Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Dichiarazione IVA integrativa: come correggere gli errori

    In sintesi

    • La dichiarazione integrativa corregge una dichiarazione già validamente presentata, sia a favore del contribuente sia a sfavore (maggior debito o minor credito).
    • Va distinta dalla dichiarazione omessa (mai presentata) e da quella tardiva (presentata entro 90 giorni dal termine con sanzione ridotta).
    • Per la parte a debito si applica il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997): sanzione ridotta + interessi legali.
    • La dichiarazione integrativa a favore (errore che ha gonfiato il debito o ridotto il credito) si presenta per recuperare quanto versato in eccesso.
    • L’integrativa si invia in via telematica, come la dichiarazione originaria.
    • Correggere spontaneamente prima di un controllo riduce sensibilmente le sanzioni grazie al ravvedimento.

    Che cos'è la dichiarazione IVA integrativa

    Capita a tutti di accorgersi, dopo aver inviato la dichiarazione IVA, di aver commesso un errore: una fattura omessa, un’aliquota sbagliata, un dato riportato nel quadro sbagliato. La legge prevede uno strumento apposito per rimediare: la dichiarazione IVA integrativa, cioè una nuova dichiarazione che sostituisce quella già presentata correggendo l’errore.

    L’integrativa si distingue da altre due situazioni: la dichiarazione omessa (mai presentata entro il termine) e quella tardiva (presentata oltre il termine ma entro 90 giorni, con sanzione ridotta). L’omessa, dopo 90 giorni, è considerata inesistente a tutti gli effetti anche se successivamente inviata. L’integrativa, invece, presuppone che la dichiarazione originaria sia stata validamente presentata in tempo.

    L’errore può andare in due direzioni: hai dichiarato troppo (hai pagato più IVA del dovuto o indicato meno credito del reale) oppure hai dichiarato troppo poco (dovevi versare di più o avevi meno credito di quanto indicato). Le due situazioni si gestiscono in modo diverso, come vedrai nelle sezioni che seguono.

    Tipologie di dichiarazione IVA a confronto
    Tipo Definizione Conseguenze principali
    Tardiva Presentata entro 90 giorni dal termine Sanzione ridotta con ravvedimento operoso
    Omessa Non presentata o presentata oltre 90 giorni dal termine Omessa a tutti gli effetti; sanzioni piene; utilizzabile come base per la riscossione
    Integrativa a sfavore Corregge un errore che ha ridotto il debito o gonfiato il credito Ravvedimento operoso: sanzione ridotta + interessi legali sulla differenza
    Integrativa a favore Corregge un errore che ha gonfiato il debito o ridotto il credito Recupero del credito o rimborso; nessuna sanzione a carico del contribuente

    Esempio pratico

    • Alfa Srl si accorge a settembre di aver dimenticato di includere una fattura di acquisto da 10.000 euro + IVA 22% (2.200 euro) nella dichiarazione IVA dell’anno precedente. Quell’omissione ha gonfiato il debito: Alfa ha versato 2.200 euro in più del dovuto. In questo caso presenta una dichiarazione integrativa a favore, recuperando il credito di 2.200 euro da usare in compensazione. Nessuna sanzione perché l’errore era a suo svantaggio. Se invece avesse dimenticato una fattura di vendita con IVA a debito di 1.800 euro, il debito risultava inferiore al dovuto: deve presentare un’integrativa a sfavore, versare i 1.800 euro non pagati e applicare il ravvedimento operoso per ridurre la sanzione.

    Documenti necessari

    • Dichiarazione IVA originaria già presentata (copia del file telematico e della ricevuta)
    • Fatture o documenti che evidenziano l’errore da correggere
    • Modello F24 per il versamento della differenza a debito e degli interessi legali (se integrativa a sfavore)
    • Software o servizio telematico abilitato per l’invio della dichiarazione integrativa
    • Documentazione del ravvedimento operoso (calcolo della sanzione ridotta e degli interessi)

    Tizio: integrativa a sfavore con ravvedimento operoso

    Scenario. Tizio, titolare di una piccola impresa edile, scopre a luglio che nella dichiarazione IVA annuale ha indicato erroneamente come non imponibili alcune prestazioni che invece erano imponibili al 22%. L’errore ha ridotto il debito IVA di 3.600 euro.

    Come si applica. Tizio deve presentare una dichiarazione integrativa a sfavore (l’errore ha diminuito il debito). Prima di inviarla, versa la differenza di 3.600 euro con F24, applicando il ravvedimento operoso secondo le frazioni previste dall’art. 13 D.Lgs. 472/1997: la sanzione è ridotta in proporzione al tempo trascorso dalla scadenza originaria, cui si aggiungono gli interessi legali calcolati sui giorni di ritardo. Presentando l’integrativa spontaneamente, prima di qualsiasi controllo, beneficia della riduzione massima consentita dal ravvedimento.

    In pratica

    • Non aspettare un avviso dell’Agenzia delle Entrate: più tempestivamente presenti l’integrativa a sfavore, minore è la sanzione ridotta da ravvedimento.
    • Versa sempre prima la differenza d’imposta e gli interessi, poi invia la dichiarazione integrativa: l’ordine è rilevante per la corretta applicazione del ravvedimento.

    Caio: integrativa a favore per credito non recuperato

    Scenario. Caio, consulente di management, ha presentato la dichiarazione IVA annuale indicando un credito di 1.500 euro. Riesaminando i registri a fine anno, scopre di aver omesso in dichiarazione un acquisto detraibile da 800 euro di IVA: il credito reale era 2.300 euro.

    Come si applica. Caio presenta una dichiarazione integrativa a favore: il credito corretto è 2.300 euro anziché 1.500 euro. Non ci sono sanzioni a suo carico perché l’errore era a suo svantaggio. Potrà utilizzare i 2.300 euro in compensazione o chiederli a rimborso secondo le regole ordinarie. Se la compensazione orizzontale supera 5.000 euro annui, ricorda che servirà il visto di conformità.

    In pratica

    • L’integrativa a favore non ha scadenza rigida ma prima la presenti, prima recuperi il credito o ottieni il rimborso.
    • Controlla sempre che i quadri della dichiarazione integrativa siano compilati integralmente, non solo per la parte modificata: la nuova dichiarazione sostituisce la precedente nel suo complesso.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra dichiarazione integrativa e dichiarazione tardiva?

    La tardiva è una dichiarazione presentata fuori termine ma entro 90 giorni dalla scadenza originaria: la dichiarazione originaria non c’era. L’integrativa presuppone invece che la dichiarazione originaria sia stata presentata in tempo e validamente: si corregge un errore contenuto in essa.

    Posso presentare più di un'integrativa per lo stesso anno?

    Sì. Non c’è un limite al numero di integrative presentabili per lo stesso periodo d’imposta. Ogni nuova integrativa sostituisce la precedente e deve essere completa di tutti i quadri.

    La dichiarazione integrativa si invia con le stesse modalità di quella originaria?

    Sì. L’integrativa va trasmessa esclusivamente in via telematica, esattamente come la dichiarazione originaria. Puoi usare i software abilitati o affidarti a un intermediario (commercialista o CAF).

    Che succede se presento l'integrativa dopo che è iniziato un controllo?

    Se il controllo è già formalmente avviato, il ravvedimento operoso non è più ammesso per le annualità interessate dal controllo. È quindi fondamentale agire prima di ricevere qualsiasi atto di accertamento o comunicazione relativa a quella dichiarazione.

    Come si calcola la sanzione nel ravvedimento operoso?

    Il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997) riduce la sanzione ordinaria a una frazione che varia in base al tempo trascorso dalla violazione. Più si interviene in fretta, minore è la percentuale applicata. Si aggiungono gli interessi legali calcolati sui giorni di ritardo nel versamento.

    L'integrativa a favore mi dà diritto al rimborso?

    Se dall’integrativa emerge un credito IVA, puoi scegliere se riportarlo in detrazione nell’anno successivo, usarlo in compensazione orizzontale in F24 oppure chiedere il rimborso. Il rimborso spetta solo nei casi tassativi previsti dall’art. 30 DPR 633/1972 (ad esempio aliquota media sugli acquisti superiore a quella sulle vendite, prevalenza di operazioni non imponibili, acquisto di beni ammortizzabili, cessazione attività).

    Vedi anche: Dichiarazione d’intento, Acquisti intracomunitari, Quadro VF, Quadro VE, Dichiarazione IVA omessa o tardiva e Come si compila la dichiarazione IVA.

  • Art. 72 Cont. Trib. – controversie pendenti CTP/CTR

    Art. 72 Cont. Trib. – controversie pendenti CTP/CTR

    Art. 72 Cont. Trib. – Controversie pendenti davanti alle commissioni tributarie di primo e di secondo grado

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. Le controversie pendenti dinanzi alle commissioni tributarie di primo e di secondo grado previste dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, alla data d’insediamento delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, sono ad esse rispettivamente attribuite, tenuto conto, quanto alla competenza territoriale, delle rispettive sedi. La segreteria della corte di giustizia tributaria di primo grado o secondo grado dà comunicazione alle parti della data di trattazione almeno trenta giorni liberi prima. La consegna o spedizione del ricorso o dell’atto di appello, ai sensi degli articoli 17, comma primo, e 22, comma secondo, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, equivale a costituzione in giudizio del ricorrente ai sensi degli articoli 22 e 53, comma 2. La parte resistente può effettuare la costituzione in giudizio entro il termine di cui all’articolo 32, comma 1. 1 bis. In deroga alle disposizioni del presente decreto, le controversie previste dal comma 1, pendenti alla data ivi indicata dinanzi alle commissioni tributarie di primo grado ed il cui valore, determinato ai sensi dell’articolo 12, comma 5, sia inferiore a cinque milioni di lire, sono trattate e decise in pubblica udienza da un giudice singolo, nominato per ciascun ricorso, ai sensi dell’articolo 30, comma 1, dal presidente della sezione alla quale il ricorso medesimo è stato assegnato. Il presidente, se non intende designare se stesso, può nominare giudice unico il vicepresidente od un componente della sezione appartenente ad una delle categorie di cui all’articolo 4, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 545 , ovvero che sia in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio ed abbia un’anzianità di servizio presso le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado di almeno dieci anni. Per la trattazione della controversia si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni delle sezioni III e IV del Capo I del Titolo II del presente decreto, ad eccezione dell’articolo 33, intendendosi sostituito in ogni caso il giudice singolo al relatore e al collegio. Restano ferme tutte le altre disposizioni del presente decreto, comprese, con la medesima sostituzione, quelle del Capo II del Titolo II. Il tentativo di conciliazione, di cui all’articolo 48, comma 2, è obbligatorio se all’udienza sono presenti entrambe le parti. Le controversie di cui al presente comma sono trattate dal giudice singolo in udienze distinte da quelle collegiali.

    2. Se alla data indicata al comma 1 pendono termini per la proposizione di ricorsi secondo le norme previgenti, detti ricorsi sono proposti alle corti di giustizia tributaria di primo grado entro i termini previsti dal presente decreto, che decorrono dalla suddetta data. Se alla data indicata al comma 1 pendono termini per impugnare decisioni delle commissioni tributarie di primo grado, dette impugnazioni sono proposte secondo le modalità e i termini previsti dal presente decreto, che decorrono dalla suddetta data.

    3. Se i termini per il compimento di atti processuali diversi dai ricorsi secondo le norme vigenti, alla data di cui ai commi 1 e 2, sono ancora pendenti, tali atti possono essere compiuti nei termini previsti dal presente decreto, che decorrono dalla suddetta data.

    4. Le segreterie delle commissioni tributarie di primo e di secondo grado indicate nel comma 1 provvedono a trasmettere i fascicoli relativi alle controversie pendenti alle segreterie delle commissioni provinciale o regionale rispettivamente competenti.

    5. Le segreterie delle commissioni tributarie di primo e di secondo grado indicate nel comma 1 continuano a funzionare, solo per gli adempimenti di cui al comma 4, anche oltre la data indicata nel comma 1.

  • Art. 71 Cont. Trib. – norme abrogate

    Art. 71 Cont. Trib. – norme abrogate

    Art. 71 Cont. Trib. – Norme abrogate

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. Sono abrogati l’art. 288 del testo unico per la finanza locale 14 settembre 1931, n. 1175, l’articolo 1 e gli articoli da 15 a 45 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636 e successive modificazioni e integrazioni, l’art. 19, commi 4 e 5, e l’art. 20 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 638, l’art. 24 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 639, […] gli articoli 63, comma 5, e 68, comma 3, del D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43, l’art. 4, comma 8, del D.L. 2 marzo 1989, n. 66, convertito nella legge 24 aprile 1989, n. 144 […].

    2. È inoltre abrogata ogni altra norma di legge non compatibile con le disposizioni del presente decreto.

  • Art. 70 Cont. Trib. – giudizio di ottemperanza

    Art. 70 Cont. Trib. – giudizio di ottemperanza

    Art. 70 Cont. Trib. – Giudizio di ottemperanza

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. La parte che vi ha interesse può richiedere l’ottemperanza agli obblighi derivanti dalla sentenza della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado passata in giudicato mediante ricorso da depositare in doppio originale alla segreteria della corte di giustizia tributaria di primo grado, qualora la sentenza passata in giudicato sia stata da essa pronunciata, e in ogni altro caso alla segreteria della corte di giustizia tributaria di secondo grado.

    2. Il ricorso è proponibile solo dopo la scadenza del termine entro il quale è prescritto dalla legge l’adempimento a carico dell’ente impositore, dell’agente della riscossione o del soggetto iscritto nell’albo di cui all’articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, degli obblighi derivanti dalla sentenza o, in mancanza di tale termine, dopo trenta giorni dalla loro messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario ovvero a mezzo posta elettronica certificata ai sensi del codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e fino a quando l’obbligo non sia estinto.

    3. Il ricorso indirizzato al presidente della com- missione deve contenere la sommaria esposizione dei fatti che ne giustificano la proposizione con la precisa indicazione, a pena di inammissibilità, della sentenza passata in giudicato di cui si chiede l’ottemperanza, che deve essere prodotta in copia unitamente all’originale o copia autentica dell’atto di messa in mora notificato a norma del comma precedente, se necessario.

    4. Uno dei due originali del ricorso è comunicato a cura della segreteria della commissione ai soggetti di cui al comma 2 obbligati a provvedere.

    5. Entro venti giorni dalla comunicazione l’ufficio […] può trasmettere le proprie osservazioni alla corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado, allegando la documentazione dell’eventuale adempimento.

    6. Il presidente della corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado, scaduto il termine di cui al comma precedente, assegna il ricorso alla sezione che ha pronunciato la sentenza. Il presidente della sezione fissa il giorno per la trattazione del ricorso in camera di consiglio non oltre novanta giorni dal deposito del ricorso e ne viene data comunicazione alle parti almeno dieci giorni liberi prima a cura della segreteria.

    7. Il collegio, sentite le parti in contraddittorio ed acquisita la documentazione necessaria, adotta con sentenza i provvedimenti indispensabili per l’ottemperanza in luogo dell’ufficio […] che li ha omessi e nelle forme amministrative per essi prescritti dalla legge, attenendosi agli obblighi risultanti espressamente dal dispositivo della sentenza e tenuto conto della relativa motivazione. Il collegio, se lo ritiene opportuno, può delegare un proprio componente o nominare un commissario al quale fissa un termine congruo per i necessari provvedimenti attuativi e determina il compenso a lui spettante secondo le disposizioni del Titolo VII del Capo IV del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.

    8. Il collegio, eseguiti i provvedimenti di cui al comma precedente e preso atto di quelli emanati ed eseguiti dal componente delegato o dal commissario nominato, dichiara chiuso il procedimento con ordinanza.

    9. Tutti i provvedimenti di cui al presente articolo sono immediatamente esecutivi.

    10. Contro la sentenza di cui al comma 7 è ammesso soltanto ricorso in cassazione per inosservanza delle norme sul procedimento. 10 bis. Per il pagamento di somme dell’importo fino a ventimila euro e comunque per il pagamento delle spese di giudizio, il ricorso è deciso dalla Commissione in composizione monocratica.

  • Art. 297 Cod. Amb. – abrogazioni

    Art. 297 Cod. Amb. – abrogazioni

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Sono abrogati, escluse le diposizioni di cui il presente decreto prevede l’ulteriore vigenza, l’ articolo 2, comma 2, della legge 8 luglio 1986, n. 349 , il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 settembre 2001, n. 395 , il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2002 e l’articolo 2 del decreto-legge 7 marzo 2002, n. 22 , convertito, con modificazioni, dalla legge 6 maggio 2002, n. 82 .

  • Art. 69 Bis Cont. Trib. – [Aggiornamento degli atti catastali]

    Art. 69 Bis Cont. Trib. – [Aggiornamento degli atti catastali]

    Art. 69-bis D.Lgs. 546/1992 – Aggiornamento degli atti catastali

    Articolo abrogato dal D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175. Fonte: Normattiva.

  • Art. 35 L. 633/1941

    Art. 35 L. 633/1941

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    L'autore della parte letteraria non può disporne, per congiungerla ad altro testo musicale, all'infuori dei casi seguenti: 1) allorché, dopo che egli ha consegnato come testo definitivo il manoscritto della parte letteraria al compositore, questi non lo ponga in musica nel termine di cinque anni, se si tratta di libretto per opera lirica o per operetta, e, nel termine di un anno, se si tratta di ogni altra opera letteraria da emettere in musica; 2) allorché, dopo che l'opera è stata musicata e considerata dalle parti come pronta per essere eseguita o rappresentata, essa non è rappresentata od eseguita nei termini indicati nel numero precedente, salvo i maggiori termini che possono essere stati accordati per la esecuzione o rappresentazione ai sensi degli articoli 139 e 141; 3) allorché, dopo una prima rappresentazione od esecuzione, l'opera cessi di essere rappresentata od eseguita per il periodo di dieci anni, se si tratta di opera lirica, oratorio, poema sinfonico od operetta o per il periodo di dieci anni, se si tratta di altra composizione.

    Il compositore nei casi previsti ai numeri 2 e 3 può altrimenti utilizzare la musica.

    Fonte: Normattiva.it.

  • Art. 69 Cont. Trib. – esecuzione sentenze favorevoli

    Art. 69 Cont. Trib. – esecuzione sentenze favorevoli

    Art. 69 Cont. Trib. – Esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. Le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali indicate nell’articolo 2, comma 2, sono imme- diatamente esecutive. Tuttavia il pagamento di somme dell’importo superiore a diecimila euro, diverse dalle spese di lite, può essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilità dell’istante, alla prestazione di idonea garanzia.

    2. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emesso ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati il contenuto della garanzia sulla base di quanto previsto dall’articolo 38-bis, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, la sua durata nonchè il termine entro il quale può essere escussa, a seguito dell’inerzia del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite protrattasi per un periodo di tre mesi.

    3. I costi della garanzia, anticipati dal contribuente, sono a carico della parte soccombente all’esito definitivo del giudizio.

    4. Il pagamento delle somme dovute a seguito della sentenza deve essere eseguito entro novanta giorni dalla sua notificazione ovvero dalla presentazione della garanzia di cui al comma 2, se dovuta.

    5. In caso di mancata esecuzione della sentenza il contribuente può richiedere l’ottemperanza a norma dell’articolo 70 alla corte di giustizia tributaria di primo grado ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla corte di giustizia tributaria di secondo grado.

  • Art. 68 Cont. Trib. – riscossione frazionata

    Art. 68 Cont. Trib. – riscossione frazionata

    Art. 68 Cont. Trib. – Pagamento del tributo in pendenza del processo

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. Anche in deroga a quanto previsto nelle singole leggi d’imposta, nei casi in cui è prevista la riscossione frazionata del tributo oggetto di giudizio davanti alle commissioni, il tributo, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere pagato: a) per i due terzi, dopo la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado che respinge il ricorso; b) per l’ammontare risultante dalla sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado, e comunque non oltre i due terzi, se la stessa accoglie parzialmente il ricorso; c) per il residuo ammontare determinato nella sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado; c-bis. per l’ammontare dovuto nella pendenza del giudizio di primo grado dopo la sentenza della Corte di cassazione di annullamento con rinvio e per l’intero importo indicato nell’atto in caso di mancata riassunzione.. Per le ipotesi indicate nelle precedenti lettere […]gli importi da versare vanno in ogni caso diminuiti di quanto già corrisposto.

    2. Se il ricorso viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della corte di giustizia tributaria […], con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere rimborsato d’ufficio entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza. In caso di mancata esecuzione del rimborso il contribuente può richiedere l’ottemperanza a norma dell’articolo 70 alla corte di giustizia tributaria di primo grado ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla corte di giustizia tributaria di secondo grado.

    3. Le imposte suppletive […] debbono essere corrisposte dopo l’ultima sentenza non impugnata o impugnabile solo con ricorso in cassazione. 3 bis. Il pagamento, in pendenza di processo, delle risorse proprie tradizionali di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della decisione 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e dell’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione resta disciplinato dal regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, come riformato dal regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, e dalle altre disposizioni dell’Unione europea in materia.

  • Art. 67-bis Cont. Trib. – esecuzione provvisoria

    Art. 67-bis Cont. Trib. – esecuzione provvisoria

    Art. 67 Bis Cont. Trib. – Esecuzione provvisoria

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. Le sentenze emesse dalle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado sono esecutive secondo quanto previsto dal presente capo.

  • Art. 93 bis D.Lgs. 150/2022 – (Disposizioni transitorie in materia di mutamento del giudice nel corso del dibattimento)

    Art. 93 Bis D.Lgs. 150/2022 – (Disposizioni transitorie in materia di mutamento del giudice nel corso del dibattimento)

    D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 – testo aggiornato

    1. La disposizione di cui all’ articolo 495, comma 4-ter, del codice di procedura penale , come introdotta dal presente decreto, non si applica quando è chiesta la rinnovazione dell’esame di una persona che ha reso le precedenti dichiarazioni in data anteriore al 1° gennaio 2023

  • Art. 67 Cont. Trib. – decisione revocazione

    Art. 67 Cont. Trib. – decisione revocazione

    Art. 67 Cont. Trib. – Decisione

    D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – testo aggiornato

    1. Ove ricorrano i motivi di cui all’art. 395 del codice di procedura civile la corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado decide il merito della causa e detta ogni altro provvedimento conseguenziale.

    2. Contro la sentenza che decide il giudizio di revocazione sono ammessi i mezzi d’impugnazione ai quali era originariamente soggetta la sentenza impugnata per revocazione.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.