Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 114 Cod. Amb. – dighe

    Art. 114 Cod. Amb. – dighe

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Le regioni, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, adottano apposita disciplina in materia di restituzione delle acque utilizzate per la produzione idroelettrica, per scopi irrigui e in impianti di potabilizzazione, nonché delle acque derivanti da sondaggi o perforazioni diversi da quelli relativi alla ricerca ed estrazione di idrocarburi, al fine di garantire il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di qualità di cui al titolo II della parte terza del presente decreto.

    2. Al fine di assicurare il mantenimento della capacità di invaso e la salvaguardia sia della qualità dell’acqua invasata sia del corpo ricettore, le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento delle dighe sono effettuate sulla base di un progetto di gestione di ciascun invaso. Il progetto di gestione è finalizzato a definire sia il quadro previsionale di dette operazioni connesse con le attività di manutenzione da eseguire sull’impianto, sia le misure di prevenzione e tutela del corpo ricettore, dell’ecosistema acquatico, delle attività di pesca e delle risorse idriche invasate e rilasciate a valle dell’invaso durante le operazioni stesse.

    3. Il progetto di gestione individua altresì eventuali modalità di manovra degli organi di scarico, anche al fine di assicurare la tutela del corpo ricettore. Restano valide in ogni caso le disposizioni fissate dal decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n. 1363 , volte a garantire la sicurezza di persone e cose.

    4. Per gli invasi realizzati da sbarramenti aventi le caratteristiche di cui all’ articolo 1, comma 1, del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507 , convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584 , il progetto di gestione è predisposto dal gestore sulla base dei criteri fissati con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e dell’ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro delle attività produttive e con quello delle politiche agricole e forestali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto. Per gli invasi di cui all’ articolo 89 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 , le regioni, in conformità ai propri ordinamenti, adeguano la disciplina regionale agli obiettivi di cui ai commi 2, 3 e 9, anche tenuto conto delle specifiche caratteristiche degli sbarramenti e dei corpi idrici interessati.

    5. Il progetto di gestione è approvato dalle regioni, con eventuali prescrizioni, entro sei mesi dalla sua presentazione, previo parere dell’amministrazione competente alla vigilanza sulla sicurezza dell’invaso e dello sbarramento, ai sensi degli articoli 89 e 91 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 , e sentiti, ove necessario, gli enti gestori delle aree protette direttamente interessate; per le dighe di cui al citato articolo 91 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 , il progetto approvato è trasmesso al Registro italiano dighe (RID) per l’inserimento, anche in forma sintetica, come parte integrante del foglio condizioni per l’esercizio e la manutenzione di cui all’ articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n. 1363 , e relative disposizioni di attuazione. Il progetto di gestione si intende approvato e diviene operativo trascorsi sei mesi dalla data di presentazione senza che sia intervenuta alcuna pronuncia da parte della regione competente, fermo restando il pote re di tali Enti di dettare eventuali prescrizioni, anche trascorso tale termine.

    6. Con l’approvazione del progetto il gestore è autorizzato ad eseguire le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento in conformità ai limiti indicati nel progetto stesso e alle relative prescrizioni.

    7. Nella definizione dei canoni di concessione di inerti le amministrazioni determinano specifiche modalità ed importi per favorire lo sghiaiamento e sfangamento degli invasi per asporto meccanico.

    8. I gestori degli invasi esistenti, che ancora non abbiano ottemperato agli obblighi previsti dal decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 30 giugno 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 16 novembre 2004 , sono tenuti a presentare il progetto di cui al comma 2 entro sei mesi dall’emanazione del decreto di cui al comma

    4. Fino all’approvazione o alla operatività del progetto di gestione, e comunque non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore del predetto decreto, le operazioni periodiche di manovre prescritte ai sensi dell’ articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n. 1363 , volte a controllare la funzionalità degli organi di scarico, sono svolte in conformità ai fogli di condizione per l’esercizio e la manutenzione.

    9. Le operazioni di svaso, sghiaiamento e sfangamento degli invasi non devono pregiudicare gli usi in atto a valle dell’invaso, né il rispetto degli obiettivi di qualità ambientale e degli obiettivi di qualità per specifica destinazione.

  • Art. 113 Cod. Amb. – acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia

    Art. 113 Cod. Amb. – acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le regioni, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , disciplinano e attuano: a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate; b) i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione.

    2. Le acque meteoriche non disciplinate ai sensi del comma 1 non sono soggette a vincoli o prescrizioni derivanti dalla parte terza del presente decreto.

    3. Le regioni disciplinano altresì i casi in cui può essere richiesto che le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione per particolari condizioni nelle quali, in relazione alle attività svolte, vi sia il rischio di dilavamento da superfici impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.

    4. È comunque vietato lo scarico o l’immissione diretta di acque meteoriche nelle acque sotterranee.

  • Art. 112 Cod. Amb. – utilizzazione agronomica

    Art. 112 Cod. Amb. – utilizzazione agronomica

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 92 per le zone vulnerabili e dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 , per gli impianti di allevamento intensivo di cui al punto 6.6 dell’Allegato 1 al predetto decreto, l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari, sulla base di quanto previsto dalla legge 11 novembre 1996, n. 574 , nonché dalle acque reflue provenienti dalle aziende di cui all’articolo 101, comma 7, lettere a), b) e c), e da piccole aziende agroalimentari, così come individuate in base al decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali di cui al comma 2, è soggetta a comunicazione all’autorità competente ai sensi all’articolo 75 del presente decreto.

    2. Le regioni disciplinano le attività di utilizzazione agronomica di cui al comma 1 sulla base dei criteri e delle norme tecniche generali adottati con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con i Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio, delle attività produttive, della salute e delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del predetto decreto ministeriale, garantendo nel contempo la tutela dei corpi idrici potenzialmente interessati ed in particolare il raggiungimento o il mantenimento degli obiettivi di qualità di cui alla parte terza del presente decreto.

    3. Nell’ambito della normativa di cui al comma 2, sono disciplinati in particolare: a) le modalità di attuazione degli articoli 3 , 5 , 6 e 9 della legge 11 novembre 1996, n. 574 ; b) i tempi e le modalità di effettuazione della comunicazione, prevedendo procedure semplificate nonché specifici casi di esonero dall’obbligo di comunicazione per le attività di minor impatto ambientale; c) le norme tecniche di effettuazione delle operazioni di utilizzo agronomico; d) i criteri e le procedure di controllo, ivi comprese quelle inerenti l’imposizione di prescrizioni da parte dell’autorità competente, il divieto di esercizio ovvero la sospensione a tempo determinato dell’attività di cui al comma 1 nel caso di mancata comunicazione o mancato rispetto delle norme tecniche e delle prescrizioni impartite; e) le sanzioni amministrative pecuniarie fermo restando quanto disposto dall’articolo 137, comma

    15. Note all’art. 112: – Per i riferimenti del decreto legislativo n. 59 del 2005 si veda nelle note all’art.

    108. – La legge 11 novembre 1996, n. 574 , recante «Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari» è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 novembre 1996, n. 265.

  • Donazione vs testamento: differenze legittima e revoca

    La donazione e il testamento sono i due strumenti principali per trasferire ricchezza a titolo gratuito. La donazione opera tra vivi e produce effetti immediati; il testamento opera mortis causa e produce effetto solo al decesso del disponente. Entrambi incontrano il limite delle quote di legittima riservate ai legittimari. La scelta tra l uno e l altro istituto, o la loro combinazione, e cuore della pianificazione successoria. Questa guida confronta forma, effetti, revocabilita, fiscalita e tutele dei legittimari.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Donazione Testamento
    Norma di riferimento artt. 769-809 c.c. artt. 587-712 c.c.
    Momento dell effetto Immediato, tra vivi Al decesso del testatore (mortis causa)
    Forma Atto pubblico notarile con due testimoni (modico valore: traditio) Olografo, pubblico, segreto
    Revocabilita Solo per ingratitudine o sopravvenienza figli (artt. 800-803) Sempre revocabile fino alla morte
    Lesione legittima Soggetta a riduzione su domanda dei legittimari Soggetta a riduzione su domanda dei legittimari
    Imposta Imposta di donazione (4-8% con franchigie) Imposta di successione (4-8% con franchigie)
    Effetto su patrimonio donante Riduzione immediata Nessun effetto fino al decesso
    Capacita Capacita di agire Capacita di intendere e volere; minimo 18 anni o emancipato per olografo

    Donazione: caratteristiche e disciplina

    La donazione e il contratto con cui una parte (donante) arricchisce per spirito di liberalita un altra parte (donatario), disponendo a favore di questa di un diritto o assumendo un obbligazione (art. 769 c.c.). E un contratto e richiede percio l accettazione del donatario. Per le donazioni eccedenti il modico valore (art. 783 c.c.) e prescritta la forma dell atto pubblico notarile alla presenza di due testimoni, a pena di nullita (art. 782 c.c.). Le donazioni di modico valore di beni mobili si perfezionano con la sola traditio. Sono donazioni anche le liberalita indirette: pagamento di un debito altrui, intestazione di immobile a terzi, contratto a favore di terzi.

    La donazione e di regola irrevocabile: il donante non puo ripensarci. Le sole cause di revocabilita sono l ingratitudine del donatario (art. 801 c.c.) e la sopravvenienza di figli (art. 803 c.c.). Cio rende la donazione particolarmente delicata: chi dona ora non puo riprendersi domani. Le donazioni effettuate dal de cuius nel corso della vita sono soggette a collazione (art. 737 c.c.) al momento dell apertura della successione tra coeredi legittimari, salvo dispensa, e ad azione di riduzione (artt. 553 ss. c.c.) se ledono la quota dei legittimari. La donazione di immobili lascia il donatario in posizione di proprieta apparentemente piena ma giuridicamente esposta: il legittimario leso puo agire entro 10 anni dall apertura della successione, e in alcuni casi recuperare l immobile presso terzi acquirenti.

    Testamento: caratteristiche e disciplina

    Il testamento e l atto unilaterale con cui taluno dispone, per il tempo in cui avra cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse (art. 587 c.c.). E personalissimo, revocabile fino all ultimo istante, formale. Le forme tipiche sono tre: olografo (scritto interamente di pugno, datato e sottoscritto dal testatore, art. 602 c.c.); pubblico (ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni, art. 603 c.c.); segreto (consegnato sigillato al notaio, art. 604 c.c.). La forma e prescritta a pena di nullita. Il testamento orale e estraneo all ordinamento, salve le ipotesi eccezionali del testamento per circostanze speciali (art. 609 c.c.: pericolo di vita, navigazione, missione militare).

    Il testatore puo disporre dei propri beni nei limiti della quota disponibile. La quota indisponibile e quella di riserva (legittima) spettante ai legittimari ex art. 536 c.c.: coniuge, figli, in mancanza di figli ascendenti. Le proporzioni di legittima sono fissate dagli artt. 537-542 c.c.: ad esempio, in presenza di coniuge e un figlio la legittima e per ciascuno un terzo, restando un terzo disponibile. Le disposizioni che eccedono la disponibile sono soggette ad azione di riduzione: il legittimario leso puo agire in giudizio per ottenere la propria quota. Il testamento e sempre revocabile e modificabile fino al decesso; un nuovo testamento revoca quello anteriore in quanto incompatibile (art. 682 c.c.). Esiste anche il patto successorio rinunciativo o dispositivo, ma e vietato dall art. 458 c.c. (con la nota eccezione del patto di famiglia, artt. 768-bis ss.).

    Quando conviene donare e quando lasciare per testamento

    La donazione e indicata quando si vuole vedere immediatamente il beneficiario godere del bene e quando si ha sicurezza definitiva della scelta. Tizio dona oggi al figlio Caio la nuda proprieta dell appartamento riservandosi l usufrutto vitalizio: il figlio entra subito nella proprieta (gravata) e alla morte di Tizio consolida la pienezza. Lo strumento e ottimale per passaggio generazionale di immobili e di partecipazioni societarie, soprattutto in combinazione con il patto di famiglia (artt. 768-bis ss. c.c.) che consente al titolare di azienda di trasferirla a uno dei figli con riconoscimento immediato della quota di legittima agli altri.

    Il testamento e preferibile quando si vuole mantenere flessibilita: il testatore puo modificare le proprie volonta in ogni momento al variare della situazione familiare e patrimoniale. Caia, vedova con tre figli, redige testamento olografo che attribuisce la casa di vacanza al figlio meno abbiente e la quota disponibile alla nipote nubile. Se nei dieci anni successivi un figlio sposa una persona ostile, Caia revoca o sostituisce il testamento. Il testamento si presta anche a disporre di beni che si avranno solo in futuro (eredita, investimenti). Spesso le due tecniche si combinano: donazioni anticipate per gli immobili strategici, testamento per il resto. Importante verificare che le donazioni non ledano le quote di legittima dei legittimari pretermessi o esclusi, altrimenti la donazione sara soggetta a riduzione.

    Costi, tempi e procedura

    La donazione richiede atto pubblico notarile con due testimoni. Onorari notaio indicativi 1.500-3.500 euro per donazione immobiliare di media consistenza, oltre imposte. Per donazioni tra parenti in linea retta (genitore-figlio) e tra coniugi opera la franchigia di 1 milione di euro per beneficiario; tra fratelli 100.000 euro; verso altri parenti franchigia 100.000 ma aliquota 6%; verso estranei 8% senza franchigia. Imposte ipotecaria e catastale 2% e 1% sul valore del bene immobile, ridotte a 200 euro fisse per la prima casa del donatario. Il testamento olografo non ha costi diretti (basta carta e penna); la pubblicazione del testamento olografo dopo il decesso richiede atto notarile (300-700 euro). Il testamento pubblico ha onorari notarili da 400 a 1.500 euro. La successione e tassata in modo analogo alla donazione: stesse aliquote e franchigie, applicate al patrimonio relitto al netto delle passivita.

    Forme del testamento e validita

    Il testamento olografo (art. 602 c.c.) e la forma piu economica e diffusa: deve essere scritto per intero di pugno dal testatore, datato e sottoscritto. La mancanza di uno solo di questi requisiti comporta la nullita assoluta dell intero testamento. La scrittura deve essere personale, non e ammessa la dattilografia o l intervento di altra mano (salvo eccezioni di assistenza materiale puramente meccanica). La data deve essere certa e completa di anno, mese e giorno. La sottoscrizione deve essere ai piedi del testo. Il testamento pubblico (art. 603 c.c.) e ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni: e la forma piu sicura ma comporta costi notarili. Il testamento segreto (art. 604 c.c.) e consegnato sigillato al notaio; e rara ipotesi residuale.

    La revoca del testamento puo essere espressa (nuovo testamento o atto pubblico di revoca) o tacita per incompatibilita con un testamento posteriore (art. 682 c.c.). Il distruzione materiale del testamento olografo da parte del testatore equivale a revoca. La revoca puo essere globale o parziale. La revoca della revoca non fa rivivere il testamento originario salvo espressa dichiarazione. Il testamento e atto strettamente personale: non e ammessa rappresentanza, ne procura per testare, ne il testamento congiuntivo (due persone nello stesso documento).

    Patto di famiglia e divieto di patti successori

    L art. 458 c.c. sancisce il divieto generale di patti successori: e nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione, rinuncia a un eredita o dispone di diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta. L unica eccezione legale e il patto di famiglia (artt. 768-bis ss. c.c., introdotto dalla L. 55/2006): contratto con cui l imprenditore trasferisce in tutto o in parte l azienda o le partecipazioni societarie a uno o piu discendenti, con liquidazione immediata in denaro o in natura dei legittimari non assegnatari. Il patto di famiglia consente la continuita aziendale evitando la frammentazione successoria e blocca le successive azioni di riduzione e collazione per i beni gia oggetto del patto. Richiede atto pubblico notarile e la partecipazione di tutti i legittimari.

    Azione di riduzione e tutela dei legittimari

    I legittimari (coniuge, figli, ascendenti in mancanza di figli) hanno diritto a una quota indisponibile dell asse ereditario (artt. 536-542 c.c.). Se le disposizioni testamentarie o le donazioni in vita ledono questa quota, il legittimario puo agire in riduzione ex art. 553 c.c. entro 10 anni dall apertura della successione. La riduzione opera in ordine: prima le disposizioni testamentarie (proporzionalmente), poi le donazioni partendo dalla piu recente verso le piu remote. Per le donazioni immobiliari opera anche l art. 563 c.c. che consente al legittimario di recuperare l immobile presso il terzo acquirente, con limiti temporali. Per questo la donazione immobiliare resta giuridicamente vulnerabile per 20 anni dalla trascrizione, salvo il consenso preventivo dei legittimari (impossibile per il divieto di patti successori). La consulenza notarile e essenziale per valutare il rischio e individuare strumenti correttivi.

    Articoli chiave da consultare

    Domande frequenti

    Quale e la differenza principale tra donazione e testamento?

    La donazione e un contratto tra vivi: produce effetto immediato e arricchisce subito il donatario. Il testamento e atto unilaterale mortis causa: produce effetto solo al decesso del testatore. La donazione e di regola irrevocabile (salvo ingratitudine o sopravvenienza figli); il testamento e sempre revocabile e modificabile fino all ultimo respiro. Entrambi incontrano il limite delle quote di legittima.

    Quale costa di meno tra donazione e testamento?

    Nel rapporto tra parenti in linea retta con franchigie ampie (1 milione di euro), gli importi di imposta sono spesso simili. La donazione richiede sempre atto pubblico notarile (costo immediato 1.500-3.500 euro); il testamento olografo e gratuito ma richiede una pubblicazione notarile alla morte (300-700 euro). Il testamento pubblico costa 400-1.500 euro al momento della redazione. In ottica fiscale, scegliere donazione vs testamento incide poco; incide molto sulla irrevocabilita e sulla flessibilita.

    Si puo revocare una donazione gia fatta?

    Solo in due ipotesi tassative. Per ingratitudine ex art. 801 c.c.: condotte del donatario che integrano gravi offese, oltre a omicidio o tentato omicidio del donante. Per sopravvenienza di figli ex art. 803 c.c.: nascita di un figlio del donante non esistente al momento della donazione, riconosciuto o adottato. Negli altri casi la donazione e irrevocabile, salvo invalidita o lesione di legittima azionata dai legittimari.

    Cosa accade se la donazione lede la quota di legittima?

    Il legittimario leso puo agire in riduzione entro 10 anni dall apertura della successione (artt. 553 ss. c.c.). L azione di riduzione e personale del legittimario e mira a ricostruire la quota di riserva. Se la massa attiva non basta, si riducono prima le disposizioni testamentarie, poi le donazioni partendo dalla piu recente. La riduzione di donazioni immobiliari puo in alcuni casi recuperare il bene presso terzi acquirenti, salvo limiti del registro e prescrizione.

    Si possono fare entrambe le cose: donare e poi disporre per testamento?

    Si, la combinazione e la prassi della pianificazione successoria. Si donano oggi gli immobili strategici (o le aziende, con patto di famiglia) e si destina con testamento la parte residua. Importante coordinare i due strumenti per non sforare la quota disponibile: ogni donazione e collazionabile alla successione e va computata nel calcolo della legittima. La consulenza notarile e raccomandata per evitare azioni di riduzione successive.

    Questa guida ha valore divulgativo e non costituisce consulenza legale. Per casi specifici e raccomandato il parere di un professionista abilitato.

  • CCNL Editoria Libraria: welfare e sanità integrativa

    CCNL Editoria Libraria

    Welfare e sanità integrativa nel CCNL Editoria Libraria

    Il welfare contrattuale e la sanità integrativa sono diventati componenti strutturali dei contratti collettivi del settore editoriale. Integrano le tutele di legge con coperture sanitarie, sostegno alla genitorialità e forme di previdenza complementare, godendo di un regime fiscale agevolato che rende le prestazioni economicamente vantaggiose sia per i lavoratori sia per le aziende.

    In sintesi

    Il CCNL grafici ed editoriali prevede il fondo di assistenza sanitaria integrativa Salute Sempre (art. 14: 120 euro annui dal 2021, 13 euro al mese dal 2024 secondo l’ipotesi di rinnovo) e il fondo di previdenza complementare Byblos (art. 13). Le prestazioni di welfare aziendale (servizi alla persona, sostegno alla genitorialità, formazione) sono esenti da imposizione fiscale e contributiva nei limiti del TUIR, purché offerte alla generalità o a categorie omogenee di dipendenti. I piani di welfare possono essere costruiti su piattaforme digitali che consentono ai dipendenti di scegliere tra diversi panieri di servizi.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie (lavoratori)
    SLC-CGIL · FISTEL-CISL · UILCOM-UIL
    Parti firmatarie (datori)
    Assografici · AIE · ANES
    Categorie
    Impiegati, quadri e redattori delle case editrici librarie
    Ambito
    Dipendenti delle aziende che producono e commercializzano libri
    Vigenza
    1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026 (rinnovo del 19 dicembre 2023)
    Fonte
    Testo del CCNL del 19 gennaio 2021 (grafici ed editoriali) e ipotesi di rinnovo del 19 dicembre 2023

    Cos’è il welfare contrattuale: definizione e fonti

    Per welfare contrattuale si intende l’insieme delle prestazioni non monetarie (o monetarie ma destinate a finalità specifiche) che il datore di lavoro eroga ai dipendenti in aggiunta alla retribuzione ordinaria, sulla base di previsioni del CCNL o di accordi aziendali di secondo livello. La distinzione rispetto alla retribuzione ordinaria è fondamentale ai fini fiscali: le prestazioni di welfare sono in larga misura esenti da IRPEF e da contributi previdenziali, mentre la retribuzione ordinaria è integralmente soggetta a tassazione.

    Le fonti del welfare per i dipendenti dell’editoria libraria sono:

    • Il CCNL di settore: fissa le prestazioni minime (sanità integrativa Salute Sempre e previdenza complementare Byblos) che il datore deve garantire a tutti i dipendenti rientranti nell’ambito applicativo; non prevede permessi retribuiti aggiuntivi;
    • La contrattazione aziendale di secondo livello: può ampliare le prestazioni di base del CCNL, introdurre piani di welfare flessibili (flexible benefit) e convertire i premi di risultato in prestazioni di welfare;
    • La scelta unilaterale del datore: per le aziende non coperte da contrattazione di secondo livello, il datore può istituire un piano di welfare unilaterale nel rispetto dei limiti del TUIR.

    La sanità integrativa di settore

    La sanità integrativa è la componente di welfare più diffusa nei settori dei media, dell’editoria e della comunicazione. Il CCNL (art. 14 della Parte I) prevede l’iscrizione obbligatoria dei dipendenti al Fondo di assistenza sanitaria integrativa Salute Sempre. Il contributo complessivo era di 120 euro annui dal 2021 e dal 2023 è suddiviso 70% a carico dell’azienda e 30% a carico del lavoratore che decide di aderire; le aziende che omettono il contributo devono erogare al lavoratore 25 euro lordi al mese per dodici mensilità, con incidenza sul TFR, oppure assicurare prestazioni equivalenti a proprio totale carico. Sono escluse dall’obbligo solo le aziende che avevano già forme equivalenti di assistenza. Nel 2021 e 2022 erano iscritti automaticamente i dipendenti a tempo indeterminato, con i 120 euro interamente a carico dell’azienda. L’ipotesi di rinnovo del 19 dicembre 2023 porta il contributo a 13 euro al mese (156 euro annui) da gennaio 2024, con iscrizione automatica fino al 2026 dei dipendenti a tempo indeterminato e a termine di durata non inferiore a 12 mesi a carico dell’azienda, e dal 2027 la ripartizione in 9 euro a carico dell’azienda e 4 a carico del lavoratore aderente.

    Il Regolamento del Fondo (allegato al CCNL) prevede due modalità di erogazione:

    • in forma diretta presso strutture convenzionate, previa autorizzazione della Centrale operativa richiesta con preavviso di 2 giorni lavorativi (valida 30 giorni; solo per i ricoveri urgenti di comprovata gravità si può chiedere entro 5 giorni dall’intervento);
    • in forma indiretta, con rimborso delle spese sostenute presso strutture di propria scelta, domandato entro la fine del trimestre successivo alla data della fattura e solo per le prestazioni del Nomenclatore/Tariffario.

    La copertura decorre dal primo giorno del mese successivo al terzo versamento mensile. Il lavoratore può iscrivere i familiari (coniuge o convivente more uxorio, figli minorenni, figli fiscalmente a carico fino a 26 anni, figli con invalidità superiore al 66%) con contribuzione aggiuntiva interamente a suo carico e iscrizione dell’intero nucleo.

    L’elenco delle prestazioni rimborsabili, i massimali e le franchigie sono nel Nomenclatore/Tariffario del Fondo, che non è stato consultato per questa scheda: l’elenco di prestazioni tipiche di altri fondi non è riportato.

    Regime fiscale dei contributi sanitari

    I contributi versati dal datore a fondi di sanità integrativa di settore sono esenti da tassazione IRPEF in capo al lavoratore e da contribuzione previdenziale, nei limiti stabiliti dall’art. 51, co. 2, lett. a), TUIR (soglia aggiornata annualmente). La quota eccedente il limite concorre al reddito di lavoro dipendente del lavoratore ed è soggetta a tassazione ordinaria.

    La previdenza complementare di settore

    La previdenza complementare è lo strumento attraverso cui il lavoratore accumula un capitale destinato a integrare la pensione pubblica obbligatoria, progressivamente meno generosa per le nuove generazioni con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Il d.lgs. 252/2005 ne disciplina il quadro normativo generale.

    Il CCNL (art. 13 della Parte I) designa Byblos, il fondo nazionale di pensione complementare dei lavoratori delle aziende della carta e del cartone, grafiche ed affini ed editoriali, e prevede:

    • un contributo del datore pari all’1,20% della retribuzione contrattuale annua (paga base, contingenza, aumenti periodici, E.D.R., maggiorazione di turno, tredicesima o gratifica natalizia), dal 1° ottobre 2009;
    • un contributo minimo del dipendente pari all’1% della stessa base;
    • il 100% del TFR maturato nell’anno per i dipendenti assunti per la prima volta dopo il 28 aprile 1993 e una quota del 2% della retribuzione utile per gli altri;
    • per gli aderenti ai quali non si applica l’ERC, un contributo aggiuntivo dell’azienda dello 0,3% nel 2021, 0,4% nel 2022 e 0,5% da gennaio 2023, per un totale a carico azienda dell’1,7% dal 2023 (l’ipotesi di rinnovo 2023 prevede dal 1° gennaio 2024 un ulteriore aumento dello 0,2%).

    I vantaggi della previdenza complementare rispetto al mantenimento del TFR in azienda sono:

    • Fiscalità agevolata sulle prestazioni pensionistiche: aliquota al 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo fino a un minimo del 9% (riduzione massima di 6 punti);
    • Contributo datoriale aggiuntivo: accessibile solo ai lavoratori aderenti;
    • Portabilità della posizione individuale in caso di cambio di azienda nel settore.

    Il welfare flessibile: la piattaforma di flexible benefit

    L’ipotesi di rinnovo del 2023 (art. 9) mette a disposizione delle aziende una piattaforma di settore per l’accesso a beni e servizi di diffusione nazionale, a condizioni di miglior favore per le aziende del sistema Confindustria. Le case editrici di medie e grandi dimensioni tendono comunque a erogare il welfare attraverso piattaforme digitali di flexible benefit che permettono al dipendente di scegliere tra un catalogo di prestazioni, in base alle proprie esigenze. Il credito welfare (espresso in punti o in valore monetario nominale) può essere convertito in:

    • Rimborso di spese scolastiche o universitarie per i figli;
    • Contributo per l’asilo nido;
    • Abbonamento ai mezzi di trasporto pubblico;
    • Buoni acquisto per libri, cultura e formazione (coerenti con la vocazione del settore);
    • Check-up medici preventivi;
    • Attività sportive e benessere fisico.

    La normativa fiscale (art. 51, co. 2, TUIR) elenca le categorie di prestazioni esenti: le condizioni di esenzione dipendono dalla natura della prestazione e non dal canale (piattaforma digitale o rimborso diretto).

    Permessi aggiuntivi e sostegno alla genitorialità

    Il welfare contrattuale nel settore editoriale librario può includere anche istituti che integrano i minimi di legge in materia di genitorialità e conciliazione vita-lavoro:

    • Permessi per visite mediche: il CCNL (art. 33 della Parte I) prevede solo brevi permessi per necessità familiari e giustificati motivi, non retribuiti e recuperabili; permessi retribuiti per visite specialistiche e accertamenti dipendono da accordi aziendali;
    • Sostegno economico alla genitorialità: contributi per asili nido, babysitter o centri estivi, erogabili in forma di voucher esenti da tassazione nei limiti dell’art. 51 TUIR;
    • Flessibilità oraria strutturata: accordi aziendali di smart working o flessibilità degli orari, particolarmente diffusi nel settore editoriale dopo la pandemia;
    • Ferie e ROL solidali e conto individuale del tempo: l’ipotesi di rinnovo del 2023 consente di cedere ai colleghi, per solidarietà, ferie oltre le quattro settimane e ROL (art. 24 d.lgs. 151/2015), anche per chi assiste familiari con patologie croniche gravi o è vittima di violenza di genere in base agli accordi aziendali, e prevede un «Conto individuale del tempo» adottabile in azienda.

    La conversione dei premi di risultato in welfare

    Una delle più significative evoluzioni del welfare aziendale è la possibilità, introdotta dalla l. 208/2015 e consolidata nelle successive leggi di bilancio, di convertire il premio di risultato in prestazioni di welfare. In tal caso il lavoratore rinuncia alla corresponsione in denaro del premio (soggetto, per i premi erogati nel 2026 e 2027, a imposta sostitutiva dell’1% entro 5.000 euro annui) e riceve un credito welfare di pari importo da spendere sulla piattaforma aziendale.

    I vantaggi di questa opzione sono:

    • Il lavoratore ottiene un valore netto superiore al premio in denaro, poiché le prestazioni di welfare sono esenti da IRPEF e da contributi;
    • Il datore risparmia la quota di contributi previdenziali che avrebbe dovuto versare sul premio in denaro;
    • L’opzione deve essere prevista dall’accordo di secondo livello che istituisce il premio e offerta a tutti i lavoratori destinatari del premio.

    Casi pratici

    Tizia — Redattrice, utilizzo del fondo di sanità integrativa
    Tizia lavora come redattrice presso una casa editrice di narrativa. Il CCNL applicato prevede l’iscrizione al fondo di sanità integrativa di settore, con contributo interamente a carico del datore. Tizia deve sottoporre il figlio a un intervento di ortodonzia: i costi sono significativi e il SSN non rimborsa questo tipo di prestazione. Presenta al fondo la documentazione medica e le fatture dello specialista privato. Il fondo rimborsa una quota delle spese nei limiti del massimale previsto dal suo piano. Il rimborso è esentasse per Tizia, poiché rientra nelle prestazioni sanitarie coperte dal fondo ex art. 51 TUIR. La parte non rimborsata dal fondo rimane a carico di Tizia, ma potrà essere portata in detrazione IRPEF come spesa medica (art. 15 TUIR).
    Caio — Impiegato, conversione del premio di risultato in flexible benefit
    Caio lavora nell’ufficio marketing di una casa editrice che ha un accordo aziendale di secondo livello con premio di risultato. A fine anno, verificato il superamento degli obiettivi, la direzione HR informa tutti i dipendenti della possibilità di convertire il premio in credito welfare sulla piattaforma aziendale. Caio sceglie di convertire l’intero importo del premio: sul cedolino non compare alcuna tassazione sul credito welfare. Utilizza il credito per un abbonamento annuale ai mezzi pubblici, il rimborso delle rette dell’asilo nido della figlia e l’iscrizione a un corso di aggiornamento professionale in ambito digitale-editoriale. Il valore complessivo dei servizi ottenuti è superiore a quello che Caio avrebbe percepito netto dal premio in denaro, tassato all’aliquota sostitutiva dell’1% (premi erogati nel 2026).

    Domande frequenti

    Il fondo di sanità integrativa di settore è obbligatorio per i dipendenti delle case editrici?
    Sì: il fondo previsto dal CCNL è Salute Sempre (art. 14) e l’iscrizione è obbligatoria per l’azienda che applica il contratto, che deve versare il contributo (120 euro annui, 156 dal 2024 secondo l’ipotesi di rinnovo) per ciascun dipendente iscritto; fanno eccezione solo le aziende con forme equivalenti già in essere. I massimali sono nel Nomenclatore del Fondo.
    Le prestazioni di welfare aziendale sono tassate come la retribuzione ordinaria?
    No. Il welfare aziendale gode di un regime fiscale agevolato (artt. 51 e 100 TUIR). Le prestazioni offerte alla generalità dei dipendenti sono esenti da IRPEF e contributi nei limiti di legge. Le soglie di esenzione sono aggiornate annualmente dalla legge di bilancio.
    Un dipendente part-time ha gli stessi diritti di welfare di un dipendente a tempo pieno?
    Per Salute Sempre il contributo è annuo per ciascun lavoratore iscritto (art. 11 del Regolamento), senza distinzione espressa tra tempo pieno e part-time. Per il welfare aziendale e per Byblos (1,20% della retribuzione contrattuale) valgono le regole dell’accordo aziendale e del fondo: il contributo percentuale si riproporziona alla retribuzione.
    La previdenza complementare di settore è separata dal fondo di sanità integrativa?
    Sì. Sono due istituti distinti: la sanità integrativa copre le spese mediche correnti; la previdenza complementare accumula risorse per la pensione. Il CCNL prevede un fondo per ciascuno: Salute Sempre per la sanità integrativa (art. 14) e Byblos per la previdenza complementare (art. 13), con contribuzioni differenziate.
    Cosa succede alle coperture di welfare se si cambia azienda nel settore?
    Per la previdenza complementare la portabilità è garantita dal d.lgs. 252/2005. Per la sanità integrativa la continuazione della copertura dipende dal regolamento del fondo. In caso di cambio di azienda nel settore, la posizione accumulata nel fondo pensione è trasferibile al fondo del nuovo contratto applicato.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi contrattuali, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi parentali e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si fondano sul quadro normativo del welfare aziendale (artt. 51 e 100 TUIR; d.lgs. 252/2005; l. 208/2015 e s.m.i.) e sugli artt. 13 e 14 della Parte I del CCNL grafici ed editoriali del 19 gennaio 2021 (testo integrale letto, compresi gli statuti di Byblos e Salute Sempre); i dati dal 2024 vengono dall’ipotesi di rinnovo del 19 dicembre 2023. Il Nomenclatore/Tariffario di Salute Sempre non è stato consultato. Le soglie di esenzione fiscale sono quelle dell’art. 51 TUIR. Per situazioni specifiche è consigliabile rivolgersi alle organizzazioni sindacali firmatarie (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL) o a un consulente del lavoro.

  • Art. 111 Cod. Amb. – impianti di acquacoltura e piscicoltura

    Art. 111 Cod. Amb. – impianti di acquacoltura e piscicoltura

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , di concerto con i Ministri delle politiche agricole e forestali, delle infrastrutture e dei trasporti e delle attività produttive, e previa intesa con Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati i criteri relativi al contenimento dell’impatto sull’ambiente derivante dalle attività di acquacoltura e di piscicoltura.

  • Ristrutturazione 2026: quale percentuale di detrazione spetta? esempi

    In sintesi

    • La detrazione per ristrutturazioni nel 2026 è confermata al 36% delle spese sostenute.
    • L’originaria riduzione al 30% per il 2026 è stata eliminata dalla legge di bilancio 2026.
    • Il 30% si applicherà solo alle spese sostenute nel 2027.
    • Per l’abitazione principale, la detrazione è confermata al 50% anche nel 2026.
    • La detrazione si recupera in dieci quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 22 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica il d.l. 63/2013 conv. in l. 90/2013: la percentuale di detrazione per le spese di ristrutturazione sostenute nel 2026 rimane al 36% (non scende al 30% come originariamente previsto), mentre il 30% si applicherà soltanto alle spese sostenute nel 2027. Per gli immobili adibiti ad abitazione principale, la norma mantiene il 50% per il 2026.

    Approfondimento normativo completo: Comma 22 LB26: proroga ecobonus, bonus ristrutturazioni e bonus.

    La detrazione ristrutturazione nel 2026: nessuna riduzione rispetto al 2025

    Chi ha programmato lavori di ristrutturazione nel 2026 può contare su una buona notizia: la legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) ha corretto il calendario delle aliquote che erano state fissate dalla normativa previgente. In origine era previsto che la detrazione scendesse al 30% già per le spese sostenute nel 2026; il comma 22 ha invece mantenuto il 36% anche per tutto il 2026, rinviando la riduzione al 30% al solo anno 2027.

    La modifica riguarda sia l’art. 14 del d.l. 63/2013 (ecobonus) sia l’art. 16 dello stesso decreto (bonus ristrutturazioni), coordinando entrambe le disposizioni con il nuovo calendario. Ne consegue che il contribuente che sostiene spese ammissibili nel corso del 2026 applicherà la medesima percentuale già in vigore nel 2025, senza subire l’erosione di sei punti percentuali che sarebbe altrimenti scattata il 1° gennaio 2026.

    Un secondo effetto rilevante riguarda l’abitazione principale: per tale fattispecie la norma conferma il 50% sulle spese sostenute nel 2026, percentuale che scenderà al 36% soltanto nel 2027. Chi dunque affronta interventi sull’appartamento in cui risiede stabilmente beneficia di un’aliquota ancora più favorevole, purché i lavori rientrino nelle categorie ammesse e vengano rispettati i limiti di spesa vigenti.

    Requisiti e documenti principali

    • Immobile situato nel territorio dello Stato, a uso residenziale o con quota residenziale.
    • Intervento rientrante nelle categorie di manutenzione straordinaria, restauro, ristrutturazione.
    • Pagamento effettuato tramite bonifico parlante con causale conforme (codice fiscale e Partita IVA ditta).
    • Titolo edilizio (CILA, SCIA o permesso di costruire) ove richiesto dal tipo di intervento.
    • Conservazione di fatture, ricevute dei bonifici e documentazione tecnica per eventuali controlli.

    Caso 1: Tizio ristruttura il bagno dell'abitazione principale

    Scenario. Tizio è proprietario di un appartamento che costituisce la sua abitazione principale a Milano. Nel 2026 sostiene spese per il rifacimento completo del bagno (demolizione, nuova pavimentazione, impianti idraulici ed elettrici, tinteggiatura) per un totale di 12.000 euro, pagati tutti tramite bonifico parlante intestato all’impresa esecutrice.

    Come si legge in pratica. Poiché l’immobile è l’abitazione principale di Tizio, il comma 22 della legge di bilancio 2026 conferma per il 2026 l’aliquota del 50% sulle spese sostenute. La detrazione complessiva spettante è quindi pari a 6.000 euro (12.000 × 50%), da ripartire in dieci quote annuali uguali di 600 euro ciascuna, a partire dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2026. Il risparmio fiscale si realizza anno per anno in riduzione dell’IRPEF lorda dovuta. Se nel 2027 Tizio sostenesse ulteriori spese analoghe, l’aliquota scenderebbe al 36%, confermando l’opportunità di concentrare i lavori nel 2026 ove possibile.

    Riepilogo Caso 1

    • Spesa sostenuta nel 2026: 12.000 euro
    • Abitazione principale: sì
    • Aliquota applicabile: 50%
    • Detrazione totale: 6.000 euro
    • Quota annua per 10 anni: 600 euro

    Caso 2: Caia ristruttura un appartamento non adibito ad abitazione principale

    Scenario. Caia possiede un secondo appartamento, concesso in locazione, nel quale nel 2026 esegue lavori di manutenzione straordinaria (rifacimento degli infissi e dell’impianto di riscaldamento) per una spesa complessiva di 20.000 euro. L’immobile non è la sua abitazione principale; Caia è in regime IRPEF ordinario e paga regolarmente le fatture tramite bonifico parlante.

    Come si legge in pratica. Per gli immobili diversi dall’abitazione principale il comma 22 della legge di bilancio 2026 conferma l’aliquota del 36% sulle spese sostenute nel 2026 (in luogo del 30% che sarebbe altrimenti scattato). La detrazione spettante a Caia è quindi di 7.200 euro (20.000 × 36%), da suddividere in dieci quote annue da 720 euro ciascuna. Se avesse posticipato i lavori al 2027, l’aliquota sarebbe calata al 30%, con una detrazione di soli 6.000 euro: il risparmio aggiuntivo derivante dal concentrare le spese nel 2026 è di 1.200 euro.

    Riepilogo Caso 2

    • Spesa sostenuta nel 2026: 20.000 euro
    • Abitazione principale: no
    • Aliquota applicabile: 36%
    • Detrazione totale: 7.200 euro
    • Quota annua per 10 anni: 720 euro

    Caso 3: Sempronio confronta il 2026 con il 2027 per decidere quando eseguire i lavori

    Scenario. Sempronio deve eseguire lavori di ristrutturazione della facciata del proprio appartamento (non abitazione principale) e sta valutando se avviare il cantiere nel 2026 o nel 2027. Il preventivo dell’impresa è di 30.000 euro. Sempronio vuole capire la differenza di convenienza fiscale tra i due anni alla luce della legge di bilancio 2026.

    Come si legge in pratica. Se Sempronio sostiene la spesa nel 2026, la detrazione è del 36%, pari a 10.800 euro totali (quota annua: 1.080 euro per 10 anni). Se invece sostiene la stessa spesa nel 2027, la detrazione scende al 30%, pari a 9.000 euro totali (quota annua: 900 euro per 10 anni). La differenza è di 1.800 euro a favore del 2026. Il confronto dimostra che, a parità di importo, eseguire i lavori nel 2026 garantisce un risparmio fiscale significativamente maggiore rispetto all’anno successivo, rendendo conveniente anticipare il cantiere ove le condizioni lo consentano.

    Riepilogo Caso 3

    • Spesa: 30.000 euro
    • Detrazione al 36% (2026): 10.800 euro totali
    • Detrazione al 30% (2027): 9.000 euro totali
    • Vantaggio fiscale del 2026 rispetto al 2027: 1.800 euro
    • Quota annua 2026 (10 anni): 1.080 euro

    Quando conviene una verifica

    Per verificare i requisiti del tuo intervento e calcolare la detrazione spettante, puoi consultare un professionista qualificato. Trova un tecnico o un fiscalista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    La detrazione per ristrutturazioni nel 2026 è davvero rimasta al 36%?

    Sì. Il comma 22 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) ha corretto il calendario previsto dalla norma originaria: per le spese di ristrutturazione sostenute nel 2026 si applica ancora il 36%, mentre il 30% è posticipato alle sole spese sostenute nel 2027. La modifica è in vigore dal 1° gennaio 2026.

    Per l'abitazione principale la percentuale è diversa?

    Sì. Per le spese sostenute sull’immobile adibito ad abitazione principale, la legge di bilancio 2026 conferma l’aliquota del 50% anche per il 2026. Tale percentuale più elevata scenderà al 36% soltanto per le spese sostenute nel 2027. È quindi importante verificare se l’immobile su cui si interviene sia o meno l’abitazione principale.

    In quante rate si recupera la detrazione per ristrutturazione?

    La detrazione si recupera in dieci quote annuali di pari importo, a partire dalla dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi) relativa all’anno d’imposta in cui la spesa è stata sostenuta. Non è possibile usufruire della detrazione in unica soluzione né cederla a terzi nell’ambito del bonus ristrutturazioni ordinario.

    Quale modalità di pagamento è obbligatoria per ottenere la detrazione?

    Le spese devono essere pagate con bonifico bancario o postale cosiddetto ‘parlante’, recante la causale specifica prevista dalla normativa, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o la Partita IVA dell’impresa destinataria del pagamento. Il pagamento con altri strumenti (contanti, assegno) non consente l’accesso alla detrazione.

    Se i lavori iniziano nel 2026 ma si concludono nel 2027, quale aliquota si applica?

    Il criterio determinante è il momento in cui la spesa viene sostenuta (principio di cassa per le persone fisiche), ovvero la data del pagamento tramite bonifico. Le somme pagate nel 2026 godono del 36% (o del 50% per l’abitazione principale), mentre quelle pagate nel 2027 sconteranno l’aliquota del 30% (o del 36% per l’abitazione principale). È quindi possibile che lo stesso cantiere generi detrazioni a percentuali diverse a seconda dell’anno di pagamento.

    Vedi anche: Acquisto immobile ristrutturato da impresa, Detrazione ristrutturazione edilizia, Ecobonus e Bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus.

  • Art. 110 Cod. Amb. – trattamento di rifiuti presso impianti di trattamento delle acque reflue urbane

    Art. 110 Cod. Amb. – trattamento di rifiuti presso impianti di trattamento delle acque reflue urbane

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Salvo quanto previsto ai commi 2 e 3, è vietato l’utilizzo degli impianti di trattamento di acque reflue urbane per lo smaltimento di rifiuti.

    2. In deroga al comma 1, l’autorità competente, d’intesa con l’ente di governo dell’ambito , in relazione a particolari esigenze e nei limiti della capacità residua di trattamento, autorizza il gestore del servizio idrico integrato a smaltire nell’impianto di trattamento di acque reflue urbane rifiuti liquidi, limitatamente alle tipologie compatibili con il processo di depurazione.

    3. Il gestore del servizio idrico integrato, previa comunicazione all’autorità competente ai sensi dell’articolo 124, è comunque autorizzato ad accettare in impianti con caratteristiche e capacità depurative adeguate, che rispettino i valori limite di cui all’articolo 101, commi 1 e 2, i seguenti rifiuti e materiali, purché provenienti dal proprio Ambito territoriale ottimale oppure da altro Ambito territoriale ottimale sprovvisto di impianti adeguati: a) rifiuti costituiti da acque reflue che rispettino i valori limite stabiliti per lo scarico in fognatura; b) rifiuti costituiti dal materiale proveniente dalla manutenzione ordinaria di sistemi di trattamento di acque reflue domestiche previsti ai sensi dell’articolo 100, comma 3; c) materiali derivanti dalla manutenzione ordinaria della rete fognaria nonché quelli derivanti da altri impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nei quali l’ulteriore trattamento dei medesimi non risulti realizzabile tecnicamente e/o economicamente.

    4. L’attività di cui ai commi 2 e 3 può essere consentita purché non sia compromesso il possibile riutilizzo delle acque reflue e dei fanghi.

    5. Nella comunicazione prevista al comma 3 il gestore del servizio idrico integrato deve indicare la capacità residua dell’impianto e le caratteristiche e quantità dei rifiuti che intende trattare. L’autorità competente può indicare quantità diverse o vietare il trattamento di specifiche categorie di rifiuti. L’autorità competente provvede altresì all’iscrizione in appositi elenchi dei gestori di impianti di trattamento che hanno effettuato la comunicazione di cui al comma

    3. 6. Allo smaltimento dei rifiuti di cui ai commi 2 e 3 si applica l’apposita tariffa determinata dall’ente di governo dell’ambito .

    7. Il produttore ed il trasportatore dei rifiuti sono tenuti al rispetto della normativa in materia di rifiuti, fatta eccezione per il produttore dei rifiuti di cui al comma 3, lettera b), che è tenuto al rispetto dei soli obblighi previsti per i produttori dalla vigente normativa in materia di rifiuti. Il gestore del servizio idrico integrato che, ai sensi dei commi 3 e 5, tratta rifiuti è soggetto all’obbligo di tenuta del registro di carico e scarico secondo quanto previsto dalla vigente normativa in materia di rifiuti.

  • Art. 109 Cod. Amb. – Immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte

    Art. 109 Cod. Amb. – Immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Al fine della tutela dell’ambiente marino e in conformità alle disposizioni delle convenzioni internazionali vigenti in materia, è consentita l’immersione deliberata in mare da navi ovvero aeromobili e da strutture ubicate nelle acque del mare o in ambiti ad esso contigui, quali spiagge, lagune e stagni salmastri e terrapieni costieri, dei materiali seguenti: a) materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi; b) inerti, materiali geologici inorganici e manufatti al solo fine di utilizzo, ove ne sia dimostrata la compatibilità e l’innocuità ambientale; c) materiale organico e inorganico di origine marina o salmastra, prodotto durante l’attività di pesca effettuata in mare o laguna o stagni salmastri.

    2. L’autorizzazione all’immersione in mare dei materiali di cui al comma 1, lettera a), è rilasciata dalla regione, fatta eccezione per gli interventi ricadenti in aree protette nazionali di cui alle leggi 31 dicembre 1982, n. 979 e 6 dicembre 1991, n. 394 , per i quali è rilasciata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in conformità alle modalità stabilite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole e forestali, delle attività produttive previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto. 2-bis. Il decreto di cui al comma 2 non si applica alla gestione dei sedimenti all’interno delle acque di transizione e degli ambienti lagunari per i quali trova applicazione la pianificazione di cui all’articolo 121 del presente decreto, fatte salve le specifiche norme per la salvaguardia della Laguna di Venezia di cui all’ articolo 95 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 , convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126

    3. L’immersione in mare di materiale di cui al comma 1, lettera b), è soggetta ad autorizzazione regionale, con esclusione dei nuovi manufatti soggetti alla valutazione di impatto ambientale. Per le opere di ripristino, che non comportino aumento della cubatura delle opere preesistenti, è dovuta la sola comunicazione all’autorità competente.

    4. L’immersione in mare dei materiali di cui al comma 1, lettera c), non è soggetta ad autorizzazione.

    5. La movimentazione dei fondali marini derivante dall’attività di posa in mare di cavi e condotte è soggetta ad autorizzazione regionale rilasciata, in conformità alle modalità tecniche stabilite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive, delle infrastrutture e dei trasporti e delle politiche agricole e forestali, per quanto di competenza, da emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 28 DICEMBRE 2015, N.

    221. 5-bis. Per gli interventi assoggettati a valutazione di impatto ambientale, nazionale o regionale, le autorizzazioni ambientali di cui ai commi 2 e 5 sono istruite e rilasciate dalla stessa autorità competente per il provvedimento che conclude motivatamente il procedimento di valutazione di impatto ambientale. Nel caso di condotte o cavi facenti parte della rete nazionale di trasmissione dell’energia elettrica o di connessione con reti energetiche di altri Stati, non soggetti a valutazione di impatto ambientale, l’autorizzazione è rilasciata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le regioni interessate, nell’ambito del procedimento unico di autorizzazione delle stesse reti.

  • Art. 108 Cod. Amb. – scarichi di sostanze pericolose

    Art. 108 Cod. Amb. – scarichi di sostanze pericolose

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Le disposizioni relative agli scarichi di sostanze pericolose si applicano agli stabilimenti nei quali si svolgono attività che comportano la produzione, la trasformazione o l’utilizzazione delle sostanze di cui alle Tabelle 3/A e 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, e nei cui scarichi sia accertata la presenza di tali sostanze in quantità o concentrazioni superiori ai limiti di rilevabilità consentiti dalle metodiche di rilevamento in essere alla data di entrata in vigore della parte terza del presente decreto, o, successivamente, superiori ai limiti di rilevabilità consentiti dagli aggiornamenti a tali metodiche messi a punto ai sensi del punto 4 dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.

    2. Tenendo conto della tossicità, della persistenza e della bioaccumulazione della sostanza considerata nell’ambiente in cui è effettuato lo scarico, l’autorità competente in sede di rilascio dell’autorizzazione fissa, nei casi in cui risulti accertato che i valori limite definiti ai sensi dell’articolo 101, commi 1 e 2, impediscano o pregiudichino il conseguimento degli obiettivi di qualità previsti nel Piano di tutela di cui all’articolo 121, anche per la compre senza di altri scarichi di sostanze pericolose, valori-limite di emissione più restrittivi di quelli fissati ai sensi dell’articolo 101, commi 1 e

    2. 3. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 dell’articolo 107 e del comma 2 del presente articolo, entro il 30 ottobre 2007 devono essere attuate le prescrizioni concernenti gli scarichi delle imprese assoggettate alle disposizioni del Titolo III-bis della parte seconda del presente decreto . Dette prescrizioni, concernenti valori limite di emissione, parametri e misure tecniche, si basano sulle migliori tecniche disponibili, senza obbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia specifica, tenendo conto delle caratteristiche tecniche dell’impianto in questione, della sua ubicazione geografica e delle condizioni locali dell’ambiente.

    4. Per le sostanze di cui alla Tabella 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, derivanti dai cicli produttivi indicati nella medesima tabella, le autorizzazioni stabiliscono altresì la quantità massima della sostanza espressa in unità di peso per unità di elemento caratteristico dell’attività inquinante e cioè per materia prima o per unità di prodotto, in conformità con quanto indicato nella stessa Tabella. Gli scarichi contenenti le sostanze pericolose di cui al comma 1 sono assoggettati alle prescrizioni di cui al punto 1.2.3. dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.

    5. Per le acque reflue industriali contenenti le sostanze della Tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, il punto di misurazione dello scarico è fissato secondo quanto previsto dall’autorizzazione integrata ambientale di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 , e, nel caso di attività non rientranti nel campo di applicazione del suddetto decreto, subito dopo l’uscita dallo stabilimento o dall’impianto di trattamento che serve lo stabilimento medesimo. L’autorità competente può richiedere che gli scarichi parziali contenenti le sostanze della tabella 5 del medesimo Allegato 5 siano tenuti separati dallo scarico generale e disciplinati come rifiuti. Qualora, come nel caso dell’articolo 124, comma 2, secondo periodo, l’impianto di trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze pericolose, di cui alla tabella 5 del medesimo allegato 5, riceva, tramite condotta, acque reflue provenienti da altri stabilimenti industriali o acque reflue urbane, contenenti sostanze diverse non utili ad un modifica o ad una riduzione delle sostanze pericolose, in sede di autorizzazione l’autorità competente ridurrà opportunamente i valori limite di e missione indicati nella tabella 3 del medesimo Allegato 5 per ciascuna delle predette sostanze pericolose indicate in Tabella 5, tenendo conto della diluizione operata dalla miscelazione delle diverse acque reflue.

    6. L’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione per le sostanze di cui alla Tabella 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, derivanti dai cicli produttivi indicati nella tabella medesima, redige un elenco delle autorizzazioni rilasciate, degli scarichi esistenti e dei controlli effettuati, ai fini del successivo inoltro alla Commissione europea.

  • Art. 107 Cod. Amb. – Scarichi in reti fognarie

    Art. 107 Cod. Amb. – Scarichi in reti fognarie

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Ferma restando l’inderogabilità dei valori-limite di emissione di cui alla tabella 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto e, limitatamente ai parametri di cui alla nota 2 della Tabella 5 del medesimo Allegato 5, alla Tabella 3, gli scarichi di acque reflue industriali che recapitano in reti fognarie sono sottoposti alle norme tecniche, alle prescrizioni regolamentari e ai valori-limite adottati dall’ente di governo dell’ambito competente in base alle caratteristiche dell’impianto, e in modo che sia assicurata la tutela del corpo idrico ricettore nonché il rispetto della disciplina degli scarichi di acque reflue urbane definita ai sensi dell’articolo 101, commi 1 e

    2. 2. Gli scarichi di acque reflue domestiche che recapitano in reti fognarie sono sempre ammessi purché osservino i regolamenti emanati dal soggetto gestore del servizio idrico integrato ed approvati dall’ente di governo dell’ambito competente.

    3. Non è ammesso lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura, ad eccezione di quelli organici provenienti dagli scarti dell’alimentazione trattati con apparecchi dissipatori di rifiuti alimentari che ne riducano la massa in particelle sottili, previo accertamento dell’esistenza di un sistema di depurazione da parte dell’ente gestore del servizio idrico integrato, che assicura adeguata informazione al pubblico anche in merito alla planimetria delle zone servite da tali sistemi. L’installazione delle apparecchiature è comunicata da parte del rivenditore al gestore del servizio idrico, che ne controlla la diffusione sul territorio.

    4. Le regioni, sentite le province, possono stabilire norme integrative per il controllo degli scarichi degli insediamenti civili e produttivi allacciati alle pubbliche fognature, per la funzionalità degli impianti di pretrattamento e per il rispetto dei limiti e delle prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni.

  • Art. 92 CPI – Registrazione

    Art. 92 CPI – Registrazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. La topografia dei prodotti a semiconduttori è proteggibile a condizione che: a) ne sia richiesta la registrazione in Italia ovvero, qualora la topografia sia stata oggetto di precedente sfruttamento commerciale ovunque nel mondo, ne sia richiesta la registrazione entro il termine di due anni dalla data di tale primo sfruttamento, purché tale data sia precisata in apposita dichiarazione scritta. A tali effetti lo sfruttamento commerciale non comprende lo sfruttamento in condizioni di riservatezza nel quale non vi sia stata alcuna ulteriore distribuzione ai terzi, a meno che lo sfruttamento della topografia non avvenga secondo le condizioni di riservatezza imposte dall’adozione di misure ritenute necessarie alla tutela degli interessi essenziali della sicurezza nazionale e che si riferiscono alla produzione o al commercio di armi, munizioni e materiale bellico; b) al momento del primo sfruttamento commerciale o della richiesta di registrazione, il proprietario della topografia sia cittadino o persona giuridica italiana o, se straniero, sia rispondente ai requisiti indicati nell’articolo 3 del capo I.

    2. Il diritto di richiedere la registrazione si estingue con il decorso di quindici anni dalla data della prima fissazione o codificazione della topografia, ove essa non abbia formato oggetto di sfruttamento commerciale in una qualsiasi parte del mondo per lo stesso periodo. A tali effetti per sfruttamento commerciale si intende quello non comprensivo dello sfruttamento in condizione di riservatezza secondo le indicazioni contenute nel comma 1, lettera a).

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