Art. 667 c.p.
Articolo abrogato dal D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480. Fonte: Normattiva.
Autore
Andrea Marton
Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
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Articolo abrogato dal D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480. Fonte: Normattiva.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, vende o distribuisce o mette comunque in circolazione scritti o disegni, senza avere ottenuto l’autorizzazione richiesta dalla legge, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309 .
Alla stessa sanzione soggiace chiunque, senza licenza dell’Autorità o senza osservarne le prescrizioni, in un luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico, affigge scritti o disegni, o fa uso di mezzi luminosi o acustici per comunicazioni al pubblico, o comunque colloca iscrizioni o disegni.
Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano all’affissione di scritti o disegni fuori dai luoghi destinati dall’autorità competente.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque in qualsiasi modo divulga stampe o stampati pubblicati senza l’osservanza delle prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire duecentomila a un milione duecentomila.
Per le violazioni di cui al presente articolo non è ammesso il pagamento in misura ridotta previsto dall’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque stacca, lacera o rende comunque inservibili o illeggibili scritti o disegni, fatti affiggere dalle Autorità civili o da quelle ecclesiastiche, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire centocinquantamila a novecentomila .
Se si tratta di scritti o disegni fatti affiggere da privati, nei luoghi e nei modi consentiti dalla legge o dall’Autorità, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire centomila a seicentomila .

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da lire cento a cinquemila.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire tremila.
Si applica l’ammenda da lire mille a cinquemila a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.
Nell’ipotesi prevista dal primo comma, la contravvenzione è punibile a querela della persona offesa, salvo che il fatto abbia ad oggetto spettacoli, ritrovi o trattenimenti pubblici, ovvero sia commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito , a querela della persona offesa, con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.
Si procede tuttavia d’ufficio quando il fatto è commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare è soggetto , se dal fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 15.000 .

Articolo abrogato dal D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480. Fonte: Normattiva.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque fa parte di una radunata sediziosa di dieci o più persone è punito, per il solo fatto della partecipazione, con l’arresto fino a un anno.
Se chi fa parte della radunata è armato, la pena è dell’arresto non inferiore a sei mesi.
Non è punibile chi, prima dell’ingiunzione dell’Autorità, o per obbedire ad essa, si ritira dalla radunata.
Chi fa parte di una radunata sediziosa di dieci o più persone è punito, per il solo fatto della partecipazione, con l’arresto fino a un anno; la pena è più grave se il partecipante è armato.
Tutela l’ordine pubblico. La «sedizione» implica un atteggiamento di aperta ribellione o tumulto contro l’autorità. È punita la semplice partecipazione, a prescindere da atti ulteriori.
Partecipare a un assembramento tumultuoso e ribelle di dieci o più persone è punito con l’arresto, ancor più se si è armati.
Un assembramento di dieci o più persone con caratteri di sedizione (aperta ribellione/tumulto): la sola partecipazione è punita con l’arresto (art. 655), più grave se si è armati.
Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.

Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)
Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire tremila.

Articolo abrogato dalla L. 25 giugno 1999, n. 205. Fonte: Normattiva.
Spiegazione
Punisce chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico oppure col mezzo del telefono, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a una persona molestia o disturbo. La pena è l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda; si procede a querela della persona offesa.
Come funziona e quando si applica
È il classico riferimento per le «molestie telefoniche» e i comportamenti assillanti occasionali. Va distinto dallo stalking (art. 612-bis), che richiede condotte reiterate idonee a generare ansia, paura o a costringere la vittima a cambiare abitudini di vita.
Esempio pratico
Telefonate o messaggi molesti ripetuti, fatti per petulanza, possono integrare l’art. 660; se diventano persecutori e generano timore, si entra invece nello stalking.
Domande frequenti
Le molestie telefoniche sono reato?
Sì: l’art. 660 punisce chi reca molestia col telefono per petulanza o altro biasimevole motivo; serve la querela della persona offesa.
Che differenza c’è con lo stalking?
Lo stalking (art. 612-bis) richiede condotte reiterate che causano ansia, paura o alterazione delle abitudini di vita.
Norme collegate
Spiegazione divulgativa a scopo informativo, aggiornata alla normativa vigente; non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.