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Ogni rinnovo contrattuale produce lo stesso equivoco: il comunicato annuncia una cifra media, il cedolino ne mostra un’altra, e la distanza fra le due viene letta come una promessa tradita. Nel caso del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 la cifra annunciata è 143 euro per i docenti di scuola. È un dato reale, ma è una media a regime calcolata sull’intera platea: chi sta nelle prime fasce prenderà meno, chi è a fine carriera prenderà di più. Questa scheda ricostruisce il calcolo esatto, voce per voce.
Le due voci che compongono l’aumento
Per un docente di ruolo l’incremento a regime deriva da due voci soltanto, con periodicità diverse:
- lo stipendio tabellare della Tabella A1, che si corrisponde per 13 mensilità;
- la retribuzione professionale docenti della Tabella A3, che si corrisponde per 12 mensilità e aumenta solo dal 1° gennaio 2027.
La distinzione fra tredici e dodici mensilità non è un dettaglio contabile: sbagliarla significa sovrastimare o sottostimare l’aumento annuo di un centinaio di euro.
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Il calcolo per i quattro profili docenti
| Profilo e fascia | Tabellare 2027 × 13 | RPD 2027 × 12 | Totale annuo | Equivalente mensile |
|---|---|---|---|---|
| Infanzia/primaria, 0-8 anni | 1.432,08 | 63,60 | 1.495,68 | 124,64 |
| Infanzia/primaria, da 35 anni | 2.072,72 | 99,60 | 2.172,32 | 181,03 |
| Scuola media, 0-8 anni | 1.550,12 | 63,60 | 1.613,72 | 134,48 |
| Scuola media, da 35 anni | 2.296,71 | 99,60 | 2.396,31 | 199,69 |
| Diplomato II grado, da 35 anni | 2.137,59 | 99,60 | 2.237,19 | 186,43 |
| Laureato II grado, 0-8 anni | 1.550,12 | 63,60 | 1.613,72 | 134,48 |
| Laureato II grado, 15-20 anni | 1.938,04 | 79,20 | 2.017,24 | 168,10 |
| Laureato II grado, da 35 anni | 2.409,94 | 99,60 | 2.509,54 | 209,13 |
Il valore mediano di questa scala si colloca intorno ai 170-180 euro mensili, sopra la media dichiarata. La ragione è che la media ARAN include il personale ATA e i profili delle fasce iniziali, dove gli importi sono sensibilmente più bassi.
Il 2025 e il 2026: solo tabellare
Nei primi due anni la RPD non si muove. Un docente laureato di II grado a fine carriera riceve quindi 64,69 euro mensili nel 2025 (840,97 euro annui) e 129,40 nel 2026 (1.682,20 euro annui): l’aumento vero arriva con la terza tranche.
Un punto che genera molte contestazioni al primo cedolino: gli incrementi indicati nelle tabelle non si sommano all’indennità di vacanza contrattuale già percepita. Gli artt. 4, 8, 12 e 16 del contratto, ciascuno per il proprio settore, dispongono che gli aumenti «devono intendersi comprensivi dell’anticipazione di cui all’art. 47-bis, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001», erogata in base all’art. 1, comma 128 della legge 30 dicembre 2024 n. 207. Quell’anticipazione viene quindi scomputata: chi la percepiva da mesi vede in busta paga la differenza, non l’intero importo di tabella.
Che cosa non è compreso
Restano fuori tutte le voci accessorie: funzioni strumentali, ore eccedenti, attività aggiuntive di insegnamento, compensi del fondo di istituto. Il contratto del 1° luglio 2026 non le tocca, perché interviene solo sul trattamento fondamentale. Restano fuori anche le voci legate alla sede e all’incarico, che dipendono dalla contrattazione integrativa di istituto.
Le fonti da consultare
- CCNL comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027 — testo firmato il 1° luglio 2026 — il PDF ufficiale sul sito ARAN, articolato e 18 tabelle
- Art. 47-bis d.lgs. 165/2001 — l’anticipazione che viene scomputata dagli aumenti
- Art. 47 d.lgs. 165/2001 — il procedimento che porta dalla ipotesi alla firma definitiva
Domande frequenti
Da dove viene la cifra di 143 euro?
È la media dichiarata dall’ARAN per il personale docente della scuola, riferita al valore a regime dal 1° gennaio 2027 e calcolata per 13 mensilità. Non compare in nessuna tabella del contratto: gli importi contrattuali sono quelli delle Tabelle A1 e A3, differenziati per ordine di scuola e fascia di anzianità.
Un docente di primaria prenderà 143 euro?
No, meno. Nella fascia 0-8 anni l’incremento a regime vale 1.495,68 euro annui fra tabellare e RPD, pari a 124,64 euro al mese. Si arriva sopra i 143 euro solo dalle fasce centrali in poi.
Perché il tabellare si moltiplica per 13 e la RPD per 12?
Perché il contratto lo dice espressamente: la Tabella A1 indica valori «da corrispondere per 13 mensilità», la Tabella A3 valori «da corrispondere per 12 mensilità». La tredicesima segue il tabellare ma non la retribuzione professionale.
L’aumento è al lordo o al netto?
Al lordo. Sugli importi si applicano la ritenuta previdenziale e l’IRPEF con le aliquote per scaglioni: l’incremento netto in busta paga si aggira, a seconda del reddito complessivo, intorno al 65-70 per cento del lordo.
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I contenuti hanno finalità divulgativa e riportano il testo del CCNL del comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027 (parte economica) sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026. Il negoziato sulla parte normativa prosegue: le materie non trattate restano regolate dal CCNL 23 dicembre 2025. Per la propria posizione individuale si raccomanda di verificare il cedolino e di rivolgersi alla segreteria amministrativa o alla propria organizzazione sindacale.
In sintesi
Domande frequenti
Da dove viene la cifra di 143 euro?
È la media dichiarata dall’ARAN per il personale docente della scuola, riferita al valore a regime dal 1° gennaio 2027 e calcolata per 13 mensilità. Non compare in nessuna tabella del contratto: gli importi contrattuali sono quelli delle Tabelle A1 e A3, differenziati per ordine di scuola e fascia di anzianità.
Un docente di primaria prenderà 143 euro?
No, meno. Nella fascia 0-8 anni l’incremento a regime vale 1.495,68 euro annui fra tabellare e RPD, pari a 124,64 euro al mese. Si arriva sopra i 143 euro solo dalle fasce centrali in poi.
Perché il tabellare si moltiplica per 13 e la RPD per 12?
Perché il contratto lo dice espressamente: la Tabella A1 indica valori «da corrispondere per 13 mensilità», la Tabella A3 valori «da corrispondere per 12 mensilità». La tredicesima segue il tabellare ma non la retribuzione professionale.
L’aumento è al lordo o al netto?
Al lordo. Sugli importi si applicano la ritenuta previdenziale e l’IRPEF con le aliquote per scaglioni: l’incremento netto in busta paga si aggira, a seconda del reddito complessivo, intorno al 65-70 per cento del lordo.