Testo dell'articoloVigente
Il comma 5 LB 2026 rifinanzia con 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 il fondo per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, istituito dall’articolo 1, comma 450, della legge n. 197 del 2022. La misura, conosciuta come carta solidale o carta acquisti dedicata, sostiene le famiglie in difficoltà attraverso un trasferimento vincolato all’acquisto di generi alimentari. In questa pagina ricostruiamo il quadro normativo, l’accesso tramite ISEE, il riparto fra INPS, Comuni e ANCI e cinque scenari concreti.
Prima degli esempi: il quadro normativo
La cornice ruota attorno a quattro tasselli. Il primo è la norma istitutiva: l’articolo 1, comma 450, della legge n. 197 del 2022 ha creato un fondo dedicato all’acquisto di beni alimentari di prima necessità per soggetti con ISEE entro una soglia definita dai decreti attuativi. Quel fondo era nato come dotazione una tantum e poi rifinanziato di anno in anno: il comma 5 LB 2026 (L. 199/2025) ne assicura la prosecuzione per altri due esercizi consecutivi.
Il secondo tassello è il D.Lgs. n. 147 del 2017, che disciplina l’ISEE come indicatore unico per le prestazioni sociali agevolate. Il terzo è la rete di decreti del Ministero del lavoro, di concerto con il MEF, che fissano ogni anno l’importo unitario della carta, la platea, i criteri di riparto e le modalità di rendicontazione. Il quarto tassello è la cooperazione amministrativa: INPS gestisce le banche dati ISEE e fornisce gli elenchi dei potenziali beneficiari, i Comuni individuano i nuclei aventi diritto sul proprio territorio, ANCI coordina lo scambio di informazioni e Poste Italiane emette la carta prepagata.
Il risultato è una misura strutturata ma non automatica: non è un diritto soggettivo che si chiede allo sportello, bensì un beneficio assegnato d’ufficio dal Comune sulla base di liste INPS. Per questo è importante che il nucleo abbia un ISEE valido, residenza anagrafica aggiornata e nessuna sovrapposizione con altre misure incompatibili indicate dai decreti.
Beneficiari, accesso ISEE e funzionamento
Le condizioni di accesso ricalcano lo schema delle precedenti annualità. La carta è destinata a nuclei residenti in Italia con ISEE in corso di validità inferiore a una soglia indicata dal decreto attuativo (nelle annualità passate intorno a 15.000 euro). Il nucleo deve essere iscritto all’anagrafe comunale, tutti i componenti devono risultare nello stato di famiglia e nessuno deve beneficiare di altre prestazioni incompatibili (tipicamente assegni di disoccupazione, integrazioni salariali, indennità di mobilità o forme di reddito o pensione di cittadinanza vigenti nel periodo).
L’importo della carta è definito ogni anno dal decreto: nelle edizioni precedenti è stato pari a 460-500 euro una tantum per nucleo, accreditati su una carta prepagata nominativa emessa da Poste Italiane. La carta è utilizzabile esclusivamente per beni alimentari di prima necessità individuati da un elenco merceologico allegato: pane, pasta, latte, uova, carne, pesce, frutta, verdura, oli vegetali, prodotti per l’infanzia, alimenti per celiaci e diabetici. Sono escluse bevande alcoliche, prodotti voluttuari e articoli non alimentari.
Il pagamento avviene sul circuito Postepay: la transazione è accettata solo se il negozio aderisce alla convenzione. Negli ultimi anni è stata introdotta la lettura tramite QR code, per verificare la merce ammissibile e rendicontare automaticamente al Ministero. La carta resta utilizzabile fino a un termine massimo fissato dal decreto, dopodiché le somme non spese tornano al fondo.
Gestione INPS-Comuni-ANCI
Il meccanismo si articola in tre fasi. Nella prima, l’INPS predispone gli elenchi nazionali dei nuclei potenzialmente beneficiari incrociando DSU ISEE valide, anagrafica e banche dati delle prestazioni sociali in corso, escludendo automaticamente chi percepisce trattamenti incompatibili. Gli elenchi sono ripartiti per Comune in proporzione ai nuclei eleggibili residenti.
Nella seconda fase i Comuni verificano la residenza anagrafica effettiva, eliminano i casi di trasferimento o decesso e selezionano i beneficiari nei limiti delle risorse, seguendo i criteri di priorità del decreto: i nuclei con figli minori, soprattutto sotto i 14 anni, hanno precedenza assoluta. Consolidato l’elenco, il Comune lo trasmette a Poste Italiane, che emette le carte e comunica ai beneficiari con lettera personalizzata lo sportello postale dove ritirare il supporto.
Nella terza fase ANCI fa da raccordo tecnico fra Comuni e amministrazione centrale: aggiorna la modulistica, mette a disposizione una piattaforma di assistenza, coordina lo scambio dati per i controlli antifrode e raccoglie le rendicontazioni. Al termine del periodo di utilizzo, ogni Comune comunica al Ministero carte emesse, somme spese, revoche per fuori-residenza o decesso e criticità riscontrate. I dati aggregati confluiscono nella relazione annuale sul fondo.
Scenario 1 — Famiglia con ISEE 8.000 euro: la carta arriva senza fare domanda
I coniugi Rossi, residenti in un Comune di 30.000 abitanti, hanno due figli di 6 e 9 anni e un ISEE 2026 pari a 8.000 euro presentato a febbraio. Non percepiscono altre prestazioni assistenziali. A maggio l’INPS inserisce il nucleo nell’elenco nazionale dei potenziali beneficiari. Il Comune verifica la residenza e, vista la presenza di due minori, attribuisce alla famiglia priorità massima: i Rossi ricevono la comunicazione, ritirano la carta in ufficio postale e la attivano. L’importo (ipotizziamo 480 euro per il 2026) sarà speso entro la scadenza presso negozi convenzionati. La famiglia non ha presentato alcuna domanda: tutto avviene d’ufficio in forza dell’ISEE già valido.
Scenario 2 — Pensionato al minimo: accesso 2026 e controlli sui trattamenti
Il signor Bianchi, vedovo di 74 anni, percepisce solo la pensione minima INPS e vive da solo in un piccolo Comune. Presenta ISEE 2026 pari a 5.800 euro. L’INPS lo inserisce d’ufficio negli elenchi: la pensione minima non rientra fra le prestazioni incompatibili, in quanto trattamento previdenziale ordinario. Il Comune conferma. Bianchi ritira la carta in posta e la utilizza per la spesa alimentare settimanale. Se gli venisse riconosciuta una prestazione assistenziale aggiuntiva incompatibile, il Comune potrebbe revocare la carta per il futuro, ma le somme già spese restano acquisite.
Scenario 3 — Lavoratore part-time con figli: ammesso in graduatoria comunale
La signora Verdi lavora 20 ore a settimana come commessa, ha due figli minori ed è separata. L’ISEE 2026 del nucleo è pari a 12.500 euro, sotto la soglia ipotetica fissata dal decreto (15.000 euro). L’INPS la inserisce nell’elenco; il Comune, che ha capienza per 1.200 carte e riceve un elenco di 1.400 nominativi, applica i criteri di priorità: avendo due figli minori, la signora Verdi rientra nelle prime fasce e ottiene la carta. Se invece avesse avuto figli maggiorenni o nessun figlio, avrebbe potuto restare esclusa per esaurimento delle risorse, pur essendo astrattamente eleggibile.
Scenario 4 — Controllo antifrode: tentativo di acquisto non alimentare
Il signor Neri, beneficiario della carta solidale 2026, prova a usarla in un negozio di elettronica. Il POS rifiuta l’operazione: la carta è abilitata sul circuito Postepay solo per merchant convenzionati e codici merceologici alimentari. Anche il tentativo di prelievo contante allo sportello viene bloccato. Il decreto prevede che, in caso di uso improprio reiterato (rivendita della carta o utilizzo da parte di terzi non autorizzati), il Comune possa revocare il beneficio e segnalare alla Guardia di Finanza. La rendicontazione automatica via QR aiuta a individuare anomalie nei flussi di spesa.
Scenario 5 — Rendicontazione del Comune al Ministero
Un Comune di una grande città del Nord ha ricevuto un’assegnazione di 4.500 carte per il 2026, per un valore complessivo di circa 2,16 milioni di euro. A novembre il servizio politiche sociali predispone la rendicontazione: 4.300 carte effettivamente emesse, 180 revocate per perdita di residenza o decesso, 20 non ritirate entro il termine. Le somme spese ammontano al 92% del totale erogato; il restante 8% rientra nel fondo. Il Comune trasmette via piattaforma ANCI il prospetto al Ministero, allegando i dati aggregati per fascia ISEE, numero di minori e importo medio speso. Il dato confluirà nella relazione nazionale e nella valutazione utile a calibrare il decreto del 2027.
Cosa significa per cittadini e Comuni
Per il beneficiario la prima conseguenza è che non occorre presentare istanza: la carta arriva sulla base dell’ISEE già nel sistema, purché aggiornato. Chi non ha presentato la DSU per il 2026 deve farlo al più presto, tramite il portale INPS o un CAF, perché senza ISEE valido non si entra negli elenchi. La residenza anagrafica deve essere coerente: trasferimenti non comunicati possono comportare esclusione o revoca. Va controllata la posta cartacea, perché la comunicazione di assegnazione viaggia in forma tradizionale dal Comune o da Poste Italiane.
Per la famiglia che riceve la carta, l’utilizzo va pianificato entro il termine indicato: somme non spese si perdono. Conviene concentrare la spesa su beni di lunga conservazione e su esercizi convenzionati di fiducia, conservando gli scontrini. La carta non è cedibile: l’intestatario deve coincidere con chi la usa, anche se la spesa può essere fatta da un familiare convivente nello stesso nucleo ISEE.
Per il Comune la sfida è duplice: gestire la graduatoria evitando contestazioni di esclusi a parità di ISEE, e garantire una rendicontazione tempestiva. Conviene predisporre per tempo modulistica informativa, attivare uno sportello dedicato e formare il personale sulla piattaforma ANCI. Un atto amministrativo con i criteri locali di priorità (nei limiti del decreto) tutela il Comune in caso di ricorsi. La stabilizzazione biennale del fondo segnala che la carta solidale non è più misura emergenziale ma strumento permanente di sostegno ai consumi alimentari delle famiglie più fragili.
Norme e fonti
- L. 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026), articolo 1, comma 5 — rifinanziamento del fondo per 500 milioni nel 2026 e 500 milioni nel 2027.
- L. 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di bilancio 2023), articolo 1, comma 450 — istituzione del fondo per beni alimentari di prima necessità.
- Decreti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il MEF, attuativi del comma 450, contenenti soglie ISEE, importo della carta, elenco merceologico, criteri di riparto.
- D.Lgs. 15 settembre 2017, n. 147 — disciplina dell’ISEE come strumento unitario per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate.
- Circolari INPS e nota tecnica ANCI in materia di carta solidale, con istruzioni operative ai Comuni.
Domande frequenti
Devo presentare una domanda per ottenere la carta solidale 2026?
No. L’assegnazione avviene d’ufficio sulla base degli elenchi INPS-Comuni. È sufficiente avere un ISEE 2026 in corso di validità sotto la soglia fissata dal decreto attuativo e una residenza anagrafica coerente. Chi non ha la DSU deve presentarla al più presto, ma non esiste un modulo specifico di domanda per la carta.
Cosa posso acquistare con la carta?
Solo beni alimentari di prima necessità individuati dal decreto: pane, pasta, latte, uova, carne, pesce, frutta, verdura, oli, prodotti per l’infanzia e per esigenze dietetiche particolari. Sono esclusi alcolici, prodotti voluttuari e qualsiasi articolo non alimentare. La carta non consente prelievi di contante.
Se non ricevo la carta pur essendo sotto soglia ISEE, posso fare ricorso?
L’esclusione può dipendere da incompatibilità con altre prestazioni o da esaurimento delle risorse comunali in graduatoria. Nel primo caso è opportuno verificare con il Comune o con il CAF la situazione delle prestazioni in pagamento. Nel secondo caso, salvo errori manifesti, non c’è un vero contenzioso: la misura è a budget chiuso. Resta possibile chiedere al Comune una verifica formale del proprio inquadramento in graduatoria.
La carta è cumulabile con altre misure di sostegno?
Dipende dal decreto attuativo dell’anno di riferimento. Tradizionalmente sono incompatibili le prestazioni di reddito o di disoccupazione in pagamento nel periodo, mentre la pensione minima e altri trattamenti previdenziali ordinari non bloccano l’accesso. È bene controllare il decreto pubblicato per il 2026 e leggere con attenzione la comunicazione del Comune.