Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Conciliazione e arbitrato nel lavoro: come funzionano

    Guida pratica · Lavoro · Disciplina e contenzioso

    In sintesi

    Se la conciliazione fallisce, le parti possono deferire la controversia a un arbitro o a un collegio arbitrale. Il lodo produce tra le parti gli effetti di un contratto (artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c.), si impugna ai sensi dell’art. 808-ter c.p.c. e può poi essere dichiarato esecutivo dal giudice. Una clausola compromissoria nel contratto di lavoro vale solo alle condizioni dell’art. 31, comma 10, L. 183/2010.

    Riferimento normativo

    Art. 412, Codice di Procedura Civile

    Tabella riepilogativa

    Strumenti di risoluzione alternativa delle controversie di lavoro
    Strumento Sede Effetto
    Conciliazione (art. 410 c.p.c.) ITL, sindacato, commissione paritetica CCNL Verbale con efficacia di titolo esecutivo
    Arbitrato presso la commissione di conciliazione (art. 412 c.p.c.) Commissione di conciliazione, su mandato delle parti Lodo entro 60 giorni; effetti degli artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c.; impugnabile ex art. 808-ter
    Conciliazione e arbitrato previsti dai CCNL (art. 412-ter c.p.c.) Sedi e modalità previste dai contratti collettivi Secondo le regole del contratto collettivo
    Collegio di conciliazione e arbitrato irrituale (art. 412-quater c.p.c.) Un arbitro per parte e un presidente scelto da loro Lodo con gli effetti degli artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c.; impugnabile ex art. 808-ter, poi dichiarato esecutivo dal giudice
    Negoziazione assistita Avvocati delle parti Accordo con efficacia di titolo esecutivo se omologato

    La conciliazione: sedi e procedura

    La conciliazione delle controversie di lavoro può svolgersi in diverse sedi: davanti alla commissione di conciliazione dell’ITL (art. 410 c.p.c.); in sede sindacale davanti alle commissioni paritetiche previste dai CCNL; davanti ai collegi di conciliazione e arbitrato istituiti presso le associazioni datoriali e sindacali. Il verbale di accordo raggiunto in queste sedi ha efficacia di titolo esecutivo: si può procedere all’esecuzione forzata senza necessità di un ulteriore giudizio.

    L'arbitrato nelle controversie di lavoro

    Durante il tentativo di conciliazione o al suo termine, le parti possono affidare alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere la lite in via arbitrale (art. 412 c.p.c.), indicando il termine per il lodo (non oltre sessanta giorni) e le norme invocate. Conciliazione e arbitrato possono svolgersi anche presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi (art. 412-ter c.p.c.) oppure davanti al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale dell’art. 412-quater c.p.c., composto da un arbitro per parte e da un presidente scelto tra professori universitari di materie giuridiche e avvocati cassazionisti. Il lodo produce tra le parti gli effetti degli artt. 1372 e 2113, quarto comma, c.c. ed è impugnabile ai sensi dell’art. 808-ter c.p.c.: decide in unico grado il tribunale in funzione di giudice del lavoro, su ricorso depositato entro trenta giorni dalla notificazione del lodo; poi il giudice lo dichiara esecutivo con decreto.

    I limiti dell'arbitrato: diritti indisponibili

    L’arbitrato non può riguardare diritti indisponibili del lavoratore, cioè quelli attribuiti da norme inderogabili di legge o di contratto collettivo. Una clausola compromissoria nel contratto individuale è ammessa solo se prevista da accordi interconfederali o contratti collettivi; va certificata dalle commissioni di certificazione a pena di nullità, non può essere firmata prima della fine del periodo di prova (o, se non c’è, prima di trenta giorni dall’assunzione) e non può riguardare le controversie sulla risoluzione del contratto (art. 31, comma 10, L. 183/2010).

    Casi pratici

    Tizio – accordo conciliativo a saldo e stralcio

    Tizio vanta un credito di 8.000 € per straordinari. In sede di conciliazione sindacale le parti raggiungono un accordo per 5.500 €: Tizio firma il verbale che ha efficacia di titolo esecutivo. L’accordo è definitivo: non potrà più rivendicare la differenza.

    Caia – arbitrato irrituale previsto dal CCNL

    Caia impugna una sanzione disciplinare; il CCNL prevede un collegio arbitrale irrituale. Entrambe le parti accettano il deferimento all’arbitro. Il lodo, sfavorevole a Caia, non si impugna per un semplice errore di diritto: il lodo irrituale è annullabile per i motivi dell’art. 808-ter c.p.c. (ad esempio convenzione invalida, arbitri nominati irregolarmente, violazione del contraddittorio).

    Sempronio – rifiuto dell'arbitrato

    Il contratto individuale di Sempronio, firmato il giorno dell’assunzione, contiene una clausola non certificata che impone l’arbitrato per qualsiasi controversia. Quando nasce una lite, Sempronio rifiuta l’arbitrato: la clausola è nulla, perché non è stata certificata ed è stata firmata prima dei trenta giorni dall’assunzione (art. 31, comma 10, L. 183/2010). Sempronio può liberamente adire il Tribunale del Lavoro.

    Domande frequenti

    La conciliazione è obbligatoria prima del giudizio?

    In generale no, salvo che per specifiche materie previste dalla legge o dal CCNL. Rimane comunque consigliabile come strumento per evitare i tempi e i costi del giudizio.

    Il lodo arbitrale è impugnabile?

    Sì. Il lodo emesso ai sensi degli artt. 412 e 412-quater c.p.c. è impugnabile ai sensi dell’art. 808-ter c.p.c. (convenzione invalida, arbitri nominati irregolarmente, violazione del contraddittorio e gli altri motivi lì elencati): decide in unico grado il tribunale in funzione di giudice del lavoro, su ricorso depositato entro trenta giorni dalla notificazione del lodo.

    Un accordo conciliativo mi impedisce di andare in giudizio dopo?

    Sì, se l’accordo è raggiunto in sede protetta (ITL, sede sindacale, commissione paritetica) e ha a oggetto diritti disponibili. La rinuncia ad agire in giudizio è valida e definitiva per i diritti oggetto dell’accordo.

    Cosa sono i diritti indisponibili del lavoratore?

    Sono i diritti attribuiti da norme inderogabili di legge o di contratto collettivo (minimi retributivi, ferie, riposo settimanale, tutela in caso di licenziamento). Non possono essere oggetto di arbitrato né di rinuncia preventiva.

    Posso essere obbligato ad accettare l'arbitrato nel contratto di lavoro?

    No, salvo una clausola compromissoria valida: deve essere prevista da accordi interconfederali o contratti collettivi, certificata a pena di nullità, firmata dopo il periodo di prova (o dopo almeno trenta giorni dall’assunzione) e non può riguardare la risoluzione del contratto (art. 31, comma 10, L. 183/2010). Le parti possono sempre accordarsi per l’arbitrato dopo che la lite è sorta.

    Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Art. 159 D.Lgs. 196/2003 – Modalità

    Art. 159 Codice Privacy – Modalita

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    1.

    Il personale operante, munito di documento di riconoscimento, può essere assistito ove necessario da consulenti tenuti al segreto su ciò di cui sono venuti a conoscenza, nell’esercizio delle proprie funzioni, in ordine a notizie che devono rimanere segrete .

    Nel procedere a rilievi e ad operazioni tecniche può altresì estrarre copia di ogni atto, dato e documento, anche a campione e su supporto informatico o per via telematica.

    Degli accertamenti è redatto sommario verbale nel quale sono annotate anche le eventuali dichiarazioni dei presenti.

    2.

    Ai soggetti presso i quali sono eseguiti gli accertamenti è consegnata copia dell’autorizzazione del presidente del tribunale, ove rilasciata.

    I medesimi soggetti sono tenuti a farli eseguire e a prestare la collaborazione a tal fine necessaria.

    In caso di rifiuto gli accertamenti sono comunque eseguiti e le spese in tal caso occorrenti sono poste a carico del titolare con il provvedimento che definisce il procedimento, che per questa parte costituisce titolo esecutivo ai sensi degli articoli 474 e 475 del codice di procedura civile .

    3.

    Gli accertamenti, se effettuati presso il titolare o il responsabile o il rappresentante del titolare o del responsabile , sono eseguiti dandone informazione a quest’ultimo o, se questo è assente o non è designato, alle persone autorizzate al trattamento dei dati personali sotto l’autorità diretta del titolare o del responsabile ai sensi dell’articolo 2-quaterdecies .

    Agli accertamenti possono assistere persone indicate dal titolare o dal responsabile.

    4.

    Se non è disposto diversamente nel decreto di autorizzazione del presidente del tribunale, l’accertamento non può essere iniziato prima delle ore sette e dopo le ore venti, e può essere eseguito anche con preavviso quando ciò può facilitarne l’esecuzione.

    5.

    Le informative, le richieste e i provvedimenti di cui al presente articolo e agli articoli 157 e 158 possono essere trasmessi anche mediante posta elettronica … .

    6.

    Quando emergono indizi di reato si osserva la disposizione di cui all’articolo 220 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale , approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 .

    Articolo in vigore. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato: la scheda lo indicava erroneamente come non più vigente ed è stata corretta il 15 settembre 2026.

  • Art. 179 Cod. Amb.: Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti

    Art. 179 Cod. Amb.: Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    (Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti) 1.

    La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia: a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento.

    La gerarchia stabilisce, in generale, un ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale.

    Nel rispetto della gerarchia di cui al comma 1, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono, nel rispetto degli articoli 177, commi 1 e 4, e 178, il miglior risultato complessivo, tenendo conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilità tecnica e la praticabilità economica.

    Con riferimento a flussi di rifiuti specifici è consentito discostarsi, in via eccezionale, dall'ordine di priorità di cui al comma 1 qualora ciò sia previsto nella pianificazione nazionale e regionale e consentito dall'autorità che rilascia l'autorizzazione ai sensi del Titolo III-bis della Parte II o del Titolo I, Capo IV, della Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 , nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilità, in base ad una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilità tecnica e la protezione delle risorse.

    Con uno o più decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro della salute, possono essere individuate, con riferimento a flussi di rifiuti specifici, le opzioni che garantiscono, in conformità a quanto stabilito dai commi da 1 a 3, il miglior risultato in termini di protezione della salute umana e dell'ambiente.

    COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 SETTEMBRE 2020, N. 116 .

    COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 SETTEMBRE 2020, N. 116 .

    COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 SETTEMBRE 2020, N. 116 .

    COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 3 SETTEMBRE 2020, N. 116 .

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 136 duodecies CPI – (Ottemperanza)

    Art. 136 Duodecies CPI – (Ottemperanza)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Nel caso in cui l’amministrazione non abbia prestato ottemperanza alle misure cautelari concesse, o abbia ottemperato solo parzialmente, la parte interessata può, con istanza motivata e notificata alle altre parti, chiedere alla Commissione dei ricorsi le opportune disposizioni attuative. La Commissione dei ricorsi esercita i poteri inerenti al giudizio di ottemperanza al giudicato, di cui agli articoli 112 e seguenti del codice del processo amministrativo .

    2. La Commissione dispone l’esecuzione dell’ordinanza cautelare indicandone le modalità e, ove occorra, il soggetto che deve provvedere.

  • Art. 136 octies CPI – (Sospensione e interruzione del processo)

    Art. 136 Octies CPI – (Sospensione e interruzione del processo)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il processo è sospeso quando è presentata querela di falso o deve essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio.

    2. La Commissione dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altro giudice deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa.

    3. Il processo è interrotto se, dopo la proposizione del ricorso, si verifica: a) il venir meno, per morte o altre cause, o la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti o del suo legale rappresentante o la cessazione di tale rappresentanza; b) la morte, la radiazione o sospensione dall’albo di uno dei difensori incaricati a sensi dell’articolo

    201. 4. L’interruzione si ha al momento dell’evento nei casi di cui al comma 3, lettera b). In ogni altro caso l’interruzione si ha al momento in cui l’evento è dichiarato o in pubblica udienza o per iscritto con apposita comunicazione del difensore della parte a cui l’evento si riferisce.

    5. Se, durante la decorrenza del termine per la proposizione del ricorso di cui all’articolo 136, comma 1, si verifica uno degli eventi previsti al comma 3, lettera a), il termine è prorogato di sei mesi dal giorno dell’evento.

    6. La sospensione è disposta e l’interruzione è dichiarata dal Presidente della Commissione con decreto o dalla Commissione con ordinanza.

    7. Avverso il decreto del Presidente è ammesso reclamo ai sensi dell’articolo

    136-quater. 8. Durante la sospensione e l’interruzione non possono essere compiuti atti del processo.

    9. I termini in corso sono interrotti e ricominciano a decorrere dalla presentazione dell’istanza di cui al comma

    11. 10. Dopo che è cessata la causa che ne ha determinato la sospensione, il processo prosegue se entro novanta giorni da tale data viene presentata da una delle parti istanza di trattazione al Presidente della Commissione, che provvede a norma dell’articolo

    136-quater. 11. Se entro novanta giorni da quando è stata dichiarata l’interruzione del processo la parte colpita dall’evento o i suoi successori o qualsiasi altra parte presentano istanza di trattazione al Presidente della Commissione, quest’ultimo provvede a norma dell’articolo

    136-quater.

  • Art. 136 septies CPI – (Deliberazioni del collegio giudicante)

    Art. 136 Septies CPI – (Deliberazioni del collegio giudicante)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Quando ricorrono giusti motivi, la deliberazione in Camera di consiglio può essere rinviata di non oltre trenta giorni.

    2. Alle deliberazioni del collegio si applicano le disposizioni di cui agli articoli 276 e 277 del codice di procedura civile . Non sono tuttavia ammesse sentenze non definitive o limitate solo ad alcune domande.

    3. Il relatore, o un altro membro della Commissione, è incaricato di redigere la sentenza esponendo i motivi della decisione.

    4. La sentenza deve contenere: a) l’indicazione della composizione del collegio, delle parti e dei loro difensori, se vi sono; b) la sintetica esposizione dello svolgimento del processo; c) le richieste delle parti; d) la concisa esposizione dei motivi in fatto e diritto che stanno a fondamento della decisione; e) il dispositivo.

    5. La sentenza deve inoltre contenere la data della deliberazione ed è sottoscritta dal Presidente e dall’estensore.

    6. La sentenza, se accoglie il ricorso, annulla l’atto in tutto o in parte e dispone i provvedimenti conseguenti.

    7. La sentenza è resa pubblica, nel testo integrale originale, mediante deposito presso la segreteria della Commissione entro sessanta giorni dalla data della deliberazione. Il segretario fa risultare l’avvenuto deposito apponendo sulla sentenza la propria firma e la data.

    8. La sentenza è notificata alle parti costituite, all’indirizzo di posta certificata di cui all’articolo 136, comma 3, a cura della segreteria, ed è pubblicata nel Bollettino Ufficiale.

    9. Dalla data della notificazione della sentenza di cui al comma 8 decorrono i termini per le impugnazioni di cui all’articolo 136-terdecies.

    10. Qualora la parte costituita dimostri di non aver ricevuto, senza propria colpa, la notificazione della sentenza, ai sensi del comma 8, si applicano i termini di impugnazione di cui all’ articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile .

    11. Ciascuna parte può richiedere alla segreteria copie autentiche della sentenza, previa corresponsione delle spese.

  • Art. 135 CPI – Commissione dei ricorsi

    Art. 135 CPI – Commissione dei ricorsi

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Contro i provvedimenti dell’Ufficio italiano brevetti e marchi che respingono totalmente o parzialmente una domanda o istanza che rifiutano la trascrizione oppure che impediscono il riconoscimento di un diritto e negli altri casi previsti dal presente codice, è ammesso ricorso alla Commissione dei ricorsi.

    2. La Commissione dei ricorsi, è composta di un presidente, un presidente aggiunto e di otto membri scelti fra i magistrati di grado non inferiore a quello di consigliere d’appello, sentito il Consiglio superiore della magistratura, o tra i professori di materie giuridiche delle università o degli istituti superiori dello Stato.

    3. La Commissione si articola in due sezioni, presiedute dal presidente e dal presidente aggiunto. Il presidente, il presidente aggiunto ed i membri della Commissione sono nominati con decreto del Ministro dello sviluppo economico, durano in carica quattro anni . L’incarico è rinnovabile.

    4. Alla Commissione di cui al comma 2 possono essere aggregati tecnici scelti dal presidente tra i professori delle università e degli istituti superiori e tra i consulenti in proprietà industriale, iscritti all’Ordine aventi una comprovata esperienza come consulenti tecnici d’ufficio, per riferire su singole questioni ad essa sottoposte. I tecnici aggregati non hanno voto deliberativo.

    5. La scelta dei componenti la Commissione anzidetta, nonché dei tecnici, può cadere sia su funzionari in attività di servizio, sia su funzionari a riposo, ferme le categorie di funzionari entro le quali la scelta deve essere effettuata.

    6. La Commissione dei ricorsi è assistita da una segreteria i cui componenti sono nominati con lo stesso decreto di costituzione della Commissione, o con decreto a parte. I componenti della segreteria debbono essere scelti fra i funzionari dell’Ufficio italiano brevetti e marchi ed il trattamento economico è quello stabilito dalla vigente normativa legislativa, regolamentare o contrattuale.

    7. La Commissione dei ricorsi ha funzione consultiva del Ministero dello sviluppo economico nella materia della proprietà industriale. Tale funzione viene esercitata su richiesta del Ministero dello sviluppo economico. Le sedute della Commissione in sede consultiva non sono valide se non sia presente la maggioranza assoluta dei suoi membri aventi voto deliberativo.

    8. I compensi per i componenti la Commissione, i componenti la segreteria della Commissione ed i tecnici aggregati alla Commissione, sono determinati con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

  • Art. 85 CPI – Durata ed effetti della brevettazione

    Art. 85 CPI – Durata ed effetti della brevettazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il brevetto per modello di utilità dura dieci anni dalla data di presentazione della domanda e scade con lo spirare dell’ultimo istante del giorno corrispondente a quello di presentazione della domanda

    2. I diritti conferiti e la decorrenza degli effetti del brevetto sono regolati conformemente all’articolo 53.

  • Art. 84 CPI – Brevettazione alternativa

    Art. 84 CPI – Brevettazione alternativa

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. È consentito a chi chiede il brevetto per invenzione industriale, ai sensi del presente codice, di presentare contemporaneamente domanda di brevetto per modello di utilità, da valere nel caso che la prima non sia accolta o sia accolta solo in parte.

    2. Se la domanda ha per oggetto un modello anziché un’invenzione o viceversa, l’Ufficio italiano brevetti e marchi invita l’interessato, assegnandogli un termine, a modificare la domanda stessa, la quale tuttavia ha effetto dalla data di presentazione originaria.

    3. Se la domanda di brevetto per modello di utilità contiene anche un’ invenzione o viceversa, è applicabile l’articolo 161.

  • Art. 83 CPI – Il diritto alla brevettazione

    Art. 83 CPI – Il diritto alla brevettazione

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Il diritto al brevetto spetta all’autore del nuovo modello di utilità ed ai suoi aventi causa.

  • Art. 82 CPI – Oggetto del brevetto

    Art. 82 CPI – Oggetto del brevetto

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Possono costituire oggetto di brevetto per modello di utilità i nuovi modelli atti a conferire particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego a macchine, o parti di esse, strumenti, utensili od oggetti di uso in genere, quali i nuovi modelli consistenti in particolari conformazioni, disposizioni, configurazioni o combinazioni di parti.

    2. Il brevetto per le macchine nel loro complesso non comprende la protezione delle singole parti.

    3. Gli effetti del brevetto per modello di utilità si estendono ai modelli che conseguono pari utilità, purché utilizzino lo stesso concetto innovativo.

  • Art. 81 octies CPI – (Licenza obbligatoria)

    Art. 81 Octies CPI – (Licenza obbligatoria)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. L’Ufficio italiano brevetti e marchi rilascia una licenza obbligatoria anche a favore: a) del costitutore, per lo sfruttamento non esclusivo dell’invenzione protetta dal brevetto, qualora tale licenza sia necessaria allo sfruttamento di una varietà vegetale; b) del titolare di un brevetto riguardante un’invenzione biotecnologica per l’uso della privativa su un ritrovato vegetale.

    2. Il rilascio della licenza di cui al comma 1 avviene secondo le procedure e alle condizioni di cui agli articoli 71 e 72, in quanto compatibili.

    3. In caso di concessione della licenza obbligatoria il titolare del brevetto ed il titolare della privativa per ritrovati vegetali hanno diritto, reciprocamente, ad una licenza secondo condizioni che, in mancanza di accordo tra le parti, sono determinate dall’Ufficio italiano brevetti e marchi.

    4. Il rilascio della licenza di cui al comma 1 è subordinato alla dimostrazione, da parte del richiedente: a) che si è rivolto invano al titolare del brevetto o della privativa sui ritrovati vegetali per ottenere una licenza contrattuale; b) che la varietà vegetale o l’invenzione costituisce un progresso tecnico significativo, di notevole interesse economico rispetto all’invenzione indicata nel brevetto o alla varietà vegetale protetta.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.