Autore: Andrea Marton

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Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 59 CTS – Composizione

    Art. 59 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Composizione

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Il Consiglio nazionale del Terzo settore è composto da: a) dieci rappresentanti designati dall'associazione di enti del Terzo settore più rappresentativa sul territorio nazionale, in ragione del numero di enti del Terzo settore ad essa aderenti, tra persone che siano espressione delle diverse tipologie organizzative del Terzo settore; b) quindici rappresentanti di reti associative, di cui otto di reti associative nazionali, che siano espressione delle diverse tipologie organizzative del Terzo settore; c) cinque esperti di comprovata esperienza professionale in materia di Terzo settore, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche e private ovvero che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria; d) tre rappresentanti delle autonomie regionali e locali, di cui due designati dalla Conferenza Stato-Regioni di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ed uno designato dall'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI). d-bis) un rappresentante designato dall'associazione dei CSV più rappresentativa sul territorio nazionale in ragione del numero di CSV ad essa aderenti.

    2. Del Consiglio nazionale del Terzo settore fanno altresì parte, senza diritto di voto: a) un rappresentante designato dal presidente dell'ISTAT con comprovata esperienza in materia di Terzo settore; b) un rappresentante designato dal presidente dell'INAPP con comprovata esperienza in materia di Terzo settore; c) il direttore generale del Terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

    3. I componenti del Consiglio nazionale del Terzo settore sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e rimangono in carica per tre anni. Per ogni componente effettivo del Consiglio è nominato un supplente. I componenti del Consiglio aventi diritto di voto non possono essere nominati per più di due mandati consecutivi. La partecipazione al Consiglio dei componenti effettivi e supplenti è gratuita e non dà diritto alla corresponsione di alcun compenso, indennità, rimborso od emolumento comunque denominato.

  • Art. 35 D.Lgs. 231/2001 – Estensione della disciplina relativa all’imputato

    Art. 35 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Estensione della disciplina relativa all’imputato

    In vigore dal 04/07/2001

    1. All'ente si applicano le disposizioni processuali relative all'imputato, in quanto compatibili.

  • Art. 42 CAD – Dematerializzazione dei documenti delle pubbliche amministrazioni

    Art. 42 D.Lgs. 82/2005 CAD – Dematerializzazione dei documenti delle pubbliche amministrazioni

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Le pubbliche amministrazioni valutano in termini di rapporto tra costi e benefici il recupero su supporto informatico dei documenti e degli atti cartacei dei quali sia obbligatoria o opportuna la conservazione e provvedono alla predisposizione dei conseguenti piani di sostituzione degli archivi cartacei con archivi informatici, nel rispetto delle Linee guida.

  • Art. 58 CTS – Istituzione

    Art. 58 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Istituzione

    In vigore dal 03/08/2017

    1. Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito il Consiglio nazionale del Terzo settore, presieduto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali o da un suo delegato.

  • Art. 34 D.Lgs. 231/2001 – Disposizioni processuali applicabili

    Art. 34 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Disposizioni processuali applicabili

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Per il procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato, si osservano le norme di questo capo nonché, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura penale e del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 . Nota all'art. 34: – Il decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 , reca: "Norme di attuazione di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale ".

  • Art. 263 ord. giud. – Promozioni da conferire entro l’anno 1941, per i gradi di consigliere di corte di appello e di cassazione ed equiparati (abrogato)

    Art. 263 ord. giud. – Promozioni da conferire entro l’anno 1941, per i gradi di consigliere di corte di appello e di cassazione ed equiparati

    R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 – Ordinamento giudiziario

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 5 aprile 2006, n. 160. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Le promozioni da conferire entro l’anno 1941 ai gradi di consigliere di corte di appello ed equiparati, tanto per concorso che per scrutinio, e quelle ai gradi di consigliere di corte di cassazione ed equiparati, si effettuano secondo le norme vigenti anteriormente all’entrata in vigore del presente ordinamento

  • Articolo 4 TU Giustizia Tributaria – I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e delle sezioni

    Art. 4 D.Lgs. 175/2024 – I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado e delle sezioni

    Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)

    1. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di primo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 17.

    2. I presidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di primo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 17. I vicepresidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di primo grado sono nominati tra i magistrati di cui al comma 1, ovvero tra i componenti che abbiano esercitato, per almeno cinque anni, le funzioni di giudice tributario, purché in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 17.

    3. I presidenti delle corti di giustizia tributaria di secondo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 17.

    4. I presidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di secondo grado sono nominati tra i magistrati tributari ovvero tra quelli ordinari, amministrativi, contabili o militari, in servizio o a riposo, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 17. I vicepresidenti di sezione delle corti di giustizia tributaria di secondo grado sono nominati tra i magistrati di cui al comma 3 ovvero tra i componenti che abbiano esercitato, per almeno dieci anni, le funzioni di giudice tributario di secondo grado, purché in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio, secondo la graduatoria redatta sulla base delle disposizioni contenute nell'articolo 17.

  • Art. 41 CAD – Procedimento e fascicolo informatico

    Art. 41 D.Lgs. 82/2005 CAD – Procedimento e fascicolo informatico

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Le pubbliche amministrazioni gestiscono i procedimenti amministrativi utilizzando le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Per ciascun procedimento amministrativo di loro competenza, esse forniscono gli opportuni servizi di interoperabilità o integrazione, ai sensi di quanto previsto dagli articoli 12 e 64-bis.

    1-bis. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

    2. La pubblica amministrazione titolare del procedimento raccoglie in un fascicolo informatico gli atti, i documenti e i dati del procedimento medesimo da chiunque formati; all'atto della comunicazione dell'avvio del procedimento ai sensi dell' articolo 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241, comunica agli interessati le modalità per esercitare in via telematica i diritti di cui all'articolo 10 della citata legge 7 agosto 1990, n. 241. (28)

    2-bis. Il fascicolo informatico è realizzato garantendo la possibilità di essere direttamente consultato ed alimentato da tutte le amministrazioni coinvolte nel procedimento e dagli interessati, nei limiti ed alle condizioni previste dalla disciplina vigente, attraverso i servizi di cui agli articoli 40-ter e 64-bis. Le Linee guida per la costituzione, l'identificazione, l'accessibilità attraverso i suddetti servizi e l'utilizzo del fascicolo sono dettate dall'AgID ai sensi dell'articolo 71 e sono conformi ai principi di una corretta gestione documentale ed alla disciplina della formazione, gestione, conservazione e trasmissione del documento informatico, ivi comprese le regole concernenti il protocollo informatico ed il sistema pubblico di connettività, e comunque rispettano i criteri dell'interoperabilità e dell'integrazione.

    2-ter. Il fascicolo informatico reca l'indicazione: a) dell'amministrazione titolare del procedimento, che cura la costituzione e la gestione del fascicolo medesimo; b) delle altre amministrazioni partecipanti; c) del responsabile del procedimento; d) dell'oggetto del procedimento; e) dell'elenco dei documenti contenuti, salvo quanto disposto dal comma

    2-quater. e-bis) dell'identificativo del fascicolo medesimo apposto con modalità idonee a consentirne l'indicizzazione e la ricerca attraverso il sistema di cui all'articolo 40-ter nel rispetto delle Linee guida.

    2-quater. Il fascicolo informatico può contenere aree a cui hanno accesso solo l'amministrazione titolare e gli altri soggetti da essa individuati; esso è formato in modo da garantire la corretta collocazione, la facile reperibilità e la collegabilità, in relazione al contenuto ed alle finalità, dei singoli documenti. Il fascicolo informatico è inoltre costituito in modo da garantire l'esercizio in via telematica dei diritti previsti dalla citata legge n. 241 del 1990 e dall' articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, nonché l'immediata conoscibilità anche attraverso i servizi di cui agli articoli 40-ter e 64-bis, sempre per via telematica, dello stato di avanzamento del procedimento, del nominativo e del recapito elettronico del responsabile del procedimento. AgID detta, ai sensi dell'articolo 71, Linee guida idonee a garantire l'interoperabilità tra i sistemi di gestione dei fascicoli dei procedimenti e i servizi di cui agli articoli 40-ter e 64-bis.

    3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 26 AGOSTO 2016, N. 179.

  • Successione legittima vs testamentaria: differenze e quote

    Quando una persona muore, il suo patrimonio passa agli eredi secondo due possibili percorsi: la successione legittima, governata interamente dalla legge, o quella testamentaria, fondata sul testamento. Capire la differenza è essenziale per sapere chi eredita, in quale misura e quali vincoli restano comunque inderogabili.

    Tabella riassuntiva del confronto

    Profilo Successione legittima Successione testamentaria
    Norma di riferimento Art. 565 c.c. Art. 587 c.c.
    Presupposto Assenza (totale o parziale) di testamento Esistenza di un testamento valido
    Chi stabilisce le quote La legge Il testatore, entro i limiti di legge
    Beneficiari Coniuge, figli, ascendenti, parenti fino al 6° grado, poi lo Stato Chiunque il testatore voglia, anche estranei
    Limite inderogabile Quota di legittima ai legittimari (art. 536 c.c.) Quota di legittima ai legittimari (art. 536 c.c.)
    Convivente di fatto Non eredita Eredita solo se nominato nel testamento
    Coesistenza Possibile con la testamentaria Possibile con la legittima (testamento parziale)
    Quando si applica In mancanza di volontà espressa Quando si vuole disporre dei propri beni

    Come funziona la successione legittima

    La successione legittima (art. 565 c.c.) entra in gioco quando il defunto non ha lasciato testamento, oppure quando il testamento dispone solo di una parte del patrimonio. In questi casi la legge individua i successibili in un ordine preciso: il coniuge, i figli, gli ascendenti, i collaterali e gli altri parenti fino al sesto grado e, in mancanza di ogni altro, lo Stato. Si tratta di una gerarchia rigida, pensata per coprire ogni ipotesi e per evitare che un patrimonio resti privo di un titolare.

    Le quote variano a seconda di chi concorre alla successione. Per esempio, in presenza di coniuge e un solo figlio il patrimonio si divide a metà; con più figli la ripartizione cambia, riservando al coniuge una frazione minore. Quando manca del tutto la famiglia stretta, la legge risale agli ascendenti e poi ai parenti più lontani, fino al sesto grado. Il punto chiave è che qui non conta la volontà del defunto, ma una griglia di regole fissa e prevedibile, che si applica automaticamente al momento dell’apertura della successione.

    Proprio questa automaticità è il pregio della successione legittima: non richiede alcuna formalità preventiva e garantisce certezza. È però un meccanismo standardizzato, che non sempre rispecchia i rapporti reali e gli affetti del defunto, soprattutto nelle famiglie ricomposte o nelle convivenze.

    Come funziona la successione testamentaria

    La successione testamentaria (art. 587 c.c.) si fonda sul testamento, l’atto con cui una persona dispone dei propri beni per il tempo successivo alla morte. Attraverso il testamento si possono attribuire beni anche a soggetti che la legge non chiamerebbe all’eredità, come un convivente, un amico o un ente, oppure assegnare beni determinati a singoli eredi, modulando le quote secondo la propria volontà.

    La libertà del testatore, però, non è assoluta: esiste un nucleo di eredi protetti. Chi fa testamento può disporre liberamente solo della cosiddetta quota disponibile, perché una porzione del patrimonio è comunque riservata ai legittimari (art. 536 c.c.): coniuge, figli e, in mancanza di figli, ascendenti. Questa porzione, detta quota di legittima o riserva, non può essere intaccata neppure con il testamento.

    Una disposizione testamentaria che leda la legittima non è automaticamente nulla, ma può essere impugnata dal legittimario pretermesso o leso attraverso l’azione di riduzione, con cui si fa ricostruire la quota a lui spettante. Per questo, chi redige un testamento dovrebbe sempre verificare la presenza di legittimari e calcolare correttamente la quota disponibile, per evitare future controversie tra gli eredi.

    Quando conviene l’una e quando l’altra

    In senso stretto le due successioni non si scelgono in alternativa, perché la legittima opera automaticamente quando manca il testamento. La vera decisione riguarda il fare o no testamento. Se le regole di legge rispecchiano già la volontà del defunto, ad esempio in una famiglia composta da coniuge e figli senza esigenze particolari, si può lasciare operare la successione legittima senza ulteriori formalità.

    Il testamento conviene invece quando si vuole avvantaggiare un soggetto che la legge non tutela, come il convivente di fatto, oppure assegnare beni specifici a determinati eredi, evitare comunioni scomode tra fratelli, o destinare parte del patrimonio a finalità solidali. È utile anche per nominare un esecutore testamentario o per regolare in anticipo situazioni potenzialmente conflittuali.

    Le due successioni possono anche coesistere: un testamento che dispone solo di alcuni beni lascia il resto alla devoluzione legittima. In tal caso la parte non disposta per testamento si trasmette agli eredi secondo le regole di legge, mentre la parte disposta segue la volontà del defunto, sempre nel rispetto della quota di legittima.

    Un esempio pratico

    Tizio è convivente di fatto con Caia da molti anni, senza figli. Se Tizio muore senza testamento, Caia non eredita nulla: la successione legittima chiama i parenti di Tizio, non il convivente. I beni andrebbero quindi, ad esempio, ai fratelli o ai genitori di Tizio, lasciando Caia priva di qualsiasi diritto sul patrimonio comune.

    Se invece Tizio redige un testamento, può attribuire a Caia la quota disponibile, fermo restando il rispetto delle quote riservate ai legittimari eventualmente presenti, come gli ascendenti. Così Tizio garantisce alla persona con cui condivideva la vita una tutela patrimoniale che la legge, da sola, non riconoscerebbe.

    Questo esempio mostra perché, in molte situazioni familiari non tradizionali, il testamento è lo strumento decisivo per evitare che il patrimonio segua un percorso diverso da quello desiderato. La successione legittima resta una rete di sicurezza affidabile, ma solo il testamento consente di personalizzare davvero la trasmissione dei beni.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Cosa succede se non lascio testamento?

    Si apre la successione legittima (art. 565 c.c.): l’eredità si devolve per legge a coniuge, figli, ascendenti e parenti fino al sesto grado e, in mancanza, allo Stato. Il convivente di fatto non eredita.

    Posso lasciare tutto a chi voglio con il testamento?

    No. Anche con testamento (art. 587 c.c.) si può disporre liberamente solo della quota disponibile, perché una parte è riservata ai legittimari (art. 536 c.c.): coniuge, figli e, in mancanza di figli, ascendenti.

    Successione legittima e testamentaria possono coesistere?

    Sì. Se il testamento dispone solo di una parte dei beni, il resto del patrimonio viene devoluto secondo le regole della successione legittima.

    Confronti e guide correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un professionista abilitato.

  • Art. 57 CTS – Servizio di trasporto sanitario di emergenza e urgenza

    Art. 57 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Servizio di trasporto sanitario di emergenza e urgenza

    In vigore dal 03/08/2017

    1. I servizi di trasporto sanitario di emergenza e urgenza possono essere, in via prioritaria, oggetto di affidamento in convenzione alle organizzazioni di volontariato, iscritte da almeno sei mesi nel Registro unico nazionale del Terzo settore, aderenti ad una rete associativa di cui all'articolo 41, comma 2, ed accreditate ai sensi della normativa regionale in materia, ove esistente, nelle ipotesi in cui, per la natura specifica del servizio, l'affidamento diretto garantisca l'espletamento del servizio di interesse generale, in un sistema di effettiva contribuzione a una finalità sociale e di perseguimento degli obiettivi di solidarietà, in condizioni di efficienza economica e adeguatezza, nonché nel rispetto dei principi di trasparenza e non discriminazione.

    2. Alle convenzioni aventi ad oggetto i servizi di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 3, 3-bis e 4 dell'articolo 56.

  • Art. 33 D.Lgs. 231/2001 – Cessione di azienda

    Art. 33 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Cessione di azienda

    In vigore dal 04/07/2001

    1. Nel caso di cessione dell'azienda nella cui attività è stato commesso il reato, il cessionario è solidalmente obbligato, salvo il beneficio della preventiva escussione dell'ente cedente e nei limiti del valore dell'azienda, al pagamento della sanzione pecuniaria.

    2. L'obbligazione del cessionario è limitata alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori, ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a conoscenza.

    3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nel caso di conferimento di azienda.

  • Art. 340 D.Lgs. 209/2005 – Margine di solvibilità disponibile nei rami vita

    Art. 340 D.Lgs. 209/2005 – Margine di solvibilità disponibile nei rami vita

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Sino al 31 dicembre 2009, su motivata richiesta dell'impresa che esercita i rami vita, l' IVASS può autorizzare a comprendere nel margine di solvibilità disponibile, per periodi singolarmente non superiori a dodici mesi, una aliquota degli utili futuri dell'impresa, nei limiti ed alle condizioni previste dal regolamento di cui all'articolo 44, comma 4.

    2. Ai fini della richiesta di cui al comma 1, l'impresa presenta una relazione, redatta e sottoscritta dall'attuario incaricato, che convalidi la plausibilità della realizzazione di detti utili nel futuro ed un piano che illustri come in seguito potranno essere rispettati i limiti, anche in relazione al venir meno della possibilità di utilizzo degli utili futuri, alla scadenza del periodo transitorio.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.