Se la conciliazione fallisce, le parti possono deferire la controversia a un arbitro o a un collegio arbitrale. Il lodo produce tra le parti gli effetti di un contratto (artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c.), si impugna ai sensi dell’art. 808-ter c.p.c. e può poi essere dichiarato esecutivo dal giudice. Una clausola compromissoria nel contratto di lavoro vale solo alle condizioni dell’art. 31, comma 10, L. 183/2010.
Tabella riepilogativa
| Strumento | Sede | Effetto |
|---|---|---|
| Conciliazione (art. 410 c.p.c.) | ITL, sindacato, commissione paritetica CCNL | Verbale con efficacia di titolo esecutivo |
| Arbitrato presso la commissione di conciliazione (art. 412 c.p.c.) | Commissione di conciliazione, su mandato delle parti | Lodo entro 60 giorni; effetti degli artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c.; impugnabile ex art. 808-ter |
| Conciliazione e arbitrato previsti dai CCNL (art. 412-ter c.p.c.) | Sedi e modalità previste dai contratti collettivi | Secondo le regole del contratto collettivo |
| Collegio di conciliazione e arbitrato irrituale (art. 412-quater c.p.c.) | Un arbitro per parte e un presidente scelto da loro | Lodo con gli effetti degli artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c.; impugnabile ex art. 808-ter, poi dichiarato esecutivo dal giudice |
| Negoziazione assistita | Avvocati delle parti | Accordo con efficacia di titolo esecutivo se omologato |
La conciliazione: sedi e procedura
La conciliazione delle controversie di lavoro può svolgersi in diverse sedi: davanti alla commissione di conciliazione dell’ITL (art. 410 c.p.c.); in sede sindacale davanti alle commissioni paritetiche previste dai CCNL; davanti ai collegi di conciliazione e arbitrato istituiti presso le associazioni datoriali e sindacali. Il verbale di accordo raggiunto in queste sedi ha efficacia di titolo esecutivo: si può procedere all’esecuzione forzata senza necessità di un ulteriore giudizio.
L'arbitrato nelle controversie di lavoro
Durante il tentativo di conciliazione o al suo termine, le parti possono affidare alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere la lite in via arbitrale (art. 412 c.p.c.), indicando il termine per il lodo (non oltre sessanta giorni) e le norme invocate. Conciliazione e arbitrato possono svolgersi anche presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi (art. 412-ter c.p.c.) oppure davanti al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale dell’art. 412-quater c.p.c., composto da un arbitro per parte e da un presidente scelto tra professori universitari di materie giuridiche e avvocati cassazionisti. Il lodo produce tra le parti gli effetti degli artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c. ed è impugnabile ai sensi dell’art. 808-ter c.p.c.: decide in unico grado il tribunale in funzione di giudice del lavoro, su ricorso depositato entro trenta giorni dalla notificazione del lodo; poi il giudice lo dichiara esecutivo con decreto.
I limiti dell'arbitrato: diritti indisponibili
L’arbitrato non può riguardare diritti indisponibili del lavoratore, cioè quelli attribuiti da norme inderogabili di legge o di contratto collettivo. Una clausola compromissoria nel contratto individuale è ammessa solo se prevista da accordi interconfederali o contratti collettivi; va certificata dalle commissioni di certificazione a pena di nullità, non può essere firmata prima della fine del periodo di prova (o, se non c’è, prima di trenta giorni dall’assunzione) e non può riguardare le controversie sulla risoluzione del contratto (art. 31, comma 10, L. 183/2010).
Casi pratici
Tizio vanta un credito di 8.000 € per straordinari. In sede di conciliazione sindacale le parti raggiungono un accordo per 5.500 €: Tizio firma il verbale che ha efficacia di titolo esecutivo. L’accordo è definitivo: non potrà più rivendicare la differenza.
Caia impugna una sanzione disciplinare; il CCNL prevede un collegio arbitrale irrituale. Entrambe le parti accettano il deferimento all’arbitro. Il lodo, sfavorevole a Caia, non si impugna per un semplice errore di diritto: il lodo irrituale è annullabile per i motivi dell’art. 808-ter c.p.c. (ad esempio convenzione invalida, arbitri nominati irregolarmente, violazione del contraddittorio).
Il contratto individuale di Sempronio, firmato il giorno dell’assunzione, contiene una clausola non certificata che impone l’arbitrato per qualsiasi controversia. Quando nasce una lite, Sempronio rifiuta l’arbitrato: la clausola è nulla, perché non è stata certificata ed è stata firmata prima dei trenta giorni dall’assunzione (art. 31, comma 10, L. 183/2010). Sempronio può liberamente adire il Tribunale del Lavoro.
Domande frequenti
La conciliazione è obbligatoria prima del giudizio?
In generale no, salvo che per specifiche materie previste dalla legge o dal CCNL. Rimane comunque consigliabile come strumento per evitare i tempi e i costi del giudizio.
Il lodo arbitrale è impugnabile?
Sì. Il lodo emesso ai sensi degli artt. 412 e 412-quater c.p.c. è impugnabile ai sensi dell’art. 808-ter c.p.c. (convenzione invalida, arbitri nominati irregolarmente, violazione del contraddittorio e gli altri motivi lì elencati): decide in unico grado il tribunale in funzione di giudice del lavoro, su ricorso depositato entro trenta giorni dalla notificazione del lodo.
Un accordo conciliativo mi impedisce di andare in giudizio dopo?
Sì, se l’accordo è raggiunto in sede protetta (ITL, sede sindacale, commissione paritetica) e ha a oggetto diritti disponibili. La rinuncia ad agire in giudizio è valida e definitiva per i diritti oggetto dell’accordo.
Cosa sono i diritti indisponibili del lavoratore?
Sono i diritti attribuiti da norme inderogabili di legge o di contratto collettivo (minimi retributivi, ferie, riposo settimanale, tutela in caso di licenziamento). Non possono essere oggetto di arbitrato né di rinuncia preventiva.
Posso essere obbligato ad accettare l'arbitrato nel contratto di lavoro?
No, salvo una clausola compromissoria valida: deve essere prevista da accordi interconfederali o contratti collettivi, certificata a pena di nullità, firmata dopo il periodo di prova (o dopo almeno trenta giorni dall’assunzione) e non può riguardare la risoluzione del contratto (art. 31, comma 10, L. 183/2010). Le parti possono sempre accordarsi per l’arbitrato dopo che la lite è sorta.
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.