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In sintesi
- L’art. 2426, n. 3, c.c. impone di svalutare l’immobilizzazione che alla chiusura dell’esercizio risulti di valore durevolmente inferiore a quello contabile; l’OIC 9 disciplina come accertarlo.
- Il test: si confronta il valore contabile con il valore recuperabile = il maggiore tra fair value (prezzo di vendita) e valore d’uso (flussi di cassa attualizzati). Se uno dei due supera il contabile, il test è chiuso: nessuna svalutazione.
- Il test si fa solo in presenza di indicatori di perdita (par. 17): crollo del valore di mercato, cambiamenti tecnologici o normativi sfavorevoli, aumento dei tassi, obsolescenza, piani di dismissione, andamento peggiore delle attese.
- Le piccole e micro-imprese possono usare l’approccio semplificato basato sulla capacità di ammortamento, senza attualizzare flussi di cassa.
- Se il motivo della svalutazione viene meno, il valore si ripristina — mai per l’avviamento.
Quando scatta il test
Non a tappeto e non ogni anno: la società valuta a fine esercizio se esistono indicatori che un’immobilizzazione materiale o immateriale possa aver perso valore in modo durevole. L’elenco dell’OIC 9 (indicativo, non esaustivo) comprende: valore di mercato sceso molto più del previsto; variazioni negative nell’ambiente tecnologico, di mercato, economico o normativo; aumento dei tassi che riduce il valore d’uso; attivo netto contabile superiore al fair value stimato della società; obsolescenza o deterioramento evidente; l’attività inutilizzata o destinata a dismissione anticipata; informativa interna che segnala rendimenti sotto le attese.
Se un indicatore esiste — anche quando poi la perdita non viene rilevata — è comunque il momento di rivedere vita utile residua, criterio di ammortamento e valore residuo del cespite.
Il test: valore contabile contro valore recuperabile
| Grandezza | Definizione OIC 9 |
|---|---|
| Valore contabile | Costo storico al netto di ammortamenti e precedenti svalutazioni |
| Fair value | Prezzo che si percepirebbe per la vendita in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione |
| Valore d’uso | Valore attuale dei flussi di cassa attesi dall’attività o dall’unità generatrice di flussi (UGC) |
| Valore recuperabile | Il maggiore tra fair value e valore d’uso |
Non serve calcolarli entrambi: se già il primo supera il valore contabile, l’attività non è svalutata. Quando la singola immobilizzazione non genera flussi autonomi (il caso normale: un macchinario dentro una linea di produzione), il test si fa a livello di unità generatrice di cassa — il più piccolo gruppo di attività che produce flussi indipendenti.
L’approccio semplificato per le piccole imprese
Attualizzare flussi di cassa prospettici è fuori portata per molte PMI: per questo l’OIC 9 consente — dai bilanci 2017 solo alle società che redigono il bilancio abbreviato e alle micro-imprese — la verifica basata sulla capacità di ammortamento: il margine economico che la gestione mette a disposizione, negli esercizi futuri, per coprire gli ammortamenti. Se la somma dei redditi attesi (prima degli ammortamenti) copre gli ammortamenti residui, la recuperabilità è dimostrata senza attualizzazioni. È presumibile che nelle imprese piccole il risultato coincida con quello dell’approccio base.
Rilevazione, ripristino e fisco
La svalutazione si imputa a conto economico (voce B.10.c). Se negli esercizi successivi vengono meno i presupposti, il valore va ripristinato fino al valore che l’attività avrebbe avuto senza svalutazione (al netto degli ammortamenti non stanziati) — con un’eccezione assoluta: il ripristino è vietato per l’avviamento. Sul piano fiscale le svalutazioni civilistiche delle immobilizzazioni non sono in genere immediatamente deducibili: generano una differenza temporanea e quindi imposte anticipate, se il recupero è ragionevolmente certo.
Esempio pratico
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La Alfa S.r.l. (bilancio abbreviato) ha una linea di produzione con valore contabile 400.000 euro e ammortamenti residui per 5 anni. Un concorrente estero ha dimezzato i prezzi: indicatore di perdita durevole (variazione di mercato sfavorevole).
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Approccio semplificato: il budget quinquennale stima margini ante-ammortamento per complessivi 320.000 euro. La capacità di ammortamento non copre il valore contabile: svalutazione di 80.000 a conto economico.
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Fiscalmente la svalutazione non è deducibile subito: si recupera attraverso i minori ammortamenti civilistici futuri; con imponibili attesi capienti, Alfa iscrive imposte anticipate su 80.000.
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Se fra due anni il mercato si riprende e i margini tornano a coprire gli ammortamenti, il valore si ripristina a conto economico.
Domande frequenti
La svalutazione OIC 9 è deducibile?
Di regola no, non nell’esercizio di rilevazione: il TUIR riconosce gli ammortamenti sui coefficienti ministeriali e ignora le svalutazioni civilistiche dei beni ammortizzabili, che si trasformano in una differenza temporanea (deduzione spalmata sui futuri minori ammortamenti o sulla cessione).
Il test va fatto anche sull’avviamento?
Sì, e con più attenzione: l’avviamento non genera flussi autonomi e si testa dentro la sua UGC; la sua svalutazione non è mai ripristinabile (art. 2426, n. 3, c.c.).
Che differenza c’è con l’impairment test IAS 36?
La logica è la stessa (valore recuperabile = maggiore tra fair value e valore d’uso); cambiano l’obbligatorietà del test annuale per l’avviamento negli IAS e l’assenza, nei principi internazionali, dell’approccio semplificato della capacità di ammortamento.