Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 157 Bis TUIR: Credito d’imposta in caso di locazione a s

    Art. 157 Bis TUIR: Credito d’imposta in caso di locazione a s

    Art. 157 bis TUIR – Credito d’imposta in caso di locazione a scafo nudo di navi agevolate.In vigore dal 31/12/2024

    Modificato da: Decreto legislativo del 13/12/2024 n. 192 Articolo 19

    “1. Nel caso di locazione a scafo nudo di una o piu’ navi, ai soggetti che si sono avvalsi dell’opzione di cui all’articolo 155 spetta un credito d’imposta in misura pari all’imposta calcolata sul reddito determinato in via forfetaria, ai sensi dell’articolo 156, con riferimento ai giorni in cui la nave e’ stata locata a scafo nudo.”

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  • Art. 1 L. 89/2001 – Pronuncia in camera di consiglio

    Art. 1 L. 89/2001 – Pronuncia in camera di consiglio

    Legge 24 marzo 2001, n. 89 – Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo

    1. L’ articolo 375 del codice di procedura civile è sostituito dal seguente: “Art. 375. – (Pronuncia in camera di consiglio). – La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia con ordinanza in camera di consiglio quando riconosce di dovere: 1) dichiarare l’inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale eventualmente proposto; 2) ordinare l’integrazione del contraddittorio o disporre che sia eseguita la notificazione dell’impugnazione a norma dell’articolo 332; 3) dichiarare l’estinzione del processo per avvenuta rinuncia a norma dell’articolo 390; 4) pronunciare in ordine all’estinzione del processo in ogni altro caso; 5) pronunciare sulle istanze di regolamento di competenza e di giurisdizione. La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia sentenza in camera di consiglio quando il ricorso principale e quello incidentale eventualmente proposto sono manifestamente fondati e vanno, pertanto, accolti entrambi, o quando riconosce di dover pronunciare il rigetto di entrambi per mancanza dei motivi previsti nell’articolo 360 o per manifesta infondatezza degli stessi, nonché quando un ricorso va accolto per essere manifestamente fondato e l’altro va rigettato per mancanza dei motivi previsti nell’articolo 360 o per manifesta infondatezza degli stessi. La Corte, se ritiene che non ricorrano le ipotesi di cui al primo e al secondo comma, rinvia la causa alla pubblica udienza. Le conclusioni del pubblico ministero, almeno venti giorni prima dell’adunanza della Corte in camera di consiglio, sono notificate agli avvocati delle parti, che hanno facoltà di presentare memorie entro il termine di cui all’articolo 378 e di essere sentiti, se compaiono, nei casi previsti al primo comma, numeri 1), 4) e 5), limitatamente al regolamento di giurisdizione, e al secondo comma”.

  • Demansionamento: cos’è e come tutelarsi

    Guida pratica · Lavoro · Mansioni e inquadramento

    In sintesi

    Il demansionamento si verifica quando il datore assegna mansioni inferiori a quelle contrattualmente dovute al di fuori dei casi consentiti dalla legge. Il lavoratore ha diritto a mantenere il livello e la retribuzione; se leso può chiedere il ripristino delle mansioni e il risarcimento del danno.

    Riferimento normativo

    Tabella riepilogativa

    Demansionamento: lecito o illecito?
    Situazione Ammissibilità Conseguenze
    Fuori dai casi di legge o accordo protetto Illecito Ripristino mansioni + risarcimento danni
    Riorganizzazione aziendale (art. 2103 c.c.) Lecito se tipizzato Obbligo di mantenere livello e retribuzione
    Accordo in sede protetta (sindacato/DTL) Lecito se sottoscritto liberamente Deroga contrattuale valida
    Inidoneità fisica certificata Lecito Obbligo repêchage; se impossibile, licenziamento

    Che cos'è il demansionamento

    Il demansionamento è l’assegnazione del lavoratore a mansioni qualitativamente inferiori rispetto a quelle dell’inquadramento contrattuale. L’art. 2103 c.c., come riscritto dal Jobs Act (D.Lgs. 81/2015), vieta in via generale questa pratica: il lavoratore ha diritto a svolgere le mansioni proprie del livello di inquadramento o mansioni equivalenti per contenuto professionale.

    Un demansionamento unilaterale, disposto al di fuori dei casi tipici previsti dalla legge o da accordi collettivi/individuali in sede protetta, è nullo e il lavoratore può agire in giudizio per il ripristino.

    Quando il datore può assegnare mansioni inferiori

    L’art. 2103 c.c. prevede alcune eccezioni tassative in cui il datore può assegnare mansioni di livello inferiore:

    • Modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore: possibile di un livello, con mantenimento della retribuzione;
    • Accordi in sede sindacale o presso la Direzione Territoriale del Lavoro (DTL): il lavoratore, assistito, può accettare consensualmente una riduzione di mansioni anche per conservare il posto;
    • Inidoneità fisica sopravvenuta: il datore può adibire il lavoratore a mansioni inferiori per evitare il licenziamento, previo obbligo di repêchage.

    Al di fuori di questi casi, l’assegnazione unilaterale a mansioni inferiori è illegittima.

    Come tutelarsi: passi pratici

    Il lavoratore che subisce un demansionamento illecito può:

    • Inviare una diffida scritta al datore chiedendo il ripristino delle mansioni originarie;
    • Rivolgersi al sindacato o al patronato per una mediazione;
    • Presentare ricorso al giudice del lavoro per chiedere la dichiarazione di nullità dell’atto datoriale e il risarcimento del danno (professionale, biologico, all’immagine);
    • Denunciare all’Ispettorato Territoriale del Lavoro eventuali profili di condotta antisindacale.

    Attenzione: continuare a svolgere le mansioni inferiori senza contestazione può essere interpretato come acquiescenza; è importante contestare tempestivamente per iscritto.

    Retribuzione e livello durante il demansionamento

    Anche nei casi in cui la legge ammette l’assegnazione a mansioni inferiori, il datore deve mantenere il livello di inquadramento e la retribuzione precedentemente acquisiti. L’unica eccezione è l’accordo individuale in sede protetta, che può prevedere espressamente una riduzione retributiva in cambio della conservazione del posto.

    Casi pratici

    Tizio – spostato da responsabile a magazziniere senza accordo

    Tizio è inquadrato come responsabile di reparto (4° livello CCNL Commercio). Il datore lo sposta unilateralmente alle attività di magazzino senza alcuna riorganizzazione documentata e senza accordo sindacale. Tizio invia diffida scritta; il datore non ripristina le mansioni. Tizio ricorre al giudice del lavoro: ottiene l’ordine di reintegra nelle mansioni e il risarcimento del danno professionale per i mesi trascorsi in posizione degradata.

    Caia – accordo in sede sindacale per conservare il posto

    L’azienda di Caia è in crisi; il datore propone di abbassarla di un livello per evitare il licenziamento. Caia, assistita dal sindacato, sottoscrive l’accordo in sede protetta: il demansionamento è lecito e la riduzione di retribuzione concordata è valida. Sei mesi dopo, se la crisi rientra, Caia può negoziare il ripristino del livello originario.

    Sempronio – inidoneità parziale certificata dal medico competente

    Sempronio, operatore di cantiere, viene dichiarato parzialmente inidoneo a lavori pesanti dal medico competente. Il datore lo adibisce a mansioni di supporto logistico di livello inferiore, avendo prima verificato l’impossibilità di adibirlo a mansioni equivalenti (repêchage). Sempronio mantiene il livello e la retribuzione: il demansionamento è lecito.

    Domande frequenti

    Il datore può abbassarmi di livello senza il mio consenso?

    In via generale no. L’art. 2103 c.c. vieta il demansionamento unilaterale. Il datore può assegnare mansioni inferiori solo nei casi tipici previsti dalla legge (riorganizzazione aziendale, inidoneità fisica) o con accordo del lavoratore in sede protetta.

    Ho subito un demansionamento: devo continuare a lavorare?

    Sì, ma è fondamentale contestare per iscritto nel più breve tempo possibile. Lavorare senza protestare può essere interpretato come accettazione tacita; la contestazione scritta preserva i diritti e fa decorrere i termini per un’eventuale azione giudiziaria.

    Posso chiedere il risarcimento del danno per demansionamento?

    Sì. Il giudice del lavoro può riconoscere il risarcimento del danno professionale (dequalificazione, perdita di competenze), del danno biologico da stress e, in casi gravi, del danno all’immagine. La prova del danno è a carico del lavoratore.

    Il demansionamento può essere causa di dimissioni per giusta causa?

    Sì, se il demansionamento è grave e continuato. Le dimissioni per giusta causa consentono al lavoratore di percepire la NASpI e il TFR senza penalizzazioni.

    Quanto tempo ho per impugnare un demansionamento?

    I termini variano in base all’azione prescelta. In via generale il credito risarcitorio si prescrive in cinque anni. È comunque consigliabile agire tempestivamente, preferibilmente entro pochi mesi dall’atto datoriale.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 14-bis L. 354/1975 – Regime di sorveglianza particolare

    Art. 14-bis L. 354/1975 – Regime di sorveglianza particolare

    Legge 26 luglio 1975, n. 354 – Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà

    2. Il regime di cui al precedente comma 1 è disposto con provvedimento motivato dell’amministrazione penitenziaria previo parere del consiglio di disciplina, integrato da due degli esperti previsti dal quarto comma dell’articolo 80.

    3. Nei confronti degli imputati il regime di sorveglianza particolare è disposto sentita anche l’autorità giudiziaria che procede.

    4. In caso di necessità ed urgenza l’amministrazione può disporre in via provvisoria la sorveglianza particolare prima dei pareri prescritti, che comunque devono essere acquisiti entro dieci giorni dalla data del provvedimento. Scaduto tale termine l’amministrazione, acquisiti i pareri prescritti, decide in via definitiva entro dieci giorni decorsi i quali, senza che sia intervenuta la decisione, il provvedimento provvisorio decade.

    5. Possono essere sottoposti a regime di sorveglianza particolare, fin dal momento del loro ingresso in istituto, i condannati, gli internati e gli imputati, sulla base di precedenti comportamenti penitenziari o di altri concreti comportamenti tenuti, indipendentemente dalla natura dell’imputazione, nello stato di libertà. L’autorità giudiziaria segnala gli eventuali elementi a sua conoscenza all’amministrazione penitenziaria che decide sull’adozione dei provvedimenti di sua competenza.

    6. Il provvedimento che dispone il regime di cui al presente articolo è comunicato immediatamente al magistrato di sorveglianza ai fini dell’esercizio del suo potere di vigilanza

  • Art. 149 TUIR: Perdita della qualifica di ente non commercial

    Art. 149 TUIR: Perdita della qualifica di ente non commercial

    Art. 149 TUIR – Perdita della qualifica di ente non commerciale (ex art. 111-bis)

    In vigore dal 01/01/2004

    Modificato da: Decreto legislativo del 12/12/2003 n. 344 Articolo 1

    “1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attivita’ commerciale per un intero periodo d’imposta. 2. Ai fini della qualificazione commerciale dell’ente si tiene conto anche dei seguenti parametri:
    a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attivita’ commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attivita’;
    b) prevalenza dei ricavi derivanti da attivita’ commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attivita’ istituzionali;
    c) prevalenza dei redditi derivanti da attivita’ commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalita’ e le quote associative;
    d) prevalenza delle componenti negative inerenti all’attivita’ commerciale rispetto alle restanti spese.
    3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l’obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell’ente nell’inventario di cui all’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L’iscrizione nell’inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall’inizio del periodo d’imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689.
    4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili ed alle associazioni sportive dilettantistiche.”

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  • Art. 84 DPR 495/1992 – Segnali di pericolo in generale

    Art. 84 DPR 495/1992 – Segnali di pericolo in generale

    Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

    1. I segnali di pericolo hanno forma di triangolo equilatero con un vertice diretto verso l'alto.

    2. I segnali di pericolo devono essere installati quando esiste una reale situazione di pericolo sulla strada, non percepibile con tempestività da un conducente che osservi le normali regole di prudenza.

    3. Nei casi in cui non sia possibile rispettare la distanza di posizionamento stabilita dall'articolo 81, comma 7, il segnale deve essere integrato con il pannello modello II.1 indicante la effettiva distanza dal pericolo. Per motivi di sicurezza, il segnale può essere preceduto da un altro identico, sempre con pannello integrativo indicante la effettiva distanza dal pericolo.

    4. I segnali di pericolo devono essere posti sul lato destro della strada. Sulle strade con due o più corsie per ogni senso di marcia, devono adottarsi opportune misure, in relazione alle condizioni locali, affinchè i segnali siano chiaramente percepibili anche dai conducenti dei veicoli che percorrono le corsie interne, ripetendoli sul lato sinistro o al sopra della carreggiata.

    5. Se il segnale è utilizzato per indicare un pericolo esteso su un tratto di strada di lunghezza definita (es.: serie di curve pericolose, carreggiata dissestata, lavori sulla strada, ecc.) quest'ultima deve essere indicata con pannello integrativo ESTESA (modello II.2). Se in tale tratto di strada vi sono intersezioni, il segnale deve essere ripetuto dopo ogni intersezione. L'estesa massima, oltre la quale il segnale deve essere comunque ripetuto, non può superare i 3 Km.

    6. Quando l'estesa di un tratto di strada interessata dal pericolo segnalato non è chiaramente individuabile, il termine del pericolo può essere segnalato mediante lo stesso segnale integrato dal pannello FINE (modelli II.5/a3, II.5/b3).

    7. In caso di abbinamento di un segnale di pericolo con un segnale di prescrizione sullo stesso sostegno, il primo deve essere sempre al di sopra del secondo.

  • Art. 16 Reg. (UE) 2022/2065 – Meccanismo di segnalazione e azione

    Art. 16 Reg. (UE) 2022/2065 – Meccanismo di segnalazione e azione

    Regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativo a un mercato unico dei servizi digitali (regolamento sui servizi digitali, Digital Services Act)

    1. I prestatori di servizi di memorizzazione di informazioni predispongono meccanismi per consentire a qualsiasi persona o ente di notificare loro la presenza nel loro servizio di informazioni specifiche che tale persona o ente ritiene costituiscano contenuti illegali. Tali meccanismi sono di facile accesso e uso e consentono la presentazione di segnalazioni esclusivamente per via elettronica.

    2. I meccanismi di cui al paragrafo 1 sono tali da facilitare la presentazione di segnalazioni sufficientemente precise e adeguatamente motivate. A tal fine i prestatori di servizi di memorizzazione di informazioni adottano le misure necessarie per consentire e facilitare la presentazione di segnalazioni contenenti tutti gli elementi seguenti:

    a) una spiegazione sufficientemente motivata dei motivi per cui la persona o l'ente presume che le informazioni in questione costituiscano contenuti illegali;

    b) una chiara indicazione dell'ubicazione elettronica esatta di tali informazioni, quali l'indirizzo o gli indirizzi URL esatti e, se necessario, informazioni supplementari che consentano di individuare il contenuto illegale adeguato al tipo di contenuto e al tipo specifico di servizio di memorizzazione di informazioni;

    c) il nome e l'indirizzo di posta elettronica della persona o dell'ente che presenta la segnalazione, tranne nel caso di informazioni che si ritiene riguardino uno dei reati di cui agli articoli da 3 a 7 della direttiva 2011/93/UE;

    d) una dichiarazione con cui la persona o l'ente che presenta la segnalazione conferma la propria convinzione in buona fede circa l'esattezza e la completezza delle informazioni e delle dichiarazioni ivi contenute.

    3. Si considera che le segnalazioni di cui al presente articolo permettono di acquisire una conoscenza o consapevolezza effettiva ai fini dell'articolo 6 in relazione alle specifiche informazioni in questione qualora consentano a un prestatore diligente di servizi di memorizzazione di informazioni di individuare l'illegalità della pertinente attività o informazione senza un esame giuridico dettagliato.

    4. Se la segnalazione contiene un'informazione di contatto elettronica della persona o dell'ente che l'ha presentata, il prestatore di servizi di memorizzazione di informazioni invia senza indebito ritardo una conferma di ricevimento della segnalazione a tale persona o ente.

    5. Senza indebito ritardo il prestatore notifica inoltre a tale persona o ente la propria decisione in merito alle informazioni cui si riferisce la segnalazione, fornendo informazioni sulle possibilità di ricorso disponibili in relazione a tale decisione.

    6. I prestatori di servizi di memorizzazione di informazioni trattano le segnalazioni ricevute nell'ambito dei meccanismi di cui al paragrafo 1 e adottano le loro decisioni in merito alle informazioni cui tali segnalazioni si riferiscono in modo tempestivo, diligente, non arbitrario e obiettivo. Qualora usino strumenti automatizzati per tali processi di trattamento o decisione, nella notifica di cui al paragrafo 5 essi includono informazioni su tale uso.

  • Art. 167 TUIR: Disposizioni in materia di imprese estere cont

    Art. 167 TUIR: Disposizioni in materia di imprese estere cont

    Art. 167 TUIR – Disposizioni in materia di imprese estere controllate (ex art 127-bis)

    In vigore dal 02/08/2025

    Modificato da: Decreto-legge del 17/06/2025 n. 84 Articolo 4

    “1. Le disposizioni del presente articolo si applicano alle persone fisiche e ai soggetti di cui agli articoli 5 e 73, comma 1, lettere a), b) e c), nonché, relativamente alle loro stabili organizzazioni italiane, ai soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettera d), che controllano soggetti non residenti, come definiti ai commi 2 e 3.

    2. Ai fini del presente articolo si considerano soggetti controllati non residenti le imprese, le società e gli enti non residenti nel territorio dello Stato, per i quali si verifica almeno una delle seguenti condizioni:

    a) sono controllati direttamente o indirettamente, anche tramite società fiduciaria o interposta persona, ai sensi dell’ articolo 2359 del codice civile , da parte di un soggetto di cui al comma 1;

    b) oltre il 50 per cento della partecipazione ai loro utili è detenuto, direttamente o indirettamente, mediante una o più società controllate ai sensi dell’ articolo 2359 del codice civile o tramite società fiduciaria o interposta persona, da un soggetto di cui al comma 1.

    3. Ai fini del presente articolo, si considerano altresì soggetti controllati non residenti:

    a) le stabili organizzazioni all’estero dei soggetti di cui al comma 2;

    b) le stabili organizzazioni all’estero di soggetti residenti che abbiano optato per il regime di cui all’articolo 168-ter.

    4. La disciplina del presente articolo si applica se i soggetti controllati non residenti integrano congiuntamente le seguenti condizioni:

    a) sono assoggettati a tassazione effettiva inferiore al 15 per cento. La tassazione effettiva dei soggetti controllati non residenti è pari al rapporto tra la somma delle imposte correnti dovute e delle imposte anticipate e differite iscritte nel proprio bilancio d’esercizio e l’utile ante imposte dell’esercizio risultante dal predetto bilancio. A tal fine, il bilancio d’esercizio dei soggetti controllati non residenti deve essere oggetto di revisione e certificazione da parte di operatori professionali a ciò autorizzati nello Stato estero di localizzazione dei soggetti controllati non residenti, i cui esiti sono utilizzati dal revisore del soggetto controllante ai fini del giudizio sul bilancio annuale o consolidato. Se la condizione di cui al periodo precedente non è verificata o la tassazione effettiva è inferiore al 15 per cento, i soggetti controllanti devono verificare che i soggetti controllati non residenti sono assoggettati ad una tassazione effettiva inferiore alla metà di quella a cui sarebbero stati soggetti qualora residenti in Italia, determinata secondo le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate;

    b) oltre un terzo dei proventi da essi realizzati rientra in una o più delle seguenti categorie:

    1) interessi o qualsiasi altro reddito generato da attivi finanziari;

    2) canoni o qualsiasi altro reddito generato da proprietà intellettuale;

    3) dividendi e redditi derivanti dalla cessione di partecipazioni;

    4) redditi da leasing finanziario;

    5) redditi da attività assicurativa, bancaria e altre attività finanziarie;

    6) proventi derivanti da operazioni di compravendita di beni con valore economico aggiunto scarso o nullo, effettuate con soggetti che, direttamente o indirettamente, controllano il soggetto controllato non residente, ne sono controllati o sono controllati dallo stesso soggetto che controlla il soggetto non residente;

    7) proventi derivanti da prestazioni di servizi, con valore economico aggiunto scarso o nullo, effettuate a favore di soggetti che, direttamente o indirettamente, controllano il soggetto controllato non residente, ne sono controllati o sono controllati dallo stesso soggetto che controlla il soggetto non residente; ai fini dell’individuazione dei servizi con valore economico aggiunto scarso o nullo si tiene conto delle indicazioni contenute nel decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emanato ai sensi del comma 7 dell’articolo 110.

    4-bis. Ai fini del calcolo di cui al comma 4, lettera a), rileva anche l’imposta minima nazionale equivalente, definita nell’allegato A del decreto di recepimento della direttiva (UE) 2022/2523 del Consiglio, del 15 dicembre 2022 , dovuta dal soggetto controllato non residente. Ai fini del precedente periodo, l’imposta minima nazionale equivalente dovuta nel Paese di localizzazione del soggetto controllato non residente, individuato ai sensi dell’ articolo 12 del decreto di recepimento della direttiva (UE) 2022/2523 del Consiglio, del 15 dicembre 2022 , rileva in base al criterio di allocazione adottato dalla legislazione del Paese di localizzazione della controllata estera o, in assenza di tale criterio, in base al criterio di allocazione adottato dalla legislazione del Paese di localizzazione della controllata estera o, in assenza di tale criterio, in base al rapporto tra il reddito rilevante relativo al soggetto controllato non residente e la somma di tutti i redditi rilevanti relativi alle imprese ed entita’ del gruppo soggette all’imposta minima nazionale equivalente calcolata in maniera unitaria con il soggetto controllato non residente.

    4-ter. La tassazione effettiva di cui al comma 4, lettera a), si considera non inferiore al 15 per cento per i soggetti controllanti di cui al comma 1 che, con riferimento ai soggetti di cui ai commi 2 e 3, corrispondono, nel rispetto degli articoli 7 e 8 della direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio, del 12 luglio 2016, un importo pari al 15 per cento dell’utile contabile netto dell’esercizio. L’importo di cui al primo periodo non e’ deducibile ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive. L’utile contabile netto e’ calcolato senza tenere in considerazione le imposte che hanno concorso a determinare detto valore, la svalutazione di attivi e gli accantonamenti a fondi rischi e oneri. Permanendo il requisito del controllo, l’opzione per la modalita’ semplificata di calcolo di cui al presente comma ha durata per tre esercizi del soggetto controllante ed e’ irrevocabile. Al termine del triennio l’opzione si intende tacitamente rinnovata per il successivo triennio a meno che non sia revocata, secondo le modalita’ e i termini previsti per la comunicazione dell’opzione. La disposizione di cui al quinto periodo si applica al termine di ciascun triennio. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite le modalita’ di comunicazione dell’esercizio e della revoca dell’opzione. Nel caso di esercizio dell’opzione, essa e’ effettuata per tutti i soggetti controllati non residenti come definiti ai commi 2 e 3 e per i quali sussistono le condizioni di cui al comma 4, lettera b).

    4-quater. Le disposizioni di cui al comma 4-ter si applicano a condizione che i bilanci di esercizio sono oggetto di revisione e certificazione da parte di operatori professionali a ciò autorizzati nello Stato estero di localizzazione dei soggetti controllati non residenti, i cui esiti sono utilizzati dal revisore del soggetto controllante ai fini del giudizio sul bilancio annuale o consolidato.

    5. Le disposizioni del presente articolo non si applicano se il soggetto di cui al comma 1 dimostra che il soggetto controllato non residente svolge un’attività economica effettiva, mediante l’impiego di personale, attrezzature, attivi e locali. Ai fini del presente comma, il contribuente può interpellare l’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’ articolo 11, comma 1, lettera e), della legge 27 luglio 2000, n. 212 . Per i contribuenti che aderiscono al regime dell’adempimento collaborativo di cui all’ articolo 3 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, l’istanza di interpello di cui al secondo periodo può essere presentata indipendentemente dalla verifica delle condizioni di cui al comma 4, lettere a) e b).

    6. Ricorrendo le condizioni di applicabilità della disciplina del presente articolo, il reddito realizzato dal soggetto controllato non residente è imputato ai soggetti di cui al comma 1, nel periodo d’imposta di questi ultimi in corso alla data di chiusura dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto controllato non residente, in proporzione alla quota di partecipazione agli utili del soggetto controllato non residente da essi detenuta, direttamente o indirettamente. In caso di partecipazione indiretta per il tramite di soggetti residenti o di stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, i redditi sono imputati a questi ultimi soggetti in proporzione alle rispettive quote di partecipazione.

    7. Ai fini del comma 6, i redditi del soggetto controllato non residente sono determinati a seconda delle sue caratteristiche, in base alle disposizioni valevoli ai fini dell’imposta sul reddito delle società per i soggetti di cui all’articolo 73, fatta eccezione per le disposizioni di cui agli articoli 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 , 2, comma 36-decies, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 , convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 , 62-sexies del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331 , convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 , 1 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 , convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 , e 86, comma 4, del presente testo unico .

    8. I redditi imputati e determinati ai sensi dei commi 6 e 7 sono assoggettati a tassazione separata con l’aliquota media applicata sul reddito del soggetto cui sono imputati e, comunque, non inferiore all’aliquota ordinaria dell’imposta sul reddito delle società.

    9. Dall’imposta determinata ai sensi del comma 8 sono ammesse in detrazione, con le modalità e nei limiti di cui all’articolo 165, le imposte sui redditi pagate all’estero a titolo definitivo dal soggetto non residente e l’imposta pagata a titolo di imposta minima nazionale equivalente, definita nell’allegato A del decreto di recepimento della direttiva (UE) 2022/2523 del Consiglio, del 15 dicembre 2022, dovuta dal soggetto controllato non residente nella misura individuata al comma 4-bis.

    10. Gli utili distribuiti, in qualsiasi forma, dai soggetti controllati non residenti non concorrono alla formazione del reddito dei soggetti di cui al comma 1 fino a concorrenza dei redditi assoggettati a tassazione ai sensi del comma 8, anche nei periodi d’imposta precedenti. La previsione del precedente periodo non si applica con riguardo a un organismo di investimento collettivo del risparmio non residente. In questo caso, tuttavia, le imposte pagate in Italia dai soggetti di cui al comma 1 si aggiungono al costo fiscalmente riconosciuto delle quote del predetto organismo. Le imposte pagate all’estero sugli utili che non concorrono alla formazione del reddito ai sensi del primo periodo sono ammesse in detrazione, con le modalità e nei limiti di cui all’articolo 165, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi del comma 8, diminuita degli importi ammessi in detrazione ai sensi del comma 9.

    11. L’Agenzia delle Entrate, prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concessa al medesimo la possibilità di fornire, nel termine di novanta giorni, le prove per la disapplicazione delle disposizioni del presente articolo in base al comma 5. Qualora l’Agenzia delle Entrate non ritenga idonee le prove addotte dovrà darne specifica motivazione nell’avviso di accertamento. Fatti salvi i casi in cui la disciplina del presente articolo sia stata applicata oppure non lo sia stata per effetto dell’ottenimento di una risposta favorevole all’interpello di cui al comma 5, il soggetto di cui al comma 1 deve segnalare nella dichiarazione dei redditi la detenzione di partecipazioni in soggetti controllati non residenti di cui ai commi 2 e 3, al ricorrere delle condizioni di cui al comma 4, lettere a) e b).

    12. L’esimente prevista nel comma 5 non deve essere dimostrata in sede di controllo qualora il contribuente abbia ottenuto risposta positiva al relativo interpello, fermo restando il potere dell’Agenzia delle entrate di controllare la veridicità e completezza delle informazioni e degli elementi di prova forniti in tale sede.

    13. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, possono essere adottate ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , disposizioni attuative del presente articolo.”

  • Art. 38 D.Lgs. 151/2001 – Sanzioni per violazioni congedo parentale

    Art. 38 D.Lgs. 151/2001 – Sanzioni per violazioni congedo parentale

    D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – T.U. tutela e sostegno della maternità e paternità

    1. Il datore di lavoro che impedisce o ostacola la fruizione del congedo parentale di cui agli articoli 32 e 33 è punito con la sanzione amministrativa da 516 euro a 2.582 euro.

  • Art. 389 Codice della Navigazione – Eccesso di durata del viaggio

    Art. 389 Codice della Navigazione – Eccesso di durata del viaggio

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    Se per fatto del noleggiatore a tempo la durata dell'ultimo viaggio eccede la scadenza del contratto, non si fa luogo a liquidazione di danni, ma al noleggiante, per il periodo di tempo eccedente la durata del contratto, è dovuto un corrispettivo in misura doppia di quella stabilita nel contratto stesso.

  • Università: personale tecnico-amministrativo (PTA)

    CCNL Istruzione e Ricerca

    In sintesi

    Il personale dell’università (PTA) è inquadrato nel CCNL Istruzione e Ricerca sezione Università. Aree: Operatori, Operatori esperti, Funzionari, EP. Profili specifici: bibliotecari, tecnici di laboratorio, assistenti di ricerca, EP. Stipendi simili a Funzioni Locali. Tabellare €1.690-2.690 + IIS + indennità ateneo + salario accessorio decentrato.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    ARAN · FLC CGIL · CISL Scuola · UIL Scuola · SNALS Confsal · Gilda
    Ultimo rinnovo
    18 gennaio 2024 per il CCNL 2019-2021 (parte normativa); 1° luglio 2026 per la parte economica del CCNL 2025-2027
    Vigenza
    Parte normativa del CCNL 2019-2021 in ultrattività. La parte economica è stata rinnovata dal CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026
    Platea
    ~1.300.000 dipendenti (700k docenti scuola statale + 200k ATA + 60k PTA università + 25k ricerca + 9k AFAM)

    Aggiornamento al 2 settembre 2026. Le regole spiegate qui sono quelle del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, tuttora in ultrattività per la parte normativa. La parte economica è invece già rinnovata: il CCNL 2025-2027 è stato sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026. Per aumenti, arretrati e decorrenze vedi la guida al CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027; per gli importi per ordine di scuola le tabelle stipendiali dei docenti 2025-2027.

    Tabella riepilogativa

    PTA Università – Aree e stipendi
    Area Profili Tabellare base
    Operatori Operatori generici, autisti €1.450
    Operatori esperti Bibliotecari, segretari, tecnici junior €1.690
    Funzionari Amministrativi, tecnici laboratorio, programmatori, bibliotecari senior €2.100
    EP Direttori dipartimento, responsabili biblioteche grandi atenei €2.690

    Aree del personale universitario

    Il PTA universitario è inquadrato in 4 aree analoghe a Funzioni Locali. Profili specifici università:

    • Bibliotecario: gestione collezioni, prestito, catalogazione (Operatori esperti junior, Funzionari senior)
    • Tecnico di laboratorio: supporto attività scientifiche, manutenzione strumentazione
    • Assistente di ricerca: supporto a progetti di ricerca (PRIN, PNRR)
    • Programmatore/sistemista: servizi informatici di ateneo

    Stipendio e indennità ateneo

    Lo stipendio segue lo schema CCNL ma con specificità:

    • Tabellare + IIS + indennità di comparto + RIA
    • Indennità di ateneo: voce locale di ciascuna università (€50-300/mese)
    • Salario accessorio decentrato: contrattato in sede locale con RSU
    • Eventuale indennità di posizione organizzativa se PO

    Atenei con più risorse (es. Bocconi privata, Politecnico Milano, Sapienza Roma) hanno salari accessori più alti.

    Specificità università: progetti PNRR e ricerca

    Le università hanno una grande quantità di progetti di ricerca (PRIN, PNRR, Horizon Europe). Il personale tecnico-amministrativo è spesso impiegato come:

    • Project manager di progetti
    • Tecnico assegnatario di borse o assegni
    • Personale a tempo determinato su progetti (durata 1-3 anni)

    I contratti a termine universitari (RTD-A/B fino a 3 anni, assegni di ricerca fino a 6) sono in regime pubblicistico, non contrattualizzati. Solo il PTA è nel CCNL Istruzione-Ricerca.

    Casi pratici

    Tizia – Bibliotecaria università
    Tizia, bibliotecaria area Funzionari, gestisce collezioni Dipartimento Storia. Stipendio €2.100 + IIS €540 + ind. ateneo Università X €180 + salario accessorio €130 = €2.950 lordi.
    Caia – Tecnica laboratorio scienze
    Caia, tecnica laboratorio area Funzionari DSS2, supporto Chimica. Stipendio €2.220 + IIS €540 + ind. ateneo €200 + indennità rischio chimico €60 = €3.020 lordi.
    Sempronio – EP responsabile servizio IT
    Sempronio EP responsabile servizio IT ateneo. Stipendio €2.690 + IIS €580 + ind. ateneo Politecnico Milano €350 + ind. posizione €900 + risultato €200 = €4.720 lordi.

    Domande frequenti

    Il PTA universitario è nel CCNL Istruzione e Ricerca?
    Sì, sezione Università. Ha 4 aree: Operatori, Operatori esperti, Funzionari, EP. Profili specifici: bibliotecari, tecnici laboratorio, assistenti di ricerca, programmatori.
    I docenti universitari sono nel CCNL?
    No, sono in regime pubblicistico (L. 240/2010) con stipendi fissati per decreto MUR. Ordinari, associati, ricercatori non sono contrattualizzati. Solo il PTA universitario rientra nel CCNL.
    Cos'è l'indennità di ateneo?
    Una voce locale di ciascuna università (€50-300/mese), aggiuntiva al tabellare nazionale. È contrattata in sede di contrattazione integrativa con le RSU dell’ateneo. Atenei più ricchi hanno indennità più alte.
    Posso lavorare in università senza essere docente?
    Sì, come PTA (concorso pubblico bandito dall’ateneo) o come personale a tempo determinato su progetti (assegnista di ricerca, ricercatore RTD-A/B). Il PTA è strutturato; i contratti a termine sono in regime pubblicistico.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 1263 Codice della Navigazione – Contestazione degli addebiti

    Art. 1263 Codice della Navigazione – Contestazione degli addebiti

    R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione

    I provvedimenti d’inibizione dall’esercizio della professione e di cancellazione dalle matricole, dagli albi o dai registri devono essere preceduti, a pena di nullità, dalla contestazione degli addebiti. Il provvedimento di cancellazione dalle matricole della gente del mare o del personale navigante della navigazione interna deve essere preceduto, a pena di nullità, dal parere delle associazioni sindacali interessate (1). (1) Le associazioni sindacali fasciste sono state soppresse con il d.lg.lgt. 23 novembre 1944, n. 369.