Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Recesso da acquisto online (14 giorni): fac-simile

    Modelli e fac-simile · Consumatori e reclami

    In sintesi

    Per gli acquisti a distanza il consumatore ha 14 giorni per recedere senza dover dare motivazioni (art. 52 D.Lgs. 206/2005). Comunicato il recesso, il venditore deve rimborsare l’intero importo, comprese le spese di consegna standard.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per restituire un acquisto fatto online
    Forma
    Scritta (email, PEC o modulo del venditore)
    Invio consigliato
    Email/PEC o modulo di recesso
    Riferimenti
    Artt. 52-59 D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo)

    Cos’è e quando si usa

    Il diritto di recesso (o “ripensamento”) spetta al consumatore che acquista a distanza (online, per telefono, fuori dai locali commerciali). L’art. 52 del Codice del Consumo concede 14 giorni per recedere senza fornire alcuna motivazione e senza penali. Il termine decorre, per i beni, dal giorno della consegna.

    Esercitato il recesso, il venditore deve rimborsare tutte le somme versate, comprese le spese di consegna standard, entro 14 giorni; può trattenere il rimborso finché non riceve la merce o la prova della spedizione. Alcuni beni sono esclusi (prodotti su misura, sigillati per igiene già aperti, contenuti digitali fruiti). La lettera o il modulo serve a comunicare la decisione.

    Cosa deve contenere

    • Dati del consumatore e del venditore
    • Estremi dell’ordine: numero, data di acquisto e di consegna
    • Descrizione del bene o servizio da restituire
    • Dichiarazione espressa di recesso entro i 14 giorni
    • Richiesta di rimborso e indicazione dell’IBAN/metodo
    • Luogo, data e firma

    Fac-simile: comunicazione di recesso

    Fac-simile da compilare
    [LUOGO], [DATA]
    
    Email / PEC
    
    Spett.le [NOME VENDITORE / NEGOZIO ONLINE]
    [EMAIL / PEC DEL VENDITORE]
    
    Oggetto: esercizio del diritto di recesso (ordine n. [NUMERO ORDINE])
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], con la presente comunico di esercitare il diritto di recesso ai sensi dell'art. 52 del D.Lgs. n. 206/2005 in relazione al seguente acquisto:
    
    - Ordine n. [NUMERO], del [DATA ACQUISTO]
    - Prodotto/servizio: [DESCRIZIONE]
    - Ricevuto in data: [DATA CONSEGNA]
    - Importo pagato: euro [IMPORTO]
    
    Provvederò a restituire il bene entro i termini di legge. Chiedo il rimborso integrale delle somme versate, comprese le spese di consegna standard, mediante [accredito sull'IBAN ___ / riaccredito sullo stesso metodo di pagamento].
    
    In attesa di riscontro, distinti saluti.
    
    [NOME E COGNOME]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Invia la comunicazione entro 14 giorni dalla consegna, via email, PEC o usando il modulo di recesso messo a disposizione dal venditore. Conserva la prova dell’invio: fa fede la data di spedizione della comunicazione.

    Rispedisci poi il bene entro 14 giorni dal recesso. Le spese di restituzione sono in genere a carico del consumatore, salvo che il venditore non le abbia assunte o non abbia informato di tale onere. Conserva la ricevuta di spedizione: il venditore può sospendere il rimborso finché non riceve la merce o la prova della spedizione.

    Errori da evitare

    • Superare i 14 giorni dalla consegna
    • Comunicare il recesso solo a voce o via chat senza prova
    • Non conservare la ricevuta di restituzione del prodotto
    • Aprire o usare beni esclusi dal recesso (es. prodotti sigillati per igiene)

    Domande frequenti

    Entro quando posso recedere da un acquisto online?
    Entro 14 giorni dalla consegna del bene, senza dover dare motivazioni. Per i servizi il termine decorre dalla conclusione del contratto.
    Mi rimborsano anche le spese di spedizione?
    Sì, il venditore deve rimborsare anche le spese di consegna standard. Restano in genere a tuo carico le spese di restituzione, se il venditore lo aveva indicato.
    Ci sono prodotti che non posso restituire?
    Sì: ad esempio beni su misura o personalizzati, prodotti sigillati per ragioni igieniche una volta aperti, contenuti digitali già fruiti, giornali e riviste.

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Rottamazione bis dei carichi: cosa cambia rispetto alla quinquies, con esempio

    In sintesi

    • Riammessi i decaduti da rottamazione I, bis, ter e saldo e stralcio (carichi 2000-2017)
    • Riammessi i decaduti da rottamazione-quater (carichi 2000-giugno 2022)
    • Regioni ed enti locali possono replicare lo schema sui tributi propri
    • Il piano e i termini di adesione seguono la procedura operativa dei commi 85-97
    • La seconda chance riguarda solo posizioni già dichiarate, non nuove adesioni libere

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    I commi 99-107 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 riammettono alla nuova definizione agevolata i contribuenti decaduti da precedenti rottamazioni (I, bis, ter, saldo e stralcio) per carichi 2000-2017 e quelli decaduti dalla quater per carichi 2000-giugno 2022, estendendo la facoltà alle regioni e agli enti locali per i tributi di propria competenza.

    Approfondimento normativo completo: Commi 99-107 LB 2026: rottamazione bis carichi e definizioni locali.

    La rottamazione-bis: una seconda chance per chi era già decaduto

    I commi 99-107 della Legge di Bilancio 2026 introducono quella che può essere definita una rottamazione «di seconda chance»: non una misura autonoma rispetto alla quinquies, ma un’estensione del suo perimetro soggettivo che permette ai contribuenti decaduti da una precedente definizione agevolata di rientrare nel circuito agevolato alle stesse condizioni economiche – pagamento del solo capitale più le spese, annullamento di sanzioni, interessi di mora e aggio.

    Il comma 99 distingue due insiemi. Il primo riguarda i carichi affidati dal 2000 al 2017 per i quali era stata presentata dichiarazione di adesione alla rottamazione I (D.L. 193/2016), alla rottamazione bis (D.L. 148/2017), alla rottamazione ter (D.L. 119/2018) o al saldo e stralcio (L. 145/2018), ma il contribuente era poi decaduto per mancato rispetto del piano. Il secondo riguarda invece i carichi ammessi alla rottamazione-quater (L. 197/2022) per i quali era intervenuta analoga decadenza alla data del 30 settembre 2025.

    Sul piano pratico, la distinzione è rilevante perché i carichi affidati dal 2000 al 2017 hanno comunque un profilo di vetustà che spesso si traduce in un peso sproporzionato di interessi di mora e aggio rispetto al tributo originario. Per questi contribuenti la rottamazione-bis rappresenta spesso l’unica opportunità concreta di uscire da una spirale debitoria altrimenti insostenibile.

    Requisiti per accedere alla rottamazione-bis

    • Avere aderito formalmente a una precedente rottamazione (I, bis, ter, saldo e stralcio o quater)
    • Essere decaduti da quella precedente definizione per mancato pagamento del piano
    • I carichi 2000-2017: decadenza da rottamazione I, bis, ter o saldo e stralcio
    • I carichi 2000-giugno 2022: decadenza dalla rottamazione-quater entro il 30 settembre 2025
    • Verificare che il carico non rientri nelle categorie escluse dalla quinquies (art. 82)

    Caso 1: decaduto dalla rottamazione ter nel 2020

    Scenario. Tizio, imprenditore artigiano, aveva aderito alla rottamazione ter nel 2019 per una cartella IRAP 2010 affidati nel 2012: tributo originario 8.500 euro, sanzioni 3.825 euro, interessi 3.100 euro, aggio 480 euro. Aveva versato tre rate per un totale di 2.800 euro, poi era decaduto nel 2020. Il debito residuo al momento della decadenza era di circa 13.105 euro.

    Come si legge in pratica. Tizio rientra nel primo blocco del comma 99, lettera a): carico affidato nel 2012 (nell’arco 2000-2017) con dichiarazione presentata ai sensi della rottamazione ter. Potrà aderire alla rottamazione-bis ripresentando domanda e versando il saldo del solo tributo residuo più le spese, detraendo quanto già versato nella precedente rottamazione secondo le regole che AdER definirà con le istruzioni operative. Il risparmio potenziale sulle componenti accessorie residue è ancora molto significativo.

    Riepilogo caso Tizio

    • Carico originario: 15.905 euro totali iscritti a ruolo
    • Già versato nella rottamazione ter: 2.800 euro
    • Debito residuo dopo decadenza: circa 13.105 euro
    • Rottamazione-bis: si paga solo il tributo residuo (circa 5.700 euro + spese)
    • Risparmio sulle componenti accessorie residue: stimato circa 7.400 euro

    Caso 2: decaduta dalla rottamazione-quater nel 2024

    Scenario. Caia, agente di commercio, aveva aderito alla rottamazione-quater (L. 197/2022) per un debito IVA 2021 affidati nel giugno 2022: tributo 12.000 euro, sanzioni 2.400 euro, interessi 480 euro, aggio 438 euro. Aveva versato due rate, poi era decaduta nel marzo 2024 per difficoltà finanziarie legate a un lungo periodo di malattia.

    Come si legge in pratica. Caia rientra nel secondo blocco del comma 99, lettera b): carico affidato entro il 30 giugno 2022, con decadenza dalla rottamazione-quater intervenuta entro il 30 settembre 2025. Potrà ripresentare domanda di adesione alla rottamazione-bis per il carico residuo, con le medesime condizioni economiche della quinquies: pagamento del solo tributo residuo più spese, annullamento di sanzioni e interessi. Le rate già versate verranno imputate al capitale secondo le regole attuative.

    Riepilogo caso Caia

    • Carico originario: 15.318 euro totali
    • Versato nella rottamazione-quater: importo di due rate (da verificare con AdER)
    • Decadenza: marzo 2024, entro il limite del 30 settembre 2025
    • Rottamazione-bis: riapertura ammissibile ai sensi del comma 99, lettera b)
    • Prossimo passo: consultare l’area riservata AdER per i dati aggiornati del carico

    Caso 3: ente locale che replica la rottamazione-bis sull'IMU

    Scenario. Il Comune Alfa delibera di avvalersi della facoltà prevista dai commi 105-107 per estendere la definizione agevolata all’IMU arretrata 2000-2023 gestita tramite il proprio concessionario locale. Sempronio ha un debito IMU 2015 di 3.200 euro (tributo 2.600 euro, sanzioni 260 euro, interessi 210 euro, spese 130 euro) con il Comune Alfa.

    Come si legge in pratica. La rottamazione-bis dei tributi locali segue uno schema analogo a quella erariale, ma dipende dalla delibera del singolo ente: senza quella delibera la misura non si applica automaticamente al debito IMU. Sempronio deve verificare se il Comune Alfa ha adottato la deliberazione entro il termine previsto dalla norma e se il proprio debito rispetta i requisiti locali eventualmente aggiuntivi. In caso positivo, verserà 2.600 euro di tributo più le spese, con un risparmio di 470 euro (-14,7%).

    Riepilogo caso Sempronio

    • Debito IMU 2015 totale: 3.200 euro con sanzioni e interessi
    • Rottamazione-bis locale: applicabile solo se il Comune Alfa delibera
    • Importo da versare se ammesso: 2.600 euro + spese
    • Risparmio stimato: 470 euro (-14,7%)
    • Azione richiesta: verificare la delibera comunale e i termini locali

    Quando conviene una verifica

    Un professionista analizza la tua posizione con AdER Verifica con un esperto se sei ammesso alla rottamazione-bis.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Cos'è la rottamazione bis carichi introdotta dai commi 99-107 della LB 2026?

    È una misura che riapre la definizione agevolata ai contribuenti già decaduti da una precedente rottamazione (I, bis, ter, saldo e stralcio o quater), consentendo loro di aderire alle stesse condizioni economiche della quinquies: pagamento del solo capitale più spese, con annullamento di sanzioni, interessi di mora e aggio.

    La rottamazione-bis è diversa dalla rottamazione-quinquies?

    Sì, la rottamazione-quinquies è aperta a tutti i contribuenti con carichi 2000-2023, mentre la rottamazione-bis del comma 99 riguarda specificamente chi era già decaduto da una definizione agevolata precedente. Le condizioni economiche (solo capitale + spese) e la procedura operativa sono identiche.

    Chi era decaduto dalla rottamazione-quater può rientrare?

    Sì, purché i carichi siano stati affidati dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 e la decadenza dalla rottamazione-quater sia intervenuta entro il 30 settembre 2025, come previsto dal comma 99, lettera b).

    I comuni possono aderire alla rottamazione-bis per l'IMU?

    I commi 105-107 attribuiscono alle regioni e agli enti locali la facoltà – non l’obbligo – di replicare lo schema della rottamazione-bis per i tributi di propria competenza, attraverso apposita deliberazione adottata entro i termini fissati dalla norma attuativa.

    Le rate già pagate nelle precedenti rottamazioni vengono restituite o scomputate?

    Le somme versate nelle precedenti definizioni agevolate non vengono restituite ma vengono imputate al capitale secondo le regole attuative che AdER definirà con le istruzioni operative attese dopo l’entrata in vigore della legge. L’esatta modalità di imputazione dovrà essere verificata caso per caso.

  • Art. 151 CPI – Deposito della domanda internazionale

    Art. 151 CPI – Deposito della domanda internazionale

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le persone fisiche e giuridiche italiane e quelle che abbiano il domicilio o la sede in Italia possono depositare le domande internazionali per la protezione delle invenzioni presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi, il quale agisce in qualità di ufficio ricevente ai sensi dell’articolo 10 del Trattato di cooperazione in materia di brevetti del 19 giugno 1970, ratificato con legge 26 maggio 1978, n. 260 .

    2. La domanda può essere presentata presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi secondo quanto previsto dal regolamento di attuazione; la data di deposito della domanda viene determinata a norma dell’articolo 11 del Trattato di cooperazione in materia di brevetti.

    3. La domanda internazionale può essere depositata anche presso l’Ufficio europeo dei brevetti, nella sua qualità di ufficio ricevente, ai sensi dell’articolo 151 della Convenzione sul brevetto europeo del 5 ottobre 1973, ratificata con legge 26 maggio 1978, n. 260 , e presso l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale di Ginevra quale ufficio ricevente, osservate le disposizioni dell’articolo 198, commi 1 e

    2. Nota all’art. 151: – Il testo dell’art. 10 del Trattato di cooperazione del 19 giugno 1970, ratificato con legge 26 maggio 1978, n. 260 , recante «Ratifica ed esecuzione di atti internazionali in materia di brevetti, firmati, rispettivamente, a Strasburgo il 27 novembre 1963, a Washington il 19 giugno 1970, a Monaco il 5 ottobre 1973 ed a Lussemburgo il 15 dicembre 1975», e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 7 giugno 1978, n. 156, supplemento ordinario, è il seguente: «Art. 10 (Ufficio ricevente). – La domanda internazionale deve essere depositata presso l’ufficio ricevente prescritto, che la controlla e la tratta conformemente al presente trattato e al regolamento d’esecuzione.».

  • Art. 150 CPI – Trasmissione della domanda di brevetto europeo

    Art. 150 CPI – Trasmissione della domanda di brevetto europeo

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le domande di brevetto europeo il cui oggetto, ad avviso del servizio militare brevetti del Ministero della difesa, è manifestamente non suscettibile di essere vincolato al segreto per motivi di difesa militare, sono trasmesse, a cura dell’Ufficio italiano brevetti e marchi, all’Ufficio europeo dei brevetti nel più breve termine possibile e, comunque, entro sei settimane dalla data del loro deposito.

    2. Nel caso in cui le domande di brevetto europeo si considerano ritirate a norma dell’articolo 77, paragrafo 5, della Convenzione sul brevetto europeo, il richiedente, entro tre mesi dalla data di ricezione della comunicazione, ha facoltà di chiedere la trasformazione della domanda in domanda di brevetto italiano per invenzione industriale.

    3. Fatte salve le disposizioni a tutela del segreto sulle invenzioni interessanti la difesa militare del Paese, l’Ufficio italiano brevetti e marchi qualora non siano ancora trascorsi venti mesi dalla data di deposito o di priorità, trasmette copia della richiesta di trasformazione di cui al comma 2 ai servizi centrali degli altri Stati indicati nella richiesta medesima, allegando una copia della domanda di brevetto europeo prodotta dall’istante.

  • Art. 149 CPI – Deposito delle domande di brevetto europeo

    Art. 149 CPI – Deposito delle domande di brevetto europeo

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le domande di brevetto europeo possono essere depositate presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi secondo le modalità previste dal regolamento di attuazione.

    2. Si applicano le disposizioni dell’articolo 198, commi 1 e

    2. Ai fini dell’applicazione di tali disposizioni, la domanda deve essere corredata da un riassunto in lingua italiana che definisca in modo esauriente le caratteristiche dell’invenzione, nonché da una copia degli eventuali disegni , nonché degli eventuali disegni.

    3. L’Ufficio italiano brevetti e marchi informa immediatamente l’Ufficio europeo dei brevetti dell’avvenuto deposito della domanda.

  • Art. 148 CPI – Ricevibilità ed integrazione delle domande e data di deposito

    Art. 148 CPI – Ricevibilità ed integrazione delle domande e data di deposito

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le domande di brevetto, di registrazione e di rinnovazione di cui all’articolo 147, comma 1, non sono ricevibili: a) se il richiedente non è identificabile o non è raggiungibile; b) se la domanda, nel caso dei marchi di primo deposito, non contiene la riproduzione del marchio o l’elenco dei prodotti ovvero dei servizi; c) in assenza di pagamento, per le domande di brevetto per invenzione o modello di utilità, dei diritti di deposito entro il termine di cui al comma

    4-bis. 1-bis. L’irricevibilità, salvo quanto stabilito nel comma 3, è dichiarata dall’Ufficio italiano brevetti e marchi

    2. L’Ufficio italiano brevetti e marchi invita il richiedente a fare le necessarie integrazioni, soggette ad un diritto di mora in caso di pagamento tardivo, entro il termine di due mesi dalla data della comunicazione se constata che: a) alla domanda di invenzioni industriali e modelli di utilità non è allegato un documento che possa essere assimilato ad una descrizione ovvero manchi parte della descrizione o un disegno in essa richiamato ovvero la domanda contiene, in sostituzione della descrizione, il riferimento ad una domanda anteriore di cui non sono forniti il numero, la data di deposito, lo stato in cui è avvenuto il deposito ed i dati identificativi del richiedente; b) alla domanda di varietà vegetale non è allegato almeno un esemplare della descrizione con almeno un esemplare delle fotografie in essa richiamate; c) alla domanda di modelli e disegni non è allegata la riproduzione grafica o fotografica; d) alla domanda di topografie non è allegato un documento che ne consenta l’identificazione; e) non sono consegnati i documenti comprovanti il pagamento dei diritti prescritti … . e-bis) non è indicato un domicilio ovvero un mandatario abilitato.

    3. Se il richiedente ottempera all’invito dell’ufficio entro il termine di cui al comma 2 o provvede spontaneamente alla relativa integrazione, l’Ufficio riconosce quale data del deposito, da valere a tutti gli effetti, quella di ricevimento della integrazione richiesta e ne dà comunicazione al richiedente. Se il richiedente non ottempera all’invito dell’ufficio entro il termine di cui al comma 2, salvo il caso in cui, entro tale termine, abbia fatto espressa rinuncia alla parte della descrizione o disegno mancanti di cui al comma 2, lettera a), l’Ufficio dichiara l’irricevibilità della domanda ai sensi del comma

    1. 4. Se tuttavia l’integrazione concerne solo la prova dell’avvenuto pagamento dei diritti nel termine prescritto ovvero l’indicazione del domicilio o del mandatario e tale prova o indicazione è consegnata entro il termine di cui al comma 2, l’Ufficio , salvo quanto stabilito dal comma 4-bis per le domande di brevetto per invenzione o modello di utilità, riconosce quple data di deposito quella del ricevimento della domanda. 4-bis. Per la domanda di brevetto per invenzione o modello di utilità, il pagamento dei diritti di deposito è effettuato improrogabilmente entro un mese dalla data di presentazione della domanda stessa. In tal caso, ai fini del riconoscimento della priorità, è ritenuta valida la data di presentazione

    5. Tutte le domande, le istanze ed i ricorsi di cui all’articolo 147, con gli atti allegati, devono essere redatti in lingua italiana. Degli atti in lingua diversa dall’italiana, deve essere fornita la traduzione in lingua italiana. La traduzione può essere dichiarata conforme al testo originale dal richiedente o da un mandatario abilitato. Se la descrizione è presentata in lingua diversa da quella italiana, la traduzione in lingua italiana deve essere depositata entro il termine fissato dall’Ufficio.

    5-bis. L’Ufficio, su istanza, rilascia copia o copia autentica dei documenti o dei riferimenti prodotti all’atto del deposito. La traduzione italiana, ove presentata successivamente, viene allegata su richiesta.

  • Articolo 6 TU Giustizia Tributaria: Requisiti per l’ammissione al concorso per esami

    Art. 6 D.Lgs. 175/2024 – Requisiti per l’ammissione al concorso per esami

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. Al concorso per esami di cui all'articolo 5 sono ammessi i laureati che siano in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, ovvero del diploma di laurea magistrale in Scienze dell'economia (classe LM-56) o in Scienze economico-aziendali (classe LM-77) o di titoli degli ordinamenti previgenti a questi equiparati. È necessaria, altresì, la sussistenza dei seguenti requisiti: a) essere cittadini italiani; b) avere l'esercizio dei diritti civili; c) essere di condotta incensurabile; d) non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami di cui all'articolo 5, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda; e) gli altri requisiti richiesti dalle leggi vigenti.

  • Art. 147 CPI – Deposito delle domande e delle istanze

    Art. 147 CPI – Deposito delle domande e delle istanze

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Tutte le domande, le istanze, gli atti, i documenti e i ricorsi notificati menzionati nel presente codice, ad eccezione di quanto previsto da convenzioni ed accordi internazionali, sono depositati, presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi, presso le Camere di commercio, industria e artigianato e presso gli uffici o enti pubblici determinati con decreto del Ministro dello sviluppo economico. Con decreto dello stesso Ministro, con rispetto delle previsioni contenute nel decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 , sono determinate le modalità di deposito, quivi comprese quelle da attuare mediante ricorso ad altri mezzi di comunicazione. Gli uffici o enti anzidetti, all’atto del ricevimento rilasciano l’attestazione dell’avvenuto deposito , conservano gli atti e i documenti originali ricevuti e li trasmettono all’Ufficio italiano brevetti e marchi soltanto su apposita richiesta dello stesso, ad eccezione delle sole domande di brevetto per invenzione o modello di utilità, per le quali la trasmissione d’ufficio è sempre effettuata nelle forme indicate nel decreto di cui al secondo periodo. La richiesta di trasmissione degli atti e dei documenti originali può essere effettuata dall’Ufficio italiano brevetti e marchi, per le domande di disegno e modello industriale, entro tre anni dal deposito delle stesse e, per tutti gli altri atti, entro un anno dal deposito .

    2. Gli uffici o enti abilitati a ricevere i depositi sono tenuti ad adottare le misure necessarie per assicurare l’osservanza del segreto d’ufficio. 2-bis. L’accesso al sistema di deposito telematico dell’Ufficio italiano brevetti e marchi e il suo utilizzo sono consentiti a condizione che sia accertata l’identità digitale dell’utente e tale requisito consente di non apporre la firma digitale nei documenti oggetto di deposito

    3. Non possono, né direttamente, né per interposta persona, chiedere brevetti per invenzioni industriali o divenire cessionari gli impiegati addetti all’Ufficio italiano brevetti e marchi, se non dopo due anni da quando abbiano cessato di appartenere al loro ufficio.

    3-bis. In ciascuna domanda il richiedente deve indicare o eleggere domicilio in uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo per ricevervi tutte le comunicazioni e notificazioni da farsi a norma del presente codice. Qualora il richiedente si avvalga delle prestazioni di un mandatario, si applicano le disposizioni dell’articolo

    201. 3-ter. Salvo quanto previsto dall’ articolo 16 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 , convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 , e successive modificazioni, nei casi in cui le disposizioni del presente codice prevedono l’obbligo di indicare o eleggere domicilio, le imprese, i professionisti o i loro mandatari, se vi siano, devono anche indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino la data e l’ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali. Gli oneri delle comunicazioni a cui l’Ufficio italiano brevetti e marchi è tenuto a norma del presente codice sono a carico dell’interessato, anche se persona fisica, qualora sia stata omessa l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata o di analoga modalità di comunicazione.

    3-quater. Ove manchi l’indicazione o l’elezione del domicilio ai sensi dei commi 3-bis e 3-ter, nonché in tutti gli altri casi di irreperibilità, le comunicazioni e le notificazioni sono eseguite mediante affissione di copia dell’atto o di avviso del contenuto di esso nell’albo dell’Ufficio italiano brevetti e marchi.

    3-quinquies. Nei casi previsti al comma 3-quater, la comunicazione si ha per eseguita lo stesso giorno in cui è stata effettuata l’affissione nell’Albo.

  • Art. 146 CPI – Interventi contro la pirateria

    Art. 146 CPI – Interventi contro la pirateria

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Qualora ne abbia notizia, il Ministero delle attività produttive segnala alla Procura della Repubblica, competente per territorio, per le iniziative di sua competenza, i casi di pirateria.

    2. Fatta salva la repressione dei reati e l’applicazione della normativa nazionale e comunitaria vigente in materia, di competenza dell’autorità doganale, il Ministero delle attività produttive, per il tramite del Prefetto della provincia interessata e i sindaci, limitatamente al territorio comunale, possono disporre anche d’ufficio, il sequestro amministrativo della merce contraffatta e, decorsi tre mesi, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria di cui al comma 3, procedere alla sua distruzione, a spese del contravventore. È fatta salva la facoltà di conservare i campioni da utilizzare a fini giudiziari.

    3. Competente ad autorizzare la distruzione è il presidente della sezione specializzata di cui all’articolo 120, nel cui territorio è compiuto l’atto di pirateria, su richiesta dell’amministrazione statale o comunale che ha disposto il sequestro.

    4. L’opposizione avverso il provvedimento di distruzione di cui al comma 2 è proposta davanti alla sezione specializzata del Tribunale competente per territorio nelle forme di cui agli articoli 22 e 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689 , e successive modificazioni. Il termine per ricorrere decorre dalla data di notificazione del provvedimento o da quella della sua pubblicazione, per estratto, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

  • Dalla separazione al divorzio: tempi e cosa cambia

    La separazione non è la fine del matrimonio: per scioglierlo davvero serve il divorzio. Tra i due passaggi deve però trascorrere un periodo minimo, introdotto dal cosiddetto “divorzio breve”. Vediamo quanto tempo serve, come si presenta la domanda di divorzio e cosa cambia concretamente rispetto alla separazione, dagli assegni all’eredità.

    I termini: sei o dodici mesi

    Per chiedere il divorzio deve essere decorso un periodo di separazione ininterrotta: sei mesi se la separazione era consensuale, dodici mesi se era giudiziale. Il termine decorre dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente nel procedimento di separazione. È la regola introdotta dalla legge sul “divorzio breve”, che ha drasticamente ridotto i tre anni richiesti in passato.

    Come si chiede il divorzio

    Decorso il termine, il divorzio si può chiedere nelle stesse forme della separazione:

    • domanda congiunta in tribunale, se c’è accordo;
    • negoziazione assistita dagli avvocati;
    • davanti all’ufficiale di stato civile, nei casi semplici (senza figli minori, non autosufficienti o disabili e senza trasferimenti patrimoniali);
    • ricorso giudiziale, se manca l’accordo.

    Cosa cambia sugli assegni

    È uno degli effetti più concreti. Con il divorzio il vincolo coniugale si scioglie: il riferimento al tenore di vita matrimoniale, che vale nella separazione, non opera più. L’assegno divorzile segue i criteri assistenziali e compensativi delle Sezioni Unite del 2018 e, rispetto al mantenimento da separazione, può ridursi o venire meno. Il mantenimento dei figli, invece, prosegue con le stesse logiche.

    Cosa cambia su eredità e cognome

    Con il divorzio gli ex coniugi non sono più eredi l’uno dell’altro: cessano i diritti successori reciproci che il coniuge separato (senza addebito) ancora conserva. La moglie perde l’uso del cognome del marito, salvo autorizzazione del giudice quando vi sia un interesse meritevole (per esempio per identità professionale). Restano invece tutelati alcuni diritti specifici, come la quota del TFR e l’eventuale reversibilità a favore dell’ex coniuge titolare di assegno.

    Il cumulo separazione-divorzio

    La riforma del processo per la famiglia (a regime dal 2023) consente, quando c’è accordo, di proporre nello stesso procedimento la domanda di separazione e quella di divorzio: il giudice pronuncia prima la separazione e poi il divorzio, una volta maturato il termine. È una semplificazione importante che accorcia i tempi complessivi per le coppie consensuali.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Quanto tempo deve passare dalla separazione al divorzio?

    Sei mesi se la separazione era consensuale, dodici mesi se era giudiziale, a decorrere dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente.

    Cosa cambia con il divorzio rispetto alla separazione?

    Il matrimonio si scioglie: cessano i diritti successori reciproci, la moglie perde di regola il cognome del marito e l’assegno non è più legato al tenore di vita matrimoniale, potendo ridursi.

    Posso fare separazione e divorzio insieme?

    Sì, in presenza di accordo la riforma consente di cumulare le due domande nello stesso procedimento: il giudice pronuncia prima la separazione e poi il divorzio al maturare del termine.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Art. 145 CPI – Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding

    Art. 145 CPI – Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Presso il Ministero dello sviluppo economico è istituito il Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding , con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento delle azioni strategiche intraprese da ogni amministrazione, al fine di migliorare l’insieme dell’azione di contrasto della contraffazione a livello nazionale e della falsa evocazione dell’origine italiana .

    2. Il Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding è presieduto dal Ministro dello sviluppo economico o da un rappresentante da lui designato. Al fine di garantire la rappresentanza degli interessi pubblici e privati e assicurare le necessarie sinergie tra amministrazione pubblica e imprese, il Consiglio è composto da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, da un rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze, da un rappresentante del Ministero degli affari esteri, da un rappresentante del Ministero della difesa, da un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da un rappresentante del Ministero dell’interno, da un rappresentante del Ministero della giustizia, da un rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali, da un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da un rappresentante del Ministero della salute, e da un rappresentante del Dipartimento della funzione pubblica , da un rappresentante del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e da un rappresentante designato dall’ANCI. Il Consiglio può invitare a partecipare ai propri lavori, in ragione dei temi trattati, rappresentanti di altre amministrazioni pubbliche nonché delle categorie di imprese, lavoratori e consumatori.

    3. Le modalità di funzionamento del Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding sono definite con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, degli affari esteri, della difesa, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’interno, della giustizia, per i beni e le attività culturali, del lavoro e delle politiche sociali e della salute. Le attività di segreteria sono svolte dalla Direzione generale per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi.

    4. La partecipazione al Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding non dà luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi spese. All’attuazione dei commi 1, 2 e 3 si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

  • Art. 144 bis CPI – (Sequestro conservativo)

    Art. 144 Bis CPI – (Sequestro conservativo)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Quando la parte lesa faccia valere l’esistenza di circostanze atte a pregiudicare il soddisfacimento del risarcimento del danno, l’autorità giudiziaria può disporre, ai sensi dell’ articolo 671 del codice di procedura civile , il sequestro conservativo dei beni mobili ed immobili del preteso autore della violazione, compreso il blocco dei suoi conti bancari e di altri beni fino alla concorrenza del presumibile ammontare del danno. A tale fine l’autorità giudiziaria può disporre la comunicazione della documentazione bancaria, finanziaria o commerciale oppure autorizzare l’accesso alle pertinenti informazioni.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.