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Testo dell'articoloVigente
Art. 219 C.d.S. – Revoca della patente di guida
Testo vigente – D.Lgs. 285/1992 (aggiornato da Normattiva)
1. Quando, ai sensi del presente codice, è prevista la revoca della patente di guida, il provvedimento è emesso dal competente ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri, nei casi previsti dall’art. 130, comma 1, e dal prefetto del luogo della commessa violazione quando la stessa revoca costituisce sanzione amministrativa accessoria, nonché nei casi previsti dall’art. 120, comma 1.
2. Nell’ipotesi che la revoca della patente costituisca sanzione accessoria l’organo, l’ufficio o comando, che accerta l’esistenza di una delle condizioni per le quali la legge la prevede, entro i cinque giorni successivi, ne dà comunicazione al prefetto del luogo della commessa violazione. Questi, previo accertamento delle condizioni predette, emette l’ordinanza di revoca e consegna immediata della patente alla prefettura, anche tramite l’organo di Polizia incaricato dell’esecuzione. Dell’ordinanza si dà comunicazione al competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri.
3. Il provvedimento di revoca della patente previsto dal presente articolo nonché quello disposto ai sensi dell’art. 130, comma 1, nell’ipotesi in cui risulti la perdita, con carattere permanente, dei requisiti psichici e fisici prescritti, è atto definitivo.
3-bis. L’interessato non può conseguire una nuova patente se non dopo che siano trascorsi almeno due anni dal momento in cui è divenuto definitivo il provvedimento di cui al comma 2. PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 18 APRILE 2011, N. 59.
3-ter. Quando la revoca della patente di guida è disposta a seguito delle violazioni di cui agli articoli 186, 186-bis e 187, non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni a decorrere dalla data di accertamento del reato , fatto salvo quanto previsto dai commi 3-bis e 3-ter dell’articolo 222 .
3-quater. La revoca della patente di guida ad uno dei conducenti di cui all’articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), che consegue all’accertamento di uno dei reati di cui agli articoli 186, comma 2, lettere b) e c), e 187, costituisce giusta causa di licenziamento ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile.
In sintesi
Indice dei contenuti
L'art. 219 C.d.S. disciplina la revoca della patente di guida: autorità competenti, procedura, definitività del provvedimento e tempi per la nuova patente.
Ratio
L'articolo 219 del Codice della Strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) costituisce la norma cardine che regola il procedimento amministrativo di revoca della patente di guida, istituto distinto tanto dalla sospensione quanto dal ritiro, in quanto opera una privazione definitiva del titolo abilitativo alla guida. La sua ratio è duplice: da un lato tutelare la sicurezza della circolazione stradale rimuovendo dalla platea dei conducenti autorizzati i soggetti che hanno dimostrato di non possedere i requisiti soggettivi (morali, psicofisici o comportamentali) necessari per la guida; dall'altro garantire il principio di legalità e di tipicità dell'azione amministrativa, circoscrivendo i casi di revoca a quelli tassativamente previsti dal codice e disciplinando con precisione l'autorità competente e il procedimento da seguire.
La norma si inserisce nel sistema sanzionatorio del Codice della Strada come risposta all'esigenza di graduare le misure ablative del titolo di guida: mentre la sospensione è una misura temporanea, la revoca comporta la definitiva cessazione dell'efficacia della patente, con la conseguenza che il soggetto, ove intenda tornare a guidare, dovrà ottenere un nuovo titolo, previo superamento dell'esame e decorso del termine inibente previsto dalla legge. La previsione di un termine minimo di un anno per il conseguimento della nuova patente (comma 3-bis) risponde all'esigenza di assicurare un adeguato periodo di "esclusione" dalla guida, con funzione al contempo punitiva e preventiva.
Analisi
Comma 1, Autorità competenti all'emissione del provvedimento di revoca
Il primo comma individua due distinti centri di imputazione del potere di revoca. In via generale, il provvedimento è di competenza del Dipartimento per i trasporti terrestri (ora Direzione generale della Motorizzazione civile, MIT), che agisce nei casi previsti dall'art. 130, comma 1, C.d.S., ossia quando risulti la perdita, con carattere permanente, dei requisiti psichici e fisici prescritti per il conseguimento della patente. Si tratta di una revoca di natura essenzialmente tecnico-accertativa, fondata su un giudizio medico-legale che accerti l'inidoneità permanente alla guida.
La competenza è invece attribuita al prefetto del luogo della commessa violazione in due tipologie di casi: (a) quando la revoca costituisce sanzione amministrativa accessoria a una violazione del codice (es. guida in stato di ebbrezza grave, guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, violazioni gravi di norme comportamentali); (b) nei casi previsti dall'art. 120, comma 1, C.d.S., riguardante i soggetti nei cui confronti sia stata applicata una misura di prevenzione personale ovvero che abbiano riportato condanne per determinati reati (a titolo esemplificativo: associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina).
La distinzione tra le due autorità competenti riflette la diversa natura giuridica del provvedimento: nel caso del Dipartimento trasporti, la revoca ha natura dichiarativa di un'inidoneità sopravvenuta; nel caso del prefetto, ha invece natura sanzionatoria o cautelare-preventiva.
Comma 2, Procedimento per la revoca quale sanzione accessoria
Il secondo comma disciplina analiticamente il procedimento da seguire quando la revoca della patente opera come sanzione amministrativa accessoria. La fattispecie si articola nelle seguenti fasi:
(1) Fase di accertamento e comunicazione: l'organo, ufficio o comando che accerta l'esistenza di una delle condizioni di legge che importano la revoca (es. organo di Polizia stradale che accerta la guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, ai sensi dell'art. 186, comma 2, lett. c) è tenuto a trasmettere comunicazione al prefetto territorialmente competente entro il termine perentorio di cinque giorni dall'accertamento. Il dies a quo decorre dall'accertamento della condizione e non necessariamente dalla contestazione della violazione principale.
(2) Fase prefettizia: ricevuta la comunicazione, il prefetto procede a un previo accertamento delle condizioni che legittimano la revoca (es. verifica della definitività della sentenza di condanna, accertamento dell'applicabilità della misura accessoria) e quindi emette l'ordinanza di revoca. Il provvedimento prefettizio ha natura vincolata: verificata la sussistenza dei presupposti normativi, il prefetto non ha margini di discrezionalità sull'an della revoca, ma solo sulle modalità esecutive.
(3) Consegna della patente: contestualmente all'ordinanza, il prefetto dispone la consegna immediata della patente alla prefettura, anche avvalendosi dell'organo di Polizia incaricato dell'esecuzione. La consegna ha carattere immediato e non tollera dilazioni da parte dell'interessato.
(4) Comunicazione alla Motorizzazione: il prefetto dà comunicazione dell'ordinanza al competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri, ai fini dell'annotazione sull'archivio nazionale dei veicoli e dei conducenti e degli ulteriori adempimenti amministrativi (es. aggiornamento del sistema informatico ANIA per le compagnie assicurative).
Comma 3, Definitività del provvedimento di revoca
Il terzo comma sancisce la definitività del provvedimento di revoca emesso ai sensi del presente articolo, nonché di quello disposto ai sensi dell'art. 130, comma 1, nell'ipotesi di perdita permanente dei requisiti psicofisici. La qualificazione come "atto definitivo" ha conseguenze giuridiche di rilievo: il provvedimento non è soggetto a ulteriori impugnazioni in via amministrativa ordinaria (ricorso gerarchico), ma può essere direttamente impugnato in sede giurisdizionale, davanti al Tribunale amministrativo regionale competente per territorio, ai sensi del D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (Codice del processo amministrativo), entro il termine di sessanta giorni dalla notifica o dalla piena conoscenza del provvedimento. Resta salva la possibilità di proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nel termine di centoventi giorni.
La definitività comporta altresì che il decorso del termine per l'impugnazione, senza che questa sia proposta, consolida l'efficacia del provvedimento e fa decorrere il termine annuale per la richiesta della nuova patente previsto dal comma 3-bis.
Comma 3-bis, Termine per il conseguimento della nuova patente
Il comma 3-bis, introdotto per rafforzare l'effettività della sanzione, stabilisce che l'interessato colpito da revoca non può conseguire una nuova patente prima che sia decorso almeno un anno dalla definitività del provvedimento. Il termine decorre dunque non dalla notifica del provvedimento, ma dal momento in cui esso diventa definitivo (ossia, in mancanza di impugnazione, dalla scadenza del termine per il ricorso giurisdizionale o straordinario; in caso di impugnazione, dalla sentenza passata in giudicato o dal provvedimento giurisdizionale che definisce il giudizio).
Decorso l'anno, l'interessato non riacquista automaticamente il diritto alla patente, ma deve sottoporsi a tutti gli esami previsti per il conseguimento ex novo del titolo, ivi compresi la prova teorica, la prova pratica e la visita medica. La nuova patente è rilasciata come primo conseguimento e non come "ripristino" del titolo precedentemente revocato.
Si noti che il termine di un anno rappresenta il minimo inderogabile: alcune norme speciali (es. art. 186, comma 2, lett. c) in caso di recidiva, ovvero l'art. 219-bis per determinate fattispecie) prevedono termini più lunghi o addirittura la preclusione permanente al conseguimento di una nuova patente, in deroga al sistema generale dell'art. 219.
Quando si applica
L'art. 219 C.d.S. trova applicazione in tutte le ipotesi in cui il Codice della Strada prevede espressamente la revoca della patente di guida. I casi più frequenti nella prassi applicativa sono i seguenti:
Revoca quale sanzione accessoria per violazioni comportamentali gravi:
Revoca per perdita dei requisiti soggettivi (art. 120 C.d.S.):
Revoca per perdita dei requisiti psicofisici (art. 130 C.d.S.):
L'articolo non si applica invece ai casi di sospensione della patente, che è misura temporanea disciplinata dagli artt. 218 e seguenti, né ai casi di mero ritiro cautelare della patente (art. 216 C.d.S.) che ha natura interinale e non definitiva.
Connessioni
L'art. 219 si inserisce in un sistema normativo articolato, con il quale mantiene strettissimi legami sistematici:
Connessioni interne al Codice della Strada:
Connessioni con il diritto penale:
Connessioni con il diritto amministrativo generale:
Pronunce della Corte Costituzionale
Corte Cost., sent. n. 24/2017
Prassi dell'Agenzia delle Entrate
Ministero Infrastrutture e Trasporti
Casi pratici
Caso 1: , Tizio: revoca per guida in stato di ebbrezza grave con recidiva
Tizio viene fermato a un posto di controllo dalla Polizia stradale. L'etilometro registra un tasso alcolemico di 1,8 g/l. Dagli accertamenti emerge che Tizio era già stato sanzionato per guida in stato di ebbrezza (tasso tra 0,8 e 1,5 g/l) nel biennio precedente. In applicazione dell'art. 186, comma 2, lett. c), C.d.S., la guida con tasso superiore a 1,5 g/l comporta la revoca della patente quale sanzione accessoria. Gli agenti ritirano immediatamente la patente e, entro cinque giorni, trasmettono comunicazione al prefetto della provincia in cui è avvenuta la violazione. Il prefetto, verificata la sussistenza del presupposto normativo (tasso oltre 1,5 g/l), emette l'ordinanza di revoca e dispone la consegna immediata della patente alla prefettura. Dell'ordinanza viene data comunicazione alla Motorizzazione civile per l'aggiornamento degli archivi. Tizio, che vorrebbe impugnare il provvedimento, ha sessanta giorni di tempo dalla notifica per ricorrere al TAR. Se non impugna, il provvedimento diventa definitivo alla scadenza del termine e da quel momento inizia a decorrere l'anno di inibizione al conseguimento della nuova patente (comma 3-bis). Dopo un anno dalla definitività, Tizio potrà sostenere ex novo l'esame teorico, pratico e la visita medica per conseguire una nuova patente.
Caso 2: , Caio: revoca per applicazione di misura di prevenzione
Caio è titolare di patente B. Il Tribunale competente applica nei suoi confronti la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ai sensi del D.Lgs. 159/2011, con decreto diventato definitivo. L'art. 120, comma 1, C.d.S. prevede che la patente di guida sia revocata ai soggetti nei cui confronti sia stata definitivamente applicata una misura di prevenzione personale. In applicazione dell'art. 219, comma 1, la competenza alla revoca spetta al prefetto del luogo della commessa violazione (ovvero, in questo caso, al prefetto di residenza o a quello del luogo in cui è stato emesso il provvedimento, secondo il coordinamento interpretativo della norma). Il prefetto, ricevuta comunicazione dal Tribunale o dagli organi di Polizia, verifica la definitività del decreto e procede all'emissione dell'ordinanza di revoca. Caio, pur non avendo commesso alcuna violazione del Codice della Strada, perde la patente per il sopravvenire di un requisito negativo soggettivo. Il provvedimento è definitivo e impugnabile esclusivamente davanti al TAR. Anche per Caio vale il termine di un anno dalla definitività per il conseguimento di una nuova patente, ma dovrà altresì dimostrare di aver riacquistato i requisiti soggettivi di cui all'art. 120 C.d.S. (es. revoca della misura di prevenzione).
Caso 3: , Sempronio: revoca per perdita permanente dei requisiti psicofisici
Sempronio, conducente anziano, viene sottoposto a visita medica di revisione della patente disposta dalla Motorizzazione civile a seguito di segnalazione del medico curante. La Commissione medica locale accerta che Sempronio ha sviluppato una patologia neurologica degenerativa incompatibile, in modo permanente e irreversibile, con la guida di veicoli a motore. In applicazione dell'art. 130, comma 1, C.d.S., la perdita permanente dei requisiti psicofisici comporta la revoca della patente, di competenza del Dipartimento per i trasporti terrestri (Motorizzazione civile). Quest'ultimo emette il provvedimento di revoca, che ai sensi dell'art. 219, comma 3, è atto definitivo. Sempronio non può in questo caso conseguire una nuova patente nel termine di un anno dalla definitività del provvedimento ai sensi del comma 3-bis, in quanto la condizione di inidoneità permanente alla guida preclude strutturalmente il conseguimento di qualsiasi titolo di guida per la categoria interessata, salvo che non intervenga una remissione clinica documentata che consenta il superamento della visita medica. Il provvedimento, pur essendo definitivo, è impugnabile davanti al TAR nel termine di sessanta giorni.
Domande frequenti
Chi ha il potere di revocare la patente di guida in Italia?
Dipende dal tipo di revoca. In base all'art. 219 C.d.S.:Il Dipartimento per i trasporti terrestri (Motorizzazione civile) è competente quando la revoca consegue alla perdita permanente dei requisiti psicofisici (art. 130, comma 1).Il prefetto del luogo della commessa violazione è competente quando la revoca è sanzione amministrativa accessoria a una violazione del C.d.S. oppure consegue alla perdita dei requisiti soggettivi ex art. 120 C.d.S. (es. misure di prevenzione, condanne per certi reati).
Entro quanti giorni deve essere comunicata la revoca al prefetto?
Ai sensi dell'art. 219, comma 2, C.d.S., l'organo di Polizia o l'ufficio che accerta le condizioni che comportano la revoca della patente è tenuto a comunicarlo al prefetto del luogo della commessa violazione entro cinque giorni dall'accertamento. Si tratta di un termine ordinatorio finalizzato a garantire la tempestività dell'azione amministrativa, ma la sua inosservanza non determina di per sé l'illegittimità del successivo provvedimento prefettizio.
Dopo la revoca della patente, quando posso prendere una nuova patente?
Ai sensi dell'art. 219, comma 3-bis, C.d.S., l'interessato non può conseguire una nuova patente prima che sia trascorso almeno un anno dalla definitività del provvedimento di revoca. Il termine decorre non dalla notifica, ma dal momento in cui il provvedimento diventa definitivo (scadenza dei termini per l'impugnazione senza che questa sia proposta, oppure passaggio in giudicato della sentenza del TAR). Decorso l'anno, è necessario sostenere tutti gli esami previsti per il conseguimento ex novo del titolo (visita medica, esame teorico, esame pratico). Alcune norme speciali possono prevedere termini più lunghi.
Il provvedimento di revoca della patente è impugnabile?
Sì. L'art. 219, comma 3, C.d.S. qualifica il provvedimento di revoca come atto definitivo, il che significa che non è ammesso il ricorso gerarchico ordinario. Tuttavia, il provvedimento è impugnabile:Davanti al TAR competente per territorio, nel termine di 60 giorni dalla notifica o piena conoscenza del provvedimento (D.Lgs. 104/2010).Con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, nel termine di 120 giorni.Nei casi di revoca per sanzione accessoria, il giudice amministrativo verifica la legittimità del procedimento e la sussistenza dei presupposti normativi.
Qual è la differenza tra revoca e sospensione della patente?
Sono due misure ablative del titolo di guida profondamente diverse:La sospensione (art. 218 C.d.S.) è una misura temporanea: la patente perde efficacia per un periodo determinato, al termine del quale il conducente riprende a guidare con il medesimo titolo, senza dover sostenere nuovi esami.La revoca (art. 219 C.d.S.) è una misura definitiva: il titolo di guida cessa di esistere e non può essere recuperato. Chi vuole tornare a guidare deve conseguire una nuova patente, sostenendo tutti gli esami ab initio, e solo dopo il decorso di almeno un anno dalla definitività del provvedimento.
La revoca della patente è automatica o richiede un procedimento?
La revoca non è mai automatica nel senso che si produce ipso iure: richiede sempre l'emissione di un formale provvedimento amministrativo. Tuttavia, quando ricorrono i presupposti normativi, il provvedimento ha natura vincolata: l'autorità competente (prefetto o Motorizzazione civile) non ha discrezionalità sull'an della revoca, ma è obbligata a emetterla. Il procedimento prevede: accertamento da parte dell'organo di Polizia, comunicazione al prefetto entro cinque giorni, verifica delle condizioni da parte del prefetto, emissione dell'ordinanza di revoca e consegna della patente (art. 219, comma 2).
Cosa succede se non consegno la patente dopo l'ordinanza di revoca?
L'ordinanza prefettizia di revoca dispone la consegna immediata della patente alla prefettura, anche tramite l'organo di Polizia incaricato dell'esecuzione (art. 219, comma 2). Chi non ottempera spontaneamente espone se stesso all'esecuzione coattiva da parte degli agenti di Polizia. Guidare dopo la notifica del provvedimento di revoca, senza aver ancora consegnato il documento fisico, integra comunque la fattispecie di guida senza patente (art. 116 C.d.S.), con le relative sanzioni amministrative e penali. Il possesso del documento fisico non ripristina il diritto a guidare: ciò che rileva è la validità giuridica del titolo, non la detenzione materiale del documento.
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