In sintesi
- Il Capo II del Titolo VIII stabilisce i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori dai rischi derivanti dall’esposizione al rumore durante il lavoro.
- L’obiettivo principale è la protezione dell’udito dei lavoratori esposti.
- Il Capo si applica a tutte le attività lavorative che comportano esposizione a rumore, senza limitazioni di settore.
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Art. 187 D.Lgs. 81/2008 (SIC) – Campo di applicazione
In vigore dal 15/05/2008
1. Il presente capo determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l’udito.
Stesso numero, altri codici
- Art. 187 Codice Civile: Obbligazioni contratte dai coniugi prima del
- Articolo 187 Codice della Crisi d'Impresa e dell’Insolvenza
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- Articolo 187 Codice di Procedura Civile: Provvedimenti del giudice istruttore
- Articolo 187 Codice di Procedura Penale: Oggetto della prova
- Articolo 187 Codice Penale: Indivisibilità e solidarietà nelle obbligazioni "ex delicto"
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.
Ambito del Capo II e finalità della protezione dall’udito
L’art. 187 del D.Lgs. 81/2008 apre il Capo II del Titolo VIII, dedicato alla protezione dei lavoratori dal rischio rumore. La norma ha carattere esclusivamente definitorio e delimita l’ambito applicativo del Capo: si applicano i requisiti minimi per la protezione dai «rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori», con particolare riferimento alla tutela dell’udito. L’ipoacusia professionale da rumore è una delle malattie professionali più diffuse: colpisce lavoratori in edilizia, metallurgia, trasporti, editoria musicale, industria chimica, agricoltura (trattori), forze dell’ordine (poligoni di tiro). Il riferimento ai «requisiti minimi» riflette l’origine della disciplina dalla Direttiva 2003/10/CE, che come tutte le direttive sul mercato interno fissa standard minimi armonizzati, fermo restando il diritto degli Stati membri di adottare misure più protettive. Nessun settore produttivo è escluso dal Capo II: la disciplina si applica dovunque il rumore nei luoghi di lavoro superi i valori di azione. L’art. 187 è dunque una norma-cappello di importanza solo organizzativa, ma fondamentale per comprendere la struttura del Capo: a partire dall’art. 188 si trovano le definizioni tecniche (LEX, ppeak), poi i valori limite e di azione (art. 189), poi le modalità di valutazione (art. 190), le misure di prevenzione (art. 192), l’uso dei DPI (art. 193), la sorveglianza sanitaria (art. 196) e le deroghe (art. 197).
Domande frequenti
Il Capo II si applica anche a un piccolo ufficio con stampanti rumorose?
Sì, in linea di principio. Non ci sono esclusioni settoriali. Tuttavia, se il livello di rumore è chiaramente inferiore ai valori di azione (80 dB(A) LEX), il datore può limitarsi a documentare nel DVR le ragioni per cui non ritiene necessarie misurazioni strumentali.
La protezione dell’udito è l’unico obiettivo del Capo II?
È l’obiettivo principale citato dall’art. 187, ma il Capo II tutela anche dai rischi per la sicurezza connessi al rumore: mascheramento dei segnali di avvertimento, difficoltà comunicativa che aumenta il rischio di incidenti, stress acustico che riduce la concentrazione.
L’ipoacusia da rumore è riconosciuta come malattia professionale INAIL?
Sì. L’ipoacusia bilaterale da rumore rientra nell’elenco delle malattie professionali dell’INAIL (tabella allegata al D.P.R. 1124/1965, aggiornata dal D.M. 10 giugno 2014). Il lavoratore deve dimostrare l’esposizione professionale e la correlazione causale con la perdita uditiva.