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Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
In sintesi
  • «Atmosfera esplosiva»: miscela con l’aria, in condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri, in cui dopo accensione la combustione si propaga all’insieme della miscela incombusta.
  • Le «condizioni atmosferiche» includono variazioni di pressione e temperatura rispetto alle condizioni normali (101.325 Pa, 293 K), purché tali variazioni abbiano effetto trascurabile sulle proprietà esplosive della sostanza.
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 288 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Definizioni

In vigore dal 15/05/2008

1. Ai fini del presente titolo, si intende per: “atmosfera esplosiva” una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri ((in cui, dopo accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta)) . (( 1-bis Per condizioni atmosferiche si intendono condizioni nelle quali la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera è approssimativamente del 21 per cento e che includono variazioni di pressione e temperatura al di sopra e al di sotto dei livelli di riferimento, denominate condizioni atmosferiche normali (pressione pari a 101325 Pa, temperatura pari a 293 K), purché tali variazioni abbiano un effetto trascurabile sulle proprietà esplosive della sostanza infiammabile o combustibile. ))

La definizione di atmosfera esplosiva: precisione tecnica e implicazioni pratiche

L’art. 288 D.Lgs. 81/2008 fornisce la definizione tecnica di «atmosfera esplosiva», che è il presupposto logico di tutti gli obblighi del Titolo XI. La definizione è tecnico-scientifica e richiede alcune precisazioni per essere correttamente compresa nella sua applicazione pratica.

Una atmosfera esplosiva si forma quando: (a) è presente una sostanza infiammabile allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri; (b) la sostanza è in miscela con l’aria; (c) la concentrazione della sostanza è compresa tra il limite inferiore di esplosività (LIE o LEL, Lower Explosive Limit) e il limite superiore di esplosività (LSE o UEL, Upper Explosive Limit); (d) le condizioni sono «atmosferiche» (il che esclude, in linea di principio, i sistemi in pressione elevata o in atmosfere prive di ossigeno). La definizione originaria del D.Lgs. 81/2008 è stata integrata da un decreto correttivo che ha aggiunto l’inciso «in cui, dopo accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta», chiarendo che la sola infiammabilità non basta: è la propagazione della combustione all’insieme della miscela a caratterizzare l’atmosfera esplosiva.

I quattro stati fisici delle sostanze infiammabili

La definizione copre quattro stati fisici: gas (es. metano, idrogeno, propano), vapori (es. vapori di solventi organici, etanolo, acetone), nebbie (es. goccioline di carburante spruzzate, aerosol di oli infiammabili) e polveri (es. farina, zucchero, carbone, alluminio, magnesio). Ciascuno stato fisico presenta caratteristiche diverse di formazione, distribuzione e gestione del rischio. Le polveri, in particolare, presentano caratteristiche peculiari: possono accumularsi sulle superfici e, a seguito di una turbulenza improvvisa (es. esplosione primaria), possono formare un’atmosfera esplosiva da una situazione apparentemente inerte («effetto polvere»).

Le «condizioni atmosferiche» e la norma 1-bis

Il comma 1-bis (introdotto da un decreto correttivo) definisce le «condizioni atmosferiche»: le condizioni in cui la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera è approssimativamente del 21% (come nell’aria normale) e che includono variazioni di pressione e temperatura al di sopra e al di sotto delle condizioni normali (101.325 Pa = pressione atmosferica standard; 293 K = 20°C), purché tali variazioni abbiano «un effetto trascurabile sulle proprietà esplosive». Questa precisazione è importante perché esclude dalla definizione le miscele esplosive che si formano in condizioni non atmosferiche (es. in vasi di pressione, in atmosfere arricchite di ossigeno superiore al 21%, in sistemi sub-atmosferici): queste situazioni sono soggette a normative specifiche per i sistemi in pressione o per l’uso industriale di ossigeno puro.

Alfa S.r.l. gestisce una cabina di verniciatura dove vengono applicate vernici a base di solvente. I vapori di solvente si mescolano con l’aria formando una miscela potenzialmente esplosiva: se la concentrazione di vapori supera il LIE (es. per il white spirit LIE ≈ 1,1% in volume), l’atmosfera è esplosiva ai sensi dell’art. 288. Il datore di lavoro deve classificare la zona come ATEX e adottare le misure preventive del Titolo XI.

Domande frequenti

L’idrogeno prodotto dalla ricarica di batterie è soggetto alla definizione di atmosfera esplosiva dell’art. 288?

Sì. L’idrogeno è un gas con limiti di esplosività molto ampi (LIE 4%, LSE 75% in volume) e una temperatura di autoaccensione bassa (570°C). Le miscele di idrogeno con l’aria nelle concentrazioni tra LIE e LSE costituiscono atmosfere esplosive ai sensi dell’art. 288. Le aree di ricarica delle batterie devono essere classificate come zone ATEX e adeguatamente ventilate.

Il metano in una tubazione in pressione è un’atmosfera esplosiva ai sensi dell’art. 288?

No, se il metano è confinato in una tubazione in pressione senza miscela con l’aria. La definizione richiede la miscela con l’aria in condizioni atmosferiche. Il rischio ATEX nasce quando il metano fuoriesce dalla tubazione e si mescola con l’aria nell’ambiente circostante (flangia non tenuta, valvola difettosa): è in quel momento che si può formare l’atmosfera esplosiva.

Lo zucchero in polvere in un magazzino può creare un’atmosfera esplosiva?

Sì. Lo zucchero (saccarosio) è una polvere combustibile con LIE intorno a 35 g/m³: se la concentrazione di polvere nell’aria supera questo valore (es. durante il travaso o a seguito di una caduta), si forma un’atmosfera esplosiva da polvere ai sensi dell’art. 288. L’esplosione del sacchificio di Catania nel 1917 e numerosi altri incidenti industriali sono stati causati da atmosfere esplosive da polveri di zucchero o farina.

Andrea Marton, Tax Advisor e Responsabile Editoriale di La Legge in Chiaro
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i 17 codici e testi unici italiani (Costituzione, C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, CCII, Antiriciclaggio, Successioni, Accertamento, T.U. Edilizia, Legge di Bilancio 2026). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione. Profilo completo →
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