Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 619 c.p.p.: Rettificazione di errori non determinanti annullamento

    Art. 619 c.p.p.: Rettificazione di errori non determinanti annullamento

    Art. 619 c.p.p. – Rettificazione di errori non determinanti annullamento

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Rettificazione di errori non determinanti annullamento

    1. Gli errori di diritto nella motivazione e le erronee indicazioni di testi di legge non producono l’annullamento della sentenza impugnata, se non hanno avuto influenza decisiva sul dispositivo. La corte tuttavia specifica nella sentenza le censure e le rettificazioni occorrenti.

    2. Quando nella sentenza impugnata si deve soltanto rettificare la specie o la quantità della pena per errore di denominazione o di computo, la corte di cassazione vi provvede senza pronunciare annullamento.

    3. Nello stesso modo si provvede nei casi di legge più favorevole all’imputato, anche se sopravvenuta dopo la proposizione del ricorso, qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto.

  • Articolo 618 Codice di Procedura Penale: Decisioni delle sezioni unite

    Articolo 618 Codice di Procedura Penale: Decisioni delle sezioni unite

    Art. 618 c.p.p. – Decisioni delle sezioni unite

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Decisioni delle sezioni unite

    1. Se una sezione della corte rileva che la questione di diritto sottoposta al suo esame ha dato luogo, o può dar luogo, a un contrasto giurisprudenziale, su richiesta delle parti o di ufficio, può con ordinanza rimettere il ricorso alle sezioni unite.

    1-bis. Se una sezione della corte ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza, la decisione del ricorso.

    1-ter. Il principio di diritto può essere enunciato dalle sezioni unite, anche d’ufficio, quando il ricorso è dichiarato inammissibile per una causa sopravvenuta

  • Articolo 617 Codice di Procedura Penale: Motivazione e deposito

    Articolo 617 Codice di Procedura Penale: Motivazione e deposito

    Art. 617 c.p.p. – Motivazione e deposito

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Motivazione e deposito

    1. Conclusa la deliberazione, il presidente o il consigliere da lui designato redige la motivazione. Si osservano le disposizioni concernenti la sentenza nel giudizio di primo grado, in quanto applicabili.

    2. La sentenza, sottoscritta dal presidente e dall’estensore, è depositata in cancelleria non oltre il trentesimo giorno dalla deliberazione.

    3. Qualora il presidente lo disponga, la corte si riunisce in camera di consiglio per la lettura e l’approvazione del testo della motivazione. Sulle proposte di rettifica, integrazione o cancellazione la corte delibera senza formalità.

  • Art. 616 c.p.p.: Spese e sanzione pecuniaria in caso di rigetto

    Art. 616 c.p.p.: Spese e sanzione pecuniaria in caso di rigetto

    Art. 616 c.p.p. – Spese e sanzione pecuniaria in caso di rigetto o di inammissibilità del ricorso

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Spese e sanzione pecuniaria in caso di rigetto o di inammissibilità del ricorso

    1. Con il provvedimento che dichiara inammissibile o rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento. Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la parte privata è inoltre condannata con lo stesso provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da lire cinquecentomila a lire quattro milioni , che può essere aumentata fino al triplo, tenuto conto della causa di inammissibilità del ricorso . Nello stesso modo si può provvedere quando il ricorso è rigettato.

    1-bis. Gli importi di cui al comma 1 sono adeguati ogni due anni con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione alla variazione, accertata dall’Istituto nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel biennio precedente

  • Articolo 615 Codice di Procedura Penale: Deliberazione e pubblicazione

    Articolo 615 Codice di Procedura Penale: Deliberazione e pubblicazione

    Art. 615 c.p.p. – Deliberazione e pubblicazione

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Deliberazione e pubblicazione

    1. La corte di cassazione delibera la sentenza in camera di consiglio subito dopo terminata la pubblica udienza salvo che, per la molteplicità o per l’importanza delle questioni da decidere, il presidente ritenga indispensabile differire la deliberazione ad altra udienza prossima. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 527 e 546.

    2. Se non provvede a norma degli articoli 620, 622 e 623, la corte dichiara inammissibile o rigetta il ricorso.

    3. La sentenza è pubblicata in udienza subito dopo la deliberazione, mediante lettura del dispositivo fatta dal presidente o da un consigliere da lui delegato.

    4. Prima della lettura, il dispositivo è sottoscritto dal presidente.

  • Articolo 614 Codice di Procedura Penale: Dibattimento

    Articolo 614 Codice di Procedura Penale: Dibattimento

    Art. 614 c.p.p. – Dibattimento

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Dibattimento

    1. Le norme concernenti la pubblicità, la polizia e la disciplina delle udienze e la direzione della discussione nei giudizi di primo e di secondo grado si osservano davanti alla corte di cassazione, in quanto siano applicabili.

    2. Le parti private possono comparire per mezzo dei loro difensori.

    3. Nell’udienza stabilita, il presidente procede alla verifica della costituzione delle parti e della regolarità degli avvisi, dandone atto a verbale; quindi, il presidente o un consigliere da lui delegato fa la relazione della causa.

    4. Dopo la requisitoria del pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell’imputato espongono nell’ordine le loro difese. Non sono ammesse repliche.

  • Art. 612 c.p.p.: Sospensione dell’esecuzione della condanna civile

    Art. 612 c.p.p.: Sospensione dell’esecuzione della condanna civile

    Art. 612 c.p.p. – Sospensione dell’esecuzione della condanna civile

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Sospensione dell’esecuzione della condanna civile

    1. A richiesta dell’imputato o del responsabile civile, la corte di cassazione può sospendere, in pendenza del ricorso, l’esecuzione della condanna civile, quando può derivarne grave e irreparabile danno. La decisione sulla richiesta di sospensione della condanna civile è adottata dalla corte di cassazione con ordinanza in camera di consiglio.

  • Art. 609 c.p.p.: Cognizione della Corte di Cassazione

    Art. 609 c.p.p.: Cognizione della Corte di Cassazione

    Art. 609 c.p.p. – Cognizione della corte di cassazione

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Cognizione della corte di cassazione

    1. Il ricorso attribuisce alla corte di cassazione la cognizione del procedimento limitatamente ai motivi proposti.

    2. La corte decide altresì le questioni rilevabili di ufficio in ogni stato e grado del processo e quelle che non sarebbe stato possibile dedurre in grado di appello.

  • Articolo 607 Codice di Procedura Penale: Ricorso dell’imputato

    Articolo 607 Codice di Procedura Penale: Ricorso dell’imputato

    Art. 607 c.p.p. – Ricorso dell’imputato

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Ricorso dell’imputato

    1. L’imputato può ricorrere per cassazione contro la sentenza di condanna o di proscioglimento ovvero contro la sentenza inappellabile di non luogo a procedere.

    2. Può, inoltre, ricorrere contro le sole disposizioni della sentenza che riguardano le spese processuali.

  • Art. 598 c.p.p.: Estensione delle norme sul giudizio di primo grado al giudizio di appello

    Art. 598 c.p.p.: Estensione delle norme sul giudizio di primo grado al giudizio di appello

    Art. 598 c.p.p. – Estensione delle norme sul giudizio di primo grado al giudizio di appello

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    Estensione delle norme sul giudizio di primo grado al giudizio di appello

    1. In grado di appello si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni relative al giudizio di primo grado, salvo quanto previsto dagli articoli seguenti.

  • Art. 594 c.p.p. – Appello del pubblico ministero (abrogato)

    Art. 594 c.p.p. – Appello del pubblico ministero (abrogato)

    Art. 594 c.p.p. – Appello del pubblico ministero

    D.P.R. 22 settembre 1988, n. 447 – Codice di procedura penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Nei casi consentiti, contro le sentenze del giudice per le indagini preliminari, della corte di assise e del tribunale possono appellare il procuratore generale presso la corte di appello e il procuratore della Repubblica presso il tribunale; contro le sentenze del giudice per le indagini preliminari presso la pretura e contro le sentenze del pretore possono appellare il procuratore generale presso la corte di appello e il procuratore della Repubblica presso la pretura

  • Articolo 593 Codice di Procedura Penale: Casi di appello

    Articolo 593 Codice di Procedura Penale: Casi di appello

    Art. 593 c.p.p. – Casi di appello

    Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

    1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, l’imputato può appellare contro le sentenze di condanna mentre il pubblico ministero può appellare contro le medesime sentenze solo quando modificano il titolo del reato o escludono la sussistenza di una circostanza aggravante ad effetto speciale o stabiliscono una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato.

    2.

    Il pubblico ministero non può appellare contro le sentenze di proscioglimento per i reati di cui all’articolo 550, commi 1 e 2 .

    L’imputato può appellare contro le sentenze di proscioglimento emesse al termine del dibattimento, salvo che si tratti di sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso.

    3. Sono in ogni caso inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell’ammenda o la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, nonché le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.