Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Busta paga e retribuzione

In sintesi

Lo stipendio è pignorabile nei limiti fissati dall’art. 545 c.p.c.: di norma un quinto per debiti ordinari, con limiti cumulativi in caso di pignoramenti concorrenti. Esiste una quota minima impignorabile commisurata all’assegno sociale aumentato della metà, a tutela del minimo vitale del lavoratore.

Riferimento normativo

Art. 545 Codice di Procedura Civile

Quanto ti possono pignorare dello stipendio o della pensione?

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Tabella riepilogativa

Limiti di pignoramento dello stipendio (art. 545 c.p.c.)
Tipo di credito Quota pignorabile massima
Crediti alimentari (assegno di mantenimento) Misura autorizzata dal giudice, di norma entro 1/3
Crediti dello Stato (tributi, ecc.) 1/5 della retribuzione netta
Debiti ordinari (banche, fornitori, ecc.) 1/5 della retribuzione netta
Pignoramento cumulativo (più creditori) Massimo 1/2 della retribuzione netta (con limiti specifici per la combinazione)
Quota impignorabile minima Assegno sociale + 50% (a protezione del minimo vitale)

La regola del quinto e la quota impignorabile

L’art. 545 c.p.c. stabilisce che le somme dovute a titolo di stipendio, salario o retribuzione assimilata sono pignorabili nei limiti del quinto (20%) per i crediti ordinari. La trattenuta si applica sulla retribuzione netta (dopo le ritenute fiscali e previdenziali). È però garantita una quota minima impignorabile pari all’importo dell’assegno sociale aumentato della metà: se la retribuzione netta è prossima a tale soglia, il pignorabile si riduce di conseguenza.

Pignoramenti concorrenti: il limite cumulativo

Quando più creditori promuovono pignoramenti sullo stesso stipendio, si applicano limiti cumulativi per evitare che la somma delle trattenute superi determinate percentuali. La legge coordina le diverse pretese in modo che il lavoratore riceva in ogni caso una quota minima. In caso di conflitto tra un pignoramento per crediti alimentari e uno per crediti ordinari, il credito alimentare è prioritario.

Come opera il pignoramento: notifica e obbligo del datore

Il creditore notifica il pignoramento al datore di lavoro come terzo pignorato: il datore è obbligato a effettuare le trattenute mensili e a versarle nelle casse del creditore (o al giudice dell’esecuzione). Il lavoratore riceve copia dell’atto; può fare opposizione se ritiene che il limite sia superato o che l’importo pignorabile sia stato calcolato in modo errato. Il datore non può licenziare il lavoratore per il solo fatto del pignoramento.

Casi pratici

Tizio – pignoramento da banca per prestito insoluto

Tizio ha una retribuzione netta di 1.800 € mensili. Una banca ottiene un decreto ingiuntivo e pignora lo stipendio: la trattenuta mensile massima è 1.800 × 20% = 360 €. Se 1.800 € supera la soglia dell’assegno sociale aumentato della metà, il calcolo resta invariato; se fosse inferiore, la trattenuta si ridurrebbe per garantire il minimo vitale.

Caia – pignoramento cumulativo: banca e Agenzia Entrate Riscossione

Caia ha due pignoramenti attivi: uno per un debito bancario (1/5) e uno per cartelle esattoriali (1/5). La legge prevede limiti cumulativi che fissano un massimale complessivo delle trattenute: Caia non può essere privata di più di una determinata quota della retribuzione netta, da verificare nella specifica combinazione dei titoli esecutivi.

Sempronio – pignoramento per assegno di mantenimento

Il tribunale autorizza il pignoramento dello stipendio di Sempronio per il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento ai figli. I crediti alimentari hanno un regime speciale: la quota trattenibile è fissata dal giudice, di norma entro un terzo, ma può essere maggiore in caso di inadempimento reiterato.

Domande frequenti

Quanta parte dello stipendio può essere pignorata?

Di norma fino a un quinto (20%) della retribuzione netta per i debiti ordinari. Esistono limiti cumulativi se ci sono più pignoramenti contemporanei e una quota minima impignorabile a tutela del minimo vitale.

Il datore può licenziarmi perché ho un pignoramento?

No: il licenziamento motivato esclusivamente dal pignoramento dello stipendio è illecito. Il datore è obbligato a effettuare le trattenute come terzo pignorato.

Cosa si intende per quota minima impignorabile?

È la soglia al di sotto della quale il lavoratore non può essere trattenuto: corrisponde all’importo dell’assegno sociale maggiorato del 50%. Se la retribuzione netta è inferiore a tale soglia, il pignoramento non può essere eseguito.

Il TFR è pignorabile?

Sì, in parte: il TFR maturato è pignorabile nella misura del quinto al momento della liquidazione, con le stesse regole della retribuzione. Mentre è in godimento (accantonato) è soggetto a limitazioni più stringenti.

Posso fare opposizione al pignoramento?

Sì: il lavoratore può proporre opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.) se contesta il titolo esecutivo, o opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) se eccepisce vizi formali del procedimento o errori nel calcolo delle trattenute.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

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Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • Lo stipendio è pignorabile nei limiti dell'art. 545 c.p.c.: di norma un quinto per i debiti ordinari, sulla retribuzione netta.
  • Per i crediti alimentari la quota è fissata dal giudice; per i tributi dello Stato si applica il limite del quinto.
  • In caso di pignoramenti concorrenti opera un limite cumulativo per garantire al lavoratore una quota minima.
  • È tutelata una quota impignorabile minima, commisurata all'assegno sociale aumentato della metà, a protezione del minimo vitale.
  • Il datore, come terzo pignorato, è obbligato a trattenere e versare le somme al creditore o al giudice.
  • Il lavoratore può opporsi se ritiene superati i limiti di legge o errato l'importo trattenuto.
Indice dei contenuti

Il pignoramento dello stipendio è il mezzo con cui un creditore, munito di titolo esecutivo, soddisfa il proprio credito trattenendo una parte della retribuzione del debitore. La legge bilancia l'interesse del creditore con quello del lavoratore a conservare il necessario per vivere: per questo l'art. 545 c.p.c. fissa limiti precisi alla quota aggredibile.

La regola del quinto

Per i crediti ordinari (banche, finanziarie, fornitori) lo stipendio è pignorabile nella misura massima di un quinto, cioè il 20%. La trattenuta si calcola sulla retribuzione netta, dopo le ritenute fiscali e previdenziali, e non sul lordo. È la regola di base, valida in assenza di crediti di natura particolare.

I crediti alimentari e tributari

Per i crediti alimentari (ad esempio l'assegno di mantenimento) la quota pignorabile è determinata dal giudice in base alle circostanze, potendo superare il quinto. Per i crediti dello Stato di natura tributaria si applicano i limiti previsti dalla disciplina specifica, generalmente ricondotti al quinto. La natura del credito incide quindi sull'entità massima della trattenuta.

Pignoramenti concorrenti

Quando più creditori agiscono contemporaneamente sullo stesso stipendio, la legge prevede limiti cumulativi affinché la somma delle trattenute non superi una determinata percentuale della retribuzione. In caso di concorso tra un credito alimentare e crediti ordinari, il credito alimentare ha priorità. L'obiettivo è garantire comunque al lavoratore una quota minima da percepire.

La quota impignorabile minima

A protezione del minimo vitale, la legge garantisce una quota della retribuzione che non può essere pignorata, commisurata all'importo dell'assegno sociale aumentato della metà. Se la retribuzione netta è prossima a questa soglia, il pignorabile si riduce di conseguenza, così da lasciare al lavoratore il necessario per vivere. L'importo concreto dell'assegno sociale è aggiornato di anno in anno.

Il ruolo del datore di lavoro

Il pignoramento viene notificato al datore quale terzo pignorato. Da quel momento il datore è obbligato a effettuare le trattenute mensili nei limiti di legge e a versarle al creditore o al giudice dell'esecuzione. Il datore deve inoltre rendere la dichiarazione di quantità sulle somme dovute al lavoratore. Un comportamento non conforme può esporlo a responsabilità.

I diritti del lavoratore pignorato

Il lavoratore riceve copia dell'atto e conserva il diritto di proporre opposizione se ritiene che i limiti siano stati superati, che l'importo trattenuto sia errato o che il credito non sussista. Può inoltre verificare in busta paga la correttezza della trattenuta e segnalare eventuali errori al datore.

Pignoramento su conto corrente: una regola diversa

Va distinto il pignoramento dello stipendio "alla fonte" (presso il datore) da quello delle somme già accreditate sul conto corrente: in quest'ultimo caso operano regole specifiche sulla parte impignorabile dell'accredito da lavoro. Per le somme future che continuano ad affluire sul conto restano fermi i limiti propri del pignoramento presso il datore.

Domande frequenti

Quanto possono pignorarmi dello stipendio?

Di norma un quinto (20%) per i debiti ordinari, calcolato sulla retribuzione netta. Per i crediti alimentari la quota è fissata dal giudice; in caso di più pignoramenti opera un limite cumulativo.

Esiste una parte di stipendio impignorabile?

Sì: è garantita una quota minima impignorabile commisurata all'assegno sociale aumentato della metà, a tutela del minimo vitale. L'importo dell'assegno sociale è aggiornato annualmente.

Cosa succede con più pignoramenti contemporanei?

Si applicano limiti cumulativi perché la somma delle trattenute non superi una certa percentuale; il credito alimentare ha priorità su quelli ordinari.

Che obblighi ha il datore di lavoro?

Come terzo pignorato, deve trattenere le somme nei limiti di legge e versarle al creditore o al giudice, oltre a rendere la dichiarazione sulle somme dovute al lavoratore.

Posso oppormi al pignoramento?

Sì, se ritieni superati i limiti di legge, errato l'importo o inesistente il credito puoi proporre opposizione e verificare la correttezza della trattenuta in busta paga.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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