Testo dell'articoloVigente
Prima di ricorrere al giudice è obbligatorio tentare la conciliazione presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (o in sede sindacale). Il tentativo si avvia con un’istanza scritta che descrive il credito o la violazione. Se fallisce entro 60 giorni si può agire in giudizio.
Tabella riepilogativa
| Fase | Dove | Termine indicativo |
|---|---|---|
| 1. Raccolta documentazione | Lavoratore + sindacato/avvocato | Prima dell’azione |
| 2. Diffida scritto al datore | Lettera raccomandata o PEC | Interrompe la prescrizione |
| 3. Tentativo di conciliazione (art. 410 c.p.c.) | ITL o sede sindacale | Max 60 giorni per convocare; procedura non obbligatoria salvo materie specifiche |
| 4. Ricorso al Tribunale del Lavoro | Tribunale competente per sede | Se conciliazione fallisce o non obbligatoria |
| 5. Decreto ingiuntivo (per crediti certi) | Tribunale del Lavoro | Procedura rapida per crediti documentati |
La diffida preventiva al datore
Il primo atto della vertenza è quasi sempre una lettera di diffida inviata al datore per raccomandata A/R o PEC, in cui si descrivono i crediti o le violazioni e si chiede l’adempimento entro un termine (di norma 15 giorni). La diffida ha un duplice effetto: interrompe la prescrizione e documenta la volontà di agire. È consigliabile predisporla con l’assistenza di un sindacato, un patronato o un avvocato giuslavorista.
Il tentativo di conciliazione (art. 410 c.p.c.)
Prima di adire il giudice le parti possono — e in alcuni casi devono — tentare la conciliazione. Per le controversie individuali di lavoro l’art. 410 c.p.c. prevede la possibilità di presentare istanza di conciliazione all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) della provincia in cui si svolge il lavoro. La commissione convoca le parti entro 60 giorni; se il tentativo non riesce o il datore non si presenta, si può procedere giudizialmente. Per alcune materie (ad esempio le controversie sui contratti a termine) il tentativo è obbligatorio.
Il ricorso al Tribunale del Lavoro
Le controversie di lavoro sono trattate con il rito del lavoro (artt. 409 ss. c.p.c.), caratterizzato da celerità: il giudice fissa l’udienza entro 60 giorni dal deposito del ricorso. Per i crediti certi, liquidi ed esigibili risultanti da documenti (buste paga, CCNL) è possibile ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, molto più rapido del giudizio ordinario. La competenza è del Tribunale della sede di lavoro o del domicilio del lavoratore.
Casi pratici
Tizio ha 18 mesi di straordinari documentati in busta paga ma non pagati. Invia diffida raccomandata: il datore non risponde. Tizio chiede un decreto ingiuntivo al Tribunale del Lavoro, allegando le buste paga. Il decreto viene emesso in poche settimane ed è provvisoriamente esecutivo.
Caia rivendica differenze retributive e vuole evitare il giudizio. Presenta istanza all’ITL ex art. 410 c.p.c. Le parti vengono convocate dopo 45 giorni. In sede di conciliazione raggiungono un accordo con il pagamento del 70% del credito a saldo e stralcio: il verbale ha efficacia di titolo esecutivo.
Sempronio viene licenziato oralmente. Deve impugnare entro 60 giorni dalla comunicazione con atto scritto (raccomandata o PEC), e poi depositare ricorso al Tribunale entro 180 giorni dall’impugnazione. Non rispettare questi termini causa la decadenza dall’azione.
Domande frequenti
È obbligatorio tentare la conciliazione prima di andare in giudizio?
In generale no, tranne per alcune materie specifiche. L’art. 410 c.p.c. prevede la facoltà di tentare la conciliazione all’ITL; alcuni contratti collettivi e norme speciali la rendono obbligatoria in determinate controversie.
Dove si deposita il ricorso al Tribunale del Lavoro?
Il ricorso si deposita presso il Tribunale del Lavoro competente per la sede in cui si svolge o si svolgeva il lavoro, oppure, in alternativa, per il domicilio del lavoratore.
Quanto costa avviare una vertenza?
Il rito del lavoro beneficia di contributo unificato ridotto. In molti casi i patronati sindacali assistono gratuitamente i lavoratori iscritti. L’avvocato può essere necessario per cause complesse; verificare se si ha diritto al patrocinio a spese dello Stato (reddito ISEE ≤ soglia di legge).
Che cos'è il decreto ingiuntivo del lavoro?
È un provvedimento emesso dal giudice del lavoro su richiesta del lavoratore quando il credito è certo, liquido ed esigibile e risulta da documenti (buste paga, CCNL). È provvisoriamente esecutivo e consente di procedere subito all’esecuzione forzata se il datore non paga entro 40 giorni.
Entro quanto devo impugnare il licenziamento?
Entro 60 giorni dalla comunicazione con atto scritto stragiudiziale (raccomandata o PEC). Poi, entro 180 giorni dall’impugnazione, occorre depositare il ricorso al Tribunale. Il mancato rispetto di questi termini causa la decadenza.
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Domande frequenti
È obbligatorio tentare la conciliazione prima di andare in giudizio?
In generale no, tranne per alcune materie specifiche. L'art. 410 c.p.c. prevede la facoltà di tentare la conciliazione all'ITL; alcuni contratti collettivi e norme speciali la rendono obbligatoria in determinate controversie.
Dove si deposita il ricorso al Tribunale del Lavoro?
Il ricorso si deposita presso il Tribunale del Lavoro competente per la sede in cui si svolge o si svolgeva il lavoro, oppure, in alternativa, per il domicilio del lavoratore.
Quanto costa avviare una vertenza?
Il rito del lavoro beneficia di contributo unificato ridotto. In molti casi i patronati sindacali assistono gratuitamente i lavoratori iscritti. L'avvocato può essere necessario per cause complesse; verificare se si ha diritto al patrocinio a spese dello Stato (reddito ISEE ≤ soglia di legge).
Che cos'è il decreto ingiuntivo del lavoro?
È un provvedimento emesso dal giudice del lavoro su richiesta del lavoratore quando il credito è certo, liquido ed esigibile e risulta da documenti (buste paga, CCNL). È provvisoriamente esecutivo e consente di procedere subito all'esecuzione forzata se il datore non paga entro 40 giorni.
Entro quanto devo impugnare il licenziamento?
Entro 60 giorni dalla comunicazione con atto scritto stragiudiziale (raccomandata o PEC). Poi, entro 180 giorni dall'impugnazione, occorre depositare il ricorso al Tribunale. Il mancato rispetto di questi termini causa la decadenza.
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