Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 72 Imp. Reg. – occultazione di corrispettivo

    Art. 72 Imp. Reg. – occultazione di corrispettivo

    Art. 72 Imp. Reg. – Occultazione di corrispettivo

    D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 – testo aggiornato

    1. Se viene occultato anche in parte il corrispettivo convenuto, si applica la sanzione amministrativa pari al centoventi per cento della differenza tra l’imposta dovuta e quella già applicata in base al corrispettivo dichiarato, detratto, tuttavia, l’importo della sanzione eventualmente irrogata ai sensi dell’articolo 71.

  • Affidamento condiviso dei figli: come funziona

    Dopo la separazione o il divorzio, i figli hanno diritto di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. È il principio della bigenitorialità, che si traduce nella regola dell’affidamento condiviso sancita dall’art. 337-ter del codice civile. Vediamo cosa significa concretamente, come si prendono le decisioni e quando, in via eccezionale, il giudice dispone l’affidamento esclusivo.

    La regola: affidamento condiviso

    Il giudice, nel disporre l’affidamento dei figli, deve prioritariamente valutare la possibilità che restino affidati a entrambi i genitori. L’affidamento condiviso non è un premio per i genitori, ma un diritto del figlio a conservare un rapporto significativo con il padre e con la madre, e a ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi.

    Come si prendono le decisioni

    Nell’affidamento condiviso la responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi. Le decisioni di maggiore interesse per i figli – istruzione, educazione, salute, scelta della residenza abituale – si assumono di comune accordo; in caso di disaccordo, decide il giudice. Le decisioni su questioni di ordinaria amministrazione possono invece essere prese disgiuntamente dal genitore con cui i figli si trovano in quel momento.

    Affido condiviso non vuol dire tempi uguali

    È un equivoco frequente. L’affidamento condiviso riguarda la titolarità della responsabilità genitoriale, non necessariamente una divisione paritaria del tempo. Spesso il giudice individua un genitore collocatario prevalente, presso cui i figli hanno la residenza abituale, e disciplina i tempi di permanenza con l’altro. L’obiettivo è la stabilità del minore, non un conteggio matematico delle ore.

    Quando si dispone l’affido esclusivo

    L’affidamento esclusivo a un solo genitore è una misura eccezionale: il giudice vi ricorre solo quando l’affidamento condiviso risulta contrario all’interesse del minore, per esempio in presenza di violenza, gravi inadempienze, totale disinteresse o inidoneità di un genitore. Anche in caso di affido esclusivo, di norma l’altro genitore conserva il diritto-dovere di vigilare sull’istruzione e l’educazione e di partecipare alle decisioni di maggiore importanza.

    Cosa succede se un genitore ostacola l’altro

    La legge tutela la bigenitorialità anche contro le condotte ostruzionistiche. Se un genitore ostacola il rapporto dei figli con l’altro o viola i provvedimenti sull’affidamento, il giudice può ammonirlo, modificare l’affidamento e adottare misure a tutela del minore. L’interesse del figlio resta sempre il criterio guida.

    Articoli di legge da consultare

    Domande frequenti

    Affidamento condiviso significa che i figli stanno metà tempo con ciascun genitore?

    No. Riguarda la condivisione della responsabilità genitoriale, non la divisione paritaria del tempo. Spesso si individua un genitore collocatario prevalente e si regolano i tempi con l’altro.

    Quando si dispone l’affidamento esclusivo?

    Solo in via eccezionale, quando l’affidamento condiviso sarebbe contrario all’interesse del minore, ad esempio per violenza, gravi inadempienze o totale disinteresse di un genitore.

    Chi decide su scuola e salute dei figli?

    Le decisioni di maggiore interesse si prendono di comune accordo tra i genitori. In caso di disaccordo decide il giudice. Le questioni ordinarie può deciderle il genitore presente in quel momento.

    Risorse correlate

    I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

  • Regimi doganali speciali: deposito e perfezionamento

    In sintesi

    • Sospensione di dazi e IVA: i regimi doganali speciali permettono di rinviare o ridurre il pagamento dei dazi all’importazione e dell’IVA, migliorando la liquidità delle imprese.
    • Deposito doganale: le merci extra-UE vengono stoccate in un magazzino autorizzato senza pagare dazi né IVA finché non vengono immesse in libera pratica o riesportate.
    • Perfezionamento attivo: consente di importare materie prime o semilavorati extra-UE, lavorarli in Italia o nell’UE, e riesportare i prodotti finiti senza aver pagato i dazi sulle materie prime.
    • Perfezionamento passivo: il percorso inverso – merci UE vengono temporaneamente esportate per essere lavorate all’estero; al rientro si pagano i dazi solo sulla lavorazione aggiunta.
    • Ammissione temporanea: permette l’ingresso di merci estere da utilizzare e poi riesportare (fiere, manifestazioni, attrezzature professionali) con sospensione totale o parziale dei dazi.
    • Autorizzazione necessaria: tutti i regimi speciali richiedono un’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane; le imprese con status AEO beneficiano di procedure semplificate.

    Quando conviene non pagare subito i dazi

    Importare una merce da un Paese extra-UE significa, di norma, pagare immediatamente i dazi doganali e l’IVA all’importazione nel momento in cui la merce attraversa la frontiera e viene ‘immessa in libera pratica’, cioè definitivamente introdotta nel mercato europeo. Questo regime si chiama importazione definitiva ed è il più comune.

    Esistono però situazioni in cui pagare subito non ha senso economico: la merce è destinata a essere riesportata, verrà lavorata e trasformata, oppure serve solo temporaneamente per una fiera o un cantiere all’estero. Per questi casi il Codice Doganale dell’Unione prevede una serie di regimi doganali speciali che sospendono – totalmente o parzialmente – l’obbligo di pagare dazi e IVA.

    Non si tratta di elusione: i regimi speciali sono strumenti legali, disciplinati nei dettagli, che richiedono un’autorizzazione preventiva dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il beneficio è reale – miglior liquidità, minori costi di produzione – ma comporta obblighi di tracciabilità e di rendiconto precisi.

    Conoscere questi strumenti può fare una differenza sostanziale per le imprese che operano nel commercio internazionale. Di seguito una panoramica dei principali regimi, con esempi pratici.

    Principali regimi doganali speciali a confronto
    Regime Cosa consente Dazi/IVA sospesi? Obbligo di riesportazione?
    Deposito doganale Stoccaggio di merci extra-UE in magazzino autorizzato Sì, totalmente No – si può scegliere se immettere in libera pratica o riesportare
    Perfezionamento attivo Lavorazione di merci extra-UE per poi riesportarle Sì, totalmente Sì – i prodotti compensatori devono essere riesportati
    Perfezionamento passivo Esportazione temporanea di merci UE per lavorazione all'estero Parzialmente – dazi solo sulla lavorazione Sì – le merci devono rientrare nell'UE
    Ammissione temporanea Utilizzo temporaneo di merci estere (fiere, attrezzature) Sì, totalmente o parzialmente Sì – le merci devono essere riesportate
    Transito Trasporto di merci da un punto all'altro senza pagare dazi nel Paese di passaggio Sì, durante il transito Sì – la merce deve raggiungere la destinazione finale
    Uso finale Importazione a dazio ridotto per utilizzi specifici previsti dalla tariffa Parzialmente No – ma la merce deve essere usata come previsto

    Esempio pratico

    • Alfa Srl produce componenti per macchinari e vince una commessa: deve assemblare 200 pezzi usando materie prime importate dal Brasile, per poi spedire il prodotto finito a un cliente in Giappone. Senza il perfezionamento attivo, Alfa pagherebbe i dazi sulle materie prime al momento dell’importazione, salvo poi chiederne il rimborso all’esportazione (procedura lunga). Con il regime di perfezionamento attivo, le materie prime entrano senza pagare i dazi, vengono lavorate in stabilimento e i prodotti finiti vengono riesportati in Giappone. Il risparmio di liquidità – dazi non anticipati per l’intera durata della lavorazione – può essere rilevante per commesse di grandi dimensioni.

    Documenti necessari

    • Autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per il regime speciale richiesto
    • Registro di carico e scarico delle merci in regime (obbligatorio per deposito e perfezionamento)
    • Dichiarazione doganale di vincolo al regime (presentata all’ufficio doganale di ingresso)
    • Fattura commerciale e documenti di trasporto della merce vincolata al regime
    • Certificato di origine o dichiarazione di origine (se rilevante per il regime o per successiva immissione in libera pratica)
    • Documentazione AEO (se l’operatore ha questo status, accelera le procedure di autorizzazione)

    Caso 1 – Tizio utilizza il deposito doganale per gestire le scorte

    Scenario. Tizio gestisce un’impresa di distribuzione e importa grandi quantità di prodotti elettronici dall’Asia. Non sa con precisione quando e quanti pezzi immetterà sul mercato italiano: se pagasse i dazi al momento dell’arrivo di ogni spedizione, anticipirebbe liquidità per merce che potrebbe restare in magazzino mesi.

    Come si applica. Tizio ottiene l’autorizzazione per un deposito doganale privato (o utilizza un deposito doganale pubblico gestito da un operatore specializzato). I prodotti arrivano in porto, vengono vincolati al regime di deposito doganale e stoccati: finché restano in deposito, dazi e IVA sono sospesi. Ogni volta che Tizio decide di vendere un lotto, lo ‘svincola’ dal deposito presentando la dichiarazione di immissione in libera pratica e pagando in quel momento dazi e IVA. Se invece trova un cliente in un Paese extra-UE, può riesportare la merce direttamente dal deposito senza aver mai pagato i dazi.

    In pratica

    • Il deposito doganale separa il momento fisico dell’arrivo della merce dal momento del pagamento dei dazi: si paga solo quando – e nella misura in cui – la merce entra davvero nel mercato UE.
    • Serve un’autorizzazione preventiva e un registro di carico/scarico: la tracciabilità è obbligatoria.
    • È possibile effettuare operazioni di conservazione ordinaria sulla merce in deposito (es. ricondizionamento), ma non lavorazioni sostanziali – per quelle serve il perfezionamento attivo.

    Caso 2 – Caio sfrutta il perfezionamento passivo per abbattere i costi

    Scenario. Caio produce mobili di fascia alta e acquista stoffe pregiate made in Italy che poi fa ricamare da un laboratorio in Tunisia, Paese con cui l’UE ha un accordo commerciale. Le stoffe escono dall’UE come esportazione temporanea e rientrano dopo la lavorazione come prodotti parzialmente finiti.

    Come si applica. Con il regime di perfezionamento passivo, Caio esporta le stoffe in esonero da dazi (la merce esce dall’UE) e le reimporta dopo la lavorazione pagando i dazi solo sul valore aggiunto all’estero, cioè sulla lavorazione stessa, non sull’intero valore del tessuto. Poiché la Tunisia beneficia di un accordo preferenziale con l’UE, l’aliquota può essere ridotta o azzerata se Caio dimostra l’origine preferenziale. Il risparmio rispetto a un’importazione ordinaria di stoffe ricamate è significativo.

    In pratica

    • Nel perfezionamento passivo si pagano i dazi solo sulla parte estera della lavorazione, non sull’intero prodotto che rientra: vantaggio tanto maggiore quanto più la materia prima è italiana.
    • L’accordo preferenziale con il Paese di lavorazione può azzerare o ridurre i dazi anche sulla quota lavorazione, ma occorre la documentazione dell’origine preferenziale.
    • Il regime richiede autorizzazione preventiva e la merce deve rientrare entro i termini stabiliti nell’autorizzazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Qual è la differenza tra deposito doganale e magazzino fiscale IVA?

    Il deposito doganale è un regime doganale che sospende i dazi e l’IVA su merci extra-UE non ancora immesse in libera pratica. Il deposito IVA (o magazzino fiscale) riguarda invece merci già comunitarie o già sdoganate, e sospende solo l’IVA. Sono due istituti distinti, disciplinati da normative diverse.

    Chi può usare i regimi speciali? Serve un'autorizzazione?

    Sì, tutti i regimi doganali speciali richiedono un’autorizzazione preventiva dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Possono ottenerla le imprese che rispettano i requisiti previsti dal Codice Doganale dell’Unione. Le imprese con status AEO (Operatore Economico Autorizzato) beneficiano di procedure semplificate e tempi più rapidi.

    Cosa succede se la merce in regime speciale non viene riesportata nei termini?

    Se la merce non viene riesportata o regolarizzata entro i termini previsti dall’autorizzazione, scatta l’obbligazione doganale: si devono pagare i dazi e l’IVA come se la merce fosse stata importata in via definitiva, con possibili sanzioni aggiuntive.

    Il transito doganale è un regime speciale? Come funziona?

    Sì, il transito è un regime speciale che permette di trasportare merci da un ufficio doganale all’altro – anche attraversando più Paesi – senza pagare i dazi nel Paese o nei Paesi di transito. I dazi vengono assolti solo all’ufficio doganale di destinazione, quando la merce viene immessa in libera pratica. Il regime di transito comune (T1) copre merci non comunitarie; il T2 riguarda merci comunitarie che transitano per Paesi terzi.

    Cos'è l'ammissione temporanea e quando si usa?

    È un regime che permette di importare temporaneamente merci estere – da utilizzare e poi riesportare nello stesso stato – con sospensione totale o parziale dei dazi. È usato tipicamente per attrezzature professionali portate da tecnici stranieri, campioni commerciali, merci per fiere ed esposizioni, veicoli immatricolati all’estero. La sospensione è totale se la merce non subisce alcun utilizzo economico nell’UE, parziale in altri casi.

    Qual è il vantaggio economico del perfezionamento attivo rispetto all'importazione ordinaria?

    Con l’importazione ordinaria si pagano i dazi sulle materie prime o semilavorati non appena entrano nell’UE, anche se sono destinati a essere riesportati come prodotti finiti. Con il perfezionamento attivo, i dazi sono sospesi per tutto il tempo della lavorazione e si annullano se i prodotti finiti vengono effettivamente riesportati. Il vantaggio è sia finanziario (liquidità non anticipata) sia competitivo per le imprese che esportano su mercati globali.

  • Art. 71 Imp. Reg. – insufficiente dichiarazione di valore

    Art. 71 Imp. Reg. – insufficiente dichiarazione di valore

    Art. 71 Imp. Reg. – Insufficiente dichiarazione di valore

    D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 – testo aggiornato

    1. Se il valore definitivamente accertato dei beni o diritti di cui al terzo e al quarto comma dell’articolo 51, ridotto di un quarto, supera quello dichiarato, si applica la sanzione amministrativa pari al settanta per cento della maggiore imposta dovuta. Per i beni e i diritti di cui al quarto comma dell’articolo 52 la sanzione si applica anche se la differenza non è superiore al quarto del valore accertato.

  • Art. 69 Imp. Reg. – omessa richiesta di registrazione

    Art. 69 Imp. Reg. – omessa richiesta di registrazione

    Art. 69 Imp. Reg. – Omissione della richiesta di registrazione e della presentazione della denuncia

    D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 – testo aggiornato

    1. Chi omette la richiesta di registrazione degli atti e dei fatti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’imposta, ovvero la presentazione delle denunce previste dall’articolo 19 è punito con la sanzione amministrativa pari al centoventi per cento dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro. Se la richiesta di registrazione è effettuata con ritardo non superiore a 30 giorni, si applica la sanzione amministrativa del quarantacinque per cento dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 150 euro.

  • Art. 68 Imp. Reg. – controllo del repertorio

    Art. 68 Imp. Reg. – controllo del repertorio

    Art. 68 Imp. Reg. – Controllo del repertorio

    D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 – testo aggiornato

    1. Il controllo dei repertori previsti dall’articolo 67 è effettuato su iniziativa degli uffici dell’Agenzia delle entrate competenti per territorio. I soggetti indicati nell’articolo 10, comma 1, lettere b) e c), i capi delle amministrazioni pubbliche ed ogni altro funzionario autorizzato alla stipulazione dei contratti trasmettono il repertorio entro trenta giorni dalla data di notifica della richiesta. Gli uffici dell’Agenzia delle entrate effettuano verifiche anche presso gli uffici dei soggetti roganti.

    2. L’ufficio dopo aver controllato la regolarità della tenuta del repertorio e della registrazione degli atti in esso iscritti, nonchè la corrispondenza degli estremi di registrazione ivi annotati con le risultanze dei registri di formalità di cui all’articolo 16 e dopo aver rilevato le eventuali violazioni e tutte le notizie utili, comunica l’esito del controllo ai pubblici ufficiali.

    3. L’ufficio non può trattenere il repertorio oltre il terzo giorno non festivo successivo a quello di presentazione.

  • CCNL Occhialeria: tredicesima, PPVA e premi 2026

    CCNL Occhialeria (Anfao)

    CCNL Occhialeria: tredicesima, PPVA e premi 2026

    Oltre al minimo tabellare mensile, i lavoratori del CCNL Occhialeria percepiscono la tredicesima mensilità a dicembre, il Premio di Professionalità a Valore Aggiunto (PPVA) quando l’azienda chiede loro comportamenti organizzativi, e l’elemento perequativo se l’azienda non ha un contratto aziendale.

    In sintesi

    Il CCNL Occhialeria prevede la tredicesima mensilità (erogata a dicembre) calcolata sulla retribuzione di fatto. Il PPVA vale da 14 a 20 € lordi per ogni mese in cui l’azienda chiede al lavoratore (livelli 2, 3, 3S e 4) un comportamento organizzativo, ed è pagato a febbraio dell’anno successivo. Dove manca un contratto aziendale spetta a dicembre l’elemento perequativo, una somma annua fissa (330 € nell’accordo del 2020).

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    Anfao (Confindustria Moda) · Femca-Cisl · Filctem-Cgil · Uiltec-Uil
    Ultimo rinnovo
    30 gennaio 2026
    Vigenza
    1° gennaio 2026 – 31 dicembre 2028
    Tredicesima
    1 mensilità, erogata a dicembre (proporzionale ai mesi lavorati)

    Tabella riepilogativa

    Mensilità aggiuntive e premi nel CCNL Occhialeria
    Istituto A chi spetta Importo Erogazione
    Tredicesima mensilità (art. 46) Tutti i lavoratori 1 mensilità della retribuzione di fatto Normalmente alla vigilia di Natale, in dodicesimi per chi entra o esce in corso d’anno
    PPVA – livello 2 (operativa, centrato) Lavoratori a cui l’azienda chiede un comportamento organizzativo (flessibilità, trasferimento delle competenze, leadership) 14 € lordi al mese Consuntivato a fine anno e pagato con la retribuzione di febbraio dell’anno successivo, a chi è stato in forza almeno 6 mesi; massimo 12 mensilità
    PPVA – livello 3 (operativa, consolidato) 16 € lordi al mese
    PPVA – livello 3S (qualificata, base) 18 € lordi al mese
    PPVA – livello 4 (qualificata, centrato) 20 € lordi al mese
    Elemento perequativo (allegato 2) Lavoratori di aziende senza contratto aziendale con contenuti economici Somma lorda annua fissa: 330 € dal 2020 (accordo 4 dicembre 2020), valore poi aggiornato dal rinnovo 2023 Con la retribuzione di dicembre; in dodicesimi e riproporzionato per il part-time

    Nota: il PPVA spetta dal mese in cui l’azienda richiede il comportamento organizzativo al mese in cui ne comunica la cessazione, non incide su altri istituti né sul TFR e, se i comportamenti richiesti sono più d’uno, non supera il 100% dell’importo. L’elemento perequativo è onnicomprensivo e non incide sul TFR. Fonti: ipotesi di rinnovo del 30 gennaio 2026 (art. 28, PPVA; art. 46); accordo di rinnovo del 4 dicembre 2020 (allegato 2, elemento perequativo).

    La tredicesima mensilità

    La tredicesima mensilità è un istituto consolidato del CCNL Occhialeria (e di quasi tutti i CCNL dell’industria): spetta a tutti i lavoratori dipendenti ed è pari a una mensilità della retribuzione di fatto, composta dal minimo tabellare, dagli scatti di anzianità maturati e dalle indennità fisse di carattere continuativo.

    La tredicesima viene corrisposta in occasione della ricorrenza natalizia, normalmente alla vigilia di Natale (art. 46). La maturazione è proporzionale ai mesi di servizio nell’anno: per ogni mese intero (o frazione superiore a 15 giorni) si matura 1/12 del totale. In caso di rapporto cessato prima di dicembre, la tredicesima maturata viene liquidata all’atto della cessazione del rapporto. Il periodo di prova seguito da conferma conta per i dodicesimi; con la cassa integrazione, l’ipotesi di rinnovo 2026 fa maturare il rateo intero se nel mese si sono lavorate almeno 80 ore (72 nei turni 6×6).

    Voci che concorrono alla base di calcolo della tredicesima:

    • minimo tabellare mensile del livello di inquadramento;
    • scatti di anzianità maturati;
    • altre indennità fisse e continuative previste dal contratto individuale o aziendale;
    • eventuali superminimi individuali «non assorbibili» concordati per iscritto.

    Non rientrano nella base di calcolo della tredicesima le voci variabili come lo straordinario, i premi di produzione variabili e le indennità occasionali.

    Il PPVA: Premio Professionalità Valore Aggiunto

    Il PPVA (Premio di Professionalità a Valore Aggiunto) è legato al sistema di inquadramento entrato in vigore il 1° luglio 2017. Riguarda i lavoratori dei livelli 2, 3, 3S e 4 (area operativa, gradini centrato e consolidato; area qualificata, gradini base e centrato) ai quali l’azienda chiede di mettere in atto uno dei comportamenti organizzativi previsti dal contratto:

    • Flessibilità professionale: capacità di svolgere attività variegate e di adattarsi ai cambiamenti.
    • Trasferimento di conoscenze: capacità di formare colleghi e condividere buone pratiche.
    • Leadership: capacità di coordinare gruppi di lavoro.

    Il PPVA non è automatico: spetta per i mesi in cui il comportamento è richiesto dall’azienda e registrato, dal mese della richiesta a quello in cui ne viene comunicata la cessazione. Salvo diverso accordo aziendale, si consuntiva a fine anno e si paga con la retribuzione di febbraio dell’anno successivo a chi è stato in forza almeno 6 mesi. Gli importi sono 14 € (livello 2), 16 € (livello 3), 18 € (livello 3S) e 20 € (livello 4) lordi al mese, per massimo 12 mensilità, e non incidono sul TFR (art. 28 nel testo dell’ipotesi di rinnovo 2026).

    L’elemento perequativo per le aziende senza secondo livello

    Non tutte le aziende del settore hanno un contratto aziendale con contenuti economici. Per i loro dipendenti il CCNL prevede l’elemento perequativo (allegato 2): se manca la contrattazione aziendale, o se la trattativa si chiude senza accordo entro novembre, con la retribuzione di dicembre viene pagata una somma lorda annua fissa, onnicomprensiva e non incidente sul TFR. L’accordo di rinnovo del 4 dicembre 2020 la fissava in 330 € annui dal 2020, in dodicesimi per chi entra o esce in corso d’anno e riproporzionata per il part-time; il rinnovo del 2023 ne ha aggiornato il valore, che va verificato nel testo coordinato.

    L’elemento perequativo non è una percentuale della retribuzione e non si aggiunge a un premio aziendale già negoziato: chi ha un accordo aziendale con contenuti economici non lo riceve.

    Casi pratici

    Tizio – Tredicesima pro rata per assunzione a luglio
    Tizio viene assunto il 1° luglio 2026 al livello 3. A dicembre 2026 il suo elemento retributivo nazionale è di 1.973,99 € (dopo la tranche di ottobre 2026) e matura 6/12 di tredicesima: 1.973,99 ÷ 12 × 6 = 987,00 € lordi. Su questa somma il datore applica contributi INPS e IRPEF. Tizio riceverà in busta di dicembre il netto corrispondente a circa 6 mesi di maturazione.
    Caia – PPVA come riconoscimento della professionalità
    Caia è operatrice al livello 4 (area qualificata, centrato). Da marzo a ottobre 2026 l’azienda le chiede per iscritto di affiancare i neoassunti e validarne le attività (trasferimento delle competenze), e registra il comportamento. Per quegli 8 mesi matura il PPVA del livello 4, 20 € al mese: a febbraio 2027 riceve 160 € lordi, che non incidono sul TFR.
    Sempronio – Elemento perequativo in piccola azienda
    Sempronio lavora in una piccola officina di componentistica ottica del Cadore con 8 dipendenti, senza contratto aziendale. Con la retribuzione di dicembre riceve l’elemento perequativo annuo previsto dall’allegato 2 del CCNL: una somma lorda fissa, uguale per tutti i livelli (330 € nell’accordo del 2020, poi aggiornata), ridotta in dodicesimi se è stato assunto in corso d’anno.

    Domande frequenti

    Quando viene pagata la tredicesima nel CCNL Occhialeria?
    In occasione della ricorrenza natalizia, normalmente alla vigilia di Natale (art. 46). L’importo è pari a una mensilità della retribuzione di fatto (minimo tabellare + scatti + indennità fisse), proporzionale ai mesi lavorati nell’anno.
    Come si calcola la tredicesima per chi è assunto a metà anno?
    Si divide l’importo mensile per 12 e si moltiplica per i mesi interi lavorati (frazioni superiori a 15 giorni contano come mese intero). Esempio: 6 mesi lavorati = metà tredicesima.
    Il CCNL Occhialeria prevede la quattordicesima?
    No, il CCNL per l’industria occhialeria non prevede una quattordicesima mensilità come istituto generale. PPVA ed elemento perequativo non sono mensilità aggiuntive: il primo è un premio legato ai comportamenti organizzativi richiesti, il secondo una somma annua per chi non ha un contratto aziendale. Una quattordicesima può essere prevista da accordi aziendali di secondo livello.
    Cos’è il PPVA e chi ne ha diritto?
    Il Premio di Professionalità a Valore Aggiunto spetta ai lavoratori dei livelli 2, 3, 3S e 4 per i mesi in cui l’azienda chiede loro un comportamento organizzativo (flessibilità, trasferimento delle competenze, leadership): 14, 16, 18 e 20 € lordi al mese, pagati con la retribuzione di febbraio dell’anno successivo a chi è stato in forza almeno 6 mesi.
    I premi aziendali sono tassati come la retribuzione ordinaria?
    No. I premi di risultato da contrattazione di secondo livello possono beneficiare dell’imposta sostitutiva (anziché IRPEF ordinaria): nel 2026 e nel 2027 è dell’1% fino a 5.000 € l’anno, per redditi fino a 80.000 €. L’agevolazione va richiesta e verificata caso per caso.

    Fonti: Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) · premi di risultato 2026-2027. Dati verificati su queste fonti a ottobre 2026.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi per livello, preavviso, modulo telematico, giusta causa, preavviso e licenziamento 2026, ferie, permessi e ROL 2026, maternità congedi e tutele 2026 e malattia e infortunio 2026.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL per l’industria degli occhiali e articoli inerenti l’occhialeria sottoscritto il 30 gennaio 2026 da Anfao (Confindustria Moda), Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil. Gli importi del PPVA (14-20 €) sono quelli dell’art. 28 nel testo dell’ipotesi di rinnovo del 30 gennaio 2026; l’elemento perequativo è disciplinato dall’allegato 2 (330 € annui nell’accordo del 4 dicembre 2020).

  • Art. 137 TUE: Norme che rimangono in vigore

    Art. 137 TUE: Norme che rimangono in vigore

    Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.

    Norme che rimangono in vigore 1.

    Restano in vigore le seguenti disposizioni: a) legge 17 agosto 1942, n. 1150 e successive modificazioni ad eccezione degli articoli di cui all'articolo 136, comma 2, lettera b); b) legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive modificazioni; c) legge 28 febbraio 1985, n. 47 ad eccezione degli articoli di cui all'articolo 136, comma 2, lettera f); d) legge 24 marzo 1989, n. 122 ; e) articolo 17-bis del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152 , convertito in legge 12 luglio 1991, n. 203 ; f) articolo 2, comma 58, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 .

    Restano in vigore, per tutti i campi di applicazione originariamente previsti dai relativi testi normativi e non applicabili alla parte I di questo testo unico, le seguenti leggi: a) legge 5 novembre 1971, n. 1086 ; b) legge 2 febbraio 1974, n. 64 ; c) legge 9 gennaio 1989, n. 13 ; d) legge 5 marzo 1990, n. 46 ; e) legge 9 gennaio 1991, n. 10 ; f) legge 5 febbraio 1992, n. 104 ; 3.

    All' articolo 9 della legge 24 marzo 1989, n. 122 , il comma 2 è sostituito dal seguente: "2.

    L'esecuzione delle opere e degli interventi previsti dal comma 1 è soggetta a segnalazione certificata di inizio attività .".

    Fonte: Normattiva.it.

  • CCNL RSA e Case di Riposo ANASTE: tredicesima, quattordicesima e premi 2025

    CCNL RSA e Case di Riposo (ANASTE)

    Tredicesima, quattordicesima e premi CCNL ANASTE 2025: guida al calcolo

    Il CCNL ANASTE prevede la tredicesima mensilità, da pagare entro il 16 dicembre; la quattordicesima non si paga a parte, perché il suo importo è già conglobato nei minimi mensili. Il premio di risultato è invece regolato dalla contrattazione integrativa.

    In sintesi

    Il CCNL ANASTE (artt. 74-75) riconosce la tredicesima entro il 16 dicembre, pari a una mensilità della retribuzione dell’art. 68, maturata per dodicesimi. La quattordicesima non è una mensilità separata: il suo importo equivalente è già nel minimo conglobato, non assorbibile da futuri aumenti. Il premio di risultato è demandato alla contrattazione regionale o aziendale.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    ANASTE (datoriale) · CIU-Unionquadri · SNALV-Confsal · Confsal · CSE · CSE Sanità · CSE Fulscam · Confelp
    Ultimo rinnovo
    23 luglio 2025 (verbale); testo consolidato 3 novembre 2025
    Vigenza
    1° gennaio 2023 – 31 dicembre 2025 (scaduto). Il CCNL era stato firmato il 3 novembre 2025; la piattaforma per il rinnovo e’ stata presentata l’11 febbraio 2026 e la trattativa e’ in corso. Fino alla firma restano validi i minimi del contratto scaduto
    Ambito
    Strutture residenziali e semiresidenziali socio-sanitarie-assistenziali aderenti ad ANASTE (RSA, case di riposo, case-famiglia, centri diurni)
    Mensilità aggiuntive
    Tredicesima entro il 16 dicembre; quattordicesima conglobata nel minimo mensile

    La tredicesima mensilità: regole e scadenze

    La tredicesima mensilità è prevista dall’art. 74 del testo consolidato del CCNL ANASTE 2023-2025. Il datore la corrisponde entro il 16 dicembre di ogni anno, per un importo pari a una mensilità della retribuzione calcolata ai sensi dell’art. 68.

    La retribuzione dell’art. 68 comprende:

    • il minimo contrattuale conglobato (che include l’importo equivalente della quattordicesima);
    • il salario di anzianità, cioè gli scatti maturati;
    • l’eventuale elemento integrativo della contrattazione territoriale o aziendale;
    • gli eventuali superminimi e assegni ad personam;
    • l’indennità di funzione (per i Quadri, 77,47 € al mese).

    La retribuzione di fatto esclude rimborsi spese, compensi per lavoro straordinario e gli elementi esclusi dal contratto: per questo maggiorazioni e rimborsi non entrano nella tredicesima.

    Se il rapporto inizia o cessa durante l’anno spettano tanti dodicesimi quanti sono i mesi di servizio prestato; le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni contano come mese intero (art. 74, commi 2 e 4).

    La quattordicesima: già compresa nei minimi

    L’art. 75 stabilisce che, in sostituzione della quattordicesima mensilità, al dipendente è corrisposto un importo equivalente, già inserito e calcolato nel minimo conglobato dell’art. 68, non assorbibile in caso di futuri rinnovi e aumenti. L’introduzione non può ridurre la retribuzione annua lorda già percepita. Ne segue che il minimo mensile della tabella retributiva (ad esempio 1.562,10 € al 4° livello) è già comprensivo della quota di quattordicesima: in busta paga non compare una mensilità a luglio. ANASTE descrive la stessa scelta come “frazionamento della 14ª mensilità su 13 mesi” (fonte: ANASTE).

    Tabella riepilogativa delle mensilità aggiuntive

    Tredicesima e quattordicesima — riepilogo regole CCNL ANASTE
    Istituto Quando Base di calcolo Maturazione parziale
    Tredicesima Entro il 16 dicembre Una mensilità della retribuzione dell’art. 68 Per dodicesimi (frazione di mese ≥ 15 giorni = mese intero)
    Quattordicesima Non si paga a parte Importo equivalente già nel minimo conglobato (art. 75), non assorbibile Segue la maturazione del minimo mensile

    Attenzione: per la tredicesima nei periodi di assenza per malattia, gravidanza e puerperio il contratto rinvia agli articoli specifici (art. 74, comma 3). Nell’astensione obbligatoria per maternità il datore riconosce la tredicesima per l’aliquota corrispondente al 20% della retribuzione (art. 46, comma 23). Le ferie, la tredicesima e il TFR maturano durante il congedo per le donne vittime di violenza di genere (art. 54 bis).

    Il premio di risultato e la contrattazione di secondo livello

    Il CCNL ANASTE non fissa a livello nazionale un premio di risultato in misura predeterminata. Rimanda invece alla contrattazione aziendale o territoriale di secondo livello la definizione di eventuali premi legati a obiettivi di produttività, qualità del servizio o riduzione dell’assenteismo.

    La contrattazione integrativa aziendale può prevedere premi di risultato con caratteristiche tali da beneficiare della tassazione agevolata: imposta sostitutiva dell’1% entro il limite di 5.000 euro lordi per i premi erogati nel 2026 e nel 2027 (art. 1, comma 9, della legge n. 199/2025), del 10% entro il limite di 3.000 euro lordi negli altri anni (art. 1, comma 182, della legge n. 208/2015), a condizione che:

    • il premio sia erogato in esecuzione di un contratto aziendale o territoriale depositato telematicamente;
    • il lavoratore abbia avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente;
    • il premio sia collegato a incrementi misurabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione.

    In assenza di accordo aziendale, il lavoratore non ha diritto a nessun premio di risultato a carico del CCNL nazionale. È opportuno verificare con il proprio sindacato di riferimento o con il consulente del lavoro se nella struttura esiste un accordo integrativo.

    Effetti su TFR e istituti collegati

    La tredicesima rientra nella retribuzione annua utile al calcolo del TFR ai sensi dell’art. 2120 c.c.; la quota di quattordicesima, essendo nel minimo mensile, concorre al TFR come parte della retribuzione ordinaria. Concorrono anche alla base imponibile per l’INPS (entro i massimali) e per l’IRPEF.

    La tredicesima non si computa invece nella base di calcolo delle maggiorazioni per straordinario, notturno o festivo (che si calcolano sulla quota oraria della retribuzione ordinaria mensile), né nelle indennità di trasferta.

    Casi pratici

    Tizio — OSS assunto a marzo, calcolo della tredicesima
    Tizio è stato assunto come OSS al livello 4 il 1° marzo, con retribuzione base di 1.562,10 € mensili. A dicembre ha maturato 10 mesi di servizio (marzo-dicembre): la tredicesima, da pagare entro il 16 dicembre, è 1.562,10 € × 10/12 = 1.301,75 € lordi. Con uno scatto di anzianità da 27,89 € la base sarebbe 1.589,99 € e la tredicesima 1.324,99 €. Non ha diritto a una quattordicesima separata a luglio: la sua quota è già nel minimo mensile.
    Caia — Infermiera part-time al 75%, calcolo della tredicesima
    Caia è infermiera inquadrata al 6° livello, con contratto part-time al 75%: la retribuzione mensile proporzionata è 1.696,37 € × 0,75 = 1.272,28 €. Avendo lavorato l’intero anno, la tredicesima è 12/12 della retribuzione mensile, cioè 1.272,28 € lordi, da pagare entro il 16 dicembre. L’indennità professionale dell’infermiere (155,00 € al mese per 12 mesi, art. 70) è una voce separata.
    Sempronio — Coordinatore con accordo integrativo aziendale e premio di risultato
    Sempronio è OSS con funzioni di coordinamento (livello 5) in una RSA che ha sottoscritto un accordo integrativo aziendale depositato telematicamente. L’accordo prevede un premio di risultato annuo di 1.200 € lordi, collegato al mantenimento di un tasso di assenteismo inferiore al 5% e a specifici indicatori di qualità del servizio. Avendo raggiunto entrambi gli obiettivi, Sempronio percepisce il premio (erogato nel 2026) con tassazione sostitutiva all’1% anziché alla sua aliquota IRPEF marginale, con un risparmio fiscale significativo.

    Domande frequenti

    Quando viene pagata la quattordicesima nel CCNL ANASTE?
    Non viene pagata a parte: l’art. 75 stabilisce che in sostituzione della quattordicesima è corrisposto un importo equivalente, già inserito nel minimo conglobato mensile e non assorbibile dai futuri aumenti. La tredicesima, invece, va pagata entro il 16 dicembre (art. 74).
    Come si calcola la tredicesima per un lavoratore part-time ANASTE?
    La tredicesima si calcola sulla retribuzione globale di fatto, comprensiva del minimo tabellare e degli scatti di anzianità, rapportata all’orario contrattuale effettivo. Per un lavoratore part-time al 50%, la tredicesima sarà pari al 50% di quella di un lavoratore a tempo pieno dello stesso livello.
    La tredicesima si calcola includendo le maggiorazioni notturne e festive?
    No. La base è la retribuzione dell’art. 68: minimo conglobato, salario di anzianità, elemento integrativo, superminimi e assegni ad personam, indennità di funzione. I compensi per lavoro straordinario e i rimborsi spese sono esclusi dalla retribuzione di fatto.
    Cosa succede alla tredicesima in caso di assenza per malattia o maternità?
    Per la malattia e per gravidanza e puerperio l’art. 74, comma 3, rinvia agli articoli specifici del contratto. Nell’astensione obbligatoria per maternità il datore riconosce la tredicesima per l’aliquota del 20% della retribuzione (art. 46, comma 23).
    Il CCNL ANASTE prevede un premio di risultato aziendale?
    L’art. 5 del CCNL ANASTE demanda alla contrattazione regionale e aziendale i criteri dei sistemi di incentivazione legati a produttività e qualità del servizio e i piani di welfare. In assenza di contrattazione aziendale, non esiste un premio fisso imposto dal CCNL nazionale: occorre verificare l’eventuale accordo integrativo aziendale.
    I lavoratori a tempo determinato hanno diritto alla tredicesima?
    Sì, per dodicesimi: se il rapporto inizia o cessa durante l’anno spettano tanti dodicesimi quanti sono i mesi di servizio prestato, con le frazioni di mese di almeno 15 giorni contate come mese intero (art. 74). La quattordicesima, essendo conglobata nel minimo mensile, segue la retribuzione ordinaria.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi 2025, preavviso, procedura telematica e tutele, preavviso e licenziamento 2025, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi e malattia e infortunio.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si basano sugli artt. 5, 46, 68, 74 e 75 del testo consolidato del CCNL ANASTE 2023-2025 (3 novembre 2025). Per verifiche individuali, per l’applicazione degli accordi integrativi aziendali o per contestazioni sulla busta paga, è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, alle organizzazioni sindacali firmatarie (SNALV-Confsal, Confsal, CIU-Unionquadri, CSE) o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente per territorio.

  • Art. 67 Imp. Reg. – repertorio degli atti dei pubblici ufficiali

    Art. 67 Imp. Reg. – repertorio degli atti dei pubblici ufficiali

    Art. 67 Imp. Reg. – Repertorio degli atti formati da pubblici ufficiali

    D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 – testo aggiornato

    1. I soggetti indicati nell’art. 10, lettere b) e c), i capi delle amministrazioni pubbliche ed ogni altro funzionario autorizzato alla stipulazione dei contratti devono iscrivere in un apposito repertorio tutti gli atti del loro ufficio soggetti a registrazione in termine fisso.

    2. Gli atti devono essere annotati sul repertorio giorno per giorno, senza spazi in bianco nè interlinee e per ordine di numero con l’indicazione della data e del luogo dell’atto o dell’autenticazione, delle generalità e del domicilio o residenza delle parti, della natura e del contenuto dell’atto e del corrispettivo pattuito. A margine dell’annotazione devono essere indicati gli estremi della registrazione.

    3. Negli uffici amministrativi, nei quali più funzionari sono incaricati della stipulazione degli atti, non si può tenere che un solo repertorio, salva espressa autorizzazione della competente intendenza di finanza.

    4. I fogli dei repertori di cui ai commi 1, 2 e 3 devono essere numerati e vidimati dal tribunale competente per territorio, salvo per i notai quanto disposto dalle leggi ad essi relative. 4 bis. Ai fini dell’annotazione di cui ai commi 1 e 2, i cancellieri desumono gli elementi riguardanti il domicilio o la residenza anagrafica delle parti dagli atti del procedimento. Nel caso di elezione di domicilio l’acquisizione degli elementi anzidetti è effettuata tramite il domiciliatario o gli organi di polizia tributaria.

  • Art. 66 Imp. Reg. – Divieto di rilascio di documenti relativi ad atti non registrati

    Art. 66 Imp. Reg. – Divieto di rilascio di documenti relativi ad atti non registrati

    Art. 66 Imp. Reg. – Divieto di rilascio di documenti relativi ad atti non registrati

    D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 – testo aggiornato

    1. I soggetti indicati nell’art. 10, lettere b) e c), possono rilasciare originali, copie ed estratti degli atti soggetti a registrazione in termine fisso da loro formati o autenticati solo dopo che gli stessi sono stati registrati, indicando gli estremi della registrazione, compreso l’ammontare dell’imposta, con apposita attestazione da loro sottoscritta.

    2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica: a) agli originali, copie ed estratti di sentenze ed altri provvedimenti giurisdizionali, o di atti formati dagli ufficiali giudiziari e dagli uscieri, che siano rilasciati per la prosecuzione del giudizio; b) agli atti richiesti d’ufficio ai fini di un procedimento giurisdizionale, salvo il disposto del comma 7 dell’art. 65; c) alle copie degli atti destinate alla trascrizione o iscrizione nei registri immobiliari; d) alle copie degli atti occorrenti per l’approvazione od omologazione; e) alle copie di atti che il pubblico ufficiale è tenuto per legge a depositare presso pubblici uffici.

    3. Nei casi di cui al comma 2 deve essere apposta sull’originale, sulla copia o sull’estratto rilasciati prima della registrazione l’indicazione dell’uso.

  • Art. 65 Imp. Reg. – divieti relativi agli atti non registrati

    Art. 65 Imp. Reg. – divieti relativi agli atti non registrati

    Art. 65 Imp. Reg. – Divieti relativi agli atti non registrati

    D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 – testo aggiornato

    1. I pubblici ufficiali non possono menzionare negli atti non soggetti a registrazione in termine fisso da loro formati, nè allegare agli stessi, nè ricevere in deposito, nè assumere a base dei loro provvedimenti, atti soggetti a registrazione in termine fisso non registrati.

    2. Gli impiegati dell’amministrazione statale, degli enti pubblici territoriali e dei rispettivi organi di controllo non possono ricevere in deposito nè assumere a base dei loro provvedimenti atti soggetti a registrazione in termine fisso non registrati. Il divieto non si applica nei casi di cui alla lettera e) del comma 2 dell’art. 66.

    3. Gli impiegati di cui al comma 2 possono ricevere in deposito atti soggetti a registrazione in caso d’uso e assumere gli atti depositati a base dei loro provvedimenti, ma sono tenuti a trasmettere gli atti stessi in originale o in copia autenticata all’ufficio dell’Agenzia delle entrate ai fini della registrazione d’ufficio.

    4. Gli impiegati delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e gli impiegati addetti alla tenuta di albi previsti dalle vigenti leggi non possono procedere all’iscrizione di società nell’anagrafe delle ditte o negli albi se non venga prodotto l’atto scritto e registrato da cui risulti la costituzione della società.

    5. Rimane fermo il disposto degli articoli 2669 e 2836 del codice civile per gli atti da trascrivere o iscrivere nei registri immobiliari.

    6. I divieti di cui ai commi 1 e 2 non si applicano per gli atti allegati alle citazioni, ai ricorsi e agli scritti defensionali, o comunque prodotti o esibiti davanti a giudici e arbitri, nè per quelli indicati nei provvedimenti giurisdizionali o nei lodi arbitrali. Quando tuttavia il provvedimento o il lodo arbitrale è emesso in base a tali atti, questi devono essere inviati in originale o in copia autenticata al competente ufficio dell’Agenzia delle entrate, insieme con il provvedimento, a cura del cancelliere o del segretario, e insieme con il lodo a cura della cancelleria presso la quale è stato depositato ai fini della dichiarazione di esecutività; in questo caso gli atti in base ai quali è stato emesso il lodo devono essere depositati in cancelleria dalla parte interessata, insieme con questo.

    7. Gli atti in base ai quali sono stati emessi provvedimenti giurisdizionali non soggetti a registrazione, di cui alla tabella, devono essere inviati all’ufficio dell’Agenzia delle entrate, a cura del cancelliere o del segretario, entro trenta giorni dal- la data di pubblicazione degli stessi.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.