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Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
In sintesi
  • Il datore di lavoro deve proteggere gli edifici, gli impianti, le strutture e le attrezzature dai pericoli determinati dall’innesco elettrico di atmosfere potenzialmente esplosive (gas, vapori, nebbie infiammabili o polveri combustibili) o in caso di fabbricazione, manipolazione o deposito di esplosivi.
  • Le protezioni si realizzano applicando le disposizioni specifiche del D.Lgs. 81/2008 e le pertinenti norme tecniche di cui all’allegato IX (norme ATEX).
  • La norma si coordina con le Direttive ATEX 2014/34/UE (prodotti per uso in atmosfere esplosive) e 1999/92/CE (sicurezza dei lavoratori in luoghi con atmosfere esplosive).
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 85 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Protezione di edifici, impianti strutture ed attrezzature

In vigore dal 15/05/2008

1. Il datore di lavoro provvede affinchè gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dai pericoli determinati dall’innesco elettrico di atmosfere potenzialmente esplosive per la presenza o sviluppo di gas, vapori, nebbie ((infiammabili)) o polveri ((combustibili)) infiammabili, o in caso di fabbricazione, manipolazione o deposito di materiali esplosivi.

2. Le protezioni di cui al comma 1 si realizzano utilizzando le specifiche disposizioni di cui al presente decreto legislativo e le pertinenti norme ((tecniche)) di cui all’allegato IX.

Il rischio da atmosfere esplosive (ATEX) e la sua specificità
L’art. 85 D.Lgs. 81/2008 si occupa di uno dei rischi più gravi nel panorama della sicurezza industriale: l’esplosione per innesco elettrico di atmosfere potenzialmente esplosive. Le atmosfere esplosive si formano quando gas, vapori, nebbie infiammabili o polveri combustibili si mescolano con l’aria in concentrazioni comprese tra il LEL (Lower Explosive Limit) e l’UEL (Upper Explosive Limit): in questo intervallo, una sorgente di innesco (scintilla elettrica, arco, superficie calda) è sufficiente a provocare un’esplosione. Le conseguenze di un’esplosione in ambito industriale sono spesso catastrofiche: onde d'urto, incendi secondari, crolli strutturali, proiezione di frammenti. La prevenzione richiede un approccio sistematico che combina misure tecniche (eliminazione delle sorgenti di innesco, controllo delle concentrazioni di gas), misure organizzative (procedure di lavoro sicure, formazione) e l’uso di apparecchi ed impianti certificati ATEX.
Il quadro normativo ATEX
L’art. 85 rimanda alle «disposizioni di cui al presente decreto» e alle «pertinenti norme tecniche di cui all’allegato IX». Il riferimento principale è al Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 (artt. 287-297) che disciplina specificamente le atmosfere esplosive, recependo la Direttiva 1999/92/CE (c.d. «ATEX lavoro» o «ATEX utenti»). La Direttiva 2014/34/UE (c.d. «ATEX prodotti») è invece recepita dal D.Lgs. 85/2016 e disciplina i requisiti degli apparecchi e dei sistemi di protezione destinati all’uso in atmosfere esplosive. Il documento fondamentale che il datore di lavoro deve redigere è il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE), previsto dall’art. 294 D.Lgs. 81/2008, che include: la classificazione delle aree pericolose in zone (Zone 0/1/2 per gas e vapori, Zone 20/21/22 per polveri); l’identificazione delle sorgenti di accensione; le misure di prevenzione e protezione adottate; le istruzioni per il lavoro sicuro.
La classificazione delle zone pericolose
La norma CEI EN 60079-10 (per gas e vapori) e la CEI EN 60079-10-2 (per polveri) definiscono i criteri per la classificazione delle aree in zone a diversa probabilità di presenza di atmosfera esplosiva. La Zona 0 (o 20 per polveri) è quella in cui l’atmosfera esplosiva è presente continuamente o per lunghi periodi; la Zona 1 (21) è quella in cui la presenza è probabile in condizioni normali; la Zona 2 (22) è quella in cui la presenza è improbabile ma possibile occasionalmente. In ciascuna zona devono essere usati apparecchi certificati ATEX della categoria corrispondente.
Implicazioni per i datori di lavoro
Alfa S.r.l., manifatturiera con reparto di verniciatura a solvente, deve classificare il reparto come zona ATEX, installare impianti elettrici con apparecchi della categoria ATEX adeguata alla zona, adottare misure di ventilazione forzata per mantenere le concentrazioni di vapori al di sotto del LEL, formare i lavoratori sui rischi specifici e sui divieti (no fiamme libere, no telefoni cellulari non ATEX, no attrezzi che generino scintille).

Domande frequenti

Un locale in cui si ricaricano batterie al piombo è un’area ATEX?

Sì. La ricarica di batterie al piombo genera idrogeno (gas infiammabile e potenzialmente esplosivo). Il locale di ricarica deve essere classificato in zona ATEX (tipicamente Zona 1 o 2 a seconda delle condizioni di ventilazione) e gli impianti elettrici presenti devono essere ATEX-compatibili. La ventilazione forzata è obbligatoria per abbattere le concentrazioni di idrogeno sotto il LEL.

Un mulino che lavora farine è soggetto alla normativa ATEX?

Sì. Le polveri di farina sono combustibili e in sospensione nell’aria in concentrazioni appropriate formano atmosfere esplosive (Zone 20/21/22). I mulini sono ambienti ATEX per eccellenza: la storia industriale è costellata di esplosioni di polveri in silos, mulinetti e impianti di trasporto pneumatico di farine. Il DPCE è obbligatorio.

Chi redige il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni?

Il DPCE è redatto dal datore di lavoro, avvalendosi del RSPP e, per la parte tecnica della classificazione delle zone, di un professionista specializzato in ATEX. Il documento deve essere aggiornato ogni volta che cambiano le sostanze trattate, i processi produttivi o i layout degli impianti. Il DPCE fa parte del DVR ai sensi dell’art. 17 D.Lgs. 81/2008.

Quali sono le sanzioni per mancanza di classificazione ATEX?

La mancanza del DPCE o la non corretta classificazione delle zone sono violazioni dell’art. 294 D.Lgs. 81/2008, sanzionabili con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda. L’uso di apparecchi non ATEX in zone classificate è una violazione aggiuntiva che aggrava il quadro sanzionatorio.

Usare un telefono cellulare ordinario in una zona ATEX è pericoloso?

Sì. I telefoni cellulari ordinari non sono certificati ATEX e possono generare archi o scintille durante le connessioni radio o nella batteria. In zone di categoria 0 e 1 (o 20 e 21) sono vietati. In zone 2 o 22 il rischio è inferiore ma il datore di lavoro deve valutare le misure appropriate. Solo telefoni con certificazione ATEX della categoria adeguata possono essere usati in queste aree.

Andrea Marton, Tax Advisor e Responsabile Editoriale di La Legge in Chiaro
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i 17 codici e testi unici italiani (Costituzione, C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, CCII, Antiriciclaggio, Successioni, Accertamento, T.U. Edilizia, Legge di Bilancio 2026). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione. Profilo completo →
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