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Premio di risultato: detassazione con imposta sostitutiva

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Il premio di risultato è una somma variabile collegata al raggiungimento di obiettivi aziendali. Per incentivarne la diffusione, la legge (commi 182-189 della L. 208/2015) prevede una tassazione agevolata con un’imposta sostitutiva al posto dell’IRPEF ordinaria. Questa guida spiega in modo chiaro quanto si risparmia, a chi spetta, quali sono i tetti e perché conviene valutare la conversione in welfare. È un tema a metà tra diritto del lavoro e fisco, terreno di elezione di leggeinchiaro.

Che cos'è il premio di risultato detassato

Non ogni somma aggiuntiva in busta paga è un premio di risultato detassato. L’agevolazione riguarda esclusivamente i premi variabili la cui erogazione è legata a incrementi misurabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, definiti da un contratto collettivo aziendale o territoriale (la cosiddetta contrattazione di secondo livello).

Restano esclusi dalla detassazione gli importi fissi, i superminimi individuali, le una tantum non legate a obiettivi e i premi puramente discrezionali decisi dal datore senza un accordo. Il contratto deve essere depositato in via telematica presso l’Ispettorato territoriale del lavoro entro 30 giorni dalla sottoscrizione.

Quanto si risparmia: l'imposta sostitutiva al 5%

Il vantaggio sta nell’aliquota. Sul premio detassato non si applicano l’IRPEF a scaglioni e le addizionali regionale e comunale, ma una sola imposta sostitutiva. Per il triennio 2025-2027 l’aliquota è ridotta al 5% (l’aliquota ordinaria dell’agevolazione è il 10%).

Per un lavoratore che si collochi in uno scaglione IRPEF del 35%, la differenza tra il prelievo ordinario e il 5% sostitutivo è rilevante: gran parte del premio arriva netto in busta paga. La detassazione opera sul premio, mentre i contributi previdenziali restano dovuti secondo le regole ordinarie (salvo l’eventuale esonero sulla quota convertita in welfare).

I limiti: tetto di 3.000 euro e reddito fino a 80.000

La detassazione ha due paletti:

  • Importo del premio: l’agevolazione opera fino a 3.000 euro lordi annui. La parte eccedente torna a tassazione ordinaria. Il tetto sale a 4.000 euro nelle aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro, per gli accordi che lo prevedono.
  • Reddito del lavoratore: ne beneficia chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi di lavoro dipendente non superiori a 80.000 euro.

Il lavoratore può rinunciare alla detassazione se per lui è più conveniente la tassazione ordinaria (caso raro, ma possibile in presenza di forti detrazioni).

La conversione in welfare aziendale

Molti accordi consentono al lavoratore di scegliere se incassare il premio in denaro (con imposta sostitutiva) oppure convertirlo in beni e servizi di welfare: previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, rimborsi per istruzione dei figli, buoni e servizi alla persona.

La convenienza della conversione è spesso massima: i servizi di welfare elencati dall’art. 51 del TUIR sono in molti casi esenti sia da imposte sia da contributi, quindi il valore trasferito al lavoratore può superare il netto che otterrebbe incassando il premio in contanti. La scelta è individuale e va esercitata secondo le modalità dell’accordo.

È il punto di contatto con il tema dei fringe benefit e del welfare aziendale, che conviene leggere insieme a questa guida.

Casi pratici

Caso 1 — premio in denaro. Un’impiegata con reddito di 30.000 euro riceve un premio di risultato di 1.500 euro previsto dall’accordo aziendale. Sull’importo si applica l’imposta sostitutiva del 5% anziché l’IRPEF ordinaria: il netto in busta paga è molto più alto rispetto a una mensilità aggiuntiva tassata in modo ordinario.

Caso 2 — conversione in welfare. Un operaio sceglie di convertire l’intero premio in versamenti al fondo pensione e in rimborso delle rette scolastiche dei figli. In questo modo l’importo è esente da imposte e da contributi e il valore percepito è pieno.

Domande frequenti

Qual è l'aliquota dell'imposta sostitutiva sul premio di risultato?

Per il triennio 2025-2027 l’aliquota è ridotta al 5%. L’aliquota ordinaria dell’agevolazione è il 10%. Si applica al posto dell’IRPEF e delle addizionali, entro i limiti di importo e di reddito previsti.

Fino a quanto premio si può detassare?

Fino a 3.000 euro lordi l’anno, elevati a 4.000 euro per gli accordi che prevedono il coinvolgimento paritetico dei lavoratori. La parte eccedente torna a tassazione ordinaria.

Chi può avere il premio detassato?

I titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente, a condizione che il premio derivi da un contratto collettivo aziendale o territoriale depositato e sia legato a obiettivi misurabili.

Conviene di più il denaro o il welfare?

Dipende, ma spesso il welfare è più conveniente: molti servizi (previdenza, sanità integrativa, istruzione) sono esenti sia da imposte sia da contributi, mentre il premio in denaro sconta comunque i contributi. La scelta è individuale e prevista dall’accordo.

Risorse correlate

I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.