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In sintesi
- Il rendiconto finanziario è obbligatorio dal 2016 (D.Lgs. 139/2015, art. 2425-ter c.c.) per chi redige il bilancio ordinario; abbreviato e micro-imprese sono esonerati.
- Mostra le variazioni delle disponibilità liquide dell’esercizio, distinte in tre aree: attività operativa, di investimento e di finanziamento.
- Per l’area operativa esistono due tecniche: il metodo diretto (incassi e pagamenti) e il metodo indiretto, di gran lunga il più usato, che parte dall’utile e lo “ripulisce” dalle poste non monetarie.
- Regola d’oro del metodo indiretto: si sommano i costi non monetari (ammortamenti, accantonamenti, svalutazioni) e si rettificano le variazioni del capitale circolante (crediti su = flusso giù; debiti su = flusso su; rimanenze su = flusso giù).
- È il documento che banche e analisti leggono per primo: dice se l’azienda genera o brucia cassa, cosa che l’utile da solo non rivela.
A cosa serve (e perché le banche lo chiedono)
Un’azienda può esporre utili e fallire per cassa: ricavi contabilizzati ma non incassati, magazzino che cresce, investimenti finanziati a breve. Il rendiconto finanziario (OIC 10) risponde alla domanda che lo stato patrimoniale e il conto economico lasciano aperta: dove è andata (o da dove è arrivata) la liquidità? Fornisce informazioni su capacità di autofinanziamento, solvibilità a breve e modalità di impiego delle risorse — e la determinazione dei flussi non soffre delle incertezze valutative tipiche delle altre grandezze di bilancio, il che lo rende il prospetto più comparabile tra società diverse.
Dal D.Lgs. 139/2015 è un prospetto autonomo del bilancio (art. 2423, co. 1, c.c.), non più una tabella raccomandata in nota integrativa. Obbligati: le società in bilancio ordinario. Esonerati: bilancio abbreviato (art. 2435-bis) e micro-imprese (art. 2435-ter) — che però spesso lo redigono comunque, perché i fidi bancari lo chiedono.
Le tre aree
| Area | Cosa contiene | Esempi |
|---|---|---|
| A. Attività operativa | La gestione corrente: produzione, vendita, fornitura di servizi (e tutto ciò che non sta nelle altre due) | Incassi da clienti, pagamenti a fornitori e dipendenti, imposte |
| B. Attività di investimento | Acquisti e vendite di immobilizzazioni, distinte per classe | Acquisto impianti, cessione partecipazioni, acquisto titoli, prestiti a terzi |
| C. Attività di finanziamento | Capitale di rischio e di debito | Aumenti di capitale, dividendi pagati, accensione e rimborso di mutui e obbligazioni |
La somma algebrica dei tre flussi spiega la variazione delle disponibilità liquide tra inizio e fine esercizio, la cui composizione va indicata nello schema.
Il metodo indiretto, passo per passo
Si parte dall’utile (o perdita) dell’esercizio e si applicano due famiglie di rettifiche:
1. Elementi non monetari — costi e ricavi che non hanno mosso cassa si eliminano (i costi si risommano, i ricavi si sottraggono): ammortamenti, accantonamenti ai fondi rischi e oneri, svalutazioni per perdite durevoli, rivalutazioni di attività, utili non distribuiti da partecipazioni valutate a patrimonio netto. Anche plusvalenze e minusvalenze da cessione di immobilizzazioni si stornano qui: il flusso della vendita sta per intero nell’area investimenti.
2. Variazioni del capitale circolante netto — gli scostamenti rispetto ai saldi dell’anno prima:
- crediti verso clienti in aumento → si sottraggono (ricavi contabilizzati ma non incassati); in diminuzione → si sommano;
- debiti verso fornitori in aumento → si sommano (costi non ancora pagati); in diminuzione → si sottraggono;
- rimanenze in aumento → si sottraggono (acquisti superiori al venduto); in diminuzione → si sommano.
Il metodo diretto — che espone direttamente incassi e pagamenti — rispecchia meglio la filosofia del prospetto, ma richiede una contabilità organizzata per flussi: per questo l’indiretto, ricostruibile da bilancio e bilancio comparativo, domina nella pratica.
Esempio pratico
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La Alfa S.r.l. chiude il 2026 con utile 80.000, ammortamenti 60.000, accantonamento fondo rischi 10.000, plusvalenza da cessione macchinario 15.000 (incasso 40.000), crediti clienti +50.000, rimanenze +20.000, debiti fornitori +30.000. Nell’anno ha comprato un impianto per 100.000, rimborsato mutui per 25.000 e pagato dividendi per 30.000.
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Flusso operativo: 80.000 + 60.000 + 10.000 − 15.000 − 50.000 − 20.000 + 30.000 = +95.000.
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Flusso investimenti: −100.000 + 40.000 = −60.000. Flusso finanziamenti: −25.000 − 30.000 = −55.000.
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Variazione liquidità: 95.000 − 60.000 − 55.000 = −20.000. Nonostante 80.000 di utile, la cassa è scesa: è esattamente il tipo di informazione per cui il rendiconto esiste.
Domande frequenti
I dividendi incassati e pagati dove si mettono?
I dividendi pagati ai soci stanno nell’attività di finanziamento (remunerazione del capitale di rischio). Quelli incassati da partecipazioni si presentano distintamente nella gestione reddituale/operativa.
Una micro-impresa può redigerlo volontariamente?
Sì, e spesso conviene: l’esonero è una facoltà. Per il rating bancario e la pianificazione di tesoreria il rendiconto vale più di molte pagine di nota integrativa.
Il rendiconto va depositato con il bilancio?
Per chi è obbligato sì: è parte integrante del bilancio d’esercizio (art. 2423 c.c.) e si deposita al Registro delle imprese insieme a stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa.