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Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

L’art. 8 D.Lgs. 231/2007 attribuisce alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA) un ruolo di impulso e coordinamento investigativo nel sistema italiano di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. La norma colloca la DNAA al vertice del raccordo tra Unità di Informazione Finanziaria (UIF), Forze di polizia specializzate (DIA, Guardia di Finanza, Nucleo Speciale di Polizia Valutaria) e Direzioni Distrettuali Antimafia (DDA), trasformando un flusso informativo amministrativo in azione penale e patrimoniale mirata. I casi pratici che seguono mostrano come, in concreto, una segnalazione di operazione sospetta (SOS) può attivare una catena che parte dall’operatore obbligato e arriva al sequestro di prevenzione, passando per l’analisi strategica del Procuratore nazionale.

Prima degli esempi: il quadro normativo

La DNAA nasce con la L. 20 gennaio 1992, n. 8, che istituisce la Direzione Nazionale Antimafia nell’ambito della Procura generale presso la Corte di Cassazione. La denominazione “Antimafia e Antiterrorismo” deriva dal D.L. 18 febbraio 2015, n. 7 (convertito in L. 43/2015), che estende le competenze del Procuratore nazionale ai reati di terrorismo internazionale, inclusi quelli con finalità di finanziamento.

Nel sistema AML l’art. 8 va letto in combinato disposto con l’art. 6 (che definisce ruolo e poteri della UIF) e con l’art. 9 (che disciplina lo scambio informativo tra UIF, autorità di vigilanza e organi investigativi). Il risultato è un’architettura a tre livelli: la UIF analizza le SOS in chiave finanziaria, le Forze di polizia conducono accertamenti investigativi, la DNAA assicura il coordinamento nazionale e il raccordo con le DDA distrettuali quando emergono profili di criminalità organizzata o terrorismo.

Sul piano patrimoniale, il riferimento operativo è il D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice antimafia), che disciplina le misure di prevenzione patrimoniale (sequestro e confisca) attivabili su impulso del Procuratore nazionale e dei procuratori distrettuali. La banca dati SIDDA-SIDNA (Sistema Informativo della Direzione Distrettuale e Nazionale Antimafia) è lo strumento tecnico che consente la condivisione in tempo reale di informazioni di indagine tra DNAA e DDA.

Funzioni della DNAA nel sistema AML

La DNAA non riceve direttamente le segnalazioni di operazione sospetta dagli operatori obbligati: la SOS viene trasmessa alla UIF, che la analizza e — quando emergono elementi di rilievo — la inoltra al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e alla DIA, con informativa al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Da qui parte il ruolo di coordinamento: la DNAA verifica se la segnalazione si collega a indagini già pendenti presso una DDA, evita duplicazioni e attribuisce la competenza territoriale.

Le funzioni principali, ricavabili dall’art. 8 e dalle norme di sistema, sono cinque:

Flussi informativi UIF e collaborazione internazionale

Il flusso informativo standard parte dall’operatore obbligato (banca, intermediario finanziario, soggetto vigilato non finanziario) che individua un’operazione anomala e invia la SOS alla UIF via portale Infostat-UIF. La UIF arricchisce la segnalazione con dati provenienti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari, dalla Centrale dei rischi e da altre fonti, valutandone la rilevanza ai fini AML.

Se la SOS presenta indicatori di criminalità organizzata o terrorismo, la UIF trasmette la segnalazione arricchita alla DIA e al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, con copia per conoscenza al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. La DNAA verifica le interconnessioni con indagini esistenti tramite SIDDA-SIDNA e, se opportuno, attribuisce il dossier alla DDA competente o coordina un’azione multi-distrettuale.

Sul fronte internazionale, il riciclaggio transfrontaliero richiede cooperazione con FIU estere (FinCEN negli USA, TRACFIN in Francia, FIU.NET europea). Il raccordo passa attraverso la UIF per il canale amministrativo e attraverso la DNAA per il canale di polizia giudiziaria, con il supporto operativo di Interpol per lo scambio di informazioni di polizia ed Europol per le analisi su criminalità organizzata europea.

Scenario 1 — UIF segnala flussi sospetti su conti correlati a DNAA

Una banca commerciale rileva, nell’arco di tre mesi, una serie di bonifici in entrata su un conto intestato a una società di import-export di metalli, per complessivi 4,2 milioni di euro, provenienti da società estere con sede in giurisdizioni offshore e immediatamente trasferiti verso conti personali del beneficiario effettivo in Italia meridionale. L’incongruenza tra fatturato dichiarato (480.000 euro nell’ultimo bilancio) e flussi movimentati attiva l’invio di una SOS alla UIF. L’analisi UIF incrocia il beneficiario effettivo con liste di rischio interne ed evidenzia legami familiari con un soggetto condannato per associazione mafiosa. La segnalazione, arricchita, viene trasmessa al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e per conoscenza alla DNAA, che attiva il raccordo con la DDA territorialmente competente. L’esito è l’avvio di un’indagine patrimoniale parallela a un’indagine penale per riciclaggio (art. 648-bis c.p.).

Scenario 2 — DDA distrettuale apre indagine su SOS bancaria

Un istituto di credito segnala alla UIF il prelievo in contanti di 980.000 euro frazionato in operazioni sotto-soglia (15.000 euro ciascuna) effettuato da una decina di soggetti diversi nell’arco di sei settimane, tutti correlati a una rete di compro-oro nel medesimo distretto. La UIF, riconoscendo lo schema del cosiddetto smurfing, inoltra la SOS arricchita al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, con informativa alla DNAA. La DNAA verifica tramite SIDDA-SIDNA che il distretto coincide con un’area di interesse per indagini in corso sulla ‘ndrangheta locale e indirizza la pratica alla DDA competente. Il Procuratore distrettuale apre un fascicolo per riciclaggio aggravato dal metodo mafioso (art. 416-bis.1 c.p.) e richiede misure cautelari personali e reali.

Scenario 3 — Sequestro di prevenzione di patrimoni mafia

Un’analisi strategica della DNAA, basata su SOS aggregate e su intercettazioni condivise tramite SIDDA-SIDNA, ricostruisce la titolarità effettiva di un patrimonio immobiliare di 28 unità residenziali e commerciali, formalmente intestate a prestanome ma riconducibili a un esponente di rilievo di un’organizzazione mafiosa. Il Procuratore distrettuale, sollecitato dal Procuratore nazionale, propone al Tribunale di prevenzione il sequestro ex art. 20 D.Lgs. 159/2011. Il sequestro viene confermato e, decorsi i termini di legge, convertito in confisca definitiva ex art. 24 dello stesso decreto. Gli immobili confluiscono nel patrimonio dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (ANBSC).

Scenario 4 — Collaborazione FBI–DNAA su crypto-laundering

Una piattaforma di scambio di valute virtuali in Italia rileva flussi in Bitcoin per equivalenti 3,1 milioni di euro provenienti da indirizzi blockchain riconducibili a un ransomware-as-a-service. L’exchange invia SOS alla UIF; parallelamente FinCEN condivide informazioni sullo stesso wallet in chiave di terrorism financing tramite FIU.NET. La DNAA coordina lo scambio con il Federal Bureau of Investigation tramite il magistrato di collegamento presso l’ambasciata USA e attiva una rogatoria internazionale ex art. 696-bis c.p.p. L’indagine porta al congelamento dei wallet e al sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p.

Scenario 5 — Analisi strategica nella relazione annuale

Nella relazione annuale al Parlamento, il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo dedica un capitolo all’analisi strategica dei flussi finanziari emersi nell’anno: aumento delle SOS riferibili a giurisdizioni a fiscalità privilegiata, peso crescente delle valute virtuali nelle catene di riciclaggio, ricorso a società veicolo UE. L’analisi, su dati aggregati di UIF, DIA e GdF, alimenta la valutazione nazionale dei rischi (NRA) coordinata dal Comitato di Sicurezza Finanziaria presso il MEF.

Quando e come si interagisce con la DNAA

L’operatore obbligato e il soggetto vigilato non hanno un canale diretto di interlocuzione con la DNAA: la corretta esecuzione degli obblighi AML si esaurisce nella trasmissione tempestiva della SOS alla UIF tramite il portale Infostat-UIF, nel rispetto del divieto di tipping-off di cui all’art. 39 D.Lgs. 231/2007. Sarà la UIF, e per essa gli organi di polizia e giudiziari competenti, a valutare quando attivare il livello DNAA.

Esiste tuttavia un’interazione indiretta rilevante: quando un soggetto vigilato è destinatario di un decreto di esibizione documentale o di un sequestro probatorio emesso dalla Procura distrettuale nell’ambito di indagini coordinate dalla DNAA, l’operatore deve rispondere nei termini e con le modalità indicate, garantendo la tracciabilità della catena di custodia dei dati AML (registri della clientela, documentazione di adeguata verifica, archivio unico informatico).

In caso di richieste di informazioni provenienti da autorità giudiziarie estere e veicolate dalla DNAA per il tramite della rogatoria internazionale, il soggetto obbligato è tenuto alla collaborazione secondo le norme di cooperazione giudiziaria penale (artt. 723 ss. c.p.p. e Convenzione di Strasburgo 1959).

Norme e fonti

Domande frequenti

L’operatore obbligato può segnalare un’operazione sospetta direttamente alla DNAA?

No. La SOS va trasmessa esclusivamente alla UIF tramite il portale Infostat-UIF, secondo le modalità tecniche stabilite dal provvedimento UIF. Sarà la UIF, valutata la rilevanza, a inoltrare la segnalazione arricchita agli organi di polizia e, per conoscenza, alla DNAA quando emergono profili di criminalità organizzata o terrorismo. Un invio diretto alla DNAA non è previsto dall’art. 8 e non assolve l’obbligo di segnalazione.

La DNAA può chiedere documentazione AML al soggetto vigilato?

Direttamente no, ma indirettamente sì: nell’ambito di indagini coordinate, il Procuratore distrettuale competente — su impulso o con il raccordo della DNAA — può emettere un decreto di esibizione o un sequestro probatorio. Il destinatario deve consegnare i documenti richiesti (archivio unico informatico, fascicoli di adeguata verifica, copie di SOS già trasmesse) nei termini indicati, senza violare il divieto di tipping-off verso il cliente.

La DNAA gestisce anche il finanziamento del terrorismo o solo l’antimafia?

Dal 2015, con il D.L. 7/2015 convertito in L. 43/2015, le competenze sono state estese al terrorismo, inclusi gli aspetti di finanziamento. Il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo coordina indagini su entrambi i fenomeni, in particolare quando i flussi finanziari sospetti presentano connessioni internazionali o ricorso a strumenti come hawala, valute virtuali, ONLUS schermo.

Le informazioni condivise tramite SIDDA-SIDNA sono accessibili al soggetto segnalato?

No. SIDDA-SIDNA è una banca dati riservata di polizia giudiziaria accessibile esclusivamente al Procuratore nazionale, ai procuratori distrettuali e al personale autorizzato. L’accesso da parte della persona indagata, del difensore o del soggetto segnalato è disciplinato dalle ordinarie regole sul diritto di difesa e sulla discovery degli atti di indagine, secondo le scansioni temporali previste dal codice di procedura penale (artt. 415-bis ss. c.p.p.).

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 31 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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