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Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti
  3. Vedi anche
In sintesi
Chi si dimette ordinariamente non ha diritto alla NASpI, ma chi si dimette per giusta causa — cioè per una grave inadempienza del datore che rende impossibile la prosecuzione del rapporto — può accedere all'indennità di disoccupazione. La giusta causa deve essere documentata e l'INPS la valuta in sede di domanda.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Dimissioni

In sintesi

Chi si dimette ordinariamente non ha diritto alla NASpI, ma chi si dimette per giusta causa — cioè per una grave inadempienza del datore che rende impossibile la prosecuzione del rapporto — può accedere all’indennità di disoccupazione. La giusta causa deve essere documentata e l’INPS la valuta in sede di domanda.

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Tabella riepilogativa

Dimissioni ordinarie vs. dimissioni per giusta causa
Aspetto Dimissioni ordinarie Dimissioni per giusta causa
Preavviso Obbligatorio (CCNL) Non dovuto
Diritto alla NASpI No Sì (se riconosciuta dall’INPS)
TFR Spetta Spetta
Indennità sostitutiva preavviso A carico del lavoratore se non lo lavora Non dovuta
Onere della prova N/A Sul lavoratore (documentazione)

Cos'è la giusta causa di dimissioni

La giusta causa di dimissioni ricorre quando il comportamento del datore di lavoro è così grave da rendere impossibile la prosecuzione, anche solo provvisoria, del rapporto. Non basta un semplice disaccordo o un deterioramento del clima: occorre una violazione seria degli obblighi contrattuali o un comportamento lesivo della dignità del lavoratore.

I casi più riconosciuti dalla giurisprudenza includono: mancato pagamento della retribuzione reiterato, demansionamento illegittimo, comportamenti mobbizzanti provati, molestie sessuali, modifiche unilaterali sostanziali delle condizioni di lavoro in violazione di legge o contratto.

Il diritto alla NASpI

La NASpI (indennità mensile di disoccupazione) spetta ordinariamente a chi perde involontariamente il lavoro. Con la riforma introdotta dal D.Lgs. 22/2015, anche chi si dimette per giusta causa riconosciuta può accedere alla NASpI, a condizione di possedere i requisiti contributivi e lavorativi previsti (almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni e 30 giornate di lavoro nell’ultimo anno).

L’INPS valuta discrezionalmente la sussistenza della giusta causa sulla base della documentazione prodotta dal lavoratore; può chiedere chiarimenti e, in caso di diniego, è possibile presentare ricorso amministrativo o giudiziario.

Come documentare la giusta causa

È fondamentale raccogliere prove concrete prima di dimettersi: buste paga non pagate, e-mail o comunicazioni scritte del datore, testimonianze di colleghi, diffide già inviate, provvedimenti di variazione delle mansioni, eventuali certificazioni mediche correlate allo stress lavorativo. È consigliabile inviare al datore una lettera di diffida formale (idealmente a mezzo raccomandata o PEC) prima di rassegnare le dimissioni, per documentare che il datore era a conoscenza del problema e non ha posto rimedio. Il sindacato o un consulente del lavoro possono supportare nella stesura.

Casi pratici

Tizio — stipendio non pagato da tre mesi

Tizio non riceve lo stipendio da tre mesi nonostante due solleciti scritti. Si dimette per giusta causa allegando le buste paga non onorate e le raccomandate inviate. Presenta domanda NASpI all’INPS documentando la situazione: l’INPS, valutata la documentazione, riconosce la giusta causa e liquida l’indennità.

Caia — demansionamento radicale

Caia, responsabile amministrativa, viene spostata senza accordo a mansioni di archivio di livello nettamente inferiore. Contesta per iscritto il demansionamento e, non ottenendo risposta, si dimette per giusta causa. Può accedere alla NASpI e, se lo ritiene, agire giudizialmente per il risarcimento del danno da demansionamento.

Sempronio — disagio lavorativo generico

Sempronio è insoddisfatto dell’ambiente di lavoro ma non può documentare specifiche gravi inadempienze del datore. In questo caso le dimissioni sono ordinarie: non avrà diritto alla NASpI. Prima di dimettersi è opportuno consultare un sindacalista o un consulente per valutare se esistono elementi di giusta causa non ancora formalizzati.

Domande frequenti

Chi si dimette può prendere la NASpI?

Di norma no. Solo chi si dimette per giusta causa — grave inadempienza del datore documentata e riconosciuta dall’INPS — ha accesso alla NASpI, come chi perde involontariamente il lavoro.

Quali comportamenti del datore configurano la giusta causa?

I più riconosciuti sono: mancato pagamento della retribuzione reiterato, demansionamento illegittimo, molestie, comportamenti mobbizzanti provati, modifica unilaterale delle condizioni di lavoro in violazione di legge o contratto.

Devo dimettermi subito o prima devo diffidare il datore?

È fortemente consigliabile inviare prima una diffida formale al datore (raccomandata o PEC) che documentı la violazione e chieda rimedio, così da rafforzare la posizione in sede INPS e, eventualmente, in giudizio.

La NASpI per giusta causa ha lo stesso importo di quella per licenziamento?

Sì: la misura e la durata della NASpI sono le stesse indipendentemente dalla causa della cessazione, purché i requisiti contributivi siano soddisfatti.

Se l'INPS nega la giusta causa, cosa posso fare?

Si può presentare ricorso amministrativo all’INPS entro 90 giorni o ricorso giudiziario al Tribunale del Lavoro. È consigliabile farsi assistere da un sindacato o da un avvocato giuslavorista.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Domande frequenti

Chi si dimette può prendere la NASpI?

Di norma no. Solo chi si dimette per giusta causa — grave inadempienza del datore documentata e riconosciuta dall'INPS — ha accesso alla NASpI, come chi perde involontariamente il lavoro.

Quali comportamenti del datore configurano la giusta causa?

I più riconosciuti sono: mancato pagamento della retribuzione reiterato, demansionamento illegittimo, molestie, comportamenti mobbizzanti provati, modifica unilaterale delle condizioni di lavoro in violazione di legge o contratto.

Devo dimettermi subito o prima devo diffidare il datore?

È fortemente consigliabile inviare prima una diffida formale al datore (raccomandata o PEC) che documentı la violazione e chieda rimedio, così da rafforzare la posizione in sede INPS e, eventualmente, in giudizio.

La NASpI per giusta causa ha lo stesso importo di quella per licenziamento?

Sì: la misura e la durata della NASpI sono le stesse indipendentemente dalla causa della cessazione, purché i requisiti contributivi siano soddisfatti.

Se l'INPS nega la giusta causa, cosa posso fare?

Si può presentare ricorso amministrativo all'INPS entro 90 giorni o ricorso giudiziario al Tribunale del Lavoro. È consigliabile farsi assistere da un sindacato o da un avvocato giuslavorista.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all'Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.