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Il premio di risultato è una somma variabile collegata al raggiungimento di obiettivi aziendali. Per incentivarne la diffusione, la legge (commi 182-189 della L. 208/2015) prevede una tassazione agevolata con un’imposta sostitutiva al posto dell’IRPEF ordinaria. Questa guida spiega in modo chiaro quanto si risparmia, a chi spetta, quali sono i tetti e perché conviene valutare la conversione in welfare. È un tema a metà tra diritto del lavoro e fisco, terreno di elezione di leggeinchiaro.
Che cos'è il premio di risultato detassato
Non ogni somma aggiuntiva in busta paga è un premio di risultato detassato. L’agevolazione riguarda esclusivamente i premi variabili la cui erogazione è legata a incrementi misurabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, definiti da un contratto collettivo aziendale o territoriale (la cosiddetta contrattazione di secondo livello).
Restano esclusi dalla detassazione gli importi fissi, i superminimi individuali, le una tantum non legate a obiettivi e i premi puramente discrezionali decisi dal datore senza un accordo. Il contratto deve essere depositato in via telematica presso l’Ispettorato territoriale del lavoro entro 30 giorni dalla sottoscrizione.
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Quanto si risparmia: l'imposta sostitutiva all'1% (2026-2027)
Il vantaggio sta nell’aliquota. Sul premio detassato non si applicano l’IRPEF a scaglioni e le addizionali regionale e comunale, ma una sola imposta sostitutiva. Per i premi erogati nel 2026 e nel 2027 la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha ridotto l’aliquota all’1%; nel 2025 era il 5% e l’aliquota ordinaria dell’agevolazione resta il 10%.
Per un lavoratore che si collochi in uno scaglione IRPEF del 33%, la differenza tra il prelievo ordinario e l’1% sostitutivo è enorme: gran parte del premio arriva netto in busta paga. La detassazione opera sul premio, mentre i contributi previdenziali restano dovuti secondo le regole ordinarie (salvo l’eventuale esonero sulla quota convertita in welfare).
I limiti: tetto di 5.000 euro e reddito fino a 80.000
La detassazione ha due paletti:
- Importo del premio: per i premi erogati nel 2026 e nel 2027 l’agevolazione opera fino a 5.000 euro lordi annui (fino al 2025 il tetto era di 3.000 euro). La parte eccedente torna a tassazione ordinaria.
- Reddito del lavoratore: ne beneficia chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi di lavoro dipendente non superiori a 80.000 euro.
Il lavoratore può rinunciare alla detassazione se per lui è più conveniente la tassazione ordinaria (caso raro, ma possibile in presenza di forti detrazioni).
La conversione in welfare aziendale
Molti accordi consentono al lavoratore di scegliere se incassare il premio in denaro (con imposta sostitutiva) oppure convertirlo in beni e servizi di welfare: previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, rimborsi per istruzione dei figli, buoni e servizi alla persona.
La convenienza della conversione è spesso massima: i servizi di welfare elencati dall’art. 51 del TUIR sono in molti casi esenti sia da imposte sia da contributi, quindi il valore trasferito al lavoratore può superare il netto che otterrebbe incassando il premio in contanti. La scelta è individuale e va esercitata secondo le modalità dell’accordo.
È il punto di contatto con il tema dei fringe benefit e del welfare aziendale, che conviene leggere insieme a questa guida.
Casi pratici
Caso 1 — premio in denaro. Un’impiegata con reddito di 30.000 euro riceve un premio di risultato di 1.500 euro previsto dall’accordo aziendale. Sull’importo si applica l’imposta sostitutiva del 5% anziché l’IRPEF ordinaria: il netto in busta paga è molto più alto rispetto a una mensilità aggiuntiva tassata in modo ordinario.
Caso 2 — conversione in welfare. Un operaio sceglie di convertire l’intero premio in versamenti al fondo pensione e in rimborso delle rette scolastiche dei figli. In questo modo l’importo è esente da imposte e da contributi e il valore percepito è pieno.
Domande frequenti
Qual è l'aliquota dell'imposta sostitutiva sul premio di risultato?
Per i premi erogati nel 2026 e nel 2027 l’aliquota è ridotta all’1% (nel 2025 era il 5%; l’aliquota ordinaria dell’agevolazione è il 10%). Si applica al posto dell’IRPEF e delle addizionali, entro i limiti di importo e di reddito previsti.
Fino a quanto premio si può detassare?
Fino a 5.000 euro lordi l’anno per i premi erogati nel 2026 e nel 2027 (fino al 2025 il tetto era di 3.000 euro). La parte eccedente torna a tassazione ordinaria.
Chi può avere il premio detassato?
I titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente, a condizione che il premio derivi da un contratto collettivo aziendale o territoriale depositato e sia legato a obiettivi misurabili.
Conviene di più il denaro o il welfare?
Dipende, ma spesso il welfare è più conveniente: molti servizi (previdenza, sanità integrativa, istruzione) sono esenti sia da imposte sia da contributi, mentre il premio in denaro sconta comunque i contributi. La scelta è individuale e prevista dall’accordo.
Risorse correlate
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I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.
Serve un parere sul tuo caso concreto?
Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.
In sintesi
Domande frequenti
Qual è l'aliquota agevolata sul premio di risultato?
I premi di risultato erogati in base a contratti collettivi aziendali o territoriali, regolarmente depositati, scontano un'imposta sostitutiva agevolata in luogo di IRPEF e addizionali, entro un limite annuo di importo e per i lavoratori entro la soglia di reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente fissata dalla legge.
Chi può beneficiare della detassazione?
I dipendenti del settore privato con reddito da lavoro dipendente non superiore alla soglia di legge nell'anno precedente; restano esclusi chi supera la soglia e il pubblico impiego.
Il premio può essere convertito in welfare?
Sì: se il contratto lo prevede, il lavoratore può sostituire in tutto o in parte il premio con beni e servizi di welfare aziendale, spesso con ulteriori vantaggi fiscali e contributivi.