Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Art. 325 D.Lgs. 209/2005 – Destinatari delle sanzioni amministrative pecuniarie
D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private
1. Ad eccezione delle sanzioni di cui al Capo V e fatto salvo quanto previsto dall'articolo 311, le sanzioni amministrative sono applicate nei confronti delle imprese di assicurazione o di riassicurazione, delle imprese locali e delle particolari mutue assicuratrici di cui al Titolo IV, dell'ultima società controllante italiana come determinata dall'articolo 210, comma 2, per la violazione degli obblighi di cui al Titolo XV, delle società di partecipazione assicurativa e di partecipazione finanziaria mista, degli intermediari e degli altri soggetti destinatari degli obblighi di cui al presente codice o delle relative norme di attuazione, responsabili della violazione. (45)
2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 21 MAGGIO 2018, N. 68 . 45
3. Le sanzioni per le violazioni commesse dai soggetti ai quali siano state affidate funzioni parzialmente comprese nel ciclo operativo delle imprese di assicurazione e di riassicurazione sono applicate nei confronti delle imprese stesse. (45)
Art. 38 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Risorse
In vigore dal 03/08/2017
1. Gli enti filantropici traggono le risorse economiche necessarie allo svolgimento della propria attività principalmente da contributi pubblici e privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali ed attività di raccolta fondi.
2. Gli atti costitutivi degli enti filantropici indicano i principi ai quali essi devono attenersi in merito alla gestione del patrimonio, alla raccolta di fondi e risorse in genere, alla destinazione, alle modalità di erogazione di denaro, beni o servizi, anche di investimento… a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale..
1. Si ha per riconosciuta, ai sensi dell' articolo 2703 del codice civile, la firma elettronica o qualsiasi altro tipo di firma elettronica avanzata autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato.
2. L'autenticazione della firma elettronica, anche mediante l'acquisizione digitale della sottoscrizione autografa, o di qualsiasi altro tipo di firma elettronica avanzata consiste nell'attestazione, da parte del pubblico ufficiale, che la firma è stata apposta in sua presenza dal titolare, previo accertamento della sua identità personale, della validità dell'eventuale certificato elettronico utilizzato e del fatto che il documento sottoscritto non è in contrasto con l'ordinamento giuridico.
3. L'apposizione della firma digitale da parte del pubblico ufficiale ha l'efficacia di cui all'articolo 24, comma
2. 4. Se al documento informatico autenticato deve essere allegato altro documento formato in originale su altro tipo di supporto, il pubblico ufficiale può allegare copia informatica autenticata dell'originale, secondo le disposizioni dell'articolo 23….
Art. 25 novies D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – (Delitti in materia di violazione del diritto d’autore)
1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dagli articoli 171, primo comma, lettera a-bis), e terzo comma, 171-bis, 171-ter, 171-septies e 171-octies della legge 22 aprile 1941, n. 633, si applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.
2. Nel caso di condanna per i delitti di cui al comma 1 si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore ad un anno. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 174-quinquies della citata legge n. 633 del 1941. (17)
Art. 1252 Codice della Navigazione – Pene disciplinari per l’equipaggio della navigazione marittima o interna
R.D. 30 marzo 1942, n. 327 – Codice della navigazione
Le pene disciplinari per i componenti dell'equipaggio marittimo sono: 1) la consegna a bordo da uno a cinque giorni; 2) l'arresto di rigore per un tempo non superiore a dieci giorni; 3) la ritenuta del salario da uno a trenta giorni o di una quota di utili da venti a trecento lire; 4) la inibizione dall'esercizio della professione marittima per un tempo non inferiore a un mese e non superiore a due anni; 5) la cancellazione dalle matricole o dai registri della gente di mare. Le pene disciplinari per i componenti dell'equipaggio della navigazione interna sono quelle indicate nei numeri 3, 4 e 5. Le pene indicate nei nn. 1 e 2 sono applicate dal comandante della nave o dal comandante del porto, nonché dalle autorità consolari e dai comandanti delle navi da guerra, nei casi previsti nell'articolo 1248, nn. 5 e 6. La pena indicata nel n. 3 è applicata dal comandante del porto. Le pene indicate nei nn. 4 e 5 sono applicate dal ministro per le comunicazioni.
Art. 37 D.Lgs. 201/2022 – Abrogazioni e ulteriori disposizioni di coordinamento
Testo unico dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (D.Lgs. 23 dicembre 2022, n. 201)
1. Sono abrogati: a) l’ articolo 1, comma 1, numeri 8), 10), 11) e 17), del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578; b) gli articoli 112, 113 e 117, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; c) l’ articolo 35, commi 6, 7, 9, 10 e 11, della legge 28 dicembre 2001, n. 448; d) l’ articolo 2, commi 28 e 38, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; e) l’ articolo 2, comma 29-bis, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4; f) l’articolo 3-bis, comma 1-bis, quarto, quinto e sesto periodo, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148; g) gli articoli 8, 25, commi 6 e 7, e 26-bis del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27; h) l’articolo 34, commi 20, 21, e 25, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.
2. All’ articolo 3-bis, comma 1-bis, del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Le deliberazioni degli enti di governo di cui al comma 1 sono validamente assunte nei competenti organi degli stessi senza necessità di ulteriori deliberazioni, preventive o successive da parte degli organi degli enti locali.».
Art. 37 D.Lgs. 117/2017 Codice Terzo Settore – Enti filantropici
In vigore dal 03/08/2017
1. Gli enti filantropici sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione riconosciuta o di fondazione al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale.
2. La denominazione sociale deve contenere l'indicazione di ente filantropico. L'indicazione di ente filantropico, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere usata da soggetti diversi dagli enti filantropici.
1. Le attestazioni sono conferite nel giorno della giornata mondiale del turismo – 27 settembre – con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro delegato, di concerto con il Ministro degli affari esteri.
2. L’accertamento dei titoli per il conferimento delle attestazioni è fatto da una Commissione nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato e composta: a) dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato che la presiede; b) dal Capo del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo o da un suo delegato; c) dal Coordinatore della Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia; d) dal Presidente dell’Agenzia nazionale per il turismo-ENIT o da un suo delegato; e) da tre membri, scelti dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato fra persone in possesso di elevata esperienza e professionalità nel settore turistico; f) da un membro designato dal Ministero degli affari esteri fra persone in possesso di elevata esperienza e professionalità nel settore turistico.
3. La partecipazione alla Commissione, di cui al comma 2, è a titolo gratuito. articolo precedente articolo successivo
2 euro di bollo su fatture con importi non soggetti a IVA superiori a 77,47 euro
Riguarda operazioni esenti, fuori campo, non imponibili e fatture dei forfettari; non riguarda l’esportazione di beni, esente per legge
Alternatività IVA/bollo: se la fattura espone IVA, il bollo non si applica
Il bollo lo appone chi emette la fattura; il forfettario di norma lo addebita al cliente
La soglia di 77,47 euro si riferisce all’importo complessivo della fattura non soggetto a IVA
Quando una fattura deve riportare il bollo da 2 euro
L’imposta di bollo è un tributo antico, disciplinato dal DPR 642/1972, che si applica a determinati atti e documenti. Sulle fatture non si applica quasi mai, ma esiste un caso ben preciso in cui i 2 euro diventano obbligatori: quando la fattura espone importi che non sono assoggettati all’IVA e l’importo complessivo di quelle voci supera 77,47 euro.
Il motivo è il cosiddetto principio di alternatività tra IVA e imposta di bollo. In parole semplici: se una fattura porta IVA, lo Stato incassa già un tributo su quell’operazione, quindi il bollo non scatta. Quando invece l’IVA non c’è – perché l’operazione è esente, fuori campo, non imponibile o perché chi emette la fattura è un contribuente forfettario – il bollo da 2 euro prende il posto dell’IVA come tributo minimo sul documento.
Chi emette la fattura è il soggetto obbligato ad apporre il bollo. I forfettari, che per legge non addebitano IVA, sono abituati ad aggiungere in fattura una voce di rimborso spese per il bollo, scaricandone così il costo sul cliente. Capire quando il bollo è dovuto evita sia di dimenticarlo (con conseguente irregolarità) sia di apporlo inutilmente su fatture che non ne hanno bisogno.
Bollo in fattura: quadro riassuntivo
Tipo di operazione
IVA in fattura
Bollo dovuto (se importo > 77,47 €)
Operazione imponibile ordinaria
Sì
No
Operazione esente (art. 10 DPR 633/1972)
No
Sì – 2 euro
Operazione fuori campo IVA
No
Sì – 2 euro
Esportazione di beni (art. 8 DPR 633/1972)
No
No: fattura esente dal bollo (art. 15 Tabella B DPR 642/1972)
Altre operazioni non imponibili (es. cessioni a esportatori abituali, natura N3.5)
No
Sì – 2 euro, salvo esenzioni specifiche
Fattura di contribuente forfettario
No
Sì – 2 euro
Fattura con IVA + quota esente
Sì (parziale)
Solo sulla quota non soggetta, se > 77,47 €
Esempio pratico
Tizio è un consulente informatico in regime forfettario. A maggio emette una fattura da 1.200 euro al cliente Caio per un progetto di sviluppo software. Poiché Tizio non applica IVA, la fattura è interamente ‘fuori campo IVA’. L’importo complessivo (1.200 euro) supera abbondantemente la soglia di 77,47 euro: Tizio deve quindi aggiungere il bollo da 2 euro. Di solito scrive in fattura: ‘Imposta di bollo a norma DPR 642/1972 art. 13 Tariffa Parte I – euro 2,00’. L’importo totale che addebita a Caio diventa 1.202 euro.
Documenti necessari
Fattura emessa (cartacea o elettronica via SdI)
Ricevuta di acquisto del contrassegno telematico (marca da bollo) da 2 euro, se fattura cartacea
Fattura elettronica: campo «Bollo virtuale» valorizzato a SI e pagamento trimestrale dal portale «Fatture e corrispettivi» (addebito su conto) oppure con F24, codici tributo 2521-2524
Solo per le fatture cartacee, in alternativa alla marca: assolvimento «in modo virtuale» previa autorizzazione dell’Agenzia delle Entrate (art. 15 DPR 642/1972), con dichiarazione annuale e versamento in F24
Tizio: libero professionista forfettario
Scenario. Tizio è un fotografo che nel 2025 opera in regime forfettario. Emette fatture senza IVA a privati e aziende per servizi fotografici. La maggior parte delle sue fatture supera i 100 euro.
Come si applica. Ogni fattura emessa da Tizio che supera 77,47 euro deve riportare il bollo da 2 euro, perché non c’è IVA e l’importo supera la soglia. Tizio sceglie di emetterle come fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SdI): in questo caso non attacca nessuna marca da bollo fisica, ma paga l’imposta trimestralmente con modello F24. L’Agenzia delle Entrate calcola l’importo dovuto dai dati che transitano sul SdI e lo mette a disposizione nell’area riservata del portale.
In pratica
Nessuna marca da bollo fisica sulle fatture elettroniche: il bollo si paga via F24 ogni trimestre.
L’importo dovuto è già calcolato dall’Agenzia: basta verificare e pagare entro la scadenza trimestrale.
Se il bollo dovuto per il primo trimestre non supera 5.000 euro il versamento può slittare al 30 settembre; se primo e secondo trimestre insieme non superano 5.000 euro, al 30 novembre.
Caio: medico con prestazioni esenti IVA
Scenario. Caio è un medico di base che emette ricevute e fatture per prestazioni sanitarie. Le prestazioni mediche sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/1972. Caio emette ancora fatture cartacee.
Come si applica. Le fatture di Caio non riportano IVA perché le prestazioni sono esenti: questo significa che il bollo da 2 euro scatta se l’importo supera 77,47 euro. Caio deve acquistare dal tabaccaio il contrassegno telematico (la ‘marca da bollo’) da 2 euro e applicarlo sulla fattura cartacea prima di consegnarla al paziente. In alternativa, se emette molti documenti soggetti a bollo, potrebbe richiedere all’Agenzia delle Entrate l’autorizzazione all’assolvimento virtuale e liquidare l’imposta con una dichiarazione annuale, versandola in F24.
In pratica
Prestazioni esenti IVA sopra 77,47 euro: la marca da bollo da 2 euro è obbligatoria sulla fattura cartacea.
Il bollo va applicato prima di consegnare il documento al paziente o al cliente.
Per grandi volumi di fatture cartacee, l’assolvimento in modo virtuale (autorizzazione, dichiarazione annuale, F24) evita la marca su ogni documento.
Marca da bollo 2 euro su fatture estere, export e autofatture: quando non serve
La regola di base è quella dell’alternatività IVA/bollo: la fattura che documenta operazioni assoggettate a IVA è esente dal bollo (art. 6 Tabella B allegata al DPR 642/1972). Se l’IVA non è evidenziata, l’esenzione vale a condizione che il documento indichi che si riferisce a corrispettivi di operazioni assoggettate a IVA. Oltre a questo ci sono tre situazioni che il lettore incontra spesso.
Fattura a un cliente estero senza IVA perché l’operazione non è territorialmente rilevante in Italia (natura N2.1): è una fattura emessa in Italia con importi non soggetti a IVA. L’Agenzia, quando controlla le fatture elettroniche, considera infatti le nature N2.1, N2.2, N3.5, N3.6 e N4: se l’importo supera 77,47 euro e manca l’indicazione del bollo, la inserisce nell’elenco B delle fatture da regolarizzare.
Esportazione di beni: le fatture emesse in relazione a esportazioni di merci sono esenti dal bollo (art. 15 Tabella B). L’Agenzia precisa che l’esenzione vale per l’esportazione vera e propria, non per le operazioni solo assimilate alle esportazioni ai fini IVA, salvo il caso, riconosciuto in prassi, delle provviste e dotazioni di bordo (risposta n. 45 del 19 febbraio 2024). Non rientrano tra le nature controllate dall’Agenzia né N3.1 (esportazioni) né N3.2 (cessioni intracomunitarie). Per capire quando una cessione è un’esportazione leggi operazioni non imponibili e art. 8 DPR 633/1972.
Autofatture e integrazioni TD16, TD17, TD18, TD19: sono escluse dal controllo automatico sul bollo (guida dell’Agenzia, giugno 2026). Se l’integrazione espone l’IVA, resta valida l’alternatività; per i casi senza IVA le fonti consultate non danno una risposta esplicita, quindi la verifica va fatta sul singolo documento. Il quadro dei tipi documento è in TD17, TD18, TD19.
Come si indica il bollo nella fattura elettronica
Si valorizza a SI il campo «Bollo virtuale» del tracciato XML. L’importo dovuto è comunque di 2 euro per fattura, qualunque cifra sia scritta nel campo «Importo bollo». Per le operazioni forfettarie si usa la natura N2.2, per le esenti la N4. Se invece il bollo non è dovuto per legge (documenti assicurativi, del terzo settore, tra banca e correntista) si indica nel campo «Tipo dato» dei dati gestionali il valore NB1, NB2 o NB3, e per questo serve la fattura ordinaria, non quella semplificata.
Chi dimentica l’indicazione non perde il diritto di sistemare: per ogni trimestre l’Agenzia mette nel portale «Fatture e corrispettivi» l’elenco A (fatture con bollo indicato) e l’elenco B (fatture che sembrano soggette a bollo ma senza indicazione). L’elenco B si può modificare entro il termine; senza modifiche si intende confermato (guida dell’Agenzia, giugno 2026).
Quando si versa il bollo sulle fatture elettroniche: scadenze
Versamento del bollo sulle fatture elettroniche
Trimestre
Scadenza ordinaria
Date nel calendario 2026-2027
1° (gennaio-marzo)
31 maggio
lunedì 1° giugno 2026, perché il 31 maggio era domenica
2° (aprile-giugno)
30 settembre
mercoledì 30 settembre 2026
3° (luglio-settembre)
30 novembre
lunedì 30 novembre 2026
4° (ottobre-dicembre)
28 febbraio
lunedì 1° marzo 2027, perché il 28 febbraio è domenica
Se il bollo dovuto per il primo trimestre non supera 5.000 euro si può pagare entro il 30 settembre; se primo e secondo trimestre insieme non superano 5.000 euro, entro il 30 novembre. I codici tributo F24 sono 2521, 2522, 2523 e 2524 per i quattro trimestri, 2525 per le sanzioni e 2526 per gli interessi. Per il terzo trimestre 2026 gli elenchi sono disponibili dal 15 ottobre, l’elenco B si corregge entro il 31 ottobre e l’importo dovuto compare dal 15 novembre. Il dettaglio operativo sta in bollo sulla fattura elettronica: come si paga, mentre per chi è in regime forfettario c’è bollo in fattura del forfettario: chi lo paga.
Se il versamento è omesso, insufficiente o tardivo l’Agenzia invia una comunicazione alla PEC con l’imposta dovuta, la sanzione dell’art. 13, comma 1, D.Lgs. 471/1997 ridotta a un terzo e gli interessi. Entro trenta giorni si possono dare chiarimenti tramite il servizio CIVIS. In caso di ritardo il portale calcola da solo sanzione e interessi del ravvedimento operoso.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Qual è la soglia oltre la quale scatta il bollo da 2 euro?
Il bollo scatta quando l’importo complessivo della fattura non soggetto a IVA supera 77,47 euro (nota 2 all’art. 13 della Tariffa allegata al DPR 642/1972). Se la fattura è inferiore o uguale a questa cifra, il bollo non è dovuto.
Se la fattura ha sia una parte con IVA sia una parte esente, come funziona?
Il bollo si applica solo se la somma dei corrispettivi non soggetti a IVA supera 77,47 euro: l’Agenzia delle Entrate richiama la risoluzione n. 98/E del 2001. Se quella somma è inferiore o uguale, non scatta.
Chi paga il bollo: chi emette o chi riceve la fattura?
L’obbligo di assolvere il bollo è di chi emette la fattura. Chi emette, in particolare i forfettari, di norma addebita i 2 euro al cliente come rimborso, indicandolo in fattura. Lo stesso vale per la ricevuta di una prestazione occasionale: oltre 77,47 euro il documento è soggetto a bollo (l’art. 13 comprende anche ricevute e quietanze) e chi ne sostiene il costo lo stabiliscono le parti.
I forfettari devono sempre mettere il bollo in fattura?
Sì, ogni volta che la fattura supera 77,47 euro, perché i forfettari non applicano IVA e le loro fatture elettroniche riportano la natura N2.2, tra quelle su cui l’Agenzia verifica il bollo.
Serve il bollo sulla fattura di un’esportazione o su una fattura a un cliente estero?
Per l’esportazione di beni no: l’art. 15 della Tabella B esenta le fatture emesse in relazione a esportazioni di merci. Una fattura a un cliente estero senza IVA per mancanza di territorialità (natura N2.1) è invece una fattura con importi non soggetti a IVA: sopra 77,47 euro il bollo è dovuto.
Come si indica e quando si paga il bollo sulla fattura elettronica?
Si imposta a SI il campo «Bollo virtuale»; l’imposta è sempre di 2 euro per fattura. Si versa ogni trimestre dal portale «Fatture e corrispettivi» o con F24 (codici 2521-2524), entro il 31 maggio, il 30 settembre, il 30 novembre e il 28 febbraio, con slittamento al giorno lavorativo successivo se la data è festiva.
Cosa succede se dimentico di mettere il bollo?
Per le fatture elettroniche l’Agenzia lo rileva dai dati di SdI e, se il bollo manca, lo propone nell’elenco B del trimestre: puoi confermarlo e pagarlo. Se il versamento è omesso o tardivo arriva una comunicazione con imposta, sanzione ridotta a un terzo e interessi; in alternativa il ravvedimento operoso si calcola dal portale.
Il bollo da 2 euro è deducibile o detraibile?
Per il professionista che lo addebita al cliente come rimborso spese, il bollo è una partita di giro. Per il cliente che lo paga, dipende dal tipo di attività: in generale è un costo documentato, ma la deducibilità segue le regole generali delle spese d’impresa.
Contratto a tempo determinato e contingentamento nel CCNL Spedizionieri e Corrieri
Dove l’attività segue commesse e picchi di domanda, il contratto a tempo determinato è molto diffuso. La sua disciplina ruota attorno a tre cardini: il tetto di contingentamento, le causali e i limiti a proroghe e rinnovi, fissati in parte dalla legge e in parte dal CCNL.
In sintesi
Il numero dei contratti a termine è contingentato (di norma entro il 20% degli stabili, salvo diversa previsione del CCNL). Oltre i 12 mesi serve una causale; sono ammesse al massimo 4 proroghe in 24 mesi e gli intervalli di stop&go tra contratti. Matura il diritto di precedenza alle assunzioni a tempo indeterminato.
Dati contrattuali
Parti firmatarie
Associazione datoriale di categoria · CGIL · CISL · UIL di categoria
Istituti trattati
Contratto a termine · Tetto di contingentamento · Proroghe e precedenza
Riferimenti
D.Lgs. 81/2015, artt. 19-29 (contratto a termine, Decreto Dignità) · CCNL per causali e contingentamento
Fonte
Testo del CCNL depositato presso il CNEL
I limiti in sintesi
La disciplina del contratto a tempo determinato (D.Lgs. 81/2015, come modificato dal Decreto Dignità) fissa alcuni limiti inderogabili e rinvia per il resto al contratto collettivo. La tabella riepiloga i principali.
Contratto a termine — limiti di legge e rinvio al CCNL
Aspetto
Regola di legge
Ruolo del CCNL
Durata massima
24 mesi (rinnovi e proroghe inclusi, pari livello)
Può prevedere durate diverse in casi specifici
Causale
Necessaria oltre 12 mesi e per i rinnovi
Individua causali ulteriori (art. 19)
Tetto di contingentamento
20% degli stabili al 1° gennaio
Può fissare una percentuale diversa
Proroghe
Massimo 4 nei 24 mesi
—
Intervalli (stop&go)
10 gg (≤ 6 mesi) / 20 gg (> 6 mesi)
Esenzione per attività stagionali
Diritto di precedenza
Dopo 6 mesi nella stessa azienda
Disciplina termini e modalità
Le percentuali e le causali specifiche del settore sono fissate dal CCNL: per i valori esatti si rinvia al testo contrattuale vigente.
Il tetto di contingentamento e le causali
Nei settori dei servizi la gestione dei contratti a termine ruota attorno a due vincoli che la legge fissa e il CCNL può modulare.
Il tetto di contingentamento
Il numero dei lavoratori assunti a termine non può superare, di norma, il 20% dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio, salvo diversa percentuale stabilita dal CCNL. Il superamento non comporta la conversione ma sanzioni amministrative.
Le causali
Per i primi 12 mesi il contratto a termine può essere acausale. Oltre i 12 mesi (e per rinnovi e proroghe che superano tale soglia) serve una causale: esigenze di sostituzione, ragioni tecniche, organizzative o produttive, oppure le causali individuate dal CCNL.
Proroghe, rinnovi e precedenza
Sono ammesse al massimo 4 proroghe nell’arco dei 24 mesi; tra un contratto e l’altro vanno rispettati gli intervalli di stop&go (10 o 20 giorni). Dopo 6 mesi nella stessa azienda matura il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato.
Diritto di precedenza e conversione
Due conseguenze meritano attenzione. La prima è il diritto di precedenza: il lavoratore che ha prestato attività a termine per più di sei mesi presso la stessa azienda ha titolo di preferenza nelle assunzioni a tempo indeterminato per mansioni equivalenti effettuate nei mesi successivi, a condizione di manifestare la propria volontà nei termini. La seconda è la conversione: il superamento dei limiti di durata, del numero di proroghe o degli intervalli, e l’assenza della causale dove richiesta, determinano la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato fin dal momento della violazione.
Casi pratici
Tizio — rinnovo oltre i 12 mesi senza causale
Tizio è assunto a termine per 8 mesi (acausale); l’azienda vuole rinnovarlo per altri 6. Poiché il rinnovo porta il rapporto oltre i 12 mesi complessivi, serve una causale valida (sostituzione, ragioni tecnico-organizzative o una causale prevista dal CCNL). Senza causale, il rinnovo espone alla conversione a tempo indeterminato.
Caia — superato il tetto del 20%
L’azienda di Caia ha troppi contratti a termine rispetto agli stabili, oltre la soglia del CCNL. Il superamento del tetto di contingentamento non converte i contratti, ma comporta sanzioni amministrative a carico del datore. Il CCNL può aver fissato una percentuale diversa da quella legale del 20%.
Domande frequenti
Il contratto a termine deve indicare una causale?
Non sempre: fino a 12 mesi può essere acausale. Oltre i 12 mesi, e per i rinnovi, serve una causale — esigenze di sostituzione, ragioni tecnico-organizzative o le causali individuate dal CCNL.
Quante proroghe sono ammesse?
Al massimo quattro nell’arco dei 24 mesi, a prescindere dal numero di contratti. La quinta proroga determina la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.
Che cosa sono gli intervalli di stop&go?
Sono i giorni che devono intercorrere tra due contratti a termine con lo stesso lavoratore: 10 giorni se il primo contratto era fino a 6 mesi, 20 giorni se superiore. Le attività stagionali ne sono esenti.
Quanti contratti a termine può avere l’azienda?
Di norma non oltre il 20% dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio, salvo diversa percentuale fissata dal CCNL. Il superamento comporta sanzioni amministrative, non la conversione dei contratti.
Contenuto divulgativo aggiornato alle regole generali di legge (D.Lgs. 81/2015). Per causali, percentuali di contingentamento e casi di stagionalità si rinvia sempre al testo del CCNL vigente.
1. La firma digitale deve riferirsi in maniera univoca ad un solo soggetto ed al documento o all'insieme di documenti cui è apposta o associata.
2. L'apposizione di firma digitale integra e sostituisce l'apposizione di sigilli, punzoni, timbri, contrassegni e marchi di qualsiasi genere ad ogni fine previsto dalla normativa vigente.
3. Per la generazione della firma digitale deve adoperarsi un certificato qualificato che, al momento della sottoscrizione, non risulti scaduto di validità ovvero non risulti revocato o sospeso.
4. Attraverso il certificato qualificato si devono rilevare, secondo le Linee guida, la validità del certificato stesso, nonché gli elementi identificativi del titolare di firma digitale e del certificatore e gli eventuali limiti d'uso. Le linee guida definiscono altresì le modalità, anche temporali, di apposizione della firma.
4-bis. L'apposizione a un documento informatico di una firma digitale o di un altro tipo di firma elettronica qualificata basata su un certificato elettronico revocato, scaduto o sospeso equivale a mancata sottoscrizione, salvo che lo stato di sospensione sia stato annullato. La revoca o la sospensione, comunque motivate, hanno effetto dal momento della pubblicazione, salvo che il revocante, o chi richiede la sospensione, non dimostri che essa era già a conoscenza di tutte le parti interessate.
4-ter. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche se la firma elettronica è basata su un certificato qualificato rilasciato da un certificatore stabilito in uno Stato non facente parte dell'Unione europea, quando ricorre una delle seguenti condizioni: a) il certificatore possiede i requisiti previsti dal regolamento eIDAS ed è qualificato in uno Stato membro; b) il certificato qualificato è garantito da un certificatore stabilito nella Unione europea, in possesso dei requisiti di cui al medesimo regolamento; c) il certificato qualificato, o il certificatore, è riconosciuto in forza di un accordo bilaterale o multilaterale tra l'Unione europea e Paesi terzi o organizzazioni internazionali.
Art. 25 octies D.Lgs. 231/2001 Responsabilita Enti – (Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio)
1. In relazione ai reati di cui agli articoli 648, 648-bis, 648-ter e 648-ter.1 del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote. Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote.
2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1 si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni.
3. In relazione agli illeciti di cui ai commi 1 e 2, il Ministero della giustizia, sentito il parere dell'UIF, formula le osservazioni di cui all' articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.
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