Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Sostituto d’imposta: chi è e cosa fa

    In sintesi

    • Chi è il sostituto d’imposta: datori di lavoro, committenti, enti, condomini – chi paga somme soggette a ritenuta.
    • Trattiene e versa: il sostituto detrae l’imposta dal pagamento e la versa allo Stato al posto del percettore, con F24 entro il 16 del mese successivo.
    • Certifica con la CU: la Certificazione Unica riepiloga i redditi corrisposti e le ritenute operate; confluisce nella dichiarazione precompilata.
    • Dichiara con il 770: il modello 770 è la dichiarazione del sostituto, presentata entro il 31 ottobre dell’anno successivo.
    • Ritenuta a titolo d’acconto vs d’imposta: l’acconto si conguaglia in dichiarazione; quella d’imposta è definitiva e non va più dichiarata dal percettore.

    Il sostituto d'imposta in parole semplici

    Quando ricevi lo stipendio, il tuo datore di lavoro non ti paga l’intera somma lorda: ne trattiene una parte e la versa direttamente all’Agenzia delle Entrate. Quel datore di lavoro si chiama sostituto d’imposta, perché si ‘sostituisce’ a te nel pagare l’imposta allo Stato.

    Non è un privilegio del lavoro dipendente: anche un’azienda che commissiona una consulenza a un professionista, un condominio che paga una ditta di pulizie o una piattaforma di affitti brevi che incassa i canoni per conto del proprietario sono sostituti d’imposta. Ogni volta che la legge lo prevede, chi paga la somma deve trattenere una quota e versarla al fisco.

    Il meccanismo serve a riscuotere l’imposta in modo capillare e tempestivo, prima ancora che il contribuente presenti la propria dichiarazione dei redditi. Per il percettore, la ritenuta subita è quasi sempre un anticipo: verrà poi confrontata con l’imposta effettivamente dovuta a fine anno e, se risulta in eccesso, darà diritto a un rimborso.

    Capire come funziona il sostituto d’imposta è utile per leggere correttamente la busta paga, interpretare la fattura di un professionista, compilare la dichiarazione e sapere cosa aspettarsi dalla Certificazione Unica che arriva ogni anno.

    Chi è il sostituto d'imposta e cosa certifica
    Soggetto Ritenuta applicata Documento rilasciato
    Datore di lavoro (dipendenti) IRPEF progressiva su busta paga (acconto, conguaglio fine anno) CU Lavoro Dipendente
    Committente (professionisti/autonomi) 20% sul compenso imponibile (acconto) CU Lavoro Autonomo
    Committente (prestazioni occasionali) 20% sul compenso (acconto) CU Redditi Diversi
    Condominio (appalti di opere/servizi) 4% sui corrispettivi (acconto) CU / attestazione ritenuta
    Intermediario affitti brevi 21% sui canoni (acconto o imposta) CU Locazioni Brevi

    Esempio pratico

    • Alfa Srl commissiona a Tizio, commercialista, una consulenza da 1.000 euro. Alfa trattiene 200 euro (20% di 1.000) e ne versa 800 a Tizio. Entro il 16 del mese successivo Alfa versa i 200 euro all’Erario con F24 (codice tributo 1040). A marzo dell’anno seguente rilascia a Tizio la CU con ‘compenso erogato: 1.000 euro; ritenuta operata: 200 euro’. Tizio inserisce quei dati nel modello Redditi, calcola la sua IRPEF totale e detrae i 200 euro già versati da Alfa: se l’IRPEF dovuta è 350 euro, ne paga solo altri 150; se è 180 euro, riceve 20 euro di rimborso.

    Documenti necessari

    • Certificazione Unica (CU) rilasciata dal sostituto d’imposta
    • Buste paga o prospetti di liquidazione del compenso
    • Ricevute F24 dei versamenti ritenute (disponibili sul cassetto fiscale)
    • Modello 770 del sostituto (per verifiche e controlli incrociati)
    • Fatture o note di parcella con indicazione della ritenuta d’acconto

    Caso 1 – Tizio, lavoratore dipendente

    Scenario. Tizio è assunto a tempo indeterminato da una piccola impresa. Ogni mese riceve la busta paga con la retribuzione lorda, l’IRPEF trattenuta e il netto accreditato.

    Come si applica. Il datore di lavoro è il sostituto d’imposta di Tizio. Applica le aliquote IRPEF progressive, riconosce le detrazioni per lavoro dipendente e, a dicembre, effettua il conguaglio di fine anno: se ha trattenuto troppo, rimborsa la differenza in busta paga; se ha trattenuto poco, integra la trattenuta. A marzo rilascia la CU con il totale dei redditi e delle ritenute dell’anno; quei dati confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata di Tizio sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

    In pratica

    • Tizio non deve versare nulla di tasca propria: ci pensa il datore.
    • La CU arriva di norma entro il 16 marzo ed è già precaricata nel 730 precompilato.
    • Se Tizio ha altri redditi (es. affitto), il conguaglio finale avviene con il 730 o il modello Redditi.

    Caso 2 – Caio, professionista con partita IVA

    Scenario. Caio è un avvocato che emette una parcella da 2.000 euro + IVA a una società cliente. In fattura indica la ritenuta d’acconto del 20%.

    Come si applica. La società cliente è il sostituto d’imposta di Caio. Trattiene 400 euro (20% di 2.000), paga a Caio 1.600 euro (più IVA separata che non è colpita dalla ritenuta) e versa i 400 euro al fisco entro il 16 del mese successivo con F24 codice 1040. A fine anno rilascia a Caio la CU con compenso 2.000 euro e ritenuta 400 euro. Caio usa questo dato per scomputare i 400 euro dall’IRPEF dovuta nel modello Redditi.

    In pratica

    • La ritenuta non si applica all’IVA: riguarda solo il compenso imponibile.
    • Se Caio ha più clienti sostituti, somma tutte le ritenute certificate nelle rispettive CU.
    • Se la ritenuta subita supera l’IRPEF calcolata, Caio ha diritto a rimborso o può usarla in compensazione.

    Quando rivolgersi a un professionista

    La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.

    Fonti e approfondimenti

    Domande frequenti

    Chi è obbligato ad agire come sostituto d'imposta?

    Chiunque eroghi somme soggette a ritenuta per legge: datori di lavoro, società, enti pubblici e privati, condomini, intermediari di affitti brevi. Anche i privati che assumono collaboratori domestici sono sostituti, ma con regole semplificate.

    Entro quando il sostituto deve versare le ritenute?

    Entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui ha effettuato il pagamento. Il versamento avviene con modello F24 usando il codice tributo specifico per ogni tipo di ritenuta (es. 1040 per lavoro autonomo, 1001 per lavoro dipendente).

    Quando arriva la Certificazione Unica?

    Di norma entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono i redditi. Per le CU di soli redditi di lavoro autonomo non rilevanti per la precompilata, il termine è più ampio. Il sostituto la trasmette anche all’Agenzia delle Entrate.

    Cosa succede se il sostituto non versa le ritenute?

    Il sostituto rischia sanzioni per omesso o tardivo versamento. Può regolarizzarsi con il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997), pagando la ritenuta dovuta, gli interessi legali e la sanzione ridotta in base al ritardo, il tutto tramite F24.

    La ritenuta a titolo d'imposta è sempre definitiva?

    Sì. La ritenuta a titolo d’imposta esaurisce il prelievo fiscale su quel reddito: il percettore non la dichiara né la conguaglia. Ne è un esempio la cedolare secca sugli affitti brevi (21%) quando il locatore ha scelto quell’opzione.

    Il modello 770 riguarda anche me come lavoratore?

    No: il 770 è presentato dal sostituto d’imposta, non dal lavoratore o dal professionista. Il contribuente usa la CU ricevuta dal sostituto per compilare la propria dichiarazione (730 o Redditi PF).

  • Art. 4 IRAP – Base imponibile

    Art. 4 IRAP – Base imponibile

    Art. 4 D.Lgs. 446/97 (IRAP) – Base imponibile

    In vigore dal 01/01/1998

    1. L’imposta si applica sul valore della produzione netta derivante dall’attività esercitata nel territorio della regione. 2. Se l’attività è esercitata nel territorio di più regioni si considera prodotto nel territorio di ciascuna regione il valore della produzione netta propor- DLgs. 15.12.1997 n. 446 – Art. 5 7 zionalmente corrispondente all’ammontare delle retribuzioni spettanti al personale a qualunque titolo utilizzato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, i compensi ai collaboratori coordinati e continuativi e gli utili agli associati in partecipazione di cui all’articolo 11, comma 1, lettera c), n. 5 (1), addetto, con continuità, a stabilimenti, cantieri, uffici o basi fisse, operanti per un periodo di tempo non inferiore a tre mesi nel territorio di ciascuna regione, ovvero per le banche, gli altri enti e società finanziarie, ad eccezione della Banca d’Italia e dell’Ufficio italiano cambi, le imprese di assicurazione […] (2) proporzionalmente corrispondente, rispettivamente, ai depositi in denaro e in titoli verso la clientela (3), agli impieghi o agli ordini eseguiti, (4) ai premi raccolti presso gli uffici […] (5), ubicati nel territorio di ciascuna regione. Si considera prodotto nella regione nel cui territorio il soggetto passivo è domiciliato il valore della produzione netta derivante dalle attività esercitate nel territorio di altre regioni senza l’impiego, per almeno tre mesi, di personale. 3. Gli atti generali concernenti l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 2 sono adottati dal Ministero delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, di seguito denominata “Conferenza Stato-regioni”. Note: (1) Le parole “all’ammontare delle retribuzioni spettanti al personale a qualunque titolo utilizzato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, i compensi ai collaboratori coordinati e continuativi e gli utili agli associati in partecipazione di cui all’articolo 11, comma 1, lettera c), n. 5” sono state sostituite alle precedenti “all’ammontare delle retribuzioni corrisposte al personale a qualunque titolo utilizzato, compresi i compensi corrisposti ai collaboratori coordinati e continuativi e gli utili erogati agli associati in partecipazione di cui all’articolo 11, comma 1, lettera b)“ dall’art. 1, comma 3, lett. a), DLgs. 10.4.1998 n. 137, pubblicato in G.U. 11.5.1998 n. 107. (2) Le parole “e le imprese agricole” sono state soppresse dall’art. 1, comma 70, lett. b), L. 28.12.2015 n. 208, pubblicata in G.U. 30.12.2015 n. 302, S.O. n. 70. Ai sensi del successivo comma 72, la disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2015. (3) Le parole “verso la clientela” sono state inserite dall’art. 1, comma 1, lett. b), DLgs. 30.12.1999 n. 506, pubblicato in G.U. 31.12.1999 n. 306, S.O. n. 232. (4) Le parole “agli impieghi o agli ordini eseguiti,“ sono state sostituite alle precedenti “agli impieghi,“ dall’art. 1, comma 3, DLgs. 10.4.1998 n. 137, pubblicato in G.U. 11.5.1998 n. 107. (5) Le parole “e all’estensione dei terreni” sono state soppresse dall’art. 1, comma 70, lett. b), L. 28.12.2015 n. 208, pubblicata in G.U. 30.12.2015 n. 302, S.O. n. 70. Ai sensi del successivo comma 72, la disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2015.

  • Art. 3 IRAP – Soggetti passivi

    Art. 3 IRAP – Soggetti passivi

    Art. 3 D.Lgs. 446/97 (IRAP) – Soggetti passivi

    In vigore dal 01/01/1998

    1. Soggetti passivi dell’imposta sono coloro che esercitano una o più delle attività di cui all’articolo 2. Pertanto sono soggetti all’imposta (1): a) le società e gli enti di cui all’articolo 87, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; b) le società in nome collettivo e in accomandita semplice e quelle ad esse equiparate a norma dell’articolo 5, comma 3, del predetto testo unico, nonché le persone fisiche esercenti attività commerciali di cui all’articolo 51 del medesimo testo unico; (2) c) le persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma dell’articolo 5, comma 3, del predetto testo unico esercenti arti e professioni di cui all’articolo 49, comma 1, del medesimo testo unico; (2) d) […] (3) e) gli enti privati di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c), del citato testo unico n. 917 del 1986, nonché le società e gli enti di cui alla lettera d) dello stesso comma (4); e-bis) le Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio del 1993, n. 29, nonché le amministrazioni della Camera dei Deputati, del Senato, della Corte Costituzionale, della Presidenza della Repubblica e gli organi legislativi delle regioni a statuto speciale (5). 2. Non sono soggetti passivi dell’imposta: a) gli organismi di investimento collettivo del risparmio ad esclu­sione delle società di investimento a capitale variabile; (6) b) i fondi pensione di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124; c) i gruppi economici di interesse europeo (GEIE) di cui al decreto legislativo 23 luglio 1991, n. 240, salvo quanto disposto nell’articolo 13; c-bis) i soggetti che esercitano una attività agricola ai sensi dell’articolo 32 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, i soggetti di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, nonchè le cooperative e loro consorzi di cui all’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 (7). Note: (1) Le parole “coloro che esercitano una o più delle attività di cui all’articolo 2. Pertanto sono soggetti all’imposta” sono state inserite dall’art. 1, comma 2, DLgs. 10.4.1998 n. 137, pubblicato in G.U. 11.5.1998 n. 107. (2) Si veda l’art. 1, comma 8, L. 30.12.2021 n. 234, pubblicata in G.U. 31.12.2021 n. 310, S.O. n. 49. (3) Lettera abrogata dall’art. 1, comma 70, lett. a), n. 1), L. 28.12.2015 n. 208, pubblicata in G.U. 30.12.2015 n. 302, S.O. n. 70. Ai sensi del successivo comma 72, la disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2015. Testo precedente: “d) i produttori agricoli titolari di reddito agrario di cui all’articolo 32 del predetto testo unico, esclusi quelli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro, i quali si avvalgono del regime previsto dall’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, semprechè non abbiano rinunciato all’esonero a norma del quarto periodo del citato comma 6 dell’articolo 34;“. In precedenza, la lettera era stata sostituita alla precedente dall’art. 2, comma 32, DL 3.10.2006, n. 262, convertito con modificazioni, dalla L. 24.11.2006 n. 286. (4) Lettera sostituita alla precedente dall’art. 1, comma 1, lett. a), DLgs. 30.12.1999 n. 506, pubblicato in G.U. 31.12.1999 n. 306, S.O. n. 232. Testo precedente: “gli enti pubblici e privati di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c), del citato testo unico n. 917 del 1986, ivi compresi quelli indicati nell’articolo 88, nonché le società e gli enti di cui alla lettera d) dello stesso comma.“. (5) Lettera inserita dall’art. 1, comma 1, lett. a), DLgs. 30.12.1999 n. 506, pubblicato in G.U. 31.12.1999 n. 306, S.O. n. 232. (6) Lettera sostituita dall’art. 2, comma 68, DL 29.12.2010 n. 225, convertito, con modificazioni, dalla L. 26.2.2011 n. 10. Ai sensi del successivo comma 69, la disposizione ha effetto a decorrere dall’1.7.2011. Testo precedente: “i fondi comuni di investimento di cui alle leggi 23 marzo 1983, n. 77, 14 agosto 1993, n. 344, e 25 gennaio 1994, n. 86;“. (7) Lettera inserita dall’art. 1, comma 70, lett. a), n. 2), L. 28.12.2015 n. 208, pubblicata in G.U. 30.12.2015 n. 302, S.O. n. 70. Ai sensi del successivo comma 72, la disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2015.

  • Art. 2 IRAP – Presupposto dell’imposta

    Art. 2 IRAP – Presupposto dell’imposta

    Art. 2 D.Lgs. 446/97 (IRAP) – Presupposto dell’imposta

    In vigore dal 01/01/1998

    1. Presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata (1) diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. (2) L’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta. 1 bis. Non sussiste autonoma organizzazione ai fini dell’imposta nel caso di medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione all’interno di tali strutture, laddove gli stessi percepiscano per l’attività svolta presso le medesime strutture più del 75 per cento del proprio reddito complessivo. Sono in ogni caso irrilevanti, ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione, l’ammontare del reddito realizzato e le spese direttamente connesse all’attività svolta. L’esistenza dell’autonoma organizzazione è comunque configurabile in presenza di elementi che superano lo standard e i parametri previsti dalla con- DLgs. 15.12.1997 n. 446 – Art. 3-4 6 venzione con il Servizio sanitario nazionale. (3) Note: (1) Le parole “autonomamente organizzata” sono state inserite dall’art. 1, comma 1, DLgs. 10.4.1998 n. 137, pubblicato in G.U. 11.5.1998 n. 107. (2) Si veda l’art. 1, comma 8, L. 30.12.2021 n. 234, pubblicata in G.U. 31.12.2021 n. 310, S.O. n. 49. (3) Comma inserito dall’art. 1, comma 125, L. 28.12.2015 n. 208, pubblicata in G.U. 30.12.2015 n. 302, S.O. n. 70, in vigore dall’1.1.2016.

  • Art. 13 bis D.Lgs. 74/2000 – Circostanze del reato

    Art. 13 bis D.Lgs. 74/2000 Reati Tributari – Circostanze del reato

    ((1. Fuori dai casi di non punibilità, le pene per i delitti di cui al presente decreto sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie indicate nell'articolo 12 se, prima della chiusura del dibattimento di primo grado, il debito tributario, comprese sanzioni amministrative e interessi, è estinto. Quando, prima della chiusura del dibattimento, il debito è in fase di estinzione mediante rateizzazione anche a seguito delle procedure conciliative e di adesione all'accertamento, l'imputato ne dà comunicazione al giudice che procede, allegando la relativa documentazione, e informa contestualmente l'Agenzia delle entrate con indicazione del relativo procedimento penale.)) ((13)) ((1-bis. Nei casi di cui al comma 1, secondo periodo, il processo è sospeso dalla ricezione della comunicazione. Decorso un anno la sospensione è revocata, salvo che l'Agenzia delle entrate abbia comunicato che il pagamento delle rate è regolarmente in corso. In questo caso, il processo è sospeso per ulteriori tre mesi che il giudice ha facoltà di prorogare, per una sola volta, di non oltre tre mesi, qualora lo ritenga necessario per consentire l'integrale pagamento del debito. Anche prima del decorso dei termini di cui al secondo e al terzo periodo, la sospensione è revocata quando l'Agenzia delle entrate attesta l'integrale versamento delle somme dovute o comunica la decadenza dal beneficio della rateizzazione. Durante la sospensione del processo il corso della prescrizione è sospeso.)) ((13))

    2. Per i delitti di cui al presente decreto l'applicazione della pena ai sensi dell' articolo 444 del codice di procedura penale può essere chiesta dalle parti solo quando ((, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado,)) ((il debito tributario, comprese sanzioni amministrative e interessi, è estinto,)) , nonché ((quando ricorre)) il ravvedimento operoso, fatte salve le ipotesi di cui all'articolo 13, commi 1 e

    2. 3. Le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell'esercizio dell'attività di consulenza fiscale svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l'elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale.

  • Esterovestizione e residenza fiscale delle società: esempi pratici sull’art. 73 TUIR

    Esterovestizione e residenza fiscale delle società: esempi pratici sull’art. 73 TUIR

    In sintesi

    • L’art. 73 del TUIR individua la residenza fiscale delle società, con criteri riformati dal 2024 (D.Lgs. 209/2023).
    • È residente la società che per la maggior parte del periodo ha in Italia, in alternativa: la sede legale, la sede di direzione effettiva o la gestione ordinaria in via principale.
    • La riforma ha abrogato i vecchi criteri di sede dell’amministrazione e oggetto principale.
    • L’esterovestizione è la collocazione fittizia all’estero di una società che è di fatto gestita dall’Italia: comporta la tassazione in Italia.

    La norma (art. 73, comma 3, TUIR – testo dal 2024)

    «Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno nel territorio dello Stato la sede legale o la sede di direzione effettiva o la gestione ordinaria in via principale. Per sede di direzione effettiva si intende la continua e coordinata assunzione delle decisioni strategiche riguardanti la società o l’ente nel suo complesso. Per gestione ordinaria si intende il continuo e coordinato compimento degli atti della gestione corrente riguardanti la società o l’ente nel suo complesso.»

    Criterio (dal 2024) Contenuto
    Sede legale Sede risultante dallo statuto
    Sede di direzione effettiva Decisioni strategiche continue e coordinate
    Gestione ordinaria in via principale Atti di gestione corrente
    Criteri abrogati Sede dell’amministrazione e oggetto principale

    Tre casi pratici

    Società estera gestita dall’Italia

    Una società formalmente residente all’estero ha gli amministratori che decidono dall’Italia.

    Cosa fare: Se la direzione effettiva o la gestione ordinaria sono in Italia, la società è fiscalmente residente in Italia: va dichiarato il reddito in Italia, evitando l’esterovestizione.

    Holding estera senza struttura

    Una holding costituita all’estero non ha personale né uffici operativi nel Paese estero.

    Cosa fare: L’assenza di sostanza economica e la gestione dall’Italia espongono al rischio di esterovestizione: documentare l’effettiva attività e governance nello Stato estero.

    Sede legale estera ma decisioni in Italia

    Le riunioni del consiglio e le decisioni strategiche avvengono in Italia.

    Cosa fare: La sede di direzione effettiva (decisioni strategiche continue e coordinate) in Italia rende la società residente: serve coerenza tra sede formale e luogo di gestione.

    Spunti pratici

    • Basta uno dei tre criteri per la residenza in Italia, valutato per la maggior parte del periodo d’imposta.
    • L’esterovestizione si accompagna spesso a contestazioni di transfer pricing (art. 110) e CFC.
    • Documentare sostanza economica, governance e processo decisionale nello Stato estero.
    • Le convenzioni contro le doppie imposizioni regolano i conflitti di residenza.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • TUIR, DPR 917/1986, art. 73
    • D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209 (residenza fiscale)
    • Agenzia delle Entrate, esterovestizione e residenza

    Gestisci il reddito d’impresa o di lavoro autonomo? Per pianificare imposte, deduzioni e operazioni con metodo parti dalla guida pratica Impresa, società e contratti su FiscoInvestimenti.

  • Scissione societaria: esempi pratici sull’art. 173 TUIR

    Scissione societaria: esempi pratici sull’art. 173 TUIR

    In sintesi

    • La scissione separa patrimoni ma non va usata senza ragioni economiche.
    • Immobili, rami operativi e debiti vanno assegnati con criterio.
    • Le società beneficiarie possono ereditare rischi fiscali.
    • Serve una relazione chiara su valori e finalità.
    • La scissione è potente per holding e passaggi generazionali.

    Prima degli esempi: separare asset non vuol dire cancellare rischi

    L’art. 173 TUIR disciplina la scissione sotto il profilo fiscale. L’operazione consente di assegnare parti del patrimonio a una o più società, ma richiede una costruzione tecnica attenta.

    Nella pratica si usa per separare immobili da attività operativa, dividere rami tra soci, preparare vendita di un business o organizzare una holding familiare.

    I rischi sono concreti: debiti tributari, responsabilità, abuso del diritto, valori contabili, continuità dei contratti e conflitti tra soci.

    Prima della scissione

    • asset da separare;
    • debiti;
    • contratti;
    • ragioni economiche;
    • beneficiarie.

    Caso 1: immobili fuori dalla società operativa

    Scenario. Una SRL vuole separare capannone e attività industriale.

    Come si legge in pratica. La scissione può proteggere organizzazione e governance, ma servono valori, canoni futuri e ragioni economiche reali.

    Immobili

    • perizia;
    • mutuo;
    • canone;
    • ramo operativo;
    • ragioni.

    Caso 2: fratelli soci che vogliono dividersi

    Scenario. Due fratelli hanno business diversi nella stessa società.

    Come si legge in pratica. La scissione può evitare vendita forzata, ma deve ripartire patrimonio, debiti e clienti in modo coerente.

    Divisione

    • rami;
    • dipendenti;
    • debiti;
    • clienti;
    • quote.

    Caso 3: scissione prima della vendita quote

    Scenario. Il gruppo separa asset non strategici prima di vendere la società operativa.

    Come si legge in pratica. Serve attenzione ad abuso, tempi, prezzo e sostanza economica. La scissione non deve sembrare solo risparmio d’imposta.

    Vendita

    • buyer;
    • asset esclusi;
    • prezzo;
    • timeline;
    • ragioni.

    Quando chiedere una verifica

    Per scissioni, separazione immobili o divisione tra soci: analizza valori, debiti e ragioni economiche.

    Norme e fonti collegate

    TUIR su Normattiva.

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    La scissione separa anche i debiti?

    Va verificato, non automaticamente.

    Serve una ragione economica?

    Sì, e va documentata.

    È utile per immobili?

    Spesso sì, ma va progettata.

    Il fisco può contestare?

    Se manca sostanza, il rischio aumenta.

  • Nomina dell’organo di controllo nella SRL: esempi pratici sull’art. 2477 c.c.

    Nomina dell’organo di controllo nella SRL: esempi pratici sull’art. 2477 c.c.

    In sintesi

    • La nomina dell’organo di controllo o del revisore nella SRL può essere facoltativa o obbligatoria (art. 2477 c.c.).
    • È obbligatoria se la società redige il bilancio consolidato, controlla una società soggetta a revisione, o supera le soglie.
    • Soglie (per due esercizi consecutivi, anche una sola): attivo 4 mln, ricavi 4 mln, 20 dipendenti in media.
    • L’obbligo cessa dopo tre esercizi consecutivi sotto tutti i limiti.
    • Se l’assemblea non nomina, provvede il tribunale.

    Cosa dice l’art. 2477 c.c.

    Comma 1: «L’atto costitutivo può prevedere, determinandone le competenze e i poteri, ivi compresa la revisione legale dei conti, la nomina di un organo di controllo o di un revisore.»
    Comma 2: «La nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società: a) è tenuta alla redazione del bilancio consolidato; b) controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti; c) ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti: 1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4 milioni di euro; 2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 4 milioni di euro; 3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 20 unità.»
    Comma 3: «L’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore di cui alla lettera c) del secondo comma cessa quando, per tre esercizi consecutivi, non è superato alcuno dei predetti limiti.»

    Le soglie che fanno scattare l’obbligo

    Parametro Limite Periodo
    Totale attivo dello stato patrimoniale 4.000.000 € Due esercizi consecutivi (basta superarne uno)
    Ricavi delle vendite e delle prestazioni 4.000.000 €
    Dipendenti occupati in media nell’esercizio 20 unità

    L’obbligo scatta anche superando un solo parametro per due anni di fila; viene meno solo dopo tre esercizi consecutivi in cui nessun limite è superato. La verifica si fa tipicamente in sede di approvazione del bilancio.

    Cosa succede in caso di inerzia

    Accertato il superamento, l’assemblea deve nominare l’organo di controllo o il revisore. Se non provvede, vi provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato o su segnalazione del conservatore del registro delle imprese. L’inerzia, oltre a esporre la società alla nomina d’ufficio, può fondare la responsabilità degli amministratori per i danni che ne derivano.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Ricavi oltre 4 milioni per due anni

    Scenario. La SRL supera i 4 milioni di ricavi nel 2024 e nel 2025.

    Inquadramento. Superato un parametro per due esercizi consecutivi, in sede di approvazione del bilancio scatta l’obbligo di nominare l’organo di controllo o il revisore (art. 2477, comma 2, lett. c).

    Cosa fare

    • verificare i tre parametri sui due esercizi;
    • scegliere tra sindaco unico/collegio e revisore;
    • modificare lo statuto se necessario;
    • deliberare la nomina.

    Caso 2 – Ritorno sotto le soglie

    Scenario. Dopo la nomina, per tre anni la società resta sotto tutti i limiti.

    Inquadramento. L’obbligo cessa (comma 3): l’assemblea può non rinnovare l’organo di controllo, fermo restando quanto previsto dallo statuto.

    Cosa verificare

    • tre esercizi consecutivi sotto soglia;
    • assenza di altre cause di obbligo (lett. a/b);
    • previsioni statutarie;
    • delibera conseguente.

    Caso 3 – L’assemblea non nomina

    Scenario. Pur obbligata, la società non procede alla nomina.

    Inquadramento. Interviene il tribunale, anche su segnalazione del registro delle imprese; gli amministratori rischiano responsabilità. Meglio regolarizzare tempestivamente.

    Attenzione a

    • segnalazioni del registro imprese;
    • nomina d’ufficio del tribunale;
    • responsabilità degli amministratori;
    • tempistica di regolarizzazione.

    Spunti pratici

    • Monitora i tre parametri ogni anno: bastano due esercizi sopra uno solo.
    • Scegli la forma (sindaco unico, collegio o revisore) in base a esigenze e costi.
    • Aggiorna lo statuto per competenze e poteri dell’organo.
    • Non aspettare la segnalazione: la nomina d’ufficio è più onerosa.
    • Collega agli assetti (art. 2086): controllo e monitoraggio della crisi vanno insieme.

    Per valutare l’obbligo e impostare l’organo di controllo puoi far verificare soglie e adempimenti societari.

    Norme collegate

    Codice civile: art. 2477 (organo di controllo/revisore), art. 2086 (adeguati assetti), art. 2476 (responsabilità amministratori SRL). Vedi anche adeguati assetti e prevenzione della crisi.

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Quando è obbligatorio nominare l’organo di controllo o il revisore in una SRL?

    Quando la società è tenuta al bilancio consolidato, controlla una società obbligata alla revisione, oppure ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno di questi limiti: attivo 4 milioni, ricavi 4 milioni, 20 dipendenti in media (art. 2477, comma 2).

    Basta superare un solo parametro?

    Sì. È sufficiente il superamento anche di uno solo dei tre limiti per due esercizi consecutivi perché scatti l’obbligo di nomina.

    Quando cessa l’obbligo?

    L’obbligo legato alle soglie cessa quando, per tre esercizi consecutivi, non viene superato alcuno dei limiti previsti (art. 2477, comma 3).

    Si può nominare un organo monocratico o serve un collegio?

    La SRL può nominare un organo di controllo anche monocratico (sindaco unico) o, in alternativa, un revisore; l’atto costitutivo ne determina competenze e poteri, inclusa la revisione legale dei conti.

    Cosa succede se la società non nomina?

    Se l’assemblea non provvede, alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi interessato o su segnalazione del conservatore del registro delle imprese; l’inerzia espone gli amministratori a responsabilità.

  • Controlli sui conti correnti e accertamento bancario: esempi pratici sull’art. 32 DPR 600/1973

    Controlli sui conti correnti e accertamento bancario: esempi pratici sull’art. 32 DPR 600/1973

    In sintesi

    • L’art. 32 del DPR 600/1973 consente all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza di acquisire i dati di conti correnti, depositi e rapporti finanziari del contribuente.
    • I versamenti non giustificati si presumono ricavi o compensi; per gli imprenditori anche i prelevamenti non giustificati sopra 1.000 euro al giorno e comunque 5.000 euro al mese sono considerati ricavi.
    • È una presunzione relativa (iuris tantum): l’onere della prova contraria grava sul contribuente, che deve dimostrare di averne tenuto conto o l’irrilevanza fiscale del movimento.
    • La Corte Costituzionale, sentenza n. 228/2014, ha dichiarato illegittima la presunzione sui prelevamenti dei lavoratori autonomi e professionisti: per loro vale solo la presunzione sui versamenti.

    La norma (art. 32, comma 1, n. 2, DPR 600/1973)

    «Per l’adempimento dei loro compiti gli uffici delle imposte possono: […] 2) invitare i contribuenti […] sono altresì posti come ricavi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni per importi superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5.000 mensili.»

    Tipo di movimento Presunzione Si applica a
    Versamenti non giustificati Ricavi/compensi non dichiarati Imprenditori e lavoratori autonomi
    Prelevamenti > 1.000 €/giorno e 5.000 €/mese Ricavi non dichiarati (costo occulto + ricavo) Solo imprenditori
    Prelevamenti dei professionisti Nessuna presunzione (Corte Cost. 228/2014) Lavoratori autonomi

    Tre casi pratici

    Versamento da vendita di un bene personale

    Un artigiano riceve un bonifico di 6.000 € per la vendita dell’auto privata; l’ufficio lo presume ricavo non dichiarato.

    Cosa fare: Conservare l’atto di vendita o l’annuncio e il passaggio di proprietà: la prova documentale che il versamento ha natura non reddituale supera la presunzione.

    Prelievo per spese familiari

    Un commerciante preleva 2.000 € in un giorno per spese personali; l’ufficio lo qualifica come ricavo occulto.

    Cosa fare: Documentare la destinazione (spese mediche, acquisti familiari, rientro di contante già tassato): la giustificazione analitica del singolo prelievo neutralizza la presunzione.

    Prelievi di un professionista

    A un avvocato vengono contestati prelievi non giustificati come maggiori compensi.

    Cosa fare: Eccepire la sentenza n. 228/2014 della Corte Costituzionale: per i professionisti la presunzione sui prelevamenti è incostituzionale e l’accertamento su quella base è illegittimo.

    Spunti pratici

    • Le indagini finanziarie richiedono un’autorizzazione del direttore regionale o del comandante di zona: verificarne l’esistenza negli atti.
    • La prova contraria va data movimento per movimento: una giustificazione generica non basta secondo la giurisprudenza di legittimità.
    • Dal 30 aprile 2024 l’avviso fondato su indagini bancarie, se non rientra tra gli atti automatizzati, deve essere preceduto dal contraddittorio preventivo (art. 6-bis dello Statuto del contribuente).

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • DPR 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 (testo consolidato Agenzia delle Entrate)
    • Corte Costituzionale, sentenza n. 228 del 6 ottobre 2014
    • Statuto dei diritti del contribuente, L. 212/2000, art. 6-bis

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  • Patto di famiglia e passaggio generazionale: esempi pratici sull’art. 768-bis c.c.

    Patto di famiglia e passaggio generazionale: esempi pratici sull’art. 768-bis c.c.

    In sintesi

    • Il patto di famiglia trasferisce l’azienda o le quote a uno o più discendenti (art. 768-bis c.c.).
    • Richiede atto pubblico e la partecipazione del coniuge e di tutti i legittimari.
    • Gli assegnatari liquidano gli altri legittimari con una somma pari alla quota di legittima, salvo rinuncia (art. 768-quater).
    • Quanto ricevuto non è soggetto a collazione né a riduzione: niente liti alla morte.
    • È tassato come donazione, con possibile esenzione per la continuità dell’impresa (Cass. 29506/2020).

    Cosa dice l’art. 768-bis c.c.

    «È patto di famiglia il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti.»

    È lo strumento pensato per il passaggio generazionale: consente di scegliere chi continuerà l’impresa, mettendo al riparo l’azienda dalla frammentazione ereditaria.

    Chi deve partecipare e come

    Elemento Regola Norma
    Forma Atto pubblico a pena di nullità art. 768-ter
    Partecipanti Coniuge e tutti i legittimari (come se la successione si aprisse in quel momento) art. 768-quater
    Liquidazione Gli assegnatari liquidano gli altri legittimari con somma pari alla quota di legittima (o in natura), salvo rinuncia art. 768-quater
    Stabilità Quanto ricevuto non è soggetto a collazione né a riduzione art. 768-quater, ult. comma

    Il vantaggio chiave: niente collazione né riduzione

    Normalmente, alla morte del disponente, le donazioni fatte in vita rientrano nel calcolo della legittima (collazione) e possono essere ridotte se ledono i legittimari. Con il patto di famiglia, invece, «quanto ricevuto dai contraenti non è soggetto a collazione o a riduzione» (art. 768-quater, ultimo comma): il trasferimento è definitivo e stabile, e gli altri legittimari, già liquidati, non possono rimetterlo in discussione. È questo che lo rende superiore a una semplice donazione dell’azienda.

    La tassazione

    Il patto di famiglia è soggetto all’imposta sulle donazioni, sia per il trasferimento dell’azienda o delle quote, sia per la liquidazione dovuta ai legittimari (Cass., Sez. III, n. 1228/2023; Cass. n. 29506/2020). Può però operare l’esenzione prevista per i trasferimenti di aziende e partecipazioni a favore dei discendenti, a condizione che gli assegnatari proseguano l’attività o mantengano il controllo della società per almeno cinque anni, con apposito impegno.

    Tre casi pratici

    Caso 1 – Azienda a un figlio, gli altri liquidati

    Scenario. L’imprenditore trasferisce l’azienda al figlio che lavora con lui e liquida gli altri due figli.

    Inquadramento. Patto valido se in atto pubblico con la partecipazione di coniuge e legittimari; gli assegnatari liquidano gli altri con la quota di legittima (art. 768-quater). Alla morte nessuna collazione o riduzione.

    Cosa predisporre

    • atto pubblico notarile;
    • partecipazione di tutti i legittimari;
    • valutazione dell’azienda;
    • modalità di liquidazione.

    Caso 2 – Un legittimario non partecipa

    Scenario. Uno dei figli non interviene al patto.

    Inquadramento. La mancata partecipazione di un legittimario incide sulla validità/efficacia del patto: è un punto critico che va gestito (anche con la liquidazione successiva prevista dall’art. 768-sexies per chi non ha partecipato).

    Cosa verificare

    • elenco completo dei legittimari;
    • convocazione di tutti;
    • posizione di chi non partecipa;
    • rischi di impugnazione.

    Caso 3 – Nuovi legittimari dopo il patto

    Scenario. Dopo il patto sopravviene un nuovo legittimario (es. altro figlio).

    Inquadramento. Chi non ha partecipato perché legittimario sopravvenuto può chiedere ai beneficiari il pagamento della somma corrispondente alla propria quota, aumentata degli interessi (art. 768-sexies).

    Cosa considerare

    • sopravvenienza di legittimari;
    • diritto alla liquidazione;
    • interessi dovuti;
    • aggiornamento degli assetti.

    Spunti pratici

    • Coinvolgi tutti i legittimari: la loro partecipazione è la chiave della stabilità del patto.
    • Valuta bene l’azienda: la liquidazione si calcola sulla quota di legittima.
    • Sfrutta la non-riducibilità: è il vantaggio rispetto alla donazione.
    • Pianifica la fiscalità: imposta donazioni ed eventuale esenzione con impegno quinquennale.
    • Atto pubblico sempre: senza, il patto è nullo.

    Per impostare il passaggio generazionale dell’impresa puoi far valutare patto di famiglia, donazione o holding.

    Norme collegate

    Codice civile: art. 768-bis (nozione), art. 768-ter (forma), art. 768-quater (partecipanti e liquidazione), art. 768-sexies (legittimari non partecipanti). Vedi anche cessione d’azienda e affitto d’azienda.

    Fonti affidabili

    Domande frequenti

    Cos’è il patto di famiglia?

    È il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, o il titolare di partecipazioni trasferisce le proprie quote, a uno o più discendenti (art. 768-bis c.c.). Serve a gestire il passaggio generazionale dell’impresa.

    Che forma richiede?

    L’atto pubblico a pena di nullità (art. 768-ter c.c.). Devono partecipare il coniuge e tutti i legittimari che sarebbero tali se in quel momento si aprisse la successione dell’imprenditore.

    Gli altri figli vanno liquidati?

    Sì. Gli assegnatari devono liquidare gli altri partecipanti con una somma corrispondente alla quota di legittima, salvo che vi rinuncino (art. 768-quater c.c.). La liquidazione può avvenire anche in natura.

    Quanto ricevuto può essere contestato alla morte?

    No. Ciò che i contraenti ricevono con il patto non è soggetto a collazione né a riduzione (art. 768-quater, ultimo comma): stabilizza il passaggio ed evita liti ereditarie.

    Come è tassato il patto di famiglia?

    È soggetto all’imposta sulle donazioni, sia per il trasferimento sia per la liquidazione dei legittimari (Cass. n. 29506/2020; n. 1228/2023). Può applicarsi l’esenzione per i trasferimenti d’azienda ai discendenti che proseguono l’attività o mantengono il controllo per almeno cinque anni.

  • Cessioni di beni e territorialità IVA: esempi pratici sull’art.

    Cessioni di beni e territorialità IVA: esempi pratici sull’art.

    In sintesi

    • L’art. 7-bis del DPR 633/1972 stabilisce quando una cessione di beni si considera effettuata in Italia ai fini IVA.
    • Conta il luogo in cui si trova il bene al momento della cessione: territoriale se il bene è esistente nel territorio dello Stato.
    • I beni immobili sono sempre territoriali se situati in Italia.
    • Sulla territorialità si innestano i regimi di non imponibilità per le cessioni intra-UE e per le esportazioni.

    La norma (art. 7-bis, comma 1, DPR 633/1972)

    «1. Le cessioni di beni, diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3, si considerano effettuate nel territorio dello Stato se hanno per oggetto beni immobili ovvero beni mobili nazionali, comunitari o vincolati al regime della temporanea importazione, esistenti nel territorio dello stesso ovvero beni mobili spediti da altro Stato membro installati, montati o assiemati nel territorio dello Stato dal fornitore o per suo conto.»

    Cessione Regime IVA
    Bene esistente in Italia, cessione interna Imponibile in Italia
    Cessione intra-UE a soggetto passivo Non imponibile (tassazione a destino)
    Esportazione fuori UE Non imponibile (art. 8)
    Bene esistente all’estero Fuori campo (non territoriale)

    Tre casi pratici

    Vendita di merce a cliente UE

    Un’azienda italiana vende beni a una società spagnola con trasporto in Spagna.

    Cosa fare: Cessione intra-UE non imponibile: emettere fattura senza IVA, verificare il numero VIES del cliente e presentare l’INTRASTAT.

    Esportazione verso Paese extra-UE

    Un’impresa spedisce beni a un cliente svizzero.

    Cosa fare: Operazione non imponibile come esportazione (art. 8): conservare la prova doganale di uscita dei beni dal territorio UE.

    Bene già situato all’estero

    Un’impresa rivende un bene che si trova in un magazzino estero senza farlo entrare in Italia.

    Cosa fare: Operazione non territoriale: verificare gli obblighi IVA nel Paese in cui si trova il bene, eventualmente con identificazione locale.

    Spunti pratici

    • La prova del trasporto è essenziale per la non imponibilità delle cessioni intra-UE ed export.
    • Le cessioni a bordo di navi, aerei o treni e quelle di energia/gas hanno regole proprie (commi 2 e 3).
    • L’iscrizione al VIES è condizione per operare cessioni intracomunitarie in regime di non imponibilità.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 7-bis (testo vigente)
    • DPR 633/1972, art. 8 (esportazioni non imponibili)
    • D.L. 331/1993 (cessioni intracomunitarie)

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  • Agevolazione prima casa: esempi pratici sulla Nota II-bis del TUR

    Agevolazione prima casa: esempi pratici sulla Nota II-bis del TUR

    In sintesi

    • La nota II-bis all’art. 1 della Tariffa del DPR 131/1986 disciplina l’agevolazione prima casa ai fini dell’imposta di registro.
    • L’aliquota è ridotta al 2% (invece del 9%) per l’acquisto di abitazioni non di lusso, escluse le categorie A/1, A/8 e A/9.
    • L’immobile deve trovarsi nel comune di residenza dell’acquirente o in quello dove la trasferisce entro 18 mesi.
    • Dal 2025 chi possiede già una prima casa agevolata può conservare il beneficio se la vende entro due anni dal nuovo acquisto (prima era un anno).

    La norma (nota II-bis, art. 1 Tariffa, DPR 131/1986)

    «Ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 2 per cento agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso […] devono ricorrere le seguenti condizioni: a) che l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza […]; b) che nell’atto […] l’acquirente dichiari di non essere titolare […] di altra casa di abitazione nel territorio del comune […]; c) che […] l’acquirente non sia titolare […] su tutto il territorio nazionale di diritti […] di altra casa di abitazione acquistata con le agevolazioni.»

    Requisito Contenuto
    Categoria immobile Non di lusso, escluse A/1, A/8, A/9
    Residenza Nel comune o trasferimento entro 18 mesi
    Aliquota registro 2% (invece del 9%)
    Altra prima casa posseduta Da vendere entro 2 anni (dal 2025)

    Tre casi pratici

    Acquisto con trasferimento di residenza

    Un acquirente compra casa in un comune dove non risiede ancora.

    Cosa fare: Trasferire la residenza nel comune entro 18 mesi dall’acquisto: il mancato trasferimento nei termini comporta la decadenza dall’agevolazione con recupero dell’imposta e sanzioni.

    Già proprietari di una prima casa

    Chi possiede una prima casa agevolata acquista una nuova abitazione con l’agevolazione.

    Cosa fare: Vendere l’immobile pre-posseduto entro due anni dal nuovo acquisto (termine esteso dal 2025): in caso contrario si perde il beneficio sul nuovo acquisto.

    Immobile in categoria di lusso

    Si acquista un’abitazione accatastata in A/8.

    Cosa fare: L’agevolazione non spetta: per le categorie A/1, A/8 e A/9 si applica l’aliquota ordinaria del 9%, a prescindere dalle caratteristiche.

    Spunti pratici

    • L’agevolazione si applica anche alle pertinenze (una per categoria C/2, C/6, C/7).
    • Per gli acquisti da impresa con IVA l’agevolazione prima casa opera con IVA al 4%.
    • La decadenza comporta il recupero della differenza d’imposta, interessi e una sanzione del 30%.
    • L’agevolazione prima casa esiste anche per imposte ipotecaria/catastale e, in misura specifica, nelle successioni.

    Norme collegate

    Fonti affidabili

    • DPR 26 aprile 1986, n. 131, nota II-bis art. 1 Tariffa
    • L. 30 dicembre 2024, n. 207 (estensione a due anni)
    • Agenzia delle Entrate, guida acquisto prima casa

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Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.