Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
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Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Il procedimento disciplinare nel pubblico impiego è regolato dall’art. 55-bis D.Lgs. 165/2001 (riforma Brunetta + riforma Madia). Per fatti lievi (rimprovero, multa) il dirigente ha competenza diretta entro 30 giorni. Per fatti gravi (sospensione, licenziamento) competenza dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD) entro 120 giorni. Diritto di difesa garantito: 20 giorni per scritti difensivi.
Sospensione 11 giorni – 6 mesi: per ripetute mancanze, condotte aggressive, abuso ferie/permessi
Licenziamento per giusta causa: per gravi violazioni del codice di comportamento, falsa attestazione presenza, furto, corruzione
I fatti gravi e flagranti (es. timbratura falsa, percosse a colleghi) ammettono sospensione cautelare immediata.
La falsa attestazione di presenza: licenziamento certo
L’art. 55-quater del D.Lgs. 165/2001, introdotto dalla L. Madia 116/2014, prevede il licenziamento obbligatorio per falsa attestazione di presenza (cd. furbetti del cartellino).
La sanzione si applica:
Per registrazione fraudolenta della presenza (timbra e va via)
Per uso del badge altrui
Per simulazione di lavoro tramite uscite non autorizzate
Il procedimento è accelerato (30 giorni dalla scoperta) e va concluso con sospensione immediata. La giurisprudenza Cassazione (es. Cass. 12108/2020) conferma la proporzionalità del licenziamento anche per singolo episodio se gravemente lesivo del rapporto fiduciario.
Casi pratici
Tizio – Rimprovero scritto per assenze
Tizio, assistente Min. Cultura, ha tre assenze ingiustificate nel mese. Il dirigente lo convoca, gli notifica contestazione. Tizio presenta scritti difensivi (problemi familiari). Conclusione: rimprovero scritto entro 30gg.
Caia – Sospensione 5gg per uso badge improprio
Caia, funzionaria INPS, ha lasciato il badge a un collega per timbrare l’entrata. Scoperto, UPD avvia procedimento. Caia ammette, UPD applica sospensione 5gg invece di licenziamento (collaborativa, primo episodio).
Sempronio – Licenziamento per timbratura falsa
Sempronio, operatore Min. Interno, scoperto a uscire dopo timbratura tornando solo per timbrare uscita. UPD applica art. 55-quater: sospensione cautelare immediata, licenziamento per giusta causa entro 30gg. Cassazione conferma.
Domande frequenti
Chi può sanzionare un dipendente pubblico?
Per sanzioni lievi (rimprovero, multa fino 4h): il dirigente diretto entro 30gg. Per sanzioni più gravi (sospensione, licenziamento): l’Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD) entro 120gg.
Quanto tempo ho per difendermi?
20 giorni dalla notifica della contestazione per presentare scritti difensivi e/o chiedere audizione con assistenza di avvocato o sindacalista.
Cosa succede se l'amministrazione sfora i termini?
Decadenza: la sanzione è nulla. Il dipendente può ricorrere al giudice del lavoro per annullamento. I termini sono perentori a tutela del lavoratore (Corte Cost. 87/2018).
Si può licenziare per timbratura falsa?
Sì, anche per singolo episodio. L’art. 55-quater D.Lgs. 165/2001 prevede licenziamento per giusta causa per falsa attestazione di presenza. Cassazione conferma la proporzionalità anche con buona condotta pregressa.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Funzioni Centrali (Pubblico Impiego). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Riduzione del 50% sulla base imponibile IMU per immobili inagibili o inabitabili di fatto non utilizzati.
Stessa riduzione del 50% per gli immobili di interesse storico o artistico sottoposti a vincolo.
La riduzione non è automatica: va comunicata al Comune con la dichiarazione IMU entro il 30 giugno dell’anno successivo.
La base imponibile si calcola su rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente della categoria (es. 160 per le abitazioni gruppo A).
Le aliquote puntuali le delibera ogni anno il tuo Comune: verificale sempre prima di calcolare l’imposta.
Il versamento avviene con modello F24 in due rate: acconto entro il 16 giugno, saldo entro il 16 dicembre.
Quando l'IMU si paga a metà
L’IMU (imposta municipale propria) è il tributo che si paga ogni anno sul possesso di immobili diversi dall’abitazione principale. Il meccanismo è semplice: si calcola una ‘base imponibile’ partendo dalla rendita catastale e si applica l’aliquota deliberata dal Comune. Ma in due situazioni specifiche la legge taglia a metà la base imponibile: quando l’immobile è inagibile o inabitabile e non viene usato, oppure quando è vincolato come bene di interesse storico o artistico.
Ridurre la base imponibile del 50% non significa pagare metà imposta in senso assoluto: significa che il numero su cui si applica l’aliquota è dimezzato. Se ad esempio la base imponibile ordinaria fosse 80.000 euro, con la riduzione diventa 40.000 euro, e l’aliquota si applica su quella cifra più bassa. Il risparmio concreto dipende dall’aliquota deliberata dal tuo Comune.
Queste agevolazioni non scattano in automatico. Devi segnalare la situazione al Comune – di solito presentando la dichiarazione IMU – e documentare lo stato dell’immobile. Nei paragrafi che seguono vedremo come funziona ogni riduzione, con un esempio numerico e due casi pratici.
Riduzioni IMU sulla base imponibile
Situazione
Riduzione base imponibile
Condizione principale
Immobile inagibile o inabitabile, non utilizzato
50%
Stato accertato dal Comune o perizia tecnica
Immobile di interesse storico/artistico vincolato
50%
Presenza del vincolo ai sensi del Codice dei Beni Culturali
Comodato gratuito a genitori/figli (1° grado)
50%
Contratto registrato, comodante residente nello stesso Comune, max 2 abitativi in Italia non di lusso
Locazione a canone concordato (legge 431/98)
25% (imposta ridotta al 75%)
Contratto 3+2 stipulato con accordi territoriali
Esempio pratico
Tizio è proprietario di un appartamento di categoria A/3 con rendita catastale di 600 euro. Base imponibile ordinaria: 600 × 1,05 × 160 = 100.800 euro. Con la riduzione del 50% per inagibilità la base scende a 50.400 euro. Se il Comune applica un’aliquota dell’1% (10 per mille), l’IMU annua passa da 1.008 euro a 504 euro: un risparmio di 504 euro. L’aliquota puntuale va sempre verificata nella delibera comunale dell’anno in corso.
Documenti necessari
Visura catastale dell’immobile (per verificare categoria e rendita)
Perizia tecnica o accertamento comunale che attesta lo stato di inagibilità/inabitabilità
Decreto di vincolo storico/artistico (rilasciato dalla Soprintendenza) per gli immobili vincolati
Modello dichiarazione IMU (ministeriale) da presentare al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo alla variazione
Modello F24 per il versamento (codice tributo 3918 per ‘altri fabbricati’)
Caso 1 – L'appartamento che non si può usare
Scenario. Tizio ha ereditato un appartamento degli anni ’50 che presenta gravi problemi strutturali: tetto danneggiato, impianti non a norma, parti dei solai lesionate. L’immobile è di fatto inabitabile e Tizio non lo affitta né lo usa. Vuole sapere se può pagare meno IMU.
Come si applica. Sì. La legge prevede la riduzione del 50% della base imponibile per gli immobili ‘inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati’. Per ottenere l’agevolazione Tizio deve documentare lo stato dell’immobile – di solito con una perizia di un tecnico abilitato (geometra, ingegnere, architetto) o chiedendo un accertamento al Comune – e presentare la dichiarazione IMU al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui è intervenuta la variazione. Fin tanto che la situazione permane, la riduzione si applica ogni anno. Se Tizio decidesse di ristrutturare e rendere agibile l’appartamento, dovrebbe comunicarlo al Comune.
In pratica
Fai redigere una perizia tecnica che attesti l’inagibilità: è il documento principale per ottenere la riduzione.
Presenta la dichiarazione IMU al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo: senza comunicazione il Comune non applica automaticamente la riduzione.
Verifica l’aliquota deliberata dal tuo Comune per quell’anno: è pubblicata sul sito del Ministero dell’Economia o sul portale comunale.
Caso 2 – Il palazzo storico di famiglia
Scenario. Caio è erede di un palazzo in centro storico che la Soprintendenza ha sottoposto a vincolo come bene di interesse storico e artistico. L’immobile non è locato. Caio si chiede se il vincolo comporta solo obblighi di restauro o anche qualche vantaggio fiscale.
Come si applica. Il vincolo comporta entrambe le cose. Sul fronte IMU, la legge riconosce la riduzione del 50% della base imponibile per tutti gli immobili ‘di interesse storico o artistico’ vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali. La ratio è che il proprietario sopporta vincoli e costi di manutenzione imposti dalla legge senza poter liberamente intervenire sull’immobile. Caio deve comunicare la situazione al Comune presentando la dichiarazione IMU e allegando copia del decreto di vincolo emesso dalla Soprintendenza. Da quel momento la riduzione si applica ogni anno finché il vincolo è in vigore.
In pratica
Recupera il decreto di vincolo della Soprintendenza: è il documento che certifica l’interesse storico/artistico dell’immobile.
Presenta la dichiarazione IMU al Comune con copia del vincolo: è il presupposto per ottenere la riduzione.
La riduzione vale ogni anno finché il vincolo è attivo: non devi rinnovare la domanda, salvo variazioni comunicate dal Comune.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
A chi serve: ai commercianti al minuto che vendono beni soggetti ad aliquote IVA diverse (es. 4%, 10%, 22%) senza separare i corrispettivi alla cassa.
Come funziona: i corrispettivi totali del periodo si ripartiscono tra le varie aliquote in proporzione alla composizione degli acquisti dell’anno.
Alternativa: il commerciante può invece registrare separatamente i corrispettivi per ciascuna aliquota già alla cassa, evitando il calcolo proporzionale.
Registrazione: i corrispettivi si annotano nel registro dei corrispettivi (oggi trasmessi telematicamente tramite registratore telematico); la ventilazione si applica in liquidazione.
Liquidazione IVA: la quota di corrispettivo attribuita a ciascuna aliquota è già comprensiva di IVA (IVA ‘interna’); si scorporano con la formula corrispettivo / (1 + aliquota).
Dichiarazione annuale: i dati ventilati confluiscono nel quadro VE della dichiarazione IVA annuale, suddivisi per aliquota.
Che cos'è la ventilazione dei corrispettivi
Immagina un negozio di alimentari che vende pane (aliquota IVA 4%), olio d’oliva (aliquota 10%) e alcolici (aliquota 22%) senza emettere fattura per ogni singolo cliente. Alla cassa batte un unico corrispettivo giornaliero. Come fa a sapere quanta IVA versare per ciascuna categoria di beni?
La risposta è il metodo della ventilazione dei corrispettivi: il commerciante al minuto ripartisce il totale dei corrispettivi incassati tra le diverse aliquote IVA in proporzione a come erano composti i suoi acquisti nel corso dell’anno. In altre parole, se metà degli acquisti riguardava beni al 10% e l’altra metà beni al 22%, si assume che anche i ricavi si dividano in quella stessa proporzione.
Questo metodo è previsto dal DPR 633/1972 (il decreto IVA) ed è la soluzione pratica per chi, nel commercio al dettaglio, non è in grado di separare i corrispettivi per aliquota nel momento stesso dell’incasso. L’alternativa è registrare i corrispettivi già distinti per aliquota direttamente alla cassa, il che richiede un sistema di cassa più strutturato.
Oggi i corrispettivi del commercio al minuto vengono memorizzati e trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate tramite il registratore telematico (RT), in sostituzione del vecchio scontrino fiscale. La ventilazione avviene poi in fase di liquidazione periodica, applicando le percentuali derivate dalla composizione degli acquisti.
Aliquote IVA ordinarie e ridotte applicabili
Aliquota
Tipologia di beni/servizi (esempi)
4%
Beni di prima necessità: generi alimentari di base, libri e stampa, prima casa non di lusso, ausili per disabili
5%
Alcune prestazioni socio-sanitarie e assistenziali, alcuni trasporti
10%
Molti generi alimentari, energia per usi specifici, ristorazione, alcune ristrutturazioni
22%
Aliquota ordinaria: si applica a tutti i beni e servizi non espressamente inclusi nelle aliquote ridotte
Esempio pratico
Tizio gestisce un minimarket e non separa i corrispettivi per aliquota alla cassa. Nel corso dell’anno gli acquisti totali sono stati 80.000 euro, così ripartiti: 20.000 euro di beni al 4% (25%), 40.000 euro di beni al 10% (50%), 20.000 euro di beni al 22% (25%). Nel mese di marzo incassa corrispettivi totali per 15.000 euro. Applicando la ventilazione: 25% × 15.000 = 3.750 euro di corrispettivi al 4%; 50% × 15.000 = 7.500 euro al 10%; 25% × 15.000 = 3.750 euro al 22%. Si scorpora poi l’IVA da ciascuna quota: 3.750 / 1,04 = 3.606 euro di imponibile al 4% (IVA 144 euro); 7.500 / 1,10 = 6.818 euro di imponibile al 10% (IVA 682 euro); 3.750 / 1,22 = 3.074 euro di imponibile al 22% (IVA 676 euro). IVA totale a debito del mese: circa 1.502 euro.
Documenti necessari
Registro dei corrispettivi (oggi gestito tramite registratore telematico RT)
Registri degli acquisti suddivisi per aliquota IVA (per calcolare le percentuali di ventilazione)
Modello di dichiarazione IVA annuale (quadro VE per le operazioni attive)
Documentazione del registratore telematico (scontrini e chiusure giornaliere)
Tizio: erboristeria con beni a tre aliquote diverse
Scenario. Tizio ha un’erboristeria che vende integratori alimentari (aliquota 10%), cosmetici (22%) e alcuni prodotti classificati come ausili per la salute (5%). Non dispone di un sistema di cassa che distingua automaticamente le vendite per aliquota. Vuole sapere come liquidare correttamente l’IVA.
Come si applica. Tizio può applicare il metodo della ventilazione. Deve prima calcolare la composizione percentuale dei propri acquisti dell’anno: se per esempio il 30% degli acquisti riguarda prodotti al 5%, il 50% prodotti al 10% e il 20% prodotti al 22%, applica queste stesse percentuali ai corrispettivi di ogni periodo di liquidazione. Scorpora poi l’IVA da ciascuna quota con la formula: quota corrispettivo / (1 + aliquota). Il risultato è l’imponibile e l’IVA per ogni aliquota da indicare nel registro e da versare.
In pratica
Conserva con cura i registri degli acquisti suddivisi per aliquota: sono la base per calcolare le percentuali di ventilazione.
Se le percentuali degli acquisti cambiano nel corso dell’anno, la ventilazione si aggiorna: è buona prassi ricalcolarla almeno a inizio anno in base ai dati dell’anno precedente.
Se l’erboristeria cresce e installa un registratore telematico con classificazione per reparto, può abbandonare la ventilazione e registrare i corrispettivi già distinti per aliquota.
Caio: supermercato con reparto alcolici e reparto alimentari di base
Scenario. Caio gestisce un piccolo supermercato che vende generi alimentari di base (4%), altri generi alimentari come bibite e snack (10%) e vino e alcolici (22%). Alla cassa batte tutto insieme. I suoi acquisti annuali valgono 200.000 euro: 50.000 al 4%, 100.000 al 10%, 50.000 al 22%.
Come si applica. Le percentuali di ventilazione sono: 25% per i beni al 4%, 50% per i beni al 10%, 25% per i beni al 22%. Ogni mese Caio totalizza i corrispettivi dal registratore telematico e li ripartisce con queste percentuali. Scorpora l’IVA da ciascuna quota e versa il totale con il codice tributo F24 del periodo (mensile: 6001-6012, o trimestrale: 6031-6033). Il tutto confluirà nel quadro VE della dichiarazione IVA annuale, suddiviso per aliquota.
In pratica
I corrispettivi giornalieri vengono già trasmessi automaticamente all’Agenzia dal registratore telematico: Caio deve solo usarli per calcolare la ventilazione in fase di liquidazione.
Per la liquidazione trimestrale (se il volume d’affari rientra nelle soglie: 500.000 euro per servizi, 800.000 euro per altre attività), il versamento è entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre, con una maggiorazione dell’1% a titolo di interessi.
Attenzione: il metodo della ventilazione si basa sugli acquisti, non sulle vendite. Se i margini per categoria sono molto diversi, può valere la pena valutare l’installazione di un sistema di cassa con classificazione per reparto.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
La mobilità nel pubblico impiego è disciplinata dall’art. 30 D.Lgs. 165/2001: il dipendente può chiedere passaggio diretto a un’altra amministrazione previo assenso di entrambe. Il comando è temporaneo (fino 5 anni) e mantiene il rapporto con l’ente originario. Il distacco riguarda incarichi sindacali o speciali. Mobilità obbligatoria solo in casi limitati (eccedenze, ristrutturazione).
9 maggio 2024 (CCNL 2022-2024, sottoscrizione definitiva)
Vigenza
Parte normativa fino al 31 dicembre 2024 (in regime di ultrattività); negoziato 2025-2027 in apertura
Platea
~250.000 dipendenti pubblici di Ministeri, Agenzie fiscali (Entrate/Dogane), Enti pubblici non economici (INPS, INAIL, ACI), Presidenza del Consiglio
Tabella riepilogativa
Mobilità, comando e distacco Funzioni Centrali
Tipo
Durata
Effetto giuridico
Mobilità volontaria art. 30
Definitiva
Cambio amministrazione
Mobilità obbligatoria
Definitiva
Eccedenza, ristrutturazione
Comando
Fino 5 anni
Mantiene rapporto originale
Distacco sindacale
Per durata incarico
Retribuzione a carico OO.SS.
Distacco speciale
Per durata incarico
Es. PNRR, missione UE
La mobilità volontaria ex art. 30
Il dipendente Funzioni Centrali può chiedere il passaggio diretto a un’altra amministrazione tramite l’art. 30 del D.Lgs. 165/2001.
Requisiti procedurali:
Avviso di mobilità: pubblicato dall’amministrazione di destinazione (es. INPS cerca un funzionario contabile)
Domanda: il dipendente partecipa specificando area, profilo e anzianità
Assenso amministrazione di provenienza: il proprio ente deve autorizzare il rilascio
Valutazione comparativa: la destinazione sceglie il candidato in base a criteri prefissati (titoli, anzianità, esperienza)
L’assenso dell’ente di provenienza è il punto critico: può essere negato se il dipendente ha competenze infungibili, se l’ente è sotto-organico o se entro 5 anni dal vincere il concorso.
Comando: assegnazione temporanea
Il comando è l’assegnazione temporanea di un dipendente a un’altra amministrazione, mantenendo il rapporto giuridico con l’ente originario.
Caratteristiche:
Durata: di norma fino a 5 anni, rinnovabili
Stipendio: a carico dell’amministrazione di destinazione
Anzianità: continua a maturare nell’ente originario
Pratica frequente: per Capi Gabinetto, dirigenti incaricati di progetti speciali, esperti PNRR
Il comando termina automaticamente con il rientro nell’ente di origine, senza necessità di concorso.
Distacco sindacale e missioni speciali
Il distacco sindacale permette a quadri sindacali eletti di prestare attività a tempo pieno presso le OO.SS. retribuiti dalla propria amministrazione (con rimborso parziale a carico monte ore nazionale ARAN).
Il distacco speciale riguarda missioni temporanee per: progetti PNRR, missioni UE, incarichi internazionali, supporto a enti emergenza (es. Protezione Civile in catastrofi).
Differenza chiave con il comando: il distacco non comporta lavoro stabile nell’ente di destinazione ma una missione finalizzata e a termine.
Casi pratici
Tizio – Mobilità da Min. Difesa a Min. Cultura
Tizio, funzionario amministrativo, ha vinto la mobilità da Difesa a Cultura nel 2025 (dopo 6 anni in Difesa). Min. Difesa ha rilasciato assenso. Stessa area, stesso differenziale stipendiale, ma nuova indennità di amministrazione.
Caia – Comando 3 anni a Presidenza Consiglio
Caia, EP Agenzia Entrate, è in comando 3 anni alla Presidenza del Consiglio come esperta fiscalità internazionale per riforma. Mantiene rapporto Entrate; stipendio (più alto a PdC) erogato da PdC.
Sempronio – Distacco sindacale CGIL
Sempronio, assistente INPS, è distaccato sindacale CGIL FP dal 2022 come segretario provinciale. INPS continua a pagare lo stipendio con rimborso parziale CGIL tramite monte ore ARAN.
Domande frequenti
Come funziona la mobilità art. 30 nel pubblico?
Il dipendente partecipa a un avviso di mobilità pubblicato da un’amministrazione di destinazione. Serve assenso dell’amministrazione di provenienza. Valutazione comparativa per titoli ed esperienza. Passaggio definitivo.
La mia amministrazione può negare l'assenso alla mobilità?
Sì, in casi specifici: competenze infungibili, sotto-organico dell’ente, entro 5 anni dal concorso di assunzione, gravi esigenze di servizio motivate. Il diniego deve essere motivato e impugnabile al giudice del lavoro.
Qual è la differenza tra mobilità, comando e distacco?
Mobilità = passaggio definitivo a nuova amministrazione. Comando = assegnazione temporanea fino a 5 anni mantenendo rapporto originale. Distacco = missione speciale a termine (sindacato, PNRR, internazionale).
Lo stipendio durante il comando è lo stesso?
Può cambiare. L’amministrazione di destinazione paga lo stipendio, applicando la propria indennità di amministrazione (di norma più alta a PdC e Ministeri rispetto a Enti previdenziali). Tabellare e differenziali stipendiali restano invariati.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Funzioni Centrali (Pubblico Impiego). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Il dipendente Funzioni Centrali percepisce buono pasto da €7 per ogni giornata di servizio ≥6 ore (vincolato a presenza). Il fondo pensione complementare di settore è Perseo Sirio (TFR + 1% lavoratore + 1% datore). Mense aziendali in molti grandi enti (INPS, Ministeri). Iniziative welfare ARAN-Plus per assistenza sanitaria integrativa in fase di estensione.
9 maggio 2024 (CCNL 2022-2024, sottoscrizione definitiva)
Vigenza
Parte normativa fino al 31 dicembre 2024 (in regime di ultrattività); negoziato 2025-2027 in apertura
Platea
~250.000 dipendenti pubblici di Ministeri, Agenzie fiscali (Entrate/Dogane), Enti pubblici non economici (INPS, INAIL, ACI), Presidenza del Consiglio
Tabella riepilogativa
Welfare Funzioni Centrali 2026
Voce
Importo
Note
Buono pasto cartaceo
€7/giorno
Min. 6h servizio
Buono pasto elettronico
€8/giorno
Da CCNL 2024
Fondo Perseo Sirio
1% lav + 1% datore + TFR
Pensione complementare
Una tantum welfare
€220 (2024)
Iniziative facoltative
CRAL amministrazione
€20-50/mese
Adesione facoltativa
Il buono pasto statale di €7
Il buono pasto spetta per ogni giornata in cui il dipendente Funzioni Centrali presta servizio per almeno 6 ore con rientro pomeridiano (o orario continuativo con pausa pranzo).
Importi 2026:
Cartaceo: €7 (importo non aggiornato dal 2018)
Elettronico (introdotto dal CCNL 2024): €8 a partire da gennaio 2025, in fase di rollout
Il buono è spendibile in esercizi convenzionati (ristoranti, bar, supermercati, gastronomie). Non è cumulabile con la mensa aziendale: chi mangia in mensa non riceve buono.
Fondo Perseo Sirio per previdenza complementare
Il fondo pensione complementare del settore Funzioni Centrali (insieme a Sanità e Funzioni Locali) è Perseo Sirio, fondo negoziale a contribuzione definita gestito in convenzione con SGR.
Contribuzione tipica:
Lavoratore: 1% retribuzione utile TFR (obbligatorio per aderire)
Datore: 1% retribuzione utile TFR (a carico amministrazione)
TFR: 6,91% maturato l’anno (se lavoratore aderisce, va al fondo non al TFS/TFR statale)
Adesione facoltativa ma incentivata: più del 25% dei dipendenti Funzioni Centrali è iscritto. Linee di investimento: garantita, bilanciata, dinamica.
Mensa aziendale, CRAL e iniziative welfare
I grandi enti hanno spesso mensa aziendale convenzionata o gestita: INPS, INAIL, Ministero Economia, Ministero Interno hanno mense interne con costo medio €2-3 a pasto.
I CRAL (Circoli Ricreativi Aziendali Lavoratori) offrono convenzioni per palestre, viaggi, libri, cultura, sport. Adesione facoltativa, costo €20-50/mese.
Il CCNL 2024 ha introdotto un budget welfare di €220 una tantum per il 2024, destinato a iniziative individuali (libri, abbonamenti, sport) tramite piattaforma di amministrazione.
Casi pratici
Tizio – 22 buoni pasto al mese
Tizio, assistente Min. Difesa, lavora 22 giorni al mese da 7h12′. Riceve 22 buoni pasto da €7 = €154/mese di valore reale (in buoni elettronici €176). Spende in supermercato e ristoranti.
Caia – Aderisce a Perseo Sirio
Caia, funzionaria Entrate, aderisce a Perseo Sirio dal 2020. Contributo annuo: TFR (€2.500) + 1% suo (€460) + 1% datore (€460) = €3.420/anno. Capitale accumulato ~€18.000 in 5 anni in linea bilanciata.
Sempronio – Mensa ministeriale e CRAL
Sempronio, EP INPS, usa la mensa interna (€2,50 al pasto – non riceve buono nei giorni di mensa). È iscritto al CRAL INPS (€25/mese) per palestra convenzionata e biglietti teatro scontati.
Domande frequenti
Quanto vale il buono pasto del pubblico impiego?
€7 cartaceo, €8 elettronico (dal 2025). Spetta per ogni giornata di servizio di almeno 6 ore con pausa pranzo. Non cumulabile con mensa aziendale.
Cos'è Perseo Sirio?
Il fondo pensione complementare di Funzioni Centrali, Sanità e Funzioni Locali. Contribuzione 1% lavoratore + 1% datore + TFR per aderenti. Adesione facoltativa ma con vantaggi fiscali.
Posso usare il buono pasto al supermercato?
Sì. Il buono pasto è spendibile in qualunque esercizio convenzionato: ristoranti, bar, gastronomie, supermercati. Resto in denaro non ammesso, ma cumulabile fino a 8 buoni in una transazione.
Conviene aderire a Perseo Sirio?
Per un dipendente sotto i 50 anni con orizzonte pensionistico medio-lungo, sì: si guadagnano il contributo datore (1%), benefici fiscali (deduzione fino €5.164/anno) e rendimento di mercato sul capitale. Da valutare profilo individuale.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Funzioni Centrali (Pubblico Impiego). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Il prospetto RS monitora la composizione del patrimonio netto della società classificata agli effetti fiscali.
Distingue le riserve di capitale (versamenti soci, sovrapprezzo) dalle riserve di utili: la distinzione è cruciale per la tassazione in capo ai soci.
Le riserve in sospensione d’imposta vanno indicate separatamente: la loro distribuzione o utilizzo può comportare la tassazione dell’imposta ‘sospesa’.
Il saldo finale di ogni esercizio diventa il saldo iniziale del prospetto dell’anno successivo: è un documento che si aggiorna ogni anno.
La distribuzione di riserve di utili ai soci genera dividendi tassabili; la restituzione di riserve di capitale riduce il costo fiscale della partecipazione.
Il prospetto serve anche a verificare la corretta applicazione dell’art. 47 TUIR: se in bilancio ci sono riserve di utili, si presume che siano distribuite per prime.
Perché il patrimonio netto va classificato agli effetti fiscali
Una società può avere un patrimonio netto composto da molte voci: il capitale sociale sottoscritto dai soci, il sovrapprezzo di emissione delle azioni, le riserve accumulate con gli utili degli anni precedenti, le riserve formate con versamenti dei soci ‘fuori capitale’. Ai fini civilistici queste voci si distinguono già in bilancio. Ma dal punto di vista fiscale la distinzione che conta davvero è un’altra: la posta è composta da utili (e quindi è un dividendo quando viene distribuita) oppure da apporti dei soci (e quindi è una restituzione di capitale)?
Il prospetto del capitale e delle riserve, contenuto nel quadro RS della dichiarazione Redditi SC, serve esattamente a rispondere a questa domanda anno per anno. Ogni voce del patrimonio netto viene riclassificata in riserve di capitale, riserve di utili e riserve in sospensione d’imposta. Questo registro fiscale è obbligatorio per tutte le società di capitali che presentano il modello Redditi SC.
La ragione pratica è semplice: quando la società distribuisce qualcosa ai soci, l’Agenzia delle Entrate deve sapere se i soci stanno incassando un dividendo (tassabile) oppure stanno semplicemente recuperando quanto avevano versato (non tassabile come reddito, ma che riduce il costo fiscale della partecipazione). Senza un prospetto aggiornato e corretto, questa verifica diventerebbe impossibile.
Principali voci del prospetto del capitale e delle riserve (quadro RS)
Rigo
Contenuto
Natura fiscale
RS130 – Capitale sociale
Capitale sottoscritto, inclusa quota da imputazione di riserve di utili e quota in sospensione d'imposta
Parte da utili: distribuzione = dividendo; parte da apporti: restituzione capitale
RS131 – Riserve di capitale
Sovrapprezzo azioni, versamenti soci fuori capitale, altre riserve da apporti
Restituzione ai soci riduce costo della partecipazione, non è dividendo
RS134 – Riserve di utili
Riserve accumulate con utili di esercizio
Distribuzione ai soci = dividendo tassabile
RS140 – Riserve in sospensione d'imposta
Riserve da rivalutazioni, affrancamenti, regimi speciali con imposta 'congelata'
Distribuzione o utilizzo scatena la tassazione dell'imposta sospesa
Esempio pratico
Alfa SRL ha un patrimonio netto composto da: capitale sociale 50.000 euro (interamente versato dai soci come apporto, senza imputazione di utili), riserva legale 20.000 euro (formata con utili), riserva straordinaria 30.000 euro (formata con utili), sovrapprezzo azioni 10.000 euro (apporto dei soci oltre il valore nominale). Nel prospetto RS: RS130 indica 50.000 di capitale (tutto da apporti); RS131 indica 10.000 di riserve di capitale (sovrapprezzo); RS134 indica 50.000 di riserve di utili (legale + straordinaria). Se la società distribuisce 30.000 euro ai soci attingendo alla riserva straordinaria, i soci ricevono un dividendo di 30.000 euro, soggetto alla tassazione prevista per i dividendi.
Documenti necessari
Bilancio di esercizio approvato (stato patrimoniale con dettaglio del patrimonio netto)
Verbali assembleari di approvazione del bilancio e di destinazione dell’utile
Verbali assembleari di delibera di distribuzione di riserve o di aumento di capitale
Prospetto del capitale e delle riserve del modello Redditi SC relativo all’anno precedente (è il saldo iniziale dell’anno corrente)
Documentazione di eventuali rivalutazioni o operazioni straordinarie che hanno modificato il patrimonio netto
Caso 1: Alfa SRL distribuisce una riserva di utili ai soci
Scenario. Alfa SRL ha accumulato negli anni una riserva straordinaria di 100.000 euro formata con utili di esercizio. L’assemblea del 2025 delibera la distribuzione di 60.000 euro ai soci. La società ha due soci persone fisiche in parti uguali.
Come si applica. Nel prospetto del quadro RS, la riserva di utili (RS134) si riduce di 60.000 euro: il saldo iniziale di 100.000 diventa 40.000 nel saldo finale. I 60.000 euro distribuiti costituiscono dividendi per i soci. Poiché la distribuzione avviene attingendo alle riserve di utili, non c’è alcun dubbio sulla sua natura fiscale: è dividendo tassabile in capo ai soci. Il prospetto RS serve a documentare questa operazione e a mostrare che in bilancio non esistevano riserve di utili ‘prima’ delle riserve di capitale: in base alla presunzione dell’art. 47 TUIR, le riserve di utili si considerano distribuite per prime rispetto alle riserve di capitale.
In pratica
Aggiornare il prospetto RS ogni anno riportando i movimenti delle riserve (incrementi da utili accantonati, decrementi da distribuzioni o copertura perdite).
Il saldo finale del prospetto di un anno coincide con il saldo iniziale del prospetto dell’anno successivo: una discrepanza segnala un errore.
La delibera assembleare di distribuzione deve specificare da quale riserva si attinge: questo dato va poi riflesso nel prospetto RS.
Caso 2: Beta Srl utilizza una riserva in sospensione d'imposta
Scenario. Beta Srl aveva rivalutato nel 2019 alcuni immobili aziendali, iscrivendo in bilancio una riserva da rivalutazione di 80.000 euro in sospensione d’imposta. Nel 2025 l’assemblea delibera di imputare questa riserva a capitale sociale.
Come si applica. Le riserve in sospensione d’imposta si trovano nel rigo RS140 del prospetto. Quando vengono imputate a capitale, non viene immediatamente tassato nulla (l’imposta resta sospesa). Ma se in seguito il capitale viene ridotto e restituito ai soci, oppure se la riserva viene distribuita direttamente, l’imposta ‘sospesa’ viene liberata. Nel prospetto RS, Beta Srl registra un decremento in RS140 e un corrispondente incremento nella colonna del capitale in sospensione d’imposta di RS130. Questa tracciatura è fondamentale: se in futuro il capitale verrà distribuito, la parte proveniente dalla rivalutazione resterà fiscalmente distinguibile da quella da apporti originari.
In pratica
Le riserve in sospensione d’imposta (RS140) vanno monitorate con attenzione: la loro distribuzione può generare una tassazione immediata.
L’imputazione a capitale di una riserva in sospensione d’imposta non elimina la sospensione: la quota di capitale formata resta ‘etichettata’ come tale nel prospetto RS130.
In caso di operazioni straordinarie (fusione, scissione, liquidazione), il prospetto RS aiuta a determinare il trattamento fiscale delle riserve trasferite.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
Gli autori delle opere d'arte e di manoscritti hanno diritto ad un compenso sul prezzo di ogni vendita successiva alla prima cessione delle opere stesse da parte dell'autore.
Ai fini del primo comma si intende come vendita successiva quella comunque effettuata che comporta l'intervento, in qualità di venditori, acquirenti o intermediari, di soggetti che operano professionalmente nel mercato dell'arte, come le case d'asta, le gallerie d'arte e, in generale, qualsiasi commerciante di opere d'arte.
Il diritto di cui al comma 1 non si applica alle vendite quando il venditore abbia acquistato l'opera direttamente dall'autore meno di tre anni prima di tali vendite e il prezzo di vendita non sia superiore a 10.000,00 euro.
La vendita si presume effettuata oltre i tre anni dall'acquisto salva prova contraria fornita dal venditore.
Il CCNL Funzioni Centrali applica la L. 104/1992: 3 giorni mensili o 2 ore al giorno per assistenza familiare con disabilità grave. Per gravi motivi familiari c’è il congedo straordinario fino a 2 anni nella vita lavorativa (retribuzione fino a €52.000/anno). Permessi sindacali per RSU (40 ore/anno) e ulteriori per dirigenti sindacali.
9 maggio 2024 (CCNL 2022-2024, sottoscrizione definitiva)
Vigenza
Parte normativa fino al 31 dicembre 2024 (in regime di ultrattività); negoziato 2025-2027 in apertura
Platea
~250.000 dipendenti pubblici di Ministeri, Agenzie fiscali (Entrate/Dogane), Enti pubblici non economici (INPS, INAIL, ACI), Presidenza del Consiglio
Tabella riepilogativa
Permessi e congedi straordinari Funzioni Centrali
Tipo
Durata
Retribuzione
L.104 – 3 giorni mese
3 gg/mese
100%
L.104 – 2 ore giorno
2h/giorno se orario ≥6h
100%
Congedo straordinario L.151/2001
2 anni biennale
100% fino €52.000
Gravi motivi familiari
2 anni
Non retribuito
Permessi sindacali RSU
40h/anno
100%
Permessi quadri sindacali
fino 30gg/anno
100%
I 3 giorni mensili Legge 104
Il lavoratore Funzioni Centrali che assiste un familiare con disabilità grave riconosciuta (art. 3 c. 3 L. 104/1992) ha diritto a 3 giorni mensili di permesso retribuito.
I 3 giorni possono essere fruiti:
Come 3 giornate intere (anche consecutive)
Come frazioni orarie (per esempio 6 mezze giornate)
Come 2 ore al giorno se orario di servizio ≥6 ore
Come 1 ora al giorno se orario di servizio <6 ore
I permessi spettano per: figli, coniuge, genitori, parenti entro II grado se conviventi (o entro III grado se i parenti più stretti hanno problemi documentati).
Il congedo straordinario L.151/2001 art. 42 c.5
Per i casi più gravi, esiste il congedo straordinario retribuito di fino a 2 anni nella vita lavorativa (art. 42 c.5 D.Lgs. 151/2001).
Beneficiari (in ordine di priorità):
Coniuge convivente
Genitori se figlio convivente
Figli conviventi se genitore disabile
Fratelli/sorelle se entrambi i genitori sono mancanti
Retribuzione: 100% fino a €52.000 annui circa (importo aggiornato dall’INPS). I contributi previdenziali sono coperti, l’anzianità di servizio continua a maturare.
Permessi sindacali e dirigenziali
Il CCNL prevede permessi retribuiti per attività sindacale:
RSU eletti: 40 ore/anno per assemblee/incontri
Dirigenti sindacali: fino a 30 giorni/anno (in base alla rappresentatività della sigla)
Componenti organi di direzione confederale: distacchi fino a 100% (a carico monte ore nazionale ARAN)
I permessi sindacali non sono cumulabili con i permessi L. 104 nello stesso giorno.
Casi pratici
Tizia – Madre con figlio disabile
Tizia, funzionaria MEF, ha figlio di 12 anni con disabilità grave (autismo). Usa 3 giorni mensili L. 104 per visite, terapie e accompagnamento. Lo fa il primo, secondo e terzo giovedì del mese. Lavoro coordinato con dirigente.
Caia – Congedo straordinario 18 mesi
Caia, assistente INPS, ha fruito 18 mesi di congedo straordinario per assistere il padre con Alzheimer convivente. Indennità pari all’ultima retribuzione fissa (per un assistente, circa 2.000 € lordi/mese, entro il tetto annuo rivalutato previsto dalla legge). Tornata in servizio dopo, contributi e anzianità maturati senza interruzioni.
Sempronio – RSU con 30h annue
Sempronio è RSU CISL FP al Ministero. Usa circa 30 ore/anno per assemblee e incontri con dirigenza. Frequenta inoltre 2 corsi formazione sindacale di 8h con permesso retribuito CISL.
Domande frequenti
Quanti permessi L. 104 al mese nel pubblico?
3 giorni mensili o 2 ore al giorno (1 ora se orario inferiore a 6h). Spettano per coniuge, figli, genitori, parenti entro II grado se conviventi. Disabilità grave certificata art. 3 c.3 L. 104/1992.
Cos'è il congedo straordinario fino a 2 anni?
Un congedo retribuito al 100% (massimo €52.000/anno) per assistere familiare con disabilità grave (art. 42 c.5 D.Lgs. 151/2001). Durata massima 2 anni nella vita lavorativa, anche frazionati. Beneficiari in ordine: coniuge, genitori, figli, fratelli.
Il congedo straordinario è cumulabile con L. 104?
No, nello stesso giorno. Il congedo straordinario sostituisce i 3 giorni L. 104 per il periodo di fruizione. Si può alternare: per esempio 6 mesi di congedo + ripresa con L. 104 mensili.
Posso fare assemblea sindacale durante l'orario di lavoro?
Sì, fino a 10 ore/anno per assemblee retribuite indette dalle OO.SS. comparativamente più rappresentative. RSU eletti hanno 40h/anno aggiuntive. Dirigenti sindacali fino a 30gg/anno.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Funzioni Centrali (Pubblico Impiego). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
La dipendente Funzioni Centrali ha 5 mesi di maternità obbligatoria al 100% (2 ante + 3 post o flessibile 1+4 o 0+5). Il congedo parentale è di 10 mesi totali genitoriali (max 6 per madre, 7 per padre, 11 monogenitore) di cui i primi 30 giorni indennizzati 100%, i successivi mesi al 30%. Paternità obbligatoria: 10 giorni nei 5 mesi dalla nascita.
9 maggio 2024 (CCNL 2022-2024, sottoscrizione definitiva)
Vigenza
Parte normativa fino al 31 dicembre 2024 (in regime di ultrattività); negoziato 2025-2027 in apertura
Platea
~250.000 dipendenti pubblici di Ministeri, Agenzie fiscali (Entrate/Dogane), Enti pubblici non economici (INPS, INAIL, ACI), Presidenza del Consiglio
Tabella riepilogativa
Congedi parentali Funzioni Centrali
Tipo
Durata
Retribuzione
Maternità obbligatoria
5 mesi (2+3 o flessibile)
100%
Interdizione anticipata
Fino al parto
80% INPS
Paternità obbligatoria
10 gg lavorativi
100%
Congedo parentale (primi 30gg)
30 gg per genitore
100%
Congedo parentale (successivi)
Fino a 10 mesi totali
30% fino ai 12 anni del figlio
Allattamento
2h/giorno fino 1 anno
100%
I 5 mesi di maternità obbligatoria al 100%
La dipendente Funzioni Centrali ha 5 mesi di astensione obbligatoria retribuiti al 100% dal CCNL (a differenza del privato dove il pagamento è 80% INPS + integrazione contrattuale).
Modalità di fruizione:
Standard: 2 mesi prima della data presunta + 3 mesi dopo il parto
Flessibile: 1 mese prima + 4 mesi dopo (richiede certificato medico di non rischio)
Flessibilità totale: 0 mesi prima + 5 mesi dopo (dal D.Lgs. 105/2022, certificato medico + ginecologo SSN)
Interdizione anticipata e gravidanza a rischio
In caso di gravidanza a rischio (minaccia aborto, pre-eclampsia, ecc.) o di mansioni incompatibili (es. lavoro chimico, peso, turni notturni), l’INPS dispone l’interdizione anticipata dal lavoro.
Durata: dal momento dell’evento certificato fino all’inizio della maternità obbligatoria. Retribuzione: 80% INPS + integrazione amministrazione al 100% (a differenza del privato dove l’integrazione è facoltativa).
Congedo parentale e paternità obbligatoria
Dopo la maternità obbligatoria, entrambi i genitori hanno diritto al congedo parentale fino a 12 anni di età del figlio:
Max 6 mesi madre + 7 mesi padre (1 in più se padre fruisce almeno 3 mesi) = 10 mesi totali nella coppia
11 mesi se genitore unico
Primi 30 giorni indennizzati al 100% (a carico amministrazione)
Mesi successivi al 30% (CCNL eleva dal 30% di base)
La paternità obbligatoria è di 10 giorni lavorativi da fruire nei 5 mesi dalla nascita (D.Lgs. 105/2022, applicato anche al pubblico). Retribuzione 100%.
Casi pratici
Tizia – Funzionaria Entrate in maternità
Tizia, funzionaria Entrate, ha partorito a marzo. Ha scelto modalità flessibile 1+4: 1 mese ante + 4 mesi post. Retribuzione 100% per tutto il periodo (con tabellare 2.113,59 € + indennità Entrate, circa 2.490 € lordi/mese, netti ~1.900 €), oltre agli eventuali benefici welfare previsti dall’ente.
Caia – Interdizione anticipata 4 mesi
Caia, assistente Min. Interno, ha avuto interdizione anticipata da febbraio per minaccia aborto. È stata a casa 4 mesi fino a inizio maternità obbligatoria. Retribuzione: 80% INPS + 20% amministrazione = 100% effettivo.
Sempronio – Paternità 10gg + congedo
Sempronio, padre di un neonato, ha fruito 10 giorni di paternità obbligatoria al 100% + 30 giorni di congedo parentale al 100%. Totale 40 giorni full pay nei primi 5 mesi del bambino.
Domande frequenti
Quanti mesi di maternità ha una dipendente pubblica?
5 mesi di maternità obbligatoria al 100% (2 ante + 3 post oppure flessibili). Più eventuale interdizione anticipata INPS per gravidanza a rischio (80% INPS + integrazione 20% amministrazione).
Quanti giorni di paternità obbligatoria nel pubblico?
10 giorni lavorativi al 100% da fruire nei 5 mesi dalla nascita (D.Lgs. 105/2022). Diritto autonomo del padre, non sostituisce la maternità madre.
Come funziona il congedo parentale nel pubblico?
Fino a 6 mesi madre + 7 mesi padre = 10 mesi nella coppia, fino ai 12 anni del figlio. Primi 30 giorni al 100% (a carico amministrazione), mesi successivi al 30%. 11 mesi se genitore unico.
Quante ore di allattamento sono previste?
2 ore al giorno fino al primo anno del bambino, riducibili a 1 ora se orario settimanale è inferiore a 6 ore. Retribuzione 100%. Cumulabili in giornate intere fino al rientro.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Funzioni Centrali (Pubblico Impiego). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Fino a 1.200 euro annui: il trattamento integrativo vale al massimo 1.200 euro per chi ha un reddito complessivo fino a 15.000 euro.
Fascia 15.001-28.000 euro: spetta anche in questa fascia, ma solo se la somma di alcune detrazioni supera l’imposta lorda; l’importo non può comunque superare 1.200 euro.
Solo per redditi di lavoro dipendente: riguarda i lavoratori dipendenti e alcuni redditi assimilati, non i pensionati.
Lo eroga il datore di lavoro in busta paga: viene riconosciuto ogni mese a partire da gennaio; il 730 verifica che l’importo sia corretto.
Può essere recuperato nel 730: se il datore non lo ha erogato (in tutto o in parte), chi presta l’assistenza fiscale lo riconosce nella dichiarazione.
Può essere restituito: se risulta erogato in eccesso (perché il reddito complessivo annuo è più alto di quanto stimato), l’eccedenza viene recuperata con il 730.
Che cos'è il trattamento integrativo (ex 'bonus 100 euro')
Il trattamento integrativo è una somma aggiuntiva riconosciuta ai lavoratori dipendenti per alleggerire la pressione fiscale sui redditi bassi e medi. In vigore dal 1° luglio 2020, ha preso il posto del vecchio ‘bonus 80 euro’ e viene spesso chiamato ancora ‘bonus 100 euro’ perché, rapportato ai dodici mesi, vale fino a 100 euro al mese (1.200 euro annui). Non è un bonus fisso: spetta a condizione che si verifichino certi requisiti di reddito e di capienza dell’imposta.
Per il 2025 – anno a cui si riferisce il 730/2026 – il trattamento integrativo è confermato nella misura di 1.200 euro annui per i lavoratori il cui reddito complessivo non supera 15.000 euro. Deve però essere rispettata una condizione tecnica: l’imposta lorda calcolata solo sui redditi di lavoro dipendente (e alcuni assimilati) deve essere maggiore della detrazione per lavoro dipendente ridotta di 75 euro. In parole semplici, ci vuole una capienza minima di imposta: se non paghi abbastanza IRPEF, il beneficio non si ‘aggrappa’ a nulla.
Esiste poi una seconda fascia: se il reddito complessivo è tra 15.001 e 28.000 euro, il trattamento integrativo può ancora spettare, ma solo se la somma di alcune detrazioni specifiche (per familiari a carico, lavoro dipendente, mutui e ristrutturazioni ante 2022, ecc.) è maggiore dell’imposta lorda. In questo caso l’importo riconosciuto è pari alla differenza tra quelle detrazioni e l’imposta lorda, con un tetto massimo di 1.200 euro. Sopra i 28.000 euro di reddito complessivo, il trattamento integrativo non spetta.
Trattamento integrativo 2025: requisiti e importi
Reddito complessivo
Condizione
Importo massimo
Fino a 15.000 euro
Imposta lorda > detrazione lavoro – 75 euro (rapportata ai gg. lavorati)
1.200 euro
Da 15.001 a 28.000 euro
Somma detrazioni specifiche > imposta lorda (rigo 16 del 730-3)
Differenza detrazioni – imposta lorda, max 1.200 euro
Oltre 28.000 euro
Nessuna condizione applicabile
0 euro (non spetta)
Esempio pratico
Tizio ha un reddito complessivo di 14.000 euro nel 2025, ha lavorato tutto l’anno. La sua imposta lorda sul reddito di lavoro dipendente è 2.000 euro. La detrazione per lavoro dipendente è 1.955 euro; ridotta di 75 euro dà 1.880 euro. Poiché l’imposta lorda (2.000) supera 1.880, la condizione è rispettata e Tizio ha diritto al trattamento integrativo per intero: 1.200 euro. Il datore di lavoro glielo ha già erogato in busta paga durante l’anno; il 730 conferma che spettava.
Documenti necessari
Certificazione Unica 2026 (punto 390: codice 1 se il datore ha erogato il trattamento; punto 391: importo erogato)
Modello 730/2026 – rigo C14
Prospetto di liquidazione 730-3 (rigo 16: imposta lorda; mostra il calcolo del trattamento integrativo)
Lavoratore con reddito basso: trattamento integrativo pieno
Scenario. Caio è un lavoratore part-time con reddito di lavoro dipendente di 12.500 euro nel 2025. Non ha altri redditi (reddito complessivo = 12.500 euro). Ha lavorato 365 giorni. L’imposta lorda sul suo reddito di lavoro è superiore alla detrazione per lavoro dipendente ridotta di 75 euro.
Come si applica. Caio rientra nella fascia fino a 15.000 euro con la condizione di capienza verificata. Ha diritto al trattamento integrativo di 1.200 euro annui. Il datore di lavoro lo ha già erogato ogni mese in busta paga (100 euro al mese). Il rigo C14 del 730 serve a indicare l’importo già ricevuto: il CAF verifica che sia corretto. Se il datore ha erogato l’importo giusto, niente rimborso né recupero.
In pratica
Reddito ≤ 15.000 euro + condizione capienza = trattamento integrativo pieno (1.200 euro).
Rigo C14, colonna 1: codice 1 (il datore ha erogato); colonna 2: importo erogato (es. 1.200 euro).
Lavoratore che ha cambiato reddito a fine anno: recupero nel 730
Scenario. Sempronio ha ricevuto il trattamento integrativo per tutto il 2025 (1.200 euro totali in busta paga), ma a dicembre ha incassato un premio straordinario che ha portato il reddito complessivo a 29.000 euro, superando la soglia di 28.000 euro.
Come si applica. Con un reddito complessivo di 29.000 euro, il trattamento integrativo non spetta affatto. Il datore di lavoro, che aveva stimato un reddito inferiore, ha erogato 1.200 euro senza averne il diritto. In sede di 730, chi presta l’assistenza fiscale calcola che Sempronio deve restituire i 1.200 euro ricevuti: l’importo viene trattenuto dalla busta paga di luglio o agosto (mese di conguaglio del 730).
In pratica
Se il reddito complessivo supera 28.000 euro, il trattamento integrativo già erogato viene recuperato nel 730.
La restituzione avviene tramite trattenuta nella busta paga del mese di conguaglio (luglio per la maggior parte dei lavoratori).
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Nel pubblico impiego la malattia ha comporto di 18 mesi (prorogabili a 36 per gravi patologie). Retribuzione: 100% primi 9 mesi, 90% mesi 10-12, 50% mesi 13-18. Visite fiscali tramite Polo Unico INPS in fasce 9-13 e 15-18 anche festivi. I primi 10 giorni di malattia comportano decurtazione delle voci accessorie (cd. ‘Brunetta’).
9 maggio 2024 (CCNL 2022-2024, sottoscrizione definitiva)
Vigenza
Parte normativa fino al 31 dicembre 2024 (in regime di ultrattività); negoziato 2025-2027 in apertura
Platea
~250.000 dipendenti pubblici di Ministeri, Agenzie fiscali (Entrate/Dogane), Enti pubblici non economici (INPS, INAIL, ACI), Presidenza del Consiglio
Tabella riepilogativa
Comporto e retribuzione malattia Funzioni Centrali
Periodo
Retribuzione
Note
Mesi 1-9
100%
Stipendio intero
Mesi 10-12
90%
Decurtazione 10%
Mesi 13-18
50%
Metà retribuzione
Oltre 18 mesi
0%
Aspettativa non retribuita o licenziamento
Gravi patologie
Comporto fino a 36 mesi
Cura salvavita certificata
Il comporto di 18 mesi
Il comporto è il periodo massimo durante il quale il rapporto di lavoro è garantito in caso di malattia. Nel pubblico impiego è di 18 mesi nel triennio precedente l’evento (computati cumulativamente, non per singolo episodio).
Per gravi patologie documentate (oncologiche, dialisi, trapianti, sclerosi multipla, ecc.) il comporto si estende fino a 36 mesi. Trascorso il comporto, il dipendente può chiedere aspettativa non retribuita di ulteriori 18 mesi, dopo i quali è ammissibile il licenziamento per superamento comporto.
Visita fiscale e fasce di reperibilità
La visita fiscale è gestita dal Polo Unico INPS (D.Lgs. 75/2017, accentramento del settore pubblico): è l’INPS che dispone le visite, su iniziativa propria o su richiesta dell’amministrazione.
Le fasce di reperibilità nel pubblico sono più ampie del privato:
9:00-13:00 mattina
15:00-18:00 pomeriggio
Tutti i giorni inclusi sabato, domenica e festivi
Assenza ingiustificata = sanzione disciplinare e decurtazione retribuzione del giorno + dei giorni successivi fino a esibizione certificato.
La decurtazione "Brunetta" sui primi 10 giorni
L’art. 71 del D.L. 112/2008 (cd. “Brunetta”) prevede che nei primi 10 giorni di malattia il dipendente pubblico percepisce il solo tabellare, perdendo:
Indennità di amministrazione
Indennità di funzione
Salario accessorio (compensi performance)
Buoni pasto del giorno
Eccezioni: ricovero ospedaliero, day hospital, infortunio sul lavoro, malattia oncologica, terapie salvavita. In questi casi la decurtazione non si applica.
Casi pratici
Tizio – Assistente con 12 mesi malattia
Tizio ha avuto 12 mesi di malattia oncologica nell’arco 2024-2026. Riconosciuta come grave patologia, retribuita al 100% per i primi 9 mesi, 90% per i successivi 3. Comporto esteso a 36 mesi: nessun rischio licenziamento.
Caia – 3 giorni con decurtazione
Caia, funzionaria Entrate, ha 3 giorni di febbre influenzale. Nei 3 giorni perde l’indennità amministrazione (€380/mese – circa €38 in 3 giorni) ma percepisce lo stipendio tabellare (comprensivo dell’ex IIS conglobata). Buoni pasto persi (€21).
Sempronio – Visita fiscale domenica
Sempronio, assistente INPS, ha visita fiscale di sabato mattina alle 10:30 (fascia 9-13). Era a casa, regolare. Se fosse uscito senza certificato avrebbe perso 1 giorno di stipendio.
Domande frequenti
Qual è il comporto malattia nel pubblico impiego?
18 mesi nel triennio precedente, estendibile a 36 mesi per gravi patologie (oncologiche, dialisi, trapianti, salvavita). Trascorso il comporto, aspettativa non retribuita fino a 18 mesi e poi licenziamento.
Quali sono le fasce di reperibilità per visita fiscale nel pubblico?
9:00-13:00 e 15:00-18:00 tutti i giorni inclusi sabato, domenica e festivi. Sono più ampie rispetto al privato (10-12 / 17-19) per disposizione del Polo Unico INPS.
Cosa significa decurtazione Brunetta?
Nei primi 10 giorni di malattia il dipendente pubblico perde indennità di amministrazione, salario accessorio e buoni pasto. Resta solo lo stipendio tabellare (con l’ex IIS conglobata) e le voci fisse individuali. Eccezioni: ricovero, oncologica, salvavita, infortunio.
La gravidanza vale come malattia?
No. La gravidanza ha regime separato (maternità obbligatoria 5 mesi). Per problemi specifici di gravidanza a rischio si attiva l’interdizione anticipata dal lavoro disposta dall’INPS, retribuita all’80%.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Funzioni Centrali (Pubblico Impiego). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Il CCNL Funzioni Centrali riconosce 32 giorni di ferie + 4 festività soppresse (San Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini, SS. Pietro e Paolo non festeggiati). Le ferie vanno fruite nell’anno solare, con possibilità di rinvio fino al 30 giugno dell’anno successivo. Permessi retribuiti: 15 giorni studio (150h/anno), 3 giorni lutto, 15 giorni matrimonio, 8 giorni esami.
9 maggio 2024 (CCNL 2022-2024, sottoscrizione definitiva)
Vigenza
Parte normativa fino al 31 dicembre 2024 (in regime di ultrattività); negoziato 2025-2027 in apertura
Platea
~250.000 dipendenti pubblici di Ministeri, Agenzie fiscali (Entrate/Dogane), Enti pubblici non economici (INPS, INAIL, ACI), Presidenza del Consiglio
Tabella riepilogativa
Ferie e permessi retribuiti Funzioni Centrali
Voce
Quantità
Note
Ferie annuali
32 gg
Comprese 4 festività soppresse
Permessi studio
150h/anno
3% del personale, no concorso
Permessi lutto
3 gg per evento
Per parenti entro II grado
Permesso matrimonio
15 gg consecutivi
Una volta per ogni matrimonio
Esami universitari
8 gg/anno
Solo giorni della prova
Donazione sangue
24h per donazione
Indennità sostitutiva
Le 32 giornate annue di ferie
Il CCNL Funzioni Centrali riconosce 32 giornate retribuite di ferie all’anno, di cui 4 a titolo di festività soppresse (San Giuseppe 19/3, Ascensione, Corpus Domini, SS. Pietro e Paolo 29/6 non festeggiati a Roma).
Per personale con meno di 3 anni di servizio le giornate sono 30 (di cui 4 festività soppresse). Si passa a 32 dal 4° anno di servizio.
Programmazione e rinvio delle ferie
Le ferie vanno programmate entro il 30 aprile di ogni anno e fruite entro il 31 dicembre. È ammesso il rinvio fino al 30 giugno dell’anno successivo per esigenze di servizio documentate.
Almeno 2 settimane consecutive devono essere fruite nel periodo giugno-settembre (ferie estive). Le ferie non godute oltre il termine massimo si perdono, salvo riconoscimento di indennità sostitutiva nei casi tassativi previsti dalla legge.
Permessi retribuiti: studio, lutto, matrimonio
Oltre alle ferie, il CCNL prevede diversi permessi retribuiti:
150 ore/anno permesso studio: per laurea/master, riservato al 3% del personale tramite graduatoria
3 giorni lutto: per parenti entro II grado (coniuge, figli, genitori, fratelli, suoceri, generi, nuore)
15 giorni matrimonio: consecutivi, una sola volta per ogni matrimonio civile o religioso
8 giorni esami: per universitari, solo le giornate effettive delle prove
24 ore donazione sangue: con indennità sostitutiva tramite AVIS
Casi pratici
Tizio – Assistente con 5 anni
Tizio, assistente al MEF da 5 anni, ha diritto a 32 giorni di ferie/anno. Per il 2026 ha programmato: 14 giorni in agosto + 5 a Natale + 8 sparsi + 5 a luglio. Pieno utilizzo entro 31/12.
Caia – Funzionaria con permesso studio
Caia, funzionaria INPS, frequenta master in Diritto Tributario all’Università di Roma. Ha vinto graduatoria permesso studio: 150h/anno per 3 anni. Le usa per lezioni serali e esami.
Sempronio – Lutto e matrimonio
Sempronio si è sposato a giugno (15gg permesso) e nello stesso anno ha avuto un lutto per il padre (3gg). Entrambi i permessi retribuiti senza intaccare le ferie.
Domande frequenti
Quanti giorni di ferie ha un dipendente del Ministero?
32 giorni di ferie + 4 festività soppresse all’anno, dopo 3 anni di servizio. I primi 3 anni sono 30 giorni di ferie.
Posso rinviare le ferie all'anno successivo?
Sì, fino al 30 giugno dell’anno successivo per esigenze di servizio documentate. Decorso il termine, le ferie non godute si perdono.
Quanti giorni di permesso per lutto nel pubblico?
3 giorni per evento, per parenti entro il II grado (coniuge, figli, genitori, fratelli, suoceri, generi, nuore). Sono retribuiti e non intaccano le ferie.
Come funziona il permesso studio?
150 ore/anno per laurea/master, riservato al 3% del personale dell’amministrazione. La selezione avviene per graduatoria con criteri di anzianità di servizio e merito.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Funzioni Centrali (Pubblico Impiego). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.
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