← Torna a Edilizia - DPR 380/2001
Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 133 D.P.R. 380/2001 (TUE) – Provvedimenti di sospensione dei lavori

In vigore dal 30/06/2003

(legge 9 gennaio 1991, n. 10, art. 35; decreto legislativo n. 267 del 2000, articoli 107 e 109) 1. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, con il provvedimento mediante il quale ordina la sospensione dei lavori, ovvero le modifiche necessarie per l’adeguamento dell’edificio, deve fissare il termine per la regolarizzazione. L’inosservanza del termine comporta l’ulteriore irrogazione della sanzione amministrativa e l’esecuzione forzata delle opere con spese a carico del proprietario.

In sintesi

  • L’art. 133 TUE disciplina i provvedimenti di sospensione dei lavori e di ordine di adeguamento dell’edificio in materia energetica, integrando il sistema dell’art. 131 TUE.
  • Il dirigente o responsabile dell’ufficio comunale, nel provvedimento di sospensione o di adeguamento, deve fissare un termine per la regolarizzazione.
  • L’inosservanza del termine comporta l’irrogazione di un’ulteriore sanzione amministrativa e l’esecuzione forzata delle opere a spese del proprietario.
  • La norma riflette il modello generale dei rimedi ripristinatori in materia urbanistico-edilizia, con il principio di proporzionalità e di gradualità della reazione amministrativa.
  • L’esecuzione d'ufficio è disciplinata dagli artt. 21-ter L. 241/1990 e segg. e dalle norme regionali sull’esecuzione coattiva dei provvedimenti.

L’art. 133 TUE è una norma di completamento procedurale rispetto all’art. 131 TUE: detta le modalità con cui il Comune emana e fa eseguire i provvedimenti di sospensione dei lavori o di ordine di adeguamento dell’edificio, e disciplina le conseguenze dell’inosservanza del termine assegnato. Riproduce l’art. 35 della L. 10/1991 e si integra con il D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (artt. 107 e 109 TUEL), che attribuisce ai dirigenti la titolarità dei provvedimenti gestionali.

Il provvedimento ripristinatorio e il termine di regolarizzazione

L’unico comma dell’art. 133 TUE prescrive che il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, quando emana il provvedimento di sospensione dei lavori o di ordine di adeguamento dell’edificio (entrambi previsti dall’art. 131 TUE), deve fissare il termine per la regolarizzazione. È un obbligo procedurale strutturale: il provvedimento ripristinatorio non può essere assoluto e indeterminato nel tempo, ma deve assegnare al destinatario un periodo congruo per adempiere.

La fissazione del termine risponde a tre principi fondamentali del diritto amministrativo:

  • il principio di proporzionalità (art. 1 L. 241/1990): il provvedimento deve essere idoneo allo scopo senza eccedere quanto necessario;
  • il principio del giusto procedimento e del contraddittorio: il destinatario deve poter adempiere prima di essere sottoposto a misure coercitive;
  • il principio di certezza giuridica: il termine consente al destinatario di pianificare l’attività di adeguamento.

Nella prassi, il termine va calibrato in funzione della complessità tecnica dell’adeguamento: per modifiche minori (sostituzione di un componente isolante non conforme) può bastare 60-90 giorni; per interventi strutturali (rifacimento del cappotto termico, sostituzione del generatore) è frequente fissare termini di 6-12 mesi. La motivazione del termine deve risultare dal provvedimento.

Le conseguenze dell’inosservanza

L’inosservanza del termine fissato comporta due conseguenze cumulative:

  1. l'ulteriore irrogazione della sanzione amministrativa: si tratta di una sanzione aggiuntiva rispetto a quella già comminata ex art. 132 TUE per la violazione originaria, che colpisce specificamente l’inadempimento al provvedimento ripristinatorio. La giurisprudenza amministrativa ha confermato la legittimità di questa duplicazione, in quanto sanziona due condotte distinte: la violazione sostanziale e la disobbedienza al provvedimento;
  2. l'esecuzione forzata delle opere con spese a carico del proprietario: il Comune può intervenire in via sostitutiva eseguendo direttamente, o tramite imprese incaricate, le opere di adeguamento, recuperandone i costi presso il proprietario inadempiente.
L’esecuzione d'ufficio

L’esecuzione forzata si svolge secondo i principi degli artt. 21-ter ss. della L. 241/1990 (esecutività e esecutorietà del provvedimento amministrativo) e dell’art. 823 c.c. per i beni demaniali coinvolti. Il Comune emette ordinanza esecutiva, attiva la procedura di affidamento dei lavori (Codice dei Contratti Pubblici, D.Lgs. 36/2023, con eventuali procedure semplificate per importi sotto soglia) e, al termine, recupera le somme a mezzo di iscrizione a ruolo o cartella esattoriale.

La procedura di esecuzione forzata richiede: una previa diffida al proprietario inadempiente; una valutazione tecnica delle opere necessarie; un quadro economico delle spese; l’affidamento dei lavori secondo le procedure di evidenza pubblica; la rendicontazione finale e il recupero coattivo. Il proprietario può opporsi sia al provvedimento sanzionatorio (giudice ordinario, ex L. 689/1981, entro 30 giorni) sia al provvedimento ripristinatorio (TAR, ex art. 29 c.p.a., entro 60 giorni).

Coordinamento con i poteri urbanistici

L’art. 133 TUE va letto in coordinamento con il più ampio sistema dei poteri ripristinatori in materia edilizia di cui agli artt. 31 e seguenti TUE (rimozione, demolizione, riduzione in pristino). La struttura procedurale è la stessa (provvedimento + termine + esecuzione coattiva), ma l’art. 133 ha un campo di applicazione specifico (norme energetiche del Capo VI). In caso di intersezione tra difformità urbanistica e difformità energetica, possono operare entrambi i sistemi sanzionatori e ripristinatori, secondo il principio del concorso eterogeneo di violazioni amministrative.

Caso pratico

Tizio è proprietario di un edificio commerciale a Bologna nel quale, tre anni dopo la chiusura cantiere, il Comune accerta, su segnalazione del conduttore Caio, una difformità rispetto al progetto energetico depositato (impianto di climatizzazione di potenza inferiore al previsto, con pregiudizio del comfort termico). Il dirigente del SUE:

  1. emette ordine di adeguamento ex art. 131, comma 4, TUE, fissando un termine di 6 mesi per la sostituzione dell’impianto, congruo data la complessità dell’intervento (art. 133 TUE);
  2. contestualmente irroga a Tizio la sanzione amministrativa ex art. 132, comma 2, TUE (5%-25% del valore delle opere);
  3. Tizio non adempie nel termine. Decorsi i 6 mesi, il Comune:
  4. irroga ulteriore sanzione amministrativa ex art. 133 TUE per inadempimento al provvedimento;
  5. diffida formalmente Tizio e attiva la procedura di esecuzione d'ufficio: incarica un’impresa qualificata, fa eseguire l’intervento, sostiene la spesa e poi la recupera presso Tizio tramite iscrizione a ruolo;
  6. Tizio può impugnare il provvedimento di esecuzione coattiva al TAR Emilia-Romagna nei termini di legge.
Garanzie procedurali e tutela giurisdizionale

L’attivazione del procedimento di sospensione/adeguamento richiede il rispetto del contraddittorio procedimentale (artt. 7 e 10 L. 241/1990), con comunicazione di avvio del procedimento e possibilità per il destinatario di presentare osservazioni e documenti. La motivazione del provvedimento finale deve dar conto delle osservazioni eventualmente prodotte. Il destinatario ha tutela giurisdizionale piena sia davanti al giudice ordinario (per la sanzione pecuniaria, ex L. 689/1981) sia davanti al TAR (per il provvedimento ripristinatorio, ex art. 29 c.p.a.). In sede cautelare può chiedere la sospensione dell’esecuzione qualora ne dimostri il fumus boni iuris e il periculum in mora (art. 55 c.p.a.).

Domande frequenti

Cosa deve contenere il provvedimento di sospensione lavori?

Ai sensi dell’art. 133 TUE, il provvedimento del dirigente comunale di sospensione dei lavori (o di ordine di adeguamento dell’edificio) deve indispensabilmente contenere il termine per la regolarizzazione: senza fissazione del termine il provvedimento è viziato e impugnabile. Inoltre, secondo i principi generali della L. 241/1990, il provvedimento deve essere motivato (con riferimento alle difformità accertate), notificato al destinatario, indicare l’autorità giudiziaria a cui ricorrere e il termine di impugnazione (60 giorni al TAR per il provvedimento ripristinatorio, 30 giorni al giudice ordinario per la sanzione pecuniaria).

Cosa succede se non rispetto il termine di adeguamento?

L’art. 133 TUE prevede due conseguenze cumulative: l’irrogazione di un'ulteriore sanzione amministrativa per l’inadempimento al provvedimento ripristinatorio (in aggiunta a quella già irrogata per la violazione originaria) e l'esecuzione forzata delle opere a spese del proprietario. Il Comune incarica un’impresa qualificata per eseguire i lavori, sostiene la spesa e la recupera presso il proprietario inadempiente tramite iscrizione a ruolo o cartella esattoriale. La procedura è soggetta alle norme dell’esecuzione amministrativa coattiva (R.D. 14 aprile 1910, n. 639, e successive modifiche).

Posso chiedere una proroga del termine?

Sì, in via amministrativa: il proprietario può presentare al SUE un’istanza motivata di proroga, dimostrando difficoltà tecniche, autorizzazioni di terzi pendenti (es. soprintendenza per immobili vincolati), eventi imprevedibili. La proroga è discrezionale ma deve essere valutata secondo i principi di proporzionalità e ragionevolezza. La giurisprudenza amministrativa ha riconosciuto che il diniego di proroga non motivato può essere illegittimo. È sempre opportuno presentare l’istanza prima della scadenza del termine originario, per evitare la decorrenza delle sanzioni e dell’esecuzione forzata.

Posso impugnare il provvedimento?

Sì. Il provvedimento ripristinatorio (sospensione lavori, ordine di adeguamento) è impugnabile davanti al TAR territorialmente competente entro 60 giorni dalla notifica, ai sensi degli artt. 29 e 41 del Codice del processo amministrativo (D.Lgs. 104/2010). In sede cautelare si può chiedere la sospensione dell’esecuzione del provvedimento (art. 55 c.p.a.). La sanzione amministrativa pecuniaria collegata è invece impugnabile davanti al giudice ordinario (Tribunale o Giudice di Pace, in funzione del valore) entro 30 giorni dalla notifica, ai sensi dell’art. 22 della L. 689/1981. È spesso necessario impugnare in parallelo entrambi i provvedimenti per avere una tutela effettiva.

Il Comune può fare i lavori al posto mio?

Sì, in caso di inosservanza del termine di adeguamento. L’art. 133 TUE prevede l'esecuzione forzata delle opere a spese del proprietario inadempiente. Il Comune attiva una procedura di affidamento dei lavori secondo il Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023), con eventuali procedure semplificate per importi sotto soglia, fa eseguire l’intervento e poi recupera le somme tramite iscrizione a ruolo o cartella esattoriale. Il proprietario può opporsi alla cartella esattoriale impugnando il quantum delle spese sostenute davanti al giudice ordinario. La procedura è gravosa per il proprietario e ha funzione di forte deterrenza all’inadempimento.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, Antiriciclaggio, CCII, TUE, Accertamento, Successioni). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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