In sintesi
- Il termine «amianto» nel Capo III designa sei silicati fibrosi classificati come cancerogeni di categoria 1A: actinolite, grunerite (amosite), antofillite, crisotilo (amianto bianco), crocidolite (amianto blu) e tremolite.
- Tutti e sei i tipi di amianto sono classificati come cancerogeni di categoria 1A ai sensi dell’Allegato VI del Regolamento CLP, confermando l’assenza di una soglia di sicurezza per l’esposizione.
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Art. 247 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Definizioni
In vigore dal 15/05/2008
1. Ai fini del presente capo il termine amianto designa i seguenti silicati fibrosi ((, classificati come sostanze cancerogene di categoria 1 A, a norma dell’allegato VI, parte 3, del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008 )) : a) l’actinolite d’amianto, n. CAS 77536-66-4; b) la grunerite d’amianto (amosite), n. CAS 12172-73-5; c) l’antofillite d’amianto, n. CAS 77536-67-5; d) il crisotilo, n. CAS 12001-29-5; e) la crocidolite, n. CAS 12001-28-4; f) la tremolite d’amianto, n. CAS 77536-68-6.
Stesso numero, altri codici
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Le sei varietà di amianto: classificazione e pericolosità
L’art. 247 del D.Lgs. 81/2008 fornisce la definizione di «amianto» ai fini dell’applicazione del Capo III, elencando i sei silicati fibrosi riconosciuti come pericolosi. Questa definizione è basata sulla struttura mineralogica: tutti e sei sono silicati con abito fibroso, proprietà che li rende particolarmente pericolosi perché le fibre inalabili si depositano nelle vie respiratorie profonde e possono restare nell’organismo per decenni senza essere eliminate.
Le sei varietà sono del gruppo degli anfiboliti (actinolite, grunerite/amosite, antofillite, crocidolite, tremolite) e del gruppo dei serpentini (crisotilo). Il crisotilo, amianto bianco, è stato il più utilizzato industrialmente (oltre l'80% della produzione mondiale) ed è ancora il tipo più frequente nei materiali presenti negli edifici italiani. La crocidolite (amianto blu) è considerata la varietà più pericolosa per la sua forma fibrosa rigida e sottile, fortemente associata al mesotelioma pleurico. L’amosite (grunerite) è la seconda più pericolosa.
La classificazione come cancerogeno 1A (cancerogenicità umana accertata) ai sensi del Regolamento CLP è uniforme per tutte e sei le varietà. Questo significa che per nessuna di esse esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale il rischio oncologico sia zero. Il valore limite dell’art. 254 SIC (0,01 fibre/cm³) non è quindi un confine tra sicuro e pericoloso, ma il livello tecnicamente più basso raggiungibile che il legislatore ha ritenuto accettabile come obiettivo minimo.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra crisotilo, crocidolite e amosite in termini di pericolosità?
Tutti e tre sono cancerogeni 1A e non hanno una soglia di sicurezza. La crocidolite è considerata la più pericolosa per la sua stretta associazione con il mesotelioma pleurico, per via delle fibre rigide e sottili che penetrano profondamente nei tessuti. L’amosite ha una pericolosità intermedia. Il crisotilo è il più diffuso negli edifici italiani: anche se le sue fibre sono più corte e si eliminano più facilmente, rimane un cancerogeno accertato.
Come si identifica il tipo di amianto presente in un materiale?
L’identificazione richiede un’analisi di laboratorio qualificato con microscopia ottica in contrasto di fase (MOCF) per la determinazione delle fibre e microscopia elettronica a scansione con dispersione di energia (SEM-EDS) per l’identificazione mineralogica. L’identificazione visiva non è possibile e non è ammessa ai fini normativi.
Le sei varietà di amianto hanno le stesse implicazioni normative?
Sì. L’art. 247 non distingue tra le varietà ai fini degli obblighi del Capo III: lo stesso regime di protezione, valutazione del rischio, piano di lavoro e sorveglianza sanitaria si applica indipendentemente dalla varietà di amianto presente. La distinzione ha invece rilevanza medica e epidemiologica.