Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 147 CPI – Deposito delle domande e delle istanze

    Art. 147 CPI – Deposito delle domande e delle istanze

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Tutte le domande, le istanze, gli atti, i documenti e i ricorsi notificati menzionati nel presente codice, ad eccezione di quanto previsto da convenzioni ed accordi internazionali, sono depositati, presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi, presso le Camere di commercio, industria e artigianato e presso gli uffici o enti pubblici determinati con decreto del Ministro dello sviluppo economico. Con decreto dello stesso Ministro, con rispetto delle previsioni contenute nel decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 , sono determinate le modalità di deposito, quivi comprese quelle da attuare mediante ricorso ad altri mezzi di comunicazione. Gli uffici o enti anzidetti, all’atto del ricevimento rilasciano l’attestazione dell’avvenuto deposito , conservano gli atti e i documenti originali ricevuti e li trasmettono all’Ufficio italiano brevetti e marchi soltanto su apposita richiesta dello stesso, ad eccezione delle sole domande di brevetto per invenzione o modello di utilità, per le quali la trasmissione d’ufficio è sempre effettuata nelle forme indicate nel decreto di cui al secondo periodo. La richiesta di trasmissione degli atti e dei documenti originali può essere effettuata dall’Ufficio italiano brevetti e marchi, per le domande di disegno e modello industriale, entro tre anni dal deposito delle stesse e, per tutti gli altri atti, entro un anno dal deposito .

    2. Gli uffici o enti abilitati a ricevere i depositi sono tenuti ad adottare le misure necessarie per assicurare l’osservanza del segreto d’ufficio. 2-bis. L’accesso al sistema di deposito telematico dell’Ufficio italiano brevetti e marchi e il suo utilizzo sono consentiti a condizione che sia accertata l’identità digitale dell’utente e tale requisito consente di non apporre la firma digitale nei documenti oggetto di deposito

    3. Non possono, né direttamente, né per interposta persona, chiedere brevetti per invenzioni industriali o divenire cessionari gli impiegati addetti all’Ufficio italiano brevetti e marchi, se non dopo due anni da quando abbiano cessato di appartenere al loro ufficio.

    3-bis. In ciascuna domanda il richiedente deve indicare o eleggere domicilio in uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo per ricevervi tutte le comunicazioni e notificazioni da farsi a norma del presente codice. Qualora il richiedente si avvalga delle prestazioni di un mandatario, si applicano le disposizioni dell’articolo

    201. 3-ter. Salvo quanto previsto dall’ articolo 16 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 , convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 , e successive modificazioni, nei casi in cui le disposizioni del presente codice prevedono l’obbligo di indicare o eleggere domicilio, le imprese, i professionisti o i loro mandatari, se vi siano, devono anche indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino la data e l’ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali. Gli oneri delle comunicazioni a cui l’Ufficio italiano brevetti e marchi è tenuto a norma del presente codice sono a carico dell’interessato, anche se persona fisica, qualora sia stata omessa l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata o di analoga modalità di comunicazione.

    3-quater. Ove manchi l’indicazione o l’elezione del domicilio ai sensi dei commi 3-bis e 3-ter, nonché in tutti gli altri casi di irreperibilità, le comunicazioni e le notificazioni sono eseguite mediante affissione di copia dell’atto o di avviso del contenuto di esso nell’albo dell’Ufficio italiano brevetti e marchi.

    3-quinquies. Nei casi previsti al comma 3-quater, la comunicazione si ha per eseguita lo stesso giorno in cui è stata effettuata l’affissione nell’Albo.

  • Art. 146 CPI – Interventi contro la pirateria

    Art. 146 CPI – Interventi contro la pirateria

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Qualora ne abbia notizia, il Ministero delle attività produttive segnala alla Procura della Repubblica, competente per territorio, per le iniziative di sua competenza, i casi di pirateria.

    2. Fatta salva la repressione dei reati e l’applicazione della normativa nazionale e comunitaria vigente in materia, di competenza dell’autorità doganale, il Ministero delle attività produttive, per il tramite del Prefetto della provincia interessata e i sindaci, limitatamente al territorio comunale, possono disporre anche d’ufficio, il sequestro amministrativo della merce contraffatta e, decorsi tre mesi, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria di cui al comma 3, procedere alla sua distruzione, a spese del contravventore. È fatta salva la facoltà di conservare i campioni da utilizzare a fini giudiziari.

    3. Competente ad autorizzare la distruzione è il presidente della sezione specializzata di cui all’articolo 120, nel cui territorio è compiuto l’atto di pirateria, su richiesta dell’amministrazione statale o comunale che ha disposto il sequestro.

    4. L’opposizione avverso il provvedimento di distruzione di cui al comma 2 è proposta davanti alla sezione specializzata del Tribunale competente per territorio nelle forme di cui agli articoli 22 e 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 , e successive modificazioni. Il termine per ricorrere decorre dalla data di notificazione del provvedimento o da quella della sua pubblicazione, per estratto, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

  • Dalla separazione al divorzio: tempi e cosa cambia

    La separazione non è la fine del matrimonio: per scioglierlo davvero serve il divorzio. Tra i due passaggi deve però trascorrere un periodo minimo, introdotto dal cosiddetto “divorzio breve”. Vediamo quanto tempo serve, come si presenta la domanda di divorzio e cosa cambia concretamente rispetto alla separazione, dagli assegni all’eredità.

    I termini: sei o dodici mesi

    Per chiedere il divorzio deve essere decorso un periodo di separazione ininterrotta: sei mesi se la separazione era consensuale, dodici mesi se era giudiziale. Il termine decorre dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente nel procedimento di separazione. È la regola introdotta dalla legge sul “divorzio breve”, che ha drasticamente ridotto i tre anni richiesti in passato.

    Come si chiede il divorzio

    Decorso il termine, il divorzio si può chiedere nelle stesse forme della separazione:

    • domanda congiunta in tribunale, se c’è accordo;
    • negoziazione assistita dagli avvocati;
    • davanti all’ufficiale di stato civile, nei casi semplici (senza figli minori, non autosufficienti o disabili e senza trasferimenti patrimoniali);
    • ricorso giudiziale, se manca l’accordo.

    Cosa cambia sugli assegni

    È uno degli effetti più concreti. Con il divorzio il vincolo coniugale si scioglie: il riferimento al tenore di vita matrimoniale, che vale nella separazione, non opera più. L’assegno divorzile segue i criteri assistenziali e compensativi delle Sezioni Unite del 2018 e, rispetto al mantenimento da separazione, può ridursi o venire meno. Il mantenimento dei figli, invece, prosegue con le stesse logiche.

    Cosa cambia su eredità e cognome

    Con il divorzio gli ex coniugi non sono più eredi l’uno dell’altro: cessano i diritti successori reciproci che il coniuge separato (senza addebito) ancora conserva. La moglie perde l’uso del cognome del marito, salvo autorizzazione del giudice quando vi sia un interesse meritevole (per esempio per identità professionale). Restano invece tutelati alcuni diritti specifici, come la quota del TFR e l’eventuale reversibilità a favore dell’ex coniuge titolare di assegno.

    Il cumulo separazione-divorzio

    La riforma del processo per la famiglia (a regime dal 2023) consente, quando c’è accordo, di proporre nello stesso procedimento la domanda di separazione e quella di divorzio: il giudice pronuncia prima la separazione e poi il divorzio, una volta maturato il termine. È una semplificazione importante che accorcia i tempi complessivi per le coppie consensuali.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Quanto tempo deve passare dalla separazione al divorzio?

    Sei mesi se la separazione era consensuale, dodici mesi se era giudiziale, a decorrere dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente.

    Cosa cambia con il divorzio rispetto alla separazione?

    Il matrimonio si scioglie: cessano i diritti successori reciproci, la moglie perde di regola il cognome del marito e l’assegno non è più legato al tenore di vita matrimoniale, potendo ridursi.

    Posso fare separazione e divorzio insieme?

    Sì, in presenza di accordo la riforma consente di cumulare le due domande nello stesso procedimento: il giudice pronuncia prima la separazione e poi il divorzio al maturare del termine.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 145 CPI – Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding

    Art. 145 CPI – Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Presso il Ministero dello sviluppo economico è istituito il Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding , con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni strategiche intraprese da ogni amministrazione, al fine di migliorare l’insieme dell’azione di contrasto della contraffazione a livello nazionale e della falsa evocazione dell’origine italiana .

    2. Il Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding è presieduto dal Ministro dello sviluppo economico o da un rappresentante da lui designato. Al fine di garantire la rappresentanza degli interessi pubblici e privati e assicurare le necessarie sinergie tra amministrazione pubblica e imprese, il Consiglio è composto da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, da un rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze, da un rappresentante del Ministero degli affari esteri, da un rappresentante del Ministero della difesa, da un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da un rappresentante del Ministero dell’interno, da un rappresentante del Ministero della giustizia, da un rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali, da un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da un rappresentante del Ministero della salute, e da un rappresentante del Dipartimento della funzione pubblica , da un rappresentante del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e da un rappresentante designato dall’ANCI. Il Consiglio può invitare a partecipare ai propri lavori, in ragione dei temi trattati, rappresentanti di altre amministrazioni pubbliche nonché delle categorie di imprese, lavoratori e consumatori.

    3. Le modalità di funzionamento del Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding sono definite con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, degli affari esteri, della difesa, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’interno, della giustizia, per i beni e le attività culturali, del lavoro e delle politiche sociali e della salute. Le attività di segreteria sono svolte dalla Direzione generale per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi.

    4. La partecipazione al Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese. All’attuazione dei commi 1, 2 e 3 si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

  • Art. 144 bis CPI – (Sequestro conservativo)

    Art. 144 Bis CPI – (Sequestro conservativo)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Quando la parte lesa faccia valere l’esistenza di circostanze atte a pregiudicare il soddisfacimento del risarcimento del danno, l’autorità giudiziaria può disporre, ai sensi dell’ articolo 671 del codice di procedura civile , il sequestro conservativo dei beni mobili ed immobili del preteso autore della violazione, compreso il blocco dei suoi conti bancari e di altri beni fino alla concorrenza del presumibile ammontare del danno. A tale fine l’autorità giudiziaria può disporre la comunicazione della documentazione bancaria, finanziaria o commerciale oppure autorizzare l’accesso alle pertinenti informazioni.

  • Sanatoria edilizia e prima casa 2026: come incide sulle agevolazioni, esempio

    In sintesi

    • Il titolo edilizio conseguito in sanatoria vale ora come titolo ordinario ai fini fiscali.
    • La norma richiama espressamente le leggi di condono 47/1985, 724/1994 e 269/2003.
    • Chi ha acquistato un immobile con sanatoria edilizia può accedere alle agevolazioni prima casa.
    • La modifica riguarda anche il silenzio-assenso sul permesso di costruire (art. 20 DPR 380/01).
    • Il coordinamento con l’art. 46 DPR 380/01 tutela la validità degli atti di trasferimento.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 23 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica l’art. 5, comma 10, del d.l. 70/2011 conv. in l. 106/2011: aggiunge le parole ‘o conseguito’ dopo ‘rilasciato’ e include esplicitamente i titoli in sanatoria ottenuti ai sensi della l. 47/1985, della l. 724/1994 e del d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003, equiparandoli al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni fiscali.

    Approfondimento normativo completo: Comma 23 LB26: titolo edilizio in sanatoria valido anche per age.

    Sanatoria edilizia e agevolazioni fiscali: la novità della legge di bilancio 2026

    Fino al 31 dicembre 2025, la questione del titolo edilizio in sanatoria ai fini delle agevolazioni fiscali sulla prima casa aveva generato incertezze interpretative. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto una modifica chiarificatrice all’art. 5, comma 10, del d.l. 70/2011: dopo la parola ‘rilasciato’ sono inserite le parole ‘o conseguito’, e vengono espressamente menzionate le leggi di condono edilizio (l. 47/1985, l. 724/1994, d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003).

    La portata pratica dell’intervento è significativa: il titolo edilizio ottenuto in sanatoria – vale a dire il permesso o la concessione rilasciati a seguito di una procedura di condono o di accertamento di conformità – viene equiparato, sul piano fiscale, al titolo edilizio ordinario. Ne consegue che l’immobile sanato non è più privo di un titolo valido ai fini delle agevolazioni, e il contribuente può accedere ai benefici collegati all’acquisto della prima casa senza incorrere nella preclusione legata all’assenza di titolo regolare.

    La disposizione si inserisce in un quadro normativo articolato che comprende l’art. 20 del DPR 380/01 (silenzio-assenso sul permesso di costruire) e l’art. 46 dello stesso DPR (nullità degli atti di trasferimento di immobili privi di titolo). Il coordinamento introdotto dal comma 23 mira a rendere coerente il sistema, evitando che immobili formalmente regolarizzati rimangano penalizzati sul piano dei benefici fiscali per una lacuna testuale della norma previgente.

    Condizioni rilevanti per la sanatoria ai fini fiscali

    • Il titolo in sanatoria deve essere stato conseguito ai sensi delle leggi di condono richiamate dalla norma (l. 47/1985, l. 724/1994, d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003) o tramite accertamento di conformità.
    • Il contribuente deve comunque soddisfare i requisiti soggettivi per le agevolazioni prima casa (residenza, assenza di altri immobili agevolati, ecc.).
    • L’immobile deve rientrare nelle categorie catastali ammesse alle agevolazioni prima casa.
    • L’atto di acquisto deve essere stato stipulato con le dichiarazioni di prima casa richieste dalla normativa.
    • Conservare tutta la documentazione relativa alla sanatoria (istanza, provvedimento, ricevute di pagamento degli oneri concessori).

    Caso 1: Tizio acquista un appartamento con condono edilizio degli anni '90

    Scenario. Tizio acquista nel 2026 un appartamento realizzato senza titolo edilizio, regolarizzato con domanda di condono ai sensi della legge 724/1994. Il condono è stato perfezionato e il titolo in sanatoria è stato conseguito. Tizio vorrebbe usufruire delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa e si interroga se il condono sia ostativo.

    Come si legge in pratica. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 equipara espressamente il titolo in sanatoria conseguito ai sensi della legge 724/1994 al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni fiscali. Tizio può quindi accedere alle agevolazioni prima casa senza che il pregresso condono costituisca un ostacolo, a condizione che siano rispettati tutti i requisiti soggettivi (prima casa, residenza, assenza di altri immobili agevolati) e che il titolo in sanatoria sia stato effettivamente conseguito (non soltanto richiesto). La norma opera a partire dal 1° gennaio 2026 e chiarisce un profilo che in precedenza poteva dare adito a contestazioni in sede di controllo fiscale.

    Riepilogo Caso 1

    • Immobile con condono l. 724/1994: sì
    • Titolo in sanatoria conseguito: sì
    • Ostacolo alle agevolazioni prima casa: no, dal 1° gennaio 2026
    • Norma applicabile: comma 23 L. 199/2025
    • Verifica requisiti soggettivi prima casa: necessaria

    Caso 2: Caia vende un appartamento sanato e il compratore chiede le agevolazioni prima casa

    Scenario. Caia vende nel 2026 un appartamento che aveva regolarizzato con il condono edilizio della legge 47/1985. Il compratore, Tizio, vuole usufruire delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Il notaio si interroga se il titolo in sanatoria sia sufficiente ai fini del beneficio fiscale.

    Come si legge in pratica. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 include esplicitamente la legge 47/1985 tra le normative di condono i cui titoli in sanatoria sono equiparati al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni. Il compratore Tizio può pertanto dichiarare in atto di acquistare la prima casa e beneficiare delle agevolazioni, purché soddisfi i requisiti soggettivi. Il notaio, prendendo atto della nuova formulazione normativa in vigore dal 1° gennaio 2026, potrà ricevere le dichiarazioni di prima casa di Tizio senza che il condono del 1985 costituisca un motivo di preclusione o di nullità dell’atto ai sensi dell’art. 46 DPR 380/01.

    Riepilogo Caso 2

    • Condono originario: legge 47/1985
    • Titolo in sanatoria conseguito: sì
    • Agevolazioni prima casa per il compratore: ammissibili dal 1° gennaio 2026
    • Rischio nullità atto ex art. 46 DPR 380/01: rimosso dalla nuova norma
    • Requisiti soggettivi acquirente: da verificare autonomamente

    Caso 3: Sempronio ha una domanda di condono in corso ma non ancora conclusa

    Scenario. Sempronio vuole acquistare nel 2026 un appartamento per il quale è stata presentata una domanda di condono ai sensi del d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003, ma il procedimento non è ancora concluso: il titolo in sanatoria non è stato ancora conseguito. Sempronio si chiede se possa ugualmente usufruire delle agevolazioni prima casa.

    Come si legge in pratica. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 equipara ai fini fiscali il titolo edilizio ‘rilasciato o conseguito’ in sanatoria, ma tale equiparazione presuppone che il titolo sia stato effettivamente conseguito. Una domanda di condono in corso, non ancora definita con il rilascio del provvedimento, non equivale a un titolo conseguito e non è sufficiente per fruire delle agevolazioni. Sempronio dovrà quindi attendere la conclusione positiva del procedimento di sanatoria prima di poter accedere ai benefici prima casa, oppure acquisire ulteriori valutazioni giuridiche sulla specifica situazione dell’immobile con il supporto di un professionista.

    Riepilogo Caso 3

    • Domanda di condono d.l. 269/2003: presentata ma non conclusa
    • Titolo in sanatoria conseguito: no
    • Accesso alle agevolazioni prima casa: non ancora possibile
    • Condizione necessaria: conclusione positiva del procedimento di sanatoria
    • Consiglio: verifica giuridica preliminare con notaio o avvocato

    Quando conviene una verifica

    Per verificare la regolarità del titolo edilizio e l’accesso alle agevolazioni prima casa, affidati a un notaio o a un professionista specializzato in diritto immobiliare. Trova un notaio o un avvocato immobiliare.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il condono edilizio vale come titolo regolare per le agevolazioni prima casa dal 2026?

    Sì. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, equipara espressamente il titolo edilizio conseguito in sanatoria – ai sensi delle leggi di condono 47/1985, 724/1994 e del d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003 – al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni fiscali, comprese quelle sulla prima casa.

    Basta aver presentato la domanda di condono o occorre che sia conclusa?

    Il testo del comma 23 richiede che il titolo sia stato ‘rilasciato o conseguito’: è necessario che il provvedimento di sanatoria sia stato emesso e che la pratica di condono si sia conclusa positivamente. Una domanda in corso di istruttoria, non ancora definita, non è sufficiente per fruire dell’equiparazione prevista dalla norma e delle agevolazioni fiscali connesse.

    La norma si applica anche ai condoni degli anni '80 e '90?

    Sì. Il comma 23 richiama esplicitamente la legge 28 febbraio 1985, n. 47 (primo condono edilizio) e la legge 23 dicembre 1994, n. 724 (secondo condono), oltre al d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003 (terzo condono). Gli immobili regolarizzati in base a queste normative, con titolo in sanatoria effettivamente conseguito, rientrano nell’ambito di applicazione della nuova disposizione.

    La sanatoria edilizia incide anche sulla validità dell'atto di compravendita?

    Sì. L’art. 46 del DPR 380/01 prevede la nullità degli atti di trasferimento di immobili privi di titolo edilizio. Il comma 23 coordina la nuova formulazione con tale disposizione, garantendo che il titolo in sanatoria – una volta conseguito – valga a escludere il rischio di nullità dell’atto. Rimane essenziale che la sanatoria sia stata perfezionata prima della stipula del contratto.

    Quali agevolazioni prima casa sono influenzate dalla nuova norma?

    La modifica introdotta dal comma 23 della legge di bilancio 2026 riguarda in primo luogo l’accesso alle agevolazioni fiscali collegate al possesso di un titolo edilizio valido, tra cui le agevolazioni per l’acquisto della prima casa (imposta di registro ridotta, IVA agevolata, ecc.). La portata applicativa della norma va valutata caso per caso con l’ausilio di un notaio o di un consulente fiscale, tenendo conto della specifica tipologia di agevolazione richiesta.

  • Art. 144 CPI – Atti di pirateria e pratiche di Italian Sounding

    Art. 144 CPI – Atti di pirateria e pratiche di Italian Sounding

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Agli effetti delle norme contenute nella presente sezione sono atti di pirateria le contraffazioni evidenti dei marchi, disegni e modelli registrati e le violazioni di altrui diritti di proprietà industriale realizzate dolosamente in modo sistematico.

    1-bis. Agli effetti delle norme contenute nella presente sezione sono pratiche di Italian Sounding le pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell’origine italiana di prodotti

  • Aliquota IRPEF 33% 2026: con 35.000 euro di reddito quanto risparmio? esempio

    In sintesi

    • L’aliquota IRPEF sul secondo scaglione (28.001-50.000 euro) scende dal 35% al 33% dal 1° gennaio 2026.
    • Il risparmio massimo teorico per chi ricade interamente nel secondo scaglione è di 440 euro l’anno.
    • Chi guadagna 35.000 euro risparmia il 2% sull’imponibile compreso tra 28.001 e 35.000 euro.
    • Il beneficio si traduce in una riduzione della ritenuta mensile in busta paga già da gennaio 2026.
    • Il primo scaglione (fino a 28.000 euro, aliquota 23%) e i successivi rimangono invariati.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 3 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica l’art. 11, comma 1, lettera b) del TUIR, riducendo l’aliquota IRPEF del secondo scaglione di reddito (da 28.001 a 50.000 euro) dal 35% al 33%.

    Approfondimento normativo completo: Comma 3 LB 2026: aliquota IRPEF secondo scaglione dal 35% al 33%.

    Perché la riduzione al 33% conta per chi guadagna 35.000 euro

    Con la legge di bilancio 2026, il legislatore ha abbassato di due punti percentuali l’aliquota IRPEF applicabile al reddito compreso tra 28.001 e 50.000 euro. Per un lavoratore dipendente o autonomo con reddito imponibile di 35.000 euro annui, la quota soggetta alla nuova aliquota è pari a 7.000 euro (la differenza tra 35.000 e il limite del primo scaglione, 28.000 euro).

    Applicando la vecchia aliquota del 35% a quella quota si ottenevano 2.450 euro di imposta. Con il 33% il calcolo scende a 2.310 euro. La differenza, pari a 140 euro annui, si trasforma in un alleggerimento diretto dell’imposta lorda prima delle detrazioni. Per i lavoratori dipendenti il datore di lavoro ridetermina le ritenute già a gennaio 2026.

    Il risparmio netto effettivo dipenderà dall’interazione con le detrazioni per lavoro dipendente, le detrazioni per carichi di famiglia e gli oneri detraibili di ciascun contribuente. Chi ha molte detrazioni potrebbe già azzerare l’IRPEF sul secondo scaglione; in quel caso il beneficio si riduce o si annulla. Un consulente fiscale può calcolare con precisione l’impatto sul caso individuale.

    Documenti e requisiti da verificare

    • Verificare il proprio reddito complessivo imponibile ai fini IRPEF per l’anno 2026.
    • Controllare che il reddito superi la soglia di 28.000 euro per godere della riduzione.
    • Richiedere al sostituto d’imposta (datore di lavoro) il ricalcolo delle ritenute da gennaio 2026.
    • Confrontare le buste paga di dicembre 2025 e gennaio 2026 per verificare la variazione.
    • Conservare la Certificazione Unica 2027 (relativa al 2026) per il controllo in dichiarazione.

    Caso 1: Tizio, impiegato con reddito da lavoro dipendente di 35.000 euro

    Scenario. Tizio è un impiegato del settore privato con reddito imponibile IRPEF di 35.000 euro annui. Nel 2025 pagava il 35% sulla quota di reddito eccedente i 28.000 euro, pari a 7.000 euro. Con la legge di bilancio 2026, la stessa quota è tassata al 33% a partire dall’1/1/2026.

    Come si legge in pratica. Sul primo scaglione (fino a 28.000 euro) l’imposta rimane: 28.000 × 23% = 6.440 euro. Sul secondo scaglione, la quota tassabile è 35.000 – 28.000 = 7.000 euro. Con il vecchio 35%: 7.000 × 35% = 2.450 euro. Con il nuovo 33%: 7.000 × 33% = 2.310 euro. Risparmio annuo: 140 euro, pari a circa 11,67 euro al mese già in busta paga. Il beneficio si manifesta attraverso la riduzione delle ritenute operate dal datore di lavoro.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito imponibile: 35.000 euro
    • Quota al 33% (secondo scaglione): 7.000 euro
    • IRPEF lorda 2025 sul secondo scaglione: 2.450 euro
    • IRPEF lorda 2026 sul secondo scaglione: 2.310 euro
    • Risparmio annuo: 140 euro (circa 11,67 euro/mese)

    Caso 2: Caia, libera professionista con reddito netto di 35.000 euro

    Scenario. Caia è una consulente di marketing a partita IVA in regime ordinario. Il reddito imponibile IRPEF del 2026 è stimato in 35.000 euro dopo la deduzione dei contributi previdenziali. A differenza del lavoratore dipendente, Caia versa l’imposta tramite acconti e saldo in sede di dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF), senza ritenute mensili automatiche.

    Come si legge in pratica. Il calcolo dell’imposta lorda è identico a quello del Caso 1: primo scaglione 23% × 28.000 = 6.440 euro; secondo scaglione 33% × 7.000 = 2.310 euro; totale IRPEF lorda 2026: 8.750 euro contro 8.890 euro del 2025. Il risparmio di 140 euro si rifletterà nel saldo IRPEF 2026 da versare entro giugno 2027 e nella ricalibrazione degli acconti per il 2026 (prima e seconda rata).

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito imponibile: 35.000 euro
    • IRPEF lorda 2025: circa 8.890 euro
    • IRPEF lorda 2026: circa 8.750 euro
    • Risparmio: 140 euro annui
    • Impatto: riduzione del saldo IRPEF in dichiarazione 2027

    Caso 3: Sempronio, pensionato con pensione lorda di 35.000 euro

    Scenario. Sempronio percepisce una pensione lorda di 35.000 euro annui dall’INPS, che funge da sostituto d’imposta. Nel 2025 le ritenute IRPEF mensili erano calcolate con l’aliquota del 35% sulla quota eccedente i 28.000 euro. Dal 1° gennaio 2026 l’INPS ricalcola le ritenute applicando il 33% sul secondo scaglione, con effetto immediato sull’assegno mensile.

    Come si legge in pratica. La quota di pensione nel secondo scaglione è pari a 35.000 – 28.000 = 7.000 euro annui. Con la nuova aliquota: 7.000 × 33% = 2.310 euro contro i 2.450 euro del 2025. La pensione netta mensile aumenta di circa 11-12 euro, grazie alla riduzione delle ritenute operate dall’INPS. L’importo effettivo dipende dall’interazione con la no tax area per pensionati e le altre detrazioni spettanti.

    Riepilogo Caso 3

    • Pensione lorda annua: 35.000 euro
    • Quota nel secondo scaglione: 7.000 euro
    • Ritenuta 2025 sul secondo scaglione: 2.450 euro
    • Ritenuta 2026 sul secondo scaglione: 2.310 euro
    • Beneficio in busta mensile: circa 11-12 euro netti in più

    Quando conviene una verifica

    Per un calcolo preciso del risparmio IRPEF nel tuo caso specifico: Consulta un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Da quando si applica la nuova aliquota IRPEF del 33%?

    La riduzione dell’aliquota IRPEF al 33% per il secondo scaglione è in vigore dal 1° gennaio 2026, per effetto del comma 3 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199). I lavoratori dipendenti vedranno la variazione già nelle buste paga di gennaio 2026, mentre i titolari di partita IVA la riscontreranno nel modello Redditi PF presentato nel 2027.

    Qual è il risparmio massimo ottenibile con la nuova aliquota al 33%?

    Il risparmio massimo riguarda chi ha un reddito superiore a 50.000 euro, poiché l’intero secondo scaglione (22.000 euro: differenza tra 50.000 e 28.000) è tassato al 33% anziché al 35%. La riduzione di due punti percentuali su 22.000 euro produce un risparmio massimo di 440 euro annui. Chi guadagna tra 28.001 e 50.000 euro risparmia una quota proporzionalmente inferiore in base alla quota di reddito effettivamente nel secondo scaglione.

    Con 35.000 euro di reddito, il risparmio riguarda tutto il reddito o solo una parte?

    La riduzione al 33% si applica soltanto alla quota di reddito che cade nel secondo scaglione, cioè alla parte compresa tra 28.001 e 35.000 euro. Nel caso di un reddito di 35.000 euro, la quota soggetta al nuovo 33% è di circa 7.000 euro. Il risparmio è pari al 2% di quella quota, ossia circa 140 euro annui. Il primo scaglione fino a 28.000 euro rimane tassato al 23%.

    La riduzione dell'aliquota vale anche per i redditi da lavoro autonomo?

    Sì, la modifica riguarda l’imposta sul reddito delle persone fisiche in generale, indipendentemente dalla categoria reddituale. Lavoratori dipendenti, pensionati, liberi professionisti, lavoratori autonomi e titolari di redditi fondiari o diversi beneficiano del nuovo 33% sulla quota di reddito complessivo imponibile che ricade nel secondo scaglione.

    La modifica dell'aliquota influisce sugli acconti IRPEF 2026?

    Per i lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA, il calcolo degli acconti IRPEF 2026 (giugno e novembre 2026) può essere effettuato con il metodo previsionale, tenendo conto della nuova aliquota al 33% sul secondo scaglione. In tal caso gli acconti saranno inferiori rispetto al metodo storico calcolato sull’imposta 2025. È opportuno verificare con il proprio consulente fiscale quale metodo risulta più vantaggioso.

    Vedi anche: PIR: esenzione plusvalenze e condizioni di durata nella dichiarazione 2026, Regime dichiarativo, amministrato e gestito, Ecobonus e art. 1 T.U.B..

  • Art. 143 CPI – Indennità di espropriazione

    Art. 143 CPI – Indennità di espropriazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Ove il titolare del diritto espropriato non accetti l’indennità fissata ai sensi dell’articolo 142 ed in mancanza di accordo fra il titolare e l’amministrazione procedente, l’indennità è determinata da un collegio di arbitratori.

    2. All’inventore o all’autore, il quale provi di avere perduto il diritto di priorità all’estero per il ritardo della decisione negativa del Ministero in merito all’espropriazione, è concesso un equo indennizzo, osservate le norme relative all’indennità di espropriazione.

    3. I decreti di espropriazione devono essere annotati nel Registro dei titoli di proprietà industriale a cura dell’Ufficio italiano brevetti e marchi.

  • Art. 142 CPI – Decreto di espropriazione

    Art. 142 CPI – Decreto di espropriazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. L’espropriazione viene disposta per decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro competente, di concerto con i Ministri delle attività produttive e dell’economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri, se il provvedimento interessa la difesa militare del Paese o, negli altri casi, la Commissione dei ricorsi.

    2. Il decreto di espropriazione nell’interesse della difesa militare del Paese, quando viene emanato prima della stampa dell’attestato di brevettazione o di registrazione, può contenere l’obbligo e stabilire la durata del segreto sull’oggetto del titolo di proprietà industriale.

    3. La violazione del segreto è punita ai sensi dell’ articolo 262 del codice penale .

    4. Nel decreto di espropriazione è fissata l’indennità spettante al titolare del diritto di proprietà industriale, determinata sulla base del valore di mercato di esso, sentita la Commissione dei ricorsi.

    5. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo è disciplinata dal codice del processo amministrativo .

  • Art. 141 CPI – Espropriazione

    Art. 141 CPI – Espropriazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Con esclusione dei diritti sui marchi, i diritti di proprietà industriale, ancorché in corso di registrazione o di brevettazione, possono essere espropriati dallo Stato nell’interesse della difesa militare del Paese o per altre ragioni di pubblica utilità.

    2. L’espropriazione può essere limitata al diritto di uso per i bisogni dello Stato, fatte salve le previsioni in materia di licenze obbligatorie in quanto compatibili.

    3. Con l’espropriazione anzidetta, quando sia effettuata nell’interesse della difesa militare del Paese e riguardi titoli di proprietà industriale di titolari italiani, è trasferito all’amministrazione espropriante anche il diritto di chiedere titoli di proprietà industriale all’estero.

  • Art. 140 CPI – Diritti di garanzia

    Art. 140 CPI – Diritti di garanzia

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. I diritti di garanzia sui titoli di proprietà industriale devono essere costituiti per crediti di denaro.

    2. Nel concorso di più diritti di garanzia, il grado è determinato dall’ordine delle trascrizioni.

    3. La cancellazione delle trascrizioni dei diritti di garanzia è eseguita in seguito alla produzione dell’atto di consenso del creditore con sottoscrizione autenticata ovvero quando la cancellazione sia ordinata con sentenza passata in giudicato ovvero in seguito al soddisfacimento dei diritti assistiti da garanzia a seguito di esecuzione forzata.

    4. Per la cancellazione è dovuto lo stesso diritto prescritto per la trascrizione.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.