Testo dell'articoloVigente
Art. 391-bis c.p.c. – Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione
Testo vigente – R.D. 1443/1940 (aggiornato da Normattiva)
Se la sentenza, l’ordinanza o il decreto di cui all’articolo 380-bis pronunciati dalla Corte di cassazione sono affetti da errore materiale o di calcolo ai sensi dell’articolo 287, ovvero da errore di fatto ai sensi dell’articolo 395, numero 4), la parte interessata può chiederne la correzione o la revocazione con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti. La correzione può essere chiesta, e può essere rilevata d’ufficio dalla Corte, in qualsiasi tempo. La revocazione può essere chiesta entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione ovvero di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento.
COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 149, COME MODIFICATO DALLA L. 29 DICEMBRE 2022, N. 197 .
COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 149, COME MODIFICATO DALLA L. 29 DICEMBRE 2022, N. 197 .
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La pendenza del termine per la revocazione della sentenza della Corte di Cassazione non impedisce il passaggio il giudicato della sentenza impugnata con ricorso per cassazione respinto.
In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte di Cassazione non è ammessa la sospensione dell’esecuzione della sentenza passata in giudicato, né è sospeso il giudizio di rinvio o il termine per riassumerlo.
In sintesi
Indice dei contenuti
Errori materiali o di calcolo della Cassazione possono essere corretti su richiesta in qualsiasi tempo; revocazione per errore di fatto entro 60 giorni o 6 mesi dalla pubblicazione.
Ratio
La sentenza della Cassazione, pur nella sua autorità, non è immune da errori materiali, di calcolo o di fatto. Questi ultimi, sebbene rari, possono incidere pesantemente sulla situazione giuridica delle parti. L'articolo bilancia il principio di stabilità della cosa giudicata con l'esigenza di correggere vizi manifesti. La correzione è atto intrinseco (la Corte può rilevarla d'ufficio), la revocazione è rimedio autonomo.
Analisi
La norma distingue: (1) Errori materiali/calcolo (art. 287): correggibili in qualsiasi tempo, sia su richiesta che d'ufficio da parte della Corte. Esempi: trascrizione sbagliata di una somma, mancata sottoscrizione, omissione di dispositivo. (2) Errore di fatto (art. 395 n.4): revocabile tramite ricorso autonomo entro termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione oppure sei mesi dalla pubblicazione (a scelta del ricorrente il termine più favorevole). La pronuncia sulla correzione segue artt. 380-bis (decisione sommaria); sulla revocazione la Corte pronuncia con la stessa procedura, oppure rinvia a udienza se necessaria.
Quando si applica
Errori materiali: sempre correggibili, anche decenni dopo la sentenza. Revocazione per errore di fatto: entro i termini indicati. L'istituto non copre errori di diritto, per questi non c'è rimedio una volta passata in giudicato la sentenza di cassazione. La revocazione è esperibile senza impedimento per un nuovo giudizio sulla medesima questione, a differenza della revocazione ordinaria (art. 395) che opera su sentenze di merito.
Connessioni
Connessa agli artt. 365 ss. (ricorso per cassazione), 287 (correzione errori), 395 (revocazione ordinaria, cui l'art. 391-bis rinvia per la definizione di errore di fatto), 380-bis (procedimento sommario). Collegata anche all'art. 391-ter (altri casi di revocazione). La norma specializza i rimedi ordinari in ambito cassatorio.
Casi pratici
Caso 1: Caso 1
La Corte di cassazione annulla la sentenza di appello e rilascia il dispositivo con importo di condanna pari a 100.000 euro. Tuttavia, nei calcoli di dispositivo, il cancelliere ha trascritto per errore 1.000.000 euro. Caio, ricorrente vincitore, accorge dell'errore e presenta richiesta di correzione. La Corte, d'ufficio o su richiesta, procede alla correzione materiale senza termine, rettificando il dispositivo a 100.000 euro. L'errore è corretto in qualsiasi tempo.
Caso 2: Sempronio ricorre in cassazione contro sentenza di condanna per diffamazione
La Cassazione rigetta il ricorso. Tre mesi dopo, Sempronio scopre che il giudice relatore ha considerato falsa un'attestazione di presenza che la sentenza cassata disponeva come provata. Su questa circostanza (errore di fatto ex art. 395 n.4) Sempronio presenta ricorso per revocazione entro 60 giorni dalla notificazione della sentenza cassatoria. La Corte valuta se l'errore sussiste e se il fatto era decisivo.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra correzione e revocazione di sentenza cassazione?
Correzione riguarda errori materiali, di calcolo o di trascrizione, correggibili in qualsiasi momento e anche d'ufficio dalla Corte. Revocazione riguarda errori di fatto e ha termini perentori (60 giorni o 6 mesi), è rimedio esperibile su richiesta della parte interessata.
Quando devo proporre ricorso per revocazione?
Entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza cassatoria, oppure entro sei mesi dalla pubblicazione. Scegli il termine più favorevole. Superati questi termini, il ricorso è improcedibile.
Cosa costituisce 'errore di fatto' nella sentenza cassazione?
Un fatto la cui verità è positivamente stabilita dagli atti o documenti, ma la sentenza lo ha ritenuto inesistente, oppure viceversa. L'errore deve risultare dagli atti della causa e il fatto non deve essere stato controverso in giudizio.
Posso chiedere correzione d'ufficio oppure devo presentare una richiesta?
Per errori materiali e di calcolo, la Corte può correggerli d'ufficio in qualsiasi tempo. Tuttavia, è prudente presentare istanza scritta affinché la correzione sia tempestiva e documentata.
Se ottengo revocazione della cassazione, cosa succede al processo?
La Corte rinvia la causa al giudice di origine se necessari ulteriori accertamenti di fatto, altrimenti decide direttamente nel merito. I termini per riassumere il giudizio di rinvio rimangono ordinari (tre mesi da pubblicazione).