Testo dell'articoloVigente
In sintesi
- Aliquota sostitutiva al 5% su IRPEF e addizionali regionali e comunali
- Valida per rinnovi CCNL firmati dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026
- Limite di reddito da lavoro dipendente 2025: 33.000 euro
- Applicabile solo ai lavoratori del settore privato
- Il lavoratore può rinunciare con dichiarazione scritta espressa
Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026
I commi 7-10 della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) introducono, per l’anno 2026, un’imposta sostitutiva di IRPEF e addizionali pari al 5% sugli incrementi retributivi derivanti da rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. La misura si applica ai soli lavoratori del settore privato con reddito da lavoro dipendente 2025 non superiore a 33.000 euro, salvo rinuncia scritta del lavoratore.
Approfondimento normativo completo: Commi 7-10 LB 2026: tassazione agevolata 5% su aumenti CCNL e 15.
Come si applica l'imposta sostitutiva sugli aumenti contrattuali nel 2026
La legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) ha introdotto, ai commi 7 e 8, un regime fiscale agevolato per gli incrementi retributivi riconosciuti ai lavoratori dipendenti privati in forza di rinnovi contrattuali collettivi. La finalità dichiarata dal legislatore è duplice: sostenere l’adeguamento salariale al costo della vita e rafforzare il nesso tra retribuzione e produttività.
In concreto, le somme corrisposte nel 2026 a titolo di aumento da rinnovo CCNL sono sottoposte a un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali con aliquota del 5%, a condizione che il contratto collettivo che genera l’aumento sia stato sottoscritto in un arco temporale preciso: dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. Il beneficio non si applica automaticamente ai contratti siglati prima di tale finestra.
La misura è riservata ai lavoratori del settore privato il cui reddito da lavoro dipendente nell’anno d’imposta 2025 non abbia superato la soglia di 33.000 euro. Sono esclusi i dipendenti pubblici. Il meccanismo è opt-out: si applica d’ufficio salvo rinuncia espressa e scritta del lavoratore, modalità che consente a chi prevede un vantaggio dalla tassazione ordinaria di non aderire al regime agevolato.
Cosa verificare prima di applicare l'agevolazione
- Verificare che il CCNL applicato sia stato rinnovato tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026
- Controllare che il reddito da lavoro dipendente del lavoratore nel 2025 non superi 33.000 euro
- Accertarsi che il lavoratore non abbia presentato rinuncia scritta all’agevolazione
- Distinguere in busta paga la quota di aumento contrattuale da altri emolumenti non agevolabili
- Verificare l’assenza di rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione
Caso 1: Tizio, operaio metalmeccanico con aumento CCNL
Scenario. Tizio lavora come operaio in una fonderia privata a Brescia. Il CCNL Metalmeccanici Industria è stato rinnovato nel 2024. Nel 2026 Tizio percepisce un incremento retributivo di 1.800 euro riconducibile al rinnovo contrattuale. Il suo reddito da lavoro dipendente nel 2025 era di 28.500 euro, quindi sotto la soglia di 33.000 euro. Non ha presentato alcuna rinuncia scritta.
Come si legge in pratica. Poiché tutti i requisiti sono soddisfatti — settore privato, reddito 2025 entro 33.000 euro, CCNL rinnovato nel periodo agevolato, assenza di rinuncia — sull’aumento di 1.800 euro si applica l’imposta sostitutiva del 5% anziché l’IRPEF ordinaria. L’imposta sostitutiva ammonta a 90 euro. Se lo stesso importo fosse tassato con l’aliquota marginale IRPEF del 27% (scaglione 28.001-50.000 euro), l’imposta sarebbe circa 486 euro. Il risparmio fiscale risultante è di circa 396 euro. Le addizionali regionali e comunali, che variano per comune di residenza, non vengono applicate sull’importo agevolato: anche questo genera un risparmio aggiuntivo rispetto alla tassazione ordinaria. Tizio mantiene comunque la facoltà di rinunciare in forma scritta, ad esempio qualora preveda deduzioni che rendano conveniente l’imponibile ordinario.
Riepilogo Caso 1
- Aumento da rinnovo CCNL percepito nel 2026: 1.800 euro
- Reddito lavoro dipendente 2025: 28.500 euro (sotto soglia 33.000 euro)
- Imposta sostitutiva applicata: 5% = 90 euro
- Risparmio stimato rispetto a IRPEF ordinaria (aliq. 27%): circa 396 euro
- Addizionali regionali e comunali: non dovute sulla quota agevolata
Caso 2: Caia, impiegata nel commercio con reddito 2025 di 31.000 euro
Scenario. Caia è impiegata in una media distribuzione commerciale di Roma. Il suo reddito da lavoro dipendente nel 2025 era 31.000 euro. Nel 2026, a seguito del rinnovo del CCNL Commercio (sottoscritto nel 2025, quindi nel periodo agevolato), le viene riconosciuto un aumento di 1.200 euro erogato in tre tranche mensili. Non ha presentato rinuncia.
Come si legge in pratica. Caia soddisfa il requisito reddituale: 31.000 euro è sotto la soglia di 33.000 euro. L’aumento di 1.200 euro è integralmente agevolabile perché deriva da rinnovo contrattuale sottoscritto nel periodo previsto dalla norma. L’imposta sostitutiva al 5% ammonta a 60 euro. Con l’aliquota ordinaria del 23% (primo scaglione IRPEF), avrebbe pagato circa 276 euro. Il risparmio netto risulta di circa 216 euro. Le tranche mensili vengono tassate con la sostitutiva nel momento in cui sono corrisposte in busta paga: il datore di lavoro applica la ritenuta sostitutiva del 5% su ciascuna erogazione, senza attendere il conguaglio annuale di fine anno.
Riepilogo Caso 2
- Aumento da rinnovo CCNL Commercio: 1.200 euro
- Reddito lavoro dipendente 2025: 31.000 euro (sotto soglia 33.000 euro)
- Imposta sostitutiva applicata: 5% = 60 euro
- Risparmio stimato rispetto a IRPEF ordinaria (aliq. 23%): circa 216 euro
- Modalità applicazione: ritenuta per competenza su ogni singola tranche
Caso 3: Sempronio, tecnico IT con reddito 2025 di 35.000 euro
Scenario. Sempronio lavora come tecnico informatico in una società privata di consulenza. Il suo reddito da lavoro dipendente nel 2025 era 35.000 euro. Nel 2026, il suo CCNL di riferimento viene rinnovato e prevede un aumento di 1.500 euro. Sempronio non ha presentato rinuncia scritta.
Come si legge in pratica. Sempronio non può beneficiare dell’imposta sostitutiva al 5%. Il suo reddito da lavoro dipendente nel 2025 supera la soglia di 33.000 euro fissata dalla norma: il limite è tassativo e non ammette equiparazioni o arrotondamenti favorevoli. L’aumento di 1.500 euro sarà quindi integralmente assoggettato a IRPEF ordinaria secondo l’aliquota marginale applicabile, con le addizionali regionali e comunali. Il datore di lavoro applicherà la trattenuta ordinaria in busta paga. Sempronio verifica con il proprio consulente del lavoro se esistano altri strumenti di welfare o premi di produttività che possano ridurre il carico fiscale, tenendo conto delle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2026 anche sui premi di produttività (comma 9).
Riepilogo Caso 3
- Aumento da rinnovo CCNL 2026: 1.500 euro
- Reddito lavoro dipendente 2025: 35.000 euro (supera soglia 33.000 euro)
- Imposta sostitutiva 5%: non applicabile per superamento soglia di reddito
- Tassazione applicata: IRPEF ordinaria con aliquota marginale + addizionali
- Consiglio: verificare eventuale applicazione agevolata su premi di produttività (comma 9, aliquota 1%)
Quando conviene una verifica
Per verificare la corretta applicazione dell’agevolazione nella tua busta paga: Consulta un esperto di diritto del lavoro.
Norme e fonti collegate
- Commi 7-10 LB 2026: tassazione agevolata 5% su aumenti CCNL e 15 (Legge in Chiaro)
- Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) su Normattiva
Domande frequenti
L'imposta sostitutiva al 5% si applica automaticamente o bisogna richiederla?
Si applica automaticamente in busta paga: il datore di lavoro opera la ritenuta sostitutiva del 5% sugli importi agevolabili senza che il lavoratore debba presentare alcuna domanda. Il meccanismo è opt-out: il lavoratore può scegliere di non aderire soltanto presentando una rinuncia espressa e scritta al datore di lavoro. In assenza di tale rinuncia, la sostitutiva si applica d’ufficio.
Il reddito da 33.000 euro si calcola sul 2025 o sul 2026?
Il limite di reddito si calcola sul reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno 2025, così come risulta dalla certificazione unica (CU 2026) o dalla dichiarazione dei redditi 2025. Non rileva il reddito del 2026, nemmeno se questo risultasse inferiore alla soglia. Il riferimento all’anno precedente è espresso nel comma 8 della legge di bilancio 2026 in modo inequivoco.
I dipendenti pubblici possono accedere all'imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti contrattuali?
No. La norma, al comma 8, circoscrive esplicitamente il beneficio ai lavoratori del settore privato. I dipendenti di amministrazioni pubbliche, enti pubblici economici, enti locali e di ogni altro soggetto appartenente al perimetro pubblico sono esclusi dal regime agevolato, indipendentemente dall’importo del loro reddito e dall’avvenuto rinnovo del contratto collettivo.
Cosa succede se il CCNL è stato rinnovato prima del 1° gennaio 2024?
Gli incrementi retributivi derivanti da rinnovi contrattuali sottoscritti prima del 1° gennaio 2024 non rientrano nell’agevolazione, anche se l’aumento viene materialmente erogato nel 2026. La finestra temporale stabilita dalla norma (1° gennaio 2024 — 31 dicembre 2026) riguarda la data di sottoscrizione del contratto collettivo, non la data di erogazione delle somme. Occorre quindi verificare la data di stipula del CCNL, non quella di decorrenza degli aumenti.
L'imposta sostitutiva sugli aumenti CCNL è compatibile con quella sui premi di produttività?
Le due misure operano su basi imponibili distinte e con aliquote diverse. L’imposta sostitutiva al 5% riguarda gli incrementi retributivi da rinnovi contrattuali (commi 7-8), mentre quella sui premi di produttività — ridotta all’1% per gli anni 2026 e 2027 dal comma 9 della stessa legge, entro il limite complessivo di 5.000 euro — si applica alle somme erogate ai sensi dell’art. 1, comma 182, L. 208/2015. Le due agevolazioni non si sovrappongono purché le somme siano correttamente imputate a ciascuna categoria.
Serve un parere sul tuo caso concreto?
Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.
Domande frequenti