Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 34 L. 689/1981 – Esclusione della depenalizzazione

    Art. 34 L. 689/1981 – Esclusione della depenalizzazione

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    La disposizione del primo comma dell'articolo 32 non si applica ai reati previsti: a) dal codice penale , salvo quanto disposto dall'articolo 33, lettera a); b) dall' articolo 19, secondo comma, della legge 22 maggio 1978, n. 194 , sulla interruzione volontaria della gravidanza; c) da disposizioni di legge concernenti le armi, le munizioni e gli esplosivi; d) dall' articolo 221 del testo unico delle leggi sanitarie , approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 ; e) dalla legge 30 aprile 1962, n. 283 , modificata con legge 26 febbraio 1963, n. 441 , sulla disciplina igienica degli alimenti, salvo che per le contravvenzioni previste dagli articoli 8 e 14 della stessa legge 30 aprile 1962, n. 283 ; f) dalla legge 29 marzo 1951, n. 327 , sulla disciplina degli alimenti per la prima infanzia e dei prodotti dietetici; g) dalla legge 10 maggio 1976, n. 319 , sulla tutela delle acque dall'inquinamento; h) dalla legge 13 luglio 1966, n. 615 , concernente provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico; i) dalla legge 31 dicembre 1962, n. 1860 , e dal decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185 , relativi all'impiego pacifico dell'energia nucleare; l) dalle leggi in materia urbanistica ed edilizia; m) dalle leggi relative ai rapporti di lavoro, anche per quanto riguarda l'assunzione dei lavoratori e le assicurazioni sociali, salvo quanto previsto dal successivo articolo 35; n) dalle leggi relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro ed all'igiene del lavoro; o) dall' articolo 108 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 , e dall' articolo 89 del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960 n. 570 , in materia elettorale.

  • Art. 32 L. 689/1981 – Sostituzione della sanzione amministrativa pecuniaria alla multa o alla ammenda

    Art. 32 L. 689/1981 – Sostituzione della sanzione amministrativa pecuniaria alla multa o alla ammenda

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Non costituiscono reato e sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro tutte le violazioni per le quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda, salvo quanto disposto, per le violazioni finanziarie, dall'articolo

    39. La disposizione del precedente comma non si applica ai reati in esso previsti che, nelle ipotesi aggravate, siano punibili con pena detentiva, anche se alternativa a quella pecuniaria. La disposizione del primo comma non si applica, infine, ai delitti in esso previsti che siano punibili a querela.

  • Art. 135 L. 689/1981 – Appello contro sentenze del tribunale e della corte d’assise

    Art. 135 L. 689/1981 – Appello contro sentenze del tribunale e della corte d’assise

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L' articolo 513 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: "Art.

    513. – (Appello contro sentenze del tribunale e della corte di assise). – Contro le sentenze del tribunale e della corte di assise possono appellare, rispettivamente, alla corte di appello e alla corte di assise di appello, salvo che la legge disponga altrimenti: 1) l'imputato nel caso di condanna per delitto o per contravvenzione punita con pena alternativa o per la quale non è ammessa la oblazione ovvero quando è stato dichiarato contravventore abituale o professionale; 2) l'imputato nel caso di proscioglimento da delitto o da contravvenzione per la quale la legge stabilisce la pena dell'arresto, qualora il proscioglimento sia pronunziato per estinzione del reato a seguito di giudizio di comparazione tra circostanze o per insufficienza di prove o per perdono giudiziale ovvero perché si tratta di persona non imputabile o di persona non punibile perché il fatto non costituisce reato, se è stata applicata o può, con provvedimento successivo, essere applicata una misura di sicurezza; 3) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale presso la corte di appello nel caso di proscioglimento, se la imputazione riguardava un delitto o una contravvenzione punibile con l'arresto, e nel caso di condanna per delitto ovvero per contravvenzione punita con pena alternativa o per la quale non è ammessa la oblazione".

  • Art. 134 L. 689/1981 – Appello contro sentenze del pretore

    Art. 134 L. 689/1981 – Appello contro sentenze del pretore

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L' articolo 512 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: "Art.

    512. (Appello contro sentenze del pretore). – Contro le sentenze del pretore possono appellare al tribunale: 1) l'imputato nel caso di condanna per delitto o per contravvenzione punita con pena alternativa o per la quale non è ammessa la oblazione ovvero quando è stato dichiarato contravventore abituale o professionale; 2) l'imputato nel caso di proscioglimento da delitto o da contravvenzione per la quale la legge stabilisce la pena dell'arresto, qualora il proscioglimento sia pronunciato per estinzione del reato a seguito di giudizio di comparazione tra circostanze o per insufficienza di prove o per concessione del perdono giudiziale ovvero perché si tratta di persona non imputabile o di persona non punibile perché il fatto non costituisce reato, se è stata applicata o può, con provvedimento successivo, essere applicata una misura di sicurezza; 3) il rappresentante del pubblico ministero nel dibattimento davanti al pretore e il procuratore della Repubblica nel caso di proscioglimento, se l'imputazione riguardava un delitto o una contravvenzione punibile con l'arresto; e nel caso di condanna per delitto ovvero per contravvenzione punita con pena alternativa o per la quale non è ammessa l'oblazione".

  • Art. 133 L. 689/1981 – Esecuzione provvisoria di misure di sicurezza

    Art. 133 L. 689/1981 – Esecuzione provvisoria di misure di sicurezza

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L' articolo 485 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: "Art.

    485. – (Esecuzione provvisoria di misure di sicurezza). – Il giudice, quando abbia disposto una misura di sicurezza, può, nei casi consentiti dall' articolo 206 del codice penale , ordinarne con la sentenza la provvisoria esecuzione. La sentenza è impugnabile anche per il capo che dispone l'esecuzione provvisoria della misura di sicurezza; ma l'impugnazione non ne sospende l'esecuzione".

  • Art. 132 L. 689/1981 – Modificazioni dell’ articolo 400 del codice di procedura penale in materia di provvedimenti per l’applicazione provvisoria di pene accessorie o di misure di sicurezza

    Art. 132 L. 689/1981 – Modificazioni dell’ articolo 400 del codice di procedura penale in materia di provvedimenti per l’applicazione provvisoria di pene accessorie o di misure di sicurezza

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    Dopo l'ultimo comma dell' articolo 400 del codice di procedura penale sono aggiunti i seguenti commi: "Si applicano le disposizioni previste dal terzo, quarto ed ultimo comma dell'articolo 301; contro il provvedimento emesso dal pretore l'appello è proposto dinanzi al giudice istruttore; contro la decisione emessa dal giudice istruttore in grado di appello può essere proposto ricorso per cassazione. L'impugnazione non sospende l'esecuzione del provvedimento".

  • Art. 131 L. 689/1981 – Applicazione provvisoria di pene accessorie o di misure di sicurezza

    Art. 131 L. 689/1981 – Applicazione provvisoria di pene accessorie o di misure di sicurezza

    L. 24 novembre 1981, n. 689 – testo aggiornato

    L' articolo 301 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: "Art.

    301. – (Applicazione provvisoria di pene accessorie o di misure di sicurezza). – L'applicazione provvisoria delle pene accessorie, nei casi consentiti dalla legge, è disposta dal giudice, anche d'ufficio, con decreto motivato, in qualunque stato dell'istruzione, dopo l'interrogatorio dell'imputato o, se questo non è possibile, dopo la emissione di un mandato. Il decreto è immediatamente comunicato al pubblico ministero per l'esecuzione. Le stesse disposizioni si osservano per l'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza. Contro il provvedimento del giudice istruttore che dispone l'applicazione provvisoria della pena accessoria o della misura di sicurezza o che non accoglie la richiesta del pubblico ministero, il procuratore della Repubblica, il procuratore generale e l'imputato possono proporre appello dinanzi alla sezione istruttoria della corte di appello. Contro il provvedimento emesso dalla sezione istruttoria può essere proposto ricorsa per cassazione. L'impugnazione non sospende l'esecuzione del provvedimento".

  • Art. 192 CPI – (Continuazione della procedura)

    Art. 192 CPI – (Continuazione della procedura)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Quando il richiedente di un diritto di proprietà industriale non abbia osservato un termine relativamente ad una procedura di fronte all’Ufficio italiano brevetti e marchi, la procedura è ripresa su richiesta del richiedente senza che la non osservanza del termine comporti la perdita del diritto di proprietà industriale o altra conseguenza.

    2. La richiesta di continuazione della procedura deve essere presentata entro due mesi dalla scadenza del termine non osservato o dal termine di proroga previsto all’articolo 191, comma 2, ove sia stata richiesta la proroga, e deve essere accompagnata dalla prova di aver compiuto entro lo stesso termine quanto omesso entro il termine precedentemente scaduto. Con la richiesta deve essere comprovato il pagamento del diritto previsto per la continuazione della procedura nella tabella A allegata al decreto del Ministro dello sviluppo economico in data 2 aprile 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 del 6 aprile 2007 .

    3. La disposizione di cui al presente articolo non è applicabile al termine per la rivendicazione del diritto di priorità, ai termini riguardanti la procedura di opposizione, al termine per la presentazione di un ricorso alla Commissione dei ricorsi, al periodo per la presentazione del documento di priorità, al periodo per l’integrazione della domanda o la produzione della traduzione ai sensi dell’articolo 148, al termine per il pagamento dei diritti di mantenimento dei titoli di proprietà industriale con mora, ai termini previsti per la reintegrazione del diritto di cui all’articolo 193 e al termine per la presentazione della traduzione in inglese delle rivendicazioni della domanda di brevetto di cui all’articolo 8 del decreto del Ministro dello sviluppo economico in data 27 giugno 2008 sulla ricerca di anteriorità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 2 luglio 2008 .

  • Liquidazioni IVA omesse 2026: cosa cambia con i nuovi controlli, esempio

    In sintesi

    • Novità: nuovo art. 54-bis.1 inserito nel DPR 633/72 dalla legge di bilancio 2026.
    • Ambito: omessa presentazione della dichiarazione annuale IVA.
    • Strumenti dell’AdE: fatture elettroniche, corrispettivi telematici, dati delle liquidazioni periodiche.
    • Credito da periodo precedente: non considerato nella liquidazione automatica.
    • Scomputo: solo i versamenti effettivamente eseguiti sono detratti dall’imposta liquidata.

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 111 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) inserisce nel DPR 26 ottobre 1972 n. 633 il nuovo art. 54-bis.1, che attribuisce all’Agenzia delle entrate il potere di liquidare l’IVA dovuta in caso di omessa dichiarazione annuale, anche con procedure automatizzate, sulla base delle fatture elettroniche, dei corrispettivi telematici e dei dati delle liquidazioni periodiche. La norma attua la riforma 1.12 del PNRR sull’amministrazione fiscale. Un provvedimento direttoriale AdE definirà le modalità operative.

    Approfondimento normativo completo: Comma 111 LB26: nuovo art. 54-bis.1 DPR 633/72, liquidazione IVA.

    Il nuovo art. 54-bis.1 DPR 633/72: come funziona la liquidazione IVA automatica

    Il comma 111 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) dà attuazione alla riforma 1.12 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), relativa alla modernizzazione dell’amministrazione fiscale. La misura introduce nel DPR 26 ottobre 1972 n. 633 – il decreto IVA – un nuovo articolo, il 54-bis.1, che consente all’Agenzia delle entrate di procedere alla liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto nelle ipotesi di omessa dichiarazione annuale, senza attendere l’avvio di un accertamento tradizionale.

    Il meccanismo si fonda sui dati già in possesso dell’Amministrazione: fatture elettroniche emesse e ricevute, corrispettivi telematici trasmessi e dati delle comunicazioni periodiche delle liquidazioni IVA (LIPE). L’Agenzia può ricorrere anche a procedure automatizzate per elaborare questi dati e determinare l’imposta dovuta. Una regola specifica disciplina il trattamento del credito IVA risultante dalla dichiarazione del periodo precedente: tale credito non viene considerato nella liquidazione automatica. Dall’imposta calcolata sono invece scomputati esclusivamente i versamenti effettivamente eseguiti dal contribuente.

    La norma precisa che la dichiarazione si considera omessa anche quando è presentata senza i quadri dichiarativi necessari per la determinazione dell’imposta. Questo estende l’applicabilità del nuovo strumento alle ipotesi di dichiarazioni incomplete o prive dei dati essenziali, non solo a quelle di totale mancata presentazione. Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, atteso ai sensi del comma 5 del nuovo art. 54-bis.1, definirà le modalità operative di comunicazione delle risultanze e i dati utilizzabili: fino alla sua pubblicazione le procedure restano da dettagliare.

    Cosa deve sapere il contribuente IVA

    • La liquidazione automatica scatta in caso di omessa dichiarazione annuale IVA (incluse le dichiarazioni incomplete).
    • L’AdE utilizza fatture elettroniche, corrispettivi telematici e dati LIPE già acquisiti.
    • Il credito IVA del periodo precedente non è considerato nella liquidazione automatica.
    • Vengono scomputati solo i versamenti periodici effettivamente eseguiti.
    • La liquidazione ex art. 54-bis.1 non esclude l’azione accertatrice ordinaria dell’AdE.

    Caso 1: Tizio, ditta individuale di commercio al dettaglio, Bologna

    Scenario. Tizio gestisce un negozio di abbigliamento a Bologna, in regime IVA ordinario con liquidazioni mensili. Per l’anno 2025 omette di presentare la dichiarazione IVA annuale (scadenza aprile 2026). Nel corso del 2025 ha regolarmente trasmesso i corrispettivi telematici e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche, ha versato la maggior parte delle liquidazioni mensili ma ne ha saltata una (novembre 2025, importo 8.400 euro). A partire dal 2026, il nuovo art. 54-bis.1 DPR 633/72 è applicabile.

    Come si legge in pratica. L’Agenzia delle entrate, rilevata l’omessa dichiarazione annuale IVA per il 2025, può ora avvalersi del nuovo art. 54-bis.1 per procedere alla liquidazione automatica dell’imposta sulla base dei corrispettivi telematici e dei dati LIPE trasmessi da Tizio nel corso dell’anno. Dall’imposta così determinata l’AdE sconta esclusivamente i versamenti effettivamente eseguiti: la rata di novembre (8.400 euro) non versata rimane nel debito. Il credito IVA eventualmente risultante dalla dichiarazione 2024 non viene considerato in questa sede. Tizio si trova esposto a un debito IVA liquidato d’ufficio, più sanzioni e interessi, senza che l’AdE debba avviare un accertamento tradizionale.

    Riepilogo Caso 1

    • Omissione: dichiarazione annuale IVA 2025 non presentata.
    • Dati usati dall’AdE: corrispettivi telematici e LIPE 2025.
    • Versamenti scomputati: solo quelli effettivamente eseguiti (11 rate su 12).
    • Rata non versata (novembre): resta nel debito liquidato d’ufficio.
    • Credito 2024: non considerato nella liquidazione automatica.

    Caso 2: Caia, SRL di consulenza, Milano

    Scenario. Caia è amministratrice di una SRL di consulenza informatica a Milano. Per il 2025 presenta la dichiarazione IVA annuale, ma omette di compilare il quadro VE (operazioni attive) e il quadro VF (operazioni passive), rendendo la dichiarazione priva dei dati necessari per la determinazione dell’imposta. La normativa vigente fino al 2025 richiedeva un accertamento formale per questa fattispecie. Dal 1° gennaio 2026, il nuovo art. 54-bis.1 considera omessa anche la dichiarazione presentata senza i quadri dichiarativi essenziali.

    Come si legge in pratica. La dichiarazione incompleta della SRL di Caia è equiparata, ai sensi del nuovo art. 54-bis.1 DPR 633/72, a una dichiarazione omessa. L’Agenzia delle entrate può quindi procedere alla liquidazione automatica dell’IVA utilizzando le fatture elettroniche emesse e ricevute dalla società nel 2025. Il credito IVA risultante dalla dichiarazione del 2024 non è computato in questa sede, mentre vengono scomputati i versamenti periodici effettuati durante l’anno. Caia è esposta a un accertamento d’ufficio che la norma ora rende più rapido ed efficiente, senza necessità di un procedimento accertativo tradizionale.

    Riepilogo Caso 2

    • Fattispecie: dichiarazione annuale presentata senza quadri VE e VF.
    • Qualificazione: equiparata a dichiarazione omessa ex art. 54-bis.1.
    • Dati usati dall’AdE: fatture elettroniche emesse e ricevute 2025.
    • Scomputo: versamenti periodici effettuati nel corso dell’anno.
    • Credito 2024: non considerato nella liquidazione automatica.

    Caso 3: Sempronio, azienda agricola, Verona

    Scenario. Sempronio conduce un’azienda agricola in regime speciale IVA ex art. 34 DPR 633/72. Per il 2025 omette di presentare la dichiarazione annuale. Nel corso dell’anno ha emesso fatture elettroniche per cessioni di prodotti agricoli e ha trasmesso regolarmente i dati LIPE. Il consulente si interroga se il nuovo art. 54-bis.1 si applichi anche ai soggetti in regime speciale agricolo, dove l’IVA è determinata forfettariamente per detrazione.

    Come si legge in pratica. Il nuovo art. 54-bis.1, introdotto dal comma 111 della legge di bilancio 2026, si applica in caso di omessa dichiarazione annuale IVA senza distinguere tra regimi ordinari e speciali. Tuttavia, per i soggetti in regime speciale ex art. 34 DPR 633/72 la determinazione dell’imposta segue meccanismi forfettari (detrazione per percentuali di compensazione) che potrebbero rendere più complessa la liquidazione automatica basata sulle sole fatture elettroniche. Il provvedimento direttoriale AdE, atteso in base al comma 5 del nuovo articolo, chiarirà i dati utilizzabili e le modalità operative per ciascuna tipologia di soggetto passivo. Sempronio è invitato a regolarizzare la propria posizione presentando la dichiarazione omessa prima dell’avvio del procedimento d’ufficio.

    Riepilogo Caso 3

    • Regime: speciale agricolo ex art. 34 DPR 633/72.
    • Omissione: dichiarazione annuale IVA 2025 non presentata.
    • Applicabilità art. 54-bis.1: potenzialmente estesa, da chiarire con provvedimento AdE.
    • Dati disponibili: fatture elettroniche e LIPE trasmessi nel 2025.
    • Azione consigliata: presentare dichiarazione tardiva prima dell’avvio d’ufficio.

    Quando conviene una verifica

    Per regolarizzare la tua posizione IVA o valutare l’impatto del nuovo art. 54-bis.1: Consulta un commercialista IVA.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Da quando si applica il nuovo art. 54-bis.1 DPR 633/72?

    Il comma 111 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) è in vigore dal 1° gennaio 2026. Il nuovo art. 54-bis.1 è pertanto applicabile alle liquidazioni d’ufficio che l’Agenzia delle entrate potrà avviare a partire da quella data, con riferimento alle dichiarazioni annuali IVA omesse entro il termine di cui all’art. 57, comma 2, DPR 633/72. Le modalità operative dettagliate dipenderanno dal provvedimento direttoriale AdE, attualmente in attesa di emanazione.

    La liquidazione automatica ex art. 54-bis.1 esclude l'accertamento ordinario?

    No. Il testo del nuovo art. 54-bis.1 precisa espressamente che la liquidazione automatica avviene senza pregiudizio dell’azione accertatrice. L’Agenzia delle entrate conserva quindi il potere di avviare un accertamento ordinario in aggiunta o in alternativa alla procedura automatizzata. I due strumenti non si escludono a vicenda: la liquidazione d’ufficio è una misura più rapida, ma non definitiva rispetto alla potestà di accertamento piena.

    Il credito IVA del periodo precedente viene considerato nella liquidazione automatica?

    No. Il comma 1 del nuovo art. 54-bis.1 stabilisce esplicitamente che non si tiene conto del credito risultante dalla dichiarazione presentata per il periodo antecedente a quello oggetto di liquidazione. Questa scelta legislativa mira a semplificare la procedura automatizzata, ma espone il contribuente a un debito d’ufficio che potrebbe non riflettere la posizione IVA complessiva. Il credito precedente potrà essere fatto valere in sede di accertamento o di contenzioso.

    Una dichiarazione presentata senza alcuni quadri è considerata omessa?

    Sì. Il nuovo art. 54-bis.1 DPR 633/72 equipara all’omessa presentazione anche la dichiarazione trasmessa senza i quadri dichiarativi necessari per la determinazione dell’imposta. Ciò significa che non è sufficiente presentare la dichiarazione in modo formale: occorre che essa contenga tutti i dati sostanziali richiesti (tipicamente i quadri VE e VF). Una dichiarazione priva di questi elementi è soggetta alla medesima procedura di liquidazione automatica prevista per l’omissione totale.

    Cosa sono le LIPE e come vengono usate nella liquidazione automatica?

    Le LIPE (Comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA) sono le comunicazioni trimestrali che i contribuenti IVA inviano all’Agenzia delle entrate con i dati delle proprie liquidazioni periodiche mensili o trimestrali. Il nuovo art. 54-bis.1 le indica come uno dei tre flussi di dati – insieme alle fatture elettroniche e ai corrispettivi telematici – che l’AdE può utilizzare per ricostruire l’IVA dovuta in caso di dichiarazione annuale omessa. La norma consente anche procedure automatizzate di elaborazione di questi flussi.

  • Lavori nel turismo 2026: quanto spetta in più in busta paga? caso pratico

    In sintesi

    • Trattamento integrativo speciale pari al 15% delle retribuzioni lorde per notturno e festivo
    • Non concorre alla formazione del reddito (esenzione fiscale totale, non sostitutiva)
    • Valido solo dal 1° gennaio al 30 settembre 2026 (misura temporanea di 9 mesi)
    • Destinato ai lavoratori del turismo, ricettivo, termale e somministrazione alimenti/bevande
    • Norma in attesa di decreto attuativo per codice tributo F24 e modalità CU/dichiarazione

    Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

    Il comma 18 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) riconosce, dal 1° gennaio al 30 settembre 2026, ai lavoratori del comparto turistico, ricettivo, termale e degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande un trattamento integrativo speciale pari al 15% delle retribuzioni lorde per lavoro notturno e straordinario festivo. Il trattamento non concorre alla formazione del reddito. La norma è in attesa di decreto attuativo per la definizione del codice tributo F24 e delle modalità di esposizione in CU e dichiarazione dei redditi.

    Approfondimento normativo completo: Comma 18 LB26: trattamento integrativo 15% lavoro notturno e festivo turismo.

    Il trattamento integrativo speciale del 15% per i lavoratori del turismo nel 2026

    La legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) ha introdotto, al comma 18, un incentivo specifico per far fronte alla cronica carenza di offerta di lavoro nel settore turistico. Per il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2026, ai lavoratori di alberghi, strutture ricettive, stabilimenti termali, ristoranti, bar e altri esercizi di somministrazione di alimenti e bevande viene riconosciuto un trattamento integrativo speciale per le ore lavorate di notte e nei giorni festivi.

    Il trattamento è pari al 15% delle retribuzioni lorde corrisposte per lavoro notturno e per prestazioni straordinarie effettuate nei giorni festivi. La caratteristica principale che distingue questo strumento dall’imposta sostitutiva prevista dai commi 7-10 è che il trattamento integrativo speciale non concorre alla formazione del reddito del lavoratore: è una somma aggiuntiva del tutto esente da IRPEF e addizionali, non soltanto tassata a un’aliquota ridotta.

    È necessario precisare che, alla data di entrata in vigore della norma, il comma 18 è in attesa di un decreto attuativo dell’Agenzia delle entrate che definisca il codice tributo da utilizzare nel modello F24, le modalità di compensazione e le indicazioni per l’esposizione nelle certificazioni uniche e nelle dichiarazioni dei redditi. Fino all’emanazione di tale provvedimento, i datori di lavoro non possono procedere all’erogazione in modo pienamente operativo: questa pagina sarà aggiornata non appena il decreto sarà pubblicato.

    Cosa verificare per applicare il trattamento integrativo del 15%

    • Verificare che l’attività rientri nel comparto turistico, ricettivo, termale o nella somministrazione di alimenti e bevande
    • Distinguere le ore di lavoro notturno e i festivi dalle ore ordinarie feriali diurne, che non rientrano nell’agevolazione
    • Controllare che le prestazioni siano collocate entro il periodo 1° gennaio – 30 settembre 2026
    • Attendere il decreto attuativo dell’Agenzia delle entrate per il codice tributo F24 e le modalità di esposizione in CU
    • Verificare con il consulente del lavoro la corretta distinzione tra il trattamento integrativo (comma 18) e la sostitutiva 15% ex comma 10, che hanno presupposti diversi

    Caso 1: Tizio, cameriere in un albergo di montagna

    Scenario. Tizio lavora come cameriere in un albergo di montagna aperto nei mesi invernali e primaverili. Da gennaio a settembre 2026 svolge turni notturni e lavora in diversi giorni festivi. La sua retribuzione lorda complessiva per queste prestazioni (ore notturne e straordinari festivi) ammonta a 3.200 euro nel periodo agevolato.

    Come si legge in pratica. Tizio ha diritto al trattamento integrativo speciale del 15% sulla retribuzione lorda di 3.200 euro relativa al lavoro notturno e festivo nel periodo gennaio-settembre 2026. Il trattamento integrativo ammonta a 480 euro, che verranno riconosciuti in aggiunta alla retribuzione ordinaria. Cruciale è la caratteristica di non concorrenza al reddito: i 480 euro non aumentano la base imponibile IRPEF di Tizio, né incidono sulle addizionali. Tuttavia, poiché il decreto attuativo dell’Agenzia delle entrate non è ancora stato emanato, il datore di lavoro non può ancora procedere all’erogazione secondo le modalità operative definitive: dovrà attendere le istruzioni sul codice tributo F24 e sull’esposizione in CU prima di liquidare le somme.

    Riepilogo Caso 1

    • Retribuzione lorda notturno + festivo gen-set 2026: 3.200 euro
    • Trattamento integrativo speciale (15%): 480 euro
    • Natura fiscale: non concorre al reddito (esenzione totale, non sostitutiva)
    • Periodo di applicazione: 1° gennaio – 30 settembre 2026
    • Attenzione: operatività subordinata all’emanazione del decreto attuativo

    Caso 2: Caia, receptionist in uno stabilimento termale

    Scenario. Caia è receptionist in uno stabilimento termale. Tra gennaio e settembre 2026 svolge turni notturni (accoglienza clienti nelle ore serali oltre le 22:00) e lavora in numerosi giorni festivi per garantire la continuità del servizio. La retribuzione lorda per queste prestazioni nel periodo agevolato ammonta a 2.000 euro. La sua retribuzione ordinaria lorda mensile è di 1.600 euro.

    Come si legge in pratica. Gli stabilimenti termali rientrano espressamente nel perimetro soggettivo del comma 18, che li include nel comparto del turismo. Caia ha quindi diritto al trattamento integrativo speciale del 15% sui 2.000 euro di retribuzione lorda per lavoro notturno e festivo: il trattamento ammonta a 300 euro da erogare in aggiunta alla retribuzione ordinaria, senza che tale importo incida sul reddito imponibile. La retribuzione ordinaria di 1.600 euro mensili resta invece integralmente assoggettata a IRPEF e addizionali nelle forme ordinarie. Il trattamento integrativo non è cumulabile con la sostitutiva al 15% prevista dal comma 10 per il lavoro notturno in generale: si tratta di regimi paralleli, e il datore di lavoro dovrà scegliere, alla luce delle istruzioni del decreto attuativo, quale regime applicare alle somme di Caia, evitando duplicazioni.

    Riepilogo Caso 2

    • Retribuzione lorda notturno + festivo gen-set 2026: 2.000 euro
    • Trattamento integrativo speciale (15%): 300 euro, non imponibile
    • Retribuzione ordinaria: tassata a IRPEF nei modi ordinari
    • Stabilimenti termali: esplicitamente inclusi nel perimetro del comma 18
    • Attenzione: non cumulare con sostitutiva 15% comma 10 – attendere chiarimenti decreto

    Caso 3: Sempronio, cuoco in un ristorante che lavora solo nei giorni feriali

    Scenario. Sempronio lavora come cuoco in un ristorante. Svolge il proprio turno esclusivamente nei giorni feriali, tra le ore 11:00 e le ore 22:00, senza mai prestare servizio nelle ore notturne né nei giorni festivi. Da gennaio a settembre 2026 percepisce 13.000 euro di retribuzione lorda, tutti riconducibili a prestazioni ordinarie feriali.

    Come si legge in pratica. Sempronio non ha diritto al trattamento integrativo speciale del 15%. La norma del comma 18 agevolisce soltanto le retribuzioni lorde corrisposte per lavoro notturno e prestazioni straordinarie nei giorni festivi. Le prestazioni feriali diurne, pur se svolte in un esercizio di ristorazione che rientra pienamente nel perimetro soggettivo del comma 18, non danno accesso al trattamento integrativo. I 13.000 euro percepiti da Sempronio seguono la tassazione ordinaria IRPEF. La qualificazione come esercizio di somministrazione di alimenti e bevande è condizione necessaria ma non sufficiente: occorre anche che le prestazioni siano effettivamente notturne o festive.

    Riepilogo Caso 3

    • Retribuzione lorda gen-set 2026: 13.000 euro, tutte per prestazioni feriali diurne
    • Trattamento integrativo speciale 15% (comma 18): non spettante
    • Motivo esclusione: nessuna prestazione notturna né festiva
    • Tassazione applicata: IRPEF ordinaria sull’intera retribuzione
    • Nota: il ristorante rientra nel perimetro ma le prestazioni non soddisfano il requisito oggettivo

    Quando conviene una verifica

    Per verificare se la tua posizione nel settore turistico dà accesso al trattamento integrativo: Consulta un esperto di diritto del lavoro.

    Norme e fonti collegate

    Domande frequenti

    Il trattamento integrativo del 15% si applica anche alle prestazioni di ottobre 2026?

    No. Il comma 18 della legge di bilancio 2026 circoscrive espressamente il periodo di applicazione dal 1° gennaio al 30 settembre 2026. Le prestazioni di lavoro notturno e festivo effettuate a partire dal 1° ottobre 2026 non beneficiano del trattamento integrativo speciale, indipendentemente dal fatto che il rapporto di lavoro prosegua. Le somme corrisposte per prestazioni post-settembre seguiranno la tassazione ordinaria o, se applicabile, il regime del comma 10 per la sostitutiva generale al 15% sul lavoro notturno.

    I lavoratori stagionali del turismo che iniziano il contratto in primavera 2026 possono beneficiarne?

    Sì, a condizione che le prestazioni siano effettuate nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2026 e che rientrino nelle categorie agevolate (lavoro notturno, straordinario festivo). Il trattamento integrativo non richiede un rapporto di lavoro continuativo: si applica su ciascuna prestazione agevolabile effettuata nel periodo, anche da parte di lavoratori con contratto a tempo determinato stagionale.

    Il trattamento integrativo del 15% è cumulabile con altri bonus o agevolazioni fiscali sul lavoro?

    La norma non prevede espliciti divieti di cumulo con altri strumenti diversi da quelli dello stesso provvedimento. Tuttavia, il decreto attuativo dell’Agenzia delle entrate – ancora non emanato – potrà chiarire eventuali limiti o incompatibilità. In particolare, dovrà essere chiarito il coordinamento con la sostitutiva al 15% prevista dal comma 10 della stessa legge di bilancio 2026 per il lavoro notturno in generale: è prudente attendere le istruzioni ufficiali prima di applicare entrambi i regimi sulle medesime somme.

    Cosa si intende per 'esercizi di somministrazione di alimenti e bevande' ai fini del comma 18?

    Il comma 18 richiama espressamente l’articolo 5 della legge 25 agosto 1991, n. 287, che disciplina gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande: bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, self-service, pub, gelaterie, pasticcerie e locali similari. Rientrano nella definizione anche le mense aziendali e gli spacci interni qualora soggetti a licenza ex L. 287/1991. Sono invece escluse le attività di catering e banqueting che non hanno una sede fissa di somministrazione.

    Il datore di lavoro deve attendere il decreto attuativo per erogare il trattamento integrativo?

    In linea di principio, la norma è in vigore dal 1° gennaio 2026. Tuttavia, poiché il decreto attuativo dell’Agenzia delle entrate deve ancora definire il codice tributo F24, le modalità di compensazione e le istruzioni per la CU e la dichiarazione dei redditi, i datori di lavoro si trovano in una condizione di incertezza operativa. È fortemente consigliato attendere i chiarimenti ufficiali – o quantomeno una circolare interpretativa – prima di procedere all’erogazione, per evitare errori nella gestione dei modelli fiscali e nelle dichiarazioni dei lavoratori.

  • Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 87/2024: riforma del ravvedimento operoso

    Riforma fiscale 2024 – D.Lgs. 87/2024: riforma del ravvedimento operoso

    D.Lgs. 87/2024 – Riforma fiscale 2024 (L. delega 111/2023)

    Ravvedimento operoso. Il commento approfondisce contenuto, ambito di applicazione, novità rispetto alla previgente disciplina e impatto pratico per contribuenti e operatori.

  • Deposito fiscale: le accise in sospensione d’imposta

    In sintesi

    • Deposito fiscale: luogo autorizzato dove i prodotti soggetti ad accisa possono essere fabbricati e detenuti senza pagare subito l’imposta.
    • Sospensione d’imposta: l’accisa non viene versata finché il prodotto resta nel deposito o circola tra depositi autorizzati.
    • Immissione in consumo: è il momento in cui l’accisa diventa esigibile – quando il prodotto esce dal regime di sospensione e va al mercato.
    • e-AD (documento elettronico di accompagnamento): obbligatorio per i movimenti di merce in sospensione d’imposta, anche tra Paesi UE.
    • e-DAS: documento usato per i movimenti di prodotti già immessi in consumo (accisa già pagata nel Paese di origine).
    • Gestore del deposito fiscale: soggetto autorizzato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, responsabile del pagamento dell’accisa all’uscita della merce.

    Cos'è il deposito fiscale e perché esiste

    Immagina una distilleria che produce migliaia di ettolitri di grappa ogni anno. Se dovesse pagare l’accisa nel momento stesso in cui distilla, si troverebbe a versare somme enormi mesi prima di vendere anche solo una bottiglia. Il sistema del deposito fiscale nasce proprio per evitare questo problema: permette a produttori e importatori di fabbricare, stoccare e movimentare prodotti soggetti ad accisa senza pagare l’imposta fino al momento in cui il prodotto raggiunge davvero il mercato.

    Il deposito fiscale è un magazzino o un impianto produttivo autorizzato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Chi lo gestisce – il depositario autorizzato – può tenere al suo interno prodotti come carburanti, alcol, birra o tabacchi in regime di sospensione d’imposta, cioè con l’accisa tecnicamente dovuta ma non ancora esigibile. L’imposta scatterà solo all’immissione in consumo, ossia quando la merce uscirà dal deposito per essere venduta o distribuita.

    Questo meccanismo non è un privilegio riservato alle grandi industrie: riguarda qualsiasi operatore del settore accise, dalla raffineria di petrolio al birrificio artigianale che supera certe soglie produttive. Conoscerlo è utile anche per chi acquista all’ingrosso o importa prodotti alcolici da altri Paesi UE, perché i documenti di accompagnamento – l’e-AD e l’e-DAS – devono essere sempre presenti e corretti, pena sanzioni severe.

    Deposito fiscale: momenti chiave e documenti
    Fase Regime accise Documento richiesto
    Produzione/stoccaggio nel deposito Sospensione d'imposta Registri interni del deposito
    Movimentazione tra depositi fiscali (Italia o UE) Sospensione d'imposta e-AD (documento elettronico di accompagnamento)
    Uscita dal deposito verso il mercato Accisa esigibile – immissione in consumo e-AD chiuso o dichiarazione di consumo
    Circolazione di prodotti già tassati (accisa pagata) Accisa già assolta e-DAS (documento semplificato)

    Esempio pratico

    • Alfa Srl gestisce un deposito fiscale di birra a Milano. Riceve 500 ettolitri di birra da un birrificio belga in sospensione d’imposta: la spedizione viaggia con e-AD aperto in Belgio. Quando la birra arriva ad Alfa Srl, l’e-AD viene chiuso nel sistema elettronico europeo (EMCS). Finché la birra resta nel magazzino di Alfa Srl, non si paga accisa. Quando Alfa Srl vende 100 ettolitri a una catena di supermercati italiani, quei 100 ettolitri escono dal deposito e vengono immessi in consumo: a quel punto Alfa Srl calcola l’accisa dovuta e la versa all’Erario. I restanti 400 ettolitri rimangono in sospensione.

    Documenti necessari

    • Autorizzazione del deposito fiscale (rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli)
    • Registro di carico e scarico del deposito fiscale
    • e-AD (documento elettronico di accompagnamento) per i movimenti in sospensione
    • e-DAS (documento elettronico semplificato) per i movimenti di prodotti già immessi in consumo
    • Garanzia fideiussoria a copertura dell’accisa sospesa
    • Dichiarazione di consumo o liquidazione periodica dell’accisa dovuta

    Caso 1 – Tizio importa whisky dalla Scozia e lo stocca in Italia

    Scenario. Tizio è titolare di un deposito fiscale autorizzato e importa da un distillatore scozzese 200 ettolitri di whisky all’anno. Vuole capire quando deve pagare le accise e quali documenti servono.

    Come si applica. Quando il whisky parte dalla Scozia (che dopo Brexit non è più UE, quindi si parla di importazione extra-UE), passa prima in dogana e poi entra nel deposito fiscale di Tizio con le formalità doganali. Una volta dentro il deposito autorizzato, entra in regime di sospensione: Tizio non paga l’accisa in quel momento. Man mano che vende i prodotti – a bar, ristoranti o grossisti – li immette in consumo: a ogni uscita calcola l’accisa sull’alcol contenuto e la versa secondo la periodicità stabilita (mensile o al momento dell’uscita). Per coprire il rischio che l’accisa sospesa non venga mai pagata, Tizio deve anche prestare una garanzia fideiussoria all’Agenzia delle Dogane.

    In pratica

    • L’accisa si paga solo all’uscita dal deposito (immissione in consumo), non all’importazione.
    • Tizio deve prestare una garanzia fideiussoria a copertura dell’accisa sospesa nel deposito.
    • Ogni movimento in uscita va registrato: la contabilità del deposito è controllata periodicamente dalle Dogane.

    Caso 2 – Caio vuole acquistare birra da un deposito fiscale tedesco

    Scenario. Caio gestisce una catena di pub in Italia e vuole acquistare birra direttamente da un birrificio tedesco, importandola in Italia senza passare da un grossista locale. Si chiede come funzionano le accise in questo caso.

    Come si applica. Se il birrificio tedesco è un depositario autorizzato, può spedire la birra a Caio in sospensione d’imposta, accompagnata dall’e-AD. Ma attenzione: per ricevere merce in sospensione, Caio deve essere a sua volta un soggetto autorizzato – o un depositario autorizzato, oppure un destinatario registrato (figura che permette di ricevere occasionalmente merce in sospensione senza gestire un deposito). Quando la birra arriva in Italia, l’e-AD si chiude e Caio è tenuto a versare l’accisa italiana, perché è lui il soggetto che immette il prodotto in consumo nel territorio italiano. Se invece Caio comprasse birra già tassata in Germania (accisa tedesca pagata), il movimento avverrebbe con e-DAS e Caio non pagherebbe accisa italiana, ma dovrebbe verificare che la birra non superi le soglie previste per uso commerciale.

    In pratica

    • Per ricevere merce in sospensione da un altro Paese UE serve essere depositario autorizzato o destinatario registrato.
    • Caio, come soggetto che immette in consumo in Italia, diventa il responsabile del versamento dell’accisa italiana.
    • Se la birra è già stata tassata in Germania, si usa l’e-DAS: ma attenzione alle soglie per uso commerciale.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Cos'è il regime di sospensione d'imposta?

    È il regime che permette di fabbricare, detenere e movimentare prodotti soggetti ad accisa senza pagarla subito. L’accisa resta ‘sospesa’ fino al momento in cui il prodotto viene immesso in consumo, cioè venduto o distribuito al mercato finale.

    Chi può gestire un deposito fiscale?

    Solo i soggetti autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’autorizzazione richiede requisiti tecnici (locali idonei, impianti di misurazione) e finanziari (garanzia fideiussoria a copertura dell’accisa sospesa). Non basta aprire un magazzino: occorre una specifica licenza.

    Quando scatta l'obbligo di pagare l'accisa?

    L’accisa diventa esigibile al momento dell’immissione in consumo: quando la merce esce dal deposito fiscale per andare al mercato. Se il prodotto si sposta da un deposito fiscale all’altro (anche in un altro Paese UE), resta in sospensione e non si paga.

    Cos'è l'e-AD e chi lo emette?

    L’e-AD (documento elettronico di accompagnamento) è il documento digitale obbligatorio per ogni spedizione di prodotti in sospensione d’imposta. Lo emette il depositario mittente attraverso il sistema europeo EMCS (Excise Movement and Control System). Senza e-AD valido, il trasporto è irregolare e scattano sanzioni amministrative pesanti.

    Qual è la differenza tra e-AD e e-DAS?

    L’e-AD accompagna i prodotti che viaggiano in sospensione d’imposta (accisa non ancora pagata). L’e-DAS accompagna invece i prodotti già immessi in consumo in un Paese UE (accisa pagata lì) e inviati in un altro Paese per uso commerciale. Sono due documenti distinti perché la situazione fiscale della merce è diversa.

    Cosa succede se la merce esce dal deposito senza i documenti?

    La merce si considera irregolarmente immessa in consumo: l’accisa diventa immediatamente esigibile e si applicano sanzioni amministrative, che possono essere molto elevate rispetto all’imposta evasa. In casi gravi può configurarsi anche una fattispecie penale.

    Il birrificio artigianale deve avere un deposito fiscale?

    Dipende dalla produzione: sotto certe soglie quantitative il piccolo produttore può beneficiare di regimi semplificati. Oltre quelle soglie, oppure se intende movimentare prodotti in sospensione verso altri operatori, deve richiedere l’autorizzazione come depositario autorizzato o operare in un regime specifico per i piccoli produttori indipendenti.

    Vedi anche: Accise, Accise su alcol e bevande alcoliche (e il vino), Bollo in fattura del forfettario, Bollo da 2 euro in fattura, Bollo sulla fattura elettronica e Accise sui tabacchi.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.