Testo dell'articoloVigente
Il licenziamento collettivo si applica alle aziende con almeno 15 dipendenti che intendono ridurre il personale in misura pari o superiore a 5 unità in 120 giorni. La legge 223/1991 impone una procedura sindacale e amministrativa precisa: senza rispettarla i licenziamenti sono inefficaci.
Tabella riepilogativa
| Fase | Contenuto | Termine |
|---|---|---|
| Comunicazione di avvio | Lettera a RSA/RSU e OOSS con motivi, n. esuberi, tempi, misure alternative | Prima di qualsiasi licenziamento |
| Esame congiunto | Consultazione con organizzazioni sindacali | Fino a 45 giorni dall’avvio (7 gg per aziende fino a 50 dip.) |
| Comunicazione all’ITL | Trasmissione all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e alle OOSS | Entro 7 giorni dalla conclusione della procedura |
| Criteri di scelta | Carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico-produttive | Determinati in accordo o ex lege |
| Preavviso o CIGS | Possibile accordo su CIGS/CIG prima dei licenziamenti | Trattabile in sede sindacale |
Quando si applica la procedura collettiva
Si applica alle imprese con almeno 15 dipendenti che prevedono di licenziare almeno 5 lavoratori nello stesso ambito produttivo nel corso di 120 giorni, per motivi non inerenti alla persona. Conta la dimensione all’avvio della procedura, non solo l’organico del singolo stabilimento. Se la soglia non è raggiunta, il recesso rimane individuale per motivi oggettivi.
La fase sindacale e la consultazione
Il datore avvia la procedura con una comunicazione scritta alle RSA/RSU e alle associazioni di categoria, indicando causa dell’esubero, numero e qualifiche dei lavoratori, tempi e misure alternative. Si apre poi un esame congiunto di durata massima 45 giorni (ridotto per le imprese fino a 50 dipendenti), finalizzato a cercare soluzioni alternative o a ridurre gli impatti sociali.
I criteri di scelta dei lavoratori da licenziare
Se non è raggiunto un accordo sindacale, i criteri legali di scelta sono: carichi di famiglia, anzianità di servizio e esigenze tecnico-produttive e organizzative. Devono essere applicati in concorso tra loro. Il lavoratore che ritiene violati i criteri può impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione scritta.
Comunicazione all'Ispettorato e lista dei licenziati
Entro sette giorni dalla spedizione delle lettere di licenziamento il datore invia all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e alle organizzazioni sindacali l’elenco dei lavoratori licenziati con indicazione del criterio di scelta applicato. L’omissione o l’irregolarità della procedura rende i licenziamenti inefficaci, con obbligo di reintegra o indennità a seconda del regime di tutela applicabile.
Casi pratici
L’azienda di Tizio ha 20 dipendenti e vuole chiudere un reparto sopprimendo 6 posti. Poiché supera la soglia (15 dip., 5 esuberi in 120 gg), deve aprire la procedura collettiva ex L. 223/1991, comunicare alle OOSS e rispettare i criteri di scelta.
Caia lavora in una fabbrica in crisi. Durante la procedura il sindacato e il datore raggiungono un accordo per attivare la CIGS per 12 mesi prima di eventuali licenziamenti: i lavoratori in cassa integrazione non sono licenziati e la procedura si sospende.
Sempronio, con la maggiore anzianità del reparto e tre figli a carico, viene licenziato al posto di un collega neoassunto. Impugna entro 60 giorni contestando il mancato rispetto dei criteri di legge (carichi di famiglia e anzianità).
Domande frequenti
Quanti lavoratori devono essere licenziati per scattare la procedura collettiva?
Almeno 5 lavoratori in 120 giorni, nello stesso ambito produttivo, da parte di un datore con almeno 15 dipendenti.
Quanto dura la fase di consultazione sindacale?
Fino a 45 giorni dalla comunicazione di avvio; per le aziende con meno di 50 dipendenti il termine è ridotto a 7 giorni.
Cosa succede se il datore non rispetta la procedura?
I licenziamenti sono inefficaci: il lavoratore può impugnarli entro 60 giorni e ottenere, a seconda del regime di tutela applicabile, la reintegra oppure un’indennità risarcitoria.
I criteri di scelta si possono concordare con il sindacato?
Sì. L’accordo sindacale può stabilire criteri diversi da quelli legali, purché ragionevoli e non discriminatori.
Il licenziamento collettivo dà diritto alla NASpI?
Sì. Il lavoratore licenziato nell’ambito di una procedura collettiva ha diritto alla NASpI se possiede i requisiti contributivi richiesti dal D.Lgs. 22/2015.
Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Domande frequenti
Quanti lavoratori devono essere licenziati per scattare la procedura collettiva?
Almeno 5 lavoratori in 120 giorni, nello stesso ambito produttivo, da parte di un datore con almeno 15 dipendenti.
Quanto dura la fase di consultazione sindacale?
Fino a 45 giorni dalla comunicazione di avvio; per le aziende con meno di 50 dipendenti il termine è ridotto a 7 giorni.
Cosa succede se il datore non rispetta la procedura?
I licenziamenti sono inefficaci: il lavoratore può impugnarli entro 60 giorni e ottenere, a seconda del regime di tutela applicabile, la reintegra oppure un'indennità risarcitoria.
I criteri di scelta si possono concordare con il sindacato?
Sì. L'accordo sindacale può stabilire criteri diversi da quelli legali, purché ragionevoli e non discriminatori.
Il licenziamento collettivo dà diritto alla NASpI?
Sì. Il lavoratore licenziato nell'ambito di una procedura collettiva ha diritto alla NASpI se possiede i requisiti contributivi richiesti dal D.Lgs. 22/2015.
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