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Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
In sintesi
  • Le sentenze della corte di giustizia tributaria di secondo grado sono impugnabili per cassazione per i motivi di cui ai nn. 1-5 dell'art. 360, comma 1, c.p.c.
  • Al ricorso e al procedimento si applicano le norme del c.p.c. in quanto compatibili con la disciplina tributaria.
  • Sull'accordo delle parti, anche la sentenza di primo grado può essere impugnata per cassazione "per saltum", limitatamente al motivo di violazione di legge (art. 360, n. 3).
  • Il ricorso per cassazione richiede sempre l'assistenza di un avvocato cassazionista (commercialisti esclusi a questo grado).
  • Termine: 60 giorni dalla notifica della sentenza, o 6 mesi dalla pubblicazione (termine lungo).
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 62 Cont. Trib. – Norme applicabili

D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 — testo aggiornato

1. Avverso la sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado può essere proposto ricorso per cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dell’art. 360, primo comma, del codice di procedura civile.

2. Al ricorso per cassazione ed al relativo procedimento si applicano le norme dettate dal codice di procedura civile in quanto compatibili con quelle del presente decreto. 2 bis. Sull’accordo delle parti la sentenza della corte di giustizia tributaria di primo grado può essere impugnata con ricorso per cassazione a norma dell’articolo 360, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile.

L'articolo 62 governa il ricorso per cassazione in materia tributaria: l'ultimo grado del processo, quello di legittimità, in cui la Suprema Corte non riesamina i fatti ma controlla la corretta applicazione del diritto. È una fase tecnicamente complessa, riservata agli avvocati cassazionisti, e con costi e rischi che vanno valutati attentamente prima di intraprenderla.

I motivi tassativi dell'art. 360 c.p.c.

Sono ammessi i cinque motivi del comma 1 dell'art. 360 c.p.c.: (1) motivi attinenti alla giurisdizione (giudice tributario invece di ordinario o viceversa); (2) violazione delle norme sulla competenza (anche se in materia tributaria la competenza è esclusivamente regionale); (3) violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti collettivi nazionali (è il motivo più frequente); (4) nullità della sentenza o del procedimento (vizi processuali, omessa pronuncia, contraddittorietà); (5) omesso esame di un fatto decisivo (limite: "fatto" non "valutazione", e deve essere stato oggetto di discussione tra le parti). Restano esclusi motivi di puro merito.

L'esclusione del controllo sui fatti

La Cassazione non è un terzo grado di merito: non riesamina le prove, non valuta la credibilità dei testimoni, non rifa la ricostruzione contabile. Il sindacato di legittimità si limita alla corretta applicazione del diritto e alla logica del ragionamento (motivazione apparente, contraddittoria, perplessa). Per questo molti ricorsi vengono dichiarati inammissibili o manifestamente infondati: chi vuole "un terzo grado" deve sapere che non esiste.

Il ricorso per cassazione "per saltum"

Il comma 2-bis (introdotto dalla riforma 2022) prevede una novità: sull'accordo di tutte le parti, anche la sentenza di primo grado può essere impugnata direttamente in Cassazione, saltando l'appello. Ma solo per il motivo di cui all'art. 360, n. 3: violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Non si può andare in Cassazione per saltum per vizi processuali o omesso esame di fatti. È strumento riservato a controversie su pure questioni di diritto, frequenti in materia di interpretazione di norme nuove.

L'assistenza obbligatoria dell'avvocato cassazionista

Davanti alla Corte di cassazione il difensore deve essere un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti: i commercialisti, anche se abilitati al patrocinio davanti alle corti tributarie, non possono firmare il ricorso per cassazione. È una regola di esclusività del foro di legittimità che vale per tutti i riti. Il commercialista può collaborare alla redazione, ma la firma e la rappresentanza devono essere dell'avvocato cassazionista.

Termini e procedura

Il ricorso si notifica entro 60 giorni dalla notifica della sentenza di secondo grado, o entro 6 mesi dalla pubblicazione se non c'è stata notifica (termine lungo ex art. 327 c.p.c.). Va depositato in Cassazione entro 20 giorni dalla notifica del ricorso (art. 369 c.p.c.). Il controricorso ha 20 giorni dalla notifica del ricorso. La sezione tributaria della Cassazione (V sezione) tratta tutta la materia, con un sub-arretrato significativo ma con tempi recenti più rapidi grazie alla riforma Cartabia.

Costi e contributo unificato

Il contributo unificato in Cassazione è il più elevato della scala processuale: scaglioni che vanno da 690 a 1.686 euro a seconda del valore della lite, doppio per i ricorsi dichiarati inammissibili. I compensi dell'avvocato cassazionista sono mediamente più alti rispetto ai gradi precedenti: vanno valutati attentamente in funzione del valore della lite e delle probabilità di successo, generalmente basse per controversie di puro fatto.

Strategia: quando vale la pena

Il ricorso per cassazione conviene in tre tipologie di casi: (1) controversie su questioni di diritto nuove o controverse, dove la decisione può creare precedente; (2) violazioni macroscopiche delle norme da parte del giudice di secondo grado; (3) controversie ad alto valore in cui la posta giustifica i costi del giudizio di legittimità. Per controversie di basso valore o di puro merito, è quasi sempre antieconomico.

Domande frequenti

Posso ricorrere in Cassazione contro una sentenza della corte di giustizia tributaria?

Sì, contro le sentenze della corte di giustizia tributaria di secondo grado, per i motivi tassativi dell'art. 360, primo comma, c.p.c. (giurisdizione, competenza, violazione di legge, nullità del procedimento, omesso esame di fatto decisivo). Solo in caso di accordo tra le parti, e per violazione di legge, è possibile il ricorso per saltum contro la sentenza di primo grado.

Posso firmare il ricorso per cassazione con il mio commercialista?

No. Davanti alla Corte di cassazione è obbligatorio un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. I commercialisti, anche se patrocinano in primo e secondo grado tributario, non possono firmare il ricorso per cassazione. Possono però collaborare attivamente nella preparazione tecnica, fornendo l'analisi della normativa tributaria e dei precedenti rilevanti.

Quanto tempo ho per fare ricorso per cassazione?

60 giorni dalla notifica della sentenza di secondo grado (termine breve), oppure 6 mesi dalla pubblicazione della sentenza se non viene notificata (termine lungo ex art. 327 c.p.c.). Entrambi i termini si calcolano con la sospensione feriale (1-31 agosto). Dopo la notifica del ricorso bisogna depositarlo in Cassazione entro 20 giorni a pena di improcedibilità.

La Cassazione riesamina i fatti della mia controversia?

No, la Cassazione è giudice di legittimità: non valuta nuovamente le prove, non riesamina le testimonianze o le perizie, non rifa i conteggi. Controlla solo l'applicazione delle norme di diritto e la coerenza logica della motivazione. L'unico spazio per i fatti è il "fatto decisivo" omesso ex art. 360, n. 5 c.p.c., e si tratta di un fatto storico, non di una valutazione.

Quanto costa un ricorso per cassazione tributario?

Il contributo unificato varia da 690 a 1.686 euro a seconda del valore della lite, raddoppiato se il ricorso è dichiarato inammissibile o manifestamente infondato. Vanno aggiunti i compensi dell'avvocato cassazionista (variabili in base alla complessità), le spese di notifica, le eventuali consulenze. Per controversie di valore inferiore a 50.000 euro spesso è economicamente discutibile, salvo questioni di principio.

Andrea Marton, Tax Advisor e Responsabile Editoriale di La Legge in Chiaro
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i 17 codici e testi unici italiani (Costituzione, C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, CCII, Antiriciclaggio, Successioni, Accertamento, T.U. Edilizia, Legge di Bilancio 2026). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione. Profilo completo →
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