← Torna a Casi pratici applicati
Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi

Prima degli esempi: competere non significa copiare o denigrare

L’art. 2598 c.c. individua ipotesi di concorrenza sleale tra imprenditori. Non vieta la concorrenza aggressiva in sé: vieta modalità scorrette, confusorie, denigratorie o contrarie alla correttezza professionale.

Nella pratica le accuse nascono da ex dipendenti, imitazione di segni o prodotti, comunicazioni commerciali aggressive, storno di clienti, uso di informazioni riservate e campagne denigratorie.

La prova è centrale: screenshot, email, listini, testimonianze, cronologia clienti, materiali pubblicitari, confronto prodotti e dati economici. Senza prova, la contestazione resta percezione.

Fascicolo concorrenza sleale

  • comportamento contestato;
  • prove datate;
  • clienti persi;
  • confronto materiali;
  • quantificazione danno.

Caso 1: ex dipendente porta via clienti

Scenario. Un commerciale lascia l’azienda e dopo pochi giorni contatta tutti i clienti storici.

Come si legge in pratica. Non basta il passaggio di clienti. Serve provare uso scorretto di liste, informazioni riservate o modalità sleali.

Prove

  • lista clienti;
  • email inviate;
  • tempi contatti;
  • contratto dipendente;
  • clienti persi.

Caso 2: sito quasi identico

Scenario. Un concorrente replica layout, testi e naming dei servizi.

Come si legge in pratica. Bisogna dimostrare rischio di confusione e copiatura non giustificata. Screenshot e confronto tecnico sono decisivi.

Documenti

  • screenshot datati;
  • versioni precedenti;
  • testi copiati;
  • analytics;
  • segnalazioni clienti.

Caso 3: recensioni denigratorie

Scenario. Un’impresa diffonde affermazioni false sulla qualità del concorrente.

Come si legge in pratica. La critica è lecita se veritiera e continente; la denigrazione falsa può integrare slealtà. Serve salvare contenuti e impatto.

Prove

  • screenshot;
  • URL;
  • autore;
  • diffusione;
  • calo contatti.

Quando chiedere una verifica

Per concorrenza sleale, ex dipendenti o clienti sottratti: analisi prove e danni.

Norme e fonti collegate

Art. 2598 c.c., art. 2043 c.c..

Fonti affidabili

Domande frequenti

Portare via clienti è sempre illecito?

No. Conta il modo in cui avviene.

Gli screenshot bastano?

Aiutano, ma vanno raccolti correttamente.

Posso chiedere danni?

Sì, se provi danno e nesso causale.

La critica al concorrente è vietata?

No, se veritiera e non denigratoria.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, Antiriciclaggio, CCII). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.