Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Domande pratiche sul lavoro

In sintesi

Il preavviso non è fissato dalla legge ma dal tuo CCNL: dipende dalla categoria, dall’anzianità e dal livello di inquadramento. Se non lo rispetti devi pagare una indennità sostitutiva pari alle retribuzioni del periodo non lavorato. In alcuni casi il datore può invece farti smettere subito (preavviso lavorato o pagato).

Riferimento normativo

Art. 2118 Codice Civile

Tabella riepilogativa

Preavviso dimissioni: variabili principali
Variabile Regola
Fonte CCNL applicato (la legge rinvia alla contrattazione)
Fattori tipici Categoria (operaio / impiegato / quadro / dirigente), anzianità aziendale, livello contrattuale
Durata orientativa Da 15 giorni (operaio bassa anzianità) a 3-6 mesi (quadri/dirigenti)
Mancato preavviso Indennità sostitutiva: retribuzione globale per i giorni non lavorati
Dispensa dal datore Il datore può liberarti subito pagandoti il preavviso
Giusta causa di dimissioni Nessun preavviso dovuto (art. 2119 c.c.)

Il preavviso lo stabilisce il CCNL, non la legge

L’art. 2118 c.c. si limita a dire che chiunque recede da un contratto a tempo indeterminato deve rispettare il preavviso stabilito dagli usi o dall’equità. In pratica la fonte è quasi sempre il CCNL applicato al tuo rapporto di lavoro. Cerca la sezione «estinzione del rapporto» o «preavviso» nel tuo contratto collettivo: troverai una tabella che incrocia anzianità e livello. Controlla anche l’eventuale contratto individuale, che potrebbe prevedere un preavviso più lungo (mai più corto a sfavore del lavoratore).

Cosa succede se non dai il preavviso

Se te ne vai senza rispettare il preavviso il datore ha diritto a una indennità sostitutiva pari alla retribuzione globale di fatto (stipendio + premi fissi + ratei 13ª/14ª) relativa ai giorni mancanti. Il datore può trattenere questa somma dal TFR o dall’ultima busta paga, oppure chiederla separatamente. In pratica, in molti casi viene semplicemente scalata dal saldo finale.

Dimissioni per giusta causa: nessun preavviso

Se le dimissioni sono determinate da una grave inadempienza del datore – ad esempio mancato pagamento dello stipendio, mobbing accertato, modifica peggiorativa unilaterale delle mansioni – si parla di dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.) e il preavviso non è dovuto. In questi casi è opportuno documentare bene le ragioni e, se necessario, rivolgersi al sindacato o a un avvocato del lavoro.

Casi pratici

Tizio – impiegato con 7 anni di anzianità

Tizio è impiegato di 4° livello con 7 anni di anzianità. Il suo CCNL Commercio prevede 60 giorni di preavviso per questa combinazione. Vuole lasciare l’1 settembre: deve comunicarlo entro il 3 luglio. Se il datore lo dispensa subito gli pagherà 2 mesi di retribuzione.

Caia – operaia con 2 anni, vuole andarsene subito

Caia è operaia (1° livello, 2 anni) nel settore metalmeccanico: il suo CCNL fissa 15 giorni di preavviso. Decide di non lavorarli: il datore potrà trattenere 15 giorni di retribuzione dal saldo finale.

Sempronio – quadro che non riceve lo stipendio da 3 mesi

Sempronio non percepisce lo stipendio da 3 mesi. Si dimette per giusta causa: non deve il preavviso (che ammonterebbe a 3 mesi per la sua categoria) e può agire per il recupero degli stipendi arretrati e del TFR.

Domande frequenti

Dove trovo la durata del mio preavviso?

Nel CCNL applicato al tuo rapporto di lavoro, sezione dedicata alla risoluzione del contratto. Il CCNL è indicato in busta paga o nel contratto individuale. Puoi consultarlo sul sito del Ministero del Lavoro o del sindacato di categoria.

Il datore può obbligarmi a lavorare il preavviso?

In linea di massima sì, salvo accordo diverso. Tuttavia molti datori preferiscono dispensare il lavoratore dimissionario, pagando l’indennità sostitutiva ed evitando che resti in azienda senza motivazione.

Il preavviso vale anche per il contratto a tempo determinato?

No. L’art. 2118 c.c. si applica ai contratti a tempo indeterminato. Per i contratti a termine la cessazione anticipata è regolata dall’art. 2119 c.c. (giusta causa) o dagli accordi delle parti.

Posso prendere ferie durante il preavviso?

Sì, se concordate con il datore. Le ferie durante il preavviso lo sospendono o vi rientrano a seconda del CCNL e degli accordi. È consigliabile chiarire la questione per iscritto.

Se me ne vado prima della fine del preavviso perdo il TFR?

No. Il TFR matura indipendentemente dal preavviso. Il datore può solo trattenere l’indennità sostitutiva dal saldo finale, ma non può negare il TFR maturato.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Serve un parere sul tuo caso concreto?

Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • La durata del preavviso di dimissioni non e' fissata dalla legge ma dal CCNL applicato (art. 2118 c.c. rinvia alla contrattazione).
  • Dipende da categoria, anzianita' aziendale e livello di inquadramento: cresce per impiegati, quadri e dirigenti.
  • Se non rispetti il preavviso devi un'indennita' sostitutiva pari alla retribuzione dei giorni non lavorati.
  • Il datore può dispensarti dal preavviso, pagandoti l'equivalente e liberandoti subito.
  • In caso di dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.) il preavviso non e' dovuto.
  • Il TFR matura comunque: il datore può solo trattenere l'eventuale indennita' dal saldo, non negare il TFR.
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La domanda "quanto preavviso devo dare se mi licenzio?" e' tra le più frequenti per chi si dimette. La risposta non sta in un numero di legge, ma nel CCNL applicato al rapporto: e' li' che occorre cercare, incrociando inquadramento e anzianita'.

Il preavviso lo stabilisce il CCNL

L'art. 2118 del codice civile si limita a imporre il rispetto del preavviso stabilito dagli usi o dall'equita', rinviando di fatto alla contrattazione collettiva. E' quindi il CCNL - nella sezione dedicata alla risoluzione del rapporto - a contenere le tabelle che incrociano categoria, livello e anzianita'. Il contratto individuale può prevedere un preavviso più lungo, mai più breve a sfavore del lavoratore.

Da cosa dipende la durata

Tre fattori incidono tipicamente: la categoria (operaio, impiegato, quadro, dirigente), l'anzianita' aziendale maturata e il livello di inquadramento. In linea generale il preavviso e' più breve per gli operai con poca anzianita' e cresce progressivamente per impiegati, quadri e dirigenti. Le misure precise sono solo quelle delle tabelle del CCNL applicato.

Come si calcola e da quando decorre

Il preavviso si calcola a ritroso dalla data in cui si intende cessare: occorre quindi comunicare le dimissioni con l'anticipo previsto. E' bene verificare nel CCNL se i termini sono espressi in giorni di calendario o lavorativi e quali siano le date di decorrenza, perché un errore di pochi giorni può generare un'indennita' a carico del lavoratore.

Cosa accade se non si rispetta il preavviso

Se il lavoratore se ne va senza rispettare il preavviso, il datore ha diritto a un'indennita' sostitutiva pari alla retribuzione globale di fatto dei giorni mancanti, di norma trattenuta dal saldo finale. Il TFR resta comunque dovuto: il datore può compensare l'indennita' con la liquidazione, ma non può negare il trattamento di fine rapporto maturato.

La dispensa del datore

Il datore può preferire che il dimissionario smetta subito di lavorare: in tal caso lo dispensa dal preavviso e gli corrisponde l'equivalente economico. E' una scelta unilaterale del datore, frequente quando la presenza in azienda del dimissionario non e' più utile.

Le dimissioni per giusta causa

Se le dimissioni sono provocate da una grave inadempienza del datore - mancato pagamento dello stipendio, modifica peggiorativa unilaterale delle mansioni, condotte vessatorie accertate - si configura la giusta causa dell'art. 2119 c.c. e il preavviso non e' dovuto. In questi casi conviene documentare bene le ragioni e farsi assistere dal sindacato o da un legale del lavoro.

Domande frequenti

Dove trovo la durata del mio preavviso di dimissioni?

Nel CCNL applicato al tuo rapporto, nella sezione sulla risoluzione del contratto, dove una tabella incrocia categoria, livello e anzianita'. Il CCNL e' indicato in busta paga o nel contratto individuale. La legge (art. 2118 c.c.) rinvia alla contrattazione.

Il datore puo' obbligarmi a lavorare il preavviso?

In linea di massima si', salvo accordo diverso. Molti datori preferiscono pero' dispensare il dimissionario, pagando l'indennita' sostitutiva ed evitando che resti in azienda.

Il preavviso vale anche per il contratto a tempo determinato?

No. L'art. 2118 c.c. riguarda i contratti a tempo indeterminato. Per i contratti a termine la cessazione anticipata e' regolata dalla giusta causa (art. 2119 c.c.) o dagli accordi tra le parti.

Se non rispetto il preavviso perdo il TFR?

No. Il TFR matura indipendentemente dal preavviso. Il datore puo' solo trattenere l'indennita' sostitutiva dovuta dal saldo finale, ma non puo' negare il TFR maturato.

Posso prendere ferie durante il preavviso?

Si', se concordate con il datore. A seconda del CCNL e degli accordi le ferie possono sospendere il preavviso o rientrarvi: e' consigliabile chiarire la questione per iscritto.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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