Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Sanatoria edilizia e prima casa 2026: come incide sulle agevolazioni, esempio

    In sintesi

    • Il titolo edilizio conseguito in sanatoria vale ora come titolo ordinario ai fini fiscali.
    • La norma richiama espressamente le leggi di condono 47/1985, 724/1994 e 269/2003.
    • Chi ha acquistato un immobile con sanatoria edilizia può accedere alle agevolazioni prima casa.
    • La modifica riguarda anche il silenzio-assenso sul permesso di costruire (art. 20 DPR 380/01).
    • Il coordinamento con l’art. 46 DPR 380/01 tutela la validità degli atti di trasferimento.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 23 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica l’art. 5, comma 10, del d.l. 70/2011 conv. in l. 106/2011: aggiunge le parole ‘o conseguito’ dopo ‘rilasciato’ e include esplicitamente i titoli in sanatoria ottenuti ai sensi della l. 47/1985, della l. 724/1994 e del d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003, equiparandoli al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni fiscali.

    Approfondimento normativo completo: Comma 23 LB26: titolo edilizio in sanatoria valido anche per age.

    Sanatoria edilizia e agevolazioni fiscali: la novità della legge di bilancio 2026

    Fino al 31 dicembre 2025, la questione del titolo edilizio in sanatoria ai fini delle agevolazioni fiscali sulla prima casa aveva generato incertezze interpretative. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto una modifica chiarificatrice all’art. 5, comma 10, del d.l. 70/2011: dopo la parola ‘rilasciato’ sono inserite le parole ‘o conseguito’, e vengono espressamente menzionate le leggi di condono edilizio (l. 47/1985, l. 724/1994, d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003).

    La portata pratica dell’intervento è significativa: il titolo edilizio ottenuto in sanatoria – vale a dire il permesso o la concessione rilasciati a seguito di una procedura di condono o di accertamento di conformità – viene equiparato, sul piano fiscale, al titolo edilizio ordinario. Ne consegue che l’immobile sanato non è più privo di un titolo valido ai fini delle agevolazioni, e il contribuente può accedere ai benefici collegati all’acquisto della prima casa senza incorrere nella preclusione legata all’assenza di titolo regolare.

    La disposizione si inserisce in un quadro normativo articolato che comprende l’art. 20 del DPR 380/01 (silenzio-assenso sul permesso di costruire) e l’art. 46 dello stesso DPR (nullità degli atti di trasferimento di immobili privi di titolo). Il coordinamento introdotto dal comma 23 mira a rendere coerente il sistema, evitando che immobili formalmente regolarizzati rimangano penalizzati sul piano dei benefici fiscali per una lacuna testuale della norma previgente.

    Condizioni rilevanti per la sanatoria ai fini fiscali

    • Il titolo in sanatoria deve essere stato conseguito ai sensi delle leggi di condono richiamate dalla norma (l. 47/1985, l. 724/1994, d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003) o tramite accertamento di conformità.
    • Il contribuente deve comunque soddisfare i requisiti soggettivi per le agevolazioni prima casa (residenza, assenza di altri immobili agevolati, ecc.).
    • L’immobile deve rientrare nelle categorie catastali ammesse alle agevolazioni prima casa.
    • L’atto di acquisto deve essere stato stipulato con le dichiarazioni di prima casa richieste dalla normativa.
    • Conservare tutta la documentazione relativa alla sanatoria (istanza, provvedimento, ricevute di pagamento degli oneri concessori).

    Caso 1: Tizio acquista un appartamento con condono edilizio degli anni '90

    Scenario. Tizio acquista nel 2026 un appartamento realizzato senza titolo edilizio, regolarizzato con domanda di condono ai sensi della legge 724/1994. Il condono è stato perfezionato e il titolo in sanatoria è stato conseguito. Tizio vorrebbe usufruire delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa e si interroga se il condono sia ostativo.

    Come si legge in pratica. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 equipara espressamente il titolo in sanatoria conseguito ai sensi della legge 724/1994 al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni fiscali. Tizio può quindi accedere alle agevolazioni prima casa senza che il pregresso condono costituisca un ostacolo, a condizione che siano rispettati tutti i requisiti soggettivi (prima casa, residenza, assenza di altri immobili agevolati) e che il titolo in sanatoria sia stato effettivamente conseguito (non soltanto richiesto). La norma opera a partire dal 1° gennaio 2026 e chiarisce un profilo che in precedenza poteva dare adito a contestazioni in sede di controllo fiscale.

    Riepilogo Caso 1

    • Immobile con condono l. 724/1994: sì
    • Titolo in sanatoria conseguito: sì
    • Ostacolo alle agevolazioni prima casa: no, dal 1° gennaio 2026
    • Norma applicabile: comma 23 L. 199/2025
    • Verifica requisiti soggettivi prima casa: necessaria

    Caso 2: Caia vende un appartamento sanato e il compratore chiede le agevolazioni prima casa

    Scenario. Caia vende nel 2026 un appartamento che aveva regolarizzato con il condono edilizio della legge 47/1985. Il compratore, Tizio, vuole usufruire delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Il notaio si interroga se il titolo in sanatoria sia sufficiente ai fini del beneficio fiscale.

    Come si legge in pratica. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 include esplicitamente la legge 47/1985 tra le normative di condono i cui titoli in sanatoria sono equiparati al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni. Il compratore Tizio può pertanto dichiarare in atto di acquistare la prima casa e beneficiare delle agevolazioni, purché soddisfi i requisiti soggettivi. Il notaio, prendendo atto della nuova formulazione normativa in vigore dal 1° gennaio 2026, potrà ricevere le dichiarazioni di prima casa di Tizio senza che il condono del 1985 costituisca un motivo di preclusione o di nullità dell’atto ai sensi dell’art. 46 DPR 380/01.

    Riepilogo Caso 2

    • Condono originario: legge 47/1985
    • Titolo in sanatoria conseguito: sì
    • Agevolazioni prima casa per il compratore: ammissibili dal 1° gennaio 2026
    • Rischio nullità atto ex art. 46 DPR 380/01: rimosso dalla nuova norma
    • Requisiti soggettivi acquirente: da verificare autonomamente

    Caso 3: Sempronio ha una domanda di condono in corso ma non ancora conclusa

    Scenario. Sempronio vuole acquistare nel 2026 un appartamento per il quale è stata presentata una domanda di condono ai sensi del d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003, ma il procedimento non è ancora concluso: il titolo in sanatoria non è stato ancora conseguito. Sempronio si chiede se possa ugualmente usufruire delle agevolazioni prima casa.

    Come si legge in pratica. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 equipara ai fini fiscali il titolo edilizio ‘rilasciato o conseguito’ in sanatoria, ma tale equiparazione presuppone che il titolo sia stato effettivamente conseguito. Una domanda di condono in corso, non ancora definita con il rilascio del provvedimento, non equivale a un titolo conseguito e non è sufficiente per fruire delle agevolazioni. Sempronio dovrà quindi attendere la conclusione positiva del procedimento di sanatoria prima di poter accedere ai benefici prima casa, oppure acquisire ulteriori valutazioni giuridiche sulla specifica situazione dell’immobile con il supporto di un professionista.

    Riepilogo Caso 3

    • Domanda di condono d.l. 269/2003: presentata ma non conclusa
    • Titolo in sanatoria conseguito: no
    • Accesso alle agevolazioni prima casa: non ancora possibile
    • Condizione necessaria: conclusione positiva del procedimento di sanatoria
    • Consiglio: verifica giuridica preliminare con notaio o avvocato

    Quando conviene una verifica

    Per verificare la regolarità del titolo edilizio e l’accesso alle agevolazioni prima casa, affidati a un notaio o a un professionista specializzato in diritto immobiliare. Trova un notaio o un avvocato immobiliare.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il condono edilizio vale come titolo regolare per le agevolazioni prima casa dal 2026?

    Sì. Il comma 23 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, equipara espressamente il titolo edilizio conseguito in sanatoria – ai sensi delle leggi di condono 47/1985, 724/1994 e del d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003 – al titolo edilizio ordinario ai fini delle agevolazioni fiscali, comprese quelle sulla prima casa.

    Basta aver presentato la domanda di condono o occorre che sia conclusa?

    Il testo del comma 23 richiede che il titolo sia stato ‘rilasciato o conseguito’: è necessario che il provvedimento di sanatoria sia stato emesso e che la pratica di condono si sia conclusa positivamente. Una domanda in corso di istruttoria, non ancora definita, non è sufficiente per fruire dell’equiparazione prevista dalla norma e delle agevolazioni fiscali connesse.

    La norma si applica anche ai condoni degli anni '80 e '90?

    Sì. Il comma 23 richiama esplicitamente la legge 28 febbraio 1985, n. 47 (primo condono edilizio) e la legge 23 dicembre 1994, n. 724 (secondo condono), oltre al d.l. 269/2003 conv. in l. 326/2003 (terzo condono). Gli immobili regolarizzati in base a queste normative, con titolo in sanatoria effettivamente conseguito, rientrano nell’ambito di applicazione della nuova disposizione.

    La sanatoria edilizia incide anche sulla validità dell'atto di compravendita?

    Sì. L’art. 46 del DPR 380/01 prevede la nullità degli atti di trasferimento di immobili privi di titolo edilizio. Il comma 23 coordina la nuova formulazione con tale disposizione, garantendo che il titolo in sanatoria – una volta conseguito – valga a escludere il rischio di nullità dell’atto. Rimane essenziale che la sanatoria sia stata perfezionata prima della stipula del contratto.

    Quali agevolazioni prima casa sono influenzate dalla nuova norma?

    La modifica introdotta dal comma 23 della legge di bilancio 2026 riguarda in primo luogo l’accesso alle agevolazioni fiscali collegate al possesso di un titolo edilizio valido, tra cui le agevolazioni per l’acquisto della prima casa (imposta di registro ridotta, IVA agevolata, ecc.). La portata applicativa della norma va valutata caso per caso con l’ausilio di un notaio o di un consulente fiscale, tenendo conto della specifica tipologia di agevolazione richiesta.

  • Art. 144 CPI – Atti di pirateria e pratiche di Italian Sounding

    Art. 144 CPI – Atti di pirateria e pratiche di Italian Sounding

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Agli effetti delle norme contenute nella presente sezione sono atti di pirateria le contraffazioni evidenti dei marchi, disegni e modelli registrati e le violazioni di altrui diritti di proprietà industriale realizzate dolosamente in modo sistematico.

    1-bis. Agli effetti delle norme contenute nella presente sezione sono pratiche di Italian Sounding le pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell’origine italiana di prodotti

  • Aliquota IRPEF 33% 2026: con 35.000 euro di reddito quanto risparmio? esempio

    In sintesi

    • L’aliquota IRPEF sul secondo scaglione (28.001-50.000 euro) scende dal 35% al 33% dal 1° gennaio 2026.
    • Il risparmio massimo teorico per chi ricade interamente nel secondo scaglione è di 440 euro l’anno.
    • Chi guadagna 35.000 euro risparmia il 2% sull’imponibile compreso tra 28.001 e 35.000 euro.
    • Il beneficio si traduce in una riduzione della ritenuta mensile in busta paga già da gennaio 2026.
    • Il primo scaglione (fino a 28.000 euro, aliquota 23%) e i successivi rimangono invariati.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 3 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° gennaio 2026, modifica l’art. 11, comma 1, lettera b) del TUIR, riducendo l’aliquota IRPEF del secondo scaglione di reddito (da 28.001 a 50.000 euro) dal 35% al 33%.

    Approfondimento normativo completo: Comma 3 LB 2026: aliquota IRPEF secondo scaglione dal 35% al 33%.

    Perché la riduzione al 33% conta per chi guadagna 35.000 euro

    Con la legge di bilancio 2026, il legislatore ha abbassato di due punti percentuali l’aliquota IRPEF applicabile al reddito compreso tra 28.001 e 50.000 euro. Per un lavoratore dipendente o autonomo con reddito imponibile di 35.000 euro annui, la quota soggetta alla nuova aliquota è pari a 7.000 euro (la differenza tra 35.000 e il limite del primo scaglione, 28.000 euro).

    Applicando la vecchia aliquota del 35% a quella quota si ottenevano 2.450 euro di imposta. Con il 33% il calcolo scende a 2.310 euro. La differenza, pari a 140 euro annui, si trasforma in un alleggerimento diretto dell’imposta lorda prima delle detrazioni. Per i lavoratori dipendenti il datore di lavoro ridetermina le ritenute già a gennaio 2026.

    Il risparmio netto effettivo dipenderà dall’interazione con le detrazioni per lavoro dipendente, le detrazioni per carichi di famiglia e gli oneri detraibili di ciascun contribuente. Chi ha molte detrazioni potrebbe già azzerare l’IRPEF sul secondo scaglione; in quel caso il beneficio si riduce o si annulla. Un consulente fiscale può calcolare con precisione l’impatto sul caso individuale.

    Documenti e requisiti da verificare

    • Verificare il proprio reddito complessivo imponibile ai fini IRPEF per l’anno 2026.
    • Controllare che il reddito superi la soglia di 28.000 euro per godere della riduzione.
    • Richiedere al sostituto d’imposta (datore di lavoro) il ricalcolo delle ritenute da gennaio 2026.
    • Confrontare le buste paga di dicembre 2025 e gennaio 2026 per verificare la variazione.
    • Conservare la Certificazione Unica 2027 (relativa al 2026) per il controllo in dichiarazione.

    Caso 1: Tizio, impiegato con reddito da lavoro dipendente di 35.000 euro

    Scenario. Tizio è un impiegato del settore privato con reddito imponibile IRPEF di 35.000 euro annui. Nel 2025 pagava il 35% sulla quota di reddito eccedente i 28.000 euro, pari a 7.000 euro. Con la legge di bilancio 2026, la stessa quota è tassata al 33% a partire dall’1/1/2026.

    Come si legge in pratica. Sul primo scaglione (fino a 28.000 euro) l’imposta rimane: 28.000 × 23% = 6.440 euro. Sul secondo scaglione, la quota tassabile è 35.000 – 28.000 = 7.000 euro. Con il vecchio 35%: 7.000 × 35% = 2.450 euro. Con il nuovo 33%: 7.000 × 33% = 2.310 euro. Risparmio annuo: 140 euro, pari a circa 11,67 euro al mese già in busta paga. Il beneficio si manifesta attraverso la riduzione delle ritenute operate dal datore di lavoro.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito imponibile: 35.000 euro
    • Quota al 33% (secondo scaglione): 7.000 euro
    • IRPEF lorda 2025 sul secondo scaglione: 2.450 euro
    • IRPEF lorda 2026 sul secondo scaglione: 2.310 euro
    • Risparmio annuo: 140 euro (circa 11,67 euro/mese)

    Caso 2: Caia, libera professionista con reddito netto di 35.000 euro

    Scenario. Caia è una consulente di marketing a partita IVA in regime ordinario. Il reddito imponibile IRPEF del 2026 è stimato in 35.000 euro dopo la deduzione dei contributi previdenziali. A differenza del lavoratore dipendente, Caia versa l’imposta tramite acconti e saldo in sede di dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF), senza ritenute mensili automatiche.

    Come si legge in pratica. Il calcolo dell’imposta lorda è identico a quello del Caso 1: primo scaglione 23% × 28.000 = 6.440 euro; secondo scaglione 33% × 7.000 = 2.310 euro; totale IRPEF lorda 2026: 8.750 euro contro 8.890 euro del 2025. Il risparmio di 140 euro si rifletterà nel saldo IRPEF 2026 da versare entro giugno 2027 e nella ricalibrazione degli acconti per il 2026 (prima e seconda rata).

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito imponibile: 35.000 euro
    • IRPEF lorda 2025: circa 8.890 euro
    • IRPEF lorda 2026: circa 8.750 euro
    • Risparmio: 140 euro annui
    • Impatto: riduzione del saldo IRPEF in dichiarazione 2027

    Caso 3: Sempronio, pensionato con pensione lorda di 35.000 euro

    Scenario. Sempronio percepisce una pensione lorda di 35.000 euro annui dall’INPS, che funge da sostituto d’imposta. Nel 2025 le ritenute IRPEF mensili erano calcolate con l’aliquota del 35% sulla quota eccedente i 28.000 euro. Dal 1° gennaio 2026 l’INPS ricalcola le ritenute applicando il 33% sul secondo scaglione, con effetto immediato sull’assegno mensile.

    Come si legge in pratica. La quota di pensione nel secondo scaglione è pari a 35.000 – 28.000 = 7.000 euro annui. Con la nuova aliquota: 7.000 × 33% = 2.310 euro contro i 2.450 euro del 2025. La pensione netta mensile aumenta di circa 11-12 euro, grazie alla riduzione delle ritenute operate dall’INPS. L’importo effettivo dipende dall’interazione con la no tax area per pensionati e le altre detrazioni spettanti.

    Riepilogo Caso 3

    • Pensione lorda annua: 35.000 euro
    • Quota nel secondo scaglione: 7.000 euro
    • Ritenuta 2025 sul secondo scaglione: 2.450 euro
    • Ritenuta 2026 sul secondo scaglione: 2.310 euro
    • Beneficio in busta mensile: circa 11-12 euro netti in più

    Quando conviene una verifica

    Per un calcolo preciso del risparmio IRPEF nel tuo caso specifico: Consulta un commercialista.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Da quando si applica la nuova aliquota IRPEF del 33%?

    La riduzione dell’aliquota IRPEF al 33% per il secondo scaglione è in vigore dal 1° gennaio 2026, per effetto del comma 3 della legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199). I lavoratori dipendenti vedranno la variazione già nelle buste paga di gennaio 2026, mentre i titolari di partita IVA la riscontreranno nel modello Redditi PF presentato nel 2027.

    Qual è il risparmio massimo ottenibile con la nuova aliquota al 33%?

    Il risparmio massimo riguarda chi ha un reddito superiore a 50.000 euro, poiché l’intero secondo scaglione (22.000 euro: differenza tra 50.000 e 28.000) è tassato al 33% anziché al 35%. La riduzione di due punti percentuali su 22.000 euro produce un risparmio massimo di 440 euro annui. Chi guadagna tra 28.001 e 50.000 euro risparmia una quota proporzionalmente inferiore in base alla quota di reddito effettivamente nel secondo scaglione.

    Con 35.000 euro di reddito, il risparmio riguarda tutto il reddito o solo una parte?

    La riduzione al 33% si applica soltanto alla quota di reddito che cade nel secondo scaglione, cioè alla parte compresa tra 28.001 e 35.000 euro. Nel caso di un reddito di 35.000 euro, la quota soggetta al nuovo 33% è di circa 7.000 euro. Il risparmio è pari al 2% di quella quota, ossia circa 140 euro annui. Il primo scaglione fino a 28.000 euro rimane tassato al 23%.

    La riduzione dell'aliquota vale anche per i redditi da lavoro autonomo?

    Sì, la modifica riguarda l’imposta sul reddito delle persone fisiche in generale, indipendentemente dalla categoria reddituale. Lavoratori dipendenti, pensionati, liberi professionisti, lavoratori autonomi e titolari di redditi fondiari o diversi beneficiano del nuovo 33% sulla quota di reddito complessivo imponibile che ricade nel secondo scaglione.

    La modifica dell'aliquota influisce sugli acconti IRPEF 2026?

    Per i lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA, il calcolo degli acconti IRPEF 2026 (giugno e novembre 2026) può essere effettuato con il metodo previsionale, tenendo conto della nuova aliquota al 33% sul secondo scaglione. In tal caso gli acconti saranno inferiori rispetto al metodo storico calcolato sull’imposta 2025. È opportuno verificare con il proprio consulente fiscale quale metodo risulta più vantaggioso.

    Vedi anche: PIR: esenzione plusvalenze e condizioni di durata nella dichiarazione 2026, Regime dichiarativo, amministrato e gestito, Ecobonus e art. 1 T.U.B..

  • Art. 143 CPI – Indennità di espropriazione

    Art. 143 CPI – Indennità di espropriazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Ove il titolare del diritto espropriato non accetti l’indennità fissata ai sensi dell’articolo 142 ed in mancanza di accordo fra il titolare e l’amministrazione procedente, l’indennità è determinata da un collegio di arbitratori.

    2. All’inventore o all’autore, il quale provi di avere perduto il diritto di priorità all’estero per il ritardo della decisione negativa del Ministero in merito all’espropriazione, è concesso un equo indennizzo, osservate le norme relative all’indennità di espropriazione.

    3. I decreti di espropriazione devono essere annotati nel Registro dei titoli di proprietà industriale a cura dell’Ufficio italiano brevetti e marchi.

  • Art. 142 CPI – Decreto di espropriazione

    Art. 142 CPI – Decreto di espropriazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. L’espropriazione viene disposta per decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro competente, di concerto con i Ministri delle attività produttive e dell’economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri, se il provvedimento interessa la difesa militare del Paese o, negli altri casi, la Commissione dei ricorsi.

    2. Il decreto di espropriazione nell’interesse della difesa militare del Paese, quando viene emanato prima della stampa dell’attestato di brevettazione o di registrazione, può contenere l’obbligo e stabilire la durata del segreto sull’oggetto del titolo di proprietà industriale.

    3. La violazione del segreto è punita ai sensi dell’ articolo 262 del codice penale .

    4. Nel decreto di espropriazione è fissata l’indennità spettante al titolare del diritto di proprietà industriale, determinata sulla base del valore di mercato di esso, sentita la Commissione dei ricorsi.

    5. La tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo è disciplinata dal codice del processo amministrativo .

  • Art. 141 CPI – Espropriazione

    Art. 141 CPI – Espropriazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Con esclusione dei diritti sui marchi, i diritti di proprietà industriale, ancorché in corso di registrazione o di brevettazione, possono essere espropriati dallo Stato nell’interesse della difesa militare del Paese o per altre ragioni di pubblica utilità.

    2. L’espropriazione può essere limitata al diritto di uso per i bisogni dello Stato, fatte salve le previsioni in materia di licenze obbligatorie in quanto compatibili.

    3. Con l’espropriazione anzidetta, quando sia effettuata nell’interesse della difesa militare del Paese e riguardi titoli di proprietà industriale di titolari italiani, è trasferito all’amministrazione espropriante anche il diritto di chiedere titoli di proprietà industriale all’estero.

  • Art. 140 CPI – Diritti di garanzia

    Art. 140 CPI – Diritti di garanzia

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. I diritti di garanzia sui titoli di proprietà industriale devono essere costituiti per crediti di denaro.

    2. Nel concorso di più diritti di garanzia, il grado è determinato dall’ordine delle trascrizioni.

    3. La cancellazione delle trascrizioni dei diritti di garanzia è eseguita in seguito alla produzione dell’atto di consenso del creditore con sottoscrizione autenticata ovvero quando la cancellazione sia ordinata con sentenza passata in giudicato ovvero in seguito al soddisfacimento dei diritti assistiti da garanzia a seguito di esecuzione forzata.

    4. Per la cancellazione è dovuto lo stesso diritto prescritto per la trascrizione.

  • Art. 139 CPI – Effetti della trascrizione

    Art. 139 CPI – Effetti della trascrizione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Gli atti e le sentenze, tranne i testamenti e gli altri atti e sentenze indicati alle lettere d), i) ed l) dell’articolo 138, finchè non siano trascritti, non hanno effetto di fronte ai terzi che a qualunque titolo hanno acquistato e legalmente conservato diritti sul titolo di proprietà industriale.

    2. Nel conflitto di più acquirenti dello stesso diritto di proprietà industriale dal medesimo titolare, è preferito chi ha trascritto per primo il suo titolo di acquisto.

    3. La trascrizione del verbale di pignoramento, finchè dura la sua efficacia, sospende gli effetti delle trascrizioni ulteriori degli atti e delle sentenze anzidetti. Gli effetti di tali trascrizioni vengono meno dopo la trascrizione del verbale di aggiudicazione, purché avvenga entro tre mesi dalla data della aggiudicazione stessa.

    4. I testamenti e gli atti che provano l’avvenuta legittima successione e le sentenze relative sono trascritti solo per stabilire la continuità dei trasferimenti.

    5. Sono opponibili ai terzi gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, ovvero modificano i diritti inerenti ad una domanda o ad un brevetto europeo, a condizione che siano stati iscritti nel Registro europeo dei brevetti o, in mancanza, siano stati trascritti nel Registro italiano dei brevetti europei.

  • Art. 138 CPI – Trascrizione

    Art. 138 CPI – Trascrizione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Debbono essere resi pubblici mediante trascrizione presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi: a) gli atti fra vivi, a titolo oneroso o gratuito, che trasferiscono o estinguono in tutto o in parte, i diritti su titoli di proprietà industriale; b) gli atti fra vivi, a titolo oneroso o gratuito, che costituiscono, modificano o trasferiscono diritti personali o reali di godimento privilegi speciali o diritti di garanzia, costituiti ai sensi dell’articolo 140 concernenti i titoli anzidetti; c) gli atti di divisione, di società, di transazione, di rinuncia, relativi ai diritti enunciati nelle lettere a) e b); d) il verbale di pignoramento; e) il verbale di aggiudicazione in seguito a vendita forzata; f) il verbale di sospensione della vendita di parte dei diritti di proprietà industriale pignorati per essere restituiti al debitore, a norma del codice di procedura civile ; g) i decreti di espropriazione per causa di pubblica utilità; h) le sentenze che dichiarano l’esistenza degli atti indicati nelle lettere a), b) e c), quando tali atti non siano stati precedentemente trascritti. Le sentenze che pronunciano la nullità, l’annullamento, la risoluzione, la rescissione, la revocazione di un atto trascritto devono essere annotate in margine alla trascrizione dell’atto al quale si riferiscono. Possono inoltre essere trascritte le domande giudiziali dirette ad ottenere le sentenze di cui al presente articolo. In tale caso gli effetti della trascrizione della sentenza risalgono alla data della trascrizione della domanda giudiziale; i) i testamenti e gli atti che provano l’avvenuta successione legittima e le sentenze relative; l) le sentenze di rivendicazione di diritti di proprietà industriale e le relative domande giudiziali; m) le sentenze che dispongono la conversione di titoli di proprietà industriale nulli e le relative domande giudiziali; n) le domande giudiziali dirette ad ottenere le sentenze di cui al presente articolo. In tal caso gli effetti della trascrizione della sentenza risalgono alla data della trascrizione della domanda giudiziale; n-bis) le sentenze di fallimento di soggetti titolari di diritti sui titoli di proprietà industriale

    2. La trascrizione è soggetta al pagamento del diritto prescritto.

    3. Per ottenere la trascrizione, il richiedente deve presentare apposita nota di trascrizione, sotto forma di domanda, allegando copia autentica dell’atto pubblico ovvero l’originale o la copia autentica della scrittura privata autenticata ovvero qualsiasi altra documentazione prevista dall’articolo

    196. 4. L’Ufficio italiano brevetti e marchi, esaminata la regolarità formale degli atti, procede, senza ritardo, alla trascrizione con la data di presentazione della domanda.

    5. L’ordine delle trascrizioni è determinato dall’ordine di presentazione delle domande.

    6. Le omissioni o le inesattezze che non inducano incertezza assoluta sull’atto che si intende trascrivere o sul titolo di proprietà industriale a cui l’atto si riferisce non comportano l’invalidità della trascrizione.

  • Tredicesima 2026: come viene tassata? esempio di calcolo

    In sintesi

    • Soglia di accesso: reddito di lavoro dipendente 2025 non superiore a 40.000 euro.
    • Soggetti obbligati: sostituti d’imposta del settore privato (escluse le attività di cui al comma 18).
    • Cambio di datore di lavoro: il lavoratore attesta per iscritto il reddito 2025 se il sostituto è diverso da quello che ha rilasciato la CU.
    • Esclusioni: compensi che sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria, anche se denominati maggiorazioni o indennità.
    • Contributi previdenziali: restano applicabili le regole ordinarie, salvo CCNL o normativa speciale.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) stabilisce che l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 sulla tredicesima mensilità è applicata dai sostituti d’imposta del settore privato nei confronti dei lavoratori dipendenti il cui reddito 2025 non ha superato 40.000 euro. Sono esclusi i compensi che, pur denominati come maggiorazioni o indennità, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria.

    Approfondimento normativo completo: Comma 11 LB 2026: ambito sostituti d’imposta tredicesime.

    Tredicesima 2026: che cosa cambia con la legge di bilancio

    La legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) introduce, ai commi 10 e 11, un regime di imposta sostitutiva applicabile alla tredicesima mensilità per i lavoratori dipendenti del settore privato. Si tratta di una misura che incide direttamente sul meccanismo di prelievo fiscale sulla gratifica natalizia, affidando al sostituto d’imposta il compito di applicare il regime agevolato in busta paga.

    Il perimetro soggettivo è preciso: possono beneficiare dell’imposta sostitutiva solo i lavoratori il cui reddito di lavoro dipendente nell’anno 2025 non ha superato 40.000 euro. La verifica di questo limite avviene attraverso la certificazione unica (CU) già rilasciata dal sostituto d’imposta. In caso di cambiamento di datore di lavoro nel corso del 2025 o nel 2026, il lavoratore è tenuto ad attestare per iscritto il proprio reddito dell’anno precedente affinché il nuovo sostituto possa operare correttamente.

    È importante comprendere anche i confini dell’agevolazione: il comma 11 esclude espressamente dall’ambito dell’imposta sostitutiva i compensi che, sebbene denominati come maggiorazioni o indennità, hanno la funzione di sostituire la retribuzione ordinaria. Sul versante contributivo, nulla cambia: le regole ordinarie in materia previdenziale e assistenziale restano pienamente operative, fatte salve eventuali deroghe previste dai contratti collettivi o dalla normativa vigente.

    Cosa controllare in busta paga a dicembre 2026

    • Verifica che il sostituto d’imposta abbia applicato il regime sostitutivo sulla voce ‘tredicesima’.
    • Controlla che il tuo reddito di lavoro dipendente 2025 risulti correttamente indicato (o attestato per iscritto se hai cambiato datore).
    • Assicurati che eventuali indennita’ che integrano la retribuzione ordinaria non siano state erroneamente incluse nella base agevolata.
    • Verifica che le voci contributive (INPS) siano calcolate secondo le regole ordinarie, indipendentemente dall’imposta sostitutiva.
    • In caso di dubbio sul regime applicato, richiedi al datore di lavoro o al CAF copia del prospetto di calcolo della tredicesima.

    Caso 1: Tizio, impiegato con reddito 2025 di 28.000 euro

    Scenario. Tizio lavora come impiegato amministrativo in una società di servizi del settore privato. Il suo reddito di lavoro dipendente 2025, risultante dalla CU rilasciata dallo stesso datore, è pari a 28.000 euro, ampiamente al di sotto della soglia di 40.000 euro prevista dal comma 11 della legge di bilancio 2026. La tredicesima maturata è proporzionale alla retribuzione mensile lorda di circa 2.333 euro.

    Come si legge in pratica. Poiché Tizio soddisfa il requisito reddituale e il suo datore di lavoro rientra nel settore privato, il sostituto d’imposta applica sulla tredicesima il regime di imposta sostitutiva previsto dal comma 10, senza necessità di alcuna comunicazione scritta da parte del lavoratore (la CU 2025 è già in possesso dello stesso sostituto). I contributi previdenziali sulla tredicesima restano calcolati con le aliquote ordinarie, in linea con quanto disposto dal comma 11. Il risultato pratico per Tizio è che la tredicesima subisce un prelievo fiscale secondo il meccanismo sostitutivo e non attraverso la tassazione ordinaria IRPEF a scaglioni sul totale del reddito dell’anno.

    Riepilogo Caso 1

    • Reddito lavoro dipendente 2025: 28.000 euro (sotto soglia 40.000).
    • Sostituto d’imposta: invariato rispetto al 2025, CU già disponibile.
    • Regime applicato: imposta sostitutiva comma 10 sulla tredicesima.
    • Contributi INPS: calcolati con aliquote ordinarie sulla tredicesima.
    • Adempimento Tizio: nessuna attestazione scritta richiesta.

    Caso 2: Caia, operaia che ha cambiato azienda a marzo 2026

    Scenario. Caia ha lavorato fino a febbraio 2026 presso un’azienda manifatturiera e da marzo 2026 ha iniziato un nuovo rapporto con un’altra impresa privata. Il suo reddito di lavoro dipendente 2025, risultante dalla CU rilasciata dal vecchio datore, è pari a 31.500 euro. Il nuovo sostituto d’imposta non dispone della CU 2025 di Caia, in quanto non era il suo datore di lavoro in quell’anno.

    Come si legge in pratica. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 prevede espressamente questo caso: quando il sostituto d’imposta tenuto ad applicare l’imposta sostitutiva non coincide con quello che ha rilasciato la CU 2025, il lavoratore attesta per iscritto l’importo del reddito conseguito nel 2025. Caia dovrà quindi fornire alla nuova azienda una dichiarazione scritta attestante il reddito 2025 di 31.500 euro. Solo a seguito di questa attestazione il nuovo sostituto potrà correttamente applicare il regime sostitutivo sulla tredicesima di dicembre 2026, fermo restando il calcolo contributivo secondo le regole ordinarie.

    Riepilogo Caso 2

    • Reddito lavoro dipendente 2025: 31.500 euro (sotto soglia 40.000).
    • Nuovo sostituto d’imposta: diverso da quello che ha rilasciato la CU 2025.
    • Adempimento Caia: attestazione scritta del reddito 2025 al nuovo datore.
    • Regime applicato: imposta sostitutiva comma 10 (previa attestazione).
    • Contributi INPS: calcolati con aliquote ordinarie sulla tredicesima.

    Caso 3: Sempronio, quadro con reddito 2025 di 43.000 euro

    Scenario. Sempronio è un quadro commerciale con una retribuzione annua lorda che nel 2025 ha raggiunto 43.000 euro di reddito di lavoro dipendente. La sua azienda appartiene al settore privato e non rientra nelle esclusioni del comma 18. La tredicesima lorda maturata è pari a circa 3.583 euro, calcolata sulla retribuzione mensile lorda.

    Come si legge in pratica. Il reddito di lavoro dipendente 2025 di Sempronio supera la soglia di 40.000 euro fissata dal comma 11 della legge di bilancio 2026. Ne consegue che il sostituto d’imposta non può applicare il regime di imposta sostitutiva previsto dal comma 10 sulla tredicesima. La tredicesima di Sempronio sarà quindi assoggettata alla tassazione ordinaria IRPEF secondo le regole generali. Il risparmio fiscale derivante dal regime sostitutivo non è accessibile a Sempronio, che si trova oltre il limite reddituale previsto dalla norma. Nessuna azione è richiesta da parte sua: il sostituto d’imposta opera secondo le regole ordinarie in via automatica.

    Riepilogo Caso 3

    • Reddito lavoro dipendente 2025: 43.000 euro (oltre soglia 40.000).
    • Regime applicato: tassazione IRPEF ordinaria sulla tredicesima.
    • Imposta sostitutiva comma 10: non applicabile per superamento soglia.
    • Adempimento Sempronio: nessuno; il sostituto opera automaticamente.
    • Contributi INPS: calcolati con aliquote ordinarie, invariati.

    Quando conviene una verifica

    Se hai dubbi sul regime fiscale applicato alla tua tredicesima, un consulente del lavoro può verificare la correttezza del calcolo. Parla con un consulente del lavoro.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Chi applica l'imposta sostitutiva sulla tredicesima nel 2026?

    Secondo il comma 11 della legge di bilancio 2026, l’imposta sostitutiva prevista dal comma 10 è applicata direttamente dal sostituto d’imposta del settore privato. Il lavoratore non deve presentare alcuna istanza: il datore di lavoro opera d’ufficio sulla busta paga di dicembre, verificando il requisito reddituale attraverso la certificazione unica 2025 già in suo possesso.

    Che cosa succede se ho cambiato datore di lavoro nel 2025 o nel 2026?

    Il comma 11 della legge di bilancio 2026 prevede espressamente che, quando il sostituto d’imposta che deve applicare l’imposta sostitutiva non coincide con quello che ha rilasciato la certificazione unica 2025, il lavoratore attesta per iscritto il proprio reddito di lavoro dipendente conseguito nell’anno precedente. Senza questa attestazione il sostituto non può applicare correttamente il regime agevolato.

    Le indennità di turno o di reperibilità rientrano nella base agevolata?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 esclude espressamente dall’ambito dell’imposta sostitutiva i compensi che, anche se denominati maggiorazioni o indennità, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria. Le indennità di turno o di reperibilità che hanno tale funzione sostitutiva non concorrono alla base dell’imposta sostitutiva. È opportuno verificare la natura di ogni voce retributiva con il proprio datore di lavoro o con un consulente.

    I premi di risultato incidono sulla verifica della soglia dei 40.000 euro?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 stabilisce che, ai fini del limite annuo di cui al comma 10, non concorrono i premi di risultato e le somme erogate a titolo di partecipazione agli utili assoggettati al regime agevolato previsto dall’articolo 1, commi 182 e seguenti, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. Questo significa che chi percepisce un premio di risultato tassato separatamente non lo somma al reddito ai fini della soglia di 40.000 euro.

    I contributi previdenziali sulla tredicesima cambiano con la nuova norma?

    No. Il comma 11 della legge di bilancio 2026 chiarisce esplicitamente che restano ferme le ordinarie regole contributive in materia previdenziale e assistenziale. L’imposta sostitutiva riguarda esclusivamente il prelievo fiscale (IRPEF) e non incide sul calcolo dei contributi INPS. Fanno eccezione le deroghe eventualmente previste dai contratti collettivi o dalla normativa di settore vigente.

  • Art. 137 CPI – Esecuzione forzata e sequestro dei titoli di proprietà industriale

    Art. 137 CPI – Esecuzione forzata e sequestro dei titoli di proprietà industriale

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. I diritti patrimoniali di proprietà industriale possono formare oggetto di esecuzione forzata.

    2. All’esecuzione si applicano le norme stabilite dal codice di procedura civile per l’esecuzione sui beni mobili.

    3. Il pignoramento del titolo di proprietà industriale si esegue con atto notificato al debitore, a mezzo di ufficiale giudiziario. L’atto deve contenere: a) la dichiarazione di pignoramento del titolo di proprietà industriale, previa menzione degli elementi atti ad identificarlo; b) la data del titolo e della sua spedizione in forma esecutiva; c) la somma per cui si procede all’esecuzione; d) il cognome, nome e domicilio, o residenza, del creditore e del debitore; e) il cognome e nome dell’ufficiale giudiziario.

    4. Il debitore, dalla data della notificazione, assume gli obblighi del sequestratario giudiziale del titolo di proprietà industriale, anche per quanto riguarda gli eventuali frutti. I frutti, maturati dopo la data della notificazione, derivanti dalla concessione d’uso del diritto di proprietà industriale, si cumulano con il ricavato della vendita, ai fini della successiva attribuzione.

    5. Si osservano, nei riguardi della notificazione dell’atto di pignoramento, le norme contenute nel codice di procedura civile per la notificazione delle citazioni. Se colui al quale l’atto di pignoramento deve essere notificato non abbia domicilio o residenza nello Stato, né abbia in questo eletto domicilio, la notificazione è eseguita presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi. In quest’ultimo caso, copia dell’atto è affissa nell’Albo dell’Ufficio ed inserita nel Bollettino ufficiale.

    6. L’atto di pignoramento del diritto di proprietà industriale deve essere trascritto, a pena di inefficacia, entro otto giorni dalla notifica. Avvenuta la trascrizione dell’atto di pignoramento del diritto di proprietà industriale, e finchè il pignoramento stesso spiega effetto, i pignoramenti successivamente trascritti valgono come opposizione sul prezzo di vendita, quando siano notificati al creditore procedente.

    7. La vendita e l’aggiudicazione dei diritti di proprietà industriale pignorati sono fatte con le corrispondenti norme stabilite dal codice di procedura civile in quanto applicabili, salve le disposizioni particolari del presente codice.

    8. La vendita del diritto di proprietà industriale non può farsi se non siano trascorsi almeno trenta giorni dal pignoramento. Un termine di venti giorni deve decorrere, per la vendita, dal decreto di fissazione del giorno della vendita stessa. Il giudice, per la vendita e l’aggiudicazione dei diritti di proprietà industriale, dispone le forme speciali che ritiene opportune nei singoli casi, provvedendo altresì per l’annunzio della vendita al pubblico, anche in deroga alle norme del codice di procedura civile . All’uopo il giudice può stabilire che l’annunzio sia affisso nei locali della Camera di commercio ed in quelli dell’Ufficio italiano brevetti e marchi e pubblicato nel Bollettino dei diritti di proprietà industriale.

    9. Il verbale di aggiudicazione deve contenere gli estremi del diritto di proprietà industriale giuste le risultanze dei relativi titoli.

    10. Il creditore istante, nell’esecuzione forzata sui diritti di proprietà industriale, deve notificare almeno dieci giorni prima della vendita, ai creditori titolari dei diritti di garanzia, trascritti, l’atto di pignoramento e il decreto di fissazione del giorno della vendita. Questi ultimi creditori devono depositare, nella cancelleria dell’autorità giudiziaria competente, le loro domande di collocazione con i documenti giustificativi entro quindici giorni dalla vendita. Chiunque vi abbia interesse può esaminare dette domande e i documenti.

    11. Trascorso il termine di quindici giorni, previsto nel comma 10 , il giudice, su istanza di una delle parti, fissa l’udienza nella quale proporrà lo stato di graduazione e di ripartizione del prezzo ricavato dalla vendita e dagli eventuali frutti. Il giudice, nell’udienza, accertata l’osservanza delle disposizioni del comma 8, ove le parti non si siano accordate sulla distribuzione del ricavato dei frutti, procede alla graduazione fra i creditori ed alla distribuzione di tale ricavato dei frutti stessi, secondo le relative norme stabilite nel codice di procedura civile per l’esecuzione mobiliare. I crediti con mora, eventuali o condizionati, diventano esigibili secondo le norme del codice civile .

    12. L’aggiudicatario del diritto di proprietà industriale ha diritto di ottenere che siano cancellate le trascrizioni dei diritti di garanzia sul titolo corrispondente, depositando, presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi, copia del verbale di aggiudicazione e attestato del cancelliere dell’avvenuto versamento del prezzo di aggiudicazione, osservate le norme per la cancellazione delle trascrizioni.

    13. I diritti di proprietà industriale, ancorché in corso di concessione o di registrazione, possono essere oggetto di sequestro. Alla procedura del sequestro si applicano le disposizioni in materia di esecuzione forzata stabilite dal presente articolo ed altresì quelle sul sequestro, stabilite dal codice di procedura civile .

    14. Le controversie in materia di esecuzione forzata e di sequestro dei diritti di proprietà industriale si propongono davanti all’autorità giudiziaria dello Stato competente a norma dell’articolo 120.

  • Art. 136 terdecies CPI – (Impugnazioni)

    Art. 136 Terdecies CPI – (Impugnazioni)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Avverso la sentenza della Commissione dei ricorsi può essere proposto ricorso per cassazione, entro il termine di cui all’ articolo 325 del codice di procedura civile , per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dell’articolo 360, primo comma, del codice di procedura civile .

    2. Si applica l’ articolo 373 del codice di procedura civile .

    3. La sentenza della Commissione è impugnabile per revocazione ai sensi dell’ articolo 395 e seguenti del codice di procedura civile .

    4. Il termine per il ricorso per revocazione è di trenta giorni dalla data della notificazione della sentenza, nei casi di cui ai numeri 4 e 5 dell’articolo 395 del codice di procedura civile , e di trenta giorni dalla data di conoscenza dell’evento, nei casi di cui ai numeri 1 , 2 , 3 e 6 dell’articolo 395 del codice di procedura civile .

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.