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In sintesi
- Aprire una ditta individuale costa quasi zero (solo diritti di segreteria); una Srl ordinaria nel 2026 costa indicativamente 2.750-4.250 euro di costituzione, mentre la Srls evita l’onorario notarile ma ha gli stessi costi annui di gestione di una Srl ordinaria.
- La ditta individuale paga IRPEF progressiva (23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000, 43% oltre, dati 2026) sull’intero reddito d’impresa; la Srl paga IRES al 24% sull’utile societario e un ulteriore 26% solo sulla parte effettivamente distribuita come dividendo.
- I contributi INPS cambiano base di calcolo: sulla ditta individuale gravano sull’intero reddito d’impresa (gestione artigiani/commercianti, 24-25,48% con minimale 18.808 euro e massimale fino a 122.295 euro nel 2026); sulla Srl gravano solo sul compenso deliberato all’amministratore (gestione separata, 35,03% nel 2026).
- A parità di utile e di prelievo integrale (tutto distribuito), il carico fiscale complessivo delle due forme è simile: il vero vantaggio della Srl emerge quando si può lasciare l’utile in società, rinviando la tassazione sui dividendi, o quando l’utile supera stabilmente i 50.000 euro, soglia in cui la ditta individuale entra nell’aliquota IRPEF marginale del 43%.
- Non esiste una soglia fissa valida per tutti: dipende dal fabbisogno di liquidità personale, dalla necessità di reinvestire e dal margine effettivo dell’attività.
Costi di apertura e di gestione: dove pesa di più
La ditta individuale nasce con l’apertura della partita IVA e l’iscrizione al Registro delle Imprese tramite Comunicazione Unica: nessun atto notarile, nessun capitale minimo, costi sostanzialmente nulli oltre ai diritti di segreteria camerale (si veda la guida sull’apertura della ditta individuale). La Srl ordinaria richiede invece un atto costitutivo notarile: tra onorario, imposta di registro e diritti camerali, la costituzione nel 2026 si aggira tra 2.750 e 4.250 euro oltre IVA, come illustrato nel dettaglio nella guida sui costi della Srl. La Srls, con lo statuto standard di legge, evita l’onorario notarile e riduce la spesa iniziale a poche centinaia di euro, ma — è bene ricordarlo — ha esattamente gli stessi costi di gestione annua di una Srl ordinaria una volta avviata: commercialista, diritto camerale, deposito bilancio, tassa di vidimazione libri sociali (309,87 euro l’anno). I dettagli sono nella guida dedicata alla Srls.
La ditta individuale in regime forfettario o di contabilità semplificata ha adempimenti più leggeri e costi di commercialista mediamente più contenuti; la Srl, dovendo tenere la contabilità ordinaria e depositare il bilancio, sostiene costi fissi annui da mettere in conto indipendentemente dal fatturato.
La tassazione del reddito: due basi imponibili diverse
La differenza più rilevante non è l’aliquota in sé, ma su cosa si applica. Nella ditta individuale il reddito d’impresa, al netto dei costi, è per intero reddito personale del titolare, tassato con le aliquote IRPEF progressive: per il 2026, 23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre questa soglia, più le addizionali comunali e regionali, qui non calcolate perché variano da Comune a Comune. Tutto il reddito d’impresa, anche quello reinvestito in azienda, sconta l’aliquota marginale del titolare: non esiste alcuna possibilità di lasciarlo in azienda a un’aliquota più bassa.
Nella Srl, invece, l’utile societario sconta l’IRES al 24%, indipendentemente da quanto guadagna il socio. Se l’utile resta in società — per autofinanziare investimenti, scorte, nuove assunzioni — non sconta altra imposta fino a quando non viene distribuito. Solo quando (e se) l’assemblea delibera la distribuzione ai soci persone fisiche, sulla quota distribuita si applica l’imposta sostitutiva del 26%. È questo il meccanismo del rinvio d’imposta: a differenza della ditta individuale, la Srl permette di scegliere quando, e se, sostenere il secondo livello di tassazione.
I contributi previdenziali: reddito d’impresa contro compenso di amministrazione
Anche sul fronte contributivo la base di calcolo cambia radicalmente. Il titolare di ditta individuale versa i contributi IVS artigiani o commercianti sull’intero reddito d’impresa: per il 2026, aliquota del 24% (artigiani) o 24,48% (commercianti) fino a 56.224 euro di reddito, che sale al 25% (o 25,48%) sulla parte eccedente, con un minimale di reddito di 18.808 euro sul quale la quota fissa è comunque dovuta, e un massimale annuo di 93.707 euro (per chi ha anzianità contributiva al 31 dicembre 1995) o 122.295 euro (per gli iscritti successivi), oltre il quale non sono dovuti ulteriori contributi. Il dettaglio del meccanismo è nella guida sui contributi artigiani e commercianti.
Nella Srl, i contributi INPS del socio-amministratore gravano solo sul compenso di amministrazione effettivamente deliberato, non sull’intero utile societario. Se l’amministratore non svolge anche attività lavorativa operativa nell’impresa, versa alla gestione separata: aliquota 2026 del 35,03% se privo di altra copertura previdenziale, ridotta al 24% se pensionato o già iscritto altrove. Se invece lavora anche operativamente nell’attività, tipico nelle piccole Srl familiari, si aggiunge l’iscrizione alla gestione commercianti o artigiani sul reddito d’impresa riferibile al suo lavoro, secondo il principio della doppia iscrizione confermato dalla Corte costituzionale. Sulla gestione separata, la ripartizione del contributo è per un terzo a carico dell’amministratore (trattenuto sul compenso) e due terzi a carico della società, che lo deduce come costo.
| Ditta individuale | Srls | Srl ordinaria | |
|---|---|---|---|
| Costo di costituzione | Quasi zero (diritti di segreteria) | Poche centinaia di euro (no onorario notarile) | 2.750-4.250 € + IVA |
| Capitale minimo | Nessuno | 1-9.999,99 € versati per intero | Da 1 €, versato per intero sotto 10.000 € |
| Responsabilità | Illimitata, patrimonio personale | Limitata al patrimonio sociale | Limitata al patrimonio sociale |
| Tassazione del reddito | IRPEF 23-35-43% sull’intero reddito | IRES 24% + 26% sui dividendi distribuiti | IRES 24% + 26% sui dividendi distribuiti |
| Base contributiva INPS | Intero reddito d’impresa | Solo compenso amministratore (+ eventuale gestione commercianti) | Solo compenso amministratore (+ eventuale gestione commercianti) |
| Contabilità | Semplificata o forfettaria (di norma) | Ordinaria, con deposito bilancio | Ordinaria, con deposito bilancio |
| Costi annui di gestione | Contenuti | Uguali alla Srl ordinaria | Alcune migliaia di euro l’anno |
Esempio pratico: stesso utile, due forme diverse
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Tizio, ditta individuale artigiana, reddito d’impresa 2026 di 60.000 euro. Contributi INPS: quota fissa sul minimale (18.808 × 24% = 4.513,92 €) più quota sull’eccedenza fino a 56.224 euro (37.416 × 24% = 8.979,84 €) più quota sull’eccedenza oltre (3.776 × 25% = 944 €): totale contributi 14.437,76 euro. Reddito imponibile IRPEF, dedotti i contributi: 45.562,24 euro; IRPEF dovuta (23% fino a 28.000 + 35% sul resto): 12.586,78 euro. Prelievo complessivo: 27.024,54 euro, pari a un’aliquota effettiva del 45% circa. Netto disponibile e liquido: 32.975,46 euro.
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Caio, socio unico amministratore di una Srl, stesso utile ante compenso di 60.000 euro. Si delibera un compenso di amministrazione di 20.000 euro. Contributi gestione separata (35,03%, nessuna altra copertura): 7.006 euro, di cui 4.670,67 euro a carico della società (deducibili) e 2.335,33 euro trattenuti a Caio. Base imponibile IRES: 60.000 – 20.000 – 4.670,67 = 35.329,33 euro; IRES 24%: 8.479,04 euro. Utile netto residuo in società, non distribuito: 26.850,29 euro. Sul compenso, Caio paga IRPEF 23% su 17.664,67 euro, il netto dopo la trattenuta contributiva: 4.062,87 euro. Se lascia l’utile in società, la liquidità personale immediata di Caio è di soli 13.601,80 euro — molto meno di Tizio — ma possiede indirettamente altri 26.850,29 euro di patrimonio aziendale, tassati per ora solo al 24%.
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Se invece Caio decidesse di distribuirsi tutto l’utile residuo come dividendo, pagherebbe un ulteriore 26% su 26.850,29 euro (6.981,08 euro), incassando un netto di 19.869,21 euro. Il suo totale netto (compenso + dividendo) salirebbe a 33.471,01 euro, con un prelievo fiscale-contributivo complessivo di 26.528,99 euro: un’aliquota effettiva del 44% circa, quasi identica a quella di Tizio. A parità di utile interamente prelevato, la differenza tra le due forme è minima: il vantaggio della Srl si materializza solo se una parte dell’utile resta davvero in società.
Quando la Srl comincia a convenire davvero
L’esempio numerico mostra che, a parità di prelievo integrale, non c’è un vantaggio automatico ed enorme della Srl sulla ditta individuale a livelli di reddito medi. Il calcolo cambia in due situazioni tipiche. La prima è quando l’attività genera utili superiori al fabbisogno personale del titolare: ogni euro che il titolare di ditta individuale non consuma sconta comunque l’aliquota marginale IRPEF, fino al 43% oltre 50.000 euro, più i contributi fino al massimale, mentre lo stesso euro lasciato in una Srl come utile non distribuito sconta solo il 24% di IRES. La seconda è quando il reddito supera stabilmente i 50.000 euro, soglia di ingresso nell’aliquota IRPEF del 43%: sopra questa cifra, ogni euro aggiuntivo di reddito d’impresa individuale è tassato in modo molto più pesante di un euro di utile societario trattenuto.
Non esiste quindi una soglia valida in assoluto, ma un criterio: la Srl comincia a convenire quando l’utile è stabilmente alto, supera il fabbisogno di liquidità personale del titolare e può in parte restare investito in azienda. Se invece l’intero utile serve a vivere e va prelevato ogni anno, il vantaggio fiscale della Srl si riduce fortemente, e vanno soppesati anche i maggiori costi di gestione — contabilità ordinaria, bilancio, diritto camerale — che una ditta individuale in regime semplificato non sostiene.
Domande frequenti
Conviene sempre trasformare la ditta individuale in Srl quando cresce il fatturato?
No automaticamente: conta l’utile netto, non il fatturato, e soprattutto quanto di quell’utile serve come reddito personale immediato. Un’attività con margini ridotti e fatturato alto può convenire meno di quanto sembri, mentre un’attività con margini alti anche su fatturati contenuti può trarre vantaggio prima.
La Srls è più conveniente fiscalmente della Srl ordinaria?
No: dal punto di vista fiscale e contributivo sono identiche, IRES 24%, dividendi al 26%, stessa base contributiva. La Srls fa risparmiare solo sui costi di costituzione, non su quelli di gestione né sulle imposte.
Il regime forfettario cambia questo confronto?
Sì, radicalmente: un titolare di ditta individuale in regime forfettario paga un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti), molto più bassa dell’IRES, ma solo fino alla soglia di 85.000 euro di ricavi, con decadenza al superamento di 100.000 euro: un confronto diverso da quello qui esaminato, che riguarda la ditta individuale in contabilità ordinaria o semplificata. Per i dettagli sul superamento delle soglie si veda la guida dedicata.
Passando a Srl perdo la possibilità di dedurre le spese legate all’attività?
Le regole di deducibilità dei costi non cambiano in modo sostanziale tra le due forme: cambia invece la titolarità del reddito e la possibilità di modulare compenso, dividendi e utili trattenuti, che nella ditta individuale non esiste perché tutto il reddito è automaticamente del titolare.
Devo per forza fare l’amministratore se apro una Srl unipersonale?
No, ma se non lo fai e non lavori nell’attività, non hai obblighi contributivi legati alla società: pagherai eventualmente solo l’imposta sui dividendi che decidi di distribuirti.