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Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
In sintesi
  • Finché i beni restano indivisi i coeredi sono in comunione ereditaria.
  • Ciascun coerede può chiedere la divisione in ogni tempo (art. 713).
  • La divisione può essere amichevole (contratto) o giudiziale (se manca l’accordo).
  • Si tiene conto della collazione delle donazioni e di eventuali conguagli in denaro.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Quando più persone ereditano insieme, i beni cadono in comunione: tutti sono comproprietari di tutto. Per attribuire a ciascuno la propria parte serve la divisione. In questa guida vediamo cos’è la comunione ereditaria, come si scioglie in via amichevole o giudiziale, e come collazione e conguagli servono a fare i conti in modo equo.

La comunione ereditaria

Quando gli eredi sono più di uno, finché non si procede alla divisione i beni del defunto formano una comunione ereditaria: ogni coerede è titolare di una quota ideale sull’intero patrimonio, non di beni determinati.

In questa fase le decisioni sui beni comuni richiedono il concorso dei coeredi, e questo genera spesso tensioni. La divisione serve proprio a far uscire ciascuno dalla comunione con la sua parte.

Il diritto di chiedere la divisione

L’articolo 713 del Codice civile stabilisce un principio fondamentale: ciascun coerede può domandare la divisione in qualsiasi momento. Nessuno è obbligato a restare in comunione contro la propria volontà.

Sono ammessi patti che rinviano la divisione per un periodo limitato, ma il diritto di chiederla è la regola: basta la volontà di un solo coerede per avviare il procedimento.

Divisione amichevole

La via preferibile è la divisione amichevole: i coeredi si accordano su come ripartire i beni e stipulano un contratto di divisione. Vi devono partecipare tutti i coeredi.

Quando nell’asse ereditario ci sono immobili, l’accordo deve rivestire la forma scritta e va poi trascritto nei registri immobiliari. È la soluzione più rapida ed economica, quando c’è intesa.

Divisione giudiziale

Se manca l’accordo, anche su un solo punto, si ricorre alla divisione giudiziale: uno dei coeredi promuove una causa e il giudice provvede a sciogliere la comunione.

Il giudice può disporre la vendita dei beni non comodamente divisibili e l’assegnazione delle quote, tenendo conto dei diritti di ciascuno. È la strada più lunga e costosa, ma garantisce comunque l’uscita dalla comunione.

La collazione delle donazioni

Per dividere equamente bisogna ricostruire ciò che ciascun erede ha già ricevuto in vita dal defunto. Interviene la collazione: i figli, i loro discendenti e il coniuge che concorrono alla successione devono conferire i beni ricevuti in donazione dal defunto.

In questo modo le donazioni anticipate non avvantaggiano un erede a scapito degli altri: il loro valore rientra nel calcolo delle quote.

I conguagli

Spesso i beni non si lasciano dividere in parti perfettamente uguali (si pensi a un’unica casa). In questi casi si ricorre ai conguagli: chi riceve un bene di valore superiore alla propria quota versa agli altri una somma di denaro per pareggiare.

Il conguaglio consente di assegnare un bene per intero a un coerede senza ledere il diritto degli altri a ricevere il giusto valore.

Un esempio concreto

Tizio muore lasciando ai figli Caio e Caia una casa del valore di 200.000 euro. Anni prima aveva donato a Caio 50.000 euro. In sede di divisione, Caio deve conferire per collazione i 50.000 euro ricevuti: la massa da dividere risulta così di 250.000 euro, 125.000 a testa. La casa viene assegnata a Caia, che riceve però un bene da 200.000 euro: dovrà versare a Caio un conguaglio di 75.000 euro (125.000 spettanti a Caio meno i 50.000 già ricevuti).

Articoli di legge da consultare

Domande frequenti

Posso obbligare gli altri eredi a dividere?

Sì. L’articolo 713 riconosce a ciascun coerede il diritto di chiedere la divisione in ogni tempo. Se gli altri non collaborano, si può promuovere la divisione giudiziale davanti al giudice.

Che cos’è la collazione?

È l’obbligo, per figli, discendenti e coniuge che concorrono alla successione, di conferire i beni ricevuti in donazione dal defunto, così che il loro valore rientri nel calcolo delle quote.

Cosa succede se un bene non è divisibile?

Si assegna a uno dei coeredi e si pareggiano le quote con un conguaglio in denaro a favore degli altri, oppure il giudice ne dispone la vendita ripartendo il ricavato.

Risorse correlate

I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la consulenza di un avvocato. Per la propria situazione specifica si raccomanda di rivolgersi a un professionista abilitato.

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Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • Finché i beni restano indivisi i coeredi sono in comunione ereditaria.
  • Ciascun coerede può chiedere la divisione in ogni tempo (art. 713).
  • La divisione può essere amichevole (contratto) o giudiziale (se manca l’accordo).
  • Si tiene conto della collazione delle donazioni e di eventuali conguagli in denaro.
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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