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Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Comma 841 Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) — Enti Locali Territori

In vigore dal: In vigore dal 1° gennaio 2026.

⚠️ Norma in attesa di decreto attuativo. Attesi uno o più decreti annuali del Ministro della giustizia per la ripartizione delle risorse del fondo tra enti, associazioni, organismi ed esperti qualificati, sulla base di criteri di valutazione dei progetti e di rendicontazione. Questa pagina sarà aggiornata quando il decreto verrà pubblicato.

Testo coordinato

. Al fine di incentivare le iniziative di contrasto alla criminalità organizzata, anche attraverso la realizzazione di attività divulgativa, formativa e di sensibilizzazione delle azioni comuni poste in essere dalle istituzioni per la prevenzione e la repressione dei connessi reati, è istituito nello stato di previsione del Ministero della giustizia un fondo di euro 500.000 annui a decorrere dall’anno 2026. Con uno o più decreti del Ministro della giustizia sono ripartite annualmente le risorse del fondo di cui al primo periodo tra enti, associazioni, organismi ed esperti qualificati, operanti nel settore della giustizia e della legalità, che promuovono la realizzazione di programmi, corsi formativi, materiali divulgativi ed eventi finalizzati al contrasto della criminalità organizzata.

In sintesi

  • Istituito nello stato di previsione del Ministero della giustizia un fondo di 500.000 euro annui a decorrere dal 2026.
  • Finalità: contrasto alla criminalità organizzata attraverso attività divulgativa, formativa e di sensibilizzazione delle azioni comuni delle istituzioni.
  • Riparto: uno o più decreti del Ministro della giustizia distribuiscono annualmente le risorse tra enti, associazioni, organismi ed esperti qualificati.
  • Inquadramento costituzionale: art. 1 Cost. (democrazia), art. 2 Cost. (diritti inviolabili), art. 27 Cost. (rieducazione e prevenzione), art. 117, c. 2, lett. h Cost. (ordine pubblico e sicurezza, competenza esclusiva statale).
  • Coordinamento con D.Lgs. 159/2011 (codice antimafia) e con la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).
Inquadramento

Il comma 841 della Legge di Bilancio 2026 istituisce nello stato di previsione del Ministero della giustizia un fondo di 500.000 euro annui a decorrere dall'anno 2026, destinato a incentivare iniziative di contrasto alla criminalità organizzata. La disposizione si colloca nella tradizione delle leggi di bilancio italiane di destinare risorse specifiche al contrasto alle mafie, in coerenza con il ruolo del Ministero della giustizia come dicastero coordinatore della politica criminale nazionale e con l'impegno dell'Italia nel quadro internazionale antimafia.

Le finalità del fondo

Il comma 841 individua quattro filoni di attività finanziabili: (1) attività divulgativa sui temi della criminalità organizzata e delle azioni di contrasto; (2) attività formativa rivolta a operatori, studenti e cittadini; (3) attività di sensibilizzazione del corpo sociale; (4) azioni comuni poste in essere dalle istituzioni per la prevenzione e la repressione dei reati connessi. La struttura dei filoni valorizza l'approccio integrato e culturale al contrasto delle mafie, in coerenza con la tradizione italiana che riconosce nelle dimensioni educative e civili una componente essenziale della politica antimafia, oltre agli aspetti repressivi.

I beneficiari del fondo

Il comma 841 individua quattro categorie di beneficiari: enti, associazioni, organismi ed esperti qualificati. La formula ampia consente di coinvolgere soggetti istituzionali (enti pubblici nazionali e territoriali, fondazioni di diritto privato a partecipazione pubblica), soggetti del terzo settore (associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti del Terzo settore ai sensi del D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117), organismi specializzati (ad esempio osservatori sulla legalità, fondazioni intitolate a vittime di mafia) ed esperti qualificati (magistrati a riposo, professori universitari, giornalisti d'inchiesta). La selezione dei beneficiari avviene sulla base dei requisiti di operatività nel settore della giustizia e della legalità.

Le modalità di ripartizione

La ripartizione delle risorse avviene con uno o più decreti del Ministro della giustizia, da emanare annualmente. La formulazione "uno o più decreti" conferisce flessibilità al Ministero, consentendo di articolare la distribuzione delle risorse in più tranche, in funzione delle esigenze e degli esiti delle valutazioni dei progetti. La discrezionalità ministeriale è bilanciata dall'obbligo di motivazione (art. 3 L. 7 agosto 1990, n. 241), dal rispetto del principio di trasparenza (D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33) e dai principi di buon andamento e imparzialità di cui all'art. 97 Cost.

Il quadro normativo del contrasto alla criminalità organizzata

Il fondo si inserisce nel quadro normativo italiano di contrasto alle mafie. Il D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia) raccoglie le disposizioni in materia di misure di prevenzione personali e patrimoniali, di amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, di documentazione antimafia. La L. 13 settembre 1982, n. 646 (cd. Rognoni-La Torre) ha introdotto il reato di associazione di tipo mafioso (oggi art. 416-bis c.p.) e le misure di prevenzione patrimoniale. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA), istituita dal D.L. 29 ottobre 1991, n. 345 conv. L. 30 dicembre 1991, n. 410, è l'organismo specialistico di coordinamento delle attività investigative antimafia. La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNA) coordina le indagini delle Direzioni Distrettuali Antimafia ai sensi del D.L. 20 novembre 1991, n. 367 conv. L. 20 gennaio 1992, n. 8.

Il ruolo del Ministero della giustizia

Il Ministero della giustizia svolge funzioni di indirizzo della politica criminale nazionale e di coordinamento dell'organizzazione giudiziaria. Il dicastero gestisce il sistema penitenziario, l'amministrazione penitenziaria, la formazione del personale giudiziario, la cooperazione internazionale in materia penale. La gestione del fondo previsto dal comma 841 avviene attraverso le strutture ministeriali competenti, in particolare il Dipartimento per gli affari di giustizia e l'Ispettorato generale. Il fondo opera nel rispetto delle competenze costituzionali del Ministero della giustizia, in coordinamento con il Ministero dell'interno (competente per la sicurezza pubblica) e con altre amministrazioni interessate.

L'inquadramento costituzionale

Il contrasto alla criminalità organizzata si inquadra in più principi costituzionali. L'art. 1 Cost. fonda la Repubblica sul lavoro e sulla democrazia, valori antitetici al modello mafioso. L'art. 2 Cost. riconosce i diritti inviolabili dell'uomo, lesi dalla criminalità organizzata. L'art. 3 Cost. afferma il principio di uguaglianza, compromesso dai privilegi e dai patti mafiosi. L'art. 27 Cost. orienta la pena alla rieducazione, prospettiva utile anche nella politica preventiva. L'art. 117, c. 2, lett. h Cost. riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di "ordine pubblico e sicurezza". La cornice valoriale è data dall'idea che la criminalità organizzata costituisce una minaccia esistenziale per l'ordinamento democratico.

Coordinamento con gli enti locali e territoriali

Le associazioni e gli organismi beneficiari del fondo operano spesso sul territorio in collaborazione con gli enti locali (Comuni, Province, Città metropolitane) e con le Regioni. Alcuni Comuni hanno istituito proprie strutture di osservatorio sulla legalità o sezioni dedicate dell'ufficio del sindaco. Le Regioni possono integrare le risorse statali con risorse proprie, attraverso leggi regionali specifiche. Il principio di leale collaborazione di cui all'art. 120 Cost. orienta il coordinamento tra livelli istituzionali. Alcune buone pratiche territoriali sono nate dall'impulso di sindaci e amministrazioni locali, in particolare nei territori storicamente più esposti alla presenza mafiosa.

La cultura della legalità e il ruolo del terzo settore

La promozione della cultura della legalità è un obiettivo che si concretizza attraverso percorsi educativi, formativi e di sensibilizzazione. Il Codice del Terzo settore (D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117) riconosce e valorizza il ruolo delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale, delle fondazioni di partecipazione e degli altri enti del terzo settore (ETS). Molte fondazioni e associazioni intitolate a vittime della criminalità organizzata (giudici, magistrati, giornalisti) svolgono da anni attività di divulgazione e formazione. La selezione dei beneficiari richiederà pertanto attenzione alla coerenza progettuale, alla solidità organizzativa e all'effettività dell'impatto sulle finalità del fondo.

Profili fiscali per gli enti beneficiari

Gli enti beneficiari del fondo sono spesso enti non commerciali ai sensi dell'art. 73, c. 1, lett. c) TUIR o enti del Terzo settore (ETS) ai sensi del D.Lgs. 117/2017. I contributi pubblici erogati dal fondo costituiscono per gli enti beneficiari proventi da utilizzare per le attività istituzionali, soggetti agli ordinari obblighi di rendicontazione e ai vincoli di destinazione delle erogazioni pubbliche. Per le organizzazioni di volontariato gli importi possono essere esenti dall'IRES ai sensi dell'art. 84 TUIR (per gli ETS) o dell'art. 8 della L. 11 agosto 1991, n. 266 (oggi confluita nel Codice del Terzo settore). La gestione delle risorse pubbliche è soggetta al controllo della Corte dei conti ai sensi dell'art. 12 della L. 21 marzo 1958, n. 259.

Domande frequenti

Cosa prevede il comma 841 LB 2026 in materia di contrasto alla criminalità organizzata?

Il comma 841 istituisce nello stato di previsione del Ministero della giustizia un fondo di 500.000 euro annui a decorrere dall'anno 2026. La finalità è incentivare iniziative di contrasto alla criminalità organizzata, anche attraverso la realizzazione di attività divulgativa, formativa e di sensibilizzazione delle azioni comuni delle istituzioni per la prevenzione e la repressione dei connessi reati. Le risorse sono ripartite annualmente con uno o più decreti del Ministro della giustizia tra enti, associazioni, organismi ed esperti qualificati, operanti nel settore della giustizia e della legalità, che promuovono la realizzazione di programmi, corsi formativi, materiali divulgativi ed eventi finalizzati al contrasto della criminalità organizzata. L'impostazione del fondo valorizza l'approccio integrato (divulgativo, formativo, di sensibilizzazione) tipico della tradizione italiana di politica antimafia.

Chi sono i beneficiari del fondo?

I beneficiari sono articolati in quattro categorie: enti, associazioni, organismi ed esperti qualificati. La formula ampia consente di coinvolgere soggetti istituzionali (enti pubblici nazionali e territoriali, fondazioni di diritto privato a partecipazione pubblica), soggetti del terzo settore (associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti del Terzo settore ai sensi del D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117), organismi specializzati (osservatori sulla legalità, fondazioni intitolate a vittime di mafia) ed esperti qualificati (magistrati a riposo, professori universitari, giornalisti d'inchiesta). Il requisito comune è l'operatività nel settore della giustizia e della legalità, da valutare sulla base della solidità organizzativa e della coerenza progettuale. Si tratta di una platea di soggetti molto eterogenea che riflette la pluralità di approcci alla politica antimafia.

Quali sono le modalità di ripartizione delle risorse del fondo?

La ripartizione avviene con uno o più decreti del Ministro della giustizia da emanare annualmente. La formulazione "uno o più decreti" conferisce flessibilità al Ministero, consentendo di articolare la distribuzione delle risorse in più tranche, in funzione delle esigenze e degli esiti delle valutazioni dei progetti. La discrezionalità ministeriale è bilanciata da obblighi di motivazione (art. 3 L. 7 agosto 1990, n. 241), trasparenza (D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33) e imparzialità (art. 97 Cost.). Sarà presumibilmente previsto un bando o un avviso pubblico per la presentazione delle proposte progettuali, una commissione di valutazione, criteri di selezione orientati alla coerenza con le finalità del fondo e all'efficacia degli interventi proposti. La rendicontazione dei progetti finanziati è soggetta alle ordinarie regole di trasparenza della spesa pubblica.

Come si coordina il comma 841 con il quadro generale di contrasto alle mafie?

Il fondo si inserisce nel quadro normativo italiano di contrasto alle mafie. Il D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia) raccoglie le disposizioni in materia di misure di prevenzione personali e patrimoniali, amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, documentazione antimafia. La L. 13 settembre 1982, n. 646 (cd. Rognoni-La Torre) ha introdotto il reato di associazione di tipo mafioso (oggi art. 416-bis c.p.) e le misure di prevenzione patrimoniale. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA, D.L. 345/1991 conv. L. 410/1991) coordina le attività investigative antimafia. La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo coordina le Direzioni Distrettuali Antimafia. Il fondo del comma 841 contribuisce alla dimensione culturale, formativa e di sensibilizzazione, integrando l'azione repressiva del sistema giudiziario e investigativo.

Qual è il quadro costituzionale del contrasto alla criminalità organizzata?

Il contrasto alla criminalità organizzata si inquadra in più principi costituzionali fondamentali. L'art. 1 Cost. fonda la Repubblica sul lavoro e sulla democrazia, valori antitetici al modello mafioso. L'art. 2 Cost. riconosce i diritti inviolabili dell'uomo, costantemente lesi dalla criminalità organizzata. L'art. 3 Cost. afferma il principio di uguaglianza, compromesso dai privilegi e dai patti mafiosi. L'art. 27 Cost. orienta la pena alla rieducazione, prospettiva utile anche nella politica preventiva. L'art. 117, c. 2, lett. h Cost. riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di "ordine pubblico e sicurezza", fondamento dell'intervento nazionale. La cornice valoriale unitaria è data dall'idea che la criminalità organizzata costituisce una minaccia esistenziale per l'ordinamento democratico, giustificando interventi finanziari e organizzativi mirati. Il ruolo delle autonomie territoriali e del terzo settore valorizza la dimensione partecipativa della politica antimafia.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, Antiriciclaggio, CCII, TUE, Accertamento, Successioni). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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