Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Guida pratica · Lavoro · Licenziamento

In sintesi

Il licenziamento collettivo si applica alle aziende con almeno 15 dipendenti che intendono ridurre il personale in misura pari o superiore a 5 unità in 120 giorni. La legge 223/1991 impone una procedura sindacale e amministrativa precisa: senza rispettarla i licenziamenti sono inefficaci.

Riferimento normativo

L. 223/1991

Tabella riepilogativa

Procedura di licenziamento collettivo (L. 223/1991)
Fase Contenuto Termine
Comunicazione di avvio Lettera a RSA/RSU e OOSS con motivi, n. esuberi, tempi, misure alternative Prima di qualsiasi licenziamento
Esame congiunto Consultazione con organizzazioni sindacali Fino a 45 giorni dall’avvio (7 gg per aziende fino a 50 dip.)
Comunicazione all’ITL Trasmissione all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e alle OOSS Entro 7 giorni dalla conclusione della procedura
Criteri di scelta Carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico-produttive Determinati in accordo o ex lege
Preavviso o CIGS Possibile accordo su CIGS/CIG prima dei licenziamenti Trattabile in sede sindacale

Quando si applica la procedura collettiva

Si applica alle imprese con almeno 15 dipendenti che prevedono di licenziare almeno 5 lavoratori nello stesso ambito produttivo nel corso di 120 giorni, per motivi non inerenti alla persona. Conta la dimensione all’avvio della procedura, non solo l’organico del singolo stabilimento. Se la soglia non è raggiunta, il recesso rimane individuale per motivi oggettivi.

La fase sindacale e la consultazione

Il datore avvia la procedura con una comunicazione scritta alle RSA/RSU e alle associazioni di categoria, indicando causa dell’esubero, numero e qualifiche dei lavoratori, tempi e misure alternative. Si apre poi un esame congiunto di durata massima 45 giorni (ridotto per le imprese fino a 50 dipendenti), finalizzato a cercare soluzioni alternative o a ridurre gli impatti sociali.

I criteri di scelta dei lavoratori da licenziare

Se non è raggiunto un accordo sindacale, i criteri legali di scelta sono: carichi di famiglia, anzianità di servizio e esigenze tecnico-produttive e organizzative. Devono essere applicati in concorso tra loro. Il lavoratore che ritiene violati i criteri può impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione scritta.

Comunicazione all'Ispettorato e lista dei licenziati

Entro sette giorni dalla spedizione delle lettere di licenziamento il datore invia all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e alle organizzazioni sindacali l’elenco dei lavoratori licenziati con indicazione del criterio di scelta applicato. L’omissione o l’irregolarità della procedura rende i licenziamenti inefficaci, con obbligo di reintegra o indennità a seconda del regime di tutela applicabile.

Casi pratici

Tizio – azienda da 20 dipendenti che elimina un reparto

L’azienda di Tizio ha 20 dipendenti e vuole chiudere un reparto sopprimendo 6 posti. Poiché supera la soglia (15 dip., 5 esuberi in 120 gg), deve aprire la procedura collettiva ex L. 223/1991, comunicare alle OOSS e rispettare i criteri di scelta.

Caia – accordo sindacale con CIGS

Caia lavora in una fabbrica in crisi. Durante la procedura il sindacato e il datore raggiungono un accordo per attivare la CIGS per 12 mesi prima di eventuali licenziamenti: i lavoratori in cassa integrazione non sono licenziati e la procedura si sospende.

Sempronio – impugnazione per violazione dei criteri di scelta

Sempronio, con la maggiore anzianità del reparto e tre figli a carico, viene licenziato al posto di un collega neoassunto. Impugna entro 60 giorni contestando il mancato rispetto dei criteri di legge (carichi di famiglia e anzianità).

Domande frequenti

Quanti lavoratori devono essere licenziati per scattare la procedura collettiva?

Almeno 5 lavoratori in 120 giorni, nello stesso ambito produttivo, da parte di un datore con almeno 15 dipendenti.

Quanto dura la fase di consultazione sindacale?

Fino a 45 giorni dalla comunicazione di avvio; per le aziende con meno di 50 dipendenti il termine è ridotto a 7 giorni.

Cosa succede se il datore non rispetta la procedura?

I licenziamenti sono inefficaci: il lavoratore può impugnarli entro 60 giorni e ottenere, a seconda del regime di tutela applicabile, la reintegra oppure un’indennità risarcitoria.

I criteri di scelta si possono concordare con il sindacato?

Sì. L’accordo sindacale può stabilire criteri diversi da quelli legali, purché ragionevoli e non discriminatori.

Il licenziamento collettivo dà diritto alla NASpI?

Sì. Il lavoratore licenziato nell’ambito di una procedura collettiva ha diritto alla NASpI se possiede i requisiti contributivi richiesti dal D.Lgs. 22/2015.

Questa guida ha finalità divulgativa ed è aggiornata alla normativa vigente nel 2026. Gli importi, le durate e le condizioni possono variare in base al CCNL applicato e alla situazione individuale: per il proprio caso è consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro, al sindacato di categoria, al patronato o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Serve un parere sul tuo caso concreto?

Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.

In sintesi

  • Il licenziamento collettivo riguarda le imprese con almeno 15 dipendenti che intendono ridurre il personale di almeno 5 unita in 120 giorni per ragioni non inerenti alla persona.
  • La L. 223/1991 impone una procedura sindacale e amministrativa che precede ogni recesso.
  • Si apre con la comunicazione di avvio alle rappresentanze sindacali e alle organizzazioni di categoria, seguita dall'esame congiunto.
  • I criteri di scelta legali sono carichi di famiglia, anzianita di servizio ed esigenze tecnico-produttive, applicati in concorso, salvo diverso accordo.
  • Al termine si comunica all'Ispettorato del Lavoro l'elenco dei licenziati e il criterio applicato.
  • Il mancato rispetto della procedura rende i licenziamenti inefficaci, con reintegra o indennita secondo il regime di tutela.
Indice dei contenuti

Il licenziamento collettivo non e una somma di licenziamenti individuali, ma una fattispecie autonoma governata da una procedura inderogabile. La L. 223/1991 sposta il baricentro dal singolo rapporto alla riduzione strutturale dell'organico: l'interesse tutelato non e solo quello del lavoratore espulso, ma anche quello collettivo al confronto sindacale e alla trasparenza delle scelte aziendali.

Il campo di applicazione

La procedura collettiva scatta quando un'impresa con almeno quindici dipendenti intende licenziare almeno cinque lavoratori, nello stesso ambito produttivo, nell'arco di centoventi giorni, per motivi non inerenti alla persona del lavoratore. Rileva la dimensione complessiva all'avvio della procedura, non il solo organico del singolo stabilimento. Al di sotto di queste soglie il recesso resta individuale, riconducibile al giustificato motivo oggettivo.

La fase sindacale

Il datore avvia la procedura con una comunicazione scritta alle rappresentanze sindacali e alle associazioni di categoria, in cui indica le ragioni dell'esubero, il numero e le qualifiche dei lavoratori interessati, i tempi e le eventuali misure alternative. Segue l'esame congiunto, una fase di consultazione finalizzata a individuare soluzioni meno traumatiche, dalla ricollocazione agli ammortizzatori sociali, secondo i termini previsti dalla disciplina e differenziati per dimensione aziendale.

I criteri di scelta dei lavoratori

In assenza di accordo sindacale, la legge impone criteri di scelta tipici: i carichi di famiglia, l'anzianita di servizio e le esigenze tecnico-produttive e organizzative. Tali criteri operano in concorso tra loro e devono essere applicati in modo trasparente e verificabile. La contrattazione puo individuare criteri diversi, purche ragionevoli e non discriminatori; la loro violazione e la causa piu frequente di contenzioso.

La comunicazione finale all'Ispettorato

Conclusa la procedura, il datore deve trasmettere all'Ispettorato Territoriale del Lavoro e alle organizzazioni sindacali l'elenco dei lavoratori licenziati, con l'indicazione puntuale del criterio di scelta applicato a ciascuno. E un passaggio essenziale di trasparenza: la sua omissione o irregolarita incide sulla stessa efficacia dei recessi.

Le conseguenze dei vizi procedurali

Il mancato rispetto della procedura, l'omessa o tardiva comunicazione o la violazione dei criteri di scelta rendono i licenziamenti inefficaci o annullabili. A seconda del regime di tutela applicabile al singolo rapporto, le conseguenze possono andare dalla reintegrazione nel posto di lavoro alla condanna a un'indennita risarcitoria. Il lavoratore deve attivarsi nei termini di impugnazione previsti dalla legge.

I termini di impugnazione

Il lavoratore che intenda contestare il licenziamento deve impugnarlo nel termine di decadenza previsto dalla disciplina sui licenziamenti, normalmente decorrente dalla comunicazione del recesso, seguito dall'azione giudiziale o dal tentativo di conciliazione nei tempi di legge. La tempestivita e decisiva: il decorso del termine preclude la tutela.

Il raccordo con gli ammortizzatori sociali e la NASpI

La procedura puo intrecciarsi con il ricorso agli ammortizzatori sociali, talvolta concordati in sede sindacale come alternativa o anticipazione rispetto ai licenziamenti. Il lavoratore effettivamente licenziato nell'ambito di una procedura collettiva, in presenza dei requisiti contributivi, accede alla NASpI secondo la disciplina del D.Lgs. 22/2015.

Domande frequenti

Quanti licenziamenti fanno scattare la procedura collettiva?

Almeno cinque lavoratori in centoventi giorni, nello stesso ambito produttivo, da parte di un datore con almeno quindici dipendenti, per motivi non inerenti alla persona.

Quanto dura la fase di consultazione sindacale?

E prevista una fase di esame congiunto con termini differenziati per dimensione aziendale; per le imprese piu piccole il termine e ridotto rispetto a quello ordinario.

Cosa accade se il datore non rispetta la procedura?

I licenziamenti sono inefficaci o annullabili: a seconda del regime di tutela il lavoratore puo ottenere la reintegrazione o un'indennita risarcitoria, purche impugni nei termini.

I criteri di scelta si possono concordare con il sindacato?

Si. L'accordo sindacale puo stabilire criteri diversi da quelli legali, a condizione che siano ragionevoli e non discriminatori.

Il licenziamento collettivo da diritto alla NASpI?

Si, il lavoratore licenziato nell'ambito di una procedura collettiva accede alla NASpI se possiede i requisiti contributivi richiesti dal D.Lgs. 22/2015.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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