Testo dell'articoloVigente
In sintesi
- 16 euro ogni 4 facciate (o ogni 100 righe): questo è l’importo ordinario per le domande, le istanze e i documenti rivolti agli uffici pubblici.
- Marca da bollo telematica: si acquista dal tabaccaio e si applica fisicamente sull’atto; in alternativa si usa il bollo a punzone o il bollo virtuale.
- Numerose esenzioni di legge previste dalla tabella allegata al DPR 642/1972: atti del processo, previdenza e assistenza, adozioni e alcune materie sociali.
- Principio di alternatività: un documento già soggetto a IVA non sconta anche il bollo; analogamente in certi casi non si cumula con l’imposta di registro.
- Chi emette molti atti può chiedere l’autorizzazione all’assolvimento virtuale, evitando di apporre fisicamente le marche.
Come funziona il bollo sulle istanze alla PA
Ogni volta che presenti una domanda a un ufficio pubblico — al Comune, alla Questura, a un ministero — potresti dover versare l’imposta di bollo. Si tratta di un tributo previsto dal DPR 642/1972 che colpisce determinati atti, documenti e registri indicati in un’apposita tariffa allegata al decreto.
Il meccanismo è semplice: per le istanze e i documenti rivolti alla pubblica amministrazione (PA) il bollo ammonta a 16 euro ogni 4 facciate, e comunque ogni 100 righe. Quindi una domanda di una sola pagina sconta 16 euro; se il documento supera le 4 facciate, l’importo si moltiplica.
Il modo più comune per pagarlo è la marca da bollo, chiamata contrassegno telematico: si acquista dal tabaccaio o online e si applica sul documento prima di consegnarlo all’ufficio. Esistono però anche il bollo a punzone — usato ad esempio negli studi notarili — e il sistema virtuale, di cui parleremo nell’articolo dedicato.
Attenzione: non tutti i documenti rivolti alla PA sono tassati. La legge prevede numerose esenzioni, alcune assolute (l’atto non paga mai il bollo), altre condizionate (l’atto è esente solo in certi casi). Conoscerle può farti risparmiare un tributo non dovuto.
| Tipo di atto/documento | Importo bollo | Note |
|---|---|---|
| Domande, istanze, ricorsi all'autorità pubblica | 16 euro ogni 4 facciate | Regola generale DPR 642/1972 |
| Certificati e attestazioni rilasciati dalla PA | 16 euro ogni 4 facciate | Bollo a carico del richiedente |
| Atti del processo (civile, penale, amm.vo) | Esenti | Esenzione assoluta |
| Atti in materia di previdenza e assistenza sociale | Esenti | Esenzione assoluta |
| Pratiche per adozioni e affidamento minori | Esenti | Esenzione assoluta |
| Alcune materie sociali (es. sussidi, contributi) | Esenti | Verificare caso per caso |
Esempio pratico
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Tizio deve presentare al Comune una domanda di autorizzazione commerciale di 3 pagine. Poiché il documento ha meno di 4 facciate, sconta una sola marca da bollo da 16 euro. Se la domanda fosse di 5 pagine (cioè più di 4 facciate), sarebbero dovuti 32 euro (due marche da 16 euro). Il contrassegno va applicato sulla prima pagina dell’istanza prima della consegna allo sportello.
Documenti necessari
- Documento o istanza originale da presentare all’ufficio
- Marca da bollo telematica da 16 euro (acquistabile dal tabaccaio)
- Eventuale ricevuta di acquisto del contrassegno (per il proprio archivio)
- Copia dell’atto se si vuole conservare la prova dell’invio
Caso 1 — Tizio presenta una domanda al Comune
Scenario. Tizio vuole ottenere dal Comune un certificato di destinazione urbanistica per il suo terreno. L’ufficio tecnico richiede una domanda scritta con allegati.
Come si applica. La domanda scritta rivolta alla PA rientra nella regola generale del DPR 642/1972: bollo da 16 euro ogni 4 facciate. Se la domanda con gli allegati supera le 4 facciate, Tizio deve applicare una marca aggiuntiva da 16 euro per ogni gruppo ulteriore di 4 facciate. Il certificato rilasciato dal Comune potrebbe a sua volta scontare il bollo, salvo che l’ufficio non lo rilasci in esenzione (dipende dalla materia e dall’uso dichiarato).
In pratica
- Compra la marca da bollo da 16 euro dal tabaccaio prima di andare allo sportello.
- Applica il contrassegno sulla prima pagina della domanda; annullalo con la data e la firma.
- Se il documento supera 4 facciate, prevedi una seconda marca da 16 euro.
Caso 2 — Caio ricorre al TAR: esenzione dal bollo
Scenario. Caio ha ricevuto un diniego dalla Questura e vuole presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR). Si chiede se deve apporre marche da bollo sui suoi atti processuali.
Come si applica. Gli atti del processo — compresi i ricorsi, le memorie difensive e i documenti depositati in giudizio — sono esenti in modo assoluto dall’imposta di bollo. Questa esenzione copre sia il processo civile sia quello penale e quello amministrativo davanti al TAR o al Consiglio di Stato. Caio non deve acquistare alcuna marca da bollo per i documenti che deposita in tribunale o davanti al giudice amministrativo.
In pratica
- Nessuna marca da bollo sugli atti depositati in giudizio: l’esenzione è assoluta.
- L’esenzione vale per il ricorso al TAR, al Consiglio di Stato e in tutti i gradi del processo.
- Se invece Caio chiede alla Questura un documento fuori dal procedimento (es. un certificato), il bollo ordinario potrebbe tornare a essere dovuto.
Quando rivolgersi a un professionista
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Fonti e approfondimenti
Domande frequenti
Quanto costa il bollo su una domanda alla PA?
L’importo ordinario è 16 euro ogni 4 facciate (o ogni 100 righe). Per un’istanza di una sola pagina è quindi sufficiente una marca da bollo da 16 euro.
Dove si compra la marca da bollo?
Il contrassegno telematico (la cosiddetta marca da bollo) si acquista in tabaccheria oppure attraverso alcuni servizi online abilitati. L’importo è fisso e il contrassegno va applicato sul documento prima della consegna all’ufficio.
Quali atti rivolti alla PA sono esenti dal bollo?
Sono esenti gli atti del processo (civile, penale, amministrativo), quelli in materia di previdenza e assistenza sociale, le pratiche per adozioni e affidamento minori e alcune altre materie sociali. L’elenco completo è nella tabella allegata al DPR 642/1972.
Il bollo si paga anche sul certificato che rilascia la PA?
Di norma sì: anche il certificato o l’attestazione rilasciata dall’ufficio pubblico sconta il bollo da 16 euro ogni 4 facciate, salvo esenzioni specifiche previste dalla legge.
Posso non apporre la marca se dimentico?
No: la mancata apposizione del bollo costituisce un’infrazione fiscale. L’ufficio può rifiutare di ricevere l’atto o segnalare la violazione all’Agenzia delle Entrate, che può irrogare sanzioni e recuperare l’imposta non versata.
Il bollo si paga anche sui documenti inviati via PEC alla PA?
In linea di principio la natura del tributo non muta con la trasmissione telematica: se l’atto è soggetto a bollo, l’obbligo sussiste anche se viene inviato tramite PEC. In pratica occorre assolvere il bollo in modo virtuale o con altra modalità autorizzata, poiché non è possibile applicare fisicamente una marca su un documento digitale.
Domande frequenti
Quanto costa il bollo su una domanda alla PA?
L'importo ordinario è 16 euro ogni 4 facciate (o ogni 100 righe). Per un'istanza di una sola pagina è quindi sufficiente una marca da bollo da 16 euro.
Dove si compra la marca da bollo?
Il contrassegno telematico (la cosiddetta marca da bollo) si acquista in tabaccheria oppure attraverso alcuni servizi online abilitati. L'importo è fisso e il contrassegno va applicato sul documento prima della consegna all'ufficio.
Quali atti rivolti alla PA sono esenti dal bollo?
Sono esenti gli atti del processo (civile, penale, amministrativo), quelli in materia di previdenza e assistenza sociale, le pratiche per adozioni e affidamento minori e alcune altre materie sociali. L'elenco completo è nella tabella allegata al DPR 642/1972.
Il bollo si paga anche sul certificato che rilascia la PA?
Di norma sì: anche il certificato o l'attestazione rilasciata dall'ufficio pubblico sconta il bollo da 16 euro ogni 4 facciate, salvo esenzioni specifiche previste dalla legge.
Posso non apporre la marca se dimentico?
No: la mancata apposizione del bollo costituisce un'infrazione fiscale. L'ufficio può rifiutare di ricevere l'atto o segnalare la violazione all'Agenzia delle Entrate, che può irrogare sanzioni e recuperare l'imposta non versata.
Il bollo si paga anche sui documenti inviati via PEC alla PA?
In linea di principio la natura del tributo non muta con la trasmissione telematica: se l'atto è soggetto a bollo, l'obbligo sussiste anche se viene inviato tramite PEC. In pratica occorre assolvere il bollo in modo virtuale o con altra modalità autorizzata, poiché non è possibile applicare fisicamente una marca su un documento digitale.
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