Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 230 c.p.p.: Attività dei consulenti tecnici

    Art. 230 c.p.p.: Attività dei consulenti tecnici

    Art. 230 c.p.p. – Attività dei consulenti tecnici

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Attività dei consulenti tecnici

    1. I consulenti tecnici possono assistere al conferimento dell’incarico al perito e presentare al giudice richieste, osservazioni e riserve, delle quali è fatta menzione nel verbale.

    2. Essi possono partecipare alle operazioni peritali, proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve, delle quali deve darsi atto nella relazione.

    3. Se sono nominati dopo l’esaurimento delle operazioni peritali, i consulenti tecnici possono esaminare le relazioni e richiedere al giudice di essere autorizzati a esaminare la persona, la cosa e il luogo oggetto della perizia.

    4. La nomina dei consulenti tecnici e lo svolgimento della loro attività non può ritardare l’esecuzione della perizia e il compimento delle altre attività processuali.

  • Art. 229 c.p.p.: Comunicazioni relative alle operazioni peritali

    Art. 229 c.p.p.: Comunicazioni relative alle operazioni peritali

    Art. 229 c.p.p. – Comunicazioni relative alle operazioni peritali

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Comunicazioni relative alle operazioni peritali

    1. Il perito indica il giorno, l’ora e il luogo in cui inizierà le operazioni peritali e il giudice ne fa dare atto nel verbale.

    2. Della eventuale continuazione delle operazioni peritali il perito dà comunicazione senza formalità alle parti presenti.

  • Articolo 228 Codice di Procedura Penale: Attività del perito

    Articolo 228 Codice di Procedura Penale: Attività del perito

    Art. 228 c.p.p. – Attività del perito

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Attività del perito

    1. Il perito procede alle operazioni necessarie per rispondere ai quesiti. A tal fine può essere autorizzato dal giudice a prendere visione degli atti, dei documenti e delle cose prodotti dalle parti dei quali la legge prevede l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento.

    2. Il perito può essere inoltre autorizzato ad assistere all’esame delle parti e all’assunzione di prove nonché a servirsi di ausiliari di sua fiducia per lo svolgimento di attività materiali non implicanti apprezzamenti e valutazioni.

    3. Qualora, ai fini dello svolgimento dell’incarico, il perito richieda notizie all’imputato, alla persona offesa o ad altre persone, gli elementi in tal modo acquisiti possono essere utilizzati solo ai fini dell’accertamento peritale.

    4. Quando le operazioni peritali si svolgono senza la presenza del giudice e sorgono questioni relative ai poteri del perito e ai limiti dell’incarico, la decisione è rimessa al giudice, senza che ciò importi sospensione delle operazioni stesse.

  • Articolo 227 Codice di Procedura Penale: Relazione peritale

    Articolo 227 Codice di Procedura Penale: Relazione peritale

    Art. 227 c.p.p. – Relazione peritale

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Relazione peritale

    1. Concluse le formalità di conferimento dell’incarico, il perito procede immediatamente ai necessari accertamenti e risponde ai quesiti con parere raccolto nel verbale.

    2. Se, per la complessità dei quesiti, il perito non ritiene di poter dare immediata risposta, può chiedere un termine al giudice.

    3. Quando non ritiene di concedere il termine, il giudice provvede alla sostituzione del perito; altrimenti fissa la data, non oltre novanta giorni, nella quale il perito stesso dovrà rispondere ai quesiti e dispone perché ne venga data comunicazione alle parti e ai consulenti tecnici.

    4. Quando risultano necessari accertamenti di particolare complessità, il termine può essere prorogato dal giudice, su richiesta motivata del perito, anche più volte per periodi non superiori a trenta giorni. In ogni caso, il termine per risposta ai quesiti, anche se prorogato, non può superare i sei mesi.

    5. Qualora sia indispensabile illustrare con note scritte il parere, il perito può chiedere al giudice di essere autorizzato a presentare, nel termine stabilito a norma dei commi 3 e 4, relazione scritta.

  • Articolo 226 Codice di Procedura Penale: Conferimento dell’incarico

    Articolo 226 Codice di Procedura Penale: Conferimento dell’incarico

    Art. 226 c.p.p. – Conferimento dell’incarico

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Conferimento dell’incarico

    1. Il giudice, accertate le generalità del perito, gli chiede se si trova in una delle condizioni previste dagli articoli 222 e 223, lo avverte degli obblighi e delle responsabilità previste dalla legge penale e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: “consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell’incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senza altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto su tutte le operazione peritali”.

    2. Il giudice formula quindi i quesiti, sentiti il perito, i consulenti tecnici, il pubblico ministero e i difensori presenti.

  • Articolo 224 Codice di Procedura Penale: Provvedimenti del giudice

    Articolo 224 Codice di Procedura Penale: Provvedimenti del giudice

    Art. 224 c.p.p. – Provvedimenti del giudice

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Provvedimenti del giudice

    1. Il giudice dispone anche di ufficio la perizia con ordinanza motivata, contenente la nomina del perito, la sommaria enunciazione dell’oggetto delle indagini, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo fissati per la comparizione del perito.

    2. Il giudice dispone la citazione del perito e dà gli opportuni provvedimenti per la comparizione delle persone sottoposte all’esame del perito. Adotta tutti gli altri provvedimenti che si rendono necessari per l’esecuzione delle operazioni peritali.

  • Art. 222 c.p.p.: Incapacità e incompatibilità del perito

    Art. 222 c.p.p.: Incapacità e incompatibilità del perito

    Art. 222 c.p.p. – Incapacità e incompatibilità del perito

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Incapacità e incompatibilità del perito

    1. Non può prestare ufficio di perito, a pena di nullità:

    a) il minorenne, l’interdetto, l’inabilitato e chi è affetto da infermità di mente;

    b) chi è interdetto anche temporaneamente dai pubblici uffici ovvero è interdetto o sospeso dall’esercizio di una professione o di un’arte;

    c) chi è sottoposto a misure di sicurezza personali o a misure di prevenzione;

    d) chi non può essere assunto come testimone o ha facoltà di astenersi dal testimoniare o chi è chiamato a prestare ufficio di testimone o di interprete;

    e) chi è stato nominato consulente tecnico nello stesso procedimento o in un procedimento connesso.

  • Articolo 220 Codice di Procedura Penale: Oggetto della perizia

    Articolo 220 Codice di Procedura Penale: Oggetto della perizia

    Art. 220 c.p.p. – Oggetto della perizia

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Oggetto della perizia

    1. La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche.

    2. Salvo quanto previsto ai fini dell’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, non sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.

  • Art. 218 c.p.p.: Presupposti dell’esperimento giudiziale

    Art. 218 c.p.p.: Presupposti dell’esperimento giudiziale

    Art. 218 c.p.p. – Presupposti dell’esperimento giudiziale

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Presupposti dell’esperimento giudiziale

    1. L’esperimento giudiziale è ammesso quando occorre accertare se un fatto sia o possa essere avvenuto in un determinato modo.

    2. L’esperimento consiste nella riproduzione, per quanto è possibile, della situazione in cui il fatto si afferma o si ritiene essere avvenuto e nella ripetizione delle modalità di svolgimento del fatto stesso.

  • Articolo 217 Codice di Procedura Penale: Pluralità di ricognizioni

    Articolo 217 Codice di Procedura Penale: Pluralità di ricognizioni

    Art. 217 c.p.p. – Pluralità di ricognizioni

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Pluralità di ricognizioni

    1. Quando più persone sono chiamate ad eseguire la ricognizione della medesima persona o del medesimo oggetto, il giudice procede con atti separati, impedendo ogni comunicazione tra chi ha compiuto la ricognizione e coloro che devono ancora eseguirla.

    2. Se una stessa persona deve eseguire la ricognizione di più persone o di più oggetti, il giudice provvede, per ogni atto, in modo che la persona o l’oggetto sottoposti a ricognizione siano collocati tra persone od oggetti diversi.

    3. Si applicano le disposizioni degli articoli precedenti.

  • Art. 214 c.p.p.: Svolgimento della ricognizione

    Art. 214 c.p.p.: Svolgimento della ricognizione

    Art. 214 c.p.p. – Svolgimento della ricognizione

    In vigore dal 24 ottobre 1989 (D.P.R. 447/1988)

    1. Allontanato colui che deve eseguire la ricognizione, il giudice procura la presenza di almeno due persone il più possibile somiglianti, anche nell’abbigliamento, a quella sottoposta a ricognizione. Invita quindi quest’ultima a scegliere il suo posto rispetto alle altre, curando che si presenti sin dove è possibile, nelle stesse condizioni nelle quali sarebbe stata vista dalla persona chiamata alla ricognizione. Nuovamente introdotta quest’ultima, il giudice le chiede se riconosca taluno dei presenti e, in caso affermativo, la invita a indicare chi abbia riconosciuto e a precisare se ne sia certa.

    2. Se vi è fondata ragione di ritenere che la persona chiamata alla ricognizione possa subire intimidazione o altra influenza dalla presenza di quella sottoposta a ricognizione, il giudice dispone che l’atto sia compiuto senza che quest’ultima possa vedere la prima.

    3. Nel verbale è fatta menzione, a pena di nullità (181), delle modalità di svolgimento della ricognizione. Il giudice può disporre che lo svolgimento della ricognizione sia documentato anche mediante rilevazioni fotografiche o cinematografiche o mediante altri strumenti o procedimenti.

  • Art. 213 c.p.p.: Ricognizione di persone. Atti preliminari

    Art. 213 c.p.p.: Ricognizione di persone. Atti preliminari

    Art. 213 c.p.p. – Ricognizione di persone. Atti preliminari

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Ricognizione di persone. Atti preliminari

    1. Quando occorre procedere a ricognizione personale, il giudice invita chi deve eseguirla a descrivere la persona indicando tutti i particolari che ricorda; gli chiede poi se sia stato in precedenza chiamato a eseguire il riconoscimento, se, prima e dopo il fatto per cui si procede, abbia visto, anche se riprodotta in fotografia o altrimenti, la persona da riconoscere, se la stessa gli sia stata indicata o descritta e se vi siano altre circostanze che possano influire sull’attendibilità del riconoscimento.

    2. Nel verbale è fatta menzione degli adempimenti previsti dal comma 1 e delle dichiarazioni rese.

    3. L’inosservanza delle disposizioni previste dai commi 1 e 2 è causa di nullità della ricognizione.

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