al minimo vitale, individuato nel doppio dell’assegno sociale. Per il 2025, con assegno sociale di 538,68 euro, il minimo vitale è 1.077,36 euro (con un minimo inderogabile di 1.000 euro): se la pensione è pari o inferiore, non è pignorabile. Solo la parte eccedente il minimo vitale è pignorabile, e nei limiti di un quinto. Gli importi dell’assegno sociale si aggiornano ogni anno, quindi la soglia va ricalcolata.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Stipendio netto di 1.800 euro

    Scenario. Lavoratore dipendente con cartelle.

    Inquadramento. Essendo sotto 2.500 euro, il Fisco può pignorare un decimo (180 euro circa), non un quinto.

    Cosa verificare

    • importo netto mensile;
    • fascia applicabile;
    • eventuali altri pignoramenti;
    • correttezza della trattenuta.

    Caso 2 – Pensione di 1.050 euro

    Scenario. Pensionato con debiti fiscali.

    Inquadramento. La pensione è sotto il minimo vitale 2025 (1.077,36 euro): non è pignorabile. Solo l’eventuale eccedenza sarebbe aggredibile.

    Cosa controllare

    • importo della pensione;
    • minimo vitale dell’anno;
    • eventuale eccedenza;
    • tutela sul conto.

    Caso 3 – Pignoramento oltre il limite

    Scenario. Viene trattenuta una quota superiore al consentito.

    Inquadramento. Si può proporre opposizione e chiedere la rideterminazione della quota e la restituzione dell’eccedenza.

    Cosa fare

    • verifica della quota trattenuta;
    • opposizione nei termini;
    • richiesta di rideterminazione;
    • restituzione delle somme.

    Spunti pratici

    • Conosci la tua fascia: 1/10, 1/7 o 1/5 in base all’importo.
    • Pensione protetta fino al doppio dell’assegno sociale.
    • Ricalcola ogni anno il minimo vitale (l’assegno sociale cambia).
    • Ultimo emolumento sul conto escluso dal pignoramento.
    • Controlla le trattenute: l’eccedenza va restituita.

    Per verificare la quota pignorabile e reagire puoi far controllare fasce, minimo vitale e opposizioni.

    Norme collegate

    DPR 602/1973: art. 72-ter (limiti di pignorabilità), art. 72-bis (ordine di pagamento diretto). Codice di procedura civile: art. 545 (impignorabilità di stipendi e pensioni).

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Quanto può pignorare il Fisco dallo stipendio?

    Secondo l’art. 72-ter: un decimo fino a 2.500 euro; un settimo tra 2.500 e 5.000 euro; oltre 5.000 euro si applica un quinto (art. 545, comma 4, c.p.c.).

    Come si calcola il limite sullo stipendio?

    La frazione si applica allo stipendio netto mensile, con fasce progressive: più basso è lo stipendio, minore è la quota pignorabile.

    Le pensioni hanno una tutela maggiore?

    Sì. La pensione è impignorabile per la parte pari al minimo vitale (doppio dell’assegno sociale; per il 2025, 1.077,36 euro, con minimo inderogabile di 1.000 euro); solo l’eccedenza è pignorabile nei limiti.

    Cosa succede se ci sono più pignoramenti?

    Le quote non si sommano illimitatamente: il cumulo è soggetto a limiti per garantire al debitore una parte della retribuzione o pensione; va verificato caso per caso.

    Lo stipendio accreditato sul conto resta protetto?

    In parte sì: in caso di accredito, gli obblighi del terzo non si estendono all’ultimo emolumento accreditato (art. 72-ter, comma 2-bis).

  • Obblighi del venditore: esempi pratici sull’art. 1476 c.c.

    Obblighi del venditore: esempi pratici sull’art. 1476 c.c.

    In sintesi

    • L’art. 1476 c.c. impone al venditore tre obbligazioni: consegnare la cosa, far acquistare la proprietà (se non è effetto immediato del contratto) e garantire il compratore da evizione e vizi.
    • Consegna materiale e trasferimento giuridico della proprietà non sempre coincidono nel tempo: sono obblighi distinti.
    • Per i vizi della cosa il compratore decade dalla garanzia se non denuncia entro 8 giorni dalla scoperta e l’azione si prescrive in 1 anno dalla consegna (art. 1495 c.c.).
    • Se viene consegnato un bene radicalmente diverso o inservibile (aliud pro alio) si applica l’azione ordinaria di risoluzione (art. 1453 c.c.), svincolata da quei termini e soggetta a prescrizione decennale (Cass. 13214/2024).
    • Per beni, macchinari e asset aziendali serve sempre un verbale di consegna con documenti, accessori e garanzie.

    Cosa dice l’art. 1476 c.c.

    La norma è breve ma è il perno di tutta la disciplina della vendita. Il testo è il seguente:

    «Le obbligazioni principali del venditore sono: 1) quella di consegnare la cosa al compratore; 2) quella di fargli acquistare la proprietà della cosa o il diritto, se l’acquisto non è effetto immediato del contratto; 3) quella di garantire il compratore dall’evizione e dai vizi della cosa.»

    Le tre obbligazioni hanno natura diversa. La consegna è un’attività materiale; il trasferimento della proprietà è un effetto giuridico; la garanzia è una responsabilità che opera dopo la vendita, quando il bene risulta gravato da diritti altrui (evizione) o difettoso (vizi). Capire a quale delle tre si riferisce la contestazione è il primo passo per scegliere il rimedio e, soprattutto, i termini corretti.

    Consegna e trasferimento della proprietà non sempre coincidono

    Nella vendita di un bene determinato la proprietà passa per effetto del consenso (principio consensualistico), spesso prima della consegna fisica. In altri casi – vendita di cose generiche, di cosa futura, con riserva di proprietà, beni che richiedono una formalità – il trasferimento è successivo. L’art. 1476 n. 2 chiarisce che, quando l’acquisto del diritto non è effetto immediato del contratto, il venditore ha un obbligo ulteriore: attivarsi perché il compratore diventi effettivamente titolare. Non basta quindi consegnare: se per usare o rivendere il bene serve una regolarizzazione (ad esempio un passaggio formale o una voltura), il venditore deve cooperare.

    Checklist della consegna

    • bene principale e accessori;
    • documenti tecnici (manuali, certificati, dichiarazioni di conformità);
    • titoli, chiavi, credenziali necessarie all’uso;
    • indicazione delle garanzie ancora attive;
    • data, stato del bene e firma di chi consegna e riceve.

    La garanzia del venditore: vizi, qualità, evizione, aliud pro alio

    La terza obbligazione dell’art. 1476 si sdoppia in più rimedi, ciascuno con presupposti e termini propri. Confonderli è l’errore più frequente, perché cambia radicalmente il tempo a disposizione per agire.

    Situazione Norma Rimedio Termini
    Vizi che rendono il bene inidoneo all’uso o ne diminuiscono il valore art. 1490 e 1492 c.c. A scelta: risoluzione (azione redibitoria) o riduzione del prezzo (azione estimatoria) Denuncia entro 8 giorni; azione in 1 anno (art. 1495)
    Mancanza delle qualità promesse o essenziali art. 1497 c.c. Risoluzione secondo le regole generali Stessi termini dell’art. 1495 (8 giorni / 1 anno)
    Evizione: il compratore perde il bene per un diritto di un terzo art. 1483 c.c. Risoluzione e risarcimento del danno Prescrizione ordinaria
    Aliud pro alio: bene radicalmente diverso o inservibile allo scopo art. 1453 c.c. Azione ordinaria di risoluzione o adempimento Svincolata dall’art. 1495; prescrizione decennale (Cass. 13214/2024)

    La distinzione fra semplice vizio e aliud pro alio è decisiva. La Cassazione (sez. II, 14 maggio 2024, n. 13214) ha ribadito che si ha consegna di aliud pro alio – con conseguente azione ordinaria svincolata dai termini brevi dell’art. 1495 – solo quando il bene appartiene a un genere del tutto diverso o è funzionalmente inidoneo a realizzare lo scopo economico per cui è stato acquistato, non quando presenta meri difetti o qualità inferiori.

    I termini da non sbagliare (art. 1495 c.c.)

    Per i vizi, il tempo è il vero campo di battaglia. L’art. 1495 fissa una doppia barriera:

    Decadenza e prescrizione

    • 8 giorni dalla scoperta del vizio per la denuncia al venditore (salvo diverso termine di legge o di contratto);
    • 1 anno dalla consegna per esercitare l’azione;
    • la denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto il vizio o lo ha occultato;
    • il compratore convenuto per il pagamento può sempre opporre la garanzia in via di eccezione, purché abbia denunciato il vizio nei termini.

    Tradotto: chi scopre un difetto deve muoversi subito e per iscritto. Una denuncia tardiva fa perdere la garanzia anche quando il vizio è reale.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Macchinario consegnato senza manuali e certificati

    Scenario. L’impresa riceve il macchinario ma non manuali d’uso, dichiarazione di conformità e credenziali del software di gestione.

    Inquadramento. Se quei documenti sono indispensabili per usare il bene in sicurezza e a norma, la consegna è incompleta (art. 1476 n. 1). Se l’assenza rende il macchinario di fatto inutilizzabile per la funzione pattuita, si può configurare un aliud pro alio, con azione ordinaria di risoluzione (art. 1453) non soggetta ai termini brevi dell’art. 1495.

    Cosa conservare

    • contratto e ordine;
    • DDT e verbale di consegna;
    • richieste scritte dei documenti mancanti;
    • prova che il bene non è utilizzabile senza di essi.

    Caso 2 – Auto pagata ma con passaggio di proprietà bloccato

    Scenario. Il compratore paga, riceve e usa l’auto, ma la regolarizzazione del passaggio resta ferma.

    Inquadramento. Qui la consegna materiale c’è, ma manca l’attuazione dell’obbligo dell’art. 1476 n. 2: far acquistare il diritto. Il venditore deve cooperare alla regolarizzazione; in caso di inerzia il compratore può agire per l’adempimento o per la risoluzione con risarcimento.

    Cosa conservare

    • atto di vendita e ricevuta di pagamento;
    • documenti per la voltura;
    • solleciti scritti al venditore;
    • costi e danni sostenuti per il ritardo.

    Caso 3 – Bene venduto con un vincolo o un diritto di terzi non dichiarato

    Scenario. Dopo l’acquisto emerge un vincolo, un’ipoteca o un diritto di un terzo sul bene.

    Inquadramento. Se il compratore rischia di perdere in tutto o in parte il bene, opera la garanzia per evizione (art. 1483 c.c.), con risoluzione e risarcimento. Diventa centrale ricostruire cosa il venditore sapeva e cosa aveva dichiarato.

    Cosa conservare

    • visure e ispezioni;
    • contratto e dichiarazioni del venditore;
    • comunicazioni del terzo che vanta il diritto;
    • quantificazione del danno subito.

    Spunti pratici

    • Metti per iscritto cosa si consegna. Un verbale di consegna con elenco di accessori, documenti e garanzie evita gran parte delle liti sull’art. 1476 n. 1.
    • Distingui subito il problema. Vizio, mancanza di qualità, evizione o aliud pro alio: da questo dipendono rimedio e termini.
    • Conta i giorni. Per i vizi, denuncia scritta entro 8 giorni dalla scoperta e azione entro 1 anno dalla consegna.
    • Non firmare un “visto e accettato” generico senza aver verificato documenti e funzionamento, soprattutto su macchinari e asset aziendali.
    • Per le vendite rilevanti conviene una due diligence documentale prima del saldo.

    Per beni, macchinari o asset aziendali puoi far controllare documenti, garanzie e clausole del contratto prima di concludere.

    Norme e fonti collegate

    Articoli del codice civile: art. 1476 (obblighi del venditore), art. 1490 e art. 1492 (garanzia per vizi), art. 1495 (termini), art. 1497 (mancanza di qualità), art. 1483 (evizione), art. 1453 (risoluzione per inadempimento).

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Quali sono gli obblighi principali del venditore?

    Consegnare la cosa, far acquistare al compratore la proprietà o il diritto (se non passa subito) e garantirlo da evizione e vizi: lo dice l’art. 1476 c.c.

    La consegna del bene basta a liberare il venditore?

    Non sempre. Se la proprietà non passa immediatamente, il venditore deve attivarsi per farla acquistare (art. 1476 n. 2); inoltre resta responsabile per vizi ed evizione.

    Entro quanto devo denunciare un vizio?

    Entro 8 giorni dalla scoperta, salvo diverso termine; l’azione si prescrive in 1 anno dalla consegna (art. 1495 c.c.). La denuncia non serve se il venditore ha riconosciuto o occultato il vizio.

    Che differenza c’è tra vizio e aliud pro alio?

    Il vizio è un difetto del bene comunque riconducibile al tipo pattuito; l’aliud pro alio è la consegna di un bene radicalmente diverso o inservibile allo scopo. Nel secondo caso si agisce con l’azione ordinaria di risoluzione (art. 1453), svincolata dai termini dell’art. 1495 (Cass. 13214/2024).

    Posso chiedere la riduzione del prezzo invece della risoluzione?

    Sì. In presenza di vizi l’art. 1492 c.c. consente di scegliere tra risoluzione (azione redibitoria) e riduzione del prezzo (azione estimatoria); la scelta diventa irrevocabile con la domanda giudiziale.

    Cosa succede se emerge un diritto di un terzo sul bene?

    Opera la garanzia per evizione (art. 1483 c.c.): se il compratore perde il bene può chiedere la risoluzione e il risarcimento del danno.

  • Accertamento sintetico e spese personali: esempi pratici sull’art. 38 DPR 600/1973

    Accertamento sintetico e spese personali: esempi pratici sull’art. 38 DPR 600/1973

    In sintesi

    • L’art. 38 del DPR 600/1973 consente all’ufficio di determinare sinteticamente il reddito complessivo della persona fisica sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel periodo d’imposta.
    • Lo strumento statistico è il redditometro, fondato su elementi indicativi di capacità contributiva (spese, beni, indici di tenore di vita).
    • L’accertamento sintetico è ammesso solo se il reddito accertabile eccede di almeno un quinto (20%) quello dichiarato.
    • Il contribuente può sempre dare prova contraria: che le spese sono state finanziate con redditi esenti, già tassati alla fonte, di altri anni o con disinvestimenti/donazioni.

    La norma (art. 38, commi 4 e 6, DPR 600/1973)

    «L’ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall’articolo 39, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile. […] La determinazione sintetica del reddito complessivo […] è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato.»

    Requisito Contenuto
    Base dell’accertamento Spese sostenute e indici di capacità contributiva
    Soglia di scostamento Reddito accertabile > di almeno 1/5 (20%) del dichiarato
    Contraddittorio Obbligatorio: invito a comparire + accertamento con adesione
    Prova contraria Redditi esenti, già tassati, di altri anni, disinvestimenti, liberalità

    Tre casi pratici

    Acquisto di un’auto di lusso

    Un contribuente con reddito modesto acquista un’auto da 60.000 €; l’ufficio ricostruisce sinteticamente un reddito superiore.

    Cosa fare: Dimostrare la provenienza della provvista: finanziamento bancario, vendita di un altro bene, risparmi di anni precedenti documentati dagli estratti conto.

    Spese pagate da un familiare

    Le spese contestate sono state in realtà sostenute dai genitori del contribuente.

    Cosa fare: Provare la liberalità o il sostegno familiare (bonifici dei genitori, dichiarazioni, atti di donazione): le spese finanziate da terzi non sono reddito del contribuente.

    Scostamento inferiore al quinto

    L’accertamento ricostruisce un reddito che supera il dichiarato di meno del 20%.

    Cosa fare: Eccepire il difetto del presupposto: senza lo scostamento di almeno un quinto l’accertamento sintetico è illegittimo.

    Spunti pratici

    • L’accertamento sintetico è sempre preceduto da invito al contraddittorio e dall’avvio del procedimento di accertamento con adesione (art. 38, settimo comma).
    • La Cassazione (sent. n. 36688/2022) ha chiarito la portata dell’onere della prova contraria a carico del contribuente.
    • La prova contraria può riguardare sia la disponibilità di redditi non imponibili sia l’entità effettiva delle spese ricostruite dall’ufficio.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • DPR 29 settembre 1973, n. 600, art. 38 (testo consolidato Agenzia delle Entrate)
    • Corte di Cassazione, sentenza n. 36688/2022
    • D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218 (accertamento con adesione)

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  • Residenza fiscale delle persone fisiche: esempi pratici sull’art. 2 TUIR

    Residenza fiscale delle persone fisiche: esempi pratici sull’art. 2 TUIR

    In sintesi

    • L’art. 2 del TUIR individua chi è fiscalmente residente in Italia, con criteri riformati dal 2024 (D.Lgs. 209/2023).
    • È residente chi, per la maggior parte del periodo d’imposta (oltre 183 giorni), ha in Italia, in alternativa: la residenza civilistica, il domicilio o la presenza fisica.
    • Il domicilio è ora definito come il luogo in cui si sviluppano in via principale le relazioni personali e familiari.
    • Salvo prova contraria, si presumono residenti gli iscritti per la maggior parte dell’anno nelle anagrafi della popolazione residente.

    La norma (art. 2, comma 2, TUIR – testo dal 2024)

    «Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta […] hanno la residenza ai sensi del codice civile o il domicilio nel territorio dello Stato ovvero sono ivi presenti. Ai fini dell’applicazione della presente disposizione per domicilio si intende il luogo in cui si sviluppano, in via principale, le relazioni personali e familiari della persona. Salvo prova contraria, si presumono altresì residenti le persone iscritte per la maggior parte del periodo di imposta nelle anagrafi della popolazione residente.»

    Criterio (dal 2024) Contenuto
    Residenza civilistica Dimora abituale in Italia
    Domicilio Centro delle relazioni personali e familiari
    Presenza fisica Presenza nel territorio (oltre 183 giorni)
    Iscrizione in anagrafe Presunzione relativa di residenza

    Tre casi pratici

    Lavoratore trasferito all’estero con famiglia in Italia

    Una persona lavora all’estero ma mantiene in Italia coniuge, figli e legami familiari.

    Cosa fare: Il domicilio (centro delle relazioni personali e familiari) è in Italia: la persona può risultare fiscalmente residente in Italia anche lavorando all’estero. Va valutata la prevalenza dei legami.

    Iscrizione mantenuta in anagrafe

    Chi si è trasferito all’estero ma è rimasto iscritto in anagrafe contesta la residenza fiscale italiana.

    Cosa fare: L’iscrizione in anagrafe è presunzione relativa di residenza: per superarla occorre la prova contraria della reale residenza all’estero (cancellazione AIRE e legami effettivi).

    Trasferimento in un paradiso fiscale

    Un cittadino italiano si cancella dall’anagrafe trasferendosi in uno Stato a fiscalità privilegiata.

    Cosa fare: Scatta la presunzione di residenza in Italia salvo prova contraria: va documentato l’effettivo trasferimento di vita e interessi nel nuovo Stato.

    Spunti pratici

    • Basta uno solo dei criteri (residenza, domicilio o presenza fisica) per essere residenti.
    • La presenza fisica è un criterio nuovo introdotto dal 2024: conta lo stare nel territorio oltre la metà dell’anno.
    • L’iscrizione all’AIRE non è più di per sé sufficiente: contano i legami sostanziali.
    • Le convenzioni contro le doppie imposizioni dettano le tie-breaker rules in caso di doppia residenza.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • TUIR, DPR 917/1986, art. 2
    • D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209 (residenza fiscale)
    • Agenzia delle Entrate, circolare sulla nuova residenza fiscale

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  • Dipendenti nella cessione d’azienda: esempi pratici sull’art. 2112 c.c.

    Dipendenti nella cessione d’azienda: esempi pratici sull’art. 2112 c.c.

    In sintesi

    • Nel trasferimento d’azienda i rapporti di lavoro proseguono con il cessionario.
    • Retribuzioni, TFR e anzianità vanno verificati prima del closing.
    • I debiti verso dipendenti possono incidere sul prezzo.
    • Cambio appalto e ramo d’azienda richiedono attenzione.
    • Serve due diligence lavoro e payroll.

    Prima degli esempi: i dipendenti non sono un allegato

    L’art. 2112 c.c. tutela i lavoratori in caso di trasferimento d’azienda. Il rapporto di lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva i diritti derivanti dal rapporto.

    Per chi compra un’azienda questo è un tema economico primario: non basta conoscere il numero dei dipendenti. Bisogna verificare inquadramenti, retribuzioni, ferie, TFR, contenziosi, premi, contratti collettivi e debiti arretrati.

    Anche il venditore deve preparare il fascicolo lavoro, per evitare contestazioni sul prezzo o garanzie successive. Il trasferimento mal gestito può generare conflitti sindacali e passività inattese.

    Due diligence lavoro

    • elenco dipendenti;
    • contratti e livelli;
    • buste paga;
    • TFR e ferie;
    • contenziosi e contestazioni.

    Caso 1: arretrati retributivi non comunicati

    Scenario. Dopo il closing emergono premi e straordinari non pagati.

    Come si legge in pratica. La due diligence doveva ricostruire debiti verso dipendenti e garanzie del venditore. Il costo può incidere sul prezzo.

    Documenti

    • cedolini;
    • accordi aziendali;
    • straordinari;
    • TFR;
    • clausole indennizzo.

    Caso 2: ramo d’azienda con personale dedicato

    Scenario. Viene ceduto un ramo con 8 lavoratori, ma alcuni lavorano anche per altri reparti.

    Come si legge in pratica. Serve verificare autonomia del ramo e assegnazione reale del personale. Una selezione artificiale può essere contestata.

    Prove

    • organigramma;
    • mansioni;
    • centro costo;
    • contratti clienti;
    • beni del ramo.

    Caso 3: cambio CCNL dopo acquisizione

    Scenario. Il cessionario vuole applicare un contratto collettivo diverso e ridurre alcuni trattamenti.

    Come si legge in pratica. Il passaggio richiede analisi puntuale dei diritti conservati, accordi collettivi e tempi. Non si cambia tutto automaticamente il giorno dopo.

    Controlli

    • CCNL applicato;
    • accordi integrativi;
    • anzianità;
    • superminimi;
    • comunicazioni ai lavoratori.

    Quando chiedere una verifica

    Per acquisizioni con dipendenti: verifica lavoro, TFR e passività.

    Norme e fonti collegate

    Art. 2112 c.c., art. 2558 c.c., art. 2560 c.c..

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    I dipendenti passano al compratore?

    Nel trasferimento d’azienda, di regola il rapporto prosegue con il cessionario.

    Il TFR va controllato?

    Sì, è una passività centrale.

    Si può scegliere quali dipendenti passano?

    Dipende dal perimetro reale dell’azienda o ramo.

    Serve consulenza lavoro?

    Sì, quando ci sono dipendenti, CCNL o arretrati.

    Vedi anche: Trattamento integrativo e detrazioni da lavoro dipendente, Quando arrivano aumenti e arretrati dei dipendenti pubblici, Aumento stipendio polizia locale e dipendenti comunali 2022-2024, Artigiano e anche dipendente, Fringe benefit e Redditi assimilati al lavoro dipendente.

  • Criteri di valutazione in bilancio: esempi pratici sull’art. 2426 c.c.

    Criteri di valutazione in bilancio: esempi pratici sull’art. 2426 c.c.

    In sintesi

    • L’art. 2426 stabilisce come si valutano le singole poste del bilancio.
    • Le immobilizzazioni si iscrivono al costo di acquisto o di produzione (n. 1).
    • Il costo si ammortizza sistematicamente in base alla residua possibilità di utilizzo (n. 2).
    • Le rimanenze si valutano al minore tra costo e mercato (n. 9).
    • I criteri vanno applicati con coerenza e motivati nelle deroghe.

    Cosa dice l’art. 2426 c.c.

    N. 1: «le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto.»
    N. 2: «il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione.»

    Per le rimanenze e i titoli non immobilizzati (n. 9) vale il criterio del minore tra il costo di acquisto/produzione e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato: è la prudenza applicata al magazzino.

    I criteri principali

    Posta Criterio Riferimento
    Immobilizzazioni Costo di acquisto o di produzione (inclusi costi accessori) n. 1
    Immobilizzazioni a vita limitata Ammortamento sistematico per la residua utilizzazione n. 2
    Rimanenze e titoli non immobilizzati Minore tra costo e valore di mercato n. 9

    La differenza con l’ammortamento fiscale (art. 102 TUIR, basato su coefficienti ministeriali) è importante: il bilancio segue la residua possibilità di utilizzazione civilistica, il fisco i coefficienti; le due grandezze possono divergere.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Macchinario con costi accessori

    Scenario. Acquisto con trasporto e installazione.

    Inquadramento. Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori (n. 1): trasporto e installazione capitalizzano sul valore del bene.

    Cosa includere

    • prezzo di acquisto;
    • costi accessori diretti;
    • eventuali oneri finanziari ammessi;
    • documentazione dei costi.

    Caso 2 – Ammortamento di un bene a vita limitata

    Scenario. Impianto con utilizzo limitato nel tempo.

    Inquadramento. Va ammortizzato sistematicamente in base alla residua possibilità di utilizzazione (n. 2); le modifiche di criterio vanno motivate in nota integrativa.

    Cosa definire

    • vita utile stimata;
    • piano di ammortamento;
    • coerenza con l’uso effettivo;
    • informativa sulle modifiche.

    Caso 3 – Magazzino con valore di mercato in calo

    Scenario. Le rimanenze valgono meno del costo.

    Inquadramento. Si iscrivono al minore tra costo e valore di realizzazione di mercato (n. 9): la svalutazione è imposta dalla prudenza.

    Cosa verificare

    • costo di acquisto/produzione;
    • valore di mercato attuale;
    • svalutazione necessaria;
    • nota integrativa.

    Spunti pratici

    • Capitalizza i costi accessori nel costo dell’immobilizzazione.
    • Ammortizza in base all’uso, non solo ai coefficienti fiscali.
    • Svaluta il magazzino se il mercato scende sotto il costo.
    • Motiva le modifiche di criterio in nota integrativa.
    • Tieni distinti ammortamento civilistico e fiscale.

    Per impostare correttamente i criteri di valutazione puoi far verificare costi, ammortamenti e rimanenze.

    Norme collegate

    Codice civile: art. 2426 (criteri di valutazione), art. 2423 (clausola generale), art. 2423-bis (principi). Vedi anche ammortamento fiscale (art. 102 TUIR).

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Come si valutano le immobilizzazioni?

    Al costo di acquisto o di produzione (art. 2426, n. 1). Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori; il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto.

    Cos’è l’ammortamento sistematico?

    Il costo delle immobilizzazioni a utilizzazione limitata nel tempo va sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzazione (n. 2).

    Come si valutano le rimanenze?

    Al minore tra il costo di acquisto/produzione e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato (n. 9).

    Si possono includere gli oneri finanziari nel costo?

    Nel costo di produzione possono essere inclusi anche gli oneri di finanziamento relativi alla fabbricazione, per la quota ragionevolmente imputabile al bene.

    Le modifiche ai criteri di ammortamento vanno motivate?

    Sì. Eventuali modifiche ai criteri di ammortamento e ai coefficienti applicati devono essere motivate nella nota integrativa.

  • Holding e direzione di gruppo: esempi pratici sull’art. 2497 c.c.

    Holding e direzione di gruppo: esempi pratici sull’art. 2497 c.c.

    In sintesi

    • L’art. 2497 c.c. disciplina la responsabilità da direzione e coordinamento di società, tipica dei gruppi e delle holding.
    • La capogruppo che agisce nel proprio interesse violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale è responsabile.
    • Risponde verso i soci delle controllate per il pregiudizio a redditività e valore della partecipazione e verso i creditori per la lesione del patrimonio.
    • Non c’è responsabilità se il danno è compensato dal risultato complessivo dell’attività di direzione (vantaggi compensativi).

    La norma (art. 2497, comma 1, c.c.)

    «Le società o gli enti che, esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell’interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime, sono direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale, nonché nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all’integrità del patrimonio della società.»

    Elemento Contenuto
    Soggetto responsabile Chi esercita direzione e coordinamento
    Verso i soci Pregiudizio a redditività e valore della partecipazione
    Verso i creditori Lesione dell’integrità del patrimonio
    Esimente Vantaggi compensativi del gruppo

    Tre casi pratici

    Operazione dannosa imposta alla controllata

    La holding impone alla controllata un’operazione svantaggiosa a favore del gruppo.

    Cosa fare: I soci di minoranza e i creditori possono agire ex art. 2497 se l’operazione viola la corretta gestione, salvo che il danno sia compensato dai vantaggi complessivi del gruppo.

    Pubblicità e trasparenza del gruppo

    Una società è soggetta ad altrui direzione e coordinamento senza darne evidenza.

    Cosa fare: Indicare l’appartenenza al gruppo negli atti e nel registro imprese (artt. 2497-bis): la trasparenza è obbligatoria e la sua mancanza espone a responsabilità.

    Vantaggi compensativi

    La controllata subisce uno svantaggio puntuale ma trae benefici dall’appartenenza al gruppo.

    Cosa fare: Documentare i vantaggi compensativi: se il danno è eliso dal risultato complessivo della direzione e coordinamento, la responsabilità è esclusa.

    Spunti pratici

    • La responsabilità è diretta verso soci e creditori della controllata.
    • Gli obblighi di pubblicità e motivazione delle decisioni (artt. 2497-bis e 2497-ter) sono centrali.
    • Si collega alla disciplina fiscale dei gruppi (dividendi, transfer pricing) e alla holding.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • Codice civile, art. 2497
    • Codice civile, artt. 2497-bis e 2497-ter (pubblicità e motivazione)
    • Corte di Cassazione, giurisprudenza sui gruppi

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