Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 97 L. 633/1941

    Art. 97 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell'immagine è giustificata dalla notorietà o dall'ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.

    Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l'esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all'onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Sanzioni disciplinari nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: contestazione e difesa

    CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato

    Sanzioni disciplinari nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato: contestazione e difesa

    Nei settori a contatto con il pubblico e negli uffici un errore con il cliente, alla cassa o sull’orario può dare luogo a un provvedimento disciplinare. Prima di multa o sospensione, però, il datore deve rispettare una procedura precisa: contestazione scritta, tempo per difendersi, proporzionalità. Conoscerla è il modo migliore per far valere i propri diritti.

    In sintesi

    Nessuna sanzione disciplinare è valida senza la procedura dell’art. 7 Statuto: contestazione scritta e tempestiva, almeno 5 giorni per le giustificazioni, possibile assistenza sindacale. La scala va da rimprovero verbale e scritto a multa (max 4 ore) e sospensione (max 10 giorni), fino al licenziamento. La sanzione deve essere proporzionata e si impugna entro 20 giorni.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Confedilizia · Filcams-CGIL · Fisascat-CISL · Uiltucs-UIL
    Istituti trattati
    Codice disciplinare · Contestazione e difesa · Scala delle sanzioni · Impugnazione
    Riferimenti
    Art. 7 L. 300/1970 (Statuto) · Artt. 2104-2106 c.c. · Codice disciplinare del CCNL
    Fonte
    Testo del CCNL depositato presso il CNEL

    Da dove nasce il potere disciplinare

    Il potere del datore di sanzionare non è arbitrario: trova fondamento e limiti nel codice civile e nello Statuto. Il lavoratore è tenuto alla diligenza nell’esecuzione della prestazione (art. 2104 c.c.) e a un obbligo di fedeltà (art. 2105 c.c.); la violazione di questi doveri legittima la reazione disciplinare, che però deve sempre essere proporzionata all’infrazione (art. 2106 c.c.). Il codice disciplinare del CCNL traduce questi principi in un elenco di mancanze e sanzioni, dando concretezza e prevedibilità al sistema.

    La scala delle sanzioni disciplinari

    Le sanzioni vanno dalla più lieve alla più grave, secondo un principio di gradualità e proporzionalità. I limiti massimi sono fissati dalla legge; quali mancanze diano luogo a ciascuna sanzione è invece stabilito dal codice disciplinare del CCNL.

    Sanzioni disciplinari — tipologia e limiti di legge (art. 7 L. 300/1970)
    Sanzione In che cosa consiste Limite di legge
    Rimprovero verbale Richiamo orale per mancanze lievi Unica sanzione senza obbligo di forma scritta
    Ammonizione (rimprovero scritto) Richiamo formale messo agli atti Richiede contestazione scritta e difesa
    Multa Trattenuta una tantum sulla retribuzione Fino a 4 ore di retribuzione base
    Sospensione dal lavoro e dalla retribuzione Allontanamento temporaneo non retribuito Fino a 10 giorni
    Licenziamento disciplinare Sanzione espulsiva per mancanze gravi Per giusta causa o giustificato motivo soggettivo
    L’elenco delle mancanze e la sanzione corrispondente sono fissati dal codice disciplinare del CCNL applicato e dagli accordi aziendali: per il dettaglio si rinvia sempre al testo contrattuale vigente.

    La procedura disciplinare passo per passo

    Anche per una contestazione su cassa, clienti o orario il datore deve rispettare l’art. 7 dello Statuto: è la procedura che rende valida la sanzione.

    1. Il codice disciplinare conoscibile

    Le mancanze sanzionabili e le relative sanzioni devono risultare da un codice disciplinare reso conoscibile ai lavoratori (di norma affisso). L’elenco di dettaglio è quello del CCNL applicato.

    2. La contestazione scritta e tempestiva

    Il datore deve contestare l’addebito per iscritto, in modo specifico e tempestivo rispetto al fatto: una contestazione tardiva o generica è viziata e la sanzione cade.

    3. I 5 giorni per difendersi

    Il lavoratore ha almeno 5 giorni per replicare e portare le proprie ragioni, con facoltà di farsi assistere dal sindacato. Solo dopo, e valutate le giustificazioni, il datore può decidere la sanzione.

    4. Proporzionalità e oblio

    La sanzione va commisurata alla gravità effettiva del comportamento; le sanzioni anteriori a 2 anni non possono più essere richiamate per aggravare quelle successive.

    Come si impugna una sanzione

    Chi ritiene la sanzione ingiusta o sproporzionata può reagire. Oltre alla via giudiziale, l’art. 7 dello Statuto prevede una tutela rapida: entro 20 giorni il lavoratore può promuovere la costituzione di un collegio di conciliazione e arbitrato presso l’Ispettorato territoriale del lavoro. In tal caso la sanzione resta sospesa fino alla pronuncia del collegio. È sempre possibile, in alternativa, rivolgersi al giudice del lavoro.

    Casi pratici

    Tizio — contestazione tardiva sull’ammanco di cassa
    A Tizio viene contestato un ammanco di cassa avvenuto due mesi prima. Poiché la contestazione non è tempestiva rispetto al fatto, il provvedimento disciplinare risulta viziato sul piano procedurale e può essere annullato, a prescindere dal merito.
    Caia — difesa con assistenza sindacale
    Caia, addetta alla vendita, riceve la contestazione di un comportamento scorretto verso un cliente. Entro 5 giorni chiede di essere sentita con l’assistenza del rappresentante sindacale e fornisce la sua versione; il datore, valutate le giustificazioni, si limita a un rimprovero scritto.

    Domande frequenti

    Entro quanto tempo posso difendermi da una contestazione disciplinare?
    Hai diritto ad almeno 5 giorni dalla contestazione per presentare le tue giustificazioni, anche oralmente, e puoi farti assistere da un rappresentante sindacale. Prima che siano decorsi i 5 giorni il datore non può applicare la sanzione (salvo il semplice rimprovero verbale).
    Una vecchia sanzione può essere usata contro di me?
    No, se è trascorso troppo tempo: l’art. 7 dello Statuto vieta di tenere conto delle sanzioni disciplinari decorsi 2 anni dalla loro applicazione. Una sanzione più vecchia non può quindi essere richiamata per aggravare, a titolo di recidiva, una sanzione successiva.
    Il licenziamento disciplinare segue la stessa procedura?
    Sì. Anche il licenziamento per motivi disciplinari (giusta causa o giustificato motivo soggettivo) richiede la previa contestazione scritta dell’addebito e il rispetto del diritto di difesa. Le conseguenze in caso di illegittimità dipendono dal regime applicabile (tutele crescenti o art. 18 a seconda della data di assunzione).
    La sanzione è valida se non mi hanno contestato nulla per iscritto?
    No. Salvo il semplice rimprovero verbale, ogni sanzione richiede una contestazione scritta, specifica e tempestiva e il rispetto dei 5 giorni per la difesa. Senza questi passaggi la sanzione è illegittima, a prescindere dal merito del fatto.

    Stesso CCNL: consulta anche minimi per livello, come darle, preavviso e telematiche, Preavviso, licenziamento e dimissioni nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Ferie e permessi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato, Maternità, paternità e congedi nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato e Tredicesima e mensilità aggiuntive nel CCNL Portieri e Proprietari di Fabbricato.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (art. 7 L. 300/1970; artt. 2104-2106 c.c.). Per l’elenco delle mancanze e delle sanzioni corrispondenti si rinvia sempre al codice disciplinare del CCNL vigente e agli accordi aziendali.

  • Art. 36 D.Lgs. 231/2001 – Attribuzioni del giudice penale

    Art. 36 D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – Attribuzioni del giudice penale

    In vigore dal 04/07/2001

    1. La competenza a conoscere gli illeciti amministrativi dell'ente appartiene al giudice penale competente per i reati dai quali gli stessi dipendono.

    2. Per il procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente si osservano le disposizioni sulla composizione del tribunale e le disposizioni processuali collegate relative ai reati dai quali l'illecito amministrativo dipende.

  • CCNL Grafici Editoriali: TFR

    CCNL Grafici Editoriali

    In sintesi

    TFR CCNL Grafici: calcolo standard, fondo pensione Filcoop/Fonte.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Assografici · AIE · ANES · SLC-CGIL · Fistel-CISL · Uilcom-UIL
    Ultimo rinnovo
    Ipotesi di accordo del 19 dicembre 2023 (vigenza 1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026)
    Vigenza
    Fino al 31 dicembre 2026
    Platea
    Circa 200.000 addetti secondo i sindacati firmatari (aziende grafiche, cartotecniche, editoriali e digitali)

    Tabella riepilogativa

    TFR
    Voce Dettaglio
    Calcolo Vedi sezione
    Rivalutazione Vedi sezione
    Anticipazioni Vedi sezione
    Fondo pensione Vedi sezione
    Cessazione Vedi sezione

    Calcolo

    TFR annuo = Retribuzione / 13,5.

    Rivalutazione

    75% ISTAT + 1,5%.

    Anticipazioni

    70% dopo 8 anni.

    Fondo pensione

    Filcoop o Fonte (categoria).

    Cessazione

    30 gg per pagamento.

    Casi pratici

    Tizio – tipografo TFR
    Tizio (tipografo offset) applica regole CCNL su tfr.
    Caia – grafica TFR
    Caia (grafica) gestisce tfr in casa editrice.
    Sempronio – direttore TFR
    Sempronio (direttore produzione) supervisiona tfr.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per livello, Preavviso, Ferie e permessi, Maternità, Tredicesima e premi e Malattia.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Grafici Editoriali. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Scatti di anzianità nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari: maturazione, numero e importo

    CCNL Ortofrutticoli e Agrumari

    Scatti di anzianità nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari: maturazione, numero e importo

    Gli scatti di anzianità sono aumenti automatici della retribuzione legati agli anni di servizio. A differenza degli aumenti dei minimi (che arrivano con i rinnovi), gli scatti maturano a scadenze fisse e restano acquisiti. Il CCNL Ortofrutticoli e Agrumari prevede tredici scatti triennali, con importi diversi per livello: ecco come funzionano e cosa controllare nel cedolino.

    In sintesi

    Lo scatto di anzianità è un aumento automatico che matura con gli anni di servizio. Per il CCNL Ortofrutticoli e Agrumari (art. 81) il personale a tempo indeterminato ha diritto a tredici scatti triennali, da 25,20 € (livelli 6 Super, 6 e 7) a 30,45 € (Quadri) al mese. Gli scatti già maturati sono irreversibili ed entrano nella base di calcolo di TFR e tredicesima. Da non confondere con gli aumenti dei minimi tabellari dei rinnovi.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Fruitimprese · Flai-Cgil · Fisascat-Cisl · Uiltucs-Uil
    Istituti trattati
    Aumenti periodici di anzianità · Maturazione · Importo per livello · Effetti su TFR e tredicesima
    Riferimenti
    Art. 2099 c.c. (retribuzione) · Art. 36 Cost. · Art. 2120 c.c. (incidenza TFR) · Scatti previsti dal CCNL
    Fonte
    Testo del CCNL 2024-2027 pubblicato dalla Flai-Cgil, art. 81 (PDF)

    Che cosa sono gli scatti di anzianità

    Gli scatti di anzianità sono aumenti periodici della retribuzione che maturano automaticamente con il crescere dell’anzianità di servizio presso lo stesso datore. Non sono previsti dalla legge: sono un istituto della contrattazione collettiva. La legge si limita a stabilire che la retribuzione è determinata anche dal contratto collettivo (art. 2099 c.c.) e deve essere proporzionata e sufficiente (art. 36 Cost.); il come — cadenza, numero, importo — lo decide il CCNL: nel nostro settore, tredici scatti triennali con importi per livello.

    La logica è semplice: più cresce l’esperienza maturata in azienda, più aumenta, entro certi limiti, la retribuzione. A differenza degli aumenti dei minimi tabellari — che valgono per tutti e arrivano con i rinnovi — lo scatto è legato alla posizione individuale del singolo lavoratore.

    Come matura lo scatto

    Lo scatto di anzianità si lega all’anzianità di servizio, cioè agli anni trascorsi alle dipendenze del datore. L’art. 81 del CCNL stabilisce gli elementi chiave:

    Elemento Regola del CCNL Ortofrutticoli e Agrumari (art. 81)
    Chi ne ha diritto Personale a tempo indeterminato, anche a prestazione ridotta (dopo i 190 giorni di cui agli artt. 31 e 34)
    Decorrenza dell’anzianità Dalla data di assunzione (per la prestazione ridotta, dal giorno in cui scattano i 190 giorni)
    Cadenza dello scatto Ogni tre anni di anzianità presso la stessa azienda o gruppo; l’importo è pagato dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si compie il triennio
    Tetto massimo 13 scatti (39 anni di anzianità)
    Valore mensile, in euro (cifre in vigore dal 1° luglio 2017) Quadri 30,45 · 1° livello 29,40 · 2° e 3° livello 27,30 · 4° e 5° livello 26,25 · 6° Super, 6° e 7° livello 25,20
    Con tredici scatti l’importo massimo è di 395,85 € al mese per i Quadri, 382,20 € per il 1° livello, 354,90 € per il 2° e 3°, 341,25 € per il 4° e 5°, 327,60 € per il 6° Super, 6° e 7°. Il testo non riporta aggiornamenti delle cifre dopo il 2017; la nota a verbale prevede che i rinnovi possano adeguarle. La voce «scatti di anzianità» nel cedolino va confrontata con questi importi.

    Scatti e minimi tabellari: non confonderli

    Gli scatti dipendono dalla tua anzianità; gli aumenti dei minimi tabellari arrivano invece con i rinnovi del contratto e valgono per tutti. Sono due voci diverse della retribuzione.

    Decorrenza, irreversibilità e calcolo

    Tre principi valgono per questo contratto:

    • decorrenza: lo scatto si vede in busta paga dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si compie il triennio;
    • irreversibilità: una volta maturato, lo scatto entra stabilmente nella retribuzione e non può essere tolto; non può essere assorbito da aumenti di merito, né gli aumenti di merito possono essere assorbiti dagli scatti;
    • incidenza: essendo parte della retribuzione, gli scatti concorrono al calcolo del TFR (art. 2120 c.c., che computa nella base tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto, salvo diversa previsione) e delle mensilità aggiuntive, che si calcolano sulla retribuzione in atto (artt. 77 e 78).
    Per i lavoratori a tempo indeterminato con prestazione ridotta annuale (art. 71) gli scatti maturano al raggiungimento del triennio calcolato sommando gli effettivi periodi di lavoro prestato. Il testo non indica un riproporzionamento degli importi per il part-time orizzontale.

    Casi pratici

    Tizio — ha raggiunto il numero massimo
    Tizio, livello 5, lavora da 39 anni nella stessa azienda e ha maturato tutti i 13 scatti previsti dal CCNL (13 × 26,25 € = 341,25 € al mese): raggiunto il tetto, non ne maturano altri, ma quelli già acquisiti restano in busta paga. Gli aumenti successivi potranno arrivare solo dai rinnovi dei minimi tabellari.
    Caia — part-time e scatti
    Caia, livello 3, è una stagionale trasformata a tempo indeterminato con prestazione ridotta annuale (più di 190 giornate in un anno). Il primo scatto (27,30 € al mese) matura quando le giornate effettivamente lavorate sommate raggiungono tre anni; viene pagato dal primo giorno del mese successivo.

    Domande frequenti

    Gli scatti di anzianità sono obbligatori per legge?
    No. Sono un istituto previsto dalla contrattazione collettiva, non dalla legge. La legge stabilisce solo che la retribuzione è fissata anche dal contratto collettivo (art. 2099 c.c.) e deve essere proporzionata e sufficiente (art. 36 Cost.). Cadenza, numero e importo degli scatti dipendono quindi dal CCNL applicato.
    Ogni quanto matura uno scatto?
    Ogni tre anni di anzianità presso la stessa azienda o gruppo, fino a tredici scatti (art. 81 del CCNL Ortofrutticoli e Agrumari). Lo scatto è pagato dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si compie il triennio.
    Se cambio azienda riparto da zero con gli scatti?
    Di regola sì: l’anzianità di servizio che fa maturare gli scatti è quella presso lo stesso datore, e con un nuovo rapporto si riparte. Il CCNL riconosce l’anzianità pregressa nell’ipotesi dell’art. 70-bis: se un contratto a termine si trasforma in rapporto a tempo indeterminato, gli scatti si contano dalla prima assunzione a tempo determinato.
    Gli stagionali hanno diritto agli scatti?
    L’art. 81 li riconosce al personale a tempo indeterminato, compreso quello a prestazione ridotta (stagionali che superano i 190 giorni in un anno e chiedono la trasformazione). L’art. 72, che elenca le voci spettanti agli stagionali puri (paga conglobata, indennità del 34,45%, TFR), non cita gli scatti.
    Che differenza c’è tra scatti di anzianità e aumenti del rinnovo?
    Gli scatti dipendono dalla tua anzianità di servizio e maturano a scadenze fisse, individuali. Gli aumenti dei minimi tabellari arrivano invece con il rinnovo del CCNL e valgono per tutti i lavoratori del livello. Sono due voci distinte della retribuzione.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive 2024-2027, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Contenuto divulgativo aggiornato ai principi generali (art. 2099 c.c.; art. 36 Cost.; art. 2120 c.c.). Cadenza, numero massimo e importo degli scatti sono quelli dell’art. 81 del CCNL 2024-2027.

  • Cambio mansioni e trasferimento di sede nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari (art. 2103)

    CCNL Ortofrutticoli e Agrumari

    Cambio mansioni e trasferimento di sede nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari (art. 2103)

    Cambiare reparto, ruolo o stabilimento è frequente nelle campagne di lavorazione, ma il datore deve rispettare l’art. 2103 c.c.: le nuove mansioni devono essere coerenti con l’inquadramento e il trasferimento di sede è legittimo solo per comprovate ragioni organizzative. Conoscere queste regole serve a distinguere una riorganizzazione legittima da un demansionamento illecito.

    In sintesi

    Il datore può assegnare mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale (art. 2103 c.c.). Le mansioni superiori diventano definitive, per l’art. 29 del CCNL, dopo un periodo non superiore a tre mesi (sei mesi per i Quadri), salvo sostituzione di un lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto. Il demansionamento è legittimo solo per modifica degli assetti organizzativi, mantenendo livello e stipendio. Il trasferimento di sede serve comprovate ragioni organizzative; tutele rafforzate per chi assiste un disabile.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Fruitimprese · Flai-Cgil · Fisascat-Cisl · Uiltucs-Uil
    Istituti trattati
    Cambio mansioni · Demansionamento legittimo · Promozione automatica · Trasferimento per ragioni organizzative
    Riferimenti
    Art. 2103 c.c. (jus variandi, trasferimento) · D.Lgs. 81/2015 · Art. 33 L. 104/1992 · CCNL artt. 29, 30 e 88 (passaggi di qualifica, Quadri, trasferimenti)
    Fonte
    Testo del CCNL 2024-2027 pubblicato dalla Flai-Cgil, artt. 29, 30 e 88 (PDF)

    Il jus variandi: cosa può cambiare il datore

    Il potere del datore di modificare le mansioni del lavoratore — il cosiddetto jus variandi — è disciplinato dall’art. 2103 del codice civile, riscritto nel 2015. La regola di base è che il lavoratore deve essere adibito:

    • alle mansioni dell’assunzione o a quelle dell’inquadramento superiore eventualmente acquisito;
    • oppure a mansioni riconducibili allo stesso livello e alla stessa categoria legale di inquadramento.

    Non conta più, quindi, la «equivalenza professionale» in senso stretto: il datore può spostare il lavoratore tra mansioni diverse purché restino nello stesso livello contrattuale e nella stessa categoria legale (operai, impiegati, quadri, dirigenti).

    Mansioni superiori e promozione automatica

    Quando il dipendente svolge mansioni di un livello superiore (ad esempio un addetto che coordina di fatto la linea di confezionamento), gli spetta subito il trattamento corrispondente all’attività svolta. Per l’art. 29 del CCNL l’assegnazione diventa definitiva dopo un periodo non superiore a tre mesi (sei mesi per le mansioni di Quadro, art. 30), a meno che avvenga per sostituire un lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto. In caso di mansioni promiscue vale l’attività prevalente, cioè quella di maggior valore professionale abitualmente prestata; chi è promosso mantiene l’eventuale eccedenza di retribuzione come assegno ad personam.

    Quando il demansionamento è lecito

    Assegnare mansioni di livello inferiore è possibile solo se c’è una reale modifica degli assetti organizzativi che tocca la posizione del lavoratore (art. 2103 c.c.). Anche allora il datore deve conservare il livello e lo stipendio: un demansionamento «punitivo» o senza ragioni organizzative è illegittimo e dà diritto al risarcimento.

    Il trasferimento a un’altra sede

    Il trasferimento da un’unità produttiva a un’altra non è libero: l’ultimo comma dell’art. 2103 c.c. lo consente solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Il datore deve poterle dimostrare; un trasferimento pretestuoso o ritorsivo è illegittimo e il lavoratore può opporvisi.

    Se il trasferimento comporta il cambio di residenza, l’art. 88 del CCNL riconosce ai lavoratori a tempo indeterminato il rimborso delle spese di viaggio per sé e, se capofamiglia, per i familiari; il rimborso delle spese di trasporto del mobilio e del bagaglio; il rimborso dell’eventuale perdita di pigione per un massimo di sei mesi; una diaria come per le missioni (o il rimborso a piè di lista di vitto e alloggio), per il tempo strettamente necessario al trasloco e fino a otto giorni dopo l’arrivo del mobilio. Per i Quadri il trasferimento che cambia residenza è di norma comunicato per iscritto con preavviso di 45 giorni (70 se hanno familiari a carico), con rimborso fino a 9 mesi della differenza di canone di locazione (art. 30). Se il trasferito viene licenziato entro sei mesi dal rientro, ha diritto al rimborso delle spese di ritorno suo e della famiglia.

    Tutele rafforzate

    • chi assiste con continuità un familiare disabile e fruisce dei permessi della L. 104/1992 non può essere trasferito senza il suo consenso (art. 33);
    • analoga tutela vale per il lavoratore con disabilità;
    • il rappresentante sindacale non può essere trasferito dall’unità produttiva senza il nulla osta dell’associazione (art. 22 Statuto).
    La distanza della nuova sede può avere effetti anche sulla NASpI: il rifiuto di un trasferimento a oltre 50 km dalla residenza, o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici, può dare diritto all’indennità di disoccupazione.

    L’accordo per cambiare mansioni

    Datore e lavoratore possono concordare una modifica delle mansioni, anche in senso riduttivo, in sede protetta (ad esempio davanti alla commissione di conciliazione o in sede sindacale). L’accordo è valido se risponde all’interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita. La forma protetta serve a garantire che il consenso sia genuino e non imposto.

    Casi pratici

    Tizio — demansionamento punitivo
    Dopo un diverbio, Tizio viene spostato da addetto al controllo qualità a mansioni dimesse, senza alcuna riorganizzazione aziendale. Manca il presupposto dell’art. 2103 c.c.: il demansionamento è illegittimo e Tizio può chiedere il reintegro nelle mansioni e il risarcimento del danno.
    Caia — chiude uno stabilimento
    Lo stabilimento dove lavora Caia, lavoratrice a tempo indeterminato capofamiglia, chiude. L’azienda la trasferisce a un’altra unità produttiva per comprovate ragioni organizzative: il trasferimento è legittimo e, se comporta il cambio di residenza, Caia ha diritto ai rimborsi dell’art. 88 del CCNL. Se però Caia assistesse un familiare disabile, non potrebbe essere trasferita senza il suo consenso (L. 104/1992).

    Domande frequenti

    Il datore può assegnarmi qualsiasi mansione?
    No. Può assegnarti le mansioni dell’assunzione o altre riconducibili allo stesso livello e alla stessa categoria legale di inquadramento (art. 2103 c.c.). Non può invece spostarti liberamente a mansioni di livello inferiore: il demansionamento è ammesso solo in casi tassativi, conservando livello e retribuzione.
    Cosa rischia il datore se mi demansiona illegittimamente?
    Il demansionamento illegittimo espone il datore a una condanna a ripristinare le mansioni dovute e a risarcire il danno, che può comprendere sia la perdita di professionalità sia il pregiudizio alla salute e alla dignità del lavoratore. In casi gravi il lavoratore può anche dimettersi per giusta causa.
    Posso rifiutare un trasferimento?
    Puoi opporti se il datore non dimostra comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive (art. 2103 c.c.). Esistono poi tutele speciali: chi assiste un familiare disabile con i permessi della L. 104/1992, il lavoratore disabile e i rappresentanti sindacali non possono essere trasferiti senza il loro consenso o senza nulla osta.
    Il datore può declassarmi a mansioni inferiori?
    Solo in presenza di una reale modifica degli assetti organizzativi che incide sulla tua posizione (art. 2103 c.c.), e comunque conservando il tuo livello di inquadramento e il tuo stipendio. Un demansionamento senza ragioni organizzative o a fini punitivi è illegittimo e risarcibile.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive 2024-2027, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (art. 2103 c.c.; D.Lgs. 81/2015; art. 33 L. 104/1992) e al testo del CCNL 2024-2027 (artt. 29, 30, 88).

  • Lavoro festivo, domenicale e notturno nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari: maggiorazioni

    CCNL Ortofrutticoli e Agrumari

    Lavoro festivo, domenicale e notturno nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari: maggiorazioni

    Nelle campagne di raccolta e di lavorazione il lavoro di domenica, nei festivi e di notte è frequente. La legge garantisce riposi e protezioni; le maggiorazioni sono fissate dal CCNL Ortofrutticoli e Agrumari: 15% per il notturno in turni regolari, 30% per il lavoro nelle festività, 42%, 50% e 60% per lo straordinario festivo, notturno e festivo notturno.

    In sintesi

    La domenica è il giorno di riposo settimanale (24 ore consecutive); chi è chiamato a lavorare di domenica ha diritto a un riposo compensativo e alla maggiorazione del 30% (art. 54 del CCNL). Il lavoro svolto nelle festività è pagato con la maggiorazione del 30% (art. 55). Il lavoro notturno in turni regolari, dalle 22 alle 6, è maggiorato del 15% (art. 48); lo straordinario notturno del 50% e quello festivo notturno del 60% (art. 50). Per la legge (D.Lgs. 66/2003) il lavoro notturno comporta anche limiti di durata e sorveglianza sanitaria.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Fruitimprese · Flai-Cgil · Fisascat-Cisl · Uiltucs-Uil
    Istituti trattati
    Lavoro domenicale e festivo · Maggiorazioni · Riposo compensativo · Lavoro notturno
    Riferimenti
    D.Lgs. 66/2003 (orario, notturno, riposi) · Art. 2109 c.c. · D.Lgs. 151/2001 (tutela maternità) · CCNL artt. 48, 50, 54 e 55 (maggiorazioni)
    Fonte
    Testo del CCNL 2024-2027 pubblicato dalla Flai-Cgil (PDF)

    Che cosa è il lavoro notturno per la legge

    Il D.Lgs. 66/2003 dà due definizioni che conviene tenere distinte. Il lavoro notturno è l’attività svolta in un periodo di almeno 7 ore consecutive che comprende l’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino. Il lavoratore notturno è invece chi svolge, in via non occasionale, almeno 3 ore di lavoro notturno per una parte rilevante dell’anno (il CCNL Ortofrutticoli non detta criteri propri: in difetto di disciplina collettiva si considera tale chi lavora di notte per almeno 80 giorni lavorativi l’anno). Questa qualifica fa scattare tutele aggiuntive.

    Limiti e tutele del lavoratore notturno

    • l’orario di lavoro non può superare, in media, le 8 ore nell’arco di 24 ore;
    • il lavoratore ha diritto a sorveglianza sanitaria periodica e gratuita;
    • se sopravviene un’inidoneità al notturno certificata, deve essere adibito, ove possibile, a mansioni diurne.

    Cosa dice il CCNL. Per ore notturne si intendono quelle dalle 22 alle 6. Nei normali turni di lavoro la maggiorazione è del 15% (art. 48); lo straordinario notturno fuori dai turni regolari è maggiorato del 50% e quello festivo notturno del 60% (art. 50). Le maggiorazioni non sono cumulabili tra loro né con quella dei turnisti. I turnisti hanno diritto a mezz’ora di pausa retribuita e, se i turni sono soltanto due, entrambi devono essere diurni. Dall’accertamento della gravidanza al primo anno del bambino la lavoratrice non può essere adibita al lavoro dalle 22 alle 6 (art. 26).

    Domeniche e festivi: riposo e compenso

    Il riposo settimanale di 24 ore coincide di regola con la domenica (art. 2109 c.c.; art. 54 del CCNL). Se per esigenze aziendali si lavora la domenica, spetta un riposo compensativo; per il lavoro domenicale e festivo il CCNL Ortofrutticoli prevede queste maggiorazioni:

    Situazione Cosa prevede di norma il CCNL
    Lavoro nel giorno festivo Ore effettive pagate con la maggiorazione del 30% sulla paga conglobata (art. 55); se è straordinario, 42% (art. 50)
    Lavoro domenicale (riposo in altro giorno) Riposo compensativo e maggiorazione del 30% (art. 54); il lavoro della domenica è sempre considerato straordinario (art. 48)
    Festività coincidente con la domenica Ai lavoratori a retribuzione fissa spetta in aggiunta un importo pari alla retribuzione normale giornaliera (art. 55)
    Lavoro serale/notturno Turni regolari dalle 22 alle 6: 15% (art. 48); straordinario notturno 50% e festivo notturno 60% (art. 50)
    Le maggiorazioni dello straordinario (35%, 42%, 50%, 60%) non sono cumulabili tra loro né con il 15% dei turnisti (art. 50). Il testo del CCNL non spiega come si coordinino il 30% dell’art. 54 e il 42% dell’art. 50 per la domenica lavorata come straordinario: la voce del cedolino va confrontata con entrambe le norme.

    I riposi: i paletti che restano sempre

    Qualunque sia l’organizzazione dei turni, due diritti non si toccano:

    Riposo Durata minima di legge Fonte
    Riposo giornaliero 11 ore consecutive ogni 24 ore Art. 7 D.Lgs. 66/2003
    Riposo settimanale 24 ore consecutive ogni 7 giorni, di regola di domenica Art. 9 D.Lgs. 66/2003; art. 2109 c.c.

    Il riposo settimanale può essere calcolato come media su un periodo non superiore a 14 giorni: nei settori a ciclo aperto questo consente di concentrare i turni e spostare il riposo, ma il diritto al recupero resta.

    Casi pratici

    Tizio — domenica in stabilimento durante la campagna
    Tizio lavora la domenica in uno stabilimento di lavorazione durante la campagna. Il suo riposo settimanale viene spostato al martedì: per la domenica lavorata ha diritto al riposo compensativo e alla maggiorazione del 30% (art. 54). Poiché l’art. 48 considera sempre straordinario il lavoro della domenica, sul cedolino va controllato anche il 42% dell’art. 50.
    Caia — festività infrasettimanale
    Caia lavora in una festività nazionale infrasettimanale. Oltre alla normale retribuzione della festività, le spettano le ore effettive con la maggiorazione del 30% sulla paga conglobata (art. 55). Se invece la festività cade di domenica e non lavora, i lavoratori a retribuzione fissa ricevono in aggiunta un importo pari alla retribuzione normale giornaliera.

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra lavoro notturno e lavoratore notturno?
    Il lavoro notturno è la singola prestazione resa nel periodo di almeno 7 ore che comprende l’intervallo tra mezzanotte e le 5. Il lavoratore notturno è invece chi svolge il notturno in modo abituale (almeno 3 ore per una parte rilevante dell’anno, secondo il CCNL): solo per lui scattano tutele come il limite delle 8 ore medie e la sorveglianza sanitaria.
    Il riposo settimanale deve cadere per forza di domenica?
    Di regola sì (art. 2109 c.c.), ma nei settori a ciclo aperto — dove si lavora anche la domenica — il riposo può essere collocato in un altro giorno. Resta comunque il diritto a 24 ore consecutive di riposo ogni 7 giorni, e per la domenica lavorata il CCNL Ortofrutticoli (art. 54) riconosce il riposo compensativo e la maggiorazione del 30%.
    Le maggiorazioni per notturno e festivo si sommano allo straordinario?
    No: le maggiorazioni previste dall’art. 50 (35% feriale, 42% festivo, 50% notturno, 60% festivo notturno) non sono cumulabili tra loro né con il 15% dei turnisti dell’art. 48. Nei turni regolari notturni si applica il 15%; fuori turno, lo straordinario notturno è pagato con il 50%.
    Se lavoro di domenica ho diritto a un altro giorno di riposo?
    Sì. Il riposo settimanale di 24 ore consecutive resta un diritto: se per esigenze aziendali lavori la domenica, spetta il riposo compensativo oltre alla maggiorazione del 30% (art. 54 del CCNL).

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive 2024-2027, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e tredicesima, quattordicesima e premi.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (D.Lgs. 66/2003; art. 2109 c.c.; D.Lgs. 151/2001). Le percentuali di maggiorazione e le regole di cumulo sono quelle degli artt. 48, 50, 54 e 55 del CCNL 2024-2027.

  • Dimissioni nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari: come darle, preavviso e telematiche

    CCNL Ortofrutticoli e Agrumari

    Dimissioni nel CCNL Ortofrutticoli e Agrumari: come darle, preavviso e telematiche

    Quando un dipendente decide di lasciare il posto deve seguire la via telematica voluta dalla legge e rispettare il preavviso previsto dal contratto. Sapere come si compila il modulo, entro quando si può revocare e quando le dimissioni sono «per giusta causa» fa la differenza tra un’uscita ordinata e una piena di contenziosi.

    In sintesi

    Per dimettersi occorre il modulo telematico (art. 26 D.Lgs. 151/2015), compilabile online o tramite patronato/sindacato e revocabile entro 7 giorni. Il preavviso va da 15 a 120 giorni di calendario secondo livello e anzianità (art. 94 del CCNL) e decorre dal 1° o dal 16 del mese; se non lo rispetti, il datore può trattenere dalle competenze nette una somma pari alla retribuzione complessiva di fatto del periodo, ratei di tredicesima e quattordicesima compresi (art. 92). Giusta causa: niente preavviso, NASpI dovuta.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Fruitimprese · Flai-Cgil · Fisascat-Cisl · Uiltucs-Uil
    Istituti trattati
    Dimissioni volontarie · Preavviso da CCNL · Modulo telematico · Revoca entro 7 giorni
    Riferimenti
    Artt. 2118-2119 c.c. · Art. 26 D.Lgs. 151/2015 (dimissioni telematiche) · Preavviso del CCNL (art. 94)
    Fonte
    Testo del CCNL 2024-2027 pubblicato dalla Flai-Cgil, artt. 92 e 94 (PDF)

    Che cosa sono le dimissioni

    Le dimissioni sono l’atto con cui il lavoratore recede dal contratto. Nel rapporto a tempo indeterminato il recesso è libero, ma richiede un preavviso (art. 2118 c.c.); quando ricorre una causa che non consente la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto, le dimissioni possono essere date per giusta causa senza preavviso (art. 2119 c.c.). A differenza del licenziamento, qui è il dipendente a prendere l’iniziativa: per questo la legge circonda l’atto di garanzie, per evitare dimissioni «in bianco» o estorte.

    Le dimissioni telematiche: la procedura obbligatoria

    Dal 2016 le dimissioni (e le risoluzioni consensuali) si comunicano solo per via telematica, a pena di inefficacia (art. 26 D.Lgs. 151/2015). Una semplice lettera o un’e-mail non bastano.

    Come si fa

    Il modulo si compila e si trasmette in due modi:

    Modalità Come
    In autonomia Sul portale Servizi Lavoro del Ministero, con identità digitale (SPID/CIE)
    Con un intermediario Tramite patronato, organizzazione sindacale, consulente del lavoro, ente bilaterale o Ispettorato del lavoro
    Il modulo riporta la data di decorrenza che il lavoratore sceglie: è importante indicarla coerentemente con il preavviso dovuto al CCNL.

    La revoca

    Entro 7 giorni dalla trasmissione le dimissioni possono essere revocate, sempre con modalità telematica: in tal caso il rapporto di lavoro prosegue normalmente.

    Eccezioni alla forma telematica

    Non serve il modulo telematico per le dimissioni rese durante il periodo di prova, nel lavoro domestico e nelle sedi «protette» (conciliazioni in sede sindacale o davanti all’Ispettorato). Per i neogenitori entro i 3 anni del bambino resta invece necessaria la convalida presso l’Ispettorato del lavoro (art. 55 D.Lgs. 151/2001).

    Il preavviso e la sua durata

    Il recesso del lavoratore richiede un preavviso (art. 2118 c.c.), cioè un periodo in cui si continua a lavorare prima della cessazione effettiva. La sua durata è stabilita dall’art. 94 del CCNL Ortofrutticoli e Agrumari e cresce con il livello e con l’anzianità. Per il personale a tempo indeterminato valgono questi termini, in giorni di calendario:

    Preavviso (art. 94 CCNL Ortofrutticoli e Agrumari)
    Livello Fino a 5 anni Oltre 5 e fino a 10 anni Oltre 10 anni
    Quadri e 1° livello 60 90 120
    2° e 3° livello 30 45 60
    4° e 5° livello 20 30 45
    6° Super, 6° e 7° livello 15 20 20

    Per il personale a tempo determinato e stagionale il preavviso di dimissioni è pari al periodo di prova dell’art. 38: per gli stagionali 3 giorni di lavoro effettivo per periodi fino a 1 mese e 6 giorni per periodi superiori. Per i tempi indeterminati valgono gli stessi termini anche per il licenziamento.

    Mancato preavviso

    Se il dipendente lascia il lavoro senza rispettare il preavviso, deve al datore un’indennità sostitutiva pari alla retribuzione complessiva di fatto del periodo non lavorato, comprensiva dei ratei di tredicesima e quattordicesima (art. 94), che il datore può trattenere dalle competenze nette (art. 92). Su richiesta del dimissionario il datore può rinunciare al preavviso, facendo cessare subito il rapporto; se invece è il datore a chiudere prima, deve pagare l’indennità sostitutiva per il periodo di anticipata risoluzione.

    Quando decorre

    Per l’art. 94 i termini di preavviso hanno inizio dal 1° o dal 16° giorno di ciascun mese: la data di consegna delle dimissioni incide quindi sul giorno effettivo di uscita. Esempio: livello 5 con 7 anni di servizio, dimissioni comunicate il 20 marzo; preavviso di 30 giorni dal 1° aprile, rapporto che termina il 30 aprile.

    Dimissioni volontarie e per giusta causa a confronto

    Aspetto Dimissioni volontarie Dimissioni per giusta causa
    Riferimento Art. 2118 c.c. Art. 2119 c.c.
    Preavviso Dovuto: da 15 a 120 giorni secondo l’art. 94 Non dovuto (recesso immediato)
    Modulo telematico Sì Sì
    NASpI Di regola no Sì, spetta
    Esempi tipici Nuovo impiego, scelta personale Stipendi non pagati, mobbing, demansionamento grave, molestie
    La «giusta causa» deve essere reale e dimostrabile: conviene indicarne i motivi nel modulo e conservare la documentazione, perché da essa dipende il diritto alla NASpI.

    Dimissioni e NASpI: quando spetta la disoccupazione

    La NASpI è pensata per chi perde involontariamente il lavoro: per questo, di norma, non spetta a chi si dimette. Esistono però eccezioni in cui le dimissioni sono equiparate a una perdita involontaria dell’impiego:

    • dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.);
    • dimissioni della lavoratrice madre o del lavoratore padre nel periodo tutelato (fino a 1 anno del bambino), con convalida all’Ispettorato;
    • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto di un trasferimento a oltre 50 km o raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici.

    In questi casi conviene attivarsi: la domanda di NASpI va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione.

    Casi pratici

    Tizio — revoca delle dimissioni
    Tizio invia il modulo telematico ma, due giorni dopo, ci ripensa. Essendo entro i 7 giorni, revoca le dimissioni con la stessa procedura telematica: il rapporto prosegue come se nulla fosse, senza bisogno dell’accordo del datore.
    Caia — dimissioni per giusta causa
    A Caia non viene pagato lo stipendio per più mesi. Si dimette per giusta causa (art. 2119 c.c.) senza preavviso, indicandone i motivi: in questo caso, pur essendo dimissioni, le viene riconosciuta la NASpI perché la cessazione non è una libera scelta.

    Domande frequenti

    Le dimissioni inviate per e-mail o con una lettera sono valide?
    No. Dal 2016 le dimissioni del lavoratore sono efficaci solo se trasmesse con il modulo telematico previsto dall’art. 26 del D.Lgs. 151/2015, in autonomia (portale Servizi Lavoro con SPID/CIE) o tramite patronato, sindacato, consulente o Ispettorato. Una lettera consegnata a mano, da sola, non basta.
    Devo per forza lavorare il preavviso?
    No, ma se non lo lavori devi al datore l’indennità sostitutiva del preavviso, pari alla retribuzione del periodo non lavorato, che ti viene trattenuta dalle spettanze finali. Il datore, in alternativa, può scegliere di rinunciare al preavviso e liberarti subito.
    Cosa cambia tra dimissioni e risoluzione consensuale?
    Le dimissioni sono un atto unilaterale del lavoratore; la risoluzione consensuale è un accordo tra le parti per chiudere il rapporto. Entrambe passano dal modulo telematico. La risoluzione consensuale può dare diritto alla NASpI solo in casi particolari (ad esempio dopo il rifiuto di un trasferimento molto distante).
    Posso ritirare le dimissioni dopo averle inviate?
    Sì: hai 7 giorni di tempo dalla trasmissione del modulo per revocarle, sempre per via telematica e senza bisogno del consenso del datore. Trascorsi i 7 giorni le dimissioni diventano definitive.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive 2024-2027, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi, tredicesima, quattordicesima e premi e malattia e infortunio.

    Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (artt. 2118-2119 c.c.; art. 26 D.Lgs. 151/2015; art. 55 D.Lgs. 151/2001). La durata del preavviso (da 15 a 120 giorni di calendario per i tempi indeterminati) e le regole su dimissioni e trattenute sono quelle degli artt. 92 e 94 del CCNL 2024-2027.

  • Art. 169 L. 633/1941

    Art. 169 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    L'azione a difesa dell'esercizio dei diritti che si riferiscono alla paternità dell'opera può dar luogo alla sanzione della rimozione e distruzione solo quando la violazione non possa essere convenientemente riparata mediante aggiunte o soppressione sull'opera delle indicazioni che si riferiscono alla paternità dell'opera stessa o con altri mezzi di pubblicità.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 43 CAD – Conservazione ed esibizione dei documenti

    Art. 43 D.Lgs. 82/2005 CAD – Conservazione ed esibizione dei documenti

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Gli obblighi di conservazione e di esibizione di documenti si intendono soddisfatti a tutti gli effetti di legge a mezzo di documenti informatici, se le relative procedure sono effettuate in modo tale da garantire la conformità ai documenti originali e sono conformi alle Linee guida.

    1-bis. Se il documento informatico è conservato per legge da uno dei soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, cessa l'obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese che possono in ogni momento richiedere accesso al documento stesso ai medesimi soggetti di cui all'articolo 2, comma

    2. Le amministrazioni rendono disponibili a cittadini ed imprese i predetti documenti attraverso servizi on-line accessibili previa identificazione con l'identità digitale di cui all'articolo 64 ed integrati con i servizi di cui agli articoli 40-ter e 64-bis.

    2. Restano validi i documenti degli archivi, le scritture contabili, la corrispondenza ed ogni atto, dato o documento già conservati mediante riproduzione su supporto fotografico, su supporto ottico o con altro processo idoneo a garantire la conformità dei documenti agli originali ai sensi della disciplina vigente al momento dell'invio dei singoli documenti nel sistema di conservazione.

    3. I documenti informatici, di cui è prescritta la conservazione per legge o regolamento, possono essere archiviati per le esigenze correnti anche con modalità cartacee e sono conservati in modo permanente con modalità digitali, nel rispetto delle Linee guida.

    4. Sono fatti salvi i poteri di controllo del Ministero per i beni e le attività culturali sugli archivi delle pubbliche amministrazioni e sugli archivi privati dichiarati di notevole interesse storico ai sensi delle disposizioni del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

  • Art. 147 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 2638 del codice civile in materia di accettazione di retribuzione non dovuta da parte di amministratore giudiziario o commissario governativo

    Art. 147 L. 689/1981 – Modifica dell’ articolo 2638 del codice civile in materia di accettazione di retribuzione non dovuta da parte di amministratore giudiziario o commissario governativo

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Il secondo comma dell'articolo 2638 del codice civile è sostituito dal seguente: "Nei casi più gravi può inoltre essere disposta l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese".

  • CCNL Grafici Editoriali: Tredicesima e premi

    CCNL Grafici Editoriali

    In sintesi

    Tredicesima CCNL Grafici: 13ª dicembre, premi produzione, no 14ª standard.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Assografici · AIE · ANES · SLC-CGIL · Fistel-CISL · Uilcom-UIL
    Ultimo rinnovo
    Ipotesi di accordo del 19 dicembre 2023 (vigenza 1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2026)
    Vigenza
    Fino al 31 dicembre 2026
    Platea
    Circa 200.000 addetti secondo i sindacati firmatari (aziende grafiche, cartotecniche, editoriali e digitali)

    Tabella riepilogativa

    Tredicesima e premi
    Voce Dettaglio
    Tredicesima Vedi sezione
    14ª opzionale Vedi sezione
    Premi produzione Vedi sezione
    Welfare Vedi sezione
    Sconto libri case editrici Vedi sezione

    Tredicesima

    1 mensilità dicembre.

    14ª opzionale

    In alcuni CCNL aziendali (case editrici grandi).

    Premi produzione

    Variabili aziendali; se previsti da un accordo depositato, nel 2026 e nel 2027 scontano l’imposta sostitutiva dell’1% fino a 5.000 €.

    Welfare

    Buoni pasto, voucher.

    Sconto libri case editrici

    Benefit per dipendenti case editrici: sconto 30-50% su libri pubblicati.

    Casi pratici

    Tizio – tipografo Tredicesima e premi
    Tizio (tipografo offset) applica regole CCNL su tredicesima e premi.
    Caia – grafica Tredicesima e premi
    Caia (grafica) gestisce tredicesima e premi in casa editrice.
    Sempronio – direttore Tredicesima e premi
    Sempronio (direttore produzione) supervisiona tredicesima e premi.

    Fonti: Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) · premi di risultato 2026-2027. Dati verificati su queste fonti a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per livello, Preavviso, Ferie e permessi, Maternità, Malattia e Prova.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Grafici Editoriali. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.